Glucksman e Berman: al cuore del terrorismo islamico
Sono una ventata d’aria fresca i saggi recentemente pubblicati in Italia, Occidente contro Occidente di André Glucksmann, e Terrore e liberalismo di Paul Berman.
Le nostre librerie sono stracolme di libri dal tono e dal contenuto antiamericani, molti dei quali di bassa qualità per non dire di peggio (ricordate i libercoli che negavano l’esistenza dell’aereo piombato sul Pentagono o il pamphlet pseudosatirico Stupid White Man divenuti dei best seller?).
Considerando che le case editrici italiane fanno a gara per tradurre qualsiasi pezzo di carta si scagli contro l’America, ne elenchi le scelleratezze e ne decreti la fine sotto il peso della decadenza imperiale, deve evidentemente esistere una platea di lettori che assorbe qualsiasi prodotto anche il più mediocre purché solleciti i cosiddetti istinti pacifisti, antiliberali e antioccidentali.
E’ per questo che le riflessioni del filosofo francese e del saggista statunitense sull’Occidente e il terrorismo islamico, dense di riferimenti storici e di analisi contemporanee, sono una lettura rara ma indispensabile per chiunque voglia davvero capire quel che sta accadendo sotto i nostri occhi e quali sono i motivi per cui l’11 settembre newyorkese e l’11 marzo madrileno rappresentano l’anno zero di un’epoca contrassegnata dallo scontro tra il fondamentalismo terroristico e la democrazia occidentale, cioè tra il totalitarismo e la libertà.
Sia Glucksmann che Berman, i quali non sono certo intellettuali della destra conservatrice, interventista e militarista ma esponenti della sinistra democratica, plaudono senza riserve all’intervento americano in Iraq voluto da George W.Bush.
La bestia nera del filosofo francese sono i manifestanti scesi nelle piazze d’Europa con la bandiera arcobaleno:
“Cari amici pacifisti, non ho alcuna reticenza nel ringraziare l’Inghilterra, l’America, i loro soldati e i loro governi per l’intervento contro Saddam Hussein. Giudicando l’ingerenza in questo caso positiva, mi complimento con chi ha osato attuarla”.
Se fino ad oggi gli occidentali hanno potuto praticare abitudini confortevoli e ovattate perché protetti dal benevolo ombrello americano della dissuasione nucleare, ora con il terrorismo occorre che tutti si sveglino e si mobilitino e non seguitino ad invocare a buon mercato l’intervento miracoloso dell’ONU sotto i cui occhi indifferenti si sono compiuti in questi decenni le maggiori scelleratezze dell’era contemporanea. Non è vero, come proclamato da Francis Fukuyama, che sono finiti i grandi scontri della storia: per un comunismo che è svanito, sono sorte altre dieci, cento credenze omicide.
E’ proprio il terrorismo il nuovo grande protagonista che ispira e muove come pratica comune tante piccole e grandi ideologie del nostro tempo.
In continuità con i nichilisti del Novecento, i terroristi d’oggi sono ancora più pericolosi perché sono penetrati nell’Occidente ed hanno conquistato il favore di masse soprattutto di sinistra che direttamente o indirettamente li appoggiano:
“Che cosa hanno in comune l’uomo di ferro bolscevico, il teschio delle SS, il Khmer rosso, il folle di dio versione islamica, il folle di rabbia versione hutu, l’assassino xenofobo serbo, il kontraktnik collezionista di orecchie cecene? Condividono l’unanime sicurezza di credere che tutto è permesso e la decisione di permettersi di tutto”.
I fondamentalisti islamici incarnano l’ultima versione, paradossale e ubiqua, del nichilismo terroristico; gli Europei, soprattutto i Francesi, per malriposto spirito di autoaffermazione antiamericano si pongono fuori dalla storia lasciando soli gli statunitensi che in Iraq hanno commesso un errore: invocare le armi di distruzioni di massa piuttosto che proclamare il diritto di ingerenza umanitaria che deve essere la nuova frontiere dell’Occidente.
Di fronte alla nuova peste terroristica che “si democratizza” sempre più, nel senso che si diffonde a gruppi e gruppetti grazie alla miniaturizzazione delle armi nucleari, biologiche e chimiche, non si può stare a guardare. Il dilemma è civiltà o nichilismo.
Anche Paul Berman, autorevole saggista politico di The New York Republic, The New York Times magazine e Dissent, ritiene oggi indispensabile il riarmo morale e materiale degli occidentali per affrontare il terrorismo islamico che non è altro che la prosecuzione dei totalitarismi nazista e comunista, anch’esso figlio della cultura romantica e nichilista dell’Occidente.
Con un esame acuto e profondo delle radici ideologiche e culturali, Berman mette in rilievo come il totalitarismo musulmano moderno nelle sue numerose varianti - prima di tutte quella B”€™th di Saddam Hussein e l’islamico-callifale di Osama bin Laden - conduca una vera e propria guerra di religione (jhiad) senza limiti contro l’America e l’Europa:
“la colpa dell’Occidente è il cristianesimo e la sua influenza deleteria sulla cultura moderna, esportata dalla potenza dei Paesi occidentali”.
Il bersaglio perenne del fondamentalismo musulmano è il liberalismo che ha avuto la responsabilità storica di mettere in un angolo la religione e in un altro angolo lo Stato, e di tenere separati questi due angoli che, invece, nella verità divina dell’Islam da restaurare anche oggi devono rimanere strettamente legati. Il liberalismo è da condannare perché
“la società liberale limita il dominio di dio ai cieli e, così facendo, nega o sospende la sovranità di dio sulla terra”.
Se per Glucksmann al cuore del nuovo terrorismo islamico c’è il nichilismo, per Berman si tratta essenzialmente di un altro pericoloso totalitarismo che si è rivelato “orribile come il nazismo e lo stalinismo europei: altrettanto assassino, distruttivo per le società e le moralità e devastante per la civiltà”.
L’errore della sinistra politica, nel suo fervore antimperialista è di “avere perso la capacità di tenere testa al nuovo fascismo ed è a volte scesa un po’ più giù per il pendio scivoloso”.
La società liberale, se messa in difficoltà, deve essere una società bellicosa, pena la sua stessa esistenza.
E’ questo il nuovo compito di tutto l’Occidente liberale, europeo e americano. Anche se non piace Bush, anche se non si è d’accordo con Rumsfield e Cheney, gli occidentali per difendere la loro società liberale devono combattere la nuova guerra antitotalitaria.
“Le bombe terroriste continuano ad esplodere, in ogni caso, e i guerrieri suicidi continuano a marciare in estasi verso la morte, e noi Americani, i Francesi e tutti gli altri dobbiamo reagire, anche senza Franklin Roosevelt a indicarci la via”.
Massimo Teodori - Il Giornale
di Rolli alle 16.04.04 23:23 | Medio Oriente | Commenti (2)
Rolli, è troppo complicato per i nostri dotti sinistrorsi. Vuoi che smettano di concentrarsi sulle malefatte di Frattini per cercare di guardare cosa succede al mondo oltre i girotondi?
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