Toni Capuozzo: L'orrore, la guerra e i dietrologi senza bussola

Questo è l'editoriale di domenica notte di Tony Capuozzo, nella trasmissione di approfondimento Terra.
Bertinotti l'ha definito "violentemente antimusulmano", le anime belle si sono deformate la faccia con una piega di disgusto.
E' vero: i fatti hanno potere solo agli occhi degli onesti.

"Sono passati venti giorni, in un’altalena crudele di sgomento, di falsi comunicati, lunghi silenzi, precari sollievi.
Due ragazze, che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere, sono ancora perse e non sappiamo come stanno (domenica 26, le due ragazze erano ancora sequestrate, ndR). Non sappiamo come vengano trattate, non sappiamo cosa pensino, come pensino a noi e a se stesse, non sappiamo cosa pensino prima di addormentarsi e che cosa sognino nella lunga notte. Non sappiamo nulla, se non che mancano da venti giorni.
Sappiamo di noi stessi o crediamo di sapere. Ci siamo comportati bene, compunti come una scolaresca il giorno dell’esame: il governo ha fatto le sue mosse, l’opposizione ha fatto la sua parte, il presidente della Repubblica è stato come il padre di una famiglia meno rissosa del solito.
I musulmani d’Italia hanno contribuito a dimostrare che con i permessi di soggiorno vengono distribuiti anche principi comuni, più forti di ogni multiculturalismo, o almeno il minimo sindacale: si liberino le due Simona. E’ servito finora più a noi che a loro due.
Certo non potevano mancare le analisi a buon mercato e l’esercizio estenuato delle ipotesi, il lavorio giornalistico ai fianchi delle famiglie con le postazioni sotto casa.
L’ultima ricostruzione italiana del sequestro di cui abbiamo avuto notizia qui, sostiene che gli americani, arrivati sul luogo dopo pochi minuti, si sono guardati bene dall’inseguire i sequestratori, come a voler dimostrare ancora una volta la mano del perfido Allawi, del perfido Negroponte, e spacciare l’eterno teorema di Bush colpevole di tutto, della Cia dietro a ogni misfatto: sono loro i responsabili di tutto il male del mondo.
Guardiamo da qui all’Italia come al nostro paese lontano, e a volte poco nostro, infagottato di correttezza politica e miopia.
Metti un esempio banale: vediamo su un palazzo di Milano, ma immaginiamo anche altrove, le grandi foto delle due Simona.
Tra molte hanno scelto proprio quelle in cui il capo è coperto dal velo, si chiede la loro liberazione mostrandole meno libere che in altre immagini.
E’ vero, ci sono donne, e giornaliste, che si inchinano al rito con una civettuola sottomissione e persino esibiscono con gusto il dazio pagato, non al rispetto degli usi altrui, ma all’inciviltà dell’intolleranza.
Le donne cristiane a Baghdad non portano il velo, hanno il coraggio difficile della diversità.
Costa fatica guardare i fatti, terribili nella loro semplicità.
La morte di Enzo Baldoni è già stata dimenticata dai suoi stessi compagni di strada nella lezione feroce che impartì: siamo tutti colpevoli agli occhi del terrorismo.
E nessuno si è mai chiesto quanti pacifisti, o magari solo persone per cui il baseball era tutto nella vita, morirono nelle Due Torri.
Erano tutti colpevoli per Atta e bin Laden, erano tutti americani o servi della globalizzazione, per chi volle vedere in quel giorno non l’inizio di una guerra, ma la conseguenza cercata, magari non meritata in quella forma…ma comunque non è un problema nostro, chiamiamoci fuori.
Guardiamo all’Italia da lontano, abbiamo scorto nelle manifestazioni le bandiere palestinesi, non il ritratto di Baldoni. E’ stato ucciso da un fuoco amico?
E’vero, tanti figli di mamme italiane portano con levità morale la kefiah, il fazzolettone bianco e rosso, o nero, e non sappiamo cosa pensino le loro mamme quando gliele lavano, e si accorgerebbero che è la stessa kefiah che copre il volto del boia se non fossero protette da chi certe cose non le mostra perché si fa il gioco del terrorismo.
Meglio parlare d’altro. I fatti hanno il potere agli occhi degli onesti, di rovesciare i pregiudizi.
Metti i colpi di mortaio contro la sede di “Un Ponte per …”
la notte fra il 2 e il 3 settembre, quattro giorni prima del sequestro.
Perché se ne parla poco, perché la dimenticano anche le ricostruzioni più accurate?
Perché contrasta con le teorie del sequestro anomalo, dei servizi torbidi, o solo perché apre il capitolo delle responsabilità di chi non richiamò in patria le ragazze, qualcuno che avesse il coraggio di guardare in faccia la realtà, i fatti, gli avvertimenti, nel classico stile della guerriglia antiamericana e antirachena?
E noi siamo invece un paese dei balocchi, illuso che la bontà dei singoli, o la loro correttezza politica sia un lasciapassare, un salvacondotto.
Ci illudiamo noi europei che le lacrime di una vecchia madre inglese commuovano. No, gonfiano il petto dei boia di orgoglio, di soddisfazione per il lavoro ben fatto. Sono il bis gratuito del lamento di Kenneth Bigley davanti alla morte.
