Luglio 2004 Archives

Aveva appena finito di denunciare per l'ennesima volta in televisione la corruzione dell'Anp, e di chiedere ad Arafat pubblicamente di portare avanti le riforme.
Arrivato sotto casa l'hanno accerchiato, picchiato scientificamente e alla fine gambizzato con quattro colpi di tipo deformante, cosicchè la gamba gliel'hanno dovuta amputare.
Nabil Amr, 57 anni, "il traditore di Ramallah", da sempre nel movimento di liberazione palestinese, ex ministro dell'informazione nel governo del riformatore Abu Mazen, non è la prima volta che denuncia corruzione e che subisce agguati; due anni fa aveva dedicato una lettera pubblica ad Arafat, contestandogli l'"occasione storica perduta" di Camp David e addossandogli la responsabilità delle conseguenze che il popolo palestinese a causa di quel rifiuto stava pagando "a caro prezzo".
Poco tempo dopo uomini armati, sgherri di Arafat, spararono contro la sua casa.
Mai coinvolto in uno scandalo, in qualsivoglia ruberia, sempre in prima linea contro la corruzione e gli intrighi del rais che inevitabilmente ricadono sul suo popolo. Un uomo scomodo che evidentemente ha oltrepassato il segno.
Ma Namir non demorde e manda a dire:"Appena ne avrò le forze, tornerò a Ramallah. E a quanti condividono le mie idee, dico che dobbiamo continuare a lottare per le riforme e per l'autodeterminazione nazionale. Le due cose marciano insieme, perché non abbiamo combattuto l'occupazione israeliana per veder nascere uno Stato di polizia"

Il dittatore libico Gheddafi lancia dal suo sito internet l'allarme sul possibile ingresso della Turchia in Europa.

Se alla Turchia sarà concesso di diventare membro dell'Unione Europea, ne approfitterà per entrare come un cavallo di Troia e sottomettervi alla legge islamica, avverte Muhammar Gheddafi , perché le nuove generazioni turche, nutrite degli insegnamenti di Osama Bin Laden, vogliono dominare gli infedeli.

"È nell'interesse economico della Turchia far parte dell'Europa.
È anche nell'interesse del mondo islamico che una nazione musulmana come la Turchia sia all'interno dell'Unione Europea, come un cavallo di Troia. D'altra parte, è nell'interesse dell' Europa che la Turchia sia parte della Nato solo come colonia militare e base militare per l'Alleanza, ma non è nel suo interesse che la Turchia sia parte dell'Unione Europea.
La Turchia è un albero le cui radici sono in Asia e soltanto i suoi rami toccano l'Europa.
È uno Stato islamico di denominazione sunnita, con tradizioni, usi, storia, cultura, costumi e gusti orientali. Anche il suo alfabeto non è latino e di fatto ha sfruttato quello latino.
La Turchia è la culla della grande civiltà storica orientale ittita. È stata il centro dello sterminato impero ottomano e del califfato islamico.
La Turchia storicamente non ha guardato all'Europa se non come a un'arena in vista dell'espansione e della conquista.
Per 55 anni, la Turchia ha cercato di diventare uno Stato europeo, ma non vi è riuscita per ragioni oggettive molto più forti dei desideri e del pragmatismo.
Ammettere la Turchia nell'Unione Europea è come un tentativo di trapiantare un organo umano nel corpo di un'altra persona con un gruppo sanguigno diverso, che non consente la compatibilità biologica. Il loro unico legame è che vivono in condomini ai lati opposti della stessa strada!
L'Europa e in particolare la Germania potrebbe trarre vantaggio dal basso costo del lavoro della Turchia, come dai suoi immigranti, ma non è nel loro interesse che questo lavoro provenga da uno Stato membro dell'Unione, perché in questo caso potrebbe aspirare a diritti che l'Europa non desidera riconoscere.
Qual è l'interesse dell'Europa nell'associare uno Stato orientale relativamente (rispetto al progresso compiuto dall'Occidente) arretrato, dato che il Pil pro capite in Turchia è inferiore a 7mila dollari, quando al livello più basso in Europa c'è la Spagna, con 19mila dollari, ma in Germania è di 26mila dollari?
Il tasso di mortalità infantile in Turchia è del 45 per mille, quando in Europa è solo del 4 per mille.
Il tasso di inflazione in Turchia è al 70% mentre in Europa è al 2-3 per cento. Ciononostante, è possibile che un giorno tali discrepanze siano superate.
Ma ciò su cui l'Europa non sarà mai indulgente è che la Turchia sia un cavallo di Troia.
Il problema non risiede nella vecchia classe dirigente e nella successiva generazione di politici, che ammirano ancora Ataturk, ma nella nuova generazione e in quelle future.
I giovani allevati dai canali satellitari e da internet ricevono lezioni su lezioni dagli studiosi del mondo islamico, anche da Bin Laden, ogni giorno e a ogni ora, senza che vi sia la possibilità di prevenirl o.
Che accadrebbe se migliaia di turchi studiassero sotto la direzione di Bin Laden, del suo gruppo, del Mullah Omar o della sua Loya Jirga (la Grande Assemblea), come attualmente sta accadendo? Lo diciamo solo per alleviare l'impatto dello shock.
Perché costoro considerano l'Europa un'infedele che merita soltanto di essere conquistata con la spada. Non si fermeranno alle porte di Vienna, come fecero gli Ottomani, ma intendono attraversare l'Atlantico seguendo le orme di Auqba Ben Nafaa, che seduto in sella al suo cavallo sulla costa atlantica disse:
«O Dio, se sapessi che ci sono popoli oltre di te (l'Atlantico), cavalcherei per conquistarli e obbligarli ad abbracciare l'Islam».
Auqba non seppe mai che c'era un continente chiamato America oltre l'Atlantico. Ma costoro sanno molto bene cosa c'è oltre l'Atlantico.
Queste nuove generazioni non riconoscono l'abolizione della pena capitale, perché Dio la ordina nel Corano. In più accetteranno soltanto il taglio della mano per il ladro come disposto da Dio. E puniranno chiunque commetta adulterio con una o cento frustate, perché questi sono i limiti posti da Allah.
«E c'è la vita per te nella vendetta, o uomo che comprendi » e «Chi non giudica secondo quanto Allah ha rivelato: quelli sono i malviventi » .
Allora, quando la Turchia diventerà membro dell'Unione Europea, non accetteranno il bando contro i partiti islamici in Turchia, così come non esiste un bando contro quelli con nomi cristiani in Europa.
Allora, i nuovi estremisti musulmani che hanno il controllo del potere o della strada in Turchia non accetteranno di essere parte di un'Unione la cui Costituzione non prevede la sharia islamica e i limiti ordinati da Allah.
Costituirebbero una maggioranza nel Parlamento europeo perché vieterebbero ogni mezzo di contraccezione, dato che credono che non siano permessi. Credono nella poligamia, nel concubinato e in «quello che possiede la mano destra», cioè le donne cristiane europee, perciò la Turchia sarà lo stato più popoloso d'Europa.
Quindi il piano degli islamisti turchi in Europa, e ovviamente dietro di loro della loro base popolare è di far tornare l'Albania uno stato islamico, come la Bosnia.
Perciò quella che loro considerano l'Europa infedele, per la prima volta si troverà davanti al nuovo fronte islamico, dietro il quale c'è l'intero mondo musulmano, che obbligherà l'Europa ad abbracciare l'Islam o a pagare la tassa di protezione, prevista dal Corano come un dovere.
Un'informazione che potrebbe risultare sorprendente o divertente, ma per i musulmani è un messaggio divino da realizzare.
D'ora in poi il futuro appartiene ai partiti islamici turchi e ai sostenitori di Bin Laden.
Il numero di iscritti ai partiti islamici turchi, in particolare se si tratta di organismi recenti, è sorprendente.
Nell'arco di pochi anni, diversi milioni di persone, tra cui un milione di donne, si sono uniti a un partito islamico turco. Bin Laden, i mullah e la Loya Jirga (la Grande Assemblea) ne gioiranno e ne usciranno vincitori se la Turchia diventerà membro dell'Unione Europea.
Inoltre, la Turchia trascinerà con sé in Europa una serie di problemi davvero esplosivi, come la questione curda, il conflitto settario e una guerra potenziale sulle rive del Tigri e dell'Eufrate, l'appartenenza alla Conferenza Islamica, al G8 Islamico, e le radici turche negli Stati islamici dell'Asia centrale.
I selgiuchidi, e dopo di loro i turchi, sono stati una nazione fondata sulle conquiste militari e sono arrivati a Costantinopoli e anche in Austria con la conquista.
Mi era possibile non suonare questo allarme e non svelare questa orrenda macchinazione.
Tuttavia, per la mia responsabilità nei riguardi innanzitutto della stabilità del mondo e per la pace nel Mediterraneo, di cui gli arabi possiedono la costa meridionale - e di cui la Libia occupa duemila chilometri - dato che non vi è costa meridionale senza la Libia.
Tutto ciò mi obbliga a rendere noto al mondo ciò che vedo finché si tratta di questioni strategiche che avranno gravi riflessi anche sul mio Paese, la sua regione e infine scuoteranno il mondo intero, prima che sia troppo tardi e prima che si adotti una decisione che avrà conseguenze serie."
Muhammar Gheddafi - Libero

All'interno la replica di Sergio D'Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino

In questi giorni ho seguito con attenzione la Convention di Boston e sono rimasta colpita dal buon Fassino, che si dichiara tutto armi e ciccia con Kerry.
"Chiunque ma non B", dice l'ossessionato in patria e all'Estero; dove B ovviamente sta per Bush e sottintende il compare Berlusconi.
Va benissimo, non dico di no, in fondo andrebbe bene anche per me che sono contraria al ritiro delle truppe dall'Iraq, favorevole a una lotta senza quartiere al terrorismo e via discorrendo.
Il problema è che mentre appare logico nel mio caso, lo è meno in quello di Fassino che va votando "no" al mantenimento della missione italiana in Iraq.
In un'intervista di Molinari, sulla Stampa, precisa ancora meglio:
"C'è assoluta convergenza con l'impianto politico dell'Ulivo ; le loro priorità (dei democratici, ndr) sono quelle di tutta la sinistra europea. Multilateralismo, politica internazionale, governance"
E la guerra al terrorismo?
"Non c'è nessun dubbio sulla necessità di combattere il terrorismo, le obiezioni riguardano il come, perchè l'Iraq dimostra che i carri armati non bastano".
Capito? No "non servono", ma "non bastano", con buona pace della sinistra unita.
Aggiunge anche - ma sull'Unità, chè Maurizio Molinari una scemenza del genere non gliel'avrebbe fatta passare liscia - che" è proprio su questo punto che i democratici si interrogano: come uscire dal pantano iracheno senza che sia soltanto una ritirata?"
Peccato che i democratici non abbiano pronunciato una sola volta il termine "pantano", e che il loro programma sia esattamente sulle righe di quello di Bush.
La differenza è che Kerry "promette" di farlo meglio, e direi anche in modo molto più falco. Basta leggere il suo programma di governo.

"La vittoria nella guerra al terrorismo richiede una combinazione di determinazione americana e di cooperazione internazionale, richiede l'abilità e la buona volontà di ordinare azioni militari immediate ed efficaci quando sia possibile la cattura o la distruzione di gruppi terroristici e dei loro leader".

"il mondo deve sapere che prenderemo ogni misura possibile per difenderci contro la possibilità di un attacco con armi non convenzionali. Se un attacco del genere apparisse imminente, noi faremmo ogni cosa necessaria per fermarlo. Se un attacco di questo tipo si verificasse, noi risponderemmo con forza schiacciante e devastante".

"Dobbiamo costruire e guidare un consenso internazionale per un'azione preventiva e tempestiva per fermare e mettere al sicuro le armi di distruzione di massa esistenti e il materiale necessario a fabbricarne altre".

"Con John Kerry comandante in capo non attenderemo mai la luce verde dall'estero quando in gioco ci sarà la nostra sicurezza, ma dobbiamo arruolare coloro il cui sostegno è necessario per una vittoria definitiva".

Obiettivi degli Usa a guida Kerry?

"gli stessi di sempre: proteggere il nostro popolo e il nostro modo di vivere, aiutare a costruire un mondo più sicuro, più pacifico, più prospero, più democratico"

"per prima cosa c'è da vincere la guerra al terrorismo, poi fermare la diffusione delle armi nucleari, biologiche e chimiche e, terzo, promuovere la democrazia e la libertà in giro per il mondo (caro Piero, chiamasi "esportare la democrazia", ricordi? ndr) , cominciando da un Iraq pacifico e stabile"

"Come presidente, mi ricorderò sempre che la sicurezza dell'America comincia e finisce cn il soldato, il marinaio, l'aviatore e il marine, con ogni uomo e ogni donna nelle nostre forze armate che sono al loro posto in qualunque parte del mondo".

Non ho idea di cosa queste parole ricordino a Fassino, personalmente me ne sento tranquillizzata (ma io sono interventista, si sa) e non mi fanno strappare i capelli di disperazione in caso di sconfitta di Bush.
Ma Fassino si è fatto tradurre bene il Kerry pensiero? Ha capito che intende aggiungere quarantamila uomini all'esercito presente in Iraq?
Non si sogna nemmeno di andarsene, anzi: intende rafforzarsi per portare a termine una (sottolineato "una") delle battaglie (condivise) al terrorismo. Non ritiro dall'iraq, quindi, ma "internazionalizzazione della campagna irachena"

Apprezzo molto l'entusiasmo di Fassino però mi chiedo che senso abbia avuto il can can parlamentare se queste sono le sue posizioni.
Ma già, io sono "neocon" e chissà quale visione terrificante ho delle sue manifestazioni estasiate per Kerry; però non è neocon l'ala sinistra che lo commenta allibito:
" Non si capiscono le ragioni per le quali la guerra cambia segno se a farla sia un democratico al posto di un conservatore: è una guerra sbagliata chiunque la conduca" - afferma Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione;
"Deve esserci qualche errore di traduzione dall'inglese, altrimenti si tratterebbe di una dichiarazione improvvida che danneggia il centrosinistra. Secondo quanto si legge, invece di chiedere la fine della guerra, i rappresentanti del listone darebbero l'avallo alla guerra preventiva purchè portata avanti dal Kerry", ironizza Pecorario Scanio dei Verdi. E infatti ...

Il programma di Kerry qui - qui e qui. Camillo tutto-convention

Mentre le teorie di Leonardo & criKKa cercano, senza difficoltà a dire il vero, sostegno in Italia, la Francia le ha metabolizzate da tempo, e ormai si dedica con cura al raccolto.
Copioso, direi: sono aumentati del 26% gli ebrei francesi emigrati in Israele.
Da gennaio a giugno 2004 se ne sono andati in 685, entro la fine dell'estate saranno duemila.
Duemila Parrazzi tutti a casa di Teddi, ovvio.

