Europa in affari con la Cina dei lager
Harry Wu è un geologo cinese scampato al laogai, il gulag cinese, dopo 19 anni di internamento perchè aveva osato criticare l'invasione sovietica in Ungheria.
Ha subito torture mentali e fisiche, fino a che è stato liberato nel 1979, ed è riuscito a fuggire negli Usa, da dove denuncia le violazioni dei diritti umani in Cina e le responsabilità dell'Occidente, in particolare dell'Europa, che conducono affari con il governo di Pechino.
Bisogna "smettere - denuncia Harry Wu - di aiutare il regime. Negli Usa ci sono leggi che vietano l'importazione di beni prodotti con il lavoro forzato. Quattro compagnie sono finite davanti a un giudice per aver aggirato il divieto. L'Europa dovrebbe fare altrettanto. Non basta dire che che è immorale quanto accade in Cina"
"Ipocriti - aggiunge - Il denaro è troppo importante. L'Italia e l'Europa pensano all'economia, a battere la disoccupazione, al mercato cinese. Non gliene importa nulla dei diritti umani e dei laogai. Vogliono solo fare più soldi, anche vendendo armi a Pechino"
Secondo alcune fonti ufficiali nei Laogai sono rinchiuse circa 6 milioni di persone e ne sono state uccise migliaia.
Il termine Laogai significa "riscatto attraverso il lavoro" e sono stati trasformati in prigioni-aziende, a costo ovviamente zero.
Quella di Cangzhon, ad esempio, esporta apparecchi di precisione - probabilmente di questi prodotti le nostre case sono piene - con un fatturato di 5 milioni di dollari l'anno. (fonte Libero)
"Signor Wu, se non sbaglio anche lei è stato “ospite” del Laogai.
«Sono stato internato per 19 anni. Dal 1960 al 1979».
Per quale delitto?
«Aver criticato l’intervento sovietico in Ungheria. Era il 1956, gli anni dei “Cento Fiori”, Mao aveva ordinato: “Che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero si affrontino”. Allora ero giovane studente, e ingenuo, e come tanti ho interpretato questa frase come un invito alla libertà d’opinione. Tanto più che il Partito riunì noi universitari in gruppi di studio per commentare vari articoli apparsi sul Quotidiano del Popolo che approvavano l’invasione dell’Ungheria. In realtà, il Partito, con quel metodo, stava raccogliendo prove per “smascherare i controrivoluzionari”. Io ci cascai in pieno».
E poi?
«Da quel momento, ero marchiato. Mi spedirono in campagna... ...per fare corsi di autocritica, e lì vidi come vivevano i contadini: né luce, né acqua, né cibo, niente. Evidentemente, la mia rieducazione non funzionò. Nel 1960 mi accusarono di furto e mi internarono: dandomi cinque minuti per raccogliere le mie cose».
Che cosa ricorda del suo primo giorno nei lager cinesi?
«Dei cadaveri appesi a dei pali: per ammonire i nuovi arrivati. All’inizio non riuscivo a mangiare il cibo, orribile. Un altro detenuto mi disse: mangia, nessuno qui avrà cura di te. Cerca di sopravvivere».
E come ci è riuscito?
«Ho “scelto” di vivere. Del resto la mia condanna era a tre anni, bastava resistere. Ma invece, nel ’64, cominciò un nuovo giro di vite. Il preludio della Rivoluzione Culturale. La Guardie Rosse fecero irruzione nel mio Lager, derubarono noi detenuti di tutto. Scoprirono anche i miei libri...».
Libri?
«Shakespeare, Victor Hugo, Tolstoi. Li avevo seppelliti, ma li scoprirono. Li distrussero davanti ai miei occhi mentre mi picchiavano. Mi spezzarono un braccio».
E come mai fu liberato, nel 1979?
«Mao era morto, e la vite fu allentata. Molti di noi “politici” furono liberati. Feci l’insegnante. Nell’85, come geologo, fui invitato ad un corso all’università di Berkeley, California. Ottenni il visto d’uscita, e naturalmente non tornai. Sono diventato cittadino americano nel ’94».
Però in seguito è rientrato in Cina.
«Più volte, allo scopo di raccogliere testimonianze sul Laogai e le atrocità che vi si commettono. Ho per esempio testimonianze registrate di medici e infermieri che raccontano di aver eseguito espianti di reni da condannati a morte, poche ore prima dell’esecuzione o subito dopo».
Ancor oggi? Ma il Gulag cinese non è in via di sparizione, dopo la fine del maoismo duro?
