Mercoledì 24 Novembre 2004

Il fondamentalismo uccide il Corano

Fui un simpatizzante dei Fratelli musulmani. Non ero contro la rivoluzione, né ero contro Nasser, ero però dell’opinione che l’Islam fosse una cosa importante e che il governo invece ne abusasse.
Non che considerassi tutta la società «miscredente», come invece affermavano i Fratelli musulmani, ma c’era qualcosa che mancava. All’epoca il governo era riuscito a controllare l’Università di al-Azhar e ad utilizzarla nella lotta contro i Fratelli musulmani. Al-Azhar obbedì e cominciò a lodare i vantaggi del socialismo, del nazionalismo arabo, della pianificazione familiare e altro.
Le manipolazioni furono talmente evidenti da suscitare la mia rabbia. Oggi si sa perché Nasser fu così intransigente nel perseguitare i Fratelli musulmani: essi avevano appoggiato la rivolta degli Ufficiali Liberi del 1952, alcuni di loro avevano affinità ideologiche con gli Ufficiali liberi. Dopo il golpe però, i Fratelli musulmani volevano che l’Islam venisse dichiarato religione di stato e che la shari’a diventasse l’unica fonte del diritto.
Gli Ufficiali liberi invece non vollero cedere il loro potere, e offrirono ai Fratelli musulmani soltanto il ministero degli affari religiosi. Lo Stato cominciò a perseguitare i Fratelli musulmani, i quali nel 1954 reagirono con un attentato alla vita di Nasser. Ne seguì l’esecuzione di molti di loro. [...]
Nutrivo ancora molto rispetto per la persona di Nasser e mi riconoscevo nei valori della rivoluzione, nell’obiettivo di una distribuzione più equa delle ricchezze e di una partecipazione dei ceti più poveri all’istruzione e ai servizi sociali. [...] Ma sono stato derubato di un sogno, nobile e bello. Di fronte alla disfatta del 1967 mi meravigliai soltanto che nessuno l’avesse prevista. Nonostante avessi previsto la sconfitta, fu un momento tragico per me. Avevo intuito che un popolo che non è libero non è in grado di lottare. Sapevo che uomini derubati della loro dignità non possono essere dei buoni combattenti. E malgrado tutto ciò, la sconfitta fu terrificante.

Rimasi come stordito per una settimana intera. Soltanto quando i popoli, ad un certo punto, riescono a trovare la forza per distruggere le proprie figure-simbolo, allora probabilmente riescono a essere liberi. E Nasser è stato una di queste figure-simbolo. Il popolo egiziano lo amava.
Ma, come nella vita dell’individuo, anche in quella dei popoli arriva il momento in cui deve avvenire ciò che Freud chiama l’uccisione del padre, cioè appunto la liberazione dal dominio del padre.
Il carisma di Nasser ha fatto in modo che il popolo egiziano vedesse in lui il padre, per liberarsi il popolo avrebbe dovuto ucciderlo. In sé, non sarebbe stata importante tanto la sentenza di un tribunale, quanto il fatto che un sovrano si fosse sottoposto al giudizio di un tribunale. Il popolo egiziano in quel momento avrebbe potuto prendere l’iniziativa, invece gli diede carta bianca, anche se Nasser non aveva più alcuna possibilità di sfruttarla. Ogni altro leader avrebbe potuto farne dei miracoli, Nasser invece era già finito. Ebbe inizio così un periodo di grandi disordini e di molteplici intrighi.