Turchia. Gridavano, annaspavano, scalciavano terrorizzate nell'acqua, appesantite dai vestiti con i quali si erano avventurate per godere un po' di mare. Qualche uomo presente in spiaggia, ha fatto il gesto di tuffarsi per andare a salvare quelle cinque ragazze di sedici anni che imploravano aiuto, ma sono stati fermati dagli imam che si sono opposti con tenacia affinchè non avvenissero "contatti impuri" tra maschi e femmine, consentiti dall'Islam solo ai familiari stretti.
E le ragazze sono morte così, per non essere toccate nemmeno nell'atto di salvarle.
I genitori hanno concordato con gli imam, del resto; infatti non hanno sporto denuncia tentando di far passare l'episodio per un incidente. (anche Random Bits al vetriolo)




Il signor Parrazzi, ovvero l'EBREO in Palestina


La sveglia era già puntata, ma Teddi non la sentì. O meglio, non l'avrebbe sentita, se una mano sconosciuta ma ferma non lo avesse strattonato (e la luce del giorno filtrava già dalle persiane):

"Ehi, dico a lei!"
"Eh?"
"La sveglia è la sua, no? Quella che sta suonando".
"Sì… ma lei chi è, scusi".
"Già, non ci siamo ancora presentati. Mi chiamo Parazzi, ing. Parazzi. Lei probabilmente conosce la storia della mia famiglia".
"La storia di che?"
"Il famoso massacro dei Parazzi, durante la guerra. I miei parenti furono tutti sterminati. Io sono uno dei pochi superstiti. Una cosa orribile".
"Mi dispiace".
"Ha detto Mi dispiace per cortesia o perché le dispiace veramente?"
"Ma… io…".
"Va bene, prendo atto che lei non è molto informato sulla strage dei Parazzi, e che al di là di qualche svogliata formula di cortesia non sa andare".
"Scusi, è che sono ancora un po' intontito, vede, mi sveglio e mi trovo uno sconosciuto in casa…"
"A proposito di questo, devo dire che lei di prima mattina è veramente uno spettacolo indegno".
"Sì?"
"Ma dico, si guardi, barba sfatta e occhio stralunato. E dormiva sopra le lenzuola".
"È estate, fa caldo… Se adesso per cortesia mi fa andare in bagno, mi sistemo un po', e poi…"
"No, non la faccio andare in bagno".
"Che cosa?"
"Vede, il fatto è che adesso in bagno ci abito io".
"Come sarebbe a dire che ci abita lei, scusi?"
"Mi sono introdotto nottetempo, tanto non c'era nessuno".
"Come non c'era nessuno! C'ero io".
"Veramente lei non c'era, era in camera da letto e ronfava senza nessuna dignità. Bagno, corridoio e cucina erano del tutto disabitati".
"Pure la cucina!"
"Sì, ma non si preoccupi, ho vuotato il frigo. Io non mangio le sue schifezze". "Ma scusi, lei è un ladro!"
"Ecco, vede? Il solito pregiudizio contro noi Parazzi. Io l'avevo capito subito. Evidentemente lei è un complice dei barbari assassini della mia famiglia".
"No, guardi, lasci stare la sua povera famiglia, io dico che il ladro è lei! Non si entra nottetempo in casa d'altri occupando le stanze vuote! È una violazione della proprietà pri…"
"Ueee, che paroloni! Mi pare che non sa di cosa sta parlando, signor… signor…"
"Teddi".
"Bah, che nome. Vede, la mia povera famiglia ha una lunga storia, che ci tramandiamo di generazione in generazione. Mica come lei, che manco sa dove stava il suo bisnonno".
"Veramente sì!"
"Non mi interrompa, non mi interrompa, non è gentile da parte sua. Dunque, vede questo libro che ho qui? È la ristampa di un codice catastale del sec. IX, e stabilisce senza ombra di dubbio che a quel tempo un mio antenato viveva qui, in comodato d'uso perpetuo, per cui…"
"E quindi lei è venuto qui sulla base di un documento di secoli fa?"
"No, guardi, io sono un uomo laico e spregiudicato".
"Me n'ero accorto".
"Attento, però, rischia di offendermi. Se le devo dire la verità, non do molto credito a questi vecchi codici, sono tutte leggende. Il vero motivo per cui ho scelto di vivere qui è che la posizione è buona, c'è tanto spazio, un sacco di luce, un bel giardino, e lei è un poveraccio senza dignità che non chiede meglio di essere estromesso definitivamente".
"Non è vero!"
"Vedrà, vedrà che non mi sbaglio".
"No, no, lei si sbaglia davvero. Primo: io non sono un poveraccio".
"Ah no? Si guardi, sono le otto e non si è ancora tolto il pigiama. Non può andare in bagno a lavarsi perché per ragioni di sicurezza non la faccio passare. Non può andare in cucina a farsi il caffè. Teoricamente non potrebbe neanche raggiungere il pianerottolo per andare a lavorare, ma siccome mi sento generoso le farò pagare un pedaggio".
"Ah, grazie mille":
"Prego. Vede che possiamo vivere in pace?"
"Ma no, ma neanche per sogno! E poi, scusi, lei dice che qui c'è un sacco di spazio? Ma non è vero, è un monolocale".
"Per lei è un monolocale. Io lo trasformerò in un superattico, vedrà".
"E dice che c'è un sacco di luce? Ma c'è solo un pozzetto interno, e ci cagano i piccioni".
"I piccioni venivano a cagare perché ci abitava lei, vedrà che con me muteranno atteggiamento".
"E non è in una buona posizione! Assolutamente!"
"Ah no?"
"No, perché il condominio è pieno di amici e parenti miei, e mi basta arrivare al citofono e fare un paio di chiamate, e ci sbarazziamo di lei. La buttiamo sul marciapiede".
"Ah, passiamo già alle minacce, eh? Allora, lasci che le spieghi come andranno le cose. Vede, sul pianerottolo ci sono già i pezzi puntati sulla tromba delle scale".
"I pezzi? Che pezzi?".
"L'artiglieria. Per quei cialtroni dei suoi vicini non c'è nessuna possibilità. A meno che non cerchino di circondarmi dal tetto".
"Ecco, già".
"Ma sarebbe una pessima idea, il tetto è minato".
"Minato? Il tetto? È stato lei?"
"Avrò ben il diritto di difendermi, scusi".
"Ma come fa ad avere tutte queste armi, non è mica legale".
"Diciamo che ho uno zio molto potente che… è nel commercio e mi fa… mi fa dei prezzi di favore. Lui ha molto a cuore la causa di noi Parazzi".
"E non ce l'ha una casa, lui?"
"Scherza? Ha una casa enorme, un giardino immenso, sei bagni, due terrazze…"
"E perché non la ospita lui, invece di venire a rompere me?"
"Lei non mi capisce proprio, ma non è una novità. Nessuno capisce noi Parazzi. Anche lei, mi conosce da cinque minuti e già vuole mandarmi via. Ha detto che vuole "ributtarmi sul marciapiede". Non ha nessun rispetto per la mia tragedia famigliare".
"Senta, a me dispiace, onestamente mi spiace per la sua famiglia, ma questo non le dà il diritto di entrare in casa d'altri e puntare l'artiglieria sui vicini".
"Lei è come gli altri. È un complice di quei barbari assassini. Ma adesso è finita. È giunta l'ora che i Parazzi abbiano una loro casa".
"Ah, perché lei non è da solo?"
"No, ora conto di invitare tutti i Parazzi superstiti sparsi nel mondo a venire a vivere qui".
"A vivere qui? In un bagno, una cucina e un corridoio? Sotto un tetto minato, con l'artiglieria puntata sulla tromba delle scale? E lei pensa che verranno?"
"Verranno, verranno, questo è l'unico posto dove i Parazzi possano sentirsi al sicuro. E poi gliel'ho detto, conto di allargarmi".
"Se è per questo, anch'io stavo per chiedere alla mia ragazza di venire a stare qui".
"Se vuole un consiglio, lasci perdere. Non si riproduca. Lei è un essere inutile. Si estingua".
"E invece ho proprio intenzione di riprodurmi, e tanto, anche, e quando questa casa sarà piena di figli miei, la vedremo".
"Sa che fine faranno, i suoi figli? Un po' di loro cresceranno violenti e indisciplinati, non avranno nessun rispetto per lei che non ha saputo riconquistare il suo appartamento, e verranno da me a farsi ammazzare. Un po' di loro verranno invece a lavorare per me… sa, ci sono tante faccende da fare in questa casa. Un altro bel po', esasperato, andrà a stare a casa dei suoi vicini, che non sanno dirle di no. Ma a un certo punto i suoi vicini non ne potranno più, molleranno i suoi figli e le sue cose per strada e verranno qui da me a firmare una pace separata".
"No, non lo faranno".
"Vedrà, vedrà".
"Ma sono amici miei".
"Certo che sono amici suoi, adesso. Ma da qui a qualche anno lei sarà un vecchio pazzo sporco fanatico e disoccupato, senza bagno né cucina, e nessuno avrà molto interesse ad aiutarla. Tante parole, pochi fatti. Invece i miei parenti avranno bagno, cucina, uno zio molto potente e il dito sul grilletto. Si fidi di me. E adesso si sposti un po', per favore".
"Che cosa sta facendo con quei mattoni?"
"Che domande, mi sto difendendo. Lei è un individuo pericoloso, peraltro invischiato nella barbara strage dei miei parenti. Il minimo che posso fare è tenerla sotto stretta sorveglianza".
"Non ci posso credere! Lei sta alzando un muro! Sta alzando un muro in camera mia!".
"Dio, che pregiudizi, che ignoranza, che odio. Non è un muro, vede? Vede questi pali? Vede questi cavalli di frisia? Vede questo filo spinato? È una barriera difensiva in tecnica mista. Un po' cemento e un po' legno. Lei non ha il diritto di chiamarlo muro".
"Domando scusa. No, volevo dire… ma perché lo costruisce in camera mia?"
"Certo che lei è ben sciocco. Se devo difendermi da lei…"
"Ma lo faccia almeno nel corridoio. Aveva detto che la camera da letto restava a me".
"Ah, allora riconosce il mio diritto a insediarmi nel corridoio".
"No! Io non riconosco un bel niente".
"Lo vede? Lei è contro di me, in partenza. Sotto sotto lei vuole sempre ributtarmi sul marciapiede. Io vorrei vivere in pace con lei, ma non vedo come. Onestamente non vedo come".
"Ma io devo uscire di qui! Devo andare a lavorare!"
"Passi dalla finestra. Attento, però, perché se la vedo arrampicato su una grondaia in atteggiamento minaccioso, sparo. Lei non mi lascia nessuna alternativa".
"Ma lei è un pazzo!"
"Io non sono un pazzo! Io sono una persona che ha vissuto un terribile trauma famigliare, non capisce?"
"Lo capisco perfettamente".
"Ma questo non vuol dire che io non l'abbia superato. Ora io sono perfettamente consapevole di me, e non soffro di nessuna mania di persecuzione! Sono gli altri che hanno la mania di perseguitarmi! È diverso!"
"Lei è un pazzo".
"Ma non capisce. I miei nonni. I miei zii. I miei cugini. Tutti morti, tutti. E lei dov'era? Perché non ha fatto niente? E perché non piange con me? Pianga almeno con me".
"Sento che le sto per dire qualcosa di orribile, di cui in seguito mi pentirò".
"La dica, la dica, tiri fuori tutto il suo odio, faccia vedere al mondo che individuo orribile è".
"Forse ha ragione, forse sono un individuo orribile, ma per un attimo ho pensato: ma tra tutti i suoi poveri parenti, doveva per forza salvarsi il più srtrrrrrrrrrrrrrrring!
Rrrrrrrrrring!
Rrrrrrrrrring!

Repubblica 25 luglio 2004

"..sei bambini palestinesi sono stati feriti nell'insediamento di Neve Dekalim. Un missile israeliano ha colpito la loro casa. Solo uno è in gravi condizioni"


Corriere della Sera 25 luglio 2004

"Sei bambini sono rimasti feriti in un attacco all’insediamento ebraico di Neve Dekalim, nella Striscia di Gaza. Uno di essi, di dieci anni, ha riportato ferite gravi. L’insediamento, il più grande della Striscia, è stato colpito da un missile anti-carro lanciato da militanti palestinesi dalla zona di Khan Younis."

Direi che non c'è nulla da commentare. Nulla di quanto non si sapesse già intendo. (via Griso)

Il giudice Baltasar Garzon ha rilasciato su cauzione l'unico prigioniero spagnolo - Hamed Abderraman - detenuto per due anni a Guantanamo e arrestato dagli americani in Afghanistan; accusato di collusioni con Al Qaida l'uomo, 30 anni, si è difeso affermando di essere andato in Afghanistan per studiare il Corano.
Visti i precedenti di Garzon non c'è molto da star tranquilli

Marco Travaglio, tempo fa, aveva chiesto lumi a Giuliano Ferrara circa il millantato (dal Foglio) calendario fitto di impegni del nostro manettaro preferito, affermando che gli ordini di scuderia dei diesse erano che venisse estromesso dalle feste dell'Unità:" da quando qualcuno ha ordinato di non invitarmi più alle feste dell’Unità di quest’anno, mi si prospettava finalmente un’estate di tutto riposo; ma ora apprendo che ho un calendario fittissimo e non ne so nulla. Mi illumini, la prego. Se presento libri in ogni dove, dovrò pur esserci".
Chi ha impartito l'ordine censorio e senza proclami bulgari (è così che si fa, mica come quel caciarone di Berlusconi)?
Lo stesso promotore della causa civile intentata contro di lui per la famosa frase "Sono entrati a Palazzo Chigi con le pezze al culo e ne sono usciti ricchi": Claudio Velardi.
"Già negli scorsi anni la mia presenza faceva discutere e infastidiva alcuni dirigenti locali della Quercia" - ha dichiarato Travaglio - "Ora il discorso che ho pronunciato all'Assemblea dei girotondi deve aver fatto arrabbiare qualcuno. Credo proprio si tratti di una scelta di vertice. Non pensavo che Velardi fosse il segretario occulto della Quercia".
Son dei maestri di censura, ammettiamolo; silenziosi, efficaci, felpati. (via Sette)

Assolto per insufficienza di prove l'unico imputato del processo Kazemi.
Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace e avvocato della famiglia della giornalista uccisa a botte, ha dichiarato che si batterà affinchè vengano processati i veri colpevoli, che a suo dire stanno nei ranghi elevati della magistratura iraniana.
Il giudice, dopo l'assoluzione, ha disposto che sia lo Stato a pagare il "risarcimento" del danno, quantificato in 12,500 dollari canadesi; il figlio della vittima ha già annunciato che li rifiuterà.
Il corpo della giornalista non era nemmeno stato rimpatriato in Canada; la madre ha infatti dichiarato al tribunale di essere stata minacciata per ottenere il consenso alla sepoltura immediata in terra iraniana.
Zahra Kazemi è stata quindi seppellita in Iran senza essere sottoposta ad autopsia.

Ed è un nuovo "no" quello che cala dall'alto della Procura generale di Milano, sulla richiesta di grazia per Ovidio Bompressi.
L'aggornamento di informazioni era stato richiesto esplicitamente dal Quirinale e il parere della Procura, negativo come sempre, non si è fatto attendere.
Manca il pentimento, presupposto indispensabile per la concessione della grazia, dicono; del resto se Bompressi sta male, aggiungono, ci sono gli istituti alternativi al carcere.
Insomma, o Bompressi si dichiara colpevole e quindi pentito, o nulla. Quindi nulla.
Bene fa Adriano Sofri a non chiederla; perchè è vero, non gliela la vogliono dare, li vogliono soltanto umiliare, esigono un atteggiamento che è fuori da ogni logica e civiltà: la negazione del diritto di dichiararsi innocenti, pur piegando la testa di fronte alle sentenze contrarie.
La concessione della grazia non è un'assoluzione ma un gesto di clemenza.
Ma c'è quell'"incrollabile fedeltà all'odio" che lo impedisce..

Jamil Za'anun è un ragazzo bravo a scuola, educato, attaccato ai suoi doveri e alla famiglia.
Vive con i genitori e il fratello più piccolo in una villetta carina, con giardino e la siepe di rito intorno, rigogliosa, che divide come in ogni parte del mondo gli sguardi indiscreti dei vicini.
Quella siepe è sembrata ottima ai terroristi delle Brigate dei martiri di Al Aqsa, che entrano nel giardino per nascondere un lanciarazzi e tendere un agguato agli elicotteri israeliani.
La famiglia Za'anun si rende conto di quello che sta accadendo ed esce immediatamente in giardino per tentare di impedirne l'installazione; inutilmente.
Ne scaturisce una violenta discussione, dove i terroristi impongono le loro decisioni e i proprietari della villetta si oppongono con fermezza, anche perchè la loro casa, una volta compiuto l'attentato, sarà soggetta alla legge israeliana che abbatte entro dodici ore le abitazioni che nascondono installazioni terroriste.
Il gruppo armato impone il suo volere e sta per andarsene quando Janin, in uno scatto di rabbia e di impotenza, raccoglie una pietra e la lancia contro il capo dei terroristi. Questi si fermano, ci pensano un attimo e poi lanciano un razzo contro la casetta, che viene totalmente abbattuta.
Janin muore sul colpo, i suoi familiari sono in gravissime condizioni che lottano tra la vita e la morte.
Le Brigate dei martiri di Al Aqsa, braccio armato di Al Fatah, emettono tre comunicati, in arabo e in inglese per la stampa internazionale, in cui affermano che "soldati delle forze sioniste sono penetrati a Beit Hanun, travestiti da miliziani palestinesi, e hanno fatto fuoco su una abitazione privata".
Questa volta però agli addetti stampa non tornano i conti, anche perchè la reale versione non l'avranno dagli israeliani, ma da testimoni oculari palestinesi, che stanno manifestando una crescente insofferenza verso gli atti di terrorismo.