Se lo conosceste il nemico, sapreste che il nostro pianto , nei casi migliori, viene considerato una redistribuzione del dolore: “Dopo le madri palestinesi e irachene, tocca a voi così provate”. Questo dicono.
Noi ci illudiamo che il mondo sia a nostra immagine e somiglianza , “piccoli principi” e piccole “Alice” che ogni tanto s’imbattono nell’orrore, e scambiano i loro pii desideri, che non sono altro che un ingenuo tentativo di schermarci dall’orrore, per la realtà.
Noi ci abbeveriamo alla furbizia degli ulema: mentre uno di loro chiede di liberare le due Simona per non sporcare il volto della resistenza, l’altro, nello stesso giorno davanti ad Abu Ghraib, perde il suo tono mellifluo e invita la polizia irachena, il povero esercito iracheno, a ribellarsi agli americani.
Avete mai sentito una parola, una sola parola forte, contro i sequestri, contro le decapitazioni, contro l’umiliazione dell’umanità? No, solo sfuggenti considerazioni di opportunità, d’immagine, distinzione tra le ragazze buone e Quattrocchi cattivo, e Baldoni è passato inosservato.
Ecco dove l’islam nelle moschee manca di ribellione morale, perde lo scatto che separa i sofismi dall’indignazione.
Ma noi, politicamente corretti, siamo capaci di passare sopra i sondaggi di al Jazeera, sopra le vendite record di cd con il meglio delle decapitazioni, sopra i nostri stessi principi, mendicando il sogno di un mondo migliore colorato come una bandiera di pace, ottimista e per bene.
Noi che facciamo gli antropologi, intenti al girotondo attorno al buon selvaggio, e sussultiamo: “il vero islam non tratterebbe mai le donne così”.
Certo, neanche il vero comunismo avrebbe mai partorito il gulag e Stalin, Pol Pot e la rivoluzione culturale, Milosevic e Castro.
Chiedete a Zeynep Tugrul, l’ostaggio turco, chiedete a lei come è stata trattata.
O scovate nella memoria distratta al ricordo dell’adultera palestinese trasformata in kamikaze, o chiedete quante irachene sono state uccise per aver lavorato come interpreti.
Certo, non c’è nessuno in Italia che dica che il terrorismo non vada combattuto, ma chi vi dice come? Va combattuto nei nostri cuori, negli ordini del giorno dei consigli comunali, nelle fiaccolate?
A noi, qui, a noi che non amiamo le armi, e non solo amiamo la vita più che la morte, ma abbiamo molta paura della morte e vergogna della morte, quando siamo noi a infliggerla, sembra che almeno bisognerebbe stare ai fatti.
Stare ai fatti che ci mostrano come l’islam nel suo insieme provi oggi un odio nei nostri confronti che lascia senza fiato chi è abituato agli odii da corteo, da stadio o da reality show.
Va fronteggiato guardando in faccia la realtà.
C’è una parte dell’islam che non ci odia per convenienza, oligarchie conservatrici, potentati economici. C’è una parte dell’islam che non ci odia perché spera di provare la democrazia e, senza perdere l’anima e la fede, prendere parte alla festa mobile dei consumi, dei telefonini, dei master e delle olimpiadi.
Cinquemila iracheni in divisa sono morti per poter votare un giorno e avere una briciola di quello che abbiamo noi.
Ma noi dall’alto diciamo che Allawi è un burattino, le elezioni una truffa, e in cuor nostro continuiamo a chiederci, e del resto lo fanno anche gli imperturbabili inglesi, “ma chi ce lo ha fatto fare?”.
Nostalgici di un otto settembre sempre a portata di mano e sempre dalla parte giusta, o anche solo nostalgici dell’infanzia felice dell’andreottismo, amata da tutti, dei missili nelle corsie romane e degli assassini di Klinghoffer liberi.
Come era bella la nostra condizione di paese della pizza e di Paolo Rossi, amati da tutti, inoffensivi e simpatici.
Non c’era allora questa guerra sorda e sordida e potevano guardare allo specchio provando mille trucchi, beati di tanti volti diversi.
Adesso lo specchio è rotto, infranto in mille pezzi, come una vetrata delle Twin Towers.
Una parte del nostro paese, cerchiamo di essere sinceri con noi stessi, per favore, ha creduto fino all’altro giorno di essere risparmiata.
Quattrocchi in fondo aveva il tesserino della coalizione, e aveva confessato in punto di morte, come si spettegolava in Italia, di essere un camerata.
E la liberazione degli altri tre? Era in campagna elettorale.
E i morti di Nassiriyah erano morti in divisa, e che al Zarqawi abbia lasciato degli orfani in Italia è stato un dettaglio dimenticato.
Le anime belle del nostro paese che guardiamo da lontano, hanno discusso attorno al diritto di un politico, tanto esile quanto coraggioso, Piero Fassino, a prendere parte a una manifestazione romana dove, certo, oltraggiosamente si inneggiò alle cento Nassirya, e, certo inopportunamente, uno striscione inneggiava alla resistenza irachena.
Se le anime belle del nostro paese avessero guardato negli occhi la realtà, avrebbero dovuto discutere del diritto di scappare da quella manifestazione, da quella sola parola d’ordine, da quel solo striscione.
Non lo hanno fatto le anime belle, e adesso abbiamo elaborato in fretta il lutto per Enzo Baldoni, come se fosse stato uno sbaglio da dimenticare, un fatto che cozza contro una visione del mondo, un’eccezione deplorabile.
