La risposta al missile nord coreano: strike and destroy.
Il Washington Post ha pubblicato un articolo su una possibile risposta degli Stati Uniti al minacciato test missilistico nord coreano: colpire e distruggere. Auspicano questa soluzione Ashton B. Carter, ex assistente del Segretario alla Difesa di Clinton, e William J. Perry, lo stesso Segretario (dal 1994 al 1997). I due, professori rispettivamente ad Harward e Stanford, si occuparono della politica nord coreana, durante il primo mandato di Clinton.
L’amministrazione Bush ha già minacciato di intercettare il missile, in caso di lancio; Carter e Perry vanno più in là: ritengono che intercettare il missile sia già troppo tardi, sarebbe invece più utile e sicuro distruggerlo prima del lancio.
Nel titolo del Washington Post, “strike and destroy” è preceduto da “se necessario”. Ma Carter e Perry sottolineano il fallimento della diplomazia e l’attuale necessità di un attacco per distruggere il missile, se la sola minaccia non sortisse l’effetto sperato.
«Da quel che si dice, i tecnici nord coreani sono arrivati alle fasi finali del rifornimento di un missile balistico a lunga gittata, che alcuni esperti ritengono possa far arrivare una carica mortale fino agli Stati Uniti. L’ultima volta che la Corea del Nord ha testato un missile simile, nel 1998, l’onda d’urto si è propagata per tutto il mondo, arrivando soprattutto fino agli Stati Uniti e al Giappone, che la Corea del Nord considera acerrimi nemici. Essi si sono resi conto, immediatamente, che l’unico scopo possibile, di un missile di questo tipo, è il lancio di una testata nucleare.
Un anno dopo, la Corea del Nord ha sottoscritto una moratoria sui lanci a lunga gittata, sino ad oggi confermata. Ma c’è una differenza critica tra il momento attuale e il 1998. Oggi la Corea del Nord si vanta apertamente del suo deterrente nucleare, si è procurata plutonio sufficiente a produrre dalle sei alle otto bombe, dal 2003, e si è lanciata in una corsa all’ aumento della produzione nel suo reattore di Yongbyon. I colloqui a sei, che puntavano al contenimento delle armi di distruzione di massa nord coreane, sono falliti.
Gli Stati Uniti dovrebbero permettere a un paese che gli è apertamente ostile, dotato di armi nucleari, di perfezionare un missile balistico intercontinentale, in grado di far esplodere armi nucleari sul suolo statunitense?»
«Noi riteniamo di no. Imprudentemente, l’amministrazione Bush ha pubblicizzato con gran clamore la dottrina della “prevenzione”, che tutti i precedenti presidenti avevano sostenuto come opzione, piuttosto che come dogma. L’amministrazione Bush ha applicato questa dottrina all’Iraq, dove i servizi segreti avevano segnalato una minaccia, dovuta alle armi di distruzione di massa, molto più piccola del rischio costituito dalla Corea del Nord. (La reale minaccia rappresentata da Saddam Hussein era, lo sappiamo adesso, ancor meno grave di quanto la si ritenesse al tempo dell’invasione). Ma, intervenire prima che minacce mortali agli Stati Uniti possano svilupparsi è, sicuramente, una politica prudente.
Perciò, se la Corea del Nord persiste nei suoi preparativi di lancio, gli Stati Uniti dovrebbero chiarire, immediatamente, la propria intenzione di colpire e distruggere il missile nord coreano Taepodong, prima che possa essere lanciato. Lo si potrebbe realizzare, per esempio, utilizzando un missile cruise, con testata ad alto potenziale, lanciato da un sottomarino. L’esplosione sarebbe simile a quella che, in Iraq, ha ucciso il leader terrorista Abu Musab al-Zarqawi. Ma l’effetto sul Taepodong sarebbe devastante. Il missile a più stadi, con corazza spessa, pieno di carburante ad alta energia, è di per sé esplosivo: il raid aereo statunitense perforerebbe il missile, causandone la probabile esplosione.
Il basamento progettato con cura per il test della nascente dotazione missilistica nucleare nord coreana, verrebbe distrutto. E i tentativi della Corea del Nord di regredire alle minacce della Guerra Fredda, ostacolati. Non ci sarebbero danni per la Corea del Nord, al di là delle immediate vicinanze della torre di lancio.