«Beh, ai tempi di Mao il Laogai aveva almeno 20 milioni di internati. Oggi i detenuti sono tra i 5 e i 6 milioni; almeno nel migliaio di lager che sono riuscito a identificare, ma ne devono esistere altri di cui non ho notizia. In via di sparizione? Nient’affatto, anche per un motivo: i lager sono oggi inseriti nel sistema produttivo cinese. Gli internati lavorano per l’esportazione».
Per l’esportazione?
«Quando non lavorano nelle miniere o a stendere linee ferroviarie, fabbricano merci e beni da export: giocattoli per la McDonald’s, scarpe per Nike e Puma... Il lavoro forzato, gratuito, arricchisce il regime e le direzioni delle carceri. Per questo il Laogai non viene chiuso».
Ma Pechino nega.
«Nega. Ma l’agosto scorso un giornale importante, il South China Morning Post, ha raccontato che sei grandi banche occidentali - dalla Deutsche Bank alla Merril Lynch, da Morgan Stanley alla Union de Banques Suisses, avevano comprato il pacchetto azionario della “Henan Rebecca”: è una fabbrica di parrucche con capelli veri, la più grande del mondo. Ma non è una ditta: è il Campo di rieducazione n.3 di Henan, con migliaia di “lavoratori” che sono forzati. Fanno turni dalle cinque del mattino fino alle due del mattino seguente, per smaltire gli ordinativi. E forniscono anche la materia prima: i capelli per le parrucche, sono i loro».
Ma almeno, tornando in Cina in questi anni, non ha visto che la vita è migliorata?
«È migliorata per un piccolissimo strato di funzionari del Partito e di “industriali” che sono spesso collegati al Partito. Ma la massima parte della popolazione non guadagna nulla dal boom economico. Se non turni di lavoro da 80 ore settimanali, e salarti da fame che nemmeno, spesso, vengono pagati. Ci sono centinaia di milioni di cinesi che reclamano paghe arretrate. La libertà religiosa è nulla, 30 milioni di cattolici vivono sotto il tallone della polizia, 100 mila preti e religiosi sono i galera o uccisi, la gente ha paura del sistema giudiziario... Chi guadagna dal boom? I privilegiati del regime e le multinazionali».
In Europa, e in Italia, c’è chi parla di imporre forti dazi alle merci cinesi.
«Non servono e non bastano. La differenza tra il costo del lavoro in Cina e quella nell’Occidente, dove vige la libertà sindacale, è così enorme, che le merci cinesi resteranno sempre competitive. Quel che serve è costringere Pechino a chiudere i Laogai, a far finire il lavoro forzato; ed obbligare le aziende occidentali a rivelare “dove” producono in Cina. Come stanno cominciando a fare gli Stati Uniti».
Gli Stati Uniti?
«Il 9 novembre un deputato americano, Frank Wolf, ha presentato una proposta al Congresso. Questa proposta di risoluzione impegna il governo Usa ad applicare le sue stesse leggi, che proibiscono l’importazione di merci prodotte con lavoro forzato; invita il governo americano a denunciare, in accordo col parlamento europeo, il sistema concentrazionario cinese davanti alla Corte per i Diritti Umani; esige che il governo cinese dia tutte le informazioni sui suoi campi di lavoro, e che permetta ispezioni nei campi. E chiede infine un’inchiesta internazionale sul Laogai».
Temo che quella proposta sarà respinta. Bush sta per andare in visita a Pechino per fare accordi commerciali.
«Invece no. La “proposta Wolf ” è stata presentata il 9 novembre, ed ha già ottenuto l’appoggio di un grande numero di parlamentari, fra cui Nancy Pelosi, la capo-gruppo democratica. La risoluzione Wolf ha buone possibilità di diventare legge, e assai presto. Forse Bush dovrà andare a Pechino portando, anziché favorevoli aperture commerciali, quella legge»."
Maurizio Blondet - La Padania
di Rolli alle 13.11.05 18:14 | Politica | Commenti (3)
Vedo un silenzio assoluto anzi un disagio di fronte a notizie che coinvolgono paesi comunisti come Cina,Cuba, Corea etc..
Rolli,fai un favore a tutti, se non ci sono di mezzo gli americani evita di fare un post; cosi' siamo tutti tranquilli e convinti che il vero freno al progresso dell'umanita' sono gli yankees. Grazie anticipatamente.
Bel termine Laogai.
Sarebbe ora di iniziare ad usarlo.
Ciao
I novelli Stalin italiani sanno alla perfezione come dare degli assassini agli altri, Usa ed Israele principalmente, i loro nemici da sempre.
Pero' tacciono sui veri assassini perchè i loro governanti sono molto indaffarati a far affari con loro. Non sia mai che certe notizie turbino il nuovo capitalismo comunista nel suo cammino insanguinato.
L'unico comunista buono è quello appeso per il collo.
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