"Chi muore nel giorno di Al Jumuhat" - venerdì - vola dritto in paradiso" recita il Corano.
L'unica triste consolazione di quella famiglia, se mai sopravviverà... era venerdì, ieri.

Il Marocco da oltre quindici anni tiene rinchiusi 200.000 arabi non wahabbiti cacciati dal Sahara occidentale, dove avevano vissuto per secoli, a suon di napalm.
I profughi sfollarono e si organizzarono in un movimento di resistenza per la liberazione dei territori occupati: il Polisario.
La guerriglia che opposero agli occupanti fu tenace e a volte anche quasi vittoriosa, tanto che gli invasori si risolsero a rinunciare a una porzione di territorio occupato, il più arido, per poter difendere il resto delle terre invase, ben più floride.
Nel 1980 cominciarono a costruire un muro di separazione che ad oggi è lungo 3.300 chilometri, alto circa quattro metri, composto da roccia e cementi, reti elettrificate, 20.000 km di filo spinato, posti di guardia , 240 batterie di artiglieria, 160.000 soldati, mille blindati, decine di postazioni radar, batterie di missili e mortai. Non solo;vicino al muro sono disseminate 5 milioni di mine antiuomo e anticarro, in gran parte di vecchia fabbricazione italiana ed a frammentazione. Possiamo aggiungere le bombe a detonazione ritardata lanciate dal cielo nei primi anni di guerra.
Impossibile avvicinarsi; chi l'ha fatto è finito tra gli scorpioni sigillati tra muro e confine mauritano.
La vita di questa popolazione dipende totalmente dall'esterno, sia per i viveri che per l'acqua, che per qualsiasi necessità di sopravvivenza; le case sono costruite con la sabbia; si dissolvono d'estate, vengono abbattute dalle tempeste in ogni periodo.
Il muro - berm - ha diviso intere famiglie che possono solo sentirsi, raramente, via telefono, in quanto le autorità marocchine utilizzano mille espedienti per evitare i ricongiungimenti. (fonte: Libero)
L'Onu? Ah beh, nel '91 ha inviato gli osservatori in vista di un referendum che avrebbe dovuto sancire l'indipendenza del Sahara Occidentale, ma il Marocco fece intervenire 255.000 coloni allo scopo di alterare l'equilibrio demografico del voto. E fu il silenzio.

Anzi no, fu la beffa delle beffe:
"Un'altra contabilità, però, grava sui sahrawi. Riguarda la beffa del mantenimento del muro, che costa un milione di dollari al giorno. D'altra parte, mantenere lungo una linea di chilometri una fila di radar, cinque milioni di mine, sbarramenti di filo spinato, fossati, e un esercito in assetto da guerra ha un prezzo alto. Certo, il Marocco può contare, dopo l'occupazione dell'ex Sahara Occidentale, su altre entrate. La pesca, ad esempio: ne beneficiavano le città sahrawi lungo la costa, una tra le più pescose d'Africa, oggi rende al Marocco, con le concessioni all'Europa, circa a 400 milioni di dollari l'anno. Facendo i conti, è come se l'Ue pagasse il muro. Un'altra beffa.
Questa cifra, cresce ulteriormente se sommata allo sfruttamento delle miniere di fosfati di Bu Craa [sempre nel Sahara Occidentale]: è il più grande giacimento al mondo, 85 chilometri per 15. Ora, nei territori occupati si è scoperto anche il petrolio. L'estrazione non è cominciata, sarebbe contraria al diritto internazionale. La trivellazione, invece, si può fare, anche con la benedizione dell'Onu: vi lavorano compagnie francesi e statunitensi. I rapporti tra Francia e Marocco sono sempre più significativi: il rapporto dell´Onu sull´investimento estero mette il paese maghrebino al secondo posto in Africa, dopo il Sud Africa. E proprio grazie ai capitali francesi."

cronologia breve

Botta e risposta tra Carlo Taormina, avvocato difensore di Annamaria Franzoni, attualmente unica imputata per l' omicidio di Cogne e condannata con rito abbreviato a trent'anni di carcere, e Vittorio Feltri.

Il 18 luglio, a Gerusalemme, Ariel Sharon propone solennemente a tutti gli "ebrei di Francia" di "venire in Israele" precisando che "devono muoversi immediatamente, perchè in Francia si diffonde un antisemitismo scatenato".
Sharon ha torto, non certo di preoccuparsi di un reale aumento dell'antiesemitismo in Francia, ma di spiegarlo in maniera troppo semplicistica e di ridicolizzarlo.
Incriminando il 10% della popolazione francese, di origine maghrebina, egli applica indebitamente lo schema dell'intifada a un'ondata anti-ebraica non meno pericolosa ma più europea, quindi più contagiosa di quanto si immagini.

1 Il 10% di francesi con genitori o antenati musulmani non significa il 10 per cento di integralisti islamici desiderosi ardentemente di battersi, solidali con le bombe umane del gruppo Hamas.
I predicatori e i mascalzoni che pretendono di importare l'intifada sono ultraminoritari in questo famoso 10 per cento, il che è rassicurante; ma essi si alleano con altre correnti antisemite, e ciò è inquietante.

2 Nei campus francesi (ed europei e americani) imperversa un antisemitismo di sinistra che, con il pretesto di antisionismo, innalza il Palestinese a figura emblematica che si sotituisce al Proletario di una volta: portavoce di tutti gli oppressi del pianeta, figura di punta della lotta contro imperialismo, capitalismo e mondializzazione.. Per i ribelli alla moda, Arafat=Guevara. E reciprocamente: Sharon=Hitler.
Da qui, la crescente delegittimazione di uno Stato che si lascia dirigere da un nazista.
Il diritto all’esistenza di Israele viene così rimesso in causa da insegnanti, militanti ecologisti, altermondialisti, o semplicemente da paleomarxisti e rivoluzionari privi di rivoluzione.

3 Un antisemitismo classico, imbarazzato e silenzioso dai tempi di Vichy, Pétain e il collaborazionismo (’40-45), risolleva subdolamente la testa. In particolare negli ambienti della vecchia Francia e conservatori.
Diversi dérapage dimostrano che per qualcuno, al Quai d’Orsay, la Farnesina francese, Israele è una spina nel cuore del «mondo arabo».
Si ricorderà la battuta di un ambasciatore di Francia a Londra su questo shitty little country... Why should the world be in danger of World War III because of those people
("piccolo Paese di m... Perché mai il mondo dovrebbe rischiare la Terza guerra mondiale per questa gente", ndr ).
Ex portavoce ufficiale di un ministro degli Esteri del presidente Mitterrand, l’ambasciatore fu preso di mira dalla stampa inglese, ma non presentò nessuna scusa.
Le sue parole sul "piccolo Stato di m." non furono giudicate "inammissibili" come quelle pronunciate oggi da Sharon.
Ed egli finì la sua carriera come ambasciatore in Algeria, una sede invidiata e decisiva.
Quando Silvio Berlusconi propose ex abrupto di estendere l’Europa a Russia, Turchia e Israele, da parte francese gli fu risposto: perché Israele? "Non c’è alcun legame geografico" (e questo è vero), alcun legame "storico né culturale fra Israele e l’Europa" (e questo è il colmo di un analfabetismo volontario).
Una nota barzelletta dice: "Domani si uccidono ebrei e parrucchieri! - Perché i parrucchieri?".
La scomparsa di Israele farebbe versare poche lacrime a Parigi, ma l’alleanza Washington-Gerusalemme rende difficile una conclusione simile.
Antisemitismo, denuncia della perfida Albione e antiamericanismo non hanno avuto bisogno di aspettare Blair, Bush e Sharon.
Purtroppo, l’attualità congiunge i tre modi di ostracizzare gli ebrei e prepara pericolosi cocktail.

1+2 Gli integralisti islamici sono calorosamente accolti dalle buonanime altermondialiste.
Tutto si svolge come se i contestatari politicamente corretti trovassero negli "intifadisti" dei quartieri più svantaggiati una nuova "base di massa", un surrogato degli operai che non recluteranno mai.
Reciprocamente, le bande di periferia apprezzano l’ombrello giuridico e mediatico che i benpensanti ex terzomondisti garantiscono loro.

1+2+3 Dall’estrema sinistra all’estrema destra, tutta la Francia politica - dal semplice militante al deputato, dal sindacalista ai ministri e al capo dello Stato - ha gridato contro l’intervento in Iraq: "Bush = Sharon = assassini", dice la piazza. "Sharon = Bush = disprezzo per la legge internazionale", affermano i salotti.
Lungi dall’essere un semplice effetto dell’Intifada, la crescita dell’antisemitismo è gemella dell’ondata di antiamericanismo che ha colpito l’Europa dopo l’11 settembre e la sommerge dopo la guerra in Iraq.

Ora, la diplomazia francese ha preso il comando della crociata antiamericana.

Poiché la Francia politica, quasi unanimemente, giudica fuorilegge i dirigenti americani e israeliani, non c’è da meravigliarsi se gli emuli dei martiri del gruppo Hamas guizzano come pesci in una Francia che considera d’avere due grandi nemici: Bush e Sharon.

Niente falso panico, signor Sharon! Non è il momento, per i francesi di origine ebrea, di fare le valigie as soon as possible , appena possibile, per fuggire in Israele.
La Francia non sta vivendo una Notte dei Cristalli, subisce un’alta marea di stupidità astiosa e presuntuosa. Son cose che succedono ogni tanto nella dolce democrazia.
L’onda lambisce altre rive, spetta ad ogni cittadino di buon senso, ebreo o no, curare sul posto, a casa sua, una malattia mentalmente trasmissibile.
André Glucksmann (traduzione di Daniela Maggioni) Corriere della Sera parzialmente online

Come si può parlar male di una istituzione capace di un gesto di così grande altruismo?
Viva Bruxelles!

Eravamo rimasti al referendum in cui l'azienda tedesca chiedeva ai suoi dipendenti francesi se fossero stati disposti ad aumentare l'orario di lavoro a parità di salario, in cambio di un impegno a non dislocare all'estero la produzione.
Il risultato del referendum è stato schiacciante: 98% i , 2% i no.

Il processo per accertare i responsabili della morte di Zahra Kazemi - giornalista canadese deceduta per le percosse e le torture subite in un carcere iraniano - è stato improvvisamente chiuso tra le proteste dei legali che hanno definito il processo una farsa, aggiungendo che alla sbarra hanno messo un innocente, non i veri colpevoli.

Avete per caso visto in giro l'Onu, l'Europa, i pacifisti ecc. ecc?

Il gruppo terroristico francese Azf torna alla carica, chiedendo a cinque grandi aziende alimentari francesi di versare un milione di euro in contanti, pena l'avvelenamento dei loro prodotti.
Non è la prima volta che i terroristi di Azf agiscono in Francia, come ben sanno i responsabili delle Ferrovie dello Stato Transalpine, che dopo aver ricevuto uguale lettera minatoria in passato, trovarono fra i binari una bomba.

Jiang Yanyong - soprannominato Dottor Sars per aver reso pubbliche le effettive dimensioni dell' emergenza Sars in Cina - era scomparso, subito dopo aver chiesto ufficialmente al Partito che venisse fatta luce sul massacro di Tien An Men e che si rivedesse il giudizio politico su quel giorno.
Dopo quasi due mesi è stato rilasciato ed è potuto tornare nella sua casa di Pechino, con il divieto di parlare con i giornalisti.
Sta bene e pare che sia stato sottoposto, più volte e inutilmente, al lavaggio del cervello; l'intento, ovviamente, era quello di modificare il suo punto di vista su quei tragici fatti.
Visti vani gli sforzi è stato dichiarato dalle autorità "politicamente infantile".

Se l’Italia avesse avuto diecimila vittime del terrorismo in tre anni, che in termini percentuali è esattamente l’equivalente di mille vittime israeliane, come avrebbe reagito?
E se li avesse avute la Francia, che reagisce perfino al mero sospetto di un aggressione culturale incruenta alla sua laicità con misure illiberali come la proibizione del velo nelle scuole?
La noncuranza con cui la comunità internazionale, e l’Europa, affrontano il problema del terrorismo anti-israeliano (antisemita in sè, perché uccide civili in quanto ebrei, e ha come obiettivo dichiarato la cacciata in mare degli ebrei e la distruzione del loro stato), può essere spiegata solo in due modi: come figlia di un sentimento antisemita strisciante (così fa, talvolta esagerando, Fiamma Nirenstein nel suo recente libro «Progressisti antisemiti»); oppure, più pacamente, come figlia di un pregiudizio anti-Israele, nazione responsabile, per la sua testarda volontà di esistere, e di esistere in Terrasanta, di mettere a repentaglio, insieme con i diritti dei palestinesi, anche la pace nel mondo.
Di fronte al voto con cui l’altra sera l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato il Muro e ne ha chiesto l’abbattimento, viene da chiedersi perché poi ci si stupisca, e si meni scandalo, del fatto che in un sondaggio la maggioranza degli europei ritiene Israele la prima causa di un possibile conflitto mondiale.
Perché se il Muro è un atto di annessione volontaria di territori, e non uno strumento - rivelatosi finora alquanto efficace - di salvare la vita a qualche ebreo, allora hanno ragione i sondaggi: lo stato di Israele è malvagio, e pericoloso.

E’ ovvio che il Muro comporta violazioni dei diritti dei palestinesi. E’ ovvio che incorpora territori che non devono essere incorporati, e così facendo allontana la prospettiva di un accordo nella annosa disputa terrirotiale.
E’ così ovvio che anche l’Alta Corte israeliana, con un senso della giustizia che fa onore a uno stato di diritto quale è Israele, ha ordinato la revisione del tracciato di una parte di muro di circa 30 chilometri a nord ovest di Gerusalemme, che verrà demolita e spostata.
Ma è altrettanto ovvio che senza kamikaze non ci sarebbe il Muro, e che dunque il problema sono gli attentati, prima del Muro.

Condanne sommarie e impolitiche, cui ieri si è malauguratamente aggiunta la voce dell’Europa, finalmente unita ma su una posizione sbagliata, possono solo servire a far sentire Israele più sola, a spingerla a difendersi con i suoi mezzi, piuttosto che con la pace, a indurla a costruire altri muri.

L’ambasciatore di Gerusalemme alle Nazioni Unite ha ieri detto: «Ringrazio Dio che il destino di Israele non si decide in quest’aula».
Nessuna critica a Israele può partire da una negazione o da una omissione del suo diritto a esistere, e nella sicurezza.