L’esercito americano ha annunciato di aver messo in allerta alcuni dei nuovi intercettori antimissile, schierati in Alaska e California.
In teoria, il sistema missilistico antibalistico riuscirebbe a produrre lo sfondamento del missile Taepodong fino alla carica esplosiva, quando questo venisse scagliato attraverso lo spazio, dopo la combustione del razzo ausiliario. Ma attendere il lancio dell’ ICBM [missile balistico intercontinentale] della Corea del Nord per interdirlo, è rischioso.
Primo: nel momento in cui la carica esplosiva venisse intercettata, gli ingegneri nord coreani potrebbero avere già ottenuto, dal test di volo, molti dei dati preziosi sperati, utilizzabili per realizzare l’intero arsenale di missili, che verrebbe nascosto e protetto da ulteriori attacchi statunitensi, nel labirinto di tunnel scavati per tutto il loro paese montuoso.
Secondo: l’intercettore antimissile statunitense potrebbe raggiungere l’obiettivo solo se la traiettoria fissata per il test fosse alla portata della difesa statunitense.
Terzo: il sistema statunitense non è stato provato contro i missili nord coreani, e i test di volo hanno dato risultati non uniformi. Un tentativo di intercettamento fallito potrebbe minare qualsiasi eventuale valore deterrente della nostra difesa missilistica.
Non dovremmo nascondere la nostra determinazione a distruggere il Taepondong, se la Corea del Nord rifiutasse di svuotare il missile del carburante e di riportarlo al deposito. Una volta resisi conto di questo, i nostri alleati sud coreani sicuramente non sosterrebbero questo ultimatum, anzi, vi si opporrebbero con forza. Gli Stati Uniti, perciò, dovrebbero chiarire alla Corea del Nord che quella del Sud non avrà alcun ruolo nell’attacco, che può essere portato interamente dalle forze statunitensi e senza utilizzare il territorio sud coreano.
La Corea del Sud ha lavorato duro per far fronte alla cinquantennale minaccia nord coreana nei propri confronti, sia attraverso la difesa militare sia con i negoziati, e gli Stati Uniti sono rimasti sempre a fianco dei sud coreani. Questi dovrebbero comprendere che adesso è anche il territorio statunitense a essere minacciato, e dovrebbero essere sensibili a questo. E’ verosimile che il Giappone accoglierebbe con favore un’azione del genere, ma non darà, apertamente, sostegno e assistenza. La Cina e la Russia, pur scioccate dal fatto che l’imprudenza della Corea del Nord e il fallimento dei colloqui a sei abbiano portato a un passo del genere, non la difenderanno.
Oltre ad avvisare i nostri alleati e partner della nostra determinazione a liberarci del Taepodong, prima che possa essere lanciato, dovremmo avvisare i nord coreani. Di fronte ad un simile avvertimento, non c’è niente che essi possano fare per difendere il loro missile massiccio e vulnerabile, sulla sua piattaforma di lancio, ma potrebbero disporre l’ evacuazione evitando danni al personale addetto. Gli Stati Uniti dovrebbero porre l’accento sul fatto che l’attacco, se organizzato, non sarebbe diretto all’intero paese, o al suo esercito, ma solo al missile che la Corea del Nord si era impegnata a non lanciare, missile progettato per il trasporto di armi nucleari. Avviseremmo, in modo energico, la Corea del Nord contro ulteriori future escalation.
La Corea del Nord potrebbe rispondere alla determinazione degli Stati Uniti, compiendo il passo drastico della minaccia di una guerra nell’intera penisola coreana, ma è improbabile che tale minaccia si concretizzi. Perché attaccare la Corea del Sud, che stava lavorando per il progresso delle relazioni fra le due Coree (talvolta in disaccordo con gli Stati Uniti) e che si era opposta apertamente all’azione statunitense?
Un'invasione della Corea del Sud decreterebbe la fine certa del regime di Kim Jong Il, in poche sanguinose settimane di guerra, come sicuramente sa lo stesso Kim Jong. Sebbene la guerra sia improbabile, sarebbe prudente che gli Stati Uniti schierassero, nella regione, forze aeree e navali, contemporaneamente alla minaccia di colpire il Taepodong. Se la Corea del Nord dovesse optare per una linea di azione suicida, queste forze extra renderebbero la sconfitta nord coreana più rapida e meno costosa in termini di vite: americane, sud e nord coreane.
