Jena: Non solo Ciarrapico
Ecco la risposta di Berlusconi a chi lo accusa di aver candidato un fascista: «Ma magari fosse uno solo».
Jena
di Rolli alle 11.03.08 12:38 | Opinioni | Commenti (185)
Jena non è Barenghi? sarà un genio sulle battute, ma se lo sentite ragionare, vi accorgerete che i geni sono altra cosa.
Berlusconi ha fatto una figura veramente barbina con questa storia.
Si veda a tal proposito l'articolo de La Stampa...
Non si può affermare «Noi dobbiamo vincere. Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L’editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte»
D'accordo che preferisco la schiettezza burina del personaggio ai magheggi travestiti da "preoccupazione verso il popolo" tipici della sinistra, però qui abbiamo raggiunto veramente l'apoteosi della faccia tosta!
Per la serie: "Venghino, venghino, che facciamo numero..."
Poverino, già ha perso per strada i giornali di Caltagirone, poi Corsera e Stampa continuano a bistrattarlo, dovresti cercare di capirlo.
Bello il panorama dei giornalisti che emerge, anche se lo sapevamo già.
Insomma, il Ciarra voleva un cadreghino e glielo abbiamo dato, che sarà mai?
Ciao
Autolesionista è dire poco
vorrei ritrovare quel filamto d Barbareschi che elogia il Duce e Franco
Lo dovresti trovare sul sito de La 7, se non sbaglio la trasmissione era Tetris
Ehi, cosa diceva di Franco?
Sono interessato ad un iper-reazionario che si appoggiava al cattolicesimo conservatore :)
Ciao
Mi pare che la "scenetta" non sia una novità, ma il seguito di un match andato in onda nella trasmissione presentata da Andrea Pezzi su Rai2.
P.S. Voto Hillary Clinton, sempre che, spiegata la scheda, non mi punga vaghezza di scrivere un bel "vaffa".
grazie Minerva
notevole cultura storica, bisogna ammetterlo, e l'immodestia necessaria a sfoggiarla:
"La FORTUNA di avere Franco fino alla fin degli anni Sessanta" (1975)
"quando Lutero traduce la Bibbia nel millequattrocento e passa..." (1534)
"...nella vulgata crea una cultura, non a caso c'è l'Illuminismo in Germania" (Il'illuminismo? Nel quattrocento'?)
C'é di che piangere, altro che Ciarrapico: un'adunata di fascisti, ignoranti (ma l'avete letta la Carlucci) reazionari
Di niente.
Ricordavo male: il mio cervello deve aver fatto zapping fra Telese e Pezzi.
Oggi ho scoperto che la Carlucci è candidata nella lista Pdl in Puglia, 13° posto. Elezione sicura, perché si prevedono ventiquattro eletti, i primi della lista sono Berlusconi e Fini... più che piangere, vomitare.
"Che hanno fatto gli italiani per meritarsi tutto questo? Non credo che si tratti di una punizione biblica, anche se lo sembra".
Quando nani e ballerine anziché star coi giocolieri al circo li mandano al Parlamento
Gabriella Carlucci si esibisce ne
Il cervello dipendente
Bioetica pietosamente commenta le scopiazzature
La vergognosa questione Maiani, ove la suddetta si esibisce in una serie di figure surreali
Ancora Maiani
E ancora ...al di là dell'incredibile
Io mi vergogno per lei, per loro, per me
Non dimenticare che in questo paese Ferrara può passare per esperto di bioetica.
oddio, questa mi mancava.
e non mi viene manco un pò da sorridere.
Minerva
voti la Clinton contro Obama o anche contro McCain?
Ciao
Contro Obama. Anche D'Alema preferisce la Clinton - questo dovrebbe farmi riflettere :) - ma Obama proprio non mi convince. McCain non mi entusiasma, lo preferirei se dovesse correre contro Obama, contro Hillary Clinton forse no.
Ciao
P.S. Non importa se non conosci la Carlucci ;), hanno avuto modo di conoscerla gli studiosi di fisica di mezzo mondo, se non di tutto. Purtroppo non ridono solo di lei, ma dei soliti italiani.
Come si fa a ridere e contemporaneamente turarsi il naso pensando all'immondizia campana?
Perhè vorrei rilevare come tutti gli schieramenti diano il loro contributo per portare lustro all'Italia.
Evviva!
PS giuro che non saprei dire che faccia ha la Carlucci, la confondo con una delle Goggi o delle Bandiera. Io in TV guardo sport e cartoni animati :)
Se a un tizio spezzano una gamba, non credo che, nel caso gli fratturino anche un piede, trarrà consolazione dal pensiero della gamba fratturata.
P.S. Basta che apri uno dei link di Rolli, qualche commento sopra.
In effetti, fra Photoshop e chirurgo, non è garantito che quella sul suo blog sia la vera faccia della Carlucci.
Jena 2
Jena per “La Stampa” - Ma voi vi ricordate che razza di scandalo scoppiò esattamente un anno fa, quando quel fascistone di Ciarrapico dimostrò il suo entusiasmo per la nascita del Partito democratico, partecipando addirittura a un suo convegno? Vi ricordate le reazioni indignate di Veltroni, Fassino, Rutelli, D’Alema e Prodi? Io no.
Al di là della decenza personale (non credo che Veltroni e Bettini ne abbiano) la decenza politica fra chi butta fuori i comunisti e chi butta dentro i fascisti, è netta.
Jena è un genio (bis)
E tutto sommato è meglio esporre l'amichetto nero in Parlamento o ottenerne l'appoggio sottobanco?
Saluti
Ottimo ragionamento. Se doverosamente applicato porta alla candidatura di Riina.
a proposito, pare che Barbareschi si sia candidato a ministro della Cultura.
non è un paese meraviglioso?
Return, anche la Carlucci, però, come ministra della cultura non la vedrei male: da qui: "I nostri soldi della scienza sono pochi, che almeno vengono spesi bene da persone perbene."
una tragedia umana. La nostra
Il Ciarra è stato condannato in via definitiva per truffa aggravata e continuata (più volte), diffamazione, sfruttamento del lavoro minorile (4 volte), finanziamento illecito ai partiti (2 volte), bancarotta fraudolenta (2 volte per 8 anni di carcere), falso in bilancio aggravato e continuato. Attualmente è indagato per violazione della legge sul finanziamento pubblico all'editoria.
Ma la direttiva Bondi sulla fedina penale che fine ha fatto?
Della superiorità morale dei cristiani, da sempre in prima fila contro i genocidi.
Return
stai insinuando che qualche partito gode dell'appoggio della Mafia?