L’Europa può molto per fermare il terrorismo palestinese; cominci a farlo, e vedrà che anche il Muro sparirà. (Il Riformista)

E' antipatica, ammettiamolo, con quella faccetta carina, superba, in fondo si, anche gelida.
E' strano, di sicuro, chè una mamma a cui massacrano un bimbo abbia voglia di andare dal parrucchiere prima del funerale; non dovrebbe averne. Ma chi diavolo siamo noi per dirlo?
La mamma di Alfredino Rampi girava attorno a quell'orrido buco nero dove era scivolato suo figlio "cambiandosi il vestito ogni giorno", diceva la gente; "truccata", ribadiva mentre la televisione non disdegnava inquadrature idonee. Non si fa, e siamo d'accordo, ma non è una legge divina, una regola universale, non lo è.
C'è gente che va ad operarsi di cancro perfettamente truccata, perchè è fatta e reagisce così; ho visto persone ai funerali vestite di colori sgargianti, fresche di parrucchiere e non mi è interessato analizzare la densità dei loro sentimenti.
Ognuno reagisce a modo suo, ha la sua soglia del dolore, il suo modo di reagire.
Queste sono le colpe ufficiali di Annamaria Franzoni: è televisivamente odiosa e fuori dai canoni, punto. Anzi no, ne ha un'altra: si è presa Taormina come avvocato.
Altro non c'è, non c'è una sola "prova" che non sia stata smontata dalla difesa: una sola.
Ma già, pare che sia un tipico atteggiamento di destra, questo. Quelli di sinistra si difendono con nobiltà, senza smontare il castello accusatorio bensì con un'innocenza di fondo talmente lapalissiana che fa sgorgare articoli di codice come fari illuminanti delle menti dei giudici. Benvenuti allo Stadio Italia, quello cheascolta solo l'accusa e non la difesa; i piemme de noartri.
Ma per quanto possa stare antipatica la Franzoni, ogni accusa è stata demolita.
Sugli zoccoli c'era sangue umano - no, era sangue di animale e forse, sottolineato "forse", un'inifinitesimale goccia di sangue su uno dei due
Il pigiama era indosso all'assassino - no, il pigiama era macchiato in modo tale da essere impossibile fosse indosso all'omicida, per di più nella posizione utilizzata secondo le perizie per uccidere il bambino
La Franzoni in circa otto minuti ha colpito violentemente il figlio più volte, si è lavata, pettinata, cambiata e ha portato il fratellino alla fermata della scuola - non è possibile in quella manciata di minuti fare tutto questo (mai provato a lavarsi il sangue dappertutto, capelli compresi? Oppure è andata grondando sangue e cervello di bambino ad accompagnare l'altro figlio?)
L'arma del delitto non verrà mai trovata e allora ecco il movente: il bambino o era figlio di un ipotetico amante e viene eliminato per questo, oppure...vediamo ..ah si! ha la testa grossa, forse non è perfettamente normale (non c'è un solo referto che possa avvalorare la tesi, ma fa' niente) e quindi la cinica virago lo sopprime, pronta a farne uno più bello.
Certo, tutto può essere, la criminologia insegna che ciò che per noi è assurdo ha una sua logica naturale nelle vicende delittuose.
Lo Stadio Italia fa notare come la signora Franzoni misurasse ossessivamente la circonferenza della testolina del suo bambino. Forse l'ha scritto Novella 3000 o lo sussurrano nel borgo, chissà.
Mettiamo pure che Annamaria Franzoni misurasse la testa del bambino; quindi? Conosco decine di madri e di padri che misurano gambe, torace, testa e non so quant'altro del proprio piccolino; succede perchè sono ansiosi, oppure perchè il pediatra se n'è uscito con un "è troppo magro" oppure "è troppo piccolo, ma gli dà da mangiare abbastanza?", oppure perchè gli amici, sempre tutti pediatri incompresi, ti spiegano che a questa età deve essere lungo tot, largo così, con la fontanella semichiusa, anzi no aperta e via di questo passo.
Non ultimo i pediatri spesso ti invitano a farlo.
Io non ho mai misurato un accidente di mio figlio, fermamente convinta che, tranne casi eclatanti che devono allarmare, la crescita avviene secondo propri ritmi e non secondo tabelle. Il pediatra, fortunatamente, la pensava come me mentre qualche coppia di amici mi guardava come se fossi un animale strano proveniente dal pianeta Marte.
Allora: la Franzoni è un 'assassina perchè misurava il figlio? ditemelo, che affidiamo in via preventiva ai servizi sociali qualche migliaio di bambini in imminente pericolo di morte per mano materna.
E' uno scenario terrificante: da una parte giudici che ignorano la difesa, dall'altra il popolo bue che muggisce inviperito con gli occhi chiusi e facendo la Ola.
Personalmente non so se Annamaria Franzoni sia un'assassina, certo mi sembra non ci sia una sola prova portata dall'accusa che stia in piedi. Questo non significa che quindi sia innocente, ma semplicemente che se fosse colpevole non c'è nulla che lo dimostri. Non fino ad oggi.
Magari quando usciranno le motivazioni della sentenza leggerò fatti diversi, ed è "augurabile" che succeda, mi si passi il termine, vista la condanna senza nemmeno il margine di un dubbio, ma al momento non ne vedo.
Lo Stadio Italia invece sì.
E l'altro ieri sera, un loro degno rappresentante, è passato in Vespa davanti al tribunale gridando "Deve morire!".
Non so se mi fanno più paura loro o la "giustizia". Meglio non avere mai a che fare nè con gli uni nè con l'altra.

Incredibile, poi, questa "lettera" di Barbara Palombelli

Bene, finalmente è tornato Christian Rocca con il suo Camillo, che lentamente riprende il cammino e porta con sè buone notizie: Emanuele Ottolenghi ha aperto un blog.
Chi legge Il Foglio e segue le vicende israeliane, nonchè questo blog che frequentemente ne riporta le analisi, lo conosce e lo apprezza da tempo; bravo, informato, acuto e intelligente.
Il sito è in costruzione ma già ampiamente godibile.
Benvenuto, quindi, e bentornato.

Un solo consiglio: eviterei il formato pdf, che oltre ad essere pesante sul pc spesso invita poco alla lettura

E' una fitta nel petto ogni volta che leggo o sento dire "euri"... un urlo agghiacciante nella notte.
Avevo letto da qualche parte che l'Accademia della Crusca ne avesse legittimato il plurale in 'i', e la notizia mi aveva lasciata distrutta ma non sconfitta; lotta dura senza paura, mi sono detta, pronta a combattere indomita fino alla morte linguistica di tutti gli "euri" della terra.
Stanotte ho scoperto che no, l'Accademia della Crusca non c'entra e quindi è una ragione in più per affermare l'unica maniera decente di volgere al plurale l'euro: lasciarlo invariato.
Ripetere cantilenando, pena un'ulcera duodenale: un EURO, due EURO, cento EURO .... per pietà..

L’argomento è sgradevole, lo so. Però lasciatemi dire: bisogna che impariamo, tutti, a non farla fuori dal vaso. Ecco, l’ho detta.
Scusate tanto, ma ormai è diventata un’emergenza nazionale. Civile e sanitaria.
Per anni mi sono chiesto perché mai molti automobilisti si fermino a mingere ai bordi delle strade, incuranti dei Tir che potrebbero arrotarli (o anche solo imprimere, con lo spostamento d’aria, disastrose traiettorie al getto). Avevo formulato varie ipotesi: maleducazione, impellenza, ubriachezza. Anche esibizionismo: uno degli ultimi annaffiatori che ho visto in azione - A14, corsia sud, vicinanze di Fano - si sgravava volgendosi direttamente verso le auto in arrivo. Che mai poteva importargli degli altri? Guidava un furgone della ditta «Il benessere», lui.
Ma poi, a forza di rifletterci, sono pervenuto a una ben diversa conclusione.
Ve la vendo senza stare a sbucciarvela: secondo me, molti urinano sui pitosfori lungo le carreggiate perché gli fa schifo entrare nei bagni delle aree di sosta.
È anche vero che talvolta da un’onesta minzione en plein air sono nate pagine eccelse di storia e di letteratura. Una maestra del ramo è Oriana Fallaci.
Riuscì a umiliare il colonnello libico Gheddafi interrompendo bruscamente un’intervista e lasciandolo da solo sotto la tenda mentre lei correva a sbrigare la pratica indifferibile: un affronto intollerabile per un beduino, specie venendo da una donna.
Un’altra volta, durante la guerra del Golfo, con una pisciatina in pieno deserto kuwaitiano la signora riuscì addirittura a far arrendere quattro soldati iracheni, che con le mani alzate e l’invocazione «Bush! Bush! Bush!» sulle labbra si materializzarono al suo cospetto durante la delicata operazione.
Anche se in seguito la Fallaci ha sentito il bisogno di specificare in La rabbia e l’orgoglio, ma forse sarebbe più giusto dire il gorgoglio: «Io non vado a fare pipì sui marmi delle loro moschee».
Di un’altra scrittrice (o era sempre la stessa?) lessi tanto tempo fa che il suo compagno in una notte d’inverno le rese omaggio scrivendo sulla neve, nell’atto di alleggerirsi all’uscita dal ristorante, il verbo «t’amo», e sono ancora qui a interrogarmi sui due sovrumani indugi che quell’apostrofo dovette comportare.
Ricordo l’avvilimento di Sergio Saviane quando toccavamo questo argomento.
«Ma ti rendi conto? Gli italiani pisciano per strada, sulla tavoletta, sulle piastrelle, sul pavimento, dappertutto, tranne che dentro la tazza», fremeva d’indignazione. Più che una barbarie collettiva, gli sembrava una mancanza di rispetto verso se stessi.
Ben diverso era lo stile del critico televisivo: quando si metteva in viaggio, nel baule della sua Alfa 164 c’erano sempre un cambio di lenzuola e uno di asciugamani («nel caso dovessi fermarmi a dormire in casa d’altri»), oltre a uova sode, pan biscotto e un bottiglione di vino, come potrebbe ben testimoniare il fotografo Oliviero Toscani, che grazie alla previdenza di Sergio scampò alla disidratazione e all’inedia durante un micidiale ingorgo nel quale incapparono sull’autostrada della Cisa.
Saviane aveva un conto in sospeso con i wc. Benché fosse la più brillante firma dell’Espresso, per 23 anni era stato costretto a una tormentosa coabitazione nella redazione del settimanale: «Cameretta, loculo, ufficio, chiamalo come vuoi, però era proprio un cesso, con tanto di oblò nell’angolo di destra», raccontava. Oblò, nel suo lessico, stava per orinatoio.
«Mi avevano confinato in una stanzetta con la scrivania accanto al vespasiano. Ogni tanto entrava Arrigo Benedetti, il direttore, oppure Manlio Cancogni, o Eugenio Scalfari, già con la mano sulla patta dei calzoni. E io ridevo, che cos’altro potevo fare? Loro pisciavano e io ridevo. Per non piangere. Ho sopportato questa tortura per anni. E d’altronde era l’unico cesso al pianterreno di via Po».
Si vendicò nel libro L’Espresso desnudo, riportando un editto scritto proprio da Scalfari, il 21 gennaio 1978, e affisso nella toilette della Repubblica. Merita d’essere integralmente riprodotto, perché fotografa i bagni dell’altra Repubblica, quella vera, italiana:
«Cari amici, ho avuto modo di notare che i gabinetti del nostro giornale, sia quelli riservati agli uomini che quelli riservati alle donne, hanno una manutenzione che versa in condizioni tali da rendere un obiettivo invidiabile il gabinetto della più turpe caserma. Asciugamani ridotti a stracci da pavimenti, scarichi intasati da blocchi di carta igienica, “tracce” di ogni genere e specie negli impianti igienici, pavimenti ingombri di mozziconi di sigarette, di giornali abbandonati e di cartacce. Non si comprende come mai una comunità di lavoro, che dovrebbe avere un livello medio di civiltà e di pulizia, regredisca a livelli preistorici non appena si trova a contatto con un istituto, il gabinetto, che dovrebbe semmai stimolare propensione all’ordine e alla pulizia. Ho anche notato il rifiorire di un’abitudine che credevo venisse abbandonata dopo i 12 anni, e cioè quella delle iscrizioni e dei disegni su porte e pareti. Vorrei che ciascuno di voi e anche gli organi sindacali, di azienda e di redazione, che così efficacemente si fanno carico dei problemi della dignità del lavoratore, collaborassero in questo compito più modesto, ma basilare, facendo sì che a Repubblica anche i gabinetti abbiano un volto umano».
Tutto tragicamente vero. Si vorrebbe però sapere: ma quelle signore in camice azzurro, che stazionano nei servizi igienici nelle aree di sosta, da chi sono stipendiate? Invece di sferruzzare o di leggere Stop, non dovrebbero verificare dopo ogni utilizzo lo stato delle toilette, in modo da poter eventualmente prendere per un orecchio chi le ha lordate? Mica per altro, ma nel Finigrill di Lucignano Est (Arezzo), dopo una paziente attesa in coda con decine di automobilisti, m’è capitato di incrociare sulla porta del gabinetto un tizio che ne sortiva, con l’alvo finalmente sgombro, senza essersi nemmeno degnato di tirare lo sciacquone. Mentre fuggivo inorridito, rinviando al ritorno a casa (finché la prostata lo consente) l’espletamento delle incombenze idrauliche, all’uscita sono inciampato in un vecchietto col camice nero che se ne stava seduto serafico a braccia conserte, incurante della guerra batteriologica in corso alle sue spalle, sperando che noi viandanti gli riempissimo di euro, chissà perché, il cestino di vimini.
Ormai il malcostume nazionale è talmente conclamato e accettato che i lungimiranti progettisti dei posti di ristoro hanno previsto nelle latrine, al posto delle mattonelle, pavimenti fatti con reti zincate, per cui nessuno si deve più dar pena di centrare l’obiettivo e tutti galleggiano allegramente su un water maleodorante di 100 metri quadrati.
Non si capisce come abbiano fatto altri popoli, per esempio i tedeschi, a regolare la materia in modo ineccepibile. Dipenderà dal fatto che affrontano ogni faccenda con piglio militare.
Nei giorni scorsi ho visitato una scuola frequentata da figli di italiani nel Baden-Württemberg. Nel bagno, lindo, ho visto un cartello: dettava che cosa fosse e che cosa non fosse lecito fare in quel luogo. Nella colonna di sinistra, sotto la scritta «Verboten», erano elencate una dozzina di interdizioni. Nella colonna di destra, poche azioni permesse, la prima delle quali era «pissen». Che sarebbe un po’ come affiggere fuori dalla chiesa il cartello «Qui si entra per pregare». Ma dev’essere tale lo shock che i turisti d’Oltralpe provano frequentando le pertinenze delle nostre autostrade da indurli alla superflua precisazione.
Del resto ci sarà ben un motivo se ho trovato pressanti appelli al senso civico nei gabinetti, pur incontaminati, di primarie aziende di questo Paese, dalla Microsoft alla Bmw, ma non nelle sedi delle industrie all’estero.
Ammettiamolo: certe turpitudini si vedono soltanto nelle ritirate italiane. Pensate ai graffiti osceni tracciati con pennarelli indelebili. Roba che se qualcuno maldisposto verso di voi scrive sul muro il vostro numero di cellulare preceduto dal verbo «cerco» e da una misura in centimetri, siete rovinati.
Ho letto che Silvio Berlusconi ha sempre raccomandato ai suoi collaboratori non solo di lasciare immacolati i bagni, ma persino, qualora li trovassero sporchi, di pulirli personalmente, in modo che chi vi entra non abbia la sgradevole sensazione d’essere stato preceduto da un maiale.
Non so se la circostanza sia vera. Di sicuro il giornale che l’ha pubblicata si riprometteva, nel riferirla, di coglionare il premier. Non ha idea di quanto ce l’ha reso invece simpatico.
Stefano Lorenzetto - Il Giornale

"Noi cerchiamo di capire perchè i palestinesi si sentano spinti a misure estreme come gli attentati suicidi. Capisco perchè Israele sta costruendo un muro per fermare il terrorismo, ma i terroristi prosperano solo se hanno delle rimostranze da sfruttare".


"Rimostranze? Sai, io sono di New York. Dovrei cercare di capire le rimostranze dei terroristi che hanno abbattuto il World Trade Center?"


"Beh, sì: credo che Bin Laden abbia attinto a delle rimostranze".
"O credi che l'abbiano fatto così, per divertimento? Hanno delle ragioni".

Andrew Sullivan - Il Griso -

Ero indecisa se mettere questa notizia in "Politica estera" o "Società", e alla fine ho optato per la prima. Perchè. Perchè ho la convinzione che la politica di un governo influenzi più di quanto si immagini certe tendenze del popolo, prima fra tutte l'antisemitismo.
Una politica antiamericana e antisraeliana (mai smaccatamente, certo, che non sta bene; politicamente) genera nella popolazione diffidenza e spesso astio verso gli Usa e gli ebrei, crea intolleranza, abbatte i confini sottili che separano dall'odio.
Niente di matematico, ovvio, solo un'analisi spicciola e personale derivata dall'osservazione.
Certo è che l'Italia, da quando con il governo Berlusconi ha visto mutare la sua politica estera nei confronti di Israele e degli Usa, nei sondaggi risulta il Paese più vicino agli americani e meno violento, con le parole e con i fatti, nei confronti degli ebrei. Qualcosa vorrà dire.
In Francia l'antisemitismo è costantemente in aumento e da tempo, ormai, gli ebrei francesi lamentano un senso di pericolo e di insicurezza. Reali.
Sharon li invita ufficialmente ad abbandonare la Francia e a tornare in Israele, provocando le ire sdegnate del ministro degli Esteri francese che dichiara "inaccettabile" l'invito del premier israeliano. Critiche anche da parte del Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche in Francia:"Non possiamo accettare quel genere di discorsi perchè non risponde alla verità... Alcuni ebrei si interrogano sulla opportunità di partire dalla Francia. È vero. Ma partire come Sharon chiede vorrebbe dire che la situazione non è più gestibile. Sarebbe l'ammissione di una sconfitta. Non siamo ancora a quel punto".
No, non sono ancora a quel punto ma poco ci manca, e il provocatorio invito di Sharon non è infondato. La Francia farebbe bene a riflettere, anzichè stizzirsi.

