Gattopardi americani

La stroncatura del piano Geithner (PPIP) da parte di Paul Krugman ha avuto grande risonanza nei media americani; Krugman non è il solo a sostenere che il piano non funzionerà, ma la sua autorevolezza, l’essere un liberal e gli otto anni di critiche feroci alla politica economica di Bush lo rendono più visibile.
A parte qualche discutibile tentativo di sminuire l’opinione di Krugman, la discussione si è polarizzata sull’efficacia del PPIP. Ma la maggior parte dei commentatori americani sta trascurando un’altra questione, posta da Krugman: l’amministrazione Obama sta intervenendo per cambiare il sistema bancario in modo da evitare che crisi come quella attuale si ripetano? La risposta è no, e si capisce perché i liberal preferiscono glissare. Non tutti, però:
“La mia più grande preoccupazione sull’approccio del PPIP al sistema bancario è che, anche nel caso funzioni, ci riporta essenzialmente allo status quo precedente la crisi: banche di dimensioni così ampie e quindi anche così politicamente potenti da non poter essere regolate in modo efficace, e troppo importanti per il sistema da poterne consentire il fallimento. Questa è una ricetta per transazioni disoneste che producono profitti nel breve termine a costo di crisi esplosive”.
Change we can belive in. Change we need.

di Minerva il 25 marzo 2009 in Estera & Esteri · 23 commenti

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Roberto Franco 28 marzo 2009 alle 01:30

Mah, ho un gran rispetto di Krugman (e Roubini), ci mancherebbe, ma ho il dubbio (solo il dubbio) che le riforme e i rimpicciolimenti del sistema bancario si fermino necessariamente ogni volta che riparte il ciclo espansivo. Allora le belle intenzioni svaniscono come neve al sole, creare credito di qualsiasi tipo diventa un imperativo politico a cui è difficile che si abbia la voglia di sottrarsi.Ci sarà cioè sempre qualcuno più che disposto a seguire i desiderata dei governi e qualcun altro a smazzarsi la “contabilità opaca” con gli hedge fund o qualsiasi altro strumento che sarà man mano inventato. E poi diciamolo, paese che vai… ad esempio: se le banche islandesi fossero state garantite dalla Fed e non dalla minuscola Banca Nazionale della sforunata isola quasi certamente non sarebbero fallite, anzi, avrebbero potuto scaricare le loro schifezze nell”unico debito pubblico (quello U-S.A.) capace in teoria d’espandersi ad libitum senza mandare l’intera nazione in default. Insomma, puoi non fallire mai, grande o piccolo che tu sia solo se c’è dietro una Fed o quantomeno qualcuno di grosso ed influente che ti para il culo politicamente, nella buona e cattiva sorte. Sono d’accordo nel ridefinire il sistema dei controlli, aboliamo le società di rating e sostituiamole con qualcos’altro, ma nazionalizzare le banche a che cavolo serve?
Perché invece non lasciare alle banche stesse la scelta se essere “virtuose” o meno applicando un codice di comportamento, ma anche un tasso di sconto inferiore di un tot. alle prime piuttosto che alle seconde? Meglio che espandere senza limiti inflazione sostanziale e debito pubblico (cioè di tutti). Ma su una “virtuosità” imposta per legge la vedo nera.

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Minerva 28 marzo 2009 alle 02:41