:)
"..chi butta fuori i comunisti e chi butta dentro i fascisti..". Cos'è, la battutona di primavera? Allora facciamo così, prendiamo una personcina tanto per benino, attualmente ministro: la Pollastrini. Rappresenta alla perfezione, per come fanciullescamente ma, cara la marchesa, assai seriosamente, intendete voi la polemica politica, il prototipo della donna berlusconiana. La bella e apertissima signora ha iniziato la sua attività dedita al progresso di questo paese di zoticoni ignoranti divenendo attivista di quella allegra combriccola chiamata Servire il Popolo. Chi purtroppo ha un'età, ricorderà che accozzaglia di pezzi di merda fosse quel club dedito al bon ton in stile maoista. Poi, in netto anticipo sul Berluska (i meriti vanno riconosciuti), decide che è giunta l'ora di sposarsi. Con Mannheimer, quello dei sondaggi; un poveraccio insomma. Ma era poco, per una donna di cotanto cervello: lo molla e si sposa un bel banchiere. Ovviamente uno che il popolo lo serve benissimo. Cazzo, sono riusciti a farla ministro! Ora: avete mai sentito questa icona dell'emancipazione femminile nel mondo affermare che sì, da giovane era una cretina comunista, insomma, un qualche ripensamento? Io no. Ci facciamo un bell'articolo in prima pagina su giornali seri, serissimi, come il Corriere o La Repubblica, come è stato fatto col Ciarra che, alla veneranda età di anni sei, aderì dopo un grande travaglio intellettuale al fascismo in qualità di balilla?
Ah, così per ribadire la completa dabbenaggine di chi scrive tanti articoli sul nulla: risordate il caso del brigatista che non è stato ripresentato a questo giro, perchè adesso siamo il nuovo? Beh, hanno candidato sua moglie!!!
Se la Pollastrini oggi pubblicasse l'opera completa di Lenin, stesse scrivendo una biografia di Stalin e partecipasse come ospite d'onore, a pugno chiuso, alle assemblee del Partito marxista-leninista, e rinfacciasse ogni giorno a Bertinotti di essere uno scolorito traditore, avresti un briciolo di ragione.
oltre al fatto che la porzione di parlamento di forza italia è piena di ex marxisti.
Hai mai sentito una qualche abiura da parte di ex-post-maistati comunisti? Hai mai sentito uno che ha detto: mi sono sbagliato, credavamo in una ideologia infame? Tanto per fare un esempio, hai mai sentito una condanna netta, chiara e inequivocabile della dittatura castrista, infame e assassina, senza dei "sì, ma però..". Io no. E non sono sordo.
Voglio dire: diamolo pure per scontato che non siano più comunisti (tranne vedere le cazzate di un D'Alema in politica estera, tanto per vedere chi si comporta davvero da antisemita della minchia, ma vabbeh..). E voi pensate che gli altri debbano abiurare quotidianamente? O che un Ciarrapico voglia ripristinare i sabati fascisti, con tanto di cerchio di fuoco? Essù, sono polemicuzze ridicole.
Walter Veltroni: incompatibili comunismo e libertà
Su "La Stampa" di ieri, Gianni Riotta scrive: "E’ arrivato il momento di riconoscere che la rivoluzione russa non fu un successo tradito, ma lo stravolgimento di tanti nobili ideali". Riotta ci chiede di riconoscerci in questa affermazione. Lo faccio volentieri e sinceramente. Ma l’ho già fatto, nella mozione che ho presentato per il prossimo, primo congresso dei Democratici di sinistra. Il secolo che muore, il Novecento, viene in quel documento definito come "il secolo del sangue. Il secolo in cui degli uomini hanno potuto immaginare e realizzare il genocidio degli Ebrei. Il secolo di Auschwitz, delle vittime delle persecuzioni del nazismo. E il secolo della tragedia del comunismo, di Ian Palach, dei gulag, degli orrori dello stalinismo". Lo stalinismo come il nazismo, i gulag e Auschwitz, il comunismo come tragedia del Novecento. Cosa si può dire di più netto e chiaro?
Né si tratta solo di giudizi retrospettivi. Parlando alla festa nazionale dell’Unità, a Modena, davanti al popolo diessino con le sue bandiere e i suoi striscioni, dicevo che "il secolo che si sta concludendo ci ha insegnato, in modo tragicamente chiaro, che giustizia e libertà sono due valori inscindibili: non può esserci vera libertà dove non c'è giustizia; e non può esserci vera giustizia senza libertà, senza democrazia, senza rispetto rigoroso e integrale dei diritti umani. Lo abbiamo detto più volte in questi mesi, a voce sempre più alta, senza guardare alla lingua, alla religione, o al colore delle bandiere dei nostri interlocutori". E citavo la Birmania e Cuba, la Turchia e la Serbia, Timor Est e la Cina, definendo lo sconosciuto ragazzo di Piazza Tien-An-Men, che ebbe il coraggio di pararsi da solo e inerme davanti ad una colonna di carriarmati, come "il simbolo del migliore Novecento".
Ma Riotta va oltre e ci chiede di "sciogliere il legame con la politica di tutto il Pci". Noi abbiamo fatto di più. Abbiamo sciolto il Pci. Lo abbiamo fatto dieci anni fa, con la svolta di Occhetto. Con uno strappo violento. Non solo con una drammatica scissione politica, ma attraversando un percorso di dolore umano autentico, mettendo in discussione biografie individuali e collettive e allo stesso tempo provando un senso di liberazione. Dicemmo, noi che avevamo poco più di trent’anni, che una storia, grande e tragica, era finita, per sempre. Tra noi c’erano, e ci sono, idee diverse sulla velocità e il senso di marcia di quel cambiamento. Tuttavia quella storia finì.
Il Pci che ho conosciuto era una strana creatura. Principale partito della sinistra, ha raggiunto il trentacinque per cento, senza mai governare. Era un luogo nel quale potevano convivere i comunisti con gli iscritti e gli elettori del Pci. Non erano tutti la stessa cosa. Quanti erano, nel trentacinque per cento di elettori del ’76, quanti anche tra i dirigenti, coloro che credevano alla ideologia comunista, al socialismo realizzato, al partito unico, alla dittatura del proletariato, alle nazionalizzazioni, al patto di Varsavia? Quanti? Non era il Pci di Berlinguer, anche, il luogo nel quale si ritrovava una riserva di energie ideali e morali di una società civile democratica che non amava chi era, da tanti anni, al potere in Italia?
Ci si guardi intorno, ci si guardi all’interno. Quanti di coloro che scrivono sui giornali, che insegnano all’università, che producono, hanno votato il Pci in quegli anni? Errori giovanili? Un abbaglio collettivo?
Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti. Era possibile, è stato così. Tuttavia era una contraddizione. Perché quel Pci solo allora, dopo la Cecoslovacchia, cominciò a fare i conti con fatica con la realtà del socialismo realizzato. E più da esso si allontanava, più la contraddizione si faceva esplosiva. Noi trentenni "finimmo" la storia del Pci, perché la contraddizione era diventata insostenibile. In primo luogo per noi, per una generazione che aveva l’Urss come avversario e la democrazia occidentale nel Dna, nel vissuto, nella formazione culturale. Io ero ragazzo, negli anni Settanta, ma pensavo che avesse ragione Ian Palach e non i carri armati dell’invasione sovietica. Io ero ragazzo, allora, ma consideravo Breznev un avversario, la sua dittatura un nemico da abbattere. Ci sembrava che Berlinguer facesse, in quel tempo, cose coraggiose. Tutti i giornali italiani "aprirono" a nove colonne quando Berlinguer disse al congresso del Pcus che "La democrazia è un valore universale". Sembrò a tutti che la dichiarazione della preferenza per la Nato del ’76 fosse uno straordinario atto di coraggio politico. In quei tempi lo era. Come le carte del Kgb contro Berlinguer dimostrano.
