Martedì 26 Settembre 2006

Eutanasia: quando la vita fa più orrore della morte

Giovedì scorso, poco prima di partire per Bergamo, ho ricevuto la lettera che Piergiorgio Welby-- Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, malato di distrofia muscolare, noto nella blogsfera come il Calibano - ha inviato al presidente della Repubblica Napolitano. Non c'era tempo per farne un post e mi sembrava poco utile pubblicarla di fretta, senza commento.
La lettera merita qualche attenzione in più, seppur con giustificato ritardo.
Piergiorgio chiede il diritto di morire, di porre fine ad un'esistenza ormai ridotta ad un calvario di terribili sofferenze senza via d'uscita, in continuo peggioramento. Chiede il diritto di porre fine a una vita che ormai non ha più nulla di "naturale" e dignitoso, che scorre obtorto collo in mano ai medici e alle macchine, mentre precipita velocemente verso lo stato larvale, nel modo più doloroso e cosciente possibile.
Io non so con quale sfacciataggine e in nome di quale dio o scienza si possa negare il diritto a quest'uomo di porre fine alla sua esistenza.
C'è un vortice di dichiarazioni, intorno all'argomento, che mi lasciano basita. Si dice "sì", al testamento biologico, ma un "no" secco all'eutanasia. Vorrei capire: ha più valore quello che scrivo in piena salute, senza conoscere direttamente e sulla mia pelle, o quello che dico lucidamente, mentre vivo una situazione? voglio dire: cosa ne sappiamo di quel che pensiamo e sentiamo mentre siamo in coma, in stato vegetativo? Cosa vale quello che scrivo adesso sulla mia vita futura in malattia, se quella patologia non l'ho provata e quindi non so, in quel frangente, come davvero reagirei?
Il cosiddetto "testamento biologico" è la dichiarazione di una volontà senza futuri riscontri, e sembra che faccia meno paura di una volontà tenace e consapevole, espressa nel momento, sulla propria pelle e non invece su deduzioni.
E perchè la Chiesa vuole negare ad un malato cronico, terminale, il diritto di porre fine alla sua esistenza? Perchè quella stessa Chiesa apprezza e santifica gesti che portano alla soppressione della propria vita, vedi i cristiani e martiri del primo secolo della sua esistenza, che si fecero uccidere pur di dimostrare fedeltà a Gesù; o Santa Maria Goretti, che piuttosto che cedere alla violenza carnale si fece ammazzare? Per costoro era un orrore abiurare o subire qualcosa contrario al proprio dio, e per questo preferirono farsi uccidere... non è una forma di suicidio, quella? Non potevano, i primi, fingere di non credere in Gesù, come del resto hanno fatto i due giornalisti rapiti e convertiti all'Islam, e invece continuare a professare di nascosto la propria fede? Non era meglio se Maria Goretti avesse subito la violenza, orrenda certo (la vita di Welby, non lo è?) anzichè reagire e perseguire lo scopo di morire senza aver mai peccato?
Non è stato, il loro, un uso temerario del dono della vita, come direbbe il nostro neo convertito Benedetto XVI? Non hanno forse scelto di morire?
Loro sono Santi e Giusti (fanatici, no? esaltati? non potrebbe essere?), Welby invece, schiacciato dalla sofferenza fisica e morale, imprigionato in un corpo che si rifiuta di respirare e sopravvivere senza macchine, invece è "depresso", comunque un uomo che vuole intraprendere "un percorso di morte". Ma è vita, la sua?
E se, come dice il cardinale Tonini, è in gioco il "valore fondamentale della vita umana" definitia "intangibile", con quale diritto osano toccare quella di Welby, che è sua e solo sua, e il cui valore solo lui può conoscere e determinare? Però la Chiesa, e lo Stato almeno fino ad oggi, ti concedono di non ricorrere all'accanimento terapeutico, quello sì, puoi chiedere che ti venga sospeso. Insomma, Welby potrebbe rompere meno le palle e far spegnere la macchina che lo fa respirare, così finalmente potrebbe usufruire in modo etico e religioso di una sana morte naturale per soffocamento. Non ho parole che descrivano adeguatamente l'orrore di questi cavillosi ragionamenti ecclesiastici (e non solo).
Io non credo che lo Stato (men che meno la Chiesa) possa arrogarsi il diritto di uccidere una persona, e ritengo che abbia il dovere di garantire ad ogni malato cronico o terminale il massimo delle cure e dell'efficienza affinchè sopravviva. Ed è per questo che il tema dell'eutanasia mi trova generalmente diffidente e prevenuta, timorosa e spaventata, contraria ad una legge che permetta ad una persona di porre fine all'esistenza di un'altra, se non per esplicita e contingente richiesta. Ma è anche per questo che ritengo che nessuno, e dico nessuno, abbia il diritto di decidere della tua vita.
Welby ha diritto di decidere della sua