Quando si parla di banche troppo potenti ci si riferisce alle banche private, non certo alla Fed. O forse ho capito male il commento?
Con il piano Geithner, in sostanza, si avrà una nazionalizzazione delle perdite (ricadranno sul groppone dei contribuenti) ma i guadagni resteranno privati. Con la nazionalizzazione delle banche anche i guadagni diventebbero pubblici. Secondo Krugman ciò consentirebbe di immettere capitale nel sistema rivitalizzandolo. Inoltre finirebbe il gioco delle garanzie implicite: si sono fatte porcate perché era sottinteso che il governo federale sarebbe intervenuto per evitare i fallimenti.
Figuriamoci l’utilità dei codici di comportamento in mano alla stessa gente artefice del caos attuale. La legge non sarà perfetta, ma la minaccia della galera è comunque sempre più efficace. Almeno negli stati dove la galera la si fa veramente.
E’ vero che Geitnher ha proposto la creazione di un nuovo organo di controllo, ma il problema è che comunque controllerebbe gli attori di un sistema già dimostratosi assai fallibile. Mentre il governo americano sembra essersi convinto che si tratti solo di un incidente di percorso dovuto a una crisi di liquidità.
Tornando alle nazionalizzazioni, chi le sostiene preferirebbe fossero fatte subito perché, nel caso il piano Geithner fallisse, dopo verrebbero a costare enormemente di più. Sempre sul groppone dei contribuenti.
Per amor del vero, da qualche parte ho letto al volo che sul PPIP Roubini è un po’ più ottimista di Krugman.

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Roberto Franco 28 marzo 2009 alle 11:54

Beh si certo, quello che volevo dire è che io vedo uno strapotere della Fed – e dei governi, prima che uno delle banche private. Il motore di questa crisi sono stati Greenspan, Clinton, Bush che premevano per un’espansione anche quando ci si trovava sulla soglia un ciclo recessivo, e con ciò in gran parte interpretavano i desiderata dei loro elettori. il “sistema ombra” di cui parla Krugman, è principalmente un sistema di espansione del credito non garantito da una banca centrale. Tutto qui. E’ inutile dire “meno controllato” dato che i controlli, in generale, si sono rivelati per qul che erano. Se gli hedge fund erano in qualche modo catene di Sant’antonio, a onor del vero l’intero sistema bancario potrebbe essere considerato teoricamente una catena di sant’antonio fin dalla nascita del capitalismo. Perché allora non esplode totalmente? Per la garanzia della banca centrale. Solo una banca centrale forte può sventare i rischi della “bancarotta permanente” degli istituto di credito, e quindi provvedere a salvare gli istituti dal crack da essa stessa primariamente propiziato. E’ la banca centrale che governa i tassi di sconto. E’ la banca centrale che ha le chiavi del macrosistema.
Per riassumere, io penso che gli hedge fund non siano stati “cellule malate” del sistema bancario, ma ma banche fantasma indispensabili ad un’espansione abnorme e delirante del credito e dell’economia. Credo che questa espansione delirante sia nel dna degli uomini e degli stati.
Credo che se eliminiamo gli Hedge Fund adesso ci ritroveremo con altre cose del genere tra dieci ovent’anni. Credo che il Keynesismo selvaggio vada bene per tamponare una crisi nella sua immediatezza, ma se dobbiamo pensare ad un sistema futuro, perché mortificare un settore che si deve riprendere con nazionalizzazioni ecc.(i guadagni privati delle banche dello stato non compenseranno mai i danni della la loro sostanziale perdita di autonomia e competitività) invece di cambiare le regole con cui la Fed e le altre banche centrali erogano denaro a basso costo? Sono d’accordo sulla galera, ma non agisce sul nodo centrale, le società di rating e i tassi di sconto.

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Minerva 28 marzo 2009 alle 19:06

Parli di strapotere della Fed, ma nello stesso tempo ti va bene una banca centrale forte che salvi gli istituti. Dopo tutto, è la prima colpevole della crisi attuale, sostieni. Io sono d’accordo con chi ritiene che le colpe vadano suddivise fra i diversi attori, a partire da quelli politici. In questo momento, però, non ha senso rinfacciare tali colpe, ma intervenire per risolvere la crisi cercando di salvaguardare l’interesse pubblico.
Perché allora non esplode totalmente?
Non ne sarei tanto sicura. C’è chi sostiene che siamo solo agli inizi.
E’ inutile dire “meno controllato” dato che i controlli, in generale, si sono rivelati per qul che erano