La scoperta dell’ermeneutica
Dalle letture di Gadamer, Heidegger, Ricoeur, fatte in contemporanea a quella di Ibn ’Arabi, mi apparve improbabile l’esistenza di due filosofie, una occidentale e l’altra orientale. Certamente i testi ricorrevano a terminologie, a metafore o ad una sintassi diverse, però fondamentalmente trattavano tutti lo stesso argomento: il rapporto tra il testo ed il suo lettore.
Il testo in questione poteva essere un testo rivelato, un’opera d’arte o riguardare il mondo intero, ma per poter esistere aveva sempre bisogno di essere letto. Contemporaneamente mi accorsi che la lingua non era soltanto un ricettacolo neutro, ma che era coinvolta nel formarsi dell’argomento. Fu allora che pubblicai il primo saggio in lingua araba sull’ermeneutica occidentale, che, iniziata con l’interpretazione del Vecchio Testamento, fornì a quest’ultima le basi teoriche.
Più tardi l’ermeneutica fece il suo ingresso anche in altre scienze, come la filosofia, l’estetica, le scienze letterarie, e anche in quelle sociali.
Tutto ciò, da noi, non si è verificato: l’ermeneutica araba è rimasta relegata all’esegesi coranica.

La crescita del fondamentalismo
Quando Sadat fu assassinato il 6 ottobre 1981 da quegli stessi che lui aveva contribuito a rafforzare, tutto l’Egitto rassomigliò ad un carcere. Un mese prima del suo assassinio, Sadat aveva definitivamente rotto con gli islamisti che reclamavano per sé il potere. Aveva imprigionato molti di loro e contemporaneamente aveva fatto arrestare in un’unica notte centinaia di intellettuali. Il primo sforzo di Mubarak, che succedette a Sadat, fu quello di rasserenare la situazione: rilasciò gli intellettuali e tentò di integrare i cosiddetti islamisti «moderati» nel sistema di potere.
La vera colpa di Mubarak tuttavia, così come dei suoi predecessori, consistette nella chiusura nei riguardi delle riforme democratiche. È dal 1981 che in Egitto vige la legge marziale.
Gli islamisti nel frattempo avevano già cominciato la loro marcia per conquistare spazio all’interno delle istituzioni e per avere un controllo sempre maggiore delle associazioni studentesche, delle varie categorie professionali, così come dei sindacati.
Contemporaneamente l’opposizione laica si era ulteriormente indebolita. Il terrorismo fisico si trasformò in terrorismo psicologico e si diffuse nella società.
Così facendo si creò un contesto nel quale divenne possibile che un tribunale condannasse un uomo per un reato chiamato apostasia e imponesse il divorzio a due coniugi, contro la loro volontà.

Il Corano
Il tratto specifico della civiltà islamica è l’autorità esercitata dal Testo.
Ciò non significa che razionalità ed altri fattori non siano importanti, ma che la sua peculiarità risiede nella funzione svolta dal Corano. È indubbio che dallo studio del Corano non sia scaturita solo la teologia, ma anche tante altre scienze, quali la grammatica, la letteratura, la giurisprudenza, la storiografia e le espressioni artistiche tipiche, come ad esempio la calligrafia ed il canto. Vi è però una grande differenza tra il riconoscere l’autorevolezza religiosa di un testo, sottolineandone la funzione generatrice di civiltà, e l’attribuirgli un’autorità assoluta su tutti gli ambiti della vita.
Il Corano è un’autorità in campo religioso, ma non è la cornice entro la quale contestualizzare le scoperte della scienza storica o della fisica. Oggi, tuttavia, si sta rafforzando la tendenza a pensarlo come «contenente già tutte le verità conosciute o conoscibili dalla ragione». Il ché è pericoloso ed ha in sé due conseguenze.
Da un lato sminuisce il significato della razionalità umana e consolida contemporaneamente l’arretratezza, dall’altro trasforma il Corano, da testo della Rivelazione, in un trattato politico, economico o giuridico. Lo priva così di una parte della sua essenza e cioè della sua specifica dimensione religiosa e spirituale. [...]
Nella genesi coranica i due sessi sono parificati. La divisione dell’anima in una coppia non genera nessuna superiorità di una parte rispetto all’altra. E’ vero che il Corano cita spesso il nome Adamo, mentre non appare mai quello di Eva, ma nel Corano Adamo non rappresenta l’«uomo maschio»,e neppure uno specifico essere umano, bensì tutto il genere umano. Il Corano non distingue tra l’azione religiosa di un uomo e quella di una donna, neppure quando tratta della loro punizione o premio nell’aldilà. (ehm ...e le 72 vergini? ndR)