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"Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l'ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.

La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc.


Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l'aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un'ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un'ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.

Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".

L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l'eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.

Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

[...]

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che "di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale".

Ma che cosa c’è di "naturale" in una sala di rianimazione? Che cosa c'è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l'aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l'ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa "giocare" con la vita e il dolore altrui.

Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente 'biologica' - io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell'Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi."
Piergiorgio Welby


di Rolli alle 26.09.06 16:27 | Opinioni | Commenti (13)

Commenti

Ma davvero potrebbe far spegnere il respiratore (dal punto di vista cattolico intendo) ed accettare quindi di morire soffocato con la benedizione della chiesa ? questo non lo sapevo proprio mi sembra un delirio senza eguali....

di gvertigo [TypeKey Profile Page] il 26.09.06 21:51 | M | C | #

No, visto che non c'è legge sull'accanimento terapeutico. Credo che Rolli intenda sottolineare la posizione contraddittoria della Chiesa: è favorevole a una legge sull'accanimento terapeutico, in presenza della quale un paziente nelle condizioni di Welby potrebbe rifiutare il respiratore, ma, essendo contraria all'eutanasia, senza un intervento medico che ne agevoli il decesso risparmiandogli il soffocamento. Temo, però, che la definizione di accanimento terapaeutico, cui fa riferimento la gerarchia ecclesiatica, sia talmente restrittiva da non contemplare i pazienti come Welby. Una presa in giro, insomma.

"La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".
L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.


Finalmente uno che fa giustizia della stronzata della morte dignitosa.

di Minerva il 26.09.06 22:26 | M | C | #

La Chiesa non ammette l'eutanasia ma concede la sospensione dell'accanimento terapeutico. In pratica Welby non può farsi praticare la "dolce morte" (termine orrendo in ogni caso), ma nulla in contrario ci sarebbe se rifiutasse il respiratore (l'alimentazione parenterale no, quella non viene considerata accanimento)

Il Catechismo della Chiesa cattolica recita:
“L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”.
________________________
Qual è la posizione della Chiesa sull’eutanasia?

"Per eutanasia la Chiesa intende un’azione o un’omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte allo scopo di evitare il dolore".

Può essere lecita in alcuni casi?

"No, è sempre ingiusta".

" Il no all’accanimento terapeutico esprime l’accettazione che ogni persona deve avere della propria condizione umana. E questa accettazione è l’esatto opposto dell’eutanasia, che mette fine alla vita, senza averne il diritto".

Ci sono malati che provano dolori indicibili...

"La Chiesa ritiene giusto ricorrere agli analgesici, anche quando hanno come effetto collaterale quello di abbreviare la vita del malato".

Staccare il respiratore che mantiene artificialmente in vita una persona è eutanasia?

"Dipende. Se il respiratore rientra in un intervento che si configura nel suo complesso come accanimento terapeutico, allora staccarlo non è eutanasia".