Veramente i controlli erano assai pochini, con Clinton andato ben più in là nella deregulation di quanto non avesse osato Reagan.
Il sistema che sembra andarti bene a me pare un circolo vizioso: strapotere Fed, che però fa comodo quando salva i furbi (Wall Street ha avuto i suoi lauti tornaconto); proprio la scialuppa di salvataggio permette ai furbi di lucrare con operazioni “azzardate”. E quindi, dopo un salvataggio, si tratta solo di aspettare la prossima crisi. Ma il risultato è un’ economia fragile condannata ad arrancare.
I guadagni privati delle banche dello stato non compenseranno mai i danni della la loro sostanziale perdita di autonomia e competitività
Questo è da vedere; in ogni caso, la perdita di autonomia, con il PPIP, in sostanza c’è già. Siamo di fronte ad una sorta di nazionalizzazione monca. Quindi tanto valeva farla subito per bene che rischiare di perdere somme enormi di danaro pubblico per poi ritrovarsi a nazionalizzare comunque. Mi pare ci sia accordo sull ‘opinione che, dovesse fallire il PPIP, l’unica strada sarebbe la nazionalizzazione, anche perché il Congresso non autorizzerebbe altre “elargizioni”.
In ogni caso, Obama ritiene di dover seguire la strada tracciata da Summers e Geithner. A questo punto spero che Krugman abbia torto e che il piano funzioni, anche se si perderebbe un’occasione per migliorare il sistema. Non sono tra quelli che si augurano che Obama fallisca, e non mi sono mai aspettata grandi cambiamenti. I delusi dovrebbero essere i fan che speravano nella rivoluzione.

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Roberto Franco 28 marzo 2009 alle 21:31

Tu hai ragione, io uso argomentazioni estremamente contradditorie. Ma è solo perché rilevo contraddizioni insanabili nel sistema politico-economico in sÈ.
Una precisazione: con la frase”i controlli si sono rivelati per quel che erano” intendevo proprio dire che i controlli erano pochi. La deregulation di Clinton e bush, appunto, andava verso l’espansione interna ed esterna, Greenspan avrebbe dovuto essere il pompiere (per un po’ lo è stato), e la controparte (lo è stato). Io non credo che nÈ Clinton nÈ Bush nÈ Greenspan fossero politici e banchieri centrali particolarmente malvagi rispetto ad altri, interpretavano per lo più (mediocremente) alcune richieste dell’ elettorato dei primi due (espansione, conquista dei mercati emergenti, credito facile al limite della psicosi generale). Constatato questo, e constatato che l’enorme potere della Fed c’è, direi togliere troppo potere alla Fed sarebbe anche peggio (un Bush qualsiasi potrebbe rovinare il mondo per un secolo intero se avesse materialmente le chiavi della banca centrale, sin qui spero siamo d’accordo), io penso a una soluzione per il futuro che non vale per l’immediato. Per l’immediato, per quanto possa far vomitare, la Fed deve salvare le banche a tutti i costi. Immaginiamoci una storiella sciocca ma esemplificativa di questo genere: Obama ha salvato per la seconda volta il colosso bancario xx con soldi pubblici. Va in consiglio d’amministrazione e dice: “cari bastardi, è ora di finirla”. Io vi ho salvato, ma d’ora in poi conti in ordine, basta bonus, credito mirato , divieto di fare prestiti per più di tot ad istituti di tipo x, ecc. ecc”.
I Bastardi rispondono: “Caro Obama,siamo d’accordo, ma c’è una contraddizione: in una situazione come questa soprattutto, se una banca è libera di decidere bonus, politica del credito e tutta una serie di cose, può darsi che arrivi ad avere i bilanci in ordine. Se una banca ha troppe pastoie i bilanci in ordine te li sogni almeno per i prossimi anni e lo stato si deve fare sostanzialmente carico di altre emormi passività prima che tutto riparta. A te la scelta “. Il brutto è che i bastardi hanno ragione. Sono dei figli di puttana, ma almeno nell’immediato è così. Soprattutto per un paese come gli Usa che non sono certo la Svezia. La nazionalizzazione va bene se si prevede un default generale, ma mi pare che anche l’”ottimista” Roubini – che non lo prevede -la caldeggi. Ecco che allora si pone il problema di come fare a rendere almeno una parte del sistema bancario “virtuoso” per il futuro, in modo che faccia un po’ da scudo alla prossima crisi. Lo si può fare con leggi (ma le leggi non vanno oltre ad un tot. di efficacia) e con incentivi economici diretti oppure indiretti. Il più pratico e risolutivo degli incentivi mi sembra possa essere quello di stabilire bancarie separate due corsie con tassi di sconto lievemente differenziati per il futuro. Non so, magari è una vaccata, ma tra tutti i possibili interventi concordati tra governi e banche centrali mi sembra relativamente il meno artificioso: Ma ovviamente è per il futuro. Per il presente sinceramente non lo so, ma fossi in Obama – per non dire Brown – valuterei attentamente pro e contro di una politica inflattiva e debitoria che promette di prolungare il suo flusso senza una fine all’orizzonte.
Anch’io come te non spero in una rivoluzione, ma che si metta la barra a dritta per un po’, poi ovviamente ci sono le politiche contro la disoccupazione e la miseria che sono questioni ineludibili ma che attengono a mio avviso alla sfera etica più che a quello delle politiche economiche,. Non per questo sono meno drammaticamente urgenti.