Per seppellirlo, in attesa che si ricordino di restituire il corpo, abbiamo passato al microscopio il convoglio della Croce rossa, abbiamo setacciato lettere e sporcato il ricordo del buon autista Ghareb e non abbiamo avuto il coraggio di guardare all’unico fatto che conta, chi l’ha ucciso e perché.
Non illudiamoci, per favore, i terroristi non sono gruppi sparuti e invisibili, interi villaggi e città sono sotto il loro controllo e li circondano di consenso. E questo è il prodotto della sola
guerra o ha a che vedere, piuttosto, con la storia politica, con i privilegi goduti dal “triangolo sunnita” sotto Saddam, ma anche con le idee che circolano nelle moschee, con un patrimonio di pensiero e di odio che sono merce comune?
Certo contano anche gli sbagli della coalizione, dallo scioglimento dell’esercito alle difficoltà a bilanciare fermezza e mediazione, e contano perfino i limiti antropologici e culturali a maneggiare la diversità.
Questo ha a che vedere con le vergogne di cui siamo stati capaci, Abu Grhaib, rispetto alle quali qui non vale la consolazione di averle scoperte noi, processate noi, di averle considerate una pugnalata di noi stessi a noi stessi.
Questo ha a che vedere con la distanza di parte dell’Europa che ha preferito non sporcarsi le mani, non mettere i piedi nel fango, dopo che un altro aveva sparso l’acqua e pensa adesso di poter essere semplicemente un’Europa che guarda, perché finora le è riuscito bene.
I disastri dei Balcani, risolti grossolanamente dagli Stati Uniti, ci hanno visto spettatori per cinque anni senza troppe complicazioni etiche.
Stavolta è diverso perché questo campo di battaglia se vinto può aprire un circolo virtuoso, se perso diventerà contagio, diventerà un trampolino di lancio di al Qaida verso l’Europa.
Questa palude, in cui i terroristi si muovono come rettili anfibi a loro agio, è teatro di una guerra sporca.
Ogni volta che i comandi americani comunicano di aver centrato un covo a Fallujah, le telecamere ci mostrano donne e bambini, vittime inermi. I terroristi non hanno caserme, vivono in mezzo ai civili.
La sequestrata turca, che lavorava per un giornale canadese, racconta che temeva anche i bambini nel covo in cui era tenuta prigioniera.
Combatterli dal basso vorrebbe dire avere più uomini, più disponibilità a morire, più reparti iracheni, più rivolta morale degli abitanti. Non c’è nulla di tutto questo.
A meno che non si aspetti il ritorno delle Nazioni Unite, che lasciarono a Baghdad uno degli uomini migliori, Viera de Mello, e predicano adesso da lontano.
I massacri del Ruanda, della Somalia, di Srebrenica, Kofi Annan li vide da vicino , a braccia conserte e senza scrupoli legali.
A meno che non si aspetti l’impossibile, non c’è altra via che aiutare gli iracheni a vincere se stessi, senza precipitare in una guerra civile e a misurarsi nelle elezioni possibili.
Dicono del contingente italiano, che fortunatamente non fa notizia adesso, in questi giorni a Nassiriyah, che se ne sta in trincea.
A noi risulta che abbia garantito le elezioni municipali a Nassiriyah, e che la linea del confronto fermo ma flessibile con i sottoproletari di Moqtada sia stato un fatto positivo, un piccolo aiuto: abbiamo fatto la nostra parte.
Se qualcuno ha altre soluzioni, benvenuto.
Ma non ci si inganni sulla natura del terrore, non ci si illuda sui suoi confini limitati o sulla sua influenza perfino culturale.
Guardate questa fotografia (la fotografia di cui parla Capuozzo raffigura alcuni uomini in ginocchio legati e bendati, con alle spalle, in piedi, poliziotti incappucciati e armati) su un giornale iracheno: i poliziotti sono mascherati per evitare vendette, l’onda limacciosa dello stile dei sequestri arriva fino in commissariato.
E se si mostra una gola tagliata, se si esibisce l’orrore che noi pensiamo destinato solo a noi, che cosa si semina nella società irachena?
L’idea della forza crudele come idea della ragione trionfante, l’idea della carne nemica come uno scempio da esibire, la legittimazione dell’orrore.
Nel primo giorno in cui questo cd è finito in vendita (cominciano a scorrere le sequenze tratte dal cd in cui sono state raccolte le immagini di una serie di decapitazioni e altre uccisioni avvenute negli ultimi mesi, ndr) nelle bancarelle di Baghdad, un solo venditore ne ha vendute 650 copie.
Noi vogliamo che lo vediate mondato dalle sue scene peggiori, anche se tutto il resto, anche quello, è insopportabile.
Vogliamo che lo guardiate sapendo che è quello che si conserva con gelosia in almeno 650 case di Baghdad, sì sono poche, anche se per un solo bancarellaro in un solo giorno di vendita, ma sono infinitamente di più delle case di coloro che manifestarono per le due Simona, che le pietose menzogne dei mezzi d’informazione italiani trasformarono in centinaia.
