Guantanamo chiude? Sì, ma anche…

“Penso che l’impegno dell’Amministrazione a chiudere Guantanamo sia incoraggiante, non lo è molto il fatto che si siano voluti dare un anno di tempo per farlo”. Lo ha dichiarato Ramzi Kassem , docente alla Yale Law School, che rappresenta alcuni prigionieri come il detenuto Ahmed Zuhair, catturato in Pakistan nel 2001.
“In questo modo, persone come il mio cliente arriveranno a otto anni di detenzione senza ragioni apparenti”.
Nel giugno 2008, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto l’applicabilità dell’ habeas corpus ai detenuti di Guantanamo.
Obama aveva già chiarito che la chiusura del carcere a Cuba deve avvenire tenendo conto della necessità di evitare che persone responsabili di atti terroristici tornino a colpire. Secondo il Pentagono, decine di detenuti liberati in passato da Guantanamo sono rientrati nelle organizzazioni terroristiche. Si è obiettato che questa affermazione è difficile da provare. Ma, secondo quanto riportato dal New York Times, si è già verificato almeno un caso del genere, particolarmente grave.
A leggere l’ordine firmato da Obama, gli entusiasmi (o i timori) di taluni sembrano eccessivi. Infatti, quell’ordine è un perfetto esempio dello stile Obama. L’estrema sinistra dei suoi sostenitori, che ha già mostrato segni di impazienza, andava un po’ lisciata, ma non a scapito della sicurezza del paese. Quindi, meglio lasciare le porte aperte ad ogni evenienza. Obama sembra avere sinceramente a cuore il rispetto delle garanzie costituzionali, ma non appare così estremista come qualcuno credeva o voleva far credere.
Politico spiega perché le fondamenta dell’entusiasmo per la chiusura di Guantanamo sono piuttosto fragili.


1. Gli interrogatori dovranno essere effettuati secondo le modalità del Manuale militare da campo (Army Field Manual). Ma è stata creata una commissione che, entro sei mesi, dovrà stabilire se predisporre modalità di interrogatorio “ulteriori o diverse” per le agenzie non militari come la CIA. E le precisazioni del segretario stampa di Obama, Robert Craig, non hanno fugato il dubbio che si possa tornare a metodi più duri.
“Matthew Waxman, professore di Giurisprudenza della Columbia, che, durante l’amministrazione Bush, ha lavorato presso il Dipartimento di Stato su questioni relative alla detenzione, ha definito saggia la decisone di Obama di lasciare aperta la possibilità dell’uso di direttive diverse per gli agenti della CIA addestrati a condurre gli interrogatori. “Ho lavorato alla stesura dell’Army Field Manual – ha dichiarato Waxman. “E’ destinato a decine di migliaia di persone che potrebbero anche non avere un particolare addestramento o dei supervisori”.
2. La verifica che le condizioni della detenzione siano in linea con la convenzione di Ginevra è stata affidata agli stessi soggetti sotto esame. E’ infatti Robert Gates – attuale Segretario alla Difesa, al vertice della catena di comando di Guantanamo per oltre due anni – ad avere il compito di controllare, entro trenta giorni dall’ordine, il rispetto della Convenzione.
Matthew Waxman giudica l’ordine “bizzarro”, perché sostiene che a Guantanamo la convenzione di Ginevra è già rispettata.
3. Obama ha dichiarato la sua contrarietà all’uso della tortura, ma a Guantanamo si continuerà a far uso dell’alimentazione forzata e dell’isolamento: per taluni sono forme di tortura, per altri, trattamenti inumani.
In passato, l’amministrazione Bush aveva precisato che l’alimentazione forzata risponde a ragioni di umanità nei confronti dei detenuti in sciopero della fame (attualmente circa due dozzine, secondo i legali dei detenuti) e che l’isolamento non è totale, ma piuttosto “una separazione” dagli altri prigionieri tale da non costituire tortura.
Il segretario stampa di Obama ha significativamente rifiutato di rispondere alle domande sull’argomento per “non scendere nei dettagli”.
4. La maggior parte dei prigionieri americani potrebbe non beneficiare delle disposizioni di Obama, che prevedono una revisione caso per caso della situazione dei 245 detenuti a Guantanamo.
Queste disposizioni non riguardano i 600 prigionieri in Afghanistan nÈ i circa 20 000 in Iraq. Questi potrebbero beneficiare della nuova politica sul trattamento dei detenuti, in quanto, per ovvie ragioni, quelli sottoposti a tortura non lo sarebbero più anche senza un ordine diretto; ma, al di fuori di tali casi, non è chiaro quali siano gli ulteriori benefici.
“Io penso che, nel complesso, si tratti di una chance abbastanza buona vista dalla prospettiva dei miei clienti a Guantanamo e a Bagram [Afghanistan], ma sfortunatamente le loro esistenze saranno le stesse fino a quando queste strutture non verranno chiuse” ha dichiarato Kassem.
5. Alla chiusura di Guantanamo, secondo le disposizioni di Obama, tutti i prigionieri “saranno rimandati ai loro paesi di origine, rilasciati, trasferiti in un paese terzo o trasferiti in un altro carcere degli Stati Uniti, in modo conforme alle leggi, alla sicurezza nazionale e agli interessi della politica estera degli Stati Uniti”.
Il problema più grave è la possibilità che qualche prigioniero, rifiutato dagli altri paesi, debba essere lasciato a spasso per gli Stati Uniti. Possibilità tutt’altro che remota: nei confronti di alcuni detenuti non è stata formulata alcuna accusa specifica.
La formula usata da Obama non ne fa volutamente menzione, e il segretario stampa ha ammesso che l’Amministrazione è perfettamente consapevole del problema. Quel generico richiamo “alla sicurezza nazionale e agli interessi della politica estera degli Stati Uniti” sembra fare da uscita di sicurezza.
6. I tribunali militari di Guantanamo sono in standby: sono stati bloccati, ma non definitivamente. L’ Amministrazione non ha affatto escluso la possibilità del ricorso alle commissioni militari dopo averle migliorate, come chiarito da Robert Craig: “Questo ordine non elimina nÈ estingue le commissioni militari, semplicemente ferma tutte le procedure connesse ai procedimenti in corso a Guantanamo”.
Secondo Ramzi Kassem “Sarebbe un errore enorme. Quel sistema serve per ripulire le dichiarazioni ottenute sotto tortura… Che senso ha chiudere a Cuba i nostri tribunali militari all’ estero, improvvisati e finti, solo per ricrearli negli Stati Uniti?”.

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di Minerva il 23 gennaio 2009 in Estera & Esteri · 145 commenti

{ 145 commenti… leggili o aggiungi il tuo }

Rolli 23 gennaio 2009 alle 18:08

Ventomare stanotte non dorme, ce l’hai sulla coscienza :)

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Minerva 23 gennaio 2009 alle 19:18

Potrebbe consolarsi fantasticando sull’Obama sardo (senso di nausea) alla guida del PD :)

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Giancarlo 23 gennaio 2009 alle 19:27

Resta il fatto che Obama ha ribadito che l’uso della tortura non è consentito, cosa non tanto ovvia sotto l’amministrazione precedente. I terroristi non avranno di che gioire, ma credo che non lo pensassero neanche loro. Comunque la si giri, Guantanamo resta un vulnus enorme riguardo alle regole democratiche. Continuo a credere che la differenza tra una democrazia e il terrorismo sia il rispetto dei diritti delle persone. Abbastanza ovvio che chi si è fatto Guantanamo sia incazzato a morte con gli stati uniti. Impressionante la cifra di 20.000 terroristi in Iraq, a me fa pensare che non ci si sia andati tanto di fino.

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carlo 23 gennaio 2009 alle 19:43

La differenza tra una democrazia seria e il terrorismo è la soppressione, dichiarata, controllata e condizionata, di alcuni diritti delle persone, per superiori ed ovvi motivi di sicurezza.

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brandavide 23 gennaio 2009 alle 20:07

bella ca’…

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Giancarlo 23 gennaio 2009 alle 20:10

Nel caso in specie le parole “alcuni diritti” è una presa per il culo enorme. Noto che al solito i coglioni vanno in copia :)

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carlo 23 gennaio 2009 alle 20:30

Oh, no, ci sono anche i monorchidi.
Sono i peggiori.
Hitler insegna.

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giancarlo 23 gennaio 2009 alle 20:43

Vedo che te ne intendi di Hitler, ora ho capito da dove prendi ispirazione, dal maestro. Comunque dopo i commenti su Eluana e quelli a questo post, comincio a capire che hai proprio un problema serio con il concetto “diritti”.

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ventomare 23 gennaio 2009 alle 20:52

PEDALAREEEEEEEEEEEEEE! Dopo due giorni non è male.
1. Telefonato ad Abu Mazen.
2. Ridefinita la politica di trattativa con l’Iran.
3. Chiusa Guantanamo.
4. Definite le nuove politiche per il trattamento dei progionieri.
5. Nominato Hoolbrook per l’Afghanistan.
6. Via libera ai fondi pro-aborto.
7. Riparte la ricerca sulle staminali, segno del nuovo corso.
8. Primo pezzo del bailout del pacchetto approvato, insieme al pacchetto sarenno varate misure per la stabilità del sistema finanziario e da una riforma delle regole del mercato finanziario stesso.
E pare che aggiorneranno, alla Casa Bianca, anche revisioni di windows ferme a versioni vecchie di sei anni. :)

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Giancarlo 23 gennaio 2009 alle 20:57

sull’ultimo punto mi sento di dissentire: mettere vista al posto di xp sarà anche un cambiamento, ma non è indice di saggezza. :)

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ventomare 23 gennaio 2009 alle 21:04

Ahahhhh, io voglio Bersaniiiiiiiii!

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Rolli 23 gennaio 2009 alle 21:05

Infatti (a parte che per il resto, Ventomare non ha letto il post di Minerva, ma non è una novità)
rispondevo a Giancarlo su Vista

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Minerva 23 gennaio 2009 alle 21:15

Ventomare il tuo entusiamo non conosce limiti, nemmeno quelli delle disposizioni firmate da Obama.
Guantanamo è aperta, sicuramente ancora per un anno a partire dal 20 gennaio 2009; niente tortura, ma le nuove politiche per i prigionieri sono ancora da chiarire; i fondi non sono pro aborto, ma è stato tolto il limite del finanziamento alle organizzazioni che promuovono anche l’ aborto (le organizzazioni con attività analoghe ai nostri consultori pubblici non ricevevano finanziamenti, per intenderci). Limite introdotto da Reagan, già eliminato da Clinton e reintrodotto da Bush: insomma, se lo palleggiano fra repubblicani e democratici.
E’ di oggi la notizia che la FDA ha approvato la sperimentazione sugli uomini di cellule staminali embrionali prevista da una ricerca che è avvenuta durante l’era Bush. E’ vero che i finanziamenti federali per gli enti che utilizzavano le staminali embrionali erano bloccati, ma non lo erano i finaziamenti privati e la ricerca non era vietata. Ovvio che Obama, se non lo ha già fatto, sbloccherà anche quei finanziamenti.
Io non ti consiglio di pedalare, ma di leggere leggere leggere, possibilmente senza travisare.