Questa è una misura dura da adottare, per il presidente Bush. Senza dubbio comporta dei rischi. Ma il rischio di una perdurante inazione, di fronte alla corsa della Corea del Nord per minacciare questo paese, sarebbe maggiore.
Una diplomazia produttiva poteva evitare la necessità di scegliere fra queste due alternative non attraenti. Infatti, nei primi anni le due alternative erano parte diretta dei negoziati con la Corea del Nord, insieme ai piani militari, proprio per prevenire un simile esito. Riteniamo che la diplomazia potesse impedire la situazione corrente. Ma la diplomazia ha fallito, e non possiamo star seduti lasciando che questa minaccia mortale maturi. Un lancio del Taepodong che avesse successo, senza l’opposizione degli Stati Uniti, vittima designata, non farebbe altro che incoraggiare ulteriormente la Corea del Nord. Il risultato sarebbe più testate nucleari in cima a un numero crescente di missili». (Washington Post)
di Minerva alle 23.06.06 03:14 | Estera & Esteri | Commenti (12)
Minerva per pure curiosita gli Usa o chi propone questa idea si ricordano chi ce li vicino alla Corea del Nord Molto vicno particamente è subito dietro ,,E non so quanto prenderebbero bene una cosa del genere---Visto che oltretutto gli usa hanno un precedente finito in pareggio con la Corea del Nord ,causa il signore il vicino
Però detto vicino dovrebbe spiegare il suo cagnetto rognoso che deve comportarsi bene.
Soprattutto se aspira al ruolo di superpotenza, non di bullo del cortile.
Best wishes
Temo che l'ipotesi di un attacco preventivo, tramite lanci di missile criuse per scongiurare la minaccia nordcoreana, posta nei termini di cui sopra, sia controproducente e significativa di un approccio americano incapace di valutare l'atteggiamento mentale di popoli non appartenenti alla propria sfera culturale. Lo stesso errore fatto nei confronti dell'iraq e che, evidentemente, sembra non aver illuminato i maitre a penser d'oltre atlantico. Primo, un attacco ad una nazione sovrana, che sviluppa armi(per quanto pericolose), è del tutto illeggittimo. Secondo, per quanto riguarda l'atteggiamneto mentale mediorientale ed asiatico non è tanto importante ciò che un popolo(o una cultura) rappresenta all'interno del proprio mondo, quanto piuttosto le azioni che questo popolo(o questa cultura) dispongono per influenzare il modello di vita a cui si riferiscono. Secondo la concezione jahdista, per esempio, non è tanto l'esistenza della società occidentale(per quanto invisa) che viene coinsiderata minaccia, quanto piuttosto le azioni dirette che, secondo loro, la nostra società compie per destabilizzare e colpire l'islam o un paese dell'islam(cosa ininfluente dal punto di vista islamico: colpisci il mio sodale di fede e colpisci me).
Terzo, il colpire in modo così plateale uno stato che, dal punto di vista del diritto internazionale(la corea del nord non ha firmato alcun protocollo antiproliferazione e i rari accordi internazionali presi, sono stati soccessivamente sconfessati) ha la possibilità di sviluppare una sua tecnologia militare, avrebbe effetti di coesione all'interno della coresa del nord, ma non solo, creando un fronte avverso di cui, sinceramente, non mi sembra in questo momento l'america e l'occidente abbia bisogno.
Le alternative sono due ed entrambi difficili se non impossibili.
La prima cercare di convincere con opportune mosse diplomatica di lasciar perdere: cosa, credo, già ampiamente provata ed evidentemente non efficacie.
Secondo, cercare di sabotare in modo diretto ed indiretto, sottotraccia e per vie non ufficiali, i programmi nordcoreani. In questo caso ci possono stare accordi con il più potente vicino, ma anche azioni militari coperte per obbligare il governo di Pyongyang a scendere a più miti consigli: non escluse, ovviamente, azioni di sabotaggio tali da mettere a serio repentaglio il regime di quello stato che potrebbero essere compiute direttamente o per interposta persona. Le opzioni sul tappeto in questo caso sono tante e, comunque, tutte meno rischiose e probabilmente più efficaci, di un attacco diretto stile cow boy.
Immagino però che, considerato quali siano e che tipo di percezione del mondo abbiano i neoconi di Washington, opteranno per la scelta più imbecille.
