Il Riformista: L'isolamento di Chirac

Si svolge oggi a Parigi il vertice bilaterale franco-italiano tra un Jacques Chirac che comincia a temere l'isolamento internazionale e un Silvio Berlusconi che su questo terreno non manca d'esperienze. Francia e Italia sono state divise dalla questione irachena, sbilanciandosi ciascuna su uno dei due lati opposti. Il risultato è che adesso hanno un interesse comune : ricucire, ricucire e poi ancora ricucire i rapporti in seno ai Venticinque dell'Unione europea e quelli nel più generale e complesso ambito occidentale.
Per farlo hanno un modo semplicissimo : aiutarsi tra loro, sempre che Jacques Chirac e Silvio Berlusconi, tradizionalmente animati da una reciproca diffidenza, abbiano voglia di farlo.
Jacques Chirac è rientrato dal vertice Nato a Istanbul urlando ai quattro venti di non aver ceduto agli americani.
Soprattutto le emittenti radiofoniche e televisive transalpine, sensibili alle veline dell'Eliseo, hanno descritto la sua performance ottomana come una sorta di marcia trionfale napoleonica: il prode presidente sarebbe stato praticamente il solo a cantarle chiare al povero Bush.
Le cose sono andate un po' diversamente. Le relazioni agrodolci tra Francia e Stati Uniti hanno conosciuto l'ennesimo momento difficile quando Chirac ha respinto l'idea dell'impegno Nato in Iraq, salvo dover digerire quella degli aiuti dei Paesi Nato alla creazione delle nuove forze di Baghdad.
Resta così aperto il complesso dossier delle relazioni tra Parigi e l'Alleanza atlantica, drammatizzato nel 1966 dalla scelta del presidente Charles de Gaulle di portar fuori la Francia dalla struttura militare integrata (circostanza che comportò il trasferimento a Bruxelles della sede dell'organizzazione).
Entrato all'Eliseo nel maggio 1995, Chirac ha tentato di sanare quella ferita, ma i partner atlantici (Germania compresa) non si sono mostrati propensi a sacrificare vitelli grassi per ricompensare il figliol prodigo. Fuor di metafora, nessuno ha voluto fare concessioni in termini di posizioni ormai acquisite nella struttura militare integrata dell'Alleanza atlantica e Chirac a pensato che la Francia non potesse rientrare dalla porta di servizio.
Tuttavia in varie occasioni (dall'ex Jugoslavia all'Afghanistan) Chirac ha voluto che le forze francesi intervenissero molto chiaramente in un contesto Nato, circostanza che gli ha consentito d'alzare la voce a Istanbul contro l'intenzione americana di impegnare il più possibile l'Alleanza come tale in territorio iracheno.
Solo che stavolta Chirac si è trovato isolato perché neppure b>Schroeder ha accettato d'assecondarlo.
Ecco Le Monde del primo luglio affermare che al vertice atlantico di Istanbul «la Francia è stata la sola a fare sbarramento ai differenti progetti americani».
Se si abbandona per un attimo il linguaggio dell'orgoglio gallico, ci si rende conto di un fatto ovvio : essere nella Nato «i soli a fare sbarramento ai differenti progetti americani» vuol dire essere isolati, anche se nel caso specifico gli altri sono costretti a fare un itinerario tortuoso per aggirare l'ostacolo diplomatico.
Certo Bush non può utilizzare la Nato in Iraq nel modo in cui avrebbe voluto, ma l'isolamento francese nel «fare sbarramento» significa che sul piano politico il resto dell'Alleanza (compresi i dubbiosi tedeschi, i reticenti belgi e i coriacei spagnoli di Zapatero) comincia ad averne abbastanza di polemiche con gli Stati Uniti. Soprattutto di quelle che non paiono poi fondamentali per i destini del mondo.
Lo stesso articolo del quotidiano parigino comincia con una frase particolarmente significativa: «Prima di lasciare Istanbul, Jacques Chirac - che per due giorni era sembrato come il contraddittore del presidente americano - ha tenuto a spiegare in una conferenza stampa che questa politica non provoca alcun ostracismo nei confronti della Francia».
Certo la stessa affermazione avrebbe avuto un valore ben maggiore se fosse stata fatta da Bush, invece che da Chirac. Inoltre le parole di Chirac, pronunciate durante la conferenza stampa in questione, non paiono certo cortesi nei confronti del resto della Nato : dire che «noi francesi siamo amici ma non servi degli Stati Uniti», lascia intendere che - dal punto di vista dell'Eliseo - tutti coloro che non sono d'accordo con la Francia (ossia, a Istanbul, tutti tranne la Francia) siano «servi degli americani».
Poi non bisogna stupirsi se si rischia l'isolamento. (Il Riformista)

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