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angelocesare 23 gennaio 2009 alle 21:32

Io la storia di Guantanamo non l’ho capita bene ancora adesso.

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Minerva 23 gennaio 2009 alle 21:58

Giusto per inquadrare lo sblocco dei fondi “pro-aborto”.
Obama in occasione del 36imo anniversario della sentenza Roe vs. Wade (22 gennaio 1973):
“Il 36imo anniversario della Roe vs. Wade ci ricorda che questa decisione non solo protegge la salute delle donne e la libertà in tema di procreazione, ma difende un principio più ampio: l’amministrazione statale non dovrebbe intromettersi nelle nostre questioni più private. Confermo il mio impegno a proteggere il diritto di scelta della donna.
Pur essendo questa una materia delicata e spesso fonte di divisioni, indipendentemente dalle nostre opinioni, siamo accomunati dalla determinazione a prevenire le gravidanze indesiderate, a ridurre la necessità dell’aborto e a dare sostegno alle donne e alle famiglie nelle loro scelte.
Per realizzare ciò, dobbiamo lavorare per trovare un terreno comune, al fine di espandere l’accesso a una contraccezione finanziariamente sostenibile, a un’informazione sanitaria accurata e ai servizi di prevenzione…”.

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Losciacallo 24 gennaio 2009 alle 10:22

Ieri sera al TG1 il corrispondente dagli USA diceva che che Obama aveva decso di “consentire” la ricerca sulle staminali, “vietata” durante l’era Bush

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Giancarlo 24 gennaio 2009 alle 10:28

Si sarà confuso con l’Italia :)

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Losciacallo 24 gennaio 2009 alle 12:10

Giancarlo, il fatto è: se uno che di mestiere fa il corrispondente dagli USA (essendo stato, per inciso, pure direttore del TG1, mica l’usciere) afferma che con Bush la ricerca era “vietata” – mentre invece era vietato dare fondi pubblici ad un’attività liberamente svolgibile con risorse private – dovrà pur venirci qualche dubbio sul suo modo di lavorare viene, no?

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giancarlo 24 gennaio 2009 alle 13:00

@losciacallo: le faccine sono importanti, almeno così uno dovrebbe evitare di fare un pistolotto su una battuta. Poi se vuoi il mio parere sui giornalisti italiani (quasi tutti) mi viene da dire che il livello medio è quello. Ieri sulle edizioni online dei giornali c’era il titolo “Obama ha reintrodotto i fondi pro-aborto”: detta così sembra che Obama incentivi l’aborto.

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ventomare 24 gennaio 2009 alle 14:54

Vedi Minerva, puoi fare tutti i distinguo che vuoi. La verità è che sono tutte azioni immediate, quello che si può fare subito, ma danno il segno del grande cambiamento che si sta avvenendo.

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Minerva 24 gennaio 2009 alle 15:59

Certo, “chiuso” e “aperto” sono separati da un semplice distinguo.
I provvedimenti firmati da Obama erano i più facili da prendere (quanto aveva promesso in campagna elettorale, fra l’altro). Gli stessi piani per Guantanamo rispecchiano, in parte, i piani studiati per lo smantellamento del carcere, dal 2007, sotto Bush, grazie all’impulso di Gates e Rice (in questi anni Guantanamo è passata da un massimo di circa 700 detenuti agli attuali 245). Con questo non sto negando l’importanza soprattutto simbolica – per ora – della decisione di Obama. Non sto dicendo che sia avvenuto questo. Ma gasarsi, pensando di assistere a una rivoluzione copernicana, è decisamente prematuro e ancora non giustificato.
A me sta benissimo quello che Obama ha deciso/detto fino ad ora. Avendo seguito la sua campagna elettorale, non mi aspettavo qualcosa di diverso, e ricordo bene il suo richiamo al pragmatismo. Vedremo.

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brandavide 24 gennaio 2009 alle 17:00

Sucsate ma non ho capito bene, quindi qua dentro, a parte ventomare e silvestro, siete tutti convinti che chiudere guantanamo sia un’urgenza impellente e la soluzione migliore?

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ventomare 24 gennaio 2009 alle 17:02

La S. Sede contro Obama: “Su aborto scelta deludente”.
Vedi come hanno capito bene Minerva? Loro hanno capito bene il significato della decisione.
Chiuso Guantanamo, vuol dire decisione di chiusura. Vuol dire che ci si prende il tempo per la chiusura. La decisione definitiva è di chiusura, Minerva. Quello che conta. Nessuno l’aveva presa prima.

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Rolli 24 gennaio 2009 alle 17:40

Nessuno l’aveva “ancora” presa, prima. Ti farei notare che già nel giugno 2007, Bush discuteva di questo.
Ma leggere i post e i link che ti hanno messo, ti pare brutto?
E ti farei altresì notare che non solo nessun paese aveva, ed ha voglia, di prendersi in casa i detenuti di Guantanamo, ma non li rivogliono nemmeno i Paesi d’origine.

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ventomare 24 gennaio 2009 alle 17:47

Guarda un po’ come l’hanno presa bene le associazioni cattoliche pro-life :)

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ventomare 24 gennaio 2009 alle 17:48

Discuteva, sì! Bla, bla bla bla!

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ventomare 24 gennaio 2009 alle 17:59

Non sono solo io entusiasta.
“Yes, Pecan” e “Goodbye Cespuglio!”. :))
Tutte le pubblcità si ispirano al concetto di cambiamento e rilancuiano l’immagine di Obama.
A proposito non sapevo che la Fiat 500 ha avuto uno strepitoso successo in Gran Bretagna, dove ultimamente i Tories hanno fatto un piano per CO2 zero in UK. I Tories!
C’è da pensare che, con le debite precauzioni considerate le grandi distanze usa, la 500 farà successo anche nelle grandi città americane. Magari nelle praterie no, ma in città sì.
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Dai gelati al cognac, dai mobili ai farmaci: parodie, allusioni agli slogan
e giochi di parole per associare il nuovo presidente a campagne commerciali
Obama, un nome per mille prodotti
il marchio impazza nella pubblicità
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
Multimedia
LE IMMAGINI
LONDRA – Tutti sanno chi è, almeno in questo momento, il leader numero uno del mondo: Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, entrato in carica nei giorni scorsi. Ma Obama sta rapidamente diventando anche la “marca” più popolare del pianeta: dalle creme per la rimozione dei peli superflui ai medicinali contro l’indigestione, dalle bambole ai gelati, dalla Fiat alla Ikea, decine di aziende, da una capo all’altro della terra, hanno rapidamente creato slogan o messaggi pubblicitari in qualche modo legati al suo nome, alla sua immagine, alle sue idee.
“Non c’è dubbio che è lui il brand dominante del globo”, dice Moray MacLennan, presidente dell’agenzia pubblicitaria internazionale M&C Saatichi Worldwide, al quotidiano Guardian di Londra, che oggi dedica una pagina a tutti i modi in cui il nuovo inquilino della Casa Bianca viene sfruttato o utilizzato per fini commerciali. Ovviamente senza che lui ci guadagni un soldo, e senza il suo consenso: anzi, in almeno un caso con il suo aperto dissenso.
Lo sfruttamento del marchio Obama può essere diretto o indiretto, subliminale o palese. C’è per esempio un nuovo gusto di gelati della nota ditta americana Ben & Jerry, che coltiva da sempre un’immagine ambientalista e progressista, chiamata “Yes Pecan!”: il pecan è un tipo di noce, molto popolare per le torte negli Stati Uniti, ma il nome è chiaramente una parodia di “Yes we can!”, lo slogan della campagna elettorale di Obama, con cui fa rima. La Ben & Jerry si è impegnata a devolvere in beneficenza parte dei guadagni ricavati dalle vendite del nuovo gusto nel primo mese in cui è in commercio.
C’è una nuova marca di Cognac Hennessy che con il numero 44 sull’etichetta: guarda caso, Obama è il 44esimo presidente americano (“da 43 a 44″, c’era scritto sulla busta lasciatagli da George Bush il giorno dell’Inaugurazione sulla scrivania dell’Ufficio Ovale della Casa Bianca). A proposito di cambio della guardia: il 21 gennaio, giorno in cui i quotidiani di tutto il mondo avevano edizioni speciali sulla cerimonia del giuramento di Obama a Washington, vari tabloid inglesi avevano la pubblicità di un prodotto per la depilazione, il Veet, che conteneva questo messaggio: “Goodbye Bush”, gioco di parole tra l’impopolarissimo leader che tornava in Texas dopo otto disastrosi anni da presidente e il significato letterale di “bush”, cespuglio, come dire che con il Veet ogni sgradita peluria si elimina per sempre.
Quello stesso giorno, sul Daily Express di Londra, i lettori hanno trovato una doppia prima pagina: sovraimposta a quella su Obama, ce n’era una interamente occupata dalla foto di una nuova Fiat 500, con il titolo “It’s a good day for firsts” (E’ un buon giorno per le prime cose), allusione al primo compleanno dell’introduzione della fortunata vettura in Gran Bretagna, dove ha avuto enorme successo, e ovviamente anche al primo presidente americano nero della storia. E ancora: la Pepsi-Cola ha lanciato una campagna con slogan come “Yes we can” e “Choose change” (scegli il cambiamento), all’insegna dell’ottimismo obamaniano. L’Ikea ha eretto a Washington un finto Ufficio Ovale, interamente composto da mobili “fiscalmente responsabili”, ossia che non inquinano e non costano troppo, in omaggio a un altro slogan di Obama, “change begins at home” (il cambiamento comincia a casa): una casa targata Ikea, sperano i suoi pubblicitari. Sposando in pieno l’incitamento del noepresidente all’attivismo civico, ma con l’evidente intenzione di guadagnare buona fama e più clienti, la Quak Oats, azienda di cereali, ha promesso di donare un milione di piatti del suo prodotto agli affamati, riconoscendo che l’inaugurazione della presidenza Obama è “un buon momento per ispirare i consumatori”.
E una compagnia farmaceutica indiana è andata per le spicce, con una pubblicità interpretata da un sosia di Obama chiamato Ilham Anas, il quale, dopo aver provato tremendi dolori di pancia, riceve un pacchetto di medicinali e il mal di pancia gli passa (il video è diventato uno dei più visti sui YouTube).
Quando l’aggancio ad Obama o a un suo slogan è spiritoso o benefico, osservano gli esperti del settore, la trovata funziona e può avere buoni risultati. Ma se la strumentalizzazione è troppo pesante, può diventare controproducente. E’ il caso di due bambole della serie Beanie Babes, dalle pelle scura e dai nomi di Sweet Sasha e Marvellous Malia: Ty Inc., l’azienda produttrice, nega che le bambole, in vendita a 9 dollari e 99 cents, introdotte sul mercato proprio questo mese, si riferiscano alle figlie di Obama, Sasha, 7 anni, e Malia, 10, nonostante un’ammissione al Chicago Sun-Times, riferisce il Guardian, che sono effettivamente ispirate alle due adorabili bambine. Michelle Obama ha protestato, affermando, attraverso la sua portavoce: “Crediamo inappropriato usare giovani cittadini privati per motivi di marketing”, ha fatto sapere la “first lady”, parlando anche a nome del marito. E l’azienda costruttrice di bambole ha ritirato “Sasha” e “Malia” dal mercato.

