Giuliano Ferrara: gli esorcisti della guerra di civiltà

Dopo il carnaio dei bambini di Beslan, il direttore di Repubblica torna al solito fervorino per lettori di sinistra e pacifisti; si, Bush è cattivo, anche Putin è molto cattivo, ma ricordiamoci che siamo tutti occidentali e che per combattere i cattivi dobbiamo condannare il terrorismo.
Se hai bisogno di spiegarti e di spiegare, in circostanze di così tragica evidenza, vuol dire che non sarai capito e che non sarai capito perchè non hai saputo spiegarti fino ad ora, posto che tu abbia capito alcunchè.
Il New York Times, giornale sfigurato dalla grottesca lotta della lobby politicamente corretta del Massachussetts contro un presidente in guerra, prova invece a spiegare che bisogna risolvere la questione cecena, negoziare, dialogare; certo, bravi, siete forti in diplomazia, e poi bisogna risolvere la questione dell'Iran nucleare, quella dei finanziamenti sauditi al terrorismo culturale e armato dei fratelli islamici dalle madrasse a Beslan, e poi vanno sistemate altre questioni geopolitiche con l'ausilio del multilateralismo.
Magari facendo come Jaques Chirac, questo grande stratega del mondo multipolare che riesce a procurarsi l'appoggio di Hamas, reduce da un'altra strage di ebrei che viaggiavano su un paio di bus, e del jihad islamico dello sceicco di Al Jazeera che incontra Michel Barnier e poi detta ai fratelli che hanno in pugno i due giornalisti-ostaggio la linea multipolare: risparmiate i francesi, che per adesso ci fanno comodo, e uccidete soltanto i civili e i soldati americani.
E l'Unione Europea, questa burocrazia pavida e cialtrona, si precipita a chiedere conto a Putin di come sono andate le cose nella scuola dei piccoli in Ossezia, a Putin, non ai wahabi, ai puristi islamici che hanno trasformato il delirio separatista ceceno in un delirio ancora più spaventoso, la guerra santa che mangia i ragazzini, che li insegue nelle aulette del primo giorno di scuola per farli esplodere insieme ai martiri delle cinture esplosive, a Putin, non al nemico arabo-islamico che ha mandato una delegazione di una decina di macellai a fare il lavoro sporco con i fratelli ceceni.
A questo mondo di insania del politicamente e ideologicamente e islamicamente corretto le chiusure d'acciaio e le manipolazioni del mondo di ieri, del Grande Fratello, gli fanno un baffo.
Se sono riusciti a resistere al doppio comunicato di Hamas, ripetendo la litania dell'Islam moderato che il governo francese avrebbe portato dalla sua parte per ragioni di politica umanitaria; se riescono in modo compatto, con rare coraggiose eccezioni, a nascondere lo sceicco di Al Jazeera che dona la vita a credito a chi decide lui, e la toglie a chi lo combatte, possono riuscire in tutto.
Riescono a mentire, a trasfigurare gli avvenimenti, a demonizzare i poteri democratici e a fare della faziosità la regina dell'informazione con una tecnica raffinata, che rende cieca perfino la realtà di un nemico così spietatamente vero, così in luce di per sè, così carismatico e determinato a morire, a uccidere, a vincere.
Il rifiuto di accettare la realtà della guerra, trasformandola in un'opinione da talk show, e la voglia matta di sbarazzarsi di chiunque abbia posto il problema di combattere all'indomani dell'11 settembre è il principio guida delle loro parole e dei loro atti: fanno la guerra a Bush, a Blair e a Putin per esorcizzare lo spettro della guerra vera, la guerra santa islamica contro l'occidente e contro i miscredenti.
Ho un amico a New York, il professor Franco Zerlenga, un vecchio liberal, che insiste su un punto cruciale: non sono terroristi, sono martiri.
L'islam jihadista, aggiunge, non è un gatto fanatico, un animale mitologico come l'ircocervo, è una tigre. Il terrorismo è una tecnica, ma la sostanza è un'altra, ed è religiosa, di civiltà, implica una diversa definizione di Dio, dell'uomo e del mondo.
Islam vuol dire sottomissione, e i jihadisti di scuola wahabi vogliono semplicemente sottometterci a un dio esclusivo e alla sua umma, la comunità dei credenti che è teologicamente autorizzata a considerare i miscredenti sottouomini, loro e i loro bambini, e a sgozzarli come maiali.
Il nostro patto di solidarietà occidentale consiste invece in queste bellurie.
Primo, aprire un dibattito sul Manifesto se sia meglio l'esercito angloamericano o l'esercito dei tagliatori di teste, e decidere con ineffabile alterigia che non c'è un male minore.
Secondo, condannare il terrorismo perchè altrimenti è impossibile lottare contro Bush e Blair, è impossibile battersi per la pace e il dialogo senza identità (Veltroni e Mauro)
Terzo, guardare i bambini nudi e sanguinanti di Beslan in tv e concludere che c'è un mistero, ma questo mistero non è il mistero del male nel mondo, il mistero antico della religione e della guerra, è piuttosto il quiz a risposta già pronta sulle responsabilità dei servizi speciali russi, sulla cattiveria del potere.
Una collega mi ha telefonato e mi ha posto questo problema come il primo problema.
Le ho risposto che ho visto i soldati russi mettere in salvo i bambini risparmiati dalla furia del nemico, e la telefonata è finita lì.
Giuliano Ferrara - Il Foglio rosa