Amos Luzzatto:"Un appello legittimo" (all'interno del post)

La vita a Cuba è un piacevole miraggio per chi, non essendo cubano, si può godere l'isola da turista o da imprenditore con passaporto straniero; una triste realtà di vessazioni e povertà per chi invece non può scegliere di rimanere o di andarsene.
Gli anziani pagano lo scotto del regime cubano in termini di umiliazioni e privazioni, come spesso è stato denunciato in reportage-choc e in lunghi articoli di giornalisti e scrittori.
"Gli abusi sono senza controllo. Ci sono arrivate decine di segnalazioni. Ma è difficile intervenire e punire i colpevoli: gli inservienti che non approvano le botte e gli insulti ai vecchi stanno zitti perché hanno paura delle rappresaglie dei loro colleghi", denuncia Pacheco al collega francese Michel Faurem, mentre Edel Josè Garcia nel luglio del 2001, reo di aver reso pubblico quanto accadeva a Villa Clara è stato condannato a 15 anni di reclusione.
Anziani tenuti in luoghi sporchi, malnutriti, spesso picchiati e intimoriti, che barattano i loro piccoli beni personali, quali un dentifricio o qualsiasi altro minimo oggetto utile per un pezzo di pane in più. Se scoperti rischiano molto, una multa di 70 pesos a fronte di una pensione di 100.
Ma la fame è tanta e il gioco vale la candela. (fonte: Libero) - Cuba. net

Consulta ed opposizione giocano sulla pelle di tutti gli italiani, lanciando sassi contro la Bossi -Fini.
E Al Qaida se la ride contenta di questi aiutini e si prepara ad attaccarci se non eseguiremo i suoi diktat. Non piace questo governo, ai terroristi, e visto che democraticamente intendiamo tenercelo fino alle prossime elezioni (e chissà..) ci avverte:
"O vi liberate dell'imcompetente Berlusconi o davvero metteremo a ferro e fuoco l'Italia. Vi aspetta un bagno di sangue come quello dell'11 settembre. Noi siamo in Italia e nessuno di voi è al riparo. Dato che avete respinto l'offerta del nostro sceicco Osama bin Laden, noi passeremo ai fatti e con il sangue nostro e quello di migliaia di italiani scriveremo una nuova pagina della vostra storia. Noi disponiamo di armi non convenzionali che causeranno un'enorme catastrofe. Il nostro prossimo messaggio non lo vedrete su Internet ma direttamente sul vostro territorio".
Quell''incompetente', riferito a Berlusconi ed usato caratteristicamente da certa sinistra, ci ricorda altri linguaggi simili utilizzati dai terroristi in precedenti "avvertimenti" al popolo italiano.
Possiamo tranquillamente affermare che il terrorismo islamico non è scevro da infiltrazioni nostrane, tutt'altro; "marciare divisi per colpire uniti", no?.
Del resto sono tra noi, infiltrati, musulmani e italiani, in ogni angolo, con la loro mansione ufficiale e con quella reale, coperta, mimetizzata da una vita "normale".
Le nuove Brigate Rosse insegnano; postini, insegnanti, sindacalisti, amministrativi di questo e quell'ente, e poi sempre più su, sempre più dentro i gangli dello Stato, lo stesso che loro vogliono sovvertire.
Che poi terroristi rossi e musulmani siano legati, lo dimostrano decine di indagini, intercettazioni, documenti.
Allora forse tutti dovremmo tenere alta la guardia, farci qualche domanda in più, collegare meno pregiudizialmente gli avvenimenti; dovremmo cominciare a provare una sana, coraggiosa paura, di quella che guarda al di là del suo naso, che prende il posto di quella cieca e irresponsabile o peggio dell'incoscienza.
Questo dovremmo fare noi, questo dovrebbero fare coloro che ci rappresentano nei vari compartimenti del sistema.
Invece ci ritroviamo la Consulta che gioca a ping pong con una legge certamente perfettibile ma che ha funzionato piuttosto bene e che se toglie qualche garanzia lo fa in un momento emergenziale e in virtù della sicurezza dei cittadini italiani.
Una legge che la stessa Europa aveva chiesto all'Italia, dopo averci più volte richiamati all'ordine per l'enorme flusso di clandestini che ospitavamo a ritmi serrati.
In tutto questo arrivano opposizione e giudici per giocare al garantismo, ma soprattutto all'abbattimento di qualsiasi cosa, senza distinzione, partorisca il governo, cioè quello che loro considerano il vero "nemico"; Al Qaida rassicurata da movimenti, piazze e giudici, ha deciso che è ora di alzare il tiro e chiedere di "sbarazzarci" del premier, altrimenti immergerà l'Italia in un bagno di sangue. Ma l'Italia sinistra combatte Berlusconi, non Bin Laden.

Mentre Mediaset triplicava il suo valore e subiva 476 perquisizioni, 87 procedimenti penali, 1000.000 di pagine sequestrate o acquisite, Parmalat e Cirio bruciavano miliardi senza alcun controllo o verifica.

"Se solo una minima parte delle attenzioni riservate dalla Procura di Milano a Mediaset fosse stata rivolta ad altre aziende tristemente agli onori della cronaca nei mesi passati, non solo gli investitori, ma l'intero sistema Italia ne avrebbe tratto grande giovamento". Mediaset

Si può dargli torto?

«Nel nome di Allah clemente e misericordioso, la morte è colei che sconfigge i piaceri terreni».
È il titolo di una lezione coranica inneggiante alla cultura della morte. Parole scritte sulla lavagna di una classe della scuola islamica di viale Jenner a Milano.
Immortalate da una foto pubblicata dal nostro giornale. E che si riflettono nell’immagine sottomessa di una ragazzina sui dodici anni, in piedi davanti all’insegnante con la testa china avvolta dal hijab, le mani incrociate dalla tensione.
Sono anni che la moschea di viale Jenner, la più inquisita d’Italia, sforna giovanissimi integralisti, le cui menti sono state forgiate dalla cultura della segregazione, dell’intolleranza, dello scontro religioso.
Questi innocenti ragazzini sono il frutto di una scellerata decisione di genitori che odiano la nostra civiltà. E sognano l’avvento di una nazione islamica purificata dagli «infedeli» occidentali e dagli «apostati» musulmani.
Irrealizzabile in Italia e inesistente negli stessi Paesi d’origine da cui tanti tra loro, come è il caso dei gestori delle moschee di viale Jenner e di via Quaranta, sono fuggiti perché perseguiti dalla giustizia.
Ecco perché una volta concluse le scuole medie nella sola lingua araba, questi ragazzini si ritrovano in un vicolo cieco: non rientrano in patria perché per i genitori è comunque preferibile restare in Italia; ma non possono proseguire gli studi qui da noi perché non hanno un titolo di studio riconosciuto e spesso non conoscono neppure l’italiano.
La richiesta avanzata da questi genitori integralisti per il «recupero» dei propri figli nelle scuole pubbliche italiane, è un’ammissione di fallimento del progetto di istruzione all’insegna dello scontro delle civiltà.
Ecco perché è doveroso chiudere immediatamente le scuole islamiche di Milano e tutte le scuole simili che proliferano in modo spontaneo e clandestino all’ombra delle moschee d’Italia.
Ed è assurdo che i responsabili delle scuole islamiche vengano trattati dalle autorità italiane come interlocutori con cui trattare la sorte dei ragazzi che loro stessi hanno rovinato trasformandoli in emarginati, disadattati, ostili al nostro modo di essere e di vivere.
L’errore fondamentale in cui sono incorsi coloro che a Milano in buona fede si sono prodigati per l’avvio di aule di soli studenti islamici in seno alle scuole pubbliche, sottomettendosi al diktat dei genitori e degli insegnanti integralisti di via Quaranta, è di immaginare che essi rappresentino l’islam e la cultura islamica. E che pertanto si debba mostrare rispetto e comprensione nei loro confronti fino al punto da accettare una flagrante violazione della nostra Costituzione e del diritto internazionale che vietano qualsiasi discriminazione su base etnica, confessionale o culturale.
La verità è che questi integralisti militanti sono un’aberrazione dottrinale e un danno concreto all’islam così come è inteso dalla stragrande maggioranza dei musulmani che anche in Italia mandano i propri figli nelle scuole pubbliche.
Esprimono una realtà minoritaria e marginale che va isolata e neutralizzata perché portatrice di valori che promuovono lo scontro religioso e civile.
E’ ora che le autorità italiane intervengano per porre fine alle realtà integraliste che annidano tra noi quasi fossero uno stato islamico in nuce in seno allo stato di diritto italiano. I ragazzi traviati dai militanti integralisti non si recuperano alla legalità e non si avviano all’integrazione perpetuando il modello di segregazione e di rifiuto della società italiana.
Sarebbe una catastrofe per tutti noi se, seppur in buona fede, si permettesse ai militanti integralisti islamici di imporre la loro legge e i loro valori all’insieme delle comunità musulmane che nella stragrande maggioranza non si riconosce nelle moschee e nei suoi esponenti.
Per contro è nell’interesse generale che gli italiani abbiano una forte identità anche sul piano religioso, che in Italia s’imponga con forza la legge uguale per tutti, che si affermi senza tentennamenti la condivisione dei valori comuni.
Perché solo uno stato e una società con una forte identità e una radicata certezza nei propri valori, potranno aprirsi e favorire una autentica e piena integrazione dei musulmani.
Magdi Allam - Corriere della Sera

"Si afferma che la lega Nord che si batte per la devolution, attenta, con questa legge, all’unità nazionale: vuole la scissione della Padania. Ma è la Toscana, la regione più rossa di Italia, che, in concreto, avvalendosi di norme della Comunità europea di dubbia interpretazione, si prepara alla scissione in un settore particolarmente importante, quello dell’ambiente, in cui dovrebbero prevalere principi di unità nazionale, essendo questo un bene di tutti i cittadini.
L’Italia, in base al protocollo di Kyoto, è impegnata a ridurre le emissioni inquinanti del 6,5 per cento entro il 2012, un compito difficile considerando che la nostra quota di partenza di consumi energetici era bassa (nel 1998 era di 4 tonnellate di carbone pro capite contro 5,7 di Francia, Germania e Gran Bretagna e 10 degli Usa).
Ma il presidente della regione Toscana, Claudio Martini, mediante la direttiva europea n. 2993 del 1987, che consente appunto il commercio dei buoni energetici, cioè dei disinquinamenti, fra regioni della Comunità, si prepara a vendere il disinquinamento. Questo verrà attuato da vari enti toscani per regioni di altri paesi della comunità europea, per i quali questo compito è meno gradevole: come Catalogna, Paesi Baschi, le Fiandre, Londra, interessati a comprare titoli di disinquinamento anziché a compierlo.
L’introito dell’operazione potrebbe essere di dieci milioni di euro, per 550 tonnellate di anidride carbonica in meno emesse nell’aria e certificate dai tecnici dell’ambiente.
La Toscana incasserebbe questo denaro in cambio della libertà di inquinare acquistata da catalani, baschi, fiamminghi o inglesi, sulla base di un principio strettamente capitalistico, per cui si può fare commercio anche di valori etici, come i danni ambientali.
Ma l’Italia dovrebbe accrescere, in altre regioni, il proprio sforzo per rientrare nei parametri di Kyoto. E se tutte le nostre regioni vendessero all’estero i loro buoni-inquinamento, lo Stato italiano sarebbe nei guai.
Per farcela a rispettare i parametri di Kyoto – più difficoltosi di quelli di Maastricht – dovrebbe comprare, a sua volta, buoni sul mercato internazionale. Meglio rossi che schiavi dell’unità nazionale." Il Foglio

Finalmente l'ayatollah Khameini si è allineato ai blog nostrani:

"Sospettiamo seriamente che gli agenti americani e israeliani dirigano questi orrendi atti terroristici e non possiamo credere che persone che rapiscono dei filippini, per esempio, o decapitano degli americani, siano musulmani". (via Il Griso)

Al direttore - Apprendo dalle agenzie che i miei compagni di partito della festa dell’Unità di Firenze boicotteranno i prodotti della Coca cola, Philip Morris, Pepsi e Nestlé invitando i visitatori a un “consumo critico” contro multinazionali “responsabili dello sfruttamento dei lavoratori, delle risorse e delle popolazioni del sud del mondo”.
L’idea mi sembra alquanto balzana. Lo sfruttamento dei lavoratori, così come quello minorile, rimane una piaga di molti paesi del sud del mondo e non solo, ma una ideologica contrapposizione verso grandi aziende multinazionali non mi sembra una soluzione brillante.
Non mi risulta infatti una loro prerogativa né lo sfruttamento né la “responsabilità di un impatto ambientale ormai insostenibile”.
Mi ricorda piuttosto una analoga iniziativa di qualche anno fa contro l’apertura dei Mc Donald’s a Roma mentre imperversava in Italia lo scandalo del vino al metanolo messo sul mercato italiano da solerti agricoltori piemontesi. Per coerenza proporrei ai miei compagni di eliminare dalla festa anche tutti gli impianti audio e video, prodotti per lo più da altre perfide multinazionali, come Philips, Sony, Daewoo, National e via elencando. Sarebbe poi utile bandire i cellulari Nokia, Motorola, Sony-Ericson e Philips.
Non dimenticherei i gelati Algida e Motta, anch’essi prodotti da colossi dell’industria internazionale.
Per gli stand commerciali farei uno stretto controllo, visto che i prodotti venduti sono, per la maggior parte, cinesi, prodotti a basso costo in un paese senza diritti sindacali e con salari da fame.
E per finire istituirei un servizio di vigilanza alle entrate per invitare i visitatori a gettare in appositi cestini le loro magliette Benetton, i jeans, tutti i capi firmati (anche quelli dei nostri dirigenti) e infine, gli occhiali da sole, quelli veri ma anche i falsi, frutto del lavoro nero, illegale e sottopagato.
Ugo Papi, del Dipartimento internazionale dei Diesse - Lettere - Il Foglio

Perchè è tanto odiata la Nestlè? Un po' di risposte..

"Ho una mia teoria sul seno. E' proprio dal seno che si capisce il carattere di una donna.
Le donne generose, coraggiose, le partigiane hanno sempre belle tette... Più c'è avarizia, scarsa disponibilità, più la tetta si simpicciolisce e s'ammoscia"
Sabrina Ferilli - Magazine

Gli ebrei di tutto il mondo e gli amici di Israele, compresa la sottoscritta, hanno mandato questa e-mail alle Nazioni Unite, al Parlamento e alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.


ecu@un.org (Nazioni Unite)
civis@europarl.eu.int (Parlamento Europeo);
info@curia.eu.int (Corte di Giustizia dell'Unione Europea).

Subject: The Building of the Israeli Fence

Message:
When Israel builds a fence to keep out terrorists, the UN and EU are
up in arms because it makes it difficult for terrorists to kill more
Jews.
When terrorists shoot (point blank!) an 8-month-pregnant Jewish woman
and her 4 little girls, there is absolute silence from your
organizations.
If you think your indifference goes unnoticed, count the number of
messages you will receive world-wide in the next 48 hours.

