Giovedì 8 Maggio 2003
Giancarlo Lehner : Gli Sme-morati
Carlo De Benedetti, nella sua lunga carriera di perdente di successo, ha seminato bugie memorabili. La qual cosa non sarebbe rilevante, se non attenesse proprio al difetto, quello di voler strafare, stravincere, straguadagnare, che è appunto, la causa delle dolorose sconfitte tutte sul fil di lana ed anche, purtroppo, delle numerose tentate vendette.L'ingegnere, infatti, non sa perdere. Il 30 aprile 1993, invece di godersi lo spettacolo dei suoi avversari politici, eliminati chirurgicamente ad uno ad uno per mano giudiziaria, rilascia una dichiarazione ad effetto: " Tangenti? Mai pagate" E, forse per meritarsi il premio "Pinocchio dell'anno", si mette a stradire, sottolineando " di non aver mai corrisposto finanziamenti ai partiti politici o ad entità ad essi collegate" Tutti gli altri si; lui, Sme-morato, mai e poi mai. Uniche tangenti conosciute, quelle geometriche e trigonometriche.
Trascorrono due settimane e, il 17 maggio 1993, si deve rimangiare tutto.
Le cronache d'allora raccontano: "L'ingegnere ha incontrato i giudici consegnando loro un memoriale sulle tangenti pagate dalla Olivetti. De Benedetti: mia ogni responsabilità"
Un altro si sarebbe vergognato, non delle dazioni, ma d'esser stato beccato in flagranza di menzogna.
Lui no.
Due giorni dopo, il 19 maggio1993, dichiara, anzi, con orgoglio: "Se dovessi rifare tutto di nuovo, lo rifarei : pagherei le tangenti..".
Sull' Espresso Giampaolo Pansa, per quanto può, cerca subito di salvarlo dal ridicolo, allestendo una scenataccia a mezzo stampa, con provvidenziale lieto fine, baci, abbracci, tarallucci, vino e perdono. Comunque Pansa, forse per assonanza, gli chiede, lì, e subito, conto di quella panzana.
Chi non gli chiede nulla è, invece, Eugenio Scalfari, il più tetragono ed acritico avvocato dell'ingegnere.
Adesso che si parla di Sme, consiglio di andare a rileggere un editoriale di Eugeio Scalfari ( Repubblica 8/9 dicembre 1985 ) nel quale, pur di salvaguardare gli interessi di famiglia, l'allora direttore di Repubblica, si scaglia come un delegittimatore forsennato contro i giudici che indagano sullo strano accordo Prodi - De Benedetti. All' epoca naturalmente nessuno a sinistra si preoccupava di difendere l'autonomia dei magistrati, nè la legittimità e per questo Scalfari potè scrivere: " non mancano purtroppo i giudici affiliati a questo o quel padrino politico, esibizionisti in cerca di pubblicità a buon mercato, megalomani posseduti dal fascino delle "manette facili" [sic!] ... Molti mesi fa il presidente dell'Iri..vendette la Sme alla società privata Buitoni ...Tutto sembrava concluso...quando il presidente del Consiglio sollevò un caso: il prezzo pattuito non gli sembrò equo. Chiese un supplemento di istruttoria e nel frattempo bloccò l'operazione - il sottosegretario alla presidenza del Consiglio [Amato] giunse a prospettare guai giudiziari se si fosse proceduto ad una "vendita incauta"...Passarono poi mesi di dispute politiche e legali. La Procura della Repubblica di Roma ( Sensi, Infelisi ) aprì addirittura un'inchiesta, tutt'ora in corso, per indagare sulla liceità del contratto Iri-Buitoni"
Scalfari - la faziosità acceca - da un lato non nomina mai De Benedetti, nascosto sotto il variamente citato marchio Buitoni, dall'altro, fa anche una predizione del tutto sballata: "La Sme non se la comprerà nessuno, oppure qualcuno la comprerà a prezzi di svendita", mentre la "svendita" porterà 2000 miliardi in più alle casse dello Stato
La seconda chicca riguarda il breve arresto di De Benedetti per la vicenda delle forniture Olivetti alle nostre povere Poste. Scalfari, autoelettosi da tempo supremo guardiano dell'autonomia della giusdizione "contro le intimidazioni reiterate e pubbliche del capo del potere esecutivo", cioè Berlusconi, appena gli arrestano l'editore, che fa? Si rimette al corso della giustizia? Evita di interferire?
Macchè, prende il telefono e aggredisce il procuratore della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, il quale ha raccontato: "Scalfari... mi raggiunse sul mio telefono cellulare.. Senza naturalmente porsi neppure la domanda se ne avesse il diritto o se fosse opportuno o conveniente il suo modo di agire, mi chiese conto, con tono alterato, delle ragioni...dimenticando, come avrebbe poi sempre ricordato per le tante vicende milanesi di Tangentopoli, che l'arresto era stato disposto dal gip"
Solo l'Espresso, se possibile, fa di meglio. Sul fascicolo del 14 novembre 1993, uno strillo in prima pagina dà la notizia dell'arresto dell'Ingegnere in questo modo: " De Benedetti a Roma"
Da annotare su Sme-moranda
Giancarlo Lehner - Il Giornale
di Rolli alle 08.05.03 17:36 | | Commenti (0)
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