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bill 29 marzo 2009 alle 20:09

La nazionalizzaione delle banche USA significa mettere nelle mani del vero colpevole di questa crisi, lo stato, l’arma per la distruzione finale.
Vorrei mettere in evidenza qui un paio di cosette che lo stato americano, nelle persone di Clinton e Greenspan (Bush ha continuato nello stesso percorso), ha messo in pratica negli scorsi anni.
1)Ha mantenuto tassi di sconto eccezionalmente bassi.
2)Ha esteso l’attività delle banche ordinarie alle banche d’affari.
3)Ha permesso che le riserve delle banche arrivassero ad una percentuale irrisoria rispetto all’enormità delle somme erogate con prestiti e mutui.
4)Attraverso varie disposizioni e varie agenzie governative, è stata data garanzia statale ad una serie infinita di operazioni di credito.
5)Per rendere l’idea dell’idiozia statalista dominante, sono state emanate leggi federali ccme la CRA (Legge di Reinvestimento della Comunità), con la quale si dava potere a gruppi ed associazioni delle varie comunità di condizionare le banche nell’erogazione di prestiti e mutui.
Si potrebbe continuare.
Queste sono disposizioni POLITICHE, non degli avidi banchieri di Wall Street e tantomeno hanno a che fare con gli Hedge Funds, cui certa retorica statalista (ci si è messo pure Tremonti..) attribuisce responsabilità che non hanno affatto.
E dovremmo dare in mano le banche allo stato?
Questa crisi non è la crisi del libero mercato, ma quella di un mercato drogato dall’attività politica, dalla demagogia della casa per tutti, dalla politica del debito facile delle banche centrali.