Si guardi in quelle case le migliori decapitazioni della lunga estate irachena, le morti più spettacolari. Non guarderemo l’atto finale, insopportabile, empio, ma dobbiamo guardare il volto di chi sta per morire e udire le voci degli psicopatici che decidono la morte in nome di un dio, ma non hanno il coraggio di mostrarsi in volto.
C’è qualcuno che ha avuto il coraggio di chiamarla resistenza irachena, e resistenza in Italia ha un senso, un significato, anche al di fuori di ogni retorica.
Ansar al Zawahiri: noi lo traduciamo i sostenitori di al Zawahiri, non i partigiani di al Zawahiri: E allora se proprio dovessimo usarla questa parola, dovremmo usarla a proposito dei volti che vediamo andare alla morte, volti dei condannati a morte di una resistenza all’odio, alla superbia, alla ferocia, volti di una resistenza a volte persino inconsapevole e sempre involontaria.
Ma se c’è una traccia di umanità in questa guerra sta nelle lacrime di Bigley, sta nell’urlo disperato del sudcoreano, sta nella rassegnazione impaurita dei nepalesi, sta anche nei volti che ci sfuggono di centinaia di volontari che muoiono davanti ai centri di reclutamento.
Cosa sono questi iracheni sconosciuti, i servi di Bush, i cosacchi dell’America? O non sono invece i segni muti di una disperata richiesta d’aiuto, di una caparbia voglia di normalità?
Sono volti che il nostro paese di dietrologi farebbe bene a guardare in faccia, davanti, per capire dove sta il nazismo e dove la resistenza, e ricordarlo, e cercare di non perdere la bussola. E non perdere una guerra che è anche una guerra di valori, che potremo anche non combattere, ma che possiamo perdere comunque.
Ecco la musica che penetra nelle orecchie come una nenia del terrore i simboli di “monoteismo e guerra santa” (Capuozzo si riferisce alla colonna sonora e al logo che accompagnano i video dei terroristi, e comincia a commentare le immagini delle esecuzioni, ndr). Eccola la tuta arancione di Nicholas Berg e quella sua dichiarazione di generalità che è l’aggrapparsi a tutto quello che resta, alla sola umanità possibile: mia madre si chiama Susanna, mio padre Michael, i miei due fratelli Sarah e David.
Eccolo il proclama: Abu Ghraib e Pakistan, e la condanna a morte.
Eccole le urla del sudcoreano, “voglio vivere”, faceva l’interprete, “castigheremo le spie, per voi c’è solo la morte” dicono. L’orologio segna le 8,15 del mattino. Alle 8,22 il boia estrae il coltello.
Eccolo l’ostaggio turco: “Vogliamo bene ai musulmani di tutto il mondo – dicono – ma voi insistete a lavorare con gli occupatori. Vi abbiamo risparmiato altre volte, adesso non più”. Gli danno una pacca sulla spalla, nella regia che lo avverte che adesso è il suo turno nelle ultime parole. E applicano il giudizio di dio sul camionista turco.
Eccolo il bulgaro. “Taglieremo la testa a lui e aspetteremo ventiquattro ore per darvi il tempo di abbandonare l’Iraq, altrimenti taglieremo la testa anche al secondo”. Sentitelo il respiro affannoso del boia. Ventiquattro ore dopo il secondo bulgaro.
Ecco l’egiziano accusato di essere una spia. Ed ecco i nepalesi venuti da un paese che non conta nulla sulla scena dei poteri del mondo, venuti a guadagnarsi due soldi.
Ed eccolo il centro di accoglienza dell’orrore. La fatica della decapitazione spetterà a un solo boia. Per gli altri un colpo alla nuca.
Eccoli i campi del silenzio che continuiamo a ignorare, che non illuminano veglie di preghiera, che non indignano, che non fanno appendere ai balconi del nostro paese lontano nessuna bandiera, che non trovano rivolta, rabbia, che scivolano distrattamente: uomini uccisi due volte.
Sono questi i campi dell’orrore di questo nuovo secolo, campi su cui nessuno appoggia un fiore, né margherite né crisantemi, campi che non meritano fosse comuni.
Possiamo vergognarci per Abu Ghraib e Guantanamo, sono le case dei nostri sbagli, delle nostre debolezze. Ma questa è la casa dell’orrore e questo è il cd che raccoglie il meglio dell’orrore.
E lo guardiamo con pensiero grato e fiero rivolto a Fabrizio Quattrocchi, che vi si sottrasse con uno scatto d’orgoglio.
Adesso sappiamo perché non lo hanno fatto vedere. E forse possiamo pensare che anche Enzo Baldoni, alla fine, si è guadagnato con un gesto o una parola, o un sorriso o qualcosa che non sappiamo, il diritto a non entrare nel manifesto della morte su uomini indeboliti e persi come lo saremmo noi.
Noi non vogliamo incitare all’odio, odiamo l’odio.
Noi vogliamo che non si chiudano gli occhi, che non si parta dalle idee per spiegare il mondo, ma dai fatti per crearsi delle idee.
E vogliamo che la voglia di pace, di tolleranza, di rispetto, di quieta diversità, si armi della conoscenza non delle illusioni, o peggio, dell’inganno. Perché non succeda, in questa Vermicino di tanti anni dopo, che i riflettori accesi sul pozzo illividiscano all’alba, lasciandoci amari, sorpresi, inermi, mentre le anime belle, sul campo sparso di caduti, spiegheranno ancora una volta di chi è la colpa.
Invariabilmente nostra."
Toni Capuozzo Terra, settimanale del TG5 del 26 settembre - Il Foglio