Carlo Caffarra,arcivescovo di Ferrara, 62 anni, membro del Pontificio Consiglio per la pastorale degli operatori sanitari

di Rolli il 26.09.06 22:31 | M | C | #

Ciao Minerva, non ti avevo vista :)
(notoriamente io gozzoviglio sui commenti e sui post aperti)

di Rolli il 26.09.06 22:32 | M | C | #

Ciao, Rolli :)

"L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi...". Come ho scritto sopra, temo brutte sorprese quando si passerà dalle enunciazioni vaghe alla definizione concreta.

di Minerva il 26.09.06 22:41 | M | C | #

Condivido i dubbi circa il testamento biologico, d’accordo sul diritto di ognuno a decidere sulla propria vita. Diritto che ognuno è sempre in grado di esercitare. Ma non sempre, purtroppo ci sono casi estremi. Cosa fare?
Ecco mi pare che alcuni si sforzino di far passare l’idea che, “ legiferando” si possa risolvere qualsivoglia problema tormenti la gente, un po’ come le gride ai tempi dei promessi sposi. Così possiamo illuderci che dolore e morte possano essere alleviati da un tempestivo decreto legge, ragionevole ipotizzare che a mettere le mani in certe zone grigie si faccia più danni di quanti possiamo illuderci di risolvere. meglio invece che attorno alla questione, restino solo gli ammalati e i familiari, gli amici forse un medico affidabile, i politici restino fuori.
eppoi casi estremi di dolore come quello citato, andrebbero affrontati, se davvero lo si vuole, con maggior discrezione e umanità, ( parlo tv e giornali) di certo non utilizzati come grimaldello per aprire un dibbattito nazionale di cui è facile prevedere risultati polveroni, probabilmente inutili forse anche dannosi, meri pretesti per far cassa elettorale, tirar fuori bandierine vaticane o quelle radicali.

di k. il 26.09.06 22:55 | M | C | #

"L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi"... possiamo chiedere a D'Alema se siamo davanti a un caso di "sproporzione rispetto ai risultati attesi" ?
Meglio ancora c'e' qualche uomo di chiesa che ha detto chiaramente che cio' e' applicabile al caso Welby ? Altrimenti temo abbia ragione Minerva...

di gvertigo [TypeKey Profile Page] il 26.09.06 23:08 | M | C | #

Ho il piacere di annunciarvi di essere un uomo innamorato perso. E ricambiato.

:-))))))

di Return il 27.09.06 00:05 | M | C | #

E' una donna fortunata. Lo penso sul serio
:)

di Rolli il 27.09.06 00:56 | M | C | #

Ostis Return, che botta nei coglioni.
In bocca al lupo...(anche se in queste cose il lupo ha le sembianze di una dolce, appassionata, leggiadra fanciulla, occhio alle subdole capacità di mutazione e travestimento)

servus

leonida

P.S. anch'io penso sia una donna fortunata; tu invece mi sembri sull'orlo di un abisso senza fondo. Prima di sporgerti troppo, preparati un paracadute, chè non si sa mai.

di troglodita il 27.09.06 10:09 | M | C | #

Ciao a tutti,riemergo dall'abisso per segnalarvi la riflessione di un cattolico sull'eutanasia.
Il cattolico sarei io.

di l'oste il 27.09.06 11:03 | M | C | #

Grazie Rolli, grazie Leonida :-)
Leonida a che pro preparare un paracadute che so benissimo non si aprirà? :-P

di Return il 27.09.06 11:40 | M | C | #

Si arriverà mai alla libertà reciproca (chi è pro e chi contro) di decidere sulla propria vita?
La sola espressione di coscienza di ognuno di noi.
Al cattolico (anche se non tutti sono contro) il diritto di decidere per se , di decidere che non è cosa buona e giusta.
Al laico , al non credente , al cattolico che è pro , il diritto di poter scegliere cosa sia meglio per se e per la propria vita.
Sembra facile da percepire eppure in Italia tutto diventa difficile a causa di una politica chiusa , cinica, non libera da moralismi e dogmi religiosi.

di Nilo [TypeKey Profile Page] il 27.09.06 15:31 | M | C | #

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