Ma il Pci e la sua storia erano stati altro. Erano stati le lacrime per Stalin e l’appoggio alla repressione della rivolta di Ungheria. Era stato il linciaggio politico di Giuseppe Di Vittorio in una Direzione, quella del ’56, la cui lettura degli atti provoca brividi lungo la schiena.
Comunismo e libertà sono stati incompatibili, questa è stata la grande tragedia europea del dopo-Auschwitz.
E se oggi dovessi guardare alle idee che hanno attraversato la storia della sinistra italiana di questo secolo dovrei, in cerca di culture ancora feconde, comporre un mosaico complesso: Gobetti, Rosselli, Gramsci, Spinelli, Colorni, Ernesto Rossi, Lombardi, Parri, Dossetti, don Milani. Esperienze diverse, spesso conflittuali tra loro, certo. Ma sono i filoni di pensiero che hanno mostrato di essere tanto vivi da attraversare il ventre del Novecento e giungere fin qui.
Una settimana fa, su queste colonne, Barbara Spinelli ci chiedeva di prendere atto che la sinistra italiana non è nata nell’Ottantanove. Ha ragione. Culturalmente è vero.
Ma politicamente la sinistra italiana di oggi nasce dalla fine del Pci, della sua contraddizione interna. Dal dissolversi di quello che Riotta chiama "lo spettro dell’Urss", che "ha impedito, per un secolo, alla sinistra italiana di crescere libera e maggioritaria". Dal liberarsi di energie che hanno consentito ciò che non era mai successo: che le culture riformiste si incontrassero, contaminassero, unissero.
Concludendo la sua celebre storia del Novecento, "Il secolo breve", Eric Hobsbawm osserva, non senza angoscia, che noi uomini e donne di questa fine secolo "non sappiamo dove stiamo andando. Sappiamo solo che la storia ci ha portato a questo punto e sappiamo anche perché. Una cosa però ci è chiara. Se l’umanità deve avere un futuro nel quale riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il terzo millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, vale a dire l’alternativa a una società cambiata, è il buio".
So bene che l’ombra del comunismo continuerà a pesare a lungo, come un’ipoteca, sulle sorti della sinistra italiana. Ma so anche che si tratta di un’ombra che nessuna nuova parola, detta o scritta, può dissolvere completamente. Solo il tempo potrà farlo. Un tempo nel quale la politica, anche la politica dei Ds, deve sforzarsi di fare i conti con la propria innovazione culturale e con le grandi sfide del domani: se non vogliamo che l’ombra del passato si tocchi, fino a confondersi, col buio del futuro.
La Stampa
16 ottobre '99
senza contare la svolta della bolognina di occhetto.
un'inezia
Silvè: parto dalla fine. Bello fare la svolta della Bolognina. Peccato aspettare la caduta del muro di Berlino, però. Non è che magari si è arrivati un pà lunghi?
E non è che magari, mentre le memorie del giovane uolter ci dicono che lui vedeva in Breznev un nemico da abbattere, il suo meraviglioso partito continuasse non solo a papparsi rubli a gogò, ma a schierarsi in maniera netta con l'URSS in tutte, ma tutte, le crisi di politica internazionale? A cominciare dagli euromissili, per finire ai soldati cubani in Africa? Etc etc etc.
Ma è la premessa di Riotta che fa cadere le braccia: la rivoluzione russa sarebbe "lo stravolgimento di tanti nobili ideali". Il fatto è, caro Silvestro, che quegli "ideali" non avevano e non avranno mai nulla di nobile. Finchè non capite questo, finchè non vi metterete in testa che non è il metodo ad essere sbagliato, ma l'idea stessa, hai voglia di dire.
E guarda che sono convinto che Uolter non sia comunista. Il problema è di larga parte della base e della nomenklatura postdiessine, e dei loro riflessi pavloviani. Perchè, ne sono convinto, in molti pensano di avere avuto a che fare con un destino cinico e baro, che ha fatto vincere il cattivo (il capitalismo), invece che il buono (il comunismo).
E comunque, stiamo parlando di niente: è già successo tutto, mentre noi ci lambicchiamo in queste storie.
io rispondevo alla tua domanda:Hai mai sentito una qualche abiura da parte di ex-post-maistati comunisti?
risposta: si
Mi pare che Bill colga nel segno.
Se l'abiura del comunismo comprende una frase come "stravolgimento di tanti nobili ideali" è più onesto Ciarrapico, uno che sulla nostaglia di imbecilli che si eccitano indossando una camicia nera ha fatto dei soldi, realizzando una giusta ironia della storia.
Ho letto con fatica il pezzo di Riotta. E capisco come faccio ad essere un trinariciuto berlusconiano: si chiama disgusto.
L'intervista è del '99; la Bolognina del '90 mi pare. Il golpe di Lenin e il terrore che ne seguì del 1917.
Comunque parliamo di niente, oggi.
bla bla bla
se non esistessero comunisti non esisterebbe Diliberto eccetera, se non esistessero fascisti non esisterebbero la Mussolini il Ciarra Storax eccetera
è tanto semplice
Infatti. E alcuni sono pure ministri, guarda un pò. E in tutta Italia, nelle amministrazioni locali, sono tutti insieme appassionatamente. Ergo: cazzate.
mavà? Meno male che me l'hai detto tu, non lo sapevo
lascerei perdere la politica locale per non dover scendere nel dettaglio delle pisciate e sgozzamenti di maiali, benedizioni con l'ampolla del Dio Po eccetera.
ma guarda che continui a negare l'evidenza, è incredibile
Voglio dire: non è che se uno porta camicie bottom down sia esente dal dire cazzate. Le polemicuzze su Ciarrapico e sulla precaria sono scemenze sia dal punto di vista sostanziale, sia mediatico. Perchè da un lato evidenziano come non si abbia nulla da dire, e dall'altro fanno sì che si parli solo di Berlusconi (o non avete notato che di Uolter non ne parla nessuno, se non per par condicio?). Un errore di comunicazione che da un "esperto" come Wally non ci si aspetterebbe..