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Return 30 marzo 2009 alle 15:20

Per quanto riguarda il punto 1), la vulgata liberista voleva che tenere i tassi bassi fosse necessario per il funzionamento del mercato, che l’inflazione non sarebbe stato mai un problema, anzi, che la BCE era stronza perché invece li teneva alti, non capendo quanto fossero furbi gli americani. Questo lo diceva la destra angloamericana, free-market eccetera, non gli statalisti, impegnati invece a difendere il modello europeo di alti tassi.
2) e 3) Solo un caso specifici di una serie di azioni che sottendevano un’ideologia”mercatista”: il fiorire di conflitti d’interessi, l’incesto fra controllori e controllati ecc. La premessa era che il controllo dello Stato anziché aiutare il funzionamento del mercato lo ostacolasse: l’unico limite necessario essendo il mercato stesso. In altre parole sarebbe stato il mercato a punire un leverage eccessivo. Il problema è che se i conflitti d’interesse permano ogni angolo del sistema, se le agenzie di rating danno i voti alle banche che le possiedono e alle società di cui le banche vendono le azioni, di nascosto, nei loro fondi, come è possibile per il mercato autoregolamentarsi?
4) Premessa qui era che il mercato (immobiliare) potesse sostenere una crescita infinita attraverso una gestione puramente tecnica del rischio. Questo sì è un intervento politico, ma difficilmente lo si può definire statalista o socialista, visto che mirava a sostenere la crescita abbassando le tasse e trasferendo i profitti (ma non le possibili perdite) ai privati. La politica ha patteggiato le modalità della crescita con banche e imprese, anziché con i cittadini: ma quale statalismo, piuttosto un privatismo selvaggio, condotto alle spese dello stato.
La colpa certo non è dei banchieri, che devono perseguire la ricerca dell’interesse, compresi gli hedge funds, ma della politica: il che non significa dello Stato, il quale, invece, è stato parallelamente smantellato.

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Minerva 30 marzo 2009 alle 20:00

RF, mi sembra che alla base del tuo ragionamento ci sia l’idea di un bilancio federale “pozzo senza fondo”: se il piano non dovesse funzionare, il governo federale sarà comunque in grado di continuare a pompare nel sistema bancario altri fondi. A parte che Obama non se lo può permettere dal punto di vista politico – i tax payer mugugnano già dal piano Paulson, la rielezione se la sognerebbe – Krugman, Roubini (non solo) sostengono che gli SU non se lo possono permettere dal punto di vista economico. A me sembra che Roubini il default lo preveda.
Comunque sia, chi vivrà, vedrà ;)

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ventomare 8 aprile 2009 alle 10:52

Minerva, in tutti i miemi anni di critica a Bush, tutto quello che ho scritto, tutto quello che ho detto, tutte le mie riflessioni sui macroscopici e delittuosi errori di Bush, del retroterra idologico (neocon) che lo sosteneva delle lobbies che favoriva (armi e petrolio) tutti i desideri di cambiamento e di getione del cambiamento si è personificato nella figura di Obama: l’idea del dialogo interculturale ed intereligiso, la lotta all’estremismo, la ricerca dello sviluppo sostenibile, un’idea di america sociale più vicino al modello europeo, la lotta alla povertà, la multilateralità. L’intelligenza e la sanità mentale al potere. E’ così raro quando tutto quello che desideri si concreta in una politica e in qualcuno che si incarna come portatore umano di queste idee. Che fortuna che il mondo ha avuto! La rivoluzione che inizia con l’uscita dalla povertà di miliardi di individui proseguirà ora con la ricerca concreta di un modello nuovo di sviluppo sostenibile attraverso le energie rinnovabili e con una governance nuova tra le nazioni.
Capito, Minerva? Volevo questo. )

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Minerva 8 aprile 2009 alle 12:38

Vento, sembra una dichiarazione di amore per Obama. E si sa, l’amore è cieco :)

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ventomare 8 aprile 2009 alle 16:28

Altro che Maradona, el pibe de oro! :)))
Obama Obama Obama,
Obama Obama Obama,
sai, perché, mi batte il corazÛn,
ha vinto le elezioni, ha vinto le elezioni,
e, di Obama, innamorato son!
P.s.: Non mi sembra cieco. Per ora mantiene tutte le promesse. E secondo me anche di più. Davvero per trovare qualcosa che non va devi fare la puta agli spilli cara Minerva. :))

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ventomare 8 aprile 2009 alle 17:49

a proposito di ciechi. e chi testardamente si beveva tutte le false proue di guerra, le false ricette economiche, le false ideologie dei neocon? come li chiami quelli?