L’accusa di apostasia
Tutto procedette normalmente fino al 1995, quando ebbe inizio la disputa a proposito della mia promozione. L’Università del Cairo mi aveva rifiutato l’ordinariato in seguito all’accusa di apostasia, rivoltami in uno dei tre rapporti richiesti dall’università per valutare il mio operato intellettuale. Gli altri due avevano appoggiato con insistenza la mia promozione, ma il senato accademico aveva dato seguito al voto minoritario di ’Abd as-Sabur Shahin, basato su una miriade di insulti, travisamenti e diffamazioni.
Aveva attribuito alle mie opere idee pervertite e pensieri ateo-marxisti, e persino il «più abominevole disprezzo dei fondamenti della religione».
Poi cominciarono ad apparire nella stampa articoli che mi attaccavano e che si riferivano, tutti quanti, al solo rapporto negativo di ’Abd as-Sabur Shahin e alla sua predica del venerdì nella principale moschea del Cairo [...] in cui si faceva riferimento a un professore comunista ed ateo, dell’Università del Cairo, il quale, vistasi negata la promozione, stava infiammando gli animi dei comunisti. Cominciarono allora ad apparire caricature disgustose, di cui la peggiore fu forse quella dove si vedeva un uomo corpulento, il quale colpiva con un pugnale il Corano facendone uscire del sangue. Il titolo della vignetta era: Nasr Abu Zayd.
Nella nostra facoltà si insegnava poesia, filosofia, storia e islamistica. Molti studenti ora rifiutavano ogni novità: non accettavano la discussione, la respingevano. [...]. Ci ritrovammo con una tipologia di studenti universitari programmata per ragionare in una sola dimensione: quella delle cose permesse o vietate. Se, durante una lezione, accennavo ad una poesia d’amore, poteva accadere che una diciottenne si alzasse per dire che nell’Islam le poesie d’amore erano proibite. Ed allora, io, in che situazione mi venivo a trovare? Invece di adempiere al mio compito, e quindi discutere della struttura e dei contenuti di una poesia, ne dovevo illustrare la legittimità all’interno dell’Islam. Mi dovevo abbassare ad un livello non degno dell’istituzione universitaria, quello del permesso e del vietato. E man mano si scendeva sempre più verso il basso.
È facile immaginare cosa accadesse quando, durante i miei corsi sul Corano, affermavo, per esempio, che il Corano è un prodotto della sua cultura.
L’insegnamento per me era un piacere, la mia vocazione. Ma ora mi sentivo come uno schiavo ai lavori forzati. Tutto il caso scatenato dalla mia promozione negata mi sembrava soltanto un episodio di quest’incubo più grande. [...]
Ho conosciuto altre culture negli Stati Uniti, in Europa e a Tokyo. Sono ritornato per insegnare ciò che avevo imparato: che il mondo è grande, che né il Cairo, né Tokyo, né New York sono il mondo, ma che tutto messo assieme è il mondo.

La forza della fede
Non mi è dato di giudicare la fede di una persona, ma soltanto le sue opere. Chi si rende utile alla società, all’umanità, chi aggiunge del buono al Regno di Dio è figlio di questa comunità, che sia cristiano, ebreo, ateo, druso o quant’altro. Molto, moltissimo tempo fa incontrai un’indovina che leggeva la mano. Non credo in queste cose, ma lei guardò la mia mano e mi disse:«Nel tuo cuore porti una moschea di Dio che splende!»
In arabo la parola «moschea» (masjid) significa «luogo dove prostrarsi davanti a Dio» ed il mio cuore è tale luogo.
Se fossi davvero come è stato detto di me, sarei stato annientato.
Nessuno saprebbe opporre tanta resistenza se non avesse la fede.
Abu Zayd Nasr - religioso egiziano finito esule in Olanda, autore del libro «Una vita con l’Islam», edita da Il Mulino - Il Riformista

di Rolli alle 24.11.04 05:50 | Medio Oriente | Commenti (7)

Commenti

bellissimo articolo.