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Rolli 24 gennaio 2009 alle 18:10

Va bene, esaltati, che ti devo dire

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Losciacallo 24 gennaio 2009 alle 19:05

Io ho fatto un pistolotto? Devi aver avuto dei genitori pesantucci…..

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Giancarlo 24 gennaio 2009 alle 19:54

Grazie al cielo io i genitori non li ho avuti, li ho, malandati ma li ho. Io sui tuoi non ho espresso pareri. La faccina l’avevo messa, mi sembrava evidente fosse una battuta, poi fai come ti pare.

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leonida alle termopili 24 gennaio 2009 alle 20:36

caro Vento, gli uomini si distinguono per quello che fanno, non per quello che dicono e, per adesso, obama ha solo chiacchierato, magari anche bene, ma solo bla bla bla: quindi aspettiamo a dare giudizi!
servus

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ventomare 24 gennaio 2009 alle 21:14

leonida, guarda che sta firmando documenti presidenziali. l’elenco che ho fatto in due giorni.

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British Bulldog 24 gennaio 2009 alle 23:36

adesso non esageriamo pero,sto poveraccio son solo 2 giorni che e presidente,, Diamogli il tempo di prendere la macchina in mano come si deve Non per cattiveria ma 4 anni sono lunghi da passare

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 00:20

PASSO DOPO PASSO. FESTINA LENTE!
Washington, 22:06
GAZA: OBAMA MANDA MITCHELL PER AIUTARE A SIGLARE TREGUA
George Mitchell e’ pronto a partire per il Medio Oriente. L’ex senatore scelto da Barack Obama come inviato per il Medio Oriente sara’ nella regione la prossima settimana per ridare impulso al processo di pace e consolidare la fragile tregua nella Striscia di Gaza. Con un inatteso attivismo, il presidente statunitense ha deciso che Mitchell vada in Egitto, Israele, Cisgiiordania e Giordania, ma e’ escluso che ci siano contatti con Hamas. Resta fuori anche la Siria il cui presidente, Bachar Assad, continua a salutare come una “leggendaria vittoria” del movimento fondamentalista un bilancio di 1.300 morti. Una fonte di Damasco ha ribadito che “la Siria continuera’ ad appoggiare la resistenza e lo fara’ fino a quando non saranno raggiunti tutti gli obiettivi nazionali palestinesi, inclusa la creazione di uno stato indipendente con Gerusalemme capitale”. Un fonte palestinese coinvolta nel negoziato al Cairo ha detto che Hamas e Israele manterranno il cessate il fuoco fino a che i colloqui andranno avanti. E la missione di Mitchell puo’ portare proprio a una svolta verso un consolidamento delle attese riposte in questi incontri. Sul campo Israele e Hamas devono affrontare sfide diverse. Lo stato ebraico vede avvicinarsi l’appuntamento con le elezioni del 10 febbraio, quando con ogni probabilita’ andra’ al potere la destra di Nethanyau; mentre Hamas cerca di dare l’immagine di una forza che non si e’ lasciata minare dall’offensiva e ha annunciato la distribuzione di quattromila euro per ogni famiglia colpita dai bombardamenti. Si indebolisce ancora di piu’ il peso di Abu Mazen sulla Striscia di Gaza, dopo che Israele ha impedito al suo governo di pagare i dipendenti e di aiutare i bisognosi. Obama ha chiesto la riapertura dei valichi di Gaza, ma nel contempo l’instaurazione di un regime di monitoraggio – che includa l’Anp – per vigilare che attraverso di essi non passino armi. Hamas e’ disponibile, a condizione che sia il movimento a scegliere quali elementi della Guardia Presidenziale dell’Anp possano stare al valico di Rafah. Un’idea subito bocciata da Israele.

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 00:24

Ventomare, il Vaticano e gli anti abortisti si agitano appena si muove foglia sull’aborto. E in campagna elettorale Obama era stato già definito dai più esagitati “assassino di bambini” . Che levasse il limite ai finanziamenti per le ong pro choice era chiaro anche per gli anti abortisti , che infatti appoggiavano McCain. Al contrario delle fanfare italiane, che non perdono occasione per suonare a sproposito, i commentatori americani hanno notato che Obama ha evitato di firmare la fine del blocco dei finanziamenti il 22 gennaio, giorno dell’anniversario della Roe vs Wade, e che ha continuato a mantenere un basso profilo anche quando ha firmato l’ordine; ribadendo, nelle note che lo accompagnavano, esattamente quello che aveva già dichiarato sulla Roe vs Wade : “… dobbiamo lavorare per trovare un terreno comune, al fine di espandere l’accesso a una contraccezione finanziariamente sostenibile, a un’informazione sanitaria accurata e ai servizi di prevenzione… “.

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 00:29

A proposito di cambiamento.
Il tuo amato Barack – non abbastanza da evitare di interpretarne assai liberamente parole e opere – ha fatto il suo primo importante passo falso. Fra le disposizioni firmate il primo giorno del mandato, una prevede regole molto restrittive per chi entra a far parte della sua amministrazione, in particolare è previsto il divieto di incarichi ai lobbisti (ex compresi). Fra le nomine proposte da Obama, al vaglio del Congresso, c’è quella di William Lynn a vice segretario della Difesa (il numero 2 del Pentagono). Peccato che Lynn sia un ex lobbista della Raytheon (apri il link perché c’è una gustosa sorpresa).
Indovina che ti ha fatto Obama? Ha cambiato le regole appena firmate per facilitare la nomina di Lynn. McCain e i repubblicani ci si sono ovviamente buttati a pesce, a ragion veduta direi.
A me questa sembra la solita vecchia politica. Ma sono sicura che tu saprai trovare una giustificazione.

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 01:02

Consiglio della notte: su Obama leggi i media americani, ché a trovare un pezzo italiano senza inesattezze e/o castronerie si perde tempo e ci si fa un’idea sbagliata di Barack.
Esempio: New York Times (liberal, così vai tranquillo). Fra gli articoli di oggi: “L’ex candidato scopre che con il grande potere arrivano i grandi limiti”. Svolgimento: “… non c’è voluto molto al nuovo presidente per scoprire che ci sono limiti al suo potere di trasformare la retorica della campagna elettorale in realtà” … “Quando ha ordinato la chiusura della prigione a Guant·namo Bay, Cuba, Obama ha rinviato la difficile decisione di cosa fare dei sospetti di terrorismo detenuti nella prigione, un rinvio che il suo consigliere, David Axelrod, ha attribuito alla complessità della materia: lo stesso argomento che Bush [ops] ha usato per continuare a tenere aperta la prigione”.
Ti risparmio la parte in cui anche il NYT sostiene che Obama ha intenzionalmente lasciato delle porte aperte alla possibilità di continuare a usare tecniche di interrogatorio più dure contro i terroristi.

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leonida alle termopili 25 gennaio 2009 alle 07:48

Cerulea, guarda che anche “iss tiene famiglia” e, probablmente, intende campare più di qualche suo illustre predecessore.
servus

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Giancarlo 25 gennaio 2009 alle 10:40
ventomare 25 gennaio 2009 alle 10:43

Minerva, governare gli USA non è come governare un condominio. Le decisioni vanno verificate con la realtà. Ciò che conta è la via maestra. Non ci si può mettere al secondo giorno contro tutti. Un conto essere rivoluzionario, un conto essere scemo. Ma non è vecchia politica.
Fai il conto delle decisioni che ha preso in due giorni, e guarda il complsso. Una botta grade alla botte e qualche piccolina al cerchio.
Comunque sono contento che ti metti a fare la punta agli spilli, vuol dire che non trovi pali a cui fare la punta.

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giancarlo 25 gennaio 2009 alle 10:44

Qui si può monitorare l’avanzamento delle promesse elettorali di Obama : http://www.politifact.com/truth-o-meter/promises/

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 10:51

… e poi dopo otto anni di politica venduta alle lobby del petrolio e delle armi, vuoi che non ci sia qualche coda?
State facendo gli scettici inaciditi.
“Goodbye Cespuglio!”, disse la signora America mentre si depilava. Peli superflui e dannosi per l’umanità.

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 11:20

Ventomare in perfetta linea con Scalfari (i punti numerati sono aggiunti da me) ehehehehe :)))
Guarda un po’, Minerva la lista sulle azioni di Obama che riprende nell’editoriale di oggi, del mio grande amico Eugenio. (all’auditorium, al festival della filosofia tempo fa, non ho resistito pur sapendo la sua riluttanza ai saluti dal vivo dei lettori e gli ho teso la mano e gli ho detto: “Dottor Scalfari, sono un suo lettore dal 14 gennaio 1976. Grazie di tutto!” E lui un po’ vergognoso mi ha dato la mano, piccola se paragonata alla sua altezza, e mi ha detto: “Bravo, bravo!”. Non c’entrava molto, ma lo sapevo che l’imbarazzava. :))
…………
Di questi problemi intendo oggi occuparmi ma non voglio esimermi da un cenno preliminare che riguarda le prime iniziative del nuovo presidente degli Stati Uniti.
8.Ha preso tempo fino a febbraio per presentare un piano anticrisi di 825 miliardi di dollari cui seguiranno – ha annunciato – altri stanziamenti con l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro e un consistente sostegno dei redditi falcidiati dalla crisi. Nel frattempo ha marcato con provvedimenti immediati una profonda discontinuità rispetto alla politica del suo predecessore.
In politica estera ha messo al primo posto in agenda
1. il tema del Medio Oriente chiamando a raccolta i protagonisti: Israele, Palestinesi, Paesi Arabi, Iran.
2. Ha teso la mano all’Iran.
3. Ha ribadito la lotta al terrorismo e l’importanza del fronte afgano.
4. Ha dato inizio alla procedura per il ritiro delle truppe dall’Iraq.
Fin dal primo giorno
5. ha abolito la tortura praticata in molte carceri speciali gestite dalla Cia.
6. In tema di diritti ha ripreso i finanziamenti per la ricerca sulle cellule staminali ricavate dagli embrioni ed
7. ha riconosciuto alle donne la responsabilità primaria di decidere sul proprio aborto.
Barack Obama è profondamente religioso ma la sua fede non gli ha impedito di iniziare una politica dei diritti profondamente laica. L’uomo di fede si raccoglie spesso in preghiera nella sua chiesa, ma il presidente degli Stati Uniti tutela i diritti fondamentali come prescrive la Costituzione del suo Paese alla quale ha giurato fedeltà.
Ecco un esempio che ci viene da una grande democrazia e che ci auguriamo serva da punto di riferimento per tutti.