18 Commenti

Dove son finiti i terroristi arabi di Beslan? Quelli di "ma chi l'avrebbe mai pensato", dico...

Ferrara dice solo quello che una persona di buon senso non può non pensare. In quanto agli arabi di Beslan, Tommaso, spero siano finiti sottoterra.

A proposito del'articolo di Ferrara
Ricordi d'infanzia

Settembre 1984
Liceo Classico
Ennesimo sciopero/manifestazione contro Reagan,Usa,Israele
Me ne sbatto i coglioni e vado a giocare a pallone: poi il Figiciotto impegnato ci invita a casa sua in centro per passare l'inutile tempo che dal dopo- partita ci portava all'ora di pranzo.
Tema: il comunismo ad est percui sono veramente felici, hanno tutti la casa ed lavoro e sono tutti istruiti non come voi poveri figli di portinai della barona con la casa in affitto che i genitori si fanno un culo così per farvi studiare. Ho provato ad opporre argomenti più da bar sport che altro e mi ha dialetticamente distrutto. Ci ho rinunciato. Poi siamo andati da Burghy a mangiare e a guardare le ragazze: è venuto anche lui e si è parlato di juve milan e figa tutto il tempo e allora ho capito che avremmo vinto. Una vittoria schiacciante e non saremmo mai stati "felici" come nell'est comunista.

settembre 2004
Un collega, "impegnato" politicamente nell'Ulivo, davanti ad un birrozzo, manda affanculo i guerrafondai Bush, Blair, Berlusconi e Putin quelli che li votano, elogia la Francia mi accusa di pensare alla guerra e che lui sì che pensa ad una società di pace (come Veltroni). Oppongo i miei soliti argomenti da bar sport, la discussione finisce lì. Poi ordiniamo ancora un sacco di birra e parliamo di figa e milan e juve e penso che vinceremo anche contro i terroristi islamici, malgrado questi "uomini di pace" da salotto.

A proposito del'articolo di Ferrara
Ricordi d'infanzia

Settembre 1984
Liceo Classico
Ennesimo sciopero/manifestazione contro Reagan,Usa,Israele
Me ne sbatto i coglioni e vado a giocare a pallone: poi il Figiciotto impegnato ci invita a casa sua in centro per passare l'inutile tempo che dal dopo- partita ci portava all'ora di pranzo.
Tema: il comunismo ad est percui sono veramente felici, hanno tutti la casa ed lavoro e sono tutti istruiti non come voi poveri figli di portinai della barona con la casa in affitto che i genitori si fanno un culo così per farvi studiare. Ho provato ad opporre argomenti più da bar sport che altro e mi ha dialetticamente distrutto. Ci ho rinunciato. Poi siamo andati da Burghy a mangiare e a guardare le ragazze: è venuto anche lui e si è parlato di juve milan e figa tutto il tempo e allora ho capito che avremmo vinto. Una vittoria schiacciante e non saremmo mai stati "felici" come nell'est comunista.