(via Calimero e Random Bits, che vi spiega come semplificare l'invio al Civis)


Da gennaio ad aprile di quest'anno sono state 94 le aggressioni antisemite, contro le 47 dello stesso periodo del 2003; 44 attentati alle cose e 50 alle persone, di cui 20 su minori (16 negli ambienti scolastici)
Secondo l'Agenzia ebraica circa 30/33.000 ebrei francesi mediterebbero di andarsene in Israele.
Nello stesso periodo di quest'anno 77 sono state le aggressioni antimagrebine, concentrate soprattutto nel periodo di marzo ed aprile, dopo gli attentati di Madrid. Nel 2003 furono 29. (Il Giornale)
Il Canada ha richiamato i suoi ambasciatori in Iran dopo che i tre osservatori canadesi non sono stati autorizzati ad assistere al processo contro Mohammed Reza Aghdam Ahmadi, accusato di aver picchiato a morte la giornalista candese di origini iraniane Zahra Kazemi.
Ma a quanto pare dell'Iran interessa poco, visti i modi diversi con cui si è parlato dei soprusi nel carcere di Abu Ghraib e non si parla delle terrificanti torture nelle carceri iraniane.
I più elementari diritti precipitano giorno per giorno, nel paese degli ayatollah; decine di ragazze sono state arrestate perchè vestite in modo non strettamente attinente ai canoni islamici, e cioè con il corpo coperto dai capelli ai piedi e con vestiti assolutamente non attillati. Vietate le ciocche ribelli che escono dai foulard.
Moltiplicati i controlli di polizia che irrompono nelle feste private dove ragazzi e ragazze ascoltano musica insieme - e non separatamente come vorrebbero i precetti - ballano e bevono alcolici.
Le donne vestite in modo non severamente islamico non potranno più avere accesso ai locali pubblici, dove adesso la musica dal vivo è vietata, nè ristoranti o locali potranno più esporre insegne con caratteri che non siano arabi.
Gholamali Hadda Adel, presidente del nuovo parlamento conservatore, preannunciando nuove regole per l'abbigliamento femminile, ha dichiarato:" Così come lo Scià Reza Pahlevi potè far rimuovere l'hejab, così noi potremo indurre le donne malvelate a rispettarlo".
I blog iraniani, che prima proliferavano, sono in gran parte chiusi o non aggiornati; gli studenti arrestati solo quest'anno - e dei quali non si hanno più notizie - sono 4.000. Un'ecatombe.
I Ds hanno un'idea luminosa: mettere al bando la Coca Cola imperialista alle feste dell'Unità e promuovere la vendita della Mecca Cola, bevanda antiamericana il cui nome abbastanza ridicolo ( come se facessimo una Vaticano Cola... no dai, almeno un po' di serietà) è accompagnato da notizie meno divertenti e decisamente più preoccupanti.
Per fortuna qualche diesse meno rincretinito ancora sopravvive, e infatti Tommaso Nannicini, membro della segreteria regionale toscana dice: "Un partito di massa non può basare una campagna di boicottaggio contro certi marchi (e i lavoratori da essi impiegati) sulla base di qualche boatos, o di pregiudizi ideologici anti-Usa e anti-multinazionali. Se ci sono casi specifici da denunciare, si raccolgono le prove, si sentono gli accusati e - se il verdetto è negativo - si promuove una campagna di informazione di lungo respiro. Tutto il resto sa solo di posizione pregiudizialmente ostile a certi prodotti-simbolo. Posizione che la gente comune, giustamente, non capisce".
Il gruppo tedesco Bosch ha chiesto ai suoi 820 dipendenti dello stabilimento di Lione se se la sentissero di prestare 36 ore settimanali di lavoro in luogo delle 35 e con lo stesso salario, in cambio della garanzia di non trasferire all'estero la produzione.
L'accordo sarà valido solo se risponderà affermativamente il 90% dei dipendenti e l'esito del referendum verrà reso noto lunedì.
I sindacati francesi si sono spaccati sulla questione, e anche nel mondo politico si sono aperte accese discussioni.
Chissà perchè, i sondaggi di Repubblica risultano sempre vistosamente in contrasto con l'opinione della maggioranza degli italiani.
Ora; persino gran parte dell'opposizione si è detta contraria all' esperimento razzista e intollerante delle classi di soli islamici; il 74% dei lettori di Repubblica dice che invece questa porta sul baratro del razzismo vuole aprirla. Sarà. I lettori de L'Unità, ad esempio, la pensano in modo diametralmente opposto. si vede che l'Unità è di destra..
Intanto la decisione del Preside della scuola Agnesi è stata giudicata incostituzionale (e ci mancherebbe altro), la scuola in questione si è adeguata ma Abdel Hamid Shaari, presidente dell'Istituto Culturale Islamico milanese di viale Jenner, si ribella:""Dopo la bocciatura della classe islamica dell'Istituto Agnesi uniremo i famigliari e i genitori e cercheremo un'altra soluzione per lo studio di questi ragazzi, creeremo forse qualche classe di prima liceo. A mandarli in una scuola italiana, abbiamo già provato ma non ha funzionato. I ragazzi non parlano italiano, non sanno scrivere e in classe finiscono a fare le belle statuine senza capire ciò che dice il professore".
In pratica organizzano classi elementari e medie totalmente islamiche, dove non si impara per preciso progetto una sola parola di italiano, e vogliono anche che tutto questo venga mantenuto, legalizzato, reso etico e civile. Spiacenti ma non lo è.
Gravissimo invece che possano averlo fatto per oltre dieci anni senza che l'esperienza venisse censurata e cassata dalle autorità competenti.
Ovvio che dopo aver potuto fare come meglio gli pareva ora si secchino e minaccino ricorsi (non mi stupirei se li vincesse, tra l'altro, visto l'andazzo).
Dire che questo sarebbe comunque un passo verso l'integrazione è in malafede: non ci si integra mai se si rifiutano in blocco lingua, contatti umani e cultura del Paese che ti accoglie, anzi.
Sofri, bisogna farlo uscire?

Secondo me la sua forza è stare in prigione

Cosa?

Se esce ha meno tempo per scrivere

Bisogna tenerlo dentro per motivi professionali?

Non vuole chiedere la grazia. In prigione fa quello che vuole, è trattato con guanti bianchi, scrive quanto vuole quello che vuole, guadagna un sacco di soldi e vive gratis. Mi pare una situazione accettabile.

Giovanni Sartori a Claudio Sabelli Fioretti (intervista non online al momento)
Inaudito. In una scuola pubblica italiana viene formata una sezione di classe composta esclusivamente da ragazzi musulmani, appartenenti a famiglie integraliste, i cui genitori esigono che non abbiano rapporti con gli altri studenti.
Niente corano, certo (per ora), ragazze col velo, solo ed esclusivamente studenti islamici, eventuali feste religiose musulmane a richiesta, fanciulle che fanno ginnastica separate dai maschi.
Un piccolo islam intollerante insediato legalmente in una scuola statale; a spese nostre, tra l'altro.
La nuova razza ariana formato islam.

Aggiornamento 13 luglio

Il dibattito continua e a difendere questa sperimentazione razzista restano solo i DS: è "un punto di partenza, non di arrivo, destinato a salvare ragazzi che altrimenti sarebbero tornati in patria e, comunque, non avrebbero potuto continuare gli studi". Il ricatto, insomma.
In pratica poichè quei genitori non manderebbero i loro figli a scuola, noi ci pieghiamo e diamo valore legale alle loro istanze, le rendiamo persino civili, degne di essere finanziate, progettate, sviluppate.
Ora mi aspetto che qualche decina di genitori razzisti pretenda di non avere extracomunitari in classe, e che si organizzino sezioni di ragazzi bianchi, rigorosamente cristiani. Magari con netta distinzione tra meridionali e settentrionali, perchè no?
E si può andare avanti all'infinito, perchè all'intolleranza basta lasciare aperta una porta che subito te ne sfonda venti.
Ma un insegnante spiega:" I genitori della comunità di via Quaranta, soprattutto quelli che hanno figlie femmine, non vogliono che i loro ragazzi entrino in contatto con quelli di altre comunità. Per queste minorenni l’alternativa era tornare in Egitto, o smettere di studiare. A quel punto ci siamo detti: questi ragazzi hanno il diritto di continuare gli studi".
Si certo, hanno diritto di continuare gli studi all'interno di regole civili d'integrazione, non come anticorpi ostili al nostro sistema e alla nostra civiltà. Non dovrebbe proprio essere agevolato il soggiorno in un Paese a queste condizioni.
A Mazara del Vallo, su 500 bambini arabi circa 120 frequentano la scuola tunisina, per poi arrivare alle medie non integrati e senza sapere una sola parola di italiano; un totale fallimento.
Il Provveditorato di Milano sta progettando quattro classi, fra elementari e medie, di bambini solo islamici e, Shaari Abdel Hamid, presidente dell'Istituto culturale di viale Jenner dichiara soddisfatto: «Siamo contenti che le autorità milanesi si siano accorte che a Milano vivono più di 80 mila musulmani, i cui figli hanno esigenze di istruzione». La vittoria dell'intolleranza. (ne parla anche Giudamaccablog)

Claudio Magris all'interno - Magdi Allam in audio
Saddam Hussein aveva davvero cercato di acquistare uranio (400 tonnellate) dal Niger, per costruire ordigni nucleari.
Un'inchiesta del Financial Times ricostruisce una vicenda intricata e afferma che "almeno tre anni prima dell'intervento militare in Iraq delle truppe angloamericane vi sarebbero stati negoziati relativi alla vendita illecita di uranio fra il Niger e ben cinque stati, per loro stessa ammissione impegnati nel lavorio di proliferazione nucleare: Iran, Libia, Cina, Nord Corea e Iraq"
Barbara Palombelli lascia con commosso sollievo da parte della sottoscritta la co-conduzione di otto e mezzo, e il testimone viene passato a Ritanna Armeni, ex portavoce di Fausto Bertinotti nonchè collaboratrice di Liberazione.
"Siamo amici da tempo, ci stimiamo reciprocamente. E, se sono assolutamente sicura che sul piano televisivo lui mi soverchierà, sono anche certa che tra i due ho ragione io", dichiara serafica;aggiunge, fuori dal coro, che a suo parere non è vero che l'informazione sia condizionata da Berlusconi, "credo anzi che questo sia un alibi, un capro espiatorio creato dai giornalisti per autoassolversi. Tant'è che il centrosinistra ha vinto nel '96, quando Berlusconi aveva tre reti, e le ha vinte di nuovo adesso che ne ha sei".
Direi che lei e Ferrara siano due ottime gatte da pelare l'un per l'altro, senza esclusione di colpi. Si vedrà..
C'è tutto un boschetto di piccoli antisemiti de noartri, mimetizzati da "garantisti" dei diritti palestinesi (primo diritto: distruggere lo Stato d'Israele), che esulta per il pronunciamento della Corte dell'Aia, secondo cui il Muro (è una barriera, non un muro) di difesa israeliano va distrutto.
Sono poi gli stessi che più o meno sottovoce hanno giustificato l'attacco delle Due Torri, paragonandolo magari all'embargo in Iraq, o la decapitazione degli ostaggi occidentali, considerandole atti di semplice difesa da parte di quella che loro chiamano "resistenza irachena".
Basterebbero questi simpatizzanti della causa per inquadrare nell'humus consono il pronunciamento della Corte.
La quale si è espressa ignorando volutamente il diritto alla difesa di Israele, il terrorismo palestinese, ma soprattutto il fine principale ed ultimo di questo popolo: distruggere gli israeliani.
Del resto non l'hanno mai nascosto, è un fine manifestato a voce, per iscritto, in ogni azione.
Non stupisce che le rappresentanze europee si siano espresse in questo modo, figuriamoci! Ormai la questione israelo-palestinese è costellata di azioni mirate all'indebolimento dei primi e alla costante giustificazione vergognosa delle stragi compiute dai secondi.
Giustificazione sottolineata dal silenzio, dalla mancanza di condanna del terrorismo palestinese, dalla costante assenza di misure efficaci atte a controllare fondi erogati a go go che vanno sistematicamente a finanziare la propaganda e il terrorismo contro i cittadini israeliani.
Nulla di nuovo quindi, sotto il sole, se non la ratifica dell'ennesimo atto ostile dell'Onu e dell'Europa.
La Suprema Corte israeliana - a riprova che Israele è uno Stato democratico e di diritto - si era già espressa e aveva ordinato delle modifiche a cui Sharon ha dichiarato di volersi attenere; viceversa ignorerà, come è giusto, i diktat unilaterali dei signori dell'Aia, i quali se ne sbattono - non mi stupirei anzi se fossero addolorati per questo - del fatto che il "muro" abbia sventato 60 attacchi kamikaze solo nel 2004, e che i famosi territori "occupati" - territori che gli israeliani avrebbero potuto annettersi, tagliando le gambe a qualsiasi recriminazione, anzichè "controllare" - sui quali è costruito, siano il frutto delle continue aggressioni ad Israele e quindi dell'esercizio della sua difesa.
"La Corte ha stabilito che la costruzione del muro rappresenta un'azione non conforme a diversi obblighi legali internazionali che spettano a Israele"; ci si chiede quali doveri abbiano i palestinesi, a quali obblighi ottemperino, quale legalità concepiscano, quali risoluzioni Onu e sentenze siano state emesse contro il loro selvaggio e criminale comportamento.
Fintanto che gli obiettivi del popolo palestinese sono sotto gli occhi di tutti e che l'Onu e l'Aia rimangono vergognosamente indifferenti alla sicurezza e ai diritti degli israeliani, bene fa Sharon a continuare per la sua strada.

Segue un' ottima analisi di Emanuele Ottolenghi

Siamo arrivati al quinto anniversario delle proteste studentesche in Iran.
Anche quest’anno il paese si è preparato a un’estate calda. Da settimane gli studenti si inviano online le istruzioni su dove e come manifestare contro la teocrazia e a favore della democrazia. Gli slogan vengono impartiti in Rete: «Democrazia e diritti umani per l’Iran», «il nostro motto è referendum», «Nazioni Unite, dateci retta», «via la teocrazia dall’Iran», «smettete di commerciare con i mullah».
Quest’anno, chi non può scendere in piazza salirà semplicemente sui tetti delle case (l’anno scorso la protesta silenziosa consisteva nel creare ingorghi nel traffico e tenere i fari accesi).
La teocrazia però ha imparato la lezione: da diverse settimane studenti e attivisti vengono arrestati e portati via mentre i reparti antisommossa hanno occupato i punti nevralgici delle città «per vigilare il traffico».
Questo mentre il regime cerca per l’ennesima volta di prendere in giro la comunità internazionale sugli argomenti scottanti del giorno. Per esempio, la tortura.
Un mese fa la magistratura islamica, dopo averne ripetutamente negato l’uso nelle prigioni iraniane, ha vietato la tortura. Ma la costituzione della Repubblica islamica vieta comunque la tortura, ma non il “tazir” (punizione religiosa): amputazioni, estirpazione degli occhi, lapidazione e frustate non sono considerate torture bensì punizioni giuste.
Lo scorso mese un giovane ventunenne si è visto amputare le mani perché gli uomini che lo avevano interrogato l’avevano ammanettato al soffitto procurandogli lesioni irreversibili. Nel frattempo, le poche notizie che arrivano sui leader studenteschi, in prigione dal ’99, parlano di situazioni disperate e di morti di arresto cardiaco o di emorragia.
Nel frattempo c’è grande delusione per Shirin Ebadi, che viene accusata da una parte dell’opinione pubblica di non aver fatto altro che girare il mondo non per denunciare le torture e gli orrori del regime iraniano, bensì per attaccare Stati Uniti - «codardi e barbarici» - e Israele.
«Lasciate stare i palestinesi; pensate a noi», si sente dire nelle strade di Teheran.
La Ebadi, invece, sostiene che bisogna rispettare le leggi del paese (che, tanto per citare un esempio, legittimano le discriminazioni contro le donne e le minoranze etniche).
Non è di grande conforto per l’iraniano medio sapere che il fratello di Ebadi, Rahim, è il consigliere del presidente Khatami per gli affari della gioventù.
Né di sentirla iniziare i suoi discorsi «nel nome di Dio misericordioso». Insomma, Ebadi si dimostra sempre di più di non essere una laica convinta. E tanto meno un Lech Walesa.
Il problema, sostengono gli oppositori del regime, è la costituzione.
Le cose non cambieranno finché non si cambierà la carta a favore di una costituzione laica.
La costituzione della repubblica islamica è basata sulla legge divina e in quanto tale lascia poco spazio alle interpretazioni.
«Quello che vogliono gli oppositori (non i riformisti) è molto diverso da quello che vogliono i riformisti del governo - sostiene Mohammad Parvin, della Califonia State University - I riformisti si rendono conto che alcune cose devono cambiare per permettere al sistema di sopravvivere. Ma quel che desidera il popolo iraniano è che il sistema cambi completamente. Vogliono la separazione tra stato e chiesa».
Dunque, anche questa sarà un’estate calda, se non altro sulla fronte di repressione.
Gli oltranzisti al potere sanno di avere tempo fino a novembre - cioè fino alle elezioni americane - per cimentare la loro posizione. Ovvero, arrivare oltre il punto di non ritorno sul nucleare, reprimere qualsiasi opposizione interna, e favorire il fallimento degli esperimenti democratici in Iraq e Afghanistan.
Giocano ormai a carte scoperte e rivelano di aver individuato 29 “punti deboli” negli Stati Uniti e nei paesi occidentali e di aver arruolato 10 mila aspiranti bombe umane.
«Faremo esplodere seimila testate nucleari americane... Lavoreremo con chiunque sia contro gli americani», ha dichiarato Hassan Abbassi, un alto ufficiale dei Pasdaran.
L’arruolamento avviene attraverso una ong legata agli stessi Pasdaran: il Comitato per la commemorazione dei martiri del movimento islamico globale, il cui capo - Forooz Rejaeifar - è una donna (nel ’79 partecipò alla presa in ostaggio dello staff dell’ambasciata americana a Teheran).
Obiettivo dichiarato: uccidere i membri della coalizione anglo-americana in Iraq, massacrare civili israeliani, e uccidere Salman Rushdie.
«Aspettiamo solo gli ordini di Khamenei» ha detto Rejaeifar. Ma nell’eterno gioco di tre carte, le autorità iraniane sostengono di non essere responsabili per ciò che fa una organizzazione non-governativa. E arrivano nuove rivelazioni sull’operato dei Pasdaran.
Secondo i servizi occidentali, l’occupazione del nuovo aeroporto di Teheran il 9 maggio è avvenuta al fine di cancellare le tracce di un incidente nucleare durante il maneggiamento di una spedizione di uranio proveniente dalla Corea del nord.
Nel frattempo i giornali del regime danno la notizia di una donna che ha partorito una rana nel sud del paese. (Caren Davidkhanian - Il Riformista)