………..

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 11:32

Post scriptum di Scalfari dedicato a Rolli. :))
Post Scriptum. Il ministro Maroni, e per quanto riguarda Roma il sindaco Alemanno, dovrebbero fare penitenza. Pagare un pegno. Insomma scusarsi pubblicamente. Hanno impostato le loro campagne elettorali sulla sicurezza e vedete che cosa accade. Da Lampedusa alle metropoli italiane dove si verificano furti, rapine e violenze e stupri con frequenza quotidiana.
Alemanno parla di sciacallaggio contro di lui; in realtà si tratta di notizie. Maroni si vanta dei grandi risultati ottenuti con il pattugliamento dell’Esercito. Ma dove, ma quando, ma come? Per merito dell’Esercito? Ma chi l’ha visto, l’Esercito? La De Filippi in trasmissione. Forse.

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British Bulldog 25 gennaio 2009 alle 13:14

non per cattiveria Ventomare ma guarda che io non mi farei tante illusioni su Obama ..o meglio in molte cose agira -situazione e cause permettendo in maniera diversa da Bush,,Ma sta sicuro che alla pari di qualsiasi prez USA Democratico o Rep non fara assolutamente nulla che possa in una qualsiasi maniera indebolire la posizone USA nel mondo,,cosi come ala sua principale priorita sono e resteranno sempre gli Interessi Americani,, Magari sara meno rozzo di Bush Ma non e che i democratici siano da meno dei Rep in molte cose,, –anzi,, -se si dovesse fare una lista degli Interventi USA all di fuori dei confini USa e collegarla ai prez in carica bhe temo si avrebbe una sorpresa…visto che con l eccezione di Cuba nel 98 (1898) -(McKinley) (per altro con le basi per l intervento gettate da Clveland (dem) e prima Madison(dem)) –a inziare da Andrew Jackson passando per James Knox Polk (guerra del Messico) ;Wilson (IGM) ,Roosvelt (IIGM) Truman (Corea) fino a Kennedy e Johnson gli interventi USA fuori dal Continente Americano hanno sempre si puo dire visto sulla sella prez democratici in contrasto ai prez USA Rep che solitamente han sempre seguito una politica Continentale per non dire Isolazionista –e che in alcune occasioni (Eisenowher-Nixon) furono prez Rep a chiudere conflitti aperti da prez Dem–detta in soldoni se ci si aspetta Lo Stupefacente Obama Di Quartiere meglio non farsi piu di tanto Illusioni Obama come tutti i suoi predecessori (Dem/Rep) ha gli Interessi USA al primo posto della sua agenda

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Rolli 25 gennaio 2009 alle 13:31

Ventomare, non ti rendi nemmeno conto della figura da esaltato che stai facendo
Minerva sta dando delle informazioni serie, ragionate, attendiste, non partigiane.
Qui non c’è nessuno che dia addosso ad Obama, destri o sinistri che siano, sono tutti, come è logico, spettatori
L’unico invasato, in compagnia di Carlo, che fa i tuoi ragionamenti ma opposti,sei tu
Non è modo.
Sulla violenza a Roma
A parte che mi fa un po’ schifo il tuo strumentalizzare, dovresti leggere prima di parlare
I dati dicono che le violenze sessuali sono in calo, a Roma, il che non mi illumina d’immenso, ma tu dovresti tapparti la bocca
Nell’era Veltroni e Rutelli le violenze andavano come il pane, senza finire sui giornali.
Tre sono avvenute vicino a casa mia, in pieno pomeriggio, senza che si menzionassero, nquindi?
Il problema è grave, Alemanno è stato un’idiota a cavalcare strumentalmente la questione per poi preoccuparsi unicamente delle prostitute, ma non è che Veltroni e Rutelli abbiano fatto di più, anzi
La situazione del mio quartiere io la devo proprio a Rutelli, e in piena era Veltroni sono stata aggredita in pieno giorno, davanti a Fassi, che non è esattamente periferia, e nessuno è intervenuto, nemmeno la polizia che chiamata immediatamente, con me che avevo preso il numero di targa, mi ha fatto clap clap per la prontezza di riflessi, consigliandomi di recarmi al pronto soccroso e poi da loro
Quindi, di che caxxo parli?

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 13:51

Rolli, io non strumentalizzo niente. Eri tu e Alemanno, che strumentalizzavate. Adesso, il governo si trova di fronte ai problemi di immigrazione e sicurezza, più grandi e irrisolti di prima. Con la differenza che non sanno che pesci prendere e lasciano fare alla rozzezza della Lega.
Ieri sera guardavo la BBC e non sai che risalto hanno dato alla fuga dal CPT di Lampedusa. Certe figure di merdina, in tutto il mondo.
BB, guarda che sono sicuro che Obama farà gli interessi dell’America, quelli che non ha fatto Bush. L’ha schiantata economicamente e dal punto di vista del rispetto e della simpatia del mondo. Ancora un paio d’anni e faceva la fine dell’URSS.
Perdita di fiducia, di progettualità, di posti di lavoro, di risorse tecnologiche, debito nelle mani di arabi e cinesi. Università americane finanziate dagli arabi. Predominio culturale del vecchio mondo delle armi e dei petrolieri e delle menti religiose e culturali più retrive.
Se l’America sarà florida e libera tutto il mondo non può che guadagnarne. Per questo sono contento che un uomo intelligente e che interpreta i tempi è al suo vertice.

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Rolli 25 gennaio 2009 alle 14:04

No, caro mio, mai appoggiato le strumentalizzazioni di Alemanno.
In compenso ho sempre denunciato il clima di insicurezza soprattutto per le donne che c’era (e c’è) a Roma, con te che dicevi che non era vero
Sull’immigrazione, sempre per quanto riguarda Roma, i tuoi due sindaci non hanno fatto una cippa, non c’erano controlli, e anzi Rutelli ha favorito enormemente l’illegalità
all’Esquilino ce la ricordiamo noi l’arroganza coperta dal campidoglio degli extracomunitari, i controlli fiscali serrati ai commercianti locali e nessuno agli esercizi degli immigrati, con il risultato che qui praticamente non ci sono più negozi italiani e pullulano quelli di copertura cinese e pakistani
Quindi, di che cianci?

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 18:25

Conoscendo la capacità di Ventomare nell’esercizio del mirror climbing, esprimevo certezza sul suo trovare giustificazioni, non sulla loro plausibilità.
Ma come? Prima “ecco il cambiamento, il mondo nuovo” per qualche ordine più di facciata che altro, poi “ma l’America non è un condominio bla bla bla”.
Dopo le convention dello scorso agosto, quando ancora McCain pareva avviato verso la presidenza, ho iniziato a “tifare” per Obama. Sarah Palin è stata una delle ragioni, ma soprattutto l’ evidente spostamento di Obama verso il centro (mossa opportunista e intelligente), a partire dal continuo richiamo al superamento delle ideologie, a favore del pragmatismo. Continuo a pensare che fosse/sia migliore di McCain, e per ora non mi ha deluso, prorio perché mi rendo conto di quanto sia difficile governare soprattuto se si vogliono fare dei cambiamenti. Non sono io quella che si aspettava ‘o miracolo. E con questo credo di aver risposto anche a Leonida, ciao :)
Guantanamo? Ero certa che avrebbe cercato di chiuderlo – soprattutto perché è diventato un simbolo negativo per gli USA – ma non subito e non a scapito della sicurezza.
Infatti, se non bastasse quanto ho già linkato, anche secondo quanto riporta Newsweek l’unica soluzione sembra essere il trasferimento dei detenuti più pericolosi negli Stati Uniti: “… E’ possibile che Obama crei una sorta di sistema per la revisione periodica di questi casi [più spinosi] , la sola cosa che non farà è rilasciare i detenuti, secondo quanto dichiarato da un importante consigliere di Obama, che ha chiesto di rimanere anonimo [giurerei che si tratta di Axelrod], a proposito di quella che è l’opinione all’interno della Casa Bianca sulla questione. Alla domanda sulla prospettiva che questi detenuti siano rilasciati, il consigliere lo ha escluso: “Non succederà”.
Aborto: Obama non ha fatto niente di nuovo, nessun cambiamento rispetto alla visione dei democratici, ha ripristinato quanto già stabilito da Clinton. Clinton democratico – Bush repubblicano – Obama democratico. Dove sta la novità? Dato oggettivo che i tuoi bla bla bla non possono modificare, Ventomare.
Mi ricordi il Ventomare dell’inizio dell’ultimo governo Prodi: la realizzazione del paradiso in terra. Speriamo non vada a finire allo stesso modo.

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 18:27

Altro che Bush
President Obama ‘orders Pakistan drone attacks’
Obama airstrikes kill 22 in Pakistan

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Rolli 25 gennaio 2009 alle 18:31

Prodi? Hai nominato Prodi? Oddiomio!Adesso arriva come una saetta e ti fa un pippone su Prodi che è stato meraviglioso, ha salvato l’Italia, la Sme, la Fiat, la sanità, il tuo conto corrente, lui sì che guardava ad Oriente con grande intelligenza e perspicacia, lui sì che aveva portato l’Italia ai primi posti mondiali per credibilità, efficienza, benessere, sicurezza, pane, amore e fantasia :zzz:
Ah dimenticavo: non ti credere, maledetto Carter, di spezzare il sogno di Obama. tu lo denigri ma noi vinceremo.
tuo Ventomare

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 18:51

Rolli, manca un’altra parolina magica: EUROPA!
“…e l’ultimo chiuda la porta”.

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 18:54

magari prodi avesse avuto la maggioranza di obama. non può finire nello stesso modo solo per questo.