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Il giornalismo italiano può anche essere altro che mera blanditio dell'opinione dominante e del pacifismo inconcludente. Read More

40 Commenti

AMEN

E' un grande editoriale, scritto non da un parolaio ma da un giornalista che è stato presente in tutte le zone di guerra del mondo, e che conosce bene la realtà delle cose. Provo una profonda vergogna ripensando alle manifestazioni di ieri, con tanto di sindaci, assessori e una massa di ignoranti, dove si srotolavano quegli stracci colorati e si appendevano margherite di carta. Questi cretini del Ponte per .. non hanno avuto neanche una parola per gli ostaggi in mano a quegli animali che ancora si sforzano, nonstante l'orrore che praticano, di giustificare. Altro che paese unito: c'è mezza Italia, quella ben descritta da Capuozzo, che non sà neanche in che mondo vive, e che si bea di parolette e slogans meno profondi del pensiero di una zanzara.

un pozzo di retorica del cazzo

Se fossi un dietrologo direi che più che di un vero rapimento, quello delle simone, sembra una operazione di Public Realations per i terroristi...........

Leonida, sarà retorica: vallo a dire agli ostaggi. Vallo a dire a quel poveretto in catene. Scusa sai, ma il pragmatismo che predichi, se non è al servizio di nessun principio, non serve a un cazzo. Perchè và bene che siamo smaliziati e disincantati, ma vivere di niente è un pò triste. Non trovi?

un editoriale che a molti fa venire il mal di testa? certo, perchè risveglia le coscienze di chi pensa che basti una bella bandiera della pace al balcone o una fiaccolata in compagnia per difendere la libertà....purtroppo serve ben altro..come sempre dov'è il cuore di una guerra tony capuozzo è lì e non fa, come qualcun'altro(a), delle tragedie un trampolino verso l'europarlamento..

Be, la scomunica di Bertinotti a questo punto mi sembra anche scontata.

Verità talmente cristalline da risultare indigeribili per chi viaggia con i paraocchi (ciao leonida...). Capuozzo è un giornalista serio, uno dei pochi che vedi per strada, non sempre chiusi in qualche albergo. E poi perdonatemi ma la scomunica di Bertinotti per me è superiore a qualsiasi onorificenza mai esistita: il nipotino del PCUS che lo insulta! Io uscirei a festeggiare....

che ci sia della retorica è pur vero ma serve a mettere in evidenza la retorica elevata all' ennesima potenza (con n da 10 in su) di quelli del partito " fuori dall'Iraq occupato"

quindi nonostante tutto ri-amen

Tu non ti vergogni mai, vero Leonida? Sempre con quelle cavolo di frasi scontate, rancorose, sputazzate per non saper dire altro.
Ma ogni tanto oltre ad un vaffanculo mamma ci vorrebbe anche un bel vaffanculo Leonida.
E scusa, sai, ma li strappi proprio con le tenaglie

"un pozzo di retorica del cazzo"

sono due tropi (una metafora e un altro che non so classificare su due piedi) incastonati l'uno con l'altro.
brillante esempio di uso della retorica. (dell'ornatio almeno, perchè in effetti non vi è neanche un entinema, ma comunque giustificabile per via della lunghezza del testo, anch'essa presumibilmente adottata come mezzo retorico)

Capuozzo si è piano piano conquistato rispettabilità sul campo. Tanto che temo per lui. Lo farei tornare al più presto.

Retorica un bel niente. Solo una voce solitaria, che dice puù o meno quello che si legge sugli stessi blog iraqeni da ormai quasi un annetto.

Rolli, retorica del cazzo!
ciao

alberto, l'unica cosa per me indigeribile è la carne di cammello secca e rancida mangiata una ventina d'anni fa in una tenda di beduini. Per il resto digerisco tutto, anche i vaffanculo di madame

Retorica o no, è un gran bel pugno nello stomaco.
Uno dei migliori che ho mai letto.
Capuozzo è fenomenale.


P.S.

Ho deciso di farne un quadro... gli disegno la cornice e lo appendo in camera, magri primo lo "schizzo" un po...


l'editoriale di Tony Capuozzo,è il sasso che infrange il nostro acquario,e ci costringe a riflettere.
basta con questo trasfert che l'europa continua a fare con il medio oriente per attenuarne l'orrore.e questo tony lo ha ben capito,infatti la sua voce schietta ci ricorda che ormai siamo grandi e dobbiamo aprire gli occhi,i nostri occhi e assumerci le nostre responsabilità.

panka,io ho deciso di farne una trentina di copie per lasciarle nella mia facoltà.
lo appenderò accanto alle decine di poster con le 2 simona,perchè è giusto che tutti siano costretti a riflettere.è giusto che tutti siano tirati fuori dalle loro coperte e abbiano la possibilità di combattere l'uomo nero,spauracchio di un'europa che come primo nemico ha se stessa.

