Venerdì 12 Marzo 2004

Adriano Sofri: la ripugnanza per Travaglio

Ho senz’altro una ripugnanza per Marco Travaglio, ma anche per troppi altri, e ne cavo la conseguenza di tacerne. Qualche volta preferisco di no, perché mi sembra che la mia esperienza possa illuminare meglio una questione generale.
Così, qualche tempo fa, svolgendosi la elegante discussione sulle pezze al culo, pensai di scrivere all’Unità, ma lasciando il direttore libero - sul serio, non per buona educazione - di non pubblicare la mia lettera se solo gli fosse dispiaciuto, perché Travaglio è un suo ingente collaboratore.
Per esempio ieri, nella sua rubrica, Travaglio ha concluso un catalogo di nomi contemporanei (Previti, Berlusconi, Baget Bozzo, Cirami, Ferrara, Tanzi, Cesare Battisti jr, Delfo Zorzi, e Gaetano Pecorella) con la seguente frase:
“A questo punto, profittando della confusione generale, Sofri chiede la scarcerazione di Priebke”.
Bene. Ecco il testo della mia lettera che l’Unità, con il mio sentito consenso, non pubblicò.

«Caro Furio Colombo, il tuo editoriale di lunedì mi induce a descriverti la mia esperienza personale del caso Travaglio, benché sappia che non potrà che procurarti un dispiacere.
Però, al di là della mia rivendicata parzialità, conto che la trama abbia una sua vivacità. Andrò a ritroso, così risalendo anche la carriera di quello specialista investigativo.
Prendo a pretesto un incidente di pochi giorni fa, quando si è grottescamente perfezionato un quindicennio di dannazione e contraffazione della mia persona: l’Enciclopedia Rizzoli-Larousse (come la chiamerò piuttosto: prestigiosa? Autorevole?) nell’edizione a diffusione straordinaria che accompagna il Corriere della Sera ha pubblicato, come l’Unità ha riferito, alla voce “Brigate Rosse”, una fotografia che ritrae me e Renato Curcio, con la didascalia: “Renato Curcio e Adriano Sofri, militanti del cosiddetto 'nucleo storico’ delle Brigate Rosse”. Quando me l’hanno mostrato, non mi sono nemmeno stupito, né indignato. Mi è sembrato poco meno che ovvio. Un tocco finale.
Il Corriere ha definito l’episodio un errore, e l’errore “imperdonabile”: aggettivo appropriato. La circostanza della foto (sul cui fondo figura infatti Bruno Vespa) era la mia partecipazione, con Curcio e con esponenti politici di partiti varii, a una puntata di “Porta a Porta” dedicata alla eventualità di un indulto, già nel giugno del 1996.
Sulla prima pagina del quotidiano Il Giorno quella trasmissione fu commentata, col titolo “I cattivi maestrini ci risparmino le loro prediche”, dalla firma, a me del tutto sconosciuta, di Marco Travaglio. Il quale, dopo aver deplorato i “furtivi incontri amorosi fra D’Alema e Fini, Prodie Berlusconi, repubblichini e partigiani”, ospitati dal “paraninfo catodico Bruno Vespa”, spendeva la sua retorica squadristica contro “il duo Anni di Piombo”, cioè io e Curcio, e concludeva così (ti prego di leggere con attenzione):
“Implorino l’indulgenza plenaria da quello Stato borghese che ancora vent’anni fa sognavano di rovesciare. Ma lo facciano alla chetichella, dietro le quinte, con un fil di voce, lasciando perdere le tv e i giornali, che non fanno per loro. E quando usciranno di galera, lo facciano in punta di piedi, strisciando contro i muri magari nottetempo, senza farsi vedere né sentire. Poi, possibilmente, evitino di impartire lezioni, di pubblicare articoli, libri, memoriali, mie prigioni... Meglio che scompaiano dalla circolazione. Perché a qualcuno, sentendoli ancora parlare, potrebbe venire la tentazione di ripensarci e di andarli a cercare. Lievemente incazzato”.
Hai letto con attenzione? Sono stato assai addolorato quando la polemica fra il Foglio e l’Unità ha evocato istigazioni all’omicidio o volontà di chiudere la bocca all’avversario. Oltretutto, si rischia di smarrire il senso delle vere istigazioni all’omicidio. Cose scritte su Lotta Continua (non fui mai io a scriverle, ma, per dirla brutalmente, Lotta Continua ero io, e dunque me ne assunsi la responsabilità) contro Calabresi tra il 1969 e il 1972 furono istigazioni all’omicidio.
Che cos’era l’articolo del 1996 di quello sconosciuto Travaglio? Allora io telefonai al Giorno, declinai l’offerta del direttore di rispondere sulla prima pagina del giornale, e trasmisi una dettagliata informazione privata sul mio indirizzo, i miei orari e i miei itinerari, da trasmettere a Travaglio, per l’eventualità che volesse intanto venire lui “a cercarmi”. Non vidi comparire sul mio viottolo quel giustiziere.
Poi Travaglio si esercitò anche sul Borghese, con due lunghe puntate di illustrazione “investigativa” della mia vicenda giudiziaria, sulle quali la mia opinione non può esser detta con parole vigilate.
Sull’Espresso Travaglio avrebbe poi compilato una quantità di testi contro me, raccolto dalla più spregevole monnezza l’insinuazione sui depistaggi degli ex di Lotta Continua per l’assassinio di Mauro Rostagno, protestato contro i miei famosi privilegi carcerari, e in genere contro la rilassatezza dei tribunali e delle galere nei confronti dei delinquenti comuni.
Qualche ulteriore riflessione di questa portata Travaglio ha poi trasferito nelle sue rubriche sull’Unità.
Ecco. Immagino di darle un dispiacere. Non ho niente da obiettare alla presenza di chiunque sui giornali o gli schermi di più diverso orientamento politico - io stesso vado dovunque mi invitino - e confido, nella confusione dei tempi, su quello che si dice e si è piuttosto che sull’anagrafe ufficiale. E considero del tutto irrilevante la discussione sull’eventualità che Marco Travaglio sia di destra o di sinistra; e anche, ma con più pena, sulla presa che lo stile di Marco Travaglio (o di Antonio Di Pietro) fa sullo stato d’animo di persone che si sentano di sinistra e moralmente intransigenti.
Non entro in dispute come quella sollevata a proposito delle pezze al culo: non hanno bisogno di me, né io di loro.
La mia incresciosa situazione mi esenta da ogni solidarietà di schieramento. Ho una cella singola, sono una minoranza di uno: è della mia personale esperienza che ti ho voluto parlare. Buon lavoro”.