Stavo giusto leggendo ieri sera "Terrore e Liberalismo" di Paul Berman (perchè la guerra al fondamentalismo è una guerra antifascista).

si parla anche della situazione descritta all'inizio da Abu Zayd Nasr.

Nasser combattè contro il fondamentalismo isalmico in quanto ostacolo al suo avvicinarsi a teorie marxiste e all'unione sovietica.
Al contrario, questa antipatia dei fondamentalisti per l'Urss e il marxismo li mise sotto una buona luce agli occhi del dipartimento di stato usa e la cia.
non solo, il governo del pakistan li guardava con sincero affetto per resistere alle tentazioni del marxismo afgano o alle tradizioni secolari dei socialisti indiani.
Il successore di Nasser, Sadat, nel 1972 decise di passare dall'essere filo-sovietico all'essere filo-americano; questi eliminò le vecchie restrizioni contro i predicatori fondamentalisti e sguinzagliò contro la sinistra egiziana i Fratelli Mussulmani.

Lo stesso governo israeliano negli anni settanta vedeva di buon occhio il movimento fondamentalista come freno conservartore ai guerriglieri marxisti palestinesi.

Lo stesso errore commise la francia preoccupata dalle tendenze radicali e di sinistra che si andavano diffondendo tra gli immigrati mussulmani, soprattutto algerini.

Insomma nel fondamentalismo fu vista più una soluzione che un problema.
poi venne la rivoluzione di khomeini in Iran nel 1979 e l'occidente aprì gli occhi.

come si vede la realtà è molto complessa e molti diversi fattori sono intrecciati.

di dado il 24.11.04 17:58 | M | C | #

Monologo: A me piace pubblicare cose come queste che in genere trovi solo sul Foglio e sul Riformista; nel senso che sono gli unici due che non manipolano e manomettono.
Un po' come la storia della cacciata degli arabi; viene voglia di approfondire, di infilarsi nella storia
Ve li propino, e mi aspetto sempre qualche maledizione con "yawnn" appresso :) ma sono temeraria, ecco.
E poi il blog è anche una rassegna stampa che permette di conoscere cose che per un motivo o per l'altro uno non ha il tempo o la possibilità di leggere (ad esempio il Riformista è online solo a pagamento e comunque uno non sempre si può leggere dieci quotidiani al giorno)
Mi sento sempre un po' in colpa :)

di Rolli il 24.11.04 18:07 | M | C | #

come vedi però rolli, non siamo molti ad apprezzare questo lavoro certosino. è sempre più facile fare la polemichetta e dire le solite due o tre cose trite e ritrite.

di dado il 24.11.04 19:56 | M | C | #

Questi sono argomenti su cui bisogna riflettere, documentarsi; cose da metabolizzare piano. NOn sempre viene da commentare, uno legge, lo assimila e non scrive. Capita anche a me. Servono ad arricchire il bagaglio da portarsi dietro, più che a discutere nell'immediato. E, nel piccolo, a dare voce.

Non bisogna dimenticare che tutto questo va contestualizzato nell'epoca; un conto è dirsi adesso marxisti, un'altro era in quegli anni, con l'Urss.

di Rolli il 24.11.04 22:55 | M | C | #

Tu dici, Rolli? Che differenza trovi?

di bill il 25.11.04 10:02 | M | C | #

L'Urss era ben altra cosa, pronta a mettere gli artigli ovunque, c'era la guerra fredda; ovvio che l'occidente contrastasse quella ideologia, appoggiando quelloche sembrava il male minore

di Rolli il 26.11.04 02:19 | M | C | #

Certo Rolli, sono d'accordo. Dico solo che fra chi era comunista prima e chi lo è adesso io non vedo alcuna differenza. Sempre comunista è.

di bill il 26.11.04 13:04 | M | C | #

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