Una frase presa a caso: "...Questo ha a che vedere con le vergogne di cui siamo stati capaci, Abu Grhaib, rispetto alle quali qui non vale la consolazione di averle scoperte noi, processate noi, di averle considerate una pugnalata di noi stessi a noi stessi..."
Non solo retorica, ma anche ipocrisia del cazzo!
Quest'altra: "...Sono questi i campi dell’orrore di questo nuovo secolo, campi su cui nessuno appoggia un fiore, né margherite né crisantemi, campi che non meritano fosse comuni.
Possiamo vergognarci per Abu Ghraib e Guantanamo, sono le case dei nostri sbagli, delle nostre debolezze. Ma questa è la casa dell’orrore e questo è il cd che raccoglie il meglio dell’orrore.
E lo guardiamo con pensiero grato e fiero rivolto a Fabrizio Quattrocchi, che vi si sottrasse con uno scatto d’orgoglio..."

Qui poi siamo all'apoteosi.
Per il resto tra abu ghraib, nassirya, berg, quattrocchi, allawi, negroponte, bush, baldoni, bigley, nazioni unite, viera de mello, il ruanda, la somalia, srebrenica, kofi annan, atta, stalin, pol pot, la rivoluzione culturale, milosevic, castro zeynep tugrul, klinghoffer, gli immancabili bin laden, al zarqawi e bertinotti, senza dimenticare le due torri, manca solo zorro e don lurio e il quadro è completo.

Leonida perdona Tony Capuozzo. :-)

Ginchelli, d'animo sono una persona tollerante e mite per cui non ho alcuna difficoltà a perdonare Capuozzo, così come madame che ci rifila questi pistolotti. ;-)

Leonida, io non ti capisco proprio. Di cosa dovrebbe parlare Capuozzo? Di Lawrence d'Arabia? Là, amico, c'è la più schifosa delle guerre, non un gioco di ruolo coi soldatini schierati che rifanno Waterloo. Di cosa dovremmo occuparci, se non di conoscere chi abbiamo di fronte, l'orrore che rappresenta, che pericoli corriamo? Cosa vuoi, che per mesi e mesi ripetiamo in coro che gli USA hanno sbagliato tutto, che ci voleva una guerra lampo, che tanto a noi importa solo il petrolio e altre amenità del genere? Scusa tanto, ma per me è importante invece che un giornalista come Capuozzo, con la larga audience che si ritrova, metta l'accento sulle contraddizioni di una parte di noi, le anime belle e i pacifinti, che fanno a gara nel non volere capire che mondo è questo. E che ci ammorbano la vita con le loro squallidissime manifestazioni e dichiarazioni inutili, se non dannose. L'ipocrisia stà nel far finta di niente, nel silenzio e nell'acquiescenza dei velinari RAI e dei giornali, e nelle dotte disquisizioni di strategia militare che non servono a un cazzo.

bill, chi abbiamo di fronte lo conoscevamo già, o meglio, avrebbero dovuto conoscerlo, bastava, appunto, leggere T.E. Lawrence o qualsiasi rapporto di una qualsiasi delle 3 guerre afghane o della campagna irachena del '17.
Poi non ho mai parlato di fare un Blitzkieg, bastava fare un a vecchia, chiara, metodica, guerra(e ficcatevelo bene in testa questa situazione è causata da rumsfeld e compagni non certo dai balordi che hanno sembre combattuto con questi sistemi). E' come se andassi alle due di notte nel bronx, con la morosa in minigonna ed il portafoglio che mi spunta dalla brache e mi incazzassi se mi trombano una e mi portano via l'altro, magari con l'interesse di un calcio in culo(sempre che non trovi la banda di finocchi, alchè mi potrebbe anche andare peggio). Poi potrei sempre piangere e dire che cattivoni sono quelli del bronx. E capuozzo può parlare di ciò che vuole e come vuole con o senza frasi ad effetto, sempre ipocrisia e retorica buona a stimolare l'inquietudine della gente rimane. Continuate ad indignarvi e ad emozionarvi per le auliche pagine del capuozzo di turno; è il giusto alibi per accendersi d'orrore e d'indignazione, anzichè aprire gli occhi VOI e rendervi conto che chi non è capace di fare altro che piangersi addosso è meglio che rimanga a casa a fare la maglia.

Leonida, solo un'osservazione. In questo blog si parla, certamente, di eventi e di fatti, ma anche del "racconto" dei fatti stessi e del giornalismo e delle opinioni che a questi fatti sono correlate. E' un blog politico, non strategico o militare.
E quindi lo spazio dedicato alla pubblicazione delle opinioni, che siano o meno coincidenti con il nostro modo di pensare, è rilevante. Da questo punto di vista, la "retorica" è parte integrante di questo blog. Può capitare anche che tale retorica sia eccessiva, o persino talmente slegata dagli eventi fino a diventare pura speculazione intellettuale.
Molto spesso si tratta solamente di giornalismo, nient'altro. Il commento sul giornalismo è anch'esso parte integrante di questo blog.
Il giorno che tu fossi accerchiato in qualche garage del Bronx da una banda di balordi strafatti di crack, la tua ragazza violentata e fatta a pezzi a colpi di machete, preferiresti che un testimone fosse là per raccontare la verità, o che a qualche anima bella venisse in mente di spifferare ai cops che sei stato tu a organizzare e a mettere in atto il tutto?