L' Associazione Nazionale Magistrati, come reazione all'approvazione di alcune norme del nuovo Ordinamento Giudiziario, ha preannunciato almeno due giornate di sciopero il prossimo settembre.
Ora, a parte la considerazione - che andrebbe ripetuta fino alla noia - per la quale non si vede a che titolo i magistrati, espressione di un potere dello Stato, sarebbero legittimati a scioperare, occorre soffermarsi a riflettere sulle riforme che tanto clamore hanno sollevato fra magistrati e forze di opposizione al governo.
Come è noto, in particolare, a costituire allarme per i magistrati è stata la previsione che dopo tre anni dall'ingresso in carriera il magistrato debba scegliere se occupare un ruolo della magistratura inquirente oppure di quella giudicante, senza più possibilità di tornare sui propri passi. Bisogna dire che una riforma di questo tipo era certamente necessaria, ma non è sufficiente. Era necessaria in quanto occorreva che il governo fornisse a un'opinione pubblica sempre più disorientata un segnale forte ed obiettivamente riconoscibile nella direzione che tanto era stata sbandierata in campagna elettorale: quella di una seria e credibile riforma dell'ordinamento giudiziario che fosse in grado di risolverne i più gravi problemi.
Il problema più grave era e rimane la necessità di garantire l'indipendenza della magistratura giudicante, vale a dire dei giudici, da ogni tipo di condizionamento interno (e non esterno), proveniente cioè dal Consiglio Superiore o dalle Procure della Repubblica.
Questa consapevolezza era già stata maturata negli anni Settanta del secolo scorso da uno dei più grandi giuristi dell'epoca contemporanea, Salvatore Satta, il quale non mancava di mettere in luce, nei suoi irripetibili "Quaderni del diritto e della procedura civile", come la questione sul tappeto fosse salvaguardare l'indipendenza dei giudici proprio dal Consiglio Superiore (nel quale già impazzavano i giochi di corrente) e dalle Procure invadenti.
Satta, purtroppo, aveva visto giusto. Ed oggi ne abbiamo più di un segnale: basti por mente a come l'udienza preliminare davanti al giudice abbia clamorosamente mancato il suo scopo di operare da filtro fra le richieste del Pm tendenti al rinvio a giudizio, e quelle difensive tendenti ad evitarlo.
Le statistiche ci dicono infatti che quasi nel novanta per cento dei casi questo filtro non funziona: il giudice si adagia supinamente sulle richieste del Pm, vanificando la propria funzione. E' infatti assolutamente indispensabile che coloro che intendono abbracciare la carriera di Pubblico ministero siano chiamati fin dall'inizio a separare la loro sorte professionale da quella di chi invece sceglie l'arduo mestiere di giudice, affrontando un concorso diverso.
Le geremiadi di chi si oppone suscitano solo il sorriso perché non considerano come ormai in Italia da oltre un quindicennio sia stato varato un processo penale accusatorio sul modello anglosassone, dove due parti contrapposte (accusa e difesa) si fronteggiano ad armi pari.
Ma che parità ci potrà mai essere se una di esse - il Pm - "fa parte" dello stesso ordine di chi è chiamato a giudicare? Se una di esse si dà confidenzialmente del tu con il giudice sotto gli occhi infastiditi e increduli di chi, di lì a poco, sarà accusato dall'uno e giudicato dall'altro?
Se una di esse può presentarsi in jeans e maglietta in udienza, senza che il giudice batta ciglio? Non scherziamo.
Questa riforma non è che l'inizio: bisogna separare del tutto accusa e giudizio, perché l'una non ha nulla a che fare con l'altro, se non nei regimi totalitari.
Vincenzo Vitale - Libero

Leonardo ci riprova a raccontare la storiella di Arafat prigioniero del cattivo Clinton, e lo fa con scrittura suadente (e saudita). Ma non attacca. I fatti sono fatti, non le invenzioni dei sentito dire e delle terre piene di sassi che i perfidi ebrei vogliono mollare ai palestinesi in cambio di oasi.

I fatti:

"A Camp David, nel 2000 la pace era vicina e possibile, Yasser Arafat si è assunto la responsabilità del fallimento. Tornò a casa accolto come un Saladino, e uno scrittore israeliano bandiera del pacifismo, Amos Oz, lo guardò alla tv palestinese, il solito tristo gesto di vittoria fatto con due dita alzate, la divisa grigio oliva di guerra perenne, pianse lacrime amare, e scrisse: ho sempre lottato contro i governi che accusavo di non volere un accordo, ma oggi che avete rifiutato un’offerta che sembrava il manifesto di peace now, oggi che mi è chiaro che non è un vostro Stato, è Israele che volete, sappiate che andrò sulle barricate, sarò uno dei vostri nemici. Non vi è dubbio alcuno sulle responsabilità, eppure nel corso degli ultimi tre anni, a spiegazione giustificatoria del terrorismo, la teoria del complotto, dell’imbroglio ai danni di Arafat, con la complicità del presidente americano, ha preso qualche piede; ha come manifesto una ricostruzione dalla parte palestinese di Robert Malley e Hussein of Books, del quale peraltro si citano solo alcune parti, quelle comode.
Ha come prove la presunta mancanza di dichiarazioni nette da parte dei mediatori americani, e il fatto che non c’erano proposte scritte quell’estate a Camp David.
Eccone una, ufficiale, di dichiarazione, fatta da Dennis Ross, l’inviato speciale per il Medio Oriente fino agli ultimi giorni dell’ Amministrazione Clinton.
“A Camp David nel luglio 2000 noi americani non presentammo un piano complessivo. Mettemmo sul tavolo delle idee relative ai confini e alla questione di Gerusalemme. Arafat non fu in grado di accettare nessuna di queste idee.
Per la verità, nel corso di quei quindici giorni di negoziati, Arafat non presentò una sola idea alternativa, alcuni suoi negoziatori lo fecero, lui no”.
“Il 23 dicembre il presidente Clinton presentò il nostro piano.
Confini: annessione a Israele di un 5 per cento della Cisgiordania e passaggio di un 2 per cento di territorio i palestinesi avrebbero ricevuto il 97 per cento del territorio.Gli israeliani sarebbero usciti completamente da Gaza.
E’ falso affermare che in Cisgiordania lo Stato palestinese sarebbe risultato diviso in parti: vi sarebbe stata continuità territoriale. E vi sarebbe stato anche un collegamento diretto fra Gaza e Cisgiordania con un’autostrada e una ferrovia sopraelevate, tali da garantire non solo un passaggio “sicuro” (come previsto dagli accordi di Oslo), ma un vero e proprio passaggio libero.
Gerusalemme: i quartieri arabi della parte Est sarebbero diventati capitale dello Stato palestinese.
Profughi: vi sarebbe stato diritto al rientro dei profughi nello Stato palestinese, non all’interno di Israele. Inoltre sarebbe stato creato un fondo di 30 miliardi di dollari raccolti a livello internazionale per compensazioni e interventi di rimpatrio, reinserimento e riabilitazione dei profughi.
Sicurezza: vi sarebbe stata una presenza internazionale nella Valle del Giordano al posto delle forze israeliane.
Il piano non era scritto ma noi lo enunciammo alle parti come se lo dettassimo, accertandoci che ne prendessero nota accuratamente.
Non lo mettemmo per iscritto perché, come spiegammo a palestinesi e israeliani, questo era il massimo del nostro sforzo possibile: se non lo avessero accettato, lo avremmo ritirato”.
“Il governo israeliano accettò la proposta Clinton il 27 dicembre 2000; Arafat venne alla Casa Bianca il 2 gennaio 2001 e si incontrò con il presidente Clinton nello Studio Ovale. Ero presente all’incontro.
Doveva accettare che a Gerusalemme vi fosse una sovranità israeliana sul Muro occidentale che coprisse i luoghi di importanza religiosa per gli ebrei, e la rifiutò. Rifiutò la proposta sui profughi. Rifiutò le idee fondamentali sulla sicurezza.
Praticamente respinse tutte le cose che gli avevamo chiesto di accettare.
Ancora oggi i palestinesi non hanno detto alla loro gente in cosa consisteva davvero quel piano”.
Maria Giovanna Maglie
Metti di chiamarti Ayaan Hirsi-Ali, di essere somala e di ribellarti a un matrimonio combinato fuggendo in Olanda e battendoti, da lì, per i diritti civili delle donne in Islam.
Metti che oltre ad essere ovviamente ripudiata dalla tua famiglia di origine ti ritrovi isolata dai colleghi di partito e dai tuoi stessi "fratelli" musulmani, perchè alzi la voce contro le discriminazioni gravi cui le donne sono sottoposte dalla loro stessa religione.
Metti poi che un gruppo rap ti dedichi una violentissima canzone (la trovate tradotta dal Griso ) e la butti in pasto su Internet, come una fatwa ...
Qualche moderata strofa della canzoncina che renda l'idea? Eccola:
Il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari, accusa alcuni "paesi limitrofi" di appoggiare la guerriglia in Iraq; chiaro il riferimento a Siria ed Iran che punte sul vivo si difendono accusando gli Stati Uniti di diffondere "voci calunniose".
In questi giorni sono stati arrestati 48 iraniani entrati illegalmente in Iraq e il ministro iracheno annuncia che presto porterà le prove di quanto afferma.
Certo è che la democratizzazione irachena fa paura ai dittatori siriani e iraniani, che ne temono il contagio e che guardano preoccupati ai nuovi rapporti di Iyyad Allawi con la Turchia, all'amnistia imminente, tesa alla pacificazione del Paese, e non ultimo all'offerta del re di Giordania, che si è dichiarato disponibile ad inviare truppe se richieste dal governo iracheno.
Mala tempora currunt per i dittatori..
Le 35 ore francesi falliscono in Germania con effetto domino in Francia; non hanno creato più lavoro, al contrario il risultato si chiama "stagnazione", con lo Stato che sborsa cifre esorbitanti per gli incentivi alle aziende, le buste paga dimagrite rispetto a quando si potevano aggiungere gli straordinari, la disoccupazione è aumentata.
La Germania, prima ad introdurre le 35 ore, fa marcia indietro e comincia a modificare i contratti di lavoro. La Siemens è la prima che ha concordato con i sindacati le "antiche" 40 senza aumenti salariali.
Del resto l'alternativa era lo spostamento all'estero di 2000 posti di lavoro (il costo del lavoro tedesco è il più alto d'europa) mentre il governo è costretto a ridurre i sussidi di disoccupazione e a tagliare sanità e pensioni.
La Francia non sta meglio; la riduzione dell'orario doveva incrementare l'occupazione e invece il Paese si trova con l' aumento della disoccupazione; un punto percentuale in più dell'Italia.
(fonti: Il Giornale - Il Riformista)
An si è giocata il potere contrattuale con la testa ghigliottinata di Tremonti e ora le tocca annaspare, accerchiando Berlusconi.
Il rischio serio è che giocando con la voglia di potere si arrivi ad una crisi che, come la questione-Tremonti, potebbe sfuggire dalle mani e mandare definitivamente tutti a casa.
Ricevo e pubblico integralmente

"Avviso ai naviganti.
Sembra diffuso l'uso dei feedreader per la lettura del blog di Rolli.
Pregherei il centinaio di persone che giornalmente scaricano i loro index.rdf et similia collegandosi al desueto http://www.blackcat.it/rolli/index.rdf di sostituirlo in http://www.rolliblog.net/index.rdf.
Questo perchè evitano di occupare banda a http://www.bloggy.biz che funge da redirect per evitare agli utenti di far apparire errori di connessione.
Aggiornate i link, per favore, perchè da qui a poco sarà inibito il trasferimento dei feed con indirizzo errato. Grazie."
Black Cat - Webmaster di Bloggy.biz

Non c'è niente da fare: quanto a retorica e uso dei simboli gli americani sono imbattibili
Cmq, una cosa splendida

"Gli sms non richiesti e autorizzati "per iscritto e in modo espresso" rappresentano un violazione della privacy e danneggiano la serenità e riservatezza del destinatario."
Condannata la Tim al pagamento di 1000 euro come risarcimento danni; buone speranze per le vittime di questa pratica odiosa e per la memoria dei propri cellulari.
Angelo Pisani, l'avvocato che ha tutelato gli interessi della persona molestata, afferma: "Questa sentenza riconosce finalmente anche il danno da spamming in relazione agli sms. È la prima del genere in Europa, e rappresenta un'apripista nell'era della tecnologia. Un'azione giudiziaria potrebbe essere il vero antidoto alla crescente invasività di queste forme pubblicitarie ai danni dei cittadini"
Chirac preannuncia la sua posizione sul caso Cesare Battisti: "Nello spazio giuridico europeo se una persona viene condannata per reati di sangue, nel caso di Battisti per terrorismo, concedere l'estradizione è un dovere".
Naturalmente non ci ha risparmiato una lectio brevis sulle condizioni della nostra giustizia, ai tempi in cui Mitterand concedeva asilo a cani e porci purchè possibilmente terroristi; già, la "dottrina Mitterand" era necessaria in quei momenti, perchè la "legge italiana era oggetto di dibattiti"; ora siamo diventati civili, "quella legge italiana è cambiata", adesso è "perfettamente rispettosa dei diritti umani" e quindi non c'è più bisogno della super tutela francese. Troppo buono, monsieur Chirac.
Estradizione o meno, sarebbe opportuno che in Italia aprisse un serio dibattito sugli anni del terrorismo e sulle possibili soluzioni.
"Ci rivolgiamo ai popoli europei: avete solo pochi giorni per accettare la tregua offerta da Osama bin Laden, dopodichè non potrete che accusare voi stessi per quanto accadrà.
I musulmani che si trovano in Occidente dovrebbero partire o, se non possono, dovrebbero adottare delle precauzioni: limitarsi a restare nelle aree musulmane, avere cibo per un mese, trovare il modo di proteggere se stessi e le proprie famiglie, tenere in casa abbastanza denaro, pregare molto mettere la propria vita nelle mani di Allah".

Bene, è scaduta la tregua e ora vedremo fin dove si spinge il terrorismo islamico.
Ma ognuno di noi, nel caso fossimo colpiti pesantemente sul nostro territorio, cosa concederebbe al governo e agli alleati come reazione?
Espulsioni? Guerre preventive nel caso in cui fossero identificati i paesi di provenienza dei terroristi? Restrizioni delle libertà personali attraverso maggiori e più severi controlli in ogni campo? Ritiro alla Zapatero? Dialogo a tutto campo o linea della fermezza?