settembre 2004
Un collega, "impegnato" politicamente nell'Ulivo, davanti ad un birrozzo, manda affanculo i guerrafondai Bush, Blair, Berlusconi e Putin quelli che li votano, elogia la Francia mi accusa di pensare alla guerra e che lui sì che pensa ad una società di pace (come Veltroni). Oppongo i miei soliti argomenti da bar sport, la discussione finisce lì. Poi ordiniamo ancora un sacco di birra e parliamo di figa e milan e juve e penso che vinceremo anche contro i terroristi islamici, malgrado questi "uomini di pace" da salotto.

Condivido quanto ha scritto Ferrara sulla tragedia di Beslan, non solo nell’editoriale postato da Rolli, ma anche in quello di sabato Il mondo che non salva i ragazzini (“Noi facciamo il safari post coloniale dei secolarizzati, scattiamo le foto e mandiamo in onda le dirette, piangiamo le vittime innocenti. Poi l’occidente europeo continentale, che in nessun senso è innocente, si immerge nella sua normalità indolente, e chiacchiera.”) e nei tre editoriali di oggi. Prevale su tutto la condanna per il massacro e per i terroristi che lo hanno commesso, ma Ferrara affronta anche le altre questioni che questa tragedia impone di affrontare, soprattutto la lotta al terrorismo che vede l’Occidente diviso (con tanti complimenti a Chirac) e la necessità che Putin adotti una diversa strategia militare e politica, perché quella fin qui adottata ha fallito (da non confondere con la stupida richiesta di spiegazioni della UE e con le Unità e Repubbliche varie). Non si può fare altrimenti se si vuole comprendere come evitare che la furia che si è scatenata in Ossezia travolga tutto e tutti.

Scusa Rolli, le ultime volte sono riuscita a fare i link senza problemi, ma oggi devo aver sbagliato qualcosa, se clicco su tre editoriali di oggi ritorno sul tuo blog.

Prendo atto che l'articolo di Rolli,ops Ferrara, è scritto molto bene. Cosa ne possiamo inferire?...Lasciamo la questione Cecena così come è, perchè ci sono un gruppo nutrito di fanatici islamisti che uccide i bambini...Continuiamo con la costruzione del muro in Palestina, e magari se proprio non è possibile la nascita di uno stato, i palestinesi li mandiamo in Giordania. Continuiamo a fare affari con l'arabia saudita, paese arabo democratico che ci da tanto aiuto. In Iraq facciamo un protettorato nord americano.Poi invadiamo l'iran per portare la democrazia. Ecco è un piano diabolico per far trionfare la cultura liberale nel mondo e per stare tutti più sicuri.

No, scherzi? Abbattiamo il muro, dalla via che l'ultimo attentato i nostri cari amici palestinesi l' hanno compiuto perprio dove non c'è. Non vorremo mica impedire il loro martirio, no?. Lasciamo che l'Iran, paese meraviglioso e noto per la sua liberalità, si costruisca l'atomica: è un fatto di equità,no? Hai ragione,frfd, sarebbe bello un protettorato: peccato che quei babbei di Americani hanno già detto quando ci saranno le elezioni ( sai, quelle cose che spesso ti deludono alquanto). In Giordania e in Libano i palestinesi ci sono già andati: è notorio di come i due paesi siano rifioriti. Sull'Arabia Saudita, ma veh, sono d'accordo: niente affari con chi finanzia gli integralisti di merda.

Ps: Simone ha pienamente ragione. I suoi esempi valgono più delle inutili chiacchiere che facciamo.

No, il problema della Cecenia va risolto, ma è necessario cambiare la strategia politica e militare seguita fino ad oggi, che non ha impedito, ma al contrario ha favorito il fondamentalismo islamico, a scapito della parte di popolazione ( mi risulta maggioranza) che in esso non si riconosce. Se ho ben capito l’editoriale di Ferrara ( quello su Putin), si tratterebbe di offrire una nuova prospettiva ai Ceceni, un’ apertura verso l’autonomia .