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 19:00

se non ci fosse stato l’euro cara la mia minerva, la crisi mondiale sarebbe stata molto più grave. ha bilanciato e la crisi di credibilità del dollaro. ha avuto un effetto stabilizzante, almeno un po’. non so se c’avete fatto caso ma la sterlina, da 1,5 euro è arrivata alla parità in sei mesi. La sterlina, capito?

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 19:01

Dai che hai capito benissimo, il sistema americano è diverso: finire allo stesso modo nel senso di finire male.

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Minerva 25 gennaio 2009 alle 19:05

Guarda che mi riferivo al tuo sogno sull’ Europa faro di pace e progresso per tutta l’umanità.
Quanto al cambio euro/sterlina, niente da dire, anzi: mi sto fregando le mani, perché su Ebay UK sto facendo grandi affari :))

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ventomare 25 gennaio 2009 alle 19:17

questa estate sono andato in inghilterra. adesso che ci ritorno nello stesso albergo pago il 35% di meno.
comunque ragazzi, venerdì una ragazza mi ha detto che con 99 euro, tasse comprese, ha fatto tempo due biglietti di andata e ritorno per stoccolma. in un ostello 5 stelle, stanza per due, fico e pulitissimo, pagherò 20 euro al giorno.
risultato viaggio ed alloggio per due, per ua settimana per stoccolma: 250 euro.
costa di più una fraschetta ad ariccia per 4 persone.

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ventomare 26 gennaio 2009 alle 14:23

ALTRA MOSSA STORICA
Parte la grande rivoluzione verde. Il processo deve passare per l’EPA, per cui ci vorrà un po’ di tempo, ma se passa il modello California di schwarzenegger, si parla di riduzioni di emissioni del 30% entro il 2016 e impatto enorme su tutte le politiche di autotrazione per iniziare. Vai con la 500 :)))
Atteso per oggi l’annuncio del presidente sul tema della lotta al riscaldamento globale
Il modello è la California, le cui richieste restrittive erano state bocciate da Bush
Usa, via al ‘New deal’ verde di Obama
limiti alle emissioni, auto più efficienti
Consensi dagli ambientalisti: “Ci sarà un impatto immediato sui gas serra”
Possibile una direttiva per migliorare gli standard energetici degli edifici del governo
……………
La Casa Bianca si appresta a compiere i primi passi per consentire agli Stati di limitare le emissioni dei gas responsabili dell’effetto serra e imporre standard più alti di efficienza energetica. Secondo fonti dell’amministrazione, Obama chiederà all’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA, nell’acronimo in inglese) di riconsiderare la richiesta della California di imporre limiti rigidi sull’inquinamento delle automobili; richiesta bocciata sotto l’amministrazione Bush. La direttiva di Obama chiederà all’Epa di cominciare a lavorare immediatamente per garantire alla California, uno Stato decisamente all’avanguardia in fatto di protezione ambientale, di fissare propri autonomi standard di emissioni.
……………

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Return 26 gennaio 2009 alle 14:47

Gesù, non credo di farcela 4 anni così
;-))

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ventomare 26 gennaio 2009 alle 14:53

Ehehehehe! Dai che mi fermo al primo mese, per pietas! Penso che in un mese ci saranno atti sufficienti per far capire che finalmente un’era sta morendo per lasciare spazio ad un’altra ed al futuro.

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ventomare 26 gennaio 2009 alle 15:08

Zucconi e l’italia al palo. Berlusconi inizierà a sentire il fiato sul collo. L’abbronzato gli rompe le natiche.
26 Gen 2009
Una corsa a due con l’Italia in panchina
Bene, ora la corsa è entrata nel vivo e vedremo chi ha più fiato. Finora era stata l’Europa a tirare da sola la carretta della rivoluzione tecnologia verso l’energia pulita. Adesso Obama ha snocciolato una bella serie di obiettivi. Eccoli qua: due miliardi di dollari da guadagnare migliorando del 75 per cento l’efficienza degli edifici federali; rivoluzione energetica per rendere più leggere le bollette delle famiglie (350 dollari da risparmiare ogni anno); il modello California che diventa federale. Non è poco. L’Europa ha trovato un concorrente e questo farà diventare la corsa più veloce (è il bello del mercato). Peccato che l’Italia continui a fare la parte del gatto che si nasconde dentro una scatola con la coda di fuori, pensando di non essere visto e farla franca. Prima ha ignorato gli obiettivi di Kyoto pensando che avrebbe vinto la linea Bush, la linea del sabotaggio. Poi ha fatto muro contro la linea europea dell’efficienza e del 20-20-20. Nel frattempo le nostre aziende hanno perso efficienza energetica e quindi competitività e l’appeal del paese è diminuito. Sarebbe ora di prendere atto della realtà.

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Rolli 26 gennaio 2009 alle 15:21

Return, pss, glielo dici tu a Vento dei missili lanciati l’altro ieri sul Pakistan e dei morti?
Ho paura che gli prenda uno scompenso cardiaco, se glielo dico io. Conto su di te :)

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Minerva 26 gennaio 2009 alle 17:37

Eh Rolli, glielo ho già detto io, ma ho riportato il titolo del Times in inglese, quindi ha fatto finta di non essere in grado di leggerlo.
A onor del vero, non solo la stampa italiana tace, ma anche quella americana – fino ad ora – ha mantenuto un profilo molto basso su questa notizia. Un Ventomare americano commenta – sotto l’articolo del Times – che non ci sono prove che l’ordine provenga da Obama. Ma il Times scrive:
“I raid aerei sono stati autorizzati in base a un programma segreto approvato da Obama, secondo un funzionario statunitense di alto grado. Si tratta di un segnale drammatico, nella prima settimana del mandato del presidente, che non ci sarà tregua nella caccia ad Al-Qaeda e ai leader talebani. (The airstrikes were authorised under a covert programme approved by Obama, according to a senior US official. It was a dramatic signal in the president’s first week of office that there will be no respite in the hunt for Al-Qaeda and Taliban leaders.).
Ora, Obama aveva promesso di continuare la lotta al terrorismo, concentrandola soprattutto in Afghanistan. Bene. Ma ho il sospetto che per le nuove vittime civili – in questo caso si parla anche di tre bambini – non ci saranno le stesse reazioni dell’ era Bush.

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Rolli 26 gennaio 2009 alle 17:46

Non apre i link, Vento, se non glielo dice il ciclostile quotidiano :)

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Return 26 gennaio 2009 alle 18:15
ventomare 26 gennaio 2009 alle 21:25

In parte ti sei risposta da sola, Minerva. In parte. Perché quello che conta è la politica. Quali scelte politiche verso il Pakistan e l’Afghanistan accompagneranno l’azione militare contro Al-Queda? Come si muoverà Holbrooke? Lo vedremo in tempi abbastanza brevi immagino. Perché Obama semba dare l’idea di muoversi rapidamente. Inoltre, la differenza fondamentale rispetto all’amministrazione precedente è che è la politica che l’opzione l’azione militare non viceversa.

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Minerva 26 gennaio 2009 alle 21:34

Certo, una differenza fondamentale per chi crepa sotto le bombe.

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ventomare 26 gennaio 2009 alle 21:42

Che deve fare Obama, far ritirare oggi tutti i soldati americani? Dimmi Minerva. Dare l’ordine di ritiro? Ma cosa c’entra quello che dici. Chiudere da un giorno all’altro tutte le azioni militari? E su, cerchiamo di non essere ridicoli.
Lui sta facendo il possibile per attivare tutte le azioni politiche e diplomatiche per restringere al minimo le azioni militari. Deve mettere rimedio alle politiche scellerate di Bush, in politica internazionale ed economica, ed hai terribili ritardi nelle politiche di cambiamento. E di un attivismo sorprendente sulle decisioni, porteranno frutti anche in breve termine. Frutti vuol dire riduzioni sempre più marcata delle azioni militari e accrdi politici.

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Minerva 26 gennaio 2009 alle 22:26

E che c’entra l’ordine di ritiro dei soldati con quello che ho scritto? Non cercare di rimescolare le carte.
Qui stiamo parlando di raid aerei con i drone, che sono la prosecuzione dei raid fatti dagli americani fino alla fine del 2008: Bush con Gates ministro della Difesa, confermato da Obama. Ti spiego meglio: stanno proseguendo un’azione militare ai e/o dentro i confini con il Pakistan, programmata nell’ultima parte del mandato Bush. In più, guarda caso, questi ultimi raid sono scattati dopo la nomina di Holbrooke, tanto per dimostrare chi sarebbe il più forte. Obama poteva anche non approvarli – è così veloce – poteva aspettare i risultati dell’azione politica (mi sto mettendo nei panni di un liberal). Invece, in questo caso l’opzione militare ha preceduto quella politica per rafforzarla. La differenza è che chi prima strepitava sta zitto (e il silenzio nasconde l’imbarazzo).
Quello che gridava alla rivoluzione copernicana già avvenuta eri tu, non io. Adesso, invece, hai ripiegato sui frutti a breve termine.

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ventomare 27 gennaio 2009 alle 16:06

MODERATO RADICALE O RADICALE MODERATO?
Zucconi risponde a Minerva.
…………….
Questa scarica di direttive ci dà non soltanto la misura politica dell’uomo, che, in attesa della battaglia campale con il Parlamento per gli 850 miliardi di flebo all’economia, sta accumulando punti credibilità con l’opinione pubblica, alla quale farà fortemente appello perché lo sostenga nella lotta contro Camera e Senato recalcitranti. Essa ci offre, in più, indizi importanti sul “modus operandi” di Obama, sulla sua abilità di muoversi con sgusciante decisionismo tra le trincee ideologiche opposte creando, o cercando di creare, negli ingenui, l’impressione di non indossare davvero l’uniforme di nessuno. E facendo impazzire coloro che non sanno se definirlo un moderato travestito da radicale o, come in campagna elettorale, un radicale nei panni del moderato.
Ogni sua decisione ha infatti un risvolto flessibile dietro l’aspetto rigido e appunto “decisionista”. Guantanamo sarà chiusa, ma soltanto dopo avere pesato bene e uno per uno i casi dei 250 detenuti. La scelta di accelerare i tempi dei risparmi di energia fossile sarà concordata con gli stati, nel rispetto del vero federalismo. Le torture erano già vietate esplicitamente dal nuovo manuale operativo della US Army e appaltate, attraverso la Cia, a governi stranieri o ad aguzzini noleggiati. Si tornano quindi ad applicare i principi, sapendo che il passaggio dai principi alla pratica non è mai agevole e il decisionismo senza moralità e intelligenza è soltanto fanatismo o dispotismo. Per questo le sue azioni appaiono a volte ambigue, perché la democrazia è ambigua e il mondo è un luogo lievemente più complesso di come se lo immaginava chi pretendeva di cambiarlo senza conoscerlo.