Dovresti prendertela di più per gli sgozzamenti di agnelli da parte dei bravi seguaci di Allah, e con quei cretinetti che li consentono, caro mio. O con quei coglioni che insistono nel far stare vù cumprà con merce contraffatta nei centri storici delle città, che fa tanto società multietnica. E con chi fa vivere gente dentro le baraccopoli, e la chiama accoglienza. Poi ti meravigli se, dopo anni di cazzate, la gente va sul Po? Sì, ciao eh...
probabilmente (ma non certamente) hai ragione: ma questa è questione di tattica, non di sostanza. Che è altra: Berlusconi carica una pattuglia di fieri fascisti. D'altra parte sono stati Maroni, Bossi e Fini a chiamarlo "grave errore". E se è un grave errore davvero, mi stupirei che Uolter non cercasse di approfittarne.
Vedremo alla fine se la noia che polemicuzze del genere suscitano al livello nazionale (piuttosto evidente) sarà superiore al tornaconto che esse possono dare al Pd nel Lazio.
ergo: che palle.
io non me la sento di ribadire quella che è stata la storia del pci e delle mille e più anime dei comunisti italiani, chi la vuole capire se la vada a leggere.
veltroni era iscritto al pci come berlusconi al partito socialista, figuriamoci.
quello di cui si è liberato veltroni non riguarda i gulag o i soviet, ma dei partiti che sovente hanno rappresentato un freno ad un progetto pesante ma necessario. e parlo di un cambiamento necessario nel mondo del lavoro (che non vuol dire precariato a gogò ma una distribuzione degli oneri di una crisi finanziaria globale) e di un'ammodernizzazione delle infrastrutture, energetiche soprattutto.
a me non infastidisce tanto un ciarrapico fascista in parlamento, ce ne sono a bizzeffe, anche ex terroristi di destra ad essere pignoli, mi infastidisce più che altro la sua fedina penale inadatta a ricoprire un ruolo istituzionale pagata dalla collettività.
ecco, questo dalla sua parte berlusconi non l'ha fatto. e se non fosse stato per fini avrebbe imbarcato anche storace e, ci scommetto, fiore (come d'altronde è già successo).
la gente va sul Po da 20 anni, ben prima che gli i seguaci di Allah piantassero tende
Ecco, se invece di tirar fuori i fasci di combattimento si parla di pendenze giudiziarie, senza arrivare alle cretinate di Grillo e Di Pietro si può discutere. Il fatto è che, comunque, ce ne sono diversi pure di là. E pure nei partitini, o presunti tali.
Ret: la Lega esisterà da un pò prima, e io che non la ho mai votata ti dirò che capisco le ragioni della sua esistenza. Che stanno in una classe dirigente che dei problemi del nord se ne è occupata quanto di quelli del sud, e cioè zero. Fermo restando che un federalismo alla Miglio sarebbe stata la salvezza del paese, mentre si è solo riusciti a raddoppiare dipendenti pubblici e tasse senza risolvere alcunchè. Se a ciò aggiungi la non-gestione dei flussi migratori, si completa il quadro.
Ma io non ho mai detto che la Lega non ha ragione di esistere: ce l'aveva anche quando mandava a fare in culo il Santo Padre (salvo che subito Domineddio si è vendicato sul povero Bossi): questo rende meno odiose le pisciate antiislamici, o gli sgozzamenti suini dimostrativi? Il bisogno di ordine e legalità rende meno odiosa l'apologia del fascismo? Non direi, non più di quanto l'ingiustizia sociale giustifica la nostalgia dell'Urss. E' questione di non essere strabici. Le pendenze e le pene di Ciarrapico, che io stesso ho ricordato su questo blog, non sono altra cosa, ma tutt'uno con la camicia nera, con l'associazione con Andreotti e Sbardella nel momento peggiore della recente storia di Roma, cose che voi emiliani non potete neppure immaginare, la miseria politica e morale, nonché la bancarotta dello Stato nell'agro pontino, di cui il Ciarra è superbo testimonial e notabile, e la reggenza per fortuna breve della AS Roma nel momento d'oro degli ultrà (fascisti). Uno schifo mai visto. Ora lui racconta di essere sempre stato dalla parte di Israele: ma i suoi giornali fecero campagne becere a dir poco quando Fini andò a Gerusalemme, e sua è stata l'idea di tappezzare Roma dei famosi poster con Fini col braccio alzato.
Comunque sono affari vostri: io sento una marea di gente sempre più imbarazzata e mortificata dall'ennesima calata di braghe di alleanza nazionale, prima di fronte al predellino, ora a questo. Difatti la Destra non pare granché spaventata dalla tattica di accerchiamento, tutt'altro.
If you think that Fini is too light,
Vote for me 'cause I'm the real Right.
Pare proprio che fra i clericofascisti ci devo mettere pure Tremonti: il rimedio alla globalizzazione di Prodi (!) è ripartire dalle cattedrali e dall'alzabandiera.
PS Cfr. con la dottrina Bush: "education, education, education'.
Return
hai la fonte? che l'alzabandiera me lo aspettavo (è già di Sarkozy e di altri politici europei) ma le cattedrali no. Sono curioso di sapere se è una fallaciata o se ha capito qualcosa.
grazie
Ah ecco, io ho cambiato canale quasi subito, essendo un liberoscambista non lo reggo, il Tremonti protezionista :)
Cosa ha detto delle cattedrali?
Premessa: non ho visto otto e mezzo. Premessa2: mi sento ultraliberista. Dubbio: il cocetto di libero scambio commerciale coincide con libere importazioni da stati che se ne infischiano completamente dell'inquinamento piuttosto che dell'uso di materie tossiche, o che poggiano il loro sviluppo sulla fame di mezzo miliardo (almeno) di persone? Un esempio terra terra: avete mai visto che schifezza di prodotti usano nella maggioranza dei ristoranti cinesi?
Parlavo l'altro giorno con un mio cliente che è a capo di un'azienda che fa costruire componentistica industriale in Cina. Mi spiegava che ovviamente i prezzi sono estremamente convenienti, ma che larga parte del margine se ne va in commesse a società che testano in continuazione i prodotti perchè, parole sue, fra le aziende cinesi solo un 10% ha standards qualitativi paragonabili ai nostri, e non sempre li mantiene.
La strategia commerciale cinese ha un nome: dumping. Che pretendere determinati standards, innanzitutto di sicurezza, sulle importazioni cinesi sia "protezionismo" è a mio avviso assai discutibile.
Evitiamo il discoso sui diritti umani: un qualsiasi D'Alema rappresenta benissimo il cinismo dell'occidente politicamente corretto al quale, personalmente di malavoglia, apparteniamo.
Return,
è quello che ho chiesto a te! :)
sei tu che hai visto 8 1/2 o no?
Bill,
va bene il controllo di sicurezza dei prodotti importati ma ... non che diventi la scusa per rimettere quote, come chiedono quelli che non sanno competere con le importazioni. Ha anche un nome tecnico, si chiama red tape, significa ivnentarsi un sacco di panzane per non fare entrare prodotti da paesi competitivi. Tanto per dire, la usano molto pure gli USA. Il che non vuol dire che sia una politica economica vantaggiosa.
Tu stesso metti nella stessa frase materie tossiche, inquinamento e .... fame, il che è del tutto scorretto. Pensa se le imprese italiane avessero dovuto garantire che i loro operai non avevano fame negli anni '40 e '50 ai clienti nord europei e americani, stavamo ancora con la pellagra.