Intanto i vigliacchi non si fermano: rapite due volontarie italiane a Baghdad. Insieme ai loro colleghi iracheni. Ma naturalmente finche' a sinistra in conseguenza di cio' si urlera' istericamente di ritirare le nostre truppe, i maledetti bastardi continueranno a rapire ed uccidere (Dio non voglia sia ancora questo il caso). La vorranno capire i nostri Diliberto Violante & C che bisogna essere UNITI CONTRO questi stronzacci? Domanda retorica e inutile? Speriamo di no, ma intanto io sono sempre piu' incazzato.

Aggiungo una cosa: è inquietante che si sia passati a rapire delle donne. Se fosse un cambio di strategia deciso a tavolino dovrebbe far riflettere.

P.S. Per l'Unita' e simili: naturalmente il rapimento di donne, volontarie, in servizio umanitario, e dal record nettamente pacifista, è un'altra caratteristica delle "resistenze", vero?

Il solito grande Ferrara.

Mi spiace, ma insisto. Mi sembra che la lettura dell’articolo pubblicato su Il Foglio rosa dia una visione solo parziale di ciò che pensa Ferrara sui terribili avvenimenti di questi giorni, e che l’editoriale di oggi, postato qui sotto, completi l’articolo precedente. Poi è chiaro che si può essere d’accordo con ciò che ha scritto Ferrara in tutto, in parte o per nulla oppure fregarsene altamente.
P.S. Avrei evitato se il problema del link avesse trovato soluzione.


Banditori del pregiudizio

Il lapirismo serie B di Casini, quel furbastro di Prodi, e gli altri fiaccolai

Il dialogo è la forma moderna del pregiudizio. Il presidente della Camera predica un generico dialogo senza identità, un dialogo con l’islam moderato che ha il sapore sciatto e inconsapevole del pregiudizio politicante, dell’utile politicante. La sua omelia domenicale, su Repubblica, è cattolicesimo il più deteriore, profano e blasfemo, tecnica a ammaestramento senza sapienza. Il suo linguaggio mescola bambini & Follini, piccole ambizioni da Transatlantico e tragedie della quarta guerra mondiale. Una sulfurea indecenza. A Casini non interessa il doppio comunicato di Hamas, quello in cui la settimana scorsa fu rivendicato da un lato il massacro di una ventina di ebrei e furono impartite dall’altro immediate istruzioni per la liberazione dei due ostaggi cittadini dell’amica e alleata Francia di Chirac, è uno strano cattolico che non ama lo scandalo; non gli interessano la tragica divisione dell’occidente e l’offensiva islamica dispiegata nel mondo; ieri avrà letto le parole dell’imam salafita Sumaydai, che confermano la necessità di ammazzare gli occidentali, tranne i francesi, e si sarà voltato dall’altra parte, per incipriarsi e rendersi pensoso e addolorato nella prospettiva della fatua e narcisista fiaccolata della sera, la celebrazione del dialogo universalista nel vuoto dell’ideologia mentre i bambini vengono sterminati da chi ci fa la guerra religiosa e nichilista. La loro parola d’ordine è stata fissata da Repubblica e da Veltroni: per meglio combattere Bush bisogna condannare il terrorismo, e loro condannano.
Sono tutti in attesa di festeggiare non i due ostaggi sopravvissuti alla furia che si è portata via centinaia di vite nel corso della loro prigionia, da Baldoni ai turchi ai nepalesi agli ebrei ai bambini ai soldati americani ai civili iracheni, ma il loro liberatore e loro capo, il leader del veto all’Onu e dell’abbraccio con i moderati del jihad islamico, il costruttore dell’impianto nucleare di Osirak, l’arma di distruzione di massa di Saddam Hussein eliminata tra le proteste dai caccia israeliani ventitré anni fa, il banditore del nuovo metodo politicamente corretto per fronteggiare la guerra: mettiti con il tuo nemico e finanzialo, dividi il fronte degli alleati, si salvi chi può. E’ in fervorosa attesa anche quel furbastro di Prodi, che non ama spiegarsi la realtà della guerra wahabi nel Caucaso, preferisce chiedere spiegazioni a Putin. Tutti sanno che, come ha scritto il New York Times nella sua corrispondenza del primo giorno dal luogo dell’eccidio, le truppe speciali russe erano impreparate a qualunque blitz, si tenevano a rispettosa distanza dalla scuola per tenere la consegna del presidente russo e cercare di evitare la strage; tutti sanno che dopo l’incidente e il panico e la fuga, le schiene dei bambini venivano colpite dai mitra wahabi, che le donne-bomba mandate lì dai salafiti, dai magnaccia della loro disperazione cecena, inseguivano i ragazzini con le loro cinture esplosive e si facevano scoppiare tra i loro corpi: lo sanno benissimo, ma chiedono spiegazioni a Putin, questa è la loro morale di pace, questa la loro convenienza politica del giorno, questo il loro lutto di europei comme il faut, come si deve.
Negli anni Cinquanta e Sessanta un uomo carismatico e mezzo profeta, a cavallo del Concilio Ecumenico Vaticano II, predicava da Firenze il dialogo nel segno della pace. Giorgio La Pira non era un politicante da quattro soldi, era un uomo colto e fervoroso, un cattolico serio e coraggioso, e se le sue idee erano piene di equivoci, questi equivoci erano sempre riscattati dal suo ardente proselitismo e dal suo anticomunismo militante e dal suo disprezzo per l’ignoranza del personale politico democristiano. Le sue lettere a Pio XII testimoniano il suo intento segreto: voleva addirittura redimere l’islam mediterraneo e competere con il solidarismo sociale contro il comunismo, voleva fare dell’onesto proselitismo cristiano. E’ passato mezzo secolo, tutto è cambiato, è scoppiata la guerra e i cattolici al potere in Italia, non importa a quale polo appartengano, perché i poli sono fusi in un’identica indifferenza al reale, sono ormai la caricatura imbellettata del lapirismo e del pacifismo e dell’ecumenismo di un tempo. Questo sì che si chiama progresso.