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Minerva 9 aprile 2009 alle 00:17

Ecco, bravo, canta che ti passa :) Perché sembra (sembra) che te la sia presa per una battuta innocua.
Comunque, mai usati per nessuno i toni biblici e/o da tifoso che tu usi abitualmente e, soprattutto, se sbaglio lo ammetto. Tu manco sotto tortura.
Altro che fare la punta agli spilli, ma voglio credere alla tua buona fede, visto che su BO sembri limitarti alla lettura della stampa italiana. Nel caso delle critiche di Krugman, per esempio, mentre negli SU è stata la notizia che ha tenuto banco sui media per giorni, qui da noi qualcuno se ne è accorto dopo una settimana; Repubblica, poi, riesce a essere parziale anche su piccolezze come la previsione azzeccata della vittoria del North Carolina.
Guarda, ti salvi :) perché hai il pregio di non oltrepassare i limiti della discussione civile.
Sogni d’oro (su un mondo senza armi nucleari).

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ventomare 9 aprile 2009 alle 11:47

Minerva, basterebbe andare a prendere le discussioni su questo sito a proposito dei casus belli, dell’esportazione della democrazia, del nuovo secolo americano dei neocon, e ci faremmo qualche risata relativamente ai toni e alla testardaggine che avete usato difronte a chi vi faceva notare la grossolanità delle bugie e di tutta l’azione dell’amministrazione.
Chi provoca dai 100.000 morti ai 200.000 morti non ha bisogno di toni enfatici, i toni della falsità e della violenza sono nei fatti. E dovremmo andare a riprendere le discussioni quando facevamo notare, io e qualche altro, la china spaventosa che avevano preso gli americani a causa dell’amministrazione Bush, del suo puparo Cheney, e di tutti gli accoliti ed i beneficiari. La violenza terribile i guerrafondai americani l’hanno fatta al mondo intero, ed insieme alla violenza della guerra ci metterei anche la violenza della terribile crisi economica, del ritardo del cambiamento di approccio riguardo al superamento dei combustibili fossili da addebitare all’80% alla reazione del vecchio mondo contro il mondo nascente, resistenze fortissime che hanno disperatamente tentato di dare vecchier ricette a problemi nuovi per mantenere il controllo su un mondo che gli stava sfuggendo.
Rocca-Camillo non si sente più.
E po guarda Minerva che io ho la TV la sera e zappo tra CNN, BBC, CNBC. Solo i mostri della FOX, mi dispiace ma per quelli io ho un approccio lombrosiano, i personaggi, gli analisti i giornalisti sembrano usciti da un fumetto horror. Per cui li sento i toni che usano con Obama. E’ evidente che un Presidente così spacca il parlamento, perché è davvero rivoluzionario: nelle azioni, nelle parole, nei pensieri. I repubblicani prima di capire quello che gli sta succedendo ci metteranno 20 anni.

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Minerva 9 aprile 2009 alle 15:11