Lynch se, come giustamente dici, è questo è un blog "politico", chi lo legge e vi scrive dovrebbe anche accettare che ci sia chi, come il sottoscritto, la vede(la situazione of course) in modo difforme e consideri il grigio il tono che meglio si adatta all'umanità in ogni contesto, compreso questo(greene). Tanto più in un momento in cui, mi sembra, i motivi dell'invasione dell'iraq intesa come lotta al terrorismo, vengono da più parti(e non solo "rosse" e non solo deficienti o obnubilate dall'alcol) confutata(ottimo l'editoriale di sergio romano su "panorama" di qualche settimana fa). Poi, chiaramente, ognuno vuol sentire ciò che più gli piace ed accoglie con fastidio opinioni o becere battute che mettono in discussione il proprio mondo.

P.S. Il giorno che io "...fossi accerchiato e in qualche garage del Bronx da una banda di balordi strafatti di crack...", non accadrà mai, chè qualche neurone ancora efficiente m'è rimasto.

era già un po' che non passavo di qua. devo dire che sono veramente felice di aver trovato la solita fogna... fa bene al morale trovare tanta gente cui si è superiori riunita insieme

Ognuno suona la musica che più gli piace, e alla quale è più congeniale, Leonida.
Tu non apprezzi il registro di Capuozzo, altri, a quanto pare, sì. Ma scrive cose false o cose vere? E i suoi ragionamenti sono privi di logica, pieni di contraddizioni, o esaurientemente argomentati? Per me questo è importante. Non il suo spartito, che posso apprezzare o meno.
E considero il grigio, che correttamente rappresenta il rumore globale dell'umanità, non come una sottrazione, ma come una somma di colori. Ognuno di questi colori è a mio modo di vedere indispensabile.
Su tutto il resto son d'accordo, a me vien spontaneo accettare qualsiasi cosa tranne l'ipocrisia e gli insulti. Ben vengano le opinioni differenti, anche quelle che mi portano a cambiare idea, altrimenti morirei dalla noia, e questo sì, sarebbe un tono di grigio intellettualmente mortale.

caro leonida,sarà retorica,ma anche un certo adolf riuscì a ottenere il potere e a diventare una minaccia per l'umanità grazie alle anime belle.sarà retorica ricordare che con persone come le due siomena non si vince l'orrore,che sono un'eccezione,che baldoni è stato ucciso,nonostante le sue nette posizioni,che i bambini sono bombe umane,che il movimento no global è simile a qei gruppi che hanno alimentato il nazifascismo........la retorica è la tua,perchè è bene ricordarlo che con il tuo qualunquismo da due soldi non fai altro che tirarti da parte.continuare a punirci per i nostri peccati non basta e come visto non serve a ricucire una situazione completamente lacerata.ormai autocommiserarsi non serve se non ad alimentare la legittimazione di atti mostruosi,che caro leonida molti non condanneranno mai.

Leonida, personalmente non apprezzo Romano, che con aria seria dice banalità in mezzo al coro. Ma a parte le simpatie personali, giudico totalmente sbagliata la sua finto-ingenua e conformistica tesi secondo cui prima della guerra in Irak non c'era il terrorismo, e ora sì. A tal proposito, concedimi di indicrti un articolo su questo argomento di Christian Rocca (che immagino tu detesti in quanto affine ai neocon), che comunque mi sembra un opinionista degno di attenzione, sul suo blog Camillo. E poi ne parliamo, se ne hai voglia.

Suppongo sia questo l'articolo di Christian Rocca al quale si riferisce Bill.

orlando, io mio tiro da parte e tu cosa fai? esponi tu, forse, l'impavido petto al proditorio ferro?

Leonida, per una volta che potremmo parlare di fatti e non semplicemente esporre come noi metteremmo a posto l'universo mondo, potresti anche leggere l'articolessa e dire che ne pensi. O no?

Le argomentazioni di rocca sono stantie almeno quanto quelle di romano per dire che prima della guerra "non c'era terrorismo".
Prima della guerra c'erano le stesse connessioni con il terorismo in iraq quante ce n'erano in siria, corea del nord, pakistan, sudan, quatar, emirati arabi uniti e last but not least, arabia saudita e iran. Saddam e quindi l'iraq era l'unico paese, tra questi, attaccabile, politicamente, militarmente e strategicamente per avere una posizione netta nell'area e spingersi verso oriente. Punto. Il resto sono chiacchiere, queste si da bar per allocchi. Se poi abbiamo bisogno di tutte le puttanate possibili ed immaginabili a partire dai 45 min delle adm, all'esistenza delle stesse e tutte le altre amenità cantando(insieme a quella "il mondo è più sicuro senza saddam" quasi che, se avesse recitato il mea culpa, non sarebbe immediatamente rientrato tra gli "amici"). Quando si fa(e si deve fare) una politica da superpotenza, credo sia anche necessario avere la capacità di farla capire(oggi non siamo nell'800) senza contar balle. E' se non altro, un modo corretto per alimentare la fiducia(l'unica politicamente accettabile, chè la fede si lascia ai baciapile) nelle proprie scelte. Se poi i neocojoni(ex radicali di sinistra convertiti...tutti convertiti questi, come l'altro alcolizzato, cocainomane, rinato nel segno di cristo) e il laburista errante(che sta dilapidando secoli di gloriosa storia) vogliono farvi credere la storia della beppina e l'idraulico, credeteci.

