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Quando l'Iraq era solo uno dei tanti Paesi sotto scacco, non ancora una battaglia politica, c'erano diversi imprenditori italiani che utilizzavano i canali umanitari per fare business.
Costruttori edili che finanziavano voli per salvare bambini malati, e intanto trattavano col regime.
Petrolieri che scambiavano sottobanco cibo e greggio.
'Un ponte per..', che a differenza di altre ong si è sempre chiamata fuori da questi traffici, dal 1991 a oggi ha però dovuto mantenere contatti con chiunque. Senza sottilizzare troppo sull'appartenenza ideologica di chi arrivava in Iraq. Senza opporsi granchè alla brutture del regime.
Amicizie innocue, collaborazioni rischiose.
Attraversavano il Ponte per tutti gli ulivisti e i no-global in visita agli ospedali iracheni, naturalmente da Tana De Zulueta a Vittorio Agnoletto, da Raniero La Valle a Paolo Cento.
Usavano i "rossi" del Ponte per anche ultrà della Lega come Irene Pivetti, che da presidente della Camera (1995) si adoperava per trasportare all'ospedale di Niguarda i bambini malati.
Ma siccome la solidarietà non aveva colori nè odori, ogni tanto bisognava pure tapparsi il naso di fronte a qualche ospite ingombrante: nel 2002, a un convegno di Napoli sulla cultura mesopotamica, fu invitato come conferenziere un rettore universitario della Tikrit del raìs.
Sotto embargo o sotto le bombe non hanno mai mollato l'Iraq, i pacifisti del Ponte. E a volte tanta vicinanza è stata scambiata, dagli stessi saddamisti, per adesione alla causa: la marcia di Capodanno 1999, 5mila bambini di Bagdad portati in piazza a manifestare contro l'"aggressione e il genocidio" americano, fu descritta dalla stampa italiana come una vera manifestazione filoremige, piccoli iracheni che sfilavano sotto la pioggia alzando ritratti di Saddam.
Anche sul sito dell'associazione, fra i 313 comunicati stampa datati fra il '96 e oggi, abbondano le denunce antiamericane, il sostegno al leader palestinese Barghouti che Israele ha condannato per terrorismo, le accuse di repressione popliziesca alle autorità italiane per i lacrimogeni usati ad Acerra.
Ma non si trova un titolo contro trent'anni di dittatura in Iraq (...)
Francesco Battistini - Corriere della Sera Magazine
Chissà se fra le madri irachene che le due buonissime Simone hanno nel cuore siano per caso contemplate quelle decine che oggi hanno perso i propri figli ad opera degli attentati compiuti dai resistenti iracheni. Quelli che Il Ponte per.. ha amorevolmente ringraziato.
No no, madri e figlie pensano alle vittime dell'imperialismo e alla sindrome di Stoccolma con i terroristi; il resto sono stracci.
Nella conferenza stampa di poco fa le Simone hanno ringraziato la CRI, il governo e l'opposizione. Naturalmente sono state imbeccate, qualcuno avrà letto gli strascichi giornalistici alla festa veltroniana della Liberazione, nella quale non era proprio passato loro per la mente di farlo, e avrà fatto da suggeritore. Ora siamo tutti contenti? Suppongo anche che tra poco le due oche del Campidoglio dovranno chiamare un esorcista per liberarsi di tali nauseabondi pensieri.
Io quelle faccine rilassate non le ho viste nemmeno dopo un mese di vacanze in Sardegna... continuo ad essere convinta che di rapimento non si sia trattato.
Tanto per rispondere ai gentili ringraziamenti di Un ponte per, i gloriosi resistenti iracheni hanno rapito oggi altre dieci persone.
Non era rilassamento, Black, era beatitudine. Estasi. Tre settimane in un esclusivo resort nella "campagna" irachena, accolti da cortesi e religiosi ospiti, che hanno ogni premura per te. Rinunciano addirittura ad ucciderti, capisci che gentilezza? E un pomeriggio ti portano in giro per boutiques ad acquistare abiti che immaginano sulla tua figura. Ed ecco qua, un bel burqa, omaggio dell'agenzia vacanze. E per allietare il ritorno, il Corano da leggere e imparare. Mi dici dove trovi tutto questo a Portorotondo?