Ciao
dicevo a bill
telegraficamente, e da non economista:
Tremonti non spiega. Magari lo fa nel suo libro, magari leggilo tu ;-) Il suo argomentare comincia a somigliare in modo imbarazzante a quello di Ferrara: un cincischiare senza capo né coda, un susseguirsi di messaggi obliqui, suggestioni e soprattutto paure. L'impressione che ne trai alla fin fine è questa: al declino economico dell'Europa (e degli Usa) non c'è rimedio, anche se esistono alcuni temporanei palliativi. L'ambizione di adeguare la struttura economica del paese al mondo globalizzato è velleitaria e anzi dannosa. L'Europa deve lasciar stare la competizione economica e puntare tutte le sue carte nella costruzione di un Moloch politico. Come? Spingendo sui valori, sull'appartenenza, sull'identità. Un euro-nazionalismo (poi improbabile visto chi ne dovrebbe far parte) che surroghi la crescita e il consumo con la fornitura, ottima e abbondante, di orgoglio patrio e valori giudaicocristiani.
Tecnicamente, clericofascismo.
PS: nel pacchetto è compreso il disprezzo per la perfida Albione.
Non mi convinci, Francesco. Io sono liberista perchè penso che il sistema capitalistico sia del tutto congeniale alla natura dell'uomo. Ma non penso affatto che non ci debbano essere regole, in primis verso i consumatori, e a ruota per la correttezza della competizione. E' un discorso complesso: ad esempio, penso che il 90% delle decisioni di una qualsiasi authority antitrust siano scemenze. Anch'io sono contrario alle quote, ad esempio sulle auto: dillo a Montezemolo, non a me. Ma importare finti pomodori o olio di colza apacciato per extravergine, manco per il piffero.
Aggiungo: se noti, in questo periodo negli USA, il faro del libero mercato, è un susseguirsi di interventi pubblici. La FED sta immettendo un mare di liquidità per sostenere il mercato. Ergo: meraviglioso il concetto del libero mercato e di uno stato che controlli e non sia attore. Ma esiste anche un concetto di interesse pubblico: a Wall Street c'è il risparmio di tutti gli americani (il 60% delle contrattazioni è opera dei fondi pensione statunitensi), e la FED fa benissimo il suo lavoro. Anche perchè là, i pirati pagano, e caro.
Tutto avrei creduto tranne di leggere un bill in versione ipocrita/protezionista
se anche tutte le regole fossero rispettate, le merci cinesi costerebbero una frazione delle nostre
le regole verso i consumatori (nostri) in questo caso sono regole contro i produttori (loro) che dalla miseria escono a milioni ogni giorno
ovvio che l'inquinamento è insopportabile, ma ti chiedo: lo sforzo che si richiede a loro (rallentare l'uscita dalla miseria) è proporzionale a quello che siamo disposti a fare noi (ridurre i consumi) in cambio?
la tua posizione su stato e mercato è la posizione della sinistra liberale europea (pls non tirare in ballo prodi). In America perfino dopo il caso Enron la gran parte dei politici e dell'opinione pubblica si oppose a maggiori restrizioni di quelle prese in nome del principio di autoregolamentazione dei mercati.
Ret: io non ho approfondito il pensiero geopolitico di Tremonti, nè mi interessa parlare di Ferrara o di Luca Sofri.. Che l'Europa sia perdente sicura in una competizione globale in totale assenza di regole, così voluta da banchieri vari e da finanzieri biscazzieri Soros-style, è poco ma sicuro. Ho viceversa parecchi dubbi che lo siano gli USA, per una lunghissima serie di ragioni con le quali non voglio annoiarti.
Una di queste, sicuramente, è che pur vivendo in una società multietnica e multiconfessionale, i cittadini di quel paese si sentono Americani, vogliono essere Americani. Credono in quel sistema di vita, che è la stessa ragione per cui sono nati gli States (ironia della sorte: da una rivolta fiscale..), arrivano a morire per questo.
Noi europei, cattedrali o palazzetti dello sport che siano, non siamo e non rappresentiamo più un cazzo di niente. Siamo solo dei grassi polli d'allevamento, flaccidi e insapori.
Non chiedermi cosa dovremmo essere e in cosa dovremmo riunirci: non lo so proprio. So solo che l'Europa ha generato tutta la merda immaginabile il secolo scorso, dopodichè è scomparsa. Chissà, forse non è neppure un male. Oggi, che lo si voglia o no, esiste solo l'Occidente. Parlare di Europa come un qualcosa di diverso da un'area commerciale per me è solo fuffa, retorica bolsa buona per aspiranti burocrati e aspiranti sudditi, contenti di mangiare brioches pur di vivere nell'illusione di avere la garanzia di non fare un cazzo dalla mattina alla sera.
C'è solo una sfiga: non funziona.
Questa è per me la cruda verità.
Veramente, Ret, mi sembra viceversa che tu sia in una posizione ipocrito-liberista.
Innanzitutto qui non si chiede di rallentare la loro corsa verso il benessere, ma casomai di non papparci schifezze di ogni fatta con l'illusione di risparmiare. A me vanno bene , benissimo le merci cinesi: basta che rispettino i criteri sanitari e di sicurezza che devono rispettare i nostri. Fatto questo, se costano meno li compro pure io, tranquillo.
Tutti i processi, economici (globalizzazione) e sociali (immigrazione) vanno governati. Se uno pensa che le cose si aggiustino da sole (oltretutto cose non generatisi naturalmente, ma create da determinate elites), non è un liberista: è un fanciullo. E' un pò diverso.
PS: non hai capito che il problema non è il prezzo delle merci cinesi, ma il fatto che sia in grandissima parte roba di pessima qualità, fatta non si sa come e scopiazzata alla bell'e meglio? Fai questa prova (è successo a me): compra un paio di occhiali da sole da una bancarella cinese. Tranquillo: sono carini e non costano un cazzo. Quando l'hai fatto, finiamo il discorso.
Mi pare che tu esageri: una crisi economica è sempre associata a una crisi d'identità. Siamo depressi e ci vediamo come degli inutili polli perché da un paio di decenni ci stiamo impoverendo, e impoverirsi significa perdere anche potere in generale, e autostima, come individui e comunità. Negli anni Venti fu lo stesso. E la ricetta dei governi europei inebetiti e impotenti fu la stessa: non riuscendo a influire sulle condizioni di vita della gente, decisero di spiegargli che in fondo c'era ben altro. Si sa come andò a finire.
Tremonti delinea due scenari. Nel primo la globalizzazione continua a procedere veloce e incontrollata: l'Europa può evitare il declino - politico, demografico ed economico - non grazie all'economia, ma alla politica, "solo se riparte dai valori, dei principi, dalle cattedrali, dalla famiglia, dalle tradizioni, dai campanili, dall'alzabandiera...". Ma questa affermazione pare in contrasto con l'auspicio tremontiano di un Parlamento europeo dotato di un effettivo potere politico.