La verità si muove, ma zoppica

Vaneggiano amici fraterni, ma piano piano lo scandalo viene alla luce

Adriano Sofri è un amico fraterno, dobbiamo a lui la messa in minuscolo della parola occidente e altri splendenti esempi di retorica classica, interni al dramma contemporaneo e alla guerra tra islam e occidente. Ma, come nel caso di un altro amico, André Glucksmann, talvolta la retorica vaneggia. Putin è erede della tragica vocazione russa allo sterminio dei ceceni, speculare sotto gli zar, sotto Stalin e sotto di lui alla tragica vocazione cecena al martirio indipendentista: russi e ceceni si odiano e si ammazzano da secoli e, come scriviamo sotto, è responsabilità di Putin definire un piano per uscire altrimenti che con la perseveranza nella catastrofe da questa tragedia storica e politica, visto che la mezza porzione di democrazia che Putin ci offre dopo la caduta del comunismo va messa alla prova del budino. Ma questo non c’entra con l’uso sostitutivo dell’odio per Putin, penoso Ersatz dell’odio per Bush Blair e Berlusconi, in funzione della rimozione violenta della realtà, cioè l’islamizzazione a tappe forzate del martirio ceceno, divenuto uno dei fronti nichilisti della guerra religiosa islamica contro l’occidente e concretamente contro la vita dei passeggeri della metropolitana di Mosca, contro il volo dei passeggeri dell’Aeroflot, contro il volo dei bambini dell’Ossezia nel primo giorno di scuola. Putin, caro Adriano, non poteva inginocchiarsi e farsi ostaggio dei rapitori dei bambini, e loro giustizieri, senza tradire l’unico mandato (hobbesiano o no, non importa) che dia senso all’esistenza del potere nel mondo: proteggere la vita dei cittadini. Dandogliela platealmente vinta, prostrandosi religiosamente ai piedi della guerra religiosa e offrendosi in sacrificio in cambio dei ragazzini, Putin sarebbe diventato il loro piccolo padre angelico, e al tempo stesso avrebbe reso orfani milioni di bambini esposti alla vittoria del ricatto. Le idee belle spesso sono fuori della realtà e della verità, che sono brutte. Verità che fa qualche passo avanti, se Dio vuole, visto che Roger Cohen nel NYT di domenica e Angelo Panebianco nel Corriere di ieri hanno cominciato a scrivere parole fredde e ragionevoli, politicamente belle, su questa incredibile settimana di furia islamica e di fanatismo dialogante dell’occidente diviso e afflitto da un conveniente, amabile, pacifico torpore.