Rispondo solo di quello che ho scritto/scrivo: non ho usato/uso toni enfatici, salvo quando scherzo. Non ho mai scritto – evitando di cadere nel ridicolo come fai tu – di rivoluzioni e di salvatori del mondo. Se sono convinta di qualcosa, la difendo fino a quando non ho degli elementi contrari convincenti.
Sull’esportazione della democrazia, mi addosso un po’ di gonzaggine (cito Giancarlo :). Solo un po‘, perché non ho mai pensato/scritto che fosse il fine di Bush, ma che GWB ritenesse la guerra in Iraq utile per gli interessi americani; nÈ ho mai pensato che la democrazia si sviluppasse con la velocità del prezzemolo. Ho sempre scritto di risultati nel lungo termine.
Perché in questo momento la guerra in Iraq può dirsi un errore? Perché, anche se gli Stati Uniti non hanno più subito attacchi dal 2001, la situazione in Iraq è molto fragile, l’impegno su due fronti ha pregiudicato l’intervento in Afghanistan e l’Iran è oggi più forte di quanto non lo fosse otto anni fa.
Sull’assenza delle ADM hanno un gran peso anche gli errori dell’intelligence. Non solo gli Stati Uniti, ma anche gli altri paesi occidentali sostenevano che quelle armi vi fossero, c’erano rapporti già dal periodo Clinton. Su quelle basi votarono anche molti democratici, compresa Hillary Clinton che, guarda un po’, è l’attuale Segretario di Stato dell’amministrazione Obama. Ma questo, ai tuoi occhi, la purifica.
L’attuale situazione americana, politica estera compresa, non è il frutto dei soli mandati Bush, viene da lontano, e una grande responsabilità la ha Bill Clinton. Che sciocca! Democratico – sinistra – buono.
Tu hai costantemente dimostrato di far parte di quella categoria di persone che contesta l’ operato di un soggetto in base all’appartenenza politica: Bush che bombarda e fa morti è un guerrafondaio sanguinario, Obama no, e i morti afghani cose che capitano.
Quindi mio caro, ti riconosco solo il saper mantenere la discussione entro un certo grado di civiltà, ma non certo l’essere nelle condizioni di impartirmi lezioni.
P.S. CNN, BBC, CNBC, un’ulteriore dimostrazione che informarsi sui mezzi audiovisivsi non è sufficiente: si perde e/o non si comprende buona parte di quanto visto e sentito. La prova è che altrimenti non scriveresti quello che hai scritto, ma saresti più cauto. Certo, c’è sempre da tener conto del tuo metro di giudizio: sinistra buono – destra no buono.

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ventomare 9 aprile 2009 alle 16:51

Non è vero che ho diviso il buono da cattivo in base all’ideologia, l’ho solo fatto in base a concetti come bugia, verità; utile, inutile, dannoso; giusto, ingiusto. L’enfasi la uso quando sono di fronte a fatti che si discostano tanto o, al contrario, che centrano sensibilmente quella azione che a torto o ragione ritengo possa avvicinarsi molto alla verità alla verità.
Che Bush abbia detto al direttore della CIA ereditato dal Clinton: “Puntiamo su Saddam” facendolo saltare sulla sedia, quando l’obiettivo era Bin Laden, questa era una cosa grave. Ora Obama ci ritorna dopo otto anni, a quella che doveva essere la strategia regina.
Queste sono cose grosse, Minerva, su queste menzogne (la guerra a Saddam riuniva vendette personali a progetti strategici sballati) si sono costruiti artificisamente le ideologie neocon ed i fallimenti dell’amministrazione Bush. Chi ve lo faceva notare al tempo e che, mi dispiace minerva, dirlo, le vedeva chiaramente. Mi scuso, se non metto a parte la modestia questa volta, ma spesso mi sono dovuto subre l’accusa di idealista, a questo punt a torto, ma non avevo molti dubbi che sarebbe andata a finire com’è finita. Era davvero molto evidente, sia per la cecità della visione del mondo, sia per gli evidenti interessi economici e di potere collegati alle scelte dell’amministrazione, e sia per la grossolanità etica con cui si sono condotte certe operazioni.
Certo Saddam non strangola, non terrorizza e non opprime, più gli iracheni. E questa è una cosa buona. Ma è valsa la pena aver tenuto il mondo otto anni intorno a questa guerra, con tutti questi morti? Sicuro che non ci poteva essere una soluzione più intelligente per liberarsi del tiranno? Sicuro che messa da parte l’arroganza del guardiano del mondo, insieme a tutti gli altri artefici mondiali, come chiedeva lo stesso Bush senior, non si poteva trovare un’altra soluzione? Non è stata l’arroganza della visione da nuovo secolo americano a produrre tutto questo?

