Lunedì 29 Novembre 2004

Sulla camorra Bassolino ha taciuto per dieci anni

Agli inizi degli anni '80, all'indomani del terremoto, Antonio Bassolino torna a Napoli a far politica.
La prima manifestazione a cui partecipa è una marcia anticamorra, con partenza Ottaviano, il paese di Cutolo. In testa al corteo, con lui, c'è anche don Riboldi, il vescovo della vicina Acerra. Da allora, per più di un decennio, l'anticamorra diventa il chiodo fisso dei leader comunisti.
Bassolino impone quel tema a tutto il partito, scrive sull'Unità e su Rinascita, organizza convegni, mobilita masse.
Poi nel '93 diventa sindaco.
Di colpo la camorra sparisce dall'elenco delle priorità. Mai più un corteo, sciolti il movimento dei giovani anticlan, chiusi gli osserevatori. Solo qualche fiaccolata quando l'evidenza raggela l'illusione normalizzatrice, come nel '97, l'anno in cui in una via borghese del Vomero la camorra spara per errore a Silvia Ruotolo, madre di due bambini.
Perchè questa improvvisa eclissi dell'emergenza criminale?
Il procuratore Cordova, quando già era lontano dal cuore della sinistra locale, parla di Napoli come di un "corpo di reato", ma nessuno gli dà più retta.
Dopo un decennio di anticamorra, un decennio di rimozione. Perchè? Se lo chiede anche uno storico come Francesco Barbagallo il cui ultimo libro sulla camorra si ferma alla fine degli anni 80.
"Ciò è successo - si risponde - perchè si temeva che parlare di camorra potesse ledere l'immagine della città".
In realtà non è accaduto solo per questo. Bassolino ha sempre creduto che la camorra avesse poco a che fare con il sottosviluppo, e che avesse, invece, un rapporto diretto con la spesa pubblica.
Era, quella, una posizione avanzata e moderna, che archiviava con grande anticipo il presunto rapporto di causa-effetto tra bisogno e violenza. Era la fine del giustificazionismo sociologico.
Quella lettura della camorra era tutta ed esclusivamente politica.
I clan esistevano in quanto interfaccia di un potere corrotto. Eliminata la corruzione poitica sarebe sparita la camorra. E così, quanto nel '93 la fascia tricolore la indossa Bassolino, che della diversità berlingueriana era un simbolo assoluto, il sillogismo scatta automaticamente: noi siamo puliti, la sinistra non è corrotta, Napoli avvia il suo rinascimento, la camorra non esiste.
Inizia la base della normalizzazione. Napoli? Nè più nè meno violenta di altre città.
La grande stampa si lascia convncere. Ora il tappo però è saltato.
La foto del morto con la testa nel piatto della pizza chiude un decennio di neo-oleografia. Ma quella lettura, tutta politica della camorra ha fatto danni enormi. La città è arrivata impreparata allo scontro. Si allarmava per la secessione possibile del Nord bossiano, non muoveva un dito per la secessione già avvenuta in quei sette quartieri cittadini totalmente controllati dalla malavita organizzata.
Ancora oggi Isaia Sales, camorrologo ed ex sottosegretario di Ciampi, pensa che vera criminalità organizzata non sia a Napoli, ma nel Casertano e nell'Agro nocerino sarnese.
Incalzati dalla cronaca, dalle ragazze che istigano all'omicidio, dai clan che sparano sugli operai, dalle rapine ai negozi di Ferragamo, dalle aggressioni agli omosessuali, dagli agguati ai carabinieri, poliziotti e berretti verdi, studiosi come Barbagallo non sono più disposti a minimizzare.
"La verità - dice - è che la camorra oggi a Napoli è l'unica cosa che funziona"
Dunque non si era eclissata. E se è così bisogna riscrivere molti libri. E paradosso dei paradossi: Pomicino, che del partito della spesa pubblica era il leader indiscusso, oggi è uno dei protagonisti del centrosinistra campano.
Marco Demarco - direttore del Corriere del Mezzogiorno - Sette

di Rolli alle 29.11.04 01:25 | Politica | Commenti (7)

Commenti

Ciao, qualcuno può segnalarmi degli articoli chiari su come effettivamente cambierà la tassazione degli italiani? Intendo, aliquote di prima, aliquote di dopo, no tax area, tutto insomma. Vorrei farmi un'idea completa della cosa, e purtroppo finora le mie ricerche non hanno dato frutto. Ciao e grazie

di Raff il 29.11.04 08:42 | M | C | #

Io, per averci vissuto, sono convinto che la Campania abbia più che mai bisogno di ordinarietà. Nel senso che bisognerebbe smetterla di pensare al sud come una questione straordinaria da affrontare con mezzi straordinari (tipo i finanziamenti a pioggia che finiscono solo per ingrassare la malavita), ma di lasciare che i problemi vengano affrontati normalmente. Tanto per fare un esempio, a Salerno nessuno metteva il casco finché un giorno i vigili si sono messi a fare le multe come in qualsiasi altra parte d'Italia e, magicamente, il problema si è risolto da sè, senza alcun clamore né tantomeno nessuna indagine sociologica dei miei stivali sul perché di un determinato comportamento.

P.S. x Raff. Anche se siamo off-topic (scusa Rolli), credo che un buon punto di partenza per quello che cerchi sia sul sito de Il Sole 24 Ore

di maRcaBru il 29.11.04 09:14 | M | C | #

Azz, chiedo scusa, ho postato il commento sul post sbagliato :-) mea culpa. Comunque grazie.

di Raff il 29.11.04 09:24 | M | C | #

Sicuramente,come gia' espresso in post analoghi precedenti,e' mia convinzione che un minimo di autoritarismo effettivamente applicato,al di la' dei colori politici di chi amministra,non potrebbe che fare del bene alla citta' di Napoli.Il buonismo o la sottovalutazione di cio' che accade non fanno altro che aggravare il problema di Napoli e di tutta la Campania.Se non interveniamo potrebbe succedere qualcosa di veramente grave.

di marco il 29.11.04 10:06 | M | C | #

Cero Marco. Ma solo una constatazione: sento ripetere la stessa cosa da trent'anni.

di bill il 29.11.04 10:17 | M | C | #

bisogna mandare i marines a Napoli!

di bob il 29.11.04 14:52 | M | C | #

bisogna mandare i marines a Napoli!

Se ci vanno gli vendono una caterva di dvd, telefonini e telecamere di cartone con la spia rossa che s'accende per davvero.

di olden il 29.11.04 23:28 | M | C | #

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