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ventomare 27 gennaio 2009 alle 17:04

SOGNO O SONDAGGIO?
Bush e Berlusconi: Simul stabunt vel simul cadent?
……………………….
FAMIGLIA CRISTIANA: ITALIA BERLUSCONI INCUBO,OBAMA SOGNO
“Siamo una Paese incredibile, meta’ fiaba e meta’ incubo. Nel giorno in cui Obama chiama gli americani a raccolta per affrontare la sfida colossale dell’economia e della poverta’, il nostro presidente rincorre i sondaggi: quanti punti potrebbe perdere con la cessione di Kaka’, allettato dalle sirene miliardarie dell’emiro? Preoccupato piu’ di Fiorello che passa a Sky, che del calo di due punti del Pil, il prodotto interno lordo italiano”. Lo scrive Famiglia Cristiana che questa settimana dedica il suo editoriale d’apertura a “i politici e la crisi”. “La domanda che ci poniamo oggi – precisa il settimanale dei paolini – non e’ se il nostro Governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, una pensione dignitosa, parole che avremmo voluto sentire dai nostri politici e che ha detto, invece, Obama Barack, nuovo presidente Usa, all’inizio del suo mandato”. “Noi abbiamo smarrito il senso di nazione e il bene comune”, denuncia l’articolo rilevando che Berlusconi anche se “vince la sfida calcistico-miliardaria (chi e’ il presidente del Milan?), elude la crisi quando afferma: ‘due punti in meno di Pil non sono un dramma?’”. Un ottimismo che, rileva Famiglia Cristiana, “Eurostat smentisce a stretto giro di cifre: il tasso di disoccupazione in Italia salira’ all’8,2 per cento, cioe’ 600 mila posti di lavoro in meno”. Mentre in Germania, i partiti della Grosse koalition trovano l’intesa su un piano anticrisi da 50 miliardi di euro, con 9 miliardi di euro in sgravi fiscali per aziende, persone fisiche, aiuti alle famiglie, in Italia per il premier le emergenze sono “le intercettazioni telefoniche e un federalismo fiscale dai contorni fumosi e inquietanti, l’ennesimo cavallo di Troia della fantasia padana, un contentino da propaganda, un ‘ossicino’ per tenerli buoni. Sara’ federalismo solidale? Costera’? Tremonti non da’ cifre ne’ risposte”. Per il piu’ diffuso settimanale cattolico italiano, insomma, “quel che e’ stato fatto contro la crisi e’ ben poco: piu’ promesse che provvedimenti. Nell’attesa che passi la ‘nuttata’. Ma come? L’84 per cento delle famiglie povere sono rimaste escluse dalla tanto decantata social card”. Ci sarebbe davvero bisogno di Obama e delle sue sagge parole quando dice: “In questo Paese, nasciamo e moriamo come una nazione, un popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosita’, nella chiusura mentale e nell’immaturita’ che ha avvelenato la nostra politica cosi’ a lungo’, sono le sagge parole di Obama”. “Ma – conclude ‘Famiglia Cristina’ – i nostri politici, come i polli di Renzo, continuano a ‘beccarsi’ tra loro”.
(27 gennaio 2009)

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Minerva 27 gennaio 2009 alle 20:18

Travolto dall’entusiamo, non ti sei accorto che Zucconi risponde a te.
Ripeto: a me va bene quello che sta facendo Obama; è sempre saggio avere un po’ di sano scetticismo; voglio vedere i risultati per giudicare.
E’ la tua visione/descrizione di Obama ad essere contraddetta dalle sue azioni (anche se l’hai un po’ modificata strada facendo). Te lo dimostra pure Zucconi : “… Si tornano quindi ad applicare i principi…”
Niente rivoluzione, ma ritorno ai “vecchi valori “(Obama dixit). Una manna, per un conservatore.
Sono i liberal ad essere perplessi e Zucconi tenta di rispondere a quelle perplessità . Direi che è anche auto consolatorio.
Ma la democrazia “ambigua” per giustificare le ambiguità di Obama è un’arma a doppio taglio: allora anche le azioni di Bush erano giustificate, perseguiva la sicurezza del suo paese e voleva un’economia forte, ma i risultati gli hanno dato torto. Anzi, se si tiene conto che l’America, dopo il 2001, non ha subito attentati per tutto il resto del mandato Bush, qualcosa di buono deve averlo fatto. I mezzi usati… sono le ambiguità della democrazia.
P.S. Dei raid non parla o pensa di cavarsela con la storiella dell’ambiguità?

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ventomare 27 gennaio 2009 alle 20:32

Le decisioni prese sono già risultati. Grandi risultati che invertono non solo la tendenza ma la sostanza. Non ti rendi conto di quanto la invertono. Ce ne sapremo ridire.

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Rolli 27 gennaio 2009 alle 20:53

Minerva santa subito!

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Return 27 gennaio 2009 alle 21:06

Un’arca in Santa Croce per Minerva!

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ventomare 27 gennaio 2009 alle 21:09

Santa Subito quando ricorre :)

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Minerva 27 gennaio 2009 alle 21:43

Vicino a Ugo Foscolo non sarebbe male.

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Return 27 gennaio 2009 alle 21:48

“Noi supportiamo il diritto di Israele all’autodifesa. La selva di razzi che si sono avvicinati sempre di più alle aree popolate non poteva rimanere senza risposta. E’ deplorevole che la leadership di Hamas apparentemente ritenga che sia nel suo interesse provocare il diritto all’autodifesa di Israele anziché costruire un futuro migliore per la gente di Gaza”.
Dichiarazione del Segretario di Stato Hillary Clinton durante la sua prima conferenza stampa, al Dipartimento di Stato.

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Rolli 27 gennaio 2009 alle 22:26

Sì si, obama ha detto proprio ieri al Times:” so you think you can dance”, che tradotto, caro il mio Return, significa che troverà la soluzione italiana di Prodi in Libano pure per Israele.
Dillo pure a Minerva
E’ inutile che gufiate, le cose sono cambiate, c’è stata la Rivoluzione e voi, zerbini di Berlusconi e di Borghezio non ve ne siete accorti
Ne riparleremo, come per la Sme. Vero Rolli?
Ventomare

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ventomare 28 gennaio 2009 alle 09:46

CUCU’!
Apertura di Mosca al neopresidente USa Obama: “E’ cambiata la politica americana. Gli Usa non stanno procedendo nei loro piani”
Scudo spaziale, Mosca sospende il dispiegamento dei missili.

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ventomare 28 gennaio 2009 alle 11:54

Il genio di Passera al lavoro. I due uomini d’azienda attualmente più rappresentativi del nostro paese, Marchionne e Passera, si uniscono per salvarlo. Berlusconi e Tremonti invece dormono. Passera è quello del risanamento delle Poste Italiane e del progetto Alitalia. Dopo il dramma berlusconiano, non poteva fare diversamente che la bad e la new company. Altrimenti Alitalia si sarebbe fusa come una mozzarella. Ha preferito subire le critiche della sua parte, ed anche di Bazoli, Presidente della sua banca – IntesaSanPaolo – ed amico di Prodi, piuttosto che non fare l’italiano e tentare una carta onerosa, ma ultimativa per l’unico salvataggio possibile della compagnia dopo le sconsideratezze del PdC.
——————————————
Al summit di Davos l’ad dell’istituto di credito conferma i contatti con il Lingotto
Secondo indiscrezioni sarebbe in arrivo un finanziamento di circa 3 miliardi di euro
Banca Intesa valuta prestito a Fiat
Passera: “Ci stiamo lavorando”
DAVOS – “Stiamo lavorando con loro sul prestito. Cifre non ne faccio”. Così l’amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera ha confermato la possibilità di un finanziamento da parte delle banche al gruppo automobilistico. “Da sempre – ha detto Passera parlando a margine dei lavori del Word Economic Summit di Davos – lavoriamo con Fiat e siamo sempre stati vicini all’azienda e ai suoi progetti. Lo siamo sempre stati e continuiamo a esserlo”. Secondo le voci circolate sulla stampa Unicredit, Banca Intesa e Bnp Paribas starebbero preparando un prestito da circa 3 miliardi di euro per il gruppo torinese.
Ieri a Palazzo Chigi il governo si è riunito con l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il vicepresidente John Elkann per fare il punto della situazione sulla crisi del settore auto.
(28 gennaio 2009)

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ventomare 28 gennaio 2009 alle 13:29

Rolliiiiiiiiiiiiii, a proposito di intervento pubblico per l’auto. Guarda un po’ qui cosa si riesce a fare con i contributi statali per la rottamazione? :))))

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Rolli 28 gennaio 2009 alle 13:49

Ho detto “Minerva santa subito”, non Rolli; io ho esaurito l’aplomb

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ventomare 28 gennaio 2009 alle 13:54

A FAREWELL TO PIL
Paracula anche la pubblictà
“Weniger ist mehr, weniger ist besser, weniger ist genial.”
“Meno è di pù, meno è meglio, meno è geniale.”
Che fa leva sia sul concetto dlle piccole che del prezzo ridotto.

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ventomare 29 gennaio 2009 alle 11:12

Guardate cosa ha combinato Bush. Oltre ad aver cancellato in otto anni gli utili di 25, ha fatto diventare eroi di Davos il i leader cinese Wen Jiabao e quello russo Putin. Ed il bello che hanno anche ragione.
……………………..
World Economic Forum, dura requisitoria dei leader cinese e russo
Wen Jabao: “Tempesta perfetta sull’economia provocata dagli Stati Uniti
Davos, la Cina sfida Obama
“La crisi, colpa degli Usa”

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ventomare 29 gennaio 2009 alle 11:22

Obama risponde con la Perestroika e Glasnost americana dopo il fallimento dell’URSS Neocon.
900 miliardi di piano di recovery, approvata alla camera passa al senato. Altro che guerre, logiche da economia fossile e tagli di tasse ai ricchi.
Energie alternative, edilizia scolastica, assistenza sanitaria ai poveri, tagli fiscali alle famiglie e infrastrutture: autostrade di trasporto e informatiche.
L’impegno di Obama è ad utilizzarli ed ad informare i cittadini con una logica di trasparenza mai usata prima negli USA.
…….
Cifre e contenuti. Nella versione che verrà messa ai voti alla Camera alta, raggiungerà i 900 miliardi. L’American Recovery and Reinvestment Act avrà un costo superiore a quello, combinato, delle guerre in Afghanistan e Iraq, e garantirà fino a mille dollari di tagli fiscali alla maggioranza delle famiglie americane, un drastico aumento delle risorse destinate alla produzione di energia alternativa e destinerà oltre 300 miliardi in aiuti agli stati per sviluppare l’edilizia scolastica, garantire assistenza sanitaria ai poveri e costruire ponti ed autostrade.
………..

