Sabato 9 Luglio 2005

Francesco Cossiga: deboli giudici, 007 e politica

Purtroppo la caratteristica principale dei terroristi è di fare quello che promettono».
È dura,sentirla mettere in questi termini. Del resto,da almeno tre lustri a questa parte la cifra comunicativa di Francesco Cossiga non è certo la dissimulazione. Né il seguito del suo ragionamento è meno perturbante:
«Noi - dice Cossiga al Riformista - non siamo gli Stati Uniti, e nemmeno il Regno Unito. Siamo un paese debole, disarticolato. Siamo politicamente, moralmente, organizzativamente impreparati ad affrontare questa minaccia terroristica».
Siccome sulla debolezza della politica e della morale siamo mediamente ben informati, è dal deficit dell’organizzazione che chiediamo al presidente di cominciare il suo ragionamento.
Spiega Cossiga: «Non abbiamo piani operativi di difesa civile (difesa, non protezione!). Non abbiamo strumenti giuridici di lotta al terrorismo. Non abbiamo piani di gestione dell’informazione pubblica in caso di emergenza. Si chieda cosa direste voi giornalisti se succedesse quello che è accaduto in Gran Bretagna, e cioè i giornalisti presi a calci in culo e allontanati con la forza dai luoghi delle esplosioni. Ma il problema principale è lo sbando della magistratura inquirente. Prenda il caso di Abu Omar: lo scandalo non è tanto la violazione territoriale operata dalla Cia, che pure è fatto gravissimo, ma il fatto che sia stato rapito un personaggio che era sotto stretto controllo della Digos e che la Procura si sia ricordata di chiederne il fermo cautelare solo dopo il sequestro».
La magistratura applica la legge.
«Invece io invito all’illegalità. Mi spiego. Non v’è dubbio che in questo momento a passeggio per una strada di Roma ci sia qualcuno degli ideatori e o degli attentatori della strage di Londra. Per individuarlo bisognerebbe scavare nell’immigrazione illegale e clandestina, ma se si va a indagare in quella direzione ci si scontra con le grida d’allarme dei misericordiosi, che pongono il problema umanitario degli immigrati clandestini, e con l’inadeguatezza degli strumenti».
Messa così, sembra facile finire dalle parti di qualcosa che, di solito, si chiama legislazione emergenziale.
«E invece no - ribatte Cossiga - capisco che accusare gli Stati Uniti di aver adottato contro il terrorismo misure antidemocratiche è facile, anche perché Guantanamo e il Patriot Act non sono cose degne di una grande tradizione liberale, ma qualcuno mi deve spiegare perché l’Italia non può seguire l’esempio della patria del socialismo continentale, già culla del liberalismo e del sindacalismo,l’Inghilterra di Tony Blair, e adottare il Terrorism act, che permette di utilizzare in fase di indagini, ma non di processo, le intercettazioni telefoniche e ambientali e di fermare una persona sospetta anche per un mese.Da noi non si può. Ecco il mio appello all’illegalità: per il nostro bene, seminiamo gli ambienti di indagine di microspie e microcamere, perché se aspettiamo che dal terrorismo ci difenda uno dei nostri gip i terroristi riusciranno laddove ha fallito l’usura del tempo, e ci vedremo crollare addosso la torre di Pisa».
E l’intelligence? Non possono salvarci i servizi? Le forze di polizia? Cossiga non ci spera più che nella magistratura:
«Il Cocer - dice - è in guerra col Dipartimento di pubblica sicurezza. Per la vicenda del sequestro a Milano di Abu Omar la Digos ha messo sotto accusa non solo la Cia ma anche il Sismi.Tra Sismi e Sisde non c’è collaborazione e la riforma dei servizi non si riesce a fare. Pisanu e la presidenza del Consiglio sono per l’unificazione del servizio civile e di quello militare, come richiede una fase come quella attuale in cui dati dall’esterno e quelli dell’interno devono confluire ed essere elaborati da un’unica centrale. Ma il ministero della Difesa e le autorità militari si oppongono, forse perché considerano strategico continuare a cercare di sapere di più sulle cannoniere della Corea del nord o sul modello di mitragliette dei reparti d’assalto della Mongolia esterna. Le racconto questa: il capo di Stato maggiore della Difesa ha messo il veto alla promozione a vicedirettore del Sisde di un brillante ufficiale dei carabinieri, perché evidentemente per lui carabinieri e poliziotti non sono bravi militari. E infatti lo sanno tutti che Calipari (poliziotto, ndr) veniva da una scuola ufficiali dello Stato maggiore. In quel ruolo il nostro capo di Stato maggiore della Difesa vuole un ammiraglio. Se la sua proposta è Nelson, o Wellington, sono d’accordo con lui».
Per giunta, sostiene Cossiga, alla debolezza strutturale del nostro paese si oppone la brillantezza della mente terroristica:
«Non hanno solo inserito l’Italia nella lista dei prossimi obiettivi da colpire. Hanno fatto di più, una sublime operazione politica, di rara finezza: hanno indicato un obiettivo specifico nella persona di Silvio Berlusconi, ben sapendo che, mentre è possibile raggiungere un certo grado di unità del paese nel respingere una minaccia diretta contro l’Italia, non altrettanto si può dire di una minaccia rivolta al presidente del Consiglio».
Stai a vedere che dopo Renato Curcio, l’ex capo dello Stato è pronto a trovare un degno posto nella storia delle idee anche a bin Laden.
E Cossiga:«Se la storia sarà obiettiva - e non credo che lo sia,se è vero come è vero che per aver esaltato quello che io considero uno dei più grandi uomini di Stato del XX secolo, Joseph Stalin, uno storico ex sovietico mi ha definito uno “stalinista di destra” - ma se ci sarà obiettività, bin Laden passerà alla storia come un nuovo Gengis Khan, cioè un grande capo ideologico e politico».
Ed è in sostanza sulla base di questa “ammirazione” per la lucidità tattica e strategica che Cossiga si sente di escludere Roma dall’elenco delle città a rischio:
«Io credo che in Italia gli obiettivi siano o i centri del potere economico e finanziario, quindi Milano,o città simbolo della cultura occidentale. Ma non Roma. A Roma c’è la Santa Sede, che è l’unico schermo che ha impedito che la guerra scoppiata dopo l’attentato alle Due Torri diventasse guerra del mondo giudeo- cristiano contro l’Islam. Per questo non credo che il terrorismo metterà piede a Roma».
Detto della carenza organizzativa, denunciato lo scrupolo umanitario e legalitario, resta il nodo della politica:
«Demagogia umanitaria - sintetizza Cossiga - questo è tutto ciò che la nostra classe politica è in grado di offrire. Essere solidali con gli Usa o col Regno Unito non costa nulla.Andare in processione dall’ambasciatore inglese come ha fatto Romano Prodi non costa nulla. Anch’io ho mandato un messaggio alla regina e al primo ministro e che mi è costato? Una email dell’ambasciata. Altro sarebbe un piano comune per fronteggiare l’emergenza. Ma siamo in campagna elettorale.Troppo forte sarà la tentazione della maggioranza di accusare di complicità comunisti e terroristi,e troppo forte sarà quella dell’opposizione di addossare colpe e responsabilità al governo.
L’Unione non può trascurare di reggersi anche grazie al contributo di una sinistra radicale e antiamericana che ha al suo interno no global e disobbedienti.
E la Margherita è stata così ridimensionata nella sua istanza autonomista che non credo che Rutelli possa andare avanti da solo in questa battaglia. Insomma,non so a chi appellarmi. Anzi, un appello ce l’ho.Posso farlo? ».
Prego.
«Chi crede, preghi e si affidi alla provvidenza. Chi non crede crede faccia atto di fede e si affidi allo stellone dell’Italia». Stefano Cappellini - Il Riformista