Nel secondo scenario la globalizzazione si ferma, Tremonti spera in accordi fra i paesi occidentali, ma non si capisce bene quali misure dovrebbero adottare. La globalizzazione, in realtà, è incontrollabile, anche se l' Europa avesse predisposto (predisporrà) degli ombrelli - metafora di L. Pace - servono a ben poco contro una tempesta.
Per Tremonti l'errore è stato consentire che un miliardo di persone uscisse di colpo dall'autoconsumo. Era un processo che si sarebbe potuto sviluppare nell'arco di decenni, in modo da non recare danni all'Occidente, agli stessi popoli asiatici, al mondo intero (vedi anche i problemi ambientali). Ergo: cinesi e indiani avrebbero dovuto continuare graziosamente a fare la fame; per l'Africa non c'è speranza.
bill dài ma perché devi dire queste cose
Francesco fa' qualcosa
e la FED dice che in un'economia in declino sarebbe opportuno nazionalizzare le banche.
come in inghilterra è stato fatto per la northern rock e come fanno i francesi sovente.
Veramente Ret, non vedo cosa ti scandalizzi. Nessuno propone l'autarchia, ma il rispetto di determinate regole che, bada bene, vigono per qualsiasi impresa occidentale. Cosa ci sia di diabolico, in questo, non lo capisco.
Sul discorso dell'identità cristiana, francamente, non penso che oltre una bella disquisizione filosoficheggiante ci porti da qualche parte.
Scusa Minerva: la conclusione che cinesi e affini avrebbero dovuto continuare a fare la fame è una conclusione tutta tua. O vuoi venire a dire che, a cominciare dall'Euro e a finire all'ingresso della Cina nel WTO, è stato fatto tutto per benino? Mi pare assai opinabile.
Oh, detto fra noi: dove vedete queste masse che escono dalla miseria, quando in Cina il 90% della gente è sfruttata fino all'osso e fa la fame, quella vera, poi me lo dite. Diverso è il caso indiano.
Bill, è la logica conseguenza di quello che dice Tremonti. Perché in quei decenni (Tremonti non precisa quanti) che altro sarebbe successo se non mantenere quel miliardo nella miseria? E come non tener conto dei conseguenti flussi migratori, ben più consistenti di quelli attuali?
Sul miliardo di persone io ho prestato fede allo stesso Tremonti, che immagino si riferisse a tutta l'Asia, a partire dall'India.
L'Innghilterra può farlo, perchè è fuori dall'Euro. Per noi, ed oggi pure per la Francia, è impossibile perchè ci sono articoli specifici nel trattato di Maastricht.
Io, mentre guardavo Tremonti mi toccavo le palle. Poi ho pensato al Tremonti del 2001 quello del pil a crescita 3% per 3 anni, nonostante la crisi mondiale nonostante l'11 settembre. Allora mi sono tranquillizzato: vuoi vedere che se non si è avverato il paradiso terrestre che ci raffigurava allora, abbiamo buone speranze che non si verifichino neanche le catastrofi che disegnava ieri sera.
PS: per chi crede che stia esagerando o che non ha visto la trasmissione di ieri sera, ricordo solo che a domanda su cosa fare per fronteggiare la crisi ha risposto che bisogna organizzarsi per distribuire la minestra alla popolazione.
mi scandalizza il tentativo di nascondersi dietro la foglia di fico della merca contraffatta (che per quanto riguarda l'Europa viene contraffatta in Joint-venture con la camorra nel vesuviano, fra l'altro).
ripeto: anche se fossero rispettate le norme (le stesse che ci fa comodo NON siano rispettate quando il paese in questione è adeguatamente domo) ci farebbero il culo, e il perché è funzione dal grado di povertà da cui partivano, da un sistema assai poco concertativo - ma non troppo peggiore di quello che era l'Inghilterra o l'America nel XIX secolo - dalle enormi economie di scala e dalla demografia, opposte alla nostra paralisi. Certo, ci sono le collanine e gli occhialetti di plastica. Ma di là io ho un lcd da 32 pollici cinese che va benissimo ma costa la metà di uno analogo costruito in Giappone, 1/4 di uno costruito in Europa. Dietro il mio iPod c'è scritto Designed in California, perché è fatto in Cina. Come quasi tutti i computer, compreso questo. Sei disinformato anche sui macroeconomici: la riduzione della povertà in Cina è assodata e certificata da tutte le organizzazioni terze - sono le stesse che testimoniamo come invece la libertà non si è accresciuta - e molto, ma molto maggiore di quella indiana, che ha avuto minore crescita e minore efficienza nelle politiche sociali.
E io ribadisco che quello cinese è un capitalismo fittizio, che permette ad una minoranza di persone di sfruttarne la stragrande maggioranza, coll'ausilio di uno dei sistemi più sanguinari della storia moderna. A proposito della ricerca di identità perdute, io non scodinzolerei affatto di fronte a quello che sta diventando un grande problema. E non certo perchè esportano merci. Ma se pensiamo che fare affari con loro ci renda tanto buoni perchè aiutiamo tanta gente ad uscire dalla miseria, beh, almeno non facciamoci sentire da un tibetano..
Ribadisco: l'India è una cosa ben diversa. La Cina ha una politica aggressiva, che oggi a tante anime belle fa comodo non guardare. Tranquilli: ne pagheremo le conseguenze.
Per chiarezza: non ho letto i libri di Tremonti, nè mi interessa difendere quello che dice lui perchè appunto, non lo conosco che superficialmente. Dire che per lui dovrebbe continuare a fare la fame mezzo mondo mi pare semplicemente una forzatura gratuita. A meno che qualcuno non mi dimostri che bisogna tenere nella merda un miliardo circa di individui senza alcun diritto, per farne arricchire qualche sparuto milione, e che questo si chiami uscire dalla miseria.
Ret: i progressi sociali in Cina? Ma dài, per favore, evita..Probabilmente, quelle "organizzazioni terze" li vedono anche a Cuba.
Intanto, l'India è una democrazia. E questo, rispetto ai "progressi sociali" di chi deve stare zitto e buono, dovrebbe già bastare. In secondo luogo, sono balle. In terzo, viva Hitler che faceva le autostrade. E non si pagava neppure il biglietto, il che equivale al 100% in meno di quanto si paga da noi. E poi c'era un ordine, guarda..
Non si tratta di bontà, vera o presunta. E' ovvio che qualunque essere umano aspiri a vivere meglio, che trovi ingiusto che solo una parte del mondo possa permettersi un certo tenore di vita. Pensare di bloccare tutto ciò che ne consegue mi pare illusorio.
Su Tremonti, insisto, che altro vuol dire sostenere che quel miliardo avrebbe dovuto aspettare?
Bill
mi spiace ma devo dare ragione a Return (sigh). E al 100%. Tranne Ferrara, naturalmente :)
Nessuno propone di far rispettare alle merci cinesi gli standard di sicurezza occidentali, perchè si sa benissimo che solo una quota miserabile di quelle non li passerebbe.