Da qualche parte sul blog si discuteva di Tremonti, e c’era qualcuno che difendeva alcune sue scelte, esaltandone i benefici per la patria.
Beh, ho la netta impressione che di quello che davvero hanno combinanto e combineranno lui e la Lega nessuno abbia una minima idea. Nè i suoi presunti alleati, ed è grave, nè i presunti detrattori, ed è grave e mezzo.
Quell'uomo è poco meno di una calamità naturale.
In questi anni ha perseguito con una tenacia che gli va riconosciuta alcuni obiettivi: prima li ha strillati ai quattro venti, e s'è preso puntuali rampogne da AN ed UDC, poi, capito il giochino, ha iniziato a muoversi sotto traccia. Ma gli scopi erano e rimanevano quelli.
Uno era di razionalizzare la spesa pubblica.
Ottima cosa, si dirà. Certo, se non fosse che alcune manovrine lasciavano intravedere - a chi ne aveva l'intenzione - lo scopo vero, cioè decapitare un sistema, quello degli incentivi alle imprese, che regge - piaccia o no è così - un'economia intera, specialmente nel Sud Italia.
L’ultimo esempio ieri, sempre per la serie a lui tanto cara "faccio quello che dico ma non dico quello che faccio".
Insiste a chiamarle "razionalizzazioni", per dare ad intendere che sono cose necessarie ed utili e che cazzo meno male che c'è lui, che prima nessuno ci aveva pensato.
Queste famose razionalizzazioni, utili a racimolare i dindi necessari a prendere sui denti l'early warning da parte della UE , non serviranno neppure allo scopo, visto che da Bruxelles han già fatto sapere che questi tagli non basteranno ad una beata fava.
Ecco un bel quadro riassuntivo delle "razionalizzazioni" previste nel Decreto discusso ieri in Consiglio dei Ministri riguardo gli incentivi alle imprese (tutte, del Nord e, soprattutto, del Sud).
- Aree sottoutilizzate:taglio di 950 milioni per il 2004, 4,1 per il 2005 e 4,2 per il 2006.
- Legge 488/92: riduzione dei fondi di 750 milioni per quest'anno e altrettanti il prossimo anno, mentre per il 2006 non sono previsti tagli.
- Programmazione negoziata (cioé contratti di programma e patti territoriali): tagli di 500 milioni di euro in una unica tranche nel 2005.
- Visco Sud: inalterata nei prossimi sei mesi, ma tagli a manetta dal 2005 e 2006 (rispettivamente 300 e 700 milioni di euro).
- Bonus occupazione per le aziende del Mezzogiorno: tagli di 100 milioni.
- Tagli futuri: 300 milioni nel 2005 e 300 milioni nel 2006. Alleggeriti anche i crediti d'imposta per 84 milioni a partire dal 2005 e di altrettanti per il 2006.

Razionalizza, lui. Capito?
Mi sembra paro paro il proprietario del mulo della storiella, quella che narrava di un tizio che, stanco di spendere soldi per dare da mangiare al suo animale, un giorno decise di "razionalizzare" le razioni di biada fino ad eliminarle del tutto.
Razionalizza che razionalizza, un giorno il mulo schiatta, e lui seccato commenta: come, proprio adesso che aveva imparato a mangiar meno!
Al posto del mulo metteteci un pò chi vi pare, la sostanza non cambia
E meno male, pensava qualche idiota, che ci sono AN e UDC a difenderci: una cippa.
Non hanno battuto ciglio, a parte qualche risibile levata di scudi orgogliosa davanti ai taccuini dei giornalisti.

Si svolge oggi a Parigi il vertice bilaterale franco-italiano tra un Jacques Chirac che comincia a temere l'isolamento internazionale e un Silvio Berlusconi che su questo terreno non manca d'esperienze. Francia e Italia sono state divise dalla questione irachena, sbilanciandosi ciascuna su uno dei due lati opposti. Il risultato è che adesso hanno un interesse comune : ricucire, ricucire e poi ancora ricucire i rapporti in seno ai Venticinque dell'Unione europea e quelli nel più generale e complesso ambito occidentale.
Per farlo hanno un modo semplicissimo : aiutarsi tra loro, sempre che Jacques Chirac e Silvio Berlusconi, tradizionalmente animati da una reciproca diffidenza, abbiano voglia di farlo.
Jacques Chirac è rientrato dal vertice Nato a Istanbul urlando ai quattro venti di non aver ceduto agli americani.
Soprattutto le emittenti radiofoniche e televisive transalpine, sensibili alle veline dell'Eliseo, hanno descritto la sua performance ottomana come una sorta di marcia trionfale napoleonica: il prode presidente sarebbe stato praticamente il solo a cantarle chiare al povero Bush.
Le cose sono andate un po' diversamente. Le relazioni agrodolci tra Francia e Stati Uniti hanno conosciuto l'ennesimo momento difficile quando Chirac ha respinto l'idea dell'impegno Nato in Iraq, salvo dover digerire quella degli aiuti dei Paesi Nato alla creazione delle nuove forze di Baghdad.
Resta così aperto il complesso dossier delle relazioni tra Parigi e l'Alleanza atlantica, drammatizzato nel 1966 dalla scelta del presidente Charles de Gaulle di portar fuori la Francia dalla struttura militare integrata (circostanza che comportò il trasferimento a Bruxelles della sede dell'organizzazione).
Entrato all'Eliseo nel maggio 1995, Chirac ha tentato di sanare quella ferita, ma i partner atlantici (Germania compresa) non si sono mostrati propensi a sacrificare vitelli grassi per ricompensare il figliol prodigo. Fuor di metafora, nessuno ha voluto fare concessioni in termini di posizioni ormai acquisite nella struttura militare integrata dell'Alleanza atlantica e Chirac a pensato che la Francia non potesse rientrare dalla porta di servizio.
Tuttavia in varie occasioni (dall'ex Jugoslavia all'Afghanistan) Chirac ha voluto che le forze francesi intervenissero molto chiaramente in un contesto Nato, circostanza che gli ha consentito d'alzare la voce a Istanbul contro l'intenzione americana di impegnare il più possibile l'Alleanza come tale in territorio iracheno.
Solo che stavolta Chirac si è trovato isolato perché neppure b>Schroeder ha accettato d'assecondarlo.
Ecco Le Monde del primo luglio affermare che al vertice atlantico di Istanbul «la Francia è stata la sola a fare sbarramento ai differenti progetti americani».
Se si abbandona per un attimo il linguaggio dell'orgoglio gallico, ci si rende conto di un fatto ovvio : essere nella Nato «i soli a fare sbarramento ai differenti progetti americani» vuol dire essere isolati, anche se nel caso specifico gli altri sono costretti a fare un itinerario tortuoso per aggirare l'ostacolo diplomatico.
Certo Bush non può utilizzare la Nato in Iraq nel modo in cui avrebbe voluto, ma l'isolamento francese nel «fare sbarramento» significa che sul piano politico il resto dell'Alleanza (compresi i dubbiosi tedeschi, i reticenti belgi e i coriacei spagnoli di Zapatero) comincia ad averne abbastanza di polemiche con gli Stati Uniti. Soprattutto di quelle che non paiono poi fondamentali per i destini del mondo.
Lo stesso articolo del quotidiano parigino comincia con una frase particolarmente significativa: «Prima di lasciare Istanbul, Jacques Chirac - che per due giorni era sembrato come il contraddittore del presidente americano - ha tenuto a spiegare in una conferenza stampa che questa politica non provoca alcun ostracismo nei confronti della Francia».
Certo la stessa affermazione avrebbe avuto un valore ben maggiore se fosse stata fatta da Bush, invece che da Chirac. Inoltre le parole di Chirac, pronunciate durante la conferenza stampa in questione, non paiono certo cortesi nei confronti del resto della Nato : dire che «noi francesi siamo amici ma non servi degli Stati Uniti», lascia intendere che - dal punto di vista dell'Eliseo - tutti coloro che non sono d'accordo con la Francia (ossia, a Istanbul, tutti tranne la Francia) siano «servi degli americani».
Poi non bisogna stupirsi se si rischia l'isolamento. (Il Riformista)

In Iraq vengono trovate due testate al sarin, potentissimo gas mortale.
Non si sa bene a che periodo appartengano ma non è fondamentale; il sarin non va a male, è sempre pronto per l'uso.
Risalisse anche al '91 cosa cambia? Significherebbe che Saddam non ha distrutto un accidenti e, vorrei rammentare, se l'avesse fatto avrebbe dovuto portare le prove. Mai viste.
Blix - il serafico ex ispettore dell'Onu - l'altro giorno affermava davanti alle telecamere di Ballarò che a suo parere le armi di distruzione di massa in mano agli iracheni dopo la guerra del Golfo erano state distrutte.
Peccato che ai tempi delle sue "ispezioni" dichiarasse a giorni alterni che le armi esistesseroma che bisognava avere pazienza; poi che no, sembrava non ci fossero, e che sì, gli scienziati iracheni collaboravano senza alcuna paura, anzi no, gli scienziati adesso che hanno liberato l'Iraq collaboreranno davvero perchè prima erano spaventati.
Il tutto mentre le televisioni mandavano in onda immagini deprimenti di macchine di ispettori Onu seguite da decine di altre dei servizi segreti iracheni.

"L'ultimo giallo di Cesare Battisti dovrebbe concludersi con l'assassino che finisce in carcere". (jena)

A me Rivera è sempre stato sulle balle per quel modo di porsi spocchioso ed arrogante.
Ho sempre adorato Gianni Brera, che in merito la pensava più o meno allo stesso modo.
E poi Riva - dopo Roberto Mancini, il più grande attaccante della storia patria - per me può dire quel che gli pare: parla una volta l'anno, e quando lo fa non è per far prendere aria alla lingua.

"Ad Auschwitz le SS dicevano: «Qui non c’è un perché». I socialisti pacifisti in Francia non ci credevano. Secondo loro c’era sempre un perché.
(…) Hitler e i nazisti gridavano contro gli Ebrei, e il loro modo di sbraitare era medioevale, e i toni di odio e superstizione davvero sgradevoli.
Eppure, i socialisti pacifisti volevano comprendere i loro nemici e non solo liquidarli; volevano cercare tutto ciò che fosse comprensibile, i punti su cui potessero trovarsi d’accordo.
E così, ascoltando i nazisti mentre facevano i loro discorsi più intransigenti, i socialisti pacifisti si chiesero pensierosi: in fondo che cos’è l’antisemitismo? (…)
Doveva certamente essere possibile criticare gli Ebrei senza essere bollati come antisemiti."
Dal libro di Paul Barman, “Terrore e liberalismo - Oni-Fled
Un ex ostaggio saudita racconta che durante la sua prigionia i terroristi chiamarono Al Jazeera per chiedere di registrare un comunicato letto dal prigioniero.
L'operatore arrivò, filmò tutto e la cassetta fu mandata in onda sull'emittente araba il 5 giugno.
"I miei carcerieri contattarono telefonicamente l'ufficio di Al Jazeera fornendo l'indirizzo della casa dove ero rinchiuso e chiesero di inviare un operatore per filmare mentre leggevo una dichiarazione" dice l'ex ostaggio, che accusa la tv qatariota di non aver allertato le forze di sicurezza irachene e tantomeno quelle della coalizione, nonostante conoscesse esattamente dove fosse tenuto in ostaggio e torturato.
Riuscito a fuggire l'uomo ora ha dato mandato ai suoi avvocati per denunciare l'emittente accusandola di complicità con i terroristi. Accusa del resto non nuova e ben supportata.
Parigi. La conclusione (conclusione fino a un certo punto) del “caso Battisti” non sana affatto le ferite apertesi in questi ultimi mesi nelle relazioni tra la sinistra italiana e quella francese.
Cesare Battisti - condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi, due dei quali da lui organizzati e due anche eseguiti personalmente - è stato arrestato in febbraio e ha ricevuto in carcere, come fosse un eroe, la visita del segretario socialista François Hollande.
Scarcerato in marzo, è stato oggetto di continue manifestazioni d'affetto e di solidarietà da parte soprattutto di esponenti dei Verdi e del Partito comunista francese (Pcf), il cui quotidiano L'Humanité ha letteralmente rifatto la storia d'Italia per assumere atteggiamenti comprensivi e persino giustificazionisti nei confronti del terrorismo delle Brigate rosse e dintorni.
Ieri la sentenza da parte della Corte d'appello del Tribunale di Parigi ha amaramente sorpreso la task force degli amici di Battisti, riconoscendo invece le ragioni di tutti coloro che dall'Italia si sono impegnati contro l'incredibile “rivisitazione” della storia nazionale ad opera di alcuni intellettuali parigini. Subito, però, il deputato verde all'Assemblea nazionale Yves Cochet, presente alla lettura della sentenza al Palazzo di giustizia di Parigi, ha gridato allo scandalo: di fronte ai microfoni di radio e televisioni, ha lanciato un appello al presidente della Repubblica Jacques Chirac perché la decisione della magistratura francese non venga posta in atto.
Anche i socialisti francesi continuano a manifestare amicizia nei confronti di Battisti, ignorando completamente le ricostruzioni storiche proposte da una parte della stampa parigina, che ricorda come la sinistra italiana - a cominciare dal Partito comunista e dalla Cgil - sia stata nel mirino delle azioni terroristiche degli “anni di piombo”.
Ma il colmo è stato raggiunto da quegli intellettuali che insistono nel parlare di “magistratura berlusconiana” a proposito dell'Italia, ignorando sia l'indipendenza della magistratura italiana sia le sue attuali relazioni - non proprio idilliache - col governo della penisola.
Adesso Cesare Battisti dispone ancora di due strumenti giuridici per evitare l'estradizione.
Prima di tutto il ricorso in Cassazione, che non dovrebbe comunque cambiare la sentenza di ieri della Corte d'appello di Parigi (un caso del genere sarebbe eccezionale). In seguito, la scelta dell'estradizione sarà nelle mani del governo del primo ministro Jean-Pierre Raffarin, all'interno del quale il ministro guardasigilli Dominique Perben ha sempre detto - a proposito di questo dossier - di voler rispettare scrupolosamente le scelte della magistratura.
Ieri Perben ha ribadito lo stesso concetto senza la minima ambiguità.
Dunque il governo dovrebbe autorizzare nel giro di alcuni mesi, ossia dopo il verdetto della Cassazione, l'estradizione dell'ex leader del gruppo Proletari armati per il comunismo (Pac). A quel punto gli avvocati di Battisti potranno giocare la carta del ricorso al Consiglio di Stato allo scopo di bloccare una decisione governativa, ma le possibilità che ciò avvenga sono minime.
L'ex terrorista italiano è giunto in Francia dal Messico nel 1990 e ha ottenuto ospitalità sulla base della promessa fatta nel 1985 dall'allora presidente della Repubblica François Mitterrand ai «rifugiati politici italiani che abbiano rotto col ciclo infernale del terrorismo».
Tuttavia Mitterrand - la cui vedova Danielle è stata molto attiva in questi giorni nelle manifestazioni di solidarietà a Battisti - aveva escluso le persone colpevoli di «crimini di sangue» .
Alcuni intellettuali francesi pensano che Battisti andasse comunque protetto, malgrado la condanna definitiva per quattro omicidi. Tra essi ci sono i principali sostenitori di Cesare Battisti, come il filosofo Bernard-Henri Lévy, la scrittrice e archeologa Fred Vargas, il romanziere Daniel Pennac e lo scrittore Philippe Sollers (che, dopo aver sostenuto le cose più tremende a proposito dell'Italia di ieri e di oggi, era l'altro giorno a bere tranquillamente champagne in occasione di un ricevimento all'ambasciata italiana in rue de Varenne, a Parigi).
L'ambiente dei “rifugiati politici” italiani in Francia è ovviamente in ebollizione e non si escludono spettacolari manifestazioni di protesta. Per domani è in programma a Parigi un vertice bilaterale italo-francese, nel corso del quale i problemi della giustizia potrebbero essere affrontati da varie angolature.
Certo altre eventuali domande d'estradizione potrebbero creare situazioni particolarmente delicate. Il Riformista
L'auto-isolamento di Chirac trova il suo punto più alto e pericoloso quando inciampa sulla questione dell'ingresso nella Ue della Turchia, e l'amico tedesco non lo sostiene: “tutti quelli che pensano di avere una ragione per negare l’adesione della Turchia dovrebbero ripensarci, dovrebbero veramente ripensarci”.
Dopo essersi inventato la formuletta per cui i soldati iracheni vanno addestrati rigorosamente fuori dai loro confini,si ritrova con la Turchia come paese confinante utile per applicare la stupidaggine da lui stesso ideata. Non solo.
La tenace quanto improvvisa opposizione all'ingresso nella UE del Paese di Erdogan, si scontra con il peso sempre maggiore che lo stesso sta acquisendo nell'area mediorientale, tanto da essere indicato come interlocutore serio e attendibile persino dai curdi iracheni.
Un peso crescente che sarebbe da stolti sottovalutare e a cui l'Europa dovrà guardare con lungimiranza ed attenzione, fronteggiando una Francia che oltre a non saper proporre vie alternative, cerca di distruggere quelle possibili esistenti. (Il Foglio)

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