Misere bugie

Quanto i palestinesi amino i loro figli e le loro donne lo si deduce dal numero di ragazzini e ragazzine mandate ad immolarsi con le bombe, e da come vengono utilizzati negli scontri con la polizia israeliana: scudi umani.
Gli ultimi episodi che hanno visto coinvolti degli adolescenti colpiscono particolarmente e se ovviamente i palestinesi raccontano la favoletta del complotto israeliano che adesca volutamente bambini per renderli kamikaze, meno ovvio è che lo faccia un "giornalista" dell'Avvenire.
Un affare, quello del complotto, che comunque "appare ben gestito", dice lui; c'erano le telecamere, erano tutti ben a distanza, bisognava far dimenticare l'uccisione di Yassin.
Certo, probabilmente per certi loschi personaggi questa tesi la si può prendere per buona, epperò ci sono diversi particolari che la smontano lasciando intravedere la malafede di chi se n'è appropriato.
Intanto il ragazzino che doveva farsi esplodere - secondo questi grandi strateghi dell'informazione - era sotto ricatto degli israeliani che gli avrebbero detto: o lo fai o ti uccidiamo. Esilarante! E' meglio morire per un colpo in testa o farsi esplodere con un kg di tritolo? Se lo chiedi ad un bambino di sei anni risponde con sicurezza, figuriamoci uno di 14 o 16, anche se lievemente ritardato!
La famiglia del ragazzino era perfettamente al corrente del gesto che sarebbe andato a fare, e quindi va a raccontarlo ai gonzi pacifinti che nulla sapesse. Infatti la madre (che dolci queste madri!) aveva già la foto del piccolo kamikaze in mano, scattata non qualche mese prima ma esattamente la sera prima, dopo che il ragazzino, da bravomartire ligio alle regole, era andato a farsi il taglio rituale dei capelli. Basta guardarla, la foto, per rendersene conto.
Venti euro erano quindi la mancetta per convincere il fessacchiotto, non la ricompensa reale, e ipotizzo che gli sia stata data persino dagli stessi genitori che presto avrebbero intascato 25.000 $ e un figlio scemo in meno.
Le interviste alla famiglia, del resto, sono una rivelazione. Il padre fa l'offeso perchè gli volevano mandare il figlio al martirio e invece nella camera del ragazzino campeggia la foto di due giovani martiri che evidentemente si erano dimenticati di togliere dalla parete. La madre, gelida e fessa come sanno essere solo certe donne, spiega che " Certo, non tutte le madri sono disposte a veder morire il proprio figlio; nel caso di Hussam però è solo questione di età. Fosse stato più grande di qualche anno io l'avrei perfino incoraggiato". Agghiacciante: nel caso di Ussam è solo questione d'età..non nel suo caso, di madre, nel caso di Hussam, il figlio evidentemente ritardato che almeno si rende utile così.
C'è una chiave diversa di lettura? Qualunque sia non è certo quella dell'amore dei genitori o dell'inconsapevolezza di ciò che il ragazzino andasse a compiere.
Che differenza passa tra i palestinesi sostenitori della macelleria dei propri figli e i signori, Avvenire compreso, che hanno fatto propria questa tesi del complotto israeliano? Secondo me nessuna. Anzi si: sono leggermente meglio quei palestinesi.
Il Giornale - Informazione Corretta

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