Il discorso della qualità è vano; io posso decidere di comprarmi le scarpe italiane che sono più belle e comode e robuste ma una larga parte della popolazione dell'Occidente sceglierà il basso prezzo cinese (anzi asiatico, già oggi i salari cinesi spingono le imprese verso il Vietnam). A livello industriale quello che conta, alla fine, è il rapporto qualità/prezzo, che in qualche caso fa scappare dalla Cina, in molti no.
I discorsi sulla dittatura comunista cinese lasciano il tempo che trovano, le dinamiche del mercato accadono lo stesso in Cina. Col tempo che ci vuole, Bill, non raccontare a me storielle sulla distribuzione del reddito nei paesi in via di sviluppo. Il mercato, come la vita, non è un pranzo di gala. Il comunismo è peggio.
Uno cosa: sono profondamente convinto che l'entrata sul mercato di miliardi di persone porterà ad un impoverimento di noi occidentali, perchè azzererà le nostre rendite (eravamo i soli a saper leggere e scrivere) e farà aumentare il prezzo reale dei beni ad offerta rigida (o poco elastica). Non c'è un tubo da fare, tanto meno lamentarsi.
da cristiano, io la chiamo giustizia.
ciao a tutti
Che Minerva abbia pienamente ragione non c'è neppure bisogno di dirlo. Magari gli asiatici porteranno al collasso ecoogico il pianeta ma l'idea di fermare il loro sviluppo è ancora peggiore, tanto più se ammantata di umanitarismo.
Oltretutto vorrei sapere come si poteva fare.
Pensare di governare un processo economico (e storico) come la globalizzazione mi pare commovente. Quando arriva la grande onda, cerchi di non affogare ma sai che andrà dove vuole. Quelli bravi la cavalcano con tavole da surf e si ritrovano padroni del mondo. Capitò agli inglesi pochi secoli fa.
Le polemiche contro banchieri e finanzieri di solito le relego ala voce nostalgie comuniste o fasciste .... anche se ammetto che il sistema bancario va tenuto in piedi.
i progressi sociali in Cina?
sì carissimo, parla con un imprenditore e quello si lamenterà della crescita dei salari cinesi e del fatto che deve spostarsi verso l'interno.
oppure si feliciterà delle vendite che riesce a realizzare su quel mercato.
quelli sono progressi sociali già in atto, i sindacati e la democrazia mancano, spero arriveranno.
PS per evitare il declino demcografico c'è solo un sistema. e lo conosciamo tutti.
Io pensavo semplicemente ad un bel trombare di più, che suona meglio.
:)
OT pare che la vicenda Alitalia possa avere una conclusione positiva per l'Italia. Se SEA non ritira la richiesta di danni, Alitalia dovrebbe fallire e il mercato italiano del trasporto aereo venire aperto alla competizione globale. Andassero bene le cose, per una volta.
però quando lo dicevo io, i scopare di più, non mi davate retta :-P
C'è un solo difetto in quello che dici, Francesco: quello è comunismo. E a te va bene, sennò l'imprenditore si lamenta, purino. Lungi da me la pia illusione che potremmo essere noi a fermare la crescita economica dei paesi emergenti, Cina in testa. La giudico infatti un fatto positivo. E non sono affatto convinto che l'Occidente debba soccombere: dovrà riconvertire il suo apparato produttivo, cosa che ha già fatto e con successo decine di volte. Detto questo, a me va benissimo che uno si compri scarpe cinesi; anzi, in certi casi è pure giusto (avete notato che dopo il primo periodo di abnormi rialzi post Euro i prezzi dell'abbigliamento sono calati, e non di poco?). Ciononostante, in alcuni comparti certe caratteristiche devono essere rispettate; sennò spiegami, Francesco, che competizione è se uno può usare certe sostanze, per fare un esempio, e l'altro no. Ergo, non diciamo sciocchezze: o le regole valgono, o no. E non sto parlando di stipendi e sindacati: ci mandiamo Epifani poi a parlare di articolo 18.
Altra cosa: secondo te, dell'imprenditore del cazzo che si lamenta degli stipendi cinesi, ce ne deve fregare qualcosa? A chi porta guadagno, oltre che alla sua segretaria? Mi ricorda quelli che tengono qualche disgraziato a mangiare, dormire e pisciare dentro al capannone..Questo grazie a quelli che, come sembri fare tu, dicono che i fenomeni migratori non si governano, che c'è l'onda..Mi sembri di Rifondazione..Certo che c'è l'onda, e non significa che ognuno fa quel cazzo che vuole. Mi fa poi piacere che da un lato non vogliate spegnere l'anelito al benessere di quei popoli (grazie, eh!), e dall'altra cazzi loro, la vita è dura..tenetevi il comunismo di merda che noi dobbiamo fare il business, e che quei monaci non rompano i coglioni come Ferrara, proprio adesso che devo guardarmi le olimpiadi e le divise magari ce le fa Armani..
E siccome noi siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e, soprattutto, di presunti furbi, col cazzo che compriamo la divisa di Armani: ci compriamo due belle imitazioni cinesi, che poi facciamo i fighi a gratis. Ma dove sono quegli spiriti nobili e disinteressati, micio micio bau bau, che ce l'avevano tanto con la Nike perchè sfruttava, secondo loro, il lavoro minorile in Asia? Adesso che l'ha imparato a fare pure un bauscia, va bene? Come si cambia in fretta, però..
Francesco, ma non sei un difensore della vita, tu? In nome di cosa parli di progressi sociali in uno stato dove fanno oltre 100 morti in pochi giorni? Ma che cazzo di mercato è, un mercato controllato dallo stato dove un'azienda vale 100 in borsa, e la stessa a Hong Kong vale 50? Ma lascia stare, dai..
Beh, Silvestro, a te piace Visco. Abbi almeno la decenza di startene zitto, và.
Oh, capisco che a voi anime belle, tutte sdegnate e col ditino alzato per il pericolo nero Ciarrapico (siete davvero più patetici di lui, ed è una bella gara..), avercela così, di passaggio, con un regime come quello cinese, andiamo, non è serio. Ma volete mettere l'attacco alla 194, e quel genio della Turco che non vede l'ora di darci la pillola magica. Questi sono problemi epocali: Ferrara che prenderà lo 0,01% di voti. Mobilitiamoci: i diritti sono in pericolo! Quelli degli altri, beh..non vorremo mica fermare l'onda. Non siamo mica Nettuno, non siamo attrezzati. Per Silvestro un regime come quello cinese non è mica un problema: sta laggiù, lontano lontano, oltre i camin che fumano. Chissel'incula il Tibet; noi sì che facciamo politica estera: abbiamo Baffino, sfanculato per bene dalla diplomazia israeliana, che è tutto preso dai bacini cogli hezbollah. Questo è vedere il futuro, cavalcare l'onda come gli Inglesi. E contrastiamo, oltre ai risorti clericofascisti (BUMMM!) i maiali portati a spasso da due leghisti: un pericolo mortale, assoluto. E Tremonti che, così forse perchè torna il fresco, vuol tornare all'autarchia. Nella vostra testa, e probabilmente neanche lì.