Propongo un olè per Luca, che dai piani alti dell'umanità si è degnato di farci visita. E' sempre un piacere dialogare con coloro che, date le ponderose letture e un intelletto decisamente superiore alla media dato loro da una natura particolarmente benigna, vengono qui a insegnare a noi incliti, finalmente, cosa significhi essere buoni e giusti. E adesso ricreazione: sù bimbi, un bel girotondo.

Beh Leonida, con le dovute distinzioni è vero: tutti quegli stati sono connessi al terrorismo. Io mi auguro che, a seguito di questa situazione, alcuni smettano il doppio gioco. Saddam di gioco ne faceva uno solo, mentre ad esempio in Arabia Saudita vi sono due fazioni di potenti in lotta. Penso che, come la Libia, possano venire a più miti consigli; a tal proposito vedi il ruolo dei servizi siriani nello sventato attentato alla nostra ambasciata, e quello dei giordani per le Simone. Sulle armi, permettimi di pensare che la ritrosia di Saddam alle ispezioni fosse più che sospetta. Sono d'accordo sulla fiducia, che è cosa diversa dalla fede. Ma qui non si tratta di fede: l'occidente è sotto attacco, e si tratta di sopravvivenza. La guerra non l'ha scatenata Bush, nè Blair. Il quale non vedo che colpe eterne abbia commesso.

Qualcuno lo ha definito un giornalista all'antica...secondo me...lo e'...
ci va, vede poi scrive...uno che ha viaggiato cosi tanto, ha dimostrato di essere un open-minded...
l'esperienza se l'e' fatta evitando di calpestare mine...e non forgiandosi le opinioni in mezzo a cannaioli (o cocainomani), attaccatori di bandieri multicolori, spara-opinioni da bar dello sport...(fogne comprese)...
E non basta bere il the', sotto una tenda, in mezzo a 3 beduini per carpirne la cultura...
La storia si ripete, ma questa volta, forse, rischiamo di farci travolgere...
Toni ci crede all'onesta', all'autocritica, ai valori...ma riuscira a convertirne abbastanza?
Un po di tempo fa', ci provo' qualcuno...a Toni piacerebbe essere un Gandhi...ma sa che deve passare dagli orrori della Guerra ("Si vis pacem, para bellum." e' stato scritto almeno 2000 anni fa)...Santa o non santa...rischia di finire coll'essere un nostro martire come baldoni...speriamo di no...
Di certo abbiamo un nemico fanatico, originale, intelligente, colto ma sopratutto che non ha niente da perdere se non la propria cultura...Da trattare con degna lealta' perche' questo ci hanno voluto dimostrare liberando le due simone...
Ma non ne abbiamo di paura di perdere la nostra cultura? Io credo non piu'...l'abbiamo persa per strada penso a volte...L'ignoranza sta trionfando, e noi ne pageremo le conseguenze...se non "svegliamo" le anime belle coi paraocchi...le rose non fermano un coltello...(cio provato)
Degli errori dell'amministrazione bush non ne voglio neanche parlare...dell'america governata da multinazionali...ancora meno...(tanto per fare un po di autocritica)
Ma i fatti sono questi...ringrazio di poter sentire la situazione analizzata con cosi tanta precisione, lealta', dedizione...ma sopratutto da gente sul campo...avere una voce da li e confortante, sapere che c'e gente che combatte per la liberta', la nostra liberta', e anche la liberta' dei piu stupidi e cieci...e ce la recapita a casa, merita un elogio...W Toni Capuozzo...un professionista fuori dal coro dell'italia logoroica...

PS: Sto pensando di arruolarmi, in nome di cosa, sono fatti miei...ma a volte ci ripenso...so di non aver abbastanza senso civico da difendere anche la liberta delle anime belle...(questo era un elogio a nostri militari ancora li)...e speriamo che tornino tutti a casa a missione compiuta...
Grazie dello sfogo...

tra gli spara-opinioni da bar dello sport(leonida a parte), c'è anche luttwak?

tra gli spara-opinioni da bar dello sport(leonida a parte), c'è anche luttwak?

se volete ascoltare direttamente dalla voce impastata di leonida le sue valutazioni sulle eccelsi menti neocon e sulla illuminata strategia yankee, è sufficiente che entriate in un qualsiasi bar del sudtirolo. Prima o poi ci passa. :-│

Caro Capuozzo,
la fifa di Bagdad(comprensibile,io me la sarei fatta sotto,il sole iracheno,le dritte aziendali ti hanno tolto lucidità.
Pazienza ti ricorderò come eri all'inizio e non come sei adesso.
La morte di un cronista.

A proposito hanno fucilato il tuo capo Mentana dopo averlo sequestrato per un mese e non è apparso nemmeno su al Jazeera o sul Al Arabya,come Biagi.

Torna in Irak e cerca una morte onorevole

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