BB e Leonida, il regime di Kim Jong controlla la vita dei propri sudditti meglio del Grande Fratello di Orwell: un sabotaggio è di difficile esecuzioe, e non è detto che non ci abbiano provato e/o ci stiano provando.
Perry conosce bene la situazione nord coreana e quella cinese: fu il primo Segretario alla Difesa a visitare la Cina dopo Tienamen, credendo nell'importanza dei rapporti, anche militari, con il paese asiatico; era segretario alla Difesa quando la Corea del Nord iniziò la sua corsa al nucleare, promosse le sanzioni delle NU per convincere i coreani a consentire le ispezioni. Successivamente, vista la buona volontà dimostrata, ne appoggiò l'allentamento e promosse la fornitura di combustibile, alla Corea del Nord, per l'energia elettrica. E' stato un convinto fautore della via diplomatica, che però ha solo rallentato i programmi nord coreani.
La Cina scatenerebbe una guerra per un attacco al missile nord coreano, distogliendo le forze dalla sua corsa verso lo sviluppo come potenza mondiale? Io non credo, sarebbe contrario ai suoi interessi. L'attacco non è privo di rischi, tutt'altro, ma non lo è anche la via diplomatica, come ampiamente dimostrato, anche se l' apparenza fa pensare il contrario.
P.S. Definire Perry neocon mi sembra azzardato: pensieri e azioni sono da realista.
ma un attacco nucleare contro la Corea del Nord o un qualsiasi tipo di attacco/conflitto coi Coreani da parte Usa non penso Pechino lo lasci correre cosi,,Cio qualsaisi mossa in quella zona gli Usa e penso lo sappiano dovranno trattare con pechino non con Kim il jong e qualsiasi accordo conclusione si raggiunga Pechino se la fara pagare salata (intesa in termini di commercio, o concessioni) Quanto a Kim Il Jong si becchera poi una lauta mancia a sua volta da Pechino
Minerva, "i neoconi di Washington" inteso nel senso dell'establishment. In ogno caso - e per quanto sopra esposto - mi sembra che Perry faccia cansiderazioni più "wishful thinking" che realiste. Regimi come quello di Kim Jong tanto più sono sotto pressione(vista dall'interno - e non solo - come opera indebitamente arrogante), quanto più riescono a coalizzare il loro popolo.
Beh, non esageriamo il pur notevole potere della Cina. Non è che adesso possono ridefinire le regole della politica internazionale: se non sanno tenere a bada il loro cagnolino nord-coreano, è normale che qualcuno gli appioppi un calcione prima di essere morso.
Saluti
troglodita
lo sai dove portò questa logica applicata al governo germanico di zio Adolf, vero?
gruss
Franz, il vegetariano depresso non fu fermato benchè avesse violato in più occasioni il trattato di Versailles e neanche dopo essersi annesso i Sudeti e l'Austria in palese sprezzo del diritto internazionale. Ci sarebbero state, invero, tutte le motivazioni di legittimità per stangarlo e non fu fatto per i motivi che conosciamo. La corea del nord non ha violato, per il momento, alcun trattato internazionale. Mi sembra ci sia una certa differenza.
servus
Minerva, dimentichi che in Corea del Nord una diga sul fiume Pukham permette di smollare in caso di conflitto 20 miliardi di metri cubi d'acqua sulla Corea del Sud. Mi sembra molto improbabile duque un attacco americano alla Corea del Nord. Gli USA hanno invaso l'iraq perché sapevano benissimo che non c'erano adm. Ci fossero state le adm, non ci sarebbero andati.
Sing, Carter e Perry, infatti, non parlano di invadere la Corea del Nord, ma pensano a un attacco analogo a quello di Israele a Osirak. La Corea del Nord non avrebbe alcun interesse a scatenare una guerra e a colpire la Corea del Sud per ritorsione, perché otterrebbe un effetto boomerang. Anche intercettare il missile in caso di lancio sperimentale, non è azione esente da rischi, con l'aggravante che, se dovesse fallire, il sistema missilistico di intercettazione degli SU (e il suo valore deterrente) andrebbe a farsi benedire. Non esiste, comunque, alcuna soluzione priva di rischi, compresa quella diplomatica: oltre un decennio di diplomazia e la bomba è quasi realtà.
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