Bill
a me la Cina pare un caso evidente di maggior potenza del mercato (quindi della libertà umana) rispetto al comunismo (e cioè della schiavitù con scusanti da anime belle).
La parte politica è persino irrilevante rispetto a quella economica e storica: anche se domani diventassero democratici, i cinesi ci farebbero un culo tanto, se non impariamo e subito a navigare nel nuovo mare.
Rispetto al riemergere nella storia della potenza cinese, il regime comunsta locale è ... il governo Prodi. Una cacchina di mosca su una vetrata di cattedrale.
Ciao
però quando lo dicevo io, i scopare di più, non mi davate retta :-P
bugiardone che non sei altro!
e poi io parlavo dell'allarme demografico, non mi sono sbilanciato fino a farlo mio :)
bill, pari yosemite sam quando vede roger rabbit.
e poi devi far chiarezza nel tuo anticomunismo: o sei a favore dei diritti dei lavoratori o non lo sei.
perchè c'è una piccola incongruenza nel tuo sfogo.
Oh, per la cronaca, non mi sento affatto di escludere che Tremonti abbia ragione quando parla di distribuire minestre ai poveri: in Italia abbiamo moltissime persone estremamente non qualificate (dagli analfabeti ai laureati in scienze politiche), che vengono a competere direttamente con i lavoratori dei paesi emergenti, a parità di produttività (o quasi).
Bill, non credo che le interferenze della dittatura comunista cinese sul mercato siano molto più pervasive e distorsive di quelle che noi chiamavamo economia mista ....
Ciao
Fammi capire, Silvestro: i diritti dei lavoratori cozzerebbero col capitalismo? Ti faccio notare un solo, piccolo particolare: i lavoratori hanno diritti riconosciuti SOLO nei paesi capitalisti.
Eddalli, Francesco: parliamo due lingue diverse. E' ovvio che l'economia cinese tiri fortissimo da qualche anno, e continuerà a farlo per un bel pezzo. E' altrettanto evidente che ci sono settori in cui sono dominanti, e lo sarebbero pure in condizioni paritarie. E allora? E' altrettanto evidente che in diversi campi affattuano una politica di dumping, in quanto agiscono in una totale assenza di regole. Fare in modo che determinati standards qualitativi valgano per tutti, adesso mi fai il favore, mi dovresti spiegare perchè dovrebbe essere sbagliato. Penso che ci siano due modi di affrontare questa e altre questioni: o si parla seriamente, o si riduce tutto ad uno slogan cretino, come è dire che si vuole fare protezionismo. Affermare che tanto la Cina cresce comunque non significa niente rispetto alla sostanza del problema.
Trovo poi inquietante, visti gli alti ali che si levano per il medio oriente piuttosto che per l'Afghanistan e quant'altro, che a fronte di un regime brutale e assassino ci si volti dall'altra parte. Cos'è, facciamo i cattivoni coi Serbi e manco un pensiero al Tibet, alle migliaia di condannati a morte etc etc. Paragoni questo a Prodi? Essù..
bill, fammi capire tu.
bertinotti e compagnia sono difensori dei diritti dei lavoratori anche in modo eccessivo? sono comunisti?
la cina lede i diritti dei lavoratori? è un regime comunista?
o qualcosa non torna o fai un pò di confusione un pochino obnubilato da una perenne campagna elettorale demagogica.
Dire che la Cina cresce comunque non significa pensare che non si debba intervenire per far rispettare le regole. Ma Tremonti parla di provvedimenti che blocchino l'avanzata cinese, altrimenti non resta - sempre secondo lui - che attaccarsi alle cattedrali etc.
Hai attribuito a chi ha commentato opinioni che tu hai immaginato, Bill. E meno male che ero io ad aver forzato il pensiero di Tremonti.
Bill,
se parliamo di standard di SICUREZZA sono pienamente d'accordo con te. Non voglio che la mia automobile esploda al minimo urto, ovunque sia stata costruita.
Se invece vogliamo parlare di QUALITA', il discorso è tutto diverso. Per ora, e non sempre, i prodotti cinesi sono di qualità inferiore ai nostri ma con un prezzo tale che, nella grande maggioranza dei casi, vanno benissimo così. E questo non dipende dal regime politico di Pechino (esecrabile).
Il dumping non è definibile come fai tu, è solo una politica di vendita sottocosto. Il voler inventare il dumping sociale o altre bertinottate (loro lo trovano anche da parte inglese, americana, polacca) è una scusa per alzare barriere di puro stampo protezionista.
Spetta agli operai cinesi organizzarsi per far valere i propri diritti, non ai consumatori o ai politici occidentali (sennò svoltiamo verso Agnoletto). E loro lo stanno facendo ma con centinaia di milioni di contadini affamati alle spalle che premono ... non sarà affatto una cosa breve.
Se parliamo di fermare l'invasione cinese, allora siamo alla ricerca di pezze di sostegno per una tesi precostituita, per cui fa brodo tutto, dai diritti dei bambini a quelli dei tibetani, con esiti francamente deprimenti.
Per Silvestro: i comunisti NON difendono i diritti dei lavoratori ma una erronea ideologia elaborata da un giornalista tedesco. Raramente, e per caso, nel loro operare aiutano dei lavoratori. Come ha detto giustamente Bill, i diritti dei lavoratori sono vigenti solo negli stati capitalisti.
guarda francè, sul per caso potrei anche essere d'accordo con te.
è indubbio che nei paesi occidentali durante la guerra fredda l'insoddisfazione faceva si che molti si riversarono nei partiti comunisti occidentali. sul raramente meno, perchè è proprio sulla difesa dei lavoratori (vera o presunta che fosse) che si basava la motivazione di quei cittadini.
io però farei una distinzione tra l'ideologia e l'applicazione di questa, cosa che quel filosofo tedesco fece parlando del socialismo di stato (il socialismo reale fu appunto il termine usato per differenziare quello che è successo in urss ed in cina con il pensiero marxista) come il peggiore liberismo con il massimo sfruttamento per il lavoratore.
e guarda caso tu dici esattamente le cose che ha detto marx su questo (paura?).
poi non confonderi capitalismo con democrazia, che possono essere tranquillamente due cose diverse.
che se poi ci sono persone che partecipano alla vita democratica sedendosi in un parlamento e si chiamano comunisti o che una potenza economica mondiale di stampo liberista estremo come la cina si chiami comunista è un altro discorso che attiene più che altro all'interpretazione di comodo che si fa su un termine.
tutto ciò per dire che il termine "comunista" abbraccia così tante realtà da essere un termine abusato e di comodo, anche e spesso dai detrattori oltre che da chi vorrebbe l'appoggio della gente sfruttata che lavora.
o no?
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