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Return 9 aprile 2009 alle 16:55

Ricordate i pastori evangelici che l’11 settembre evocarono l’ira divina per la dissolutezza di NYC? Ricordate gli stessi pastori, in compagnia dei peggiori mullah, giustificare Katrina con i peccati di New Orleans? Sui giornali fiorirono decide di editoriali che commentavano seriosi la distanza fra queste forme di estremisimi religiosi e la pacata, razionale composezza dei cattolici, moderati per costituzione, tradizione, attitudine, magistero. Certo, poteva accadere che qualche neovescovo, come l’arcivescovo ausiliario di Graz, sibilasse a mezza bocca le stesse enormità, ma, qualora si fosse saputo, si sarebbe sempre potuta raccontare la solita storiella della pecora nera. un po’ come Williamson e compari.
Poi però, quando l’insondabile tragedia sia avvicina, e con un colpo terribile minaccia di far traballare la fede di qualcuno, ecco parlare il direttore di Radio Maria.
ìIl Signore ha voluto in questa settimana santa che in qualche modo anche loro partecipassero al mistero della sua passione. Vogliamo vedere qualcosa di positivo, anche in questa tragedia. In fondo il Signore quando vuol farci partecipare delle sue sofferenze vuol farci anche partecipare della gloria della sua resurrezioneî.
http://www.youtube.com/watch?v=obKwqICewQA
Tutti uguali.

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Minerva 9 aprile 2009 alle 19:17

Non è vero che ho diviso il buono da cattivo in base all’ideologia, l’ho solo fatto in base a concetti come bugia, verità; utile, inutile, dannoso; giusto, ingiusto. L’enfasi la uso quando sono di fronte a fatti che si discostano tanto o, al contrario, che centrano sensibilmente quella azione che a torto o ragione ritengo possa avvicinarsi molto alla verità alla verità.
E’ vero eccome, almeno su questo blog, e il tuo atteggiamento su Obama ne è un’ulteriore dimostrazione. L’ unica ragione per cui “ci hai preso” non è il tuo acume, ma il fatto che Bush e compagnia fossero di “destra”: se Bush avesse fatto le stesse cose ma con l’etichetta di democratico, lo avresti difeso.

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Minerva 9 aprile 2009 alle 19:19

8 per mille alle Comunità Ebraiche

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ventomare 10 aprile 2009 alle 00:06

la considerazione che fai, è priva di fondamento. le prove portate per la guerra erano ridicole. le avete volute credere. la guerra in iraq è stata fatta nonostante la contrarietà di tutti, milioni di persone e istituzioni. mi dispiace di entrare in polemica con te che sei molto educata, ma questa è la verità. uno come rocca dovrebbe chiudersi in clausura e non farsi sentire per almeno una decina d’anni.

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ventomare 27 aprile 2009 alle 11:27

Obama Therapy
Ahmadinejad: “Sì alla pace con Israele se i palestinesi trovano un accordo”

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British Bulldog 30 aprile 2009 alle 22:48

classica frase che non vuol dire un menga -dato che semmai palestinesi e israeliani trovassero mai un accordo -poi Ahmadinejhiad potrebbe saltare su dicendo che i Palestinesi che han fatto l accordo non rappresenatano i Veri Palestinesi

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ventomare 6 maggio 2009 alle 10:10

Certo che Obama questa situazione deve prenderla in mano, anche se è difficilissima. Questa non è la strada. Non può andare avanti così.
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Almeno 30 persone uccise, ma altre fonti parlano di oltre 100, nella provincia di Farah
La Croce Rossa: tra le vittime donne e bambini che cercavano riparo nelle case
Raid aerei delle forze occidentali
decine di morti in Afghanistan
Le autorità di Kabul e quelle americane hanno avviato un’inchiesta

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