Governatore infangato? Colpa delle intercettazioni

Il Giornale di sabato, a pagina 7, titola: “Effetto intercettazioni: governatore infangato”
Non mi capacito, mi dico che devo essermi persa qualcosa, magari un’indaginona giornalistica ordinata da Feltri che rivoluziona quanto abbiamo saputo fino ad oggi
E leggo: Stefano Caldoro è stato diffamato prima all’interno del PdL e poi in giro per il web, certo; Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi volevano mandargli a monte la candidatura, è vero. Però non ce l’hanno fatta, scrivono sul Giornale, e il piano per screditarlo diffondendo voci sulle sue preferenze sessuali è fallito, le notizie pubblicate sui siti web sono state oscurate, e insomma tutto è andato bene alla faccia della banda, e il governatore è stato eletto.
“Una storia morta prima di nascere”, dice il giornale, “trova nuova vita grazie agli atti giudiziari e alle intercettazioni. Perchè a raccontarla nei dettagli, è l’ordinanza che ha mandato in carcere Carboni, Lombardi e Martino
Che, per dimostrare che il presunto sodalizio era un “gruppo di potere occulto” finisce, invece, per sputtanare la vittima, il governatore campano, amplificando quel “piano diffamatorio” che agli indagati non era riuscito”(cit)
Quindi? Il vero fango l’hanno gettato i giudici, che scrivono nell’ordinanza di custodia cautelare tutte le nefandezze fatte da Carboni e C contro il governatore; nefandezze che erano “cadute nel vuoto”, fino a che non sono tornate “nero su bianco, grazie ai magistrati romani”
Ecco fatto.

di Rolli il 13 luglio 2010 in Facce di bronzo,L'altroMondo · commenta

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