Il doppio fronte del Cremino

Putin non deve dare spiegazioni, ma può offrire una prospettiva a Grozny

C’è un’Europa che non batte ciglio se un ministro europeo incontra il dispensatore di Fatwa di al Jazeera che dice di liberare i francesi ma di uccidere gli americani, ma poi pretende spiegazioni da Putin. C’è un’Europa che vuole dialogare con tutti, ma non con chi prova a risolvere una crisi (Sharon, Bush, la Turchia). Lasciando che quella parte del vecchio continente parli da sola allo specchio, esorcizzando in un’escalation onanistica di buona coscienza i propri incubi, Putin può però porsi la questione: che cosa non ha funzionato?
Il Wall Street Journal di ieri ha scritto che “il problema con la linea di Putin sulla Cecenia non è che è troppo dura o troppo debole, ma è che non funziona, né militarmente né politicamente”. Analisi simili sono state fatte dal Financial Times, dal Times e dall’Economist. Putin riconosce i fallimenti delle forze di sicurezza e promette di rimediare, riformare. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Sharon combatte il terrorismo palestinese con l’esercito, con la barriera e con la prospettiva politica del ritiro unilaterale dai Territori. Bush combatte il terrorismo di al Qaida con l’esercito, con l’intelligence e con la prospettiva politica, fatta anche di aiuti economici ai paesi interessati, di favorire riforme liberali e democratiche nelle zone dove germina il terrore. Quale prospettiva offre Putin a Grozny? I finanziamenti di Mosca per la regione rasa al suolo scarseggiano o si perdono nella corruttela post sovietica; la morsa militare non si allenta, eppure non è efficace; non si cercano interlocutori politici, ma li s’impongono. Il Cremlino non ha fatto sforzi per dividere il magma indipendentista, consegnandolo in toto alla contaminazione fondamentalista islamica. Offrire una prospettiva non significa indietreggiare davanti al terrorismo, ma avanzare su due fronti: quello militare e quello politico.

Minerva, l'ho messo a posto adesso. Scusa e grazie

Guarda che comunque avresti dovuto copiarli lo stesso, Minerva, perchè con questo sitema che ha adottato il Foglio domani lì ci saranno altri tre editoriali, da mezzogiorno in poi, e non questi che hai segnalato

Grazie Rolli. La mancanza di data nell'indirizzo dell'editoriale me lo aveva fatto sospettare. Certo era meglio il vecchio sistema, anche perchè da qualche tempo si riesce a scaricare solo con l'asdl e il catorcio che ho come pc non regge e mi si blocca spesso.

Ho fatto un giro su Macchianera, dove parlano della strage in Ossezia. E anche in qualche altro sito "fratello".

Mi impressiona che ci siano in giro così tanti stalinisti (in senso lato) di ferro, a cui va bene tutto, purchè possano darne la colpa all'Occidente. Quando ero piccolo e leggevo Don Camillo, ridevo di Peppone. Oggi capisco che mi sbagliavo.

Quel che è peggio è che lo fanno gratis, mica devono riempire un giornale da vendere o prendono i soldi dal KGB buon'anima. Sono dei volontari.

Evviva

Francesco

Lascia un commento

Informazioni sull'articolo

Leggi l'articolo precedente: Jena: C'era una volta ...

Leggi l'articolo successivo: Altri italiani rapiti.

Torna alla home page o consulta gli archivi.

Archivi Mensili