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elofoolish 29 gennaio 2009 alle 11:33

oddio ma farai cosi’ per tutto il mandato?

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ventomare 29 gennaio 2009 alle 11:45

Elo, non per tutto, massimo un mese. Il problema è che pochi si rendono conto quanto la vita di tutti noi, economica in particolare, dipenda da queste azioni.
Ma cazzarola, per otto anni siamo stati angosciati con notizie di guerra infinita, centinaia di migliaia di morti, terrorimo, ribalta dei militari, dei servizi segreti e dei fabbricatori di prove false, crisi ecologica senza contromisure americane, stupidità al potere, e poi ancora adesso di crisi, cavallette e carestia.
Adesso queste sono buone notizie, ma non vedo che in questo blog, nessuno che se ne renda conto, nessuno che plauda, nessuno non dico entusiasta e che esulti, ma che apprezzi, sia contento o che anche persone di sinistra come te. Davvero incomprensibile. DSve essere che certa speranza non trova radici nello scetticismo perenne dei conservatori di testa.

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elofoolish 29 gennaio 2009 alle 12:07

no e’ che purtroppo io non ci credo piu’ ai miracoli, caro vento.
ne’ tantomeno alla sincerita’ dei politici.
solo il tempo dimostrera’ se obama sara’ un buon presidente o meno.
ma certo non mi aspetto che diventi gandhi ecco.
ovvio che sono piu’ contenta ora e certo sono convinta che peggio di bush pochi possano fare.
il padulo a mezz’aria e’ sempre in agguato…
in realta’ ti prendevo un po’ in giro ;)

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bill 29 gennaio 2009 alle 13:17

Vento: datti una calmata. Obama non ha ancora deciso se alzare le tasse ai “ricchi”, che è una cosa stupida aggiungo io (e gli scali fiscali di Bush, quelli non valgono?); ha detto di abolire la tortura ma lascia ampi margini operativi, per quanto riguarda gli interrogatori, alla Cia a seconda delle situazioni; ha detto di chiudere Guantanamo (lo doveva fare subito..), e già diversi stati gli hanno fatto sapere di non sognarsi di affibbiare loro quei prigionieri; non ha abolito, e ha fatto benissimo, quel tipo di operazioni che contemplano la cattura di terroristi anche in altri paesi (procedura che tanto ti indignerà, ma che fu attuata da Clinton e non da Bush); ha in questi giorni, nell’assordante silenzio di voi adoratori delle figurine e dei santini, lanciato un tot di razzi verso il Pakistan; ha già avuto la sua bella rispostina dall’Iran, per cui la sua apertura è aria fritta (come dialogare con l’Iran ce lo spieghi poi tu nel prossimo post..).
Vorrei capire poi una cosa sugli aiuti al settore auto: sei così sicuro che sia una cosa intelligente? Ovvero: tu produci un bene che la gente non vuole comprare (lo stesso Marchionne ha detto che resteranno in piedi 5 o 6 case automobilistiche nel pianeta), e lo stato butta soldi in un qualcosa che domani, comunque, salterà per aria (in Italia ci sono stabilimenti Fiat che andrebbero chiusi ieri, e che vengono tenuti in piedi solo per uno scopo “sociale”: è un giochetto che farà molti più danni di quanti non ne abbia “socialmente” sanati..). Senza contare che, lo dico a te che spesso parli di finanza un tot al chilo, mi devi spiegare perchè le mie tasse devono servire ad aumentare il valore di azioni di aziende decotte, nonchè delle obbligazioni, che a seguito di iniezioni di denari pubblici, avranno una migliore valutazione ed un rating che non meritano. Come vedi, è tutto molto dicutibile. L’unico motivo per cui anche in Italia si farà un intervento sta nel non concedere un vantaggio competitivo ai concorrenti esteri. Ma sono soldi buttati via.
Che poi ti sia dimenticato del debito pubblico, e pretendi che si parli di cifre fuori dal mondo, è un problema tuo.
Vorrei ricordarti che le teorie keynesiane non hanno mai prodotto un tubo: nel 1942, all’entrata in guerra, negli USA la disoccupazione era attorno al 25% (cioè, dopo 13 anni il crollo di Wall Street: alla faccia del new deal..). Non pensare che gli interventi di salvataggio fatti in GB e in Germania siano un qualcosa di indolore per il prossimo futuro di quei paesi.

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bill 29 gennaio 2009 alle 13:19

Ah, Passera: ma ci vai mai, tu, a ritirare una raccomandata? E della gloriosa fine di Olivetti, cosa mi dici?

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ventomare 29 gennaio 2009 alle 13:42

Passera ha riportato le Poste ad essere il più grande raccoglitore di risparmio italiano, ma cosa che più conta ha fatto delle poste un luogo civile da quello da terzo mondo che era. Non so se te lo ricordi cosa voleva dire entrare in un ufficio postale. Le liti che c’erano. Le vecchiette in piedi. Il freddo ed il caldo. In soli quattro anni ha compiuto una delle più grandi tasformazioni di un ente pubblico.
Senza incentivi sarebbero tutti andati a comprare la Fiat in Germania. Il governo se ne è accorto ed ora darà 1500 euro a macchina: passaggio da euro 0-2 ad euro 4-5. Peccato che sono così tonti che ci arrivano sempre in ritardo e le immatricolazioni stanno subendo flessioni intorno al 50%. Mai una volta che arrivassero in anticipo. Cose che capirebbero anche i bambini. E noi ci balocchiamo con le carte di credito sociali, vuote!

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bill 29 gennaio 2009 alle 16:07

Vento: le immatricolazioni calano in tutto il mondo. E ribadisco: sono incentivi inutili, che invece di affrontare un problema lo rinviano. Per il semplice motivo che cambiare l’auto ogni due anni, se uno non fa il rappresentante, è stupido, specie se non se ne ha la possibilità. E mettici tutte le norme che poi ti impediscono di girare in città (e che non servono a nulla..) per completare il quadro. Poi, che noi seguiamo gli errori degli altri (e guarda che in America si salva GM e Chrysler per i fondi pensione, non per far comprare dei catorci) per non subire una concorrenza sleale, è un altro discorso.
Le poste: ti ripeto, vai a ritirare una raccomandata e poi dimmi cosa è cambiato. Il fatto che una certa fetta di italiani porti i soldi in posta (il che è semplicemente indecente) significa solo una cosa: siamo un popolo di contadini ignoranti, felici e contenti di esserlo e di rimanerlo.

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Minerva 29 gennaio 2009 alle 20:05

Obama vs Ventomare
“…. Ma, nei giorni passati, Obama ha anche reso chiaro che ha intenzione di deludere alcuni dei suoi più appassionati sostenitori…”.

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ventomare 29 gennaio 2009 alle 20:22

Obama vs Minerva. Rome was no built in a day. Per il moment avrà solo “900″ miliardi di dollari. Deve farci quadrare i conti. Una cosa alla volta.
………….
Ispirata al nome di una lavoratrice della Goodyear che aveva fatto causa per discriminazione
E’ il primo atto del nuovo presidente: “Non ci sono cittadini di serie A e B nelle nostre aziende”
Obama firma la “legge Lilly”
per l’equità di salario uomo-donna
……………
La legge sull’equità salariale era stata una delle questioni più delicate durante la campagna elettorale, particolarmente cara proprio ai sindacati e alle elettrici. In media infatti le donne negli Stati Uniti sono pagate il 23 per cento in meno degli uomini; e quelle appartenenti a minoranze etniche ancora di meno. “Nel firmare questa legge, voglio mandare un segnale chiaro”, ha detto il presidente democratico, “che fare in modo che la nostra economia funzioni significa assicurarsi che funzioni per tutti, che non ci siano cittadini di serie B nei nostri luoghi di lavoro”.
………….

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ventomare 29 gennaio 2009 alle 20:23

.. le virgolette dovevano essere su “solo” non su “900″.
“solo” 900

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Minerva 29 gennaio 2009 alle 20:50

Ma che stavi appostato? :D
Non è il primo atto firmato da Obama. Ti sei già dimenticato dei decreti presidenziali firmati il primo giorno del mandato? Questa è la prima legge firmata da Obama, è una legge del Congresso non del presidente.
“legge Lilly” :D
“Lilly Ledbetter Fair Pay Restoration Act”
Se avessi aspettato prima di precipitarti a postare, ti avrei linkato la cerimonia della prima firma. La signora commossa alla sinistra dello schermo è proprio Lilly Ledbetter. Guarda fino alla fine, ché si vede Barack che firma.
P.S. Volevo solo prenderti un po’ in giro anche io, perciò ti risparmio, fra le altre cose, le dichiarazioni di Gates durante l’audizione davanti al Congresso, l’ altro ieri. Quella che in cui chiarisce che la politica di Obama in Afghanistan è il proseguimento della politica di Bush, e dove a domanda risponde che ci sarà una escalation della guerra in Afghanistan, con più uomini sul campo, vittime e più costi da sostenere. E che l’amministrazione Obama non si aspetta grandi risultati, almeno a breve termine.

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Minerva 29 gennaio 2009 alle 20:52

Hai fatto bene a non aprire il link “Obama”, smentiva ancora una volta quello che hai scritto sull’aborto.

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Minerva 29 gennaio 2009 alle 20:55

E per concludere, un po’ di ricreazione: il vocalist :) che accompagnò Aretha il giorno che è iniziata la rivoluzione.

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ventomare 29 gennaio 2009 alle 22:05

Mi sono collegato ed ho visto la tua provocazione.
Senti Minerva, Gates ha detto più vittime? bah vedremo. Non è certo augurale. Più soldati non vuole dire più vittime. Più sodati vuol dire anche più sicurezza e più dislocazione.
Io intanto vedo gli atti. E sono di speranza. per tutti. Ecologisti, donne, poveri senza assistenza, trasparenza, fiducia nelle tecnologie dolci. E parla con tutti, belli e brutti. certo non se vorranno fare i cattivi. Non lesina aperture di credito. E’ uno che conosce le regole della comunicazione. Ma non vuota. Se ti tendo la mano e non vengo a mani vuote la colpa è tua se la rifiuti.

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bill 29 gennaio 2009 alle 23:20

Vento: ti prego, non voglio odiare Obama (il quale si sta tenendo mezza amministrazione di Bush e l’altra metà la fa coi reduci di Clinton). Per cui, smetti di spargere petali di rose e di liberare fringuelli nell’aere. Non è ancora detto che sia un pagliaccio come Al Gore, sai.
Bello comunque il passaggio “più soldati vuole dire anche più sicurezza”…

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bill 30 gennaio 2009 alle 01:31

Comunque, Vento, tutto quello che a te piace di obama è quello che a me inquieta di più. Ossia, un comunitarismo fondamentalmente limitativo della libertà individuale, economica e culturale, a favore della comunità. Vecchia storiaccia antiindividualista che non ha mai risolto nulla, anzi, ha solo fatto danni. Sempre.