di Rolli alle 09.07.05 00:43 | Opinioni | Commenti (5)

Commenti

La mia opinione e' che non e' piu' tempo per buonisti, misericordiosi, ideologie "senza se e senza ma". Siamo in guerra, volente o nolente. Una guerra sporca in cui l'obiettivo non e' la conquista di un territorio o la sottomissione di un popolo. Qui l'obiettivo e' la distruzione totale del "nemico", e il nemico siamo noi. A quelli che a volte vengono vergognosamente chiamati "resistenti" o "partigiani" non frega assolutamente nulla di niente. L'unica cosa che gli interessa e' provocare danni e morti, nel maggior numero possibile, nella maniera piu' eclatante possibile. Donne, bambini, vecchi, giovani, militari e impiegati, cattolici e mussulmani, non importa chi viene preso, l'importante e' "ucciderne il piu' possibile". Di fronte a questo tipo di attacco, non c'e' spazio per remore morali di qualche tipo. Ben vengano, dunque, le indagini "sporche", al limite della legge. Ben vengano le intercettazioni ambientali, le leggi speciali, il pugno di ferro contro certa gente. A me non interessa nulla di essere ripreso da una telecamera per strada, non me ne frega niente se qualcuno legge la mia posta o ascolta le mie telefonate, non ho proprio nulla da nascondere. Ma voglio uscire di casa e godermi il sole, prendere la metro e andare dalla mia ragazza senza pensare che potrei saltare in aria da un momento all'altro. Qui non e' Gerusalemme, e mai deve diventarlo. Qui c'e' la civilta'. E deve rimanerci. Ci sono di millenni storia, monumenti e opere d'arte, che siamo stati capaci di costruire e finora conservare, bene o male. Ma mai nessuno ha pensato di prendere a cannonate il Colosseo o il Duomo, e nessuno, dico nessuno, deve mai nemmeno provarci.

di Alx il 09.07.05 11:19 | M | C | #

raro momento di lucidità cossighiana! effettivamente solo affidandoci alla provvidenza possiamo sperare di non doer piangere i nostri morti in quanto la situazione descritta è, secondo me, ancora ottimistica rispetto alla realtà.

di skualo il 09.07.05 11:23 | M | C | #

Veramente interessante. E' una grande intervista.

Molto bravo Sefano Cappellini, a mio avviso. Quanto al Presidente Emerito, solo questo: Tanto nomine nullum par elogium. Come si legge sulla tomba di Machiavelli in Santa Croce—sia detto senza doppi sensi e facendo tutti gli scongiuri del caso …

di Wind Rose Hotel il 09.07.05 12:37 | M | C | #

ha aspettato qualche giorno...Prodi sulla guerra:"Altri hanno appiccato l'incendio mettendo il Paese in difficoltà"

di frank il 11.07.05 15:43 | M | C | #

Non è nemmeno questione di SE. E' questione di QUANDO. Allora piangeremo e cambieremo governo ma, come sempre, non faremo nulla se non discutere di puttanate in parlamento e nei talk show. Magari ci sarà pure qualche centro sociale che farà festa, come hanno fatto l'11 settembre.
Troppa paura a chiamare le cose con il loro nome in Italia e in Europa.

Guerra

Guerra

Guerra

Guerra

Guerra

...no signora maestra devo lavorare non ho tempo di scriverlo 100 volte...

di Fonz il 12.07.05 09:33 | M | C | #

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