Adriano Sofri - Il Foglio

di Rolli alle 12.03.04 19:29 | Adriano Sofri | Commenti (9)

Commenti

Di Travaglio mia nonna avrebbe detto: "L'é un por fieu (è un povero ragazzo)". E ogni cosa, bella o brutta, si sarebbe ridimensionata :-)

di angelocesare il 12.03.04 21:56 | M | C | #

ho letto su dagospia l'articolo di travaglio apparso oggi sull'unità. La ripugnanza è ben giustificata. che pena, forse uno dei pochi errori di montanelli

di barret il 12.03.04 23:18 | M | C | #

A FAR PENA E' SOFRI

di Giovanni il 01.12.04 08:14 | M | C | #

Si lavi la bocca il signor Sofri prima di parlare male di Marco Travaglio.

di Gabriele il 01.06.05 15:13 | M | C | #

Concordo con Gabriele, chi deve lavarsi la bocca è Sofri.

di Sandro il 22.10.06 16:01 | M | C | #

Ripugnanza?Per quale motivo?Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni in un Paese libero; anzi, Travaglio rimane sempre fin troppo obiettivo documentando ogni sua parola con documenti ufficiali e pubblici. Il problema degli italiani è che non si informano abbastanza!!!"Uno dei pochi errori di Montanelli" ho letto tra i commenti: forse, soprattutto dopo che è stato tagliato fuori, avremmo dovuto chiederlo a Indro stesso!!!Io trovo che sia esattamente il contrario....ma queste si sa sono solo opinioni, mentre quelle ad esse contrarie sono grandi e ispirate verità!!!
Rimane il fatto che siamo costretti a vivere in un Paese rispettando leggi concepite da fuorilegge!!!E ci lamentiamo di Travaglio che semplicemente fa il suo mestiere?
p.s.
ci tengo a precisare che non sono una comunista mangia bambini, bensì una libera pensatrice, nonché amante della vera e buona politica indipendentemente dal colore della bandiera in nome della quale la si fa!

di Emanuela il 01.12.06 19:09 | M | C | #

La magistratura ha condannato Sofri in mille processi. La si smetta di farne un santo e si rispetti la magistratura sempre, e non solo quando ne viene "colpita" la propria parte politica...

di Benedetto il 10.02.07 23:49 | M | C | #

Questo messaggio non c'entra nulla con Sofri, vi racconto un'esperienza personale.

Ho avuto una adolescenza povera e turbolenta in un quartiere difficile. Io ne sono uscito senza danni gravi, altri che conoscevo sono finiti male.

Un amico (non stretto a dir la verità, ma comunque un compagno di strada) un giorno venni a sapere che era stato arrestato nel corso di una rapina. Aveva 16 anni.

L'ho ri-incontrato tempo fa, dopo tanti anni. Ora ha un'attività avviata e in regola, non è che sia diventato ricco ma ci vive. Ha deciso di vivere. Quando mi parlava di quell'esperienza guardava a terra, con vergogna. Io volevo dirgli "Il passato è passato, guardiamo avanti! Non è stato inutile, ciascuno di noi ha imparato molto dai propri errori e quelli altrui."

Credo che lui debba la vita a quell'esperienza e io devo qualcosa pure a lui.

Da quel momento, se prima ogni cosa si conquistava a fatica, lui di fatica ne ha fatta il doppio, e già era tanta.

Quando vedo la gente che ha tutto e guarda dall'alto in basso quelli che hanno fatto tanta fatica, per conseguire poco per giunta, perché han fatto sbagli sulla strada che hanno pagato amaramente, mi scende tristezza.

Ha forse perso il suo essere un uomo?

Il problema con Travaglio è che lui è convinto di sì, che il colpevole non sia più un essere umano. Ha perso il diritto a esistere. Deve parlare sotto voce e strisciare contro i muri quando cammina per strada.

Quando ho letto per la prima volta quest'idea, mi è scorso un brivido freddo lungo la schiena.

Ha pagato il suo debito. Ha diritto a ricostruirsi una vita.

In bocca al lupo.

di aaaaaaa il 19.03.08 21:15 | M | C | #

Credo che Travaglio non l'abbia con chi abbia commesso delitto e abbia pagato ma l'abbia con chi continua... d'altronde il lupo perde il pelo ma non il vizio. E i personaggi menzionati non sarebbero loro se si comportassero diversamente.

di Luca Rosso il 11.09.08 21:19 | M | C | #

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