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elofoolish 30 gennaio 2009 alle 09:58

mi sembra che l’individualismo spinto dell’economia americana degli ultimi anni abbia portato la peggior crisi economica degli ultimi 50 anni.

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 09:59

Nessun uomo esiste senza comunità. La solidarietà è insita dentro di noi quando l’essere individuo. Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. Obama è un uomo che sa, che sente, queste cose. Ci si può fidare che agisca nel bene della comunità, che cerchi di farlo nel modo migliore possibile. Poi ci sono dei limiti reali e dei limiti umani ed a volte possono anche risultare necessari dei compromessi. Ma io sono certo che Obama privilegia gli accordi ai compromessi. La parola compromesso ha in se una valenza negativa: tutte le cose sono state compromesse.
Per cui è evidente che se Obama (ammesso che sia stata sua responsabilità e resposabilità diretta), manda gli aerei robot a bombardare i confini del pakistan e fa vittime civili, questo suscita una ferita ed una delusione, ma non dobbiamo dimenticare che fino a ieri il sangue è scorso a fiumi, per colpa di due visioni altrettanto ottuse, quella dei terroristi e quella di Bush e dei suoi amici. Finalmente l’intelligenza brilla alla Casa Bianca, questa è una speranza per tutti.

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elofoolish 30 gennaio 2009 alle 10:12

senza essere romantici come ventomare,
direi che si e’ reso conto che il liberismo esasperato genera poverta’ e porta ad inevitabili crisi perche’ sparisco i consumatori.
ora tocca fare marcia indietro e rimpolpare le tasche dei poveracci, altrimenti chi se li mangia gli hamburger di mcdonald’s?
la storia e’ fatta di cicli che si esaurisco e che ricominciano, ora e’ tempo di fare una politica sociale, altrimenti i terroristi se li ritrovera’ tra i texani purosangue.

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 10:17

OH,OH!
DAVOS – Dopo il premier cinese Wen Jiabao e il premier russo Vladimir Putin, al Forum di Davos anche il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, si è rivolto nel suo intervento agli Stati Uniti, porgendo sostanzialmente la mano al nuovo presidente Barack Obama. “Se l’amministrazione Obama cambia politica, non a parole ma nella pratica, troverà certamente nella regione un atteggiamento di cooperazione”, ha affermato Mottaki. Un’apertura di credito alla nuova amministrazione statunitense, ben più ampia del monito arrivato qualche giorno fa dall’Iran.
“Tutti i paesi della regione – ha precisato Mottaki – aspettano di vedere come gli Stati Uniti introdurranno questi cambiamenti, se dal punto di vista strategico o tattico. E l’Iran non è escluso da questo generale atteggiamento della regione”. Il ministro ha citato i casi di Afghanistan e Iraq, due paesi dove gli Stati Uniti sono impegnati militarmente e dove l’Iran ha una forte influenza: “La sicurezza e la stabilità dell’Afghanistan non sono solamente una questione nazionale per questo paese, ma una necessità per tutta la regione”.

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 10:28

Elo, tempo fa ho scritto un pezzettino intitolato “Romantica”. :)
Romantica
Omar il marò
a Roma s’armò
d’un ramo d’amor
per un’orma di mora.

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 10:55

E l’amica della mora gli fece notare: “Guarda Omàr quanto è bello, spira tanto sentimento!” :))

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 11:01

E infine, traslando. :)
Guarda ventomàr quanto è bello, spira tanto sentimento!

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 11:08

YEAH!
Scusate l’overflow ma questa la devo scrivere.
E rispunta il nome di Bersani per la leadership. Ma lui: vedremo al congresso
…………
La sfida di martedì ha avuto un prologo l’altra sera in una riunione di Red, l’associazione ispirata da Massimo D’Alema. Molte voci si sono levate per un cambio al vertice del Pd. Con Pierluigi Bersani candidato alla leadership. Lui smentisce, lascia correre: “Lavoro per la ditta”, spiega. Il congresso è in autunno, ma per qualche iscritto a Red appare lontano. “C’è preoccupazione per le difficoltà del progetto”, ripetono i partecipanti. “Non è vero che ci sia un’asse Epifani-D’Alema-Bersani per far fuori Veltroni”, dice Nicola Latorre. Ma certo la riunione di Red ha fatto registrare molti malumori nei confronti del segretario.
Ventomare “Bersani for President” Campaign

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bill 30 gennaio 2009 alle 11:56

Elo, la cosa non è così banale. La crisi è dovuta non al mercato, ma alla politica. La scelta, rilevatasi demenziale, di concedere mutui e prestiti a chi non dava garanzie di poterli ripianare è stata una scelta POLITICA, a cui diede inizio l’amministrazione Clinton e che Bush ha perpetuato. Perchè la forza demagogica di pensare che la casa è un diritto, e non un bene da guadagnarsi, è stata troppo forte. Troppo bello farsi vedere magnanimi coi sudditi.. Questo è il punto di partenza della crisi.
Il fatto che poi non abbiano funzionato i controlli, che le banche abbiano cartolarizzato i debiti senza che nessuno controllasse la sostanza finanziaria del sottostante, che un Madoff abbia potuto fare una gigantesca catena di sant’antonio senza che la Sec vedesse nulla, tutto questo non lo ha generato nè il mercato nè l’individualismo, ma l’inettitudine della politica. Che deve fare una cosa sola: dare regole e farle rispettare. Quando invece si mette a distribuire brioches, senza peraltro portare alcun cambio strutturale al sistema, fa solo ulteriori guai. Li fece Roosvelt, che smenò una marea di soldi senza avere alcun risultato significativo (l’economia americana tornò grande solo grazie alla guerra), e lo stesso errore fu fatto in GB nell’era pre-damadiferro, le stesse cazzate hanno portato noi ad avere un debito pubblico allucinante ed un’economia zoppicante. Io trovo che queste palesate politiche stataliste non si differenzino tanto dalla visione economica che fu del fascismo, del nazismo e del comunismo, ovvero di quei movimenti fondalmente collettivisti che prevedono una forte presenza statale nell’economia ( e da lì, si fa presto ad andare oltre). Certo, sto estremizzando,. ma il dato di fondo è questo. E lo dimostra la storia, non le favole.
Concludo: non dico che non serva un intervento degli stati oggi. Ma sarà efficace solo se tenderà al mercato, se farà CHIUDERE i rami secchi, se favorirà l’intrapresa invece che mortificarla (salvo gli amici degli amici). Se si cercasse di tenere in vita dei fantasmi, la crisi non solo non passerà, ma diventerà letale.

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Giancarlo 30 gennaio 2009 alle 12:16

@Bill: Visto quello che sta succedendo con i fondi del bailout negli states, io sono un tantino più pessimista di te. Per il momento gli unici che ne hanno beneficiato sono i banchieri che stanno mettendo a posto i loro affari con i soldi pubblic senza che nessuno gli chieda conto degli enormi errori che hanno fatto. Diciamo che è un periodo in cui le regole liberiste valgono pochino e non in funzione collettivista come pensi tu: qui con i soldi pubblici si stanno mantenendo lobby private con scarsi benefici per la colletività.

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elofoolish 30 gennaio 2009 alle 12:19

ripeto,
senza consumatori che consumano avoja tu a rami secchi!
sono d’accordo con te che lo stato non debba assolutamente entrare nell’impresa privata.
ma pare che sti imprenditori italiani abbiano sempre la faccia da culo di chiedere soldi quando stanno in difficolta’ e non dare niente in cambio nei periodi di abbondanza.
le risorse dello stato vanno impegnate verso le classi piu’ deboli in questi periodi piu’ che mai
non il contrario.
altrimenti la macchina non si rimette in moto.
poi certo l’italia e’ veramente un caso a parte…
qua c’abbiamo brunetta che invece taglia gli stipendi se la gente si ammala e tremonti che non fa assorbire i precari.
come pensaranno di risolvere sta crisi?
con gli incentivi per le auto?
si beh me dai 1500 euri e gli altri 10000 che faccio vado a fa le rapine?
per non parlare del bluff della social card che alla lega ancora je rode..

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 12:22

Bill, toppa! L’ideologia ti acceca e non ti fa vedere i pali contro i quali vai a sbattere.
La scelta di Bush con l’affermazione del 2002 sulle policy criditizie di Fannie Mae e Freddy Mac non aveva nulla di solidaristico, era un modo per gonfiare in maniera artificiosa l’economia USA e non dire agli americani che stavano vivendo sopra alle loro possibilità. Gli americani producono il 10% dell’economia mondiale e consumano per il 25%. L’altra grane truffa per nascondere la crisi è stata la guerra. Ma le grandi bugie hanno il naso lungo e le gambe corte. Ora tutto è venuto al pettine, con la conseguenza di impestare tutta l’economia mondiale con le conseguenze della recessione attuale. Con l’aggravante che essendo entrati nella terza grande rivoluzione energetica dell’umanità, alla crisi americana si è aggiunta l’incapacità di guidare la transizione.
Alla fine, Obama è stata la fortunata risposta a questa domanda. Nel nostro piccolo, con Berlusconi, noi stiamo ancora in piena nebbia.

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Minerva 30 gennaio 2009 alle 14:49

Senti Minerva, Gates ha detto più vittime? bah vedremo…
Se l’ho scritto, l’ho letto.
“Defense Secretary Robert M. Gates yesterday signaled sharply lower expectations for the war in Afghanistan, warning the conflict will be “a long slog” and that U.S. and allied military forces, even at higher levels, can achieve limited goals”.
“Gates also warned of Iranian interference in Afghanistan, pointing to a slightly increased flow of weapons including components of lethal munitions known as “explosively formed projectiles.”
“Iranian activities have been troubling in other parts of the world, Gates said, including Latin America, where Iran is setting up “a lot of offices and a lot of fronts.”
“At one point, Gates emphasized to senators that there is continuity between Bush and Obama on the question of missile strikes on al-Qaida targets inside Pakistan. “Both President Bush and President Obama have made clear that we will go after al-Qaida wherever al-Qaida is.””
“Sen. Lindsey Graham, R-S.C. seemed determined Tuesday to draw Gates out on the costs of the Afghanistan operation and the need for the American people to be committed for the long term.
“Is it fair to say that casualties in Afghanistan are likely to go up?” Graham asked
“I think that’s likely,” replied Gates.
“And the amount of money we spend is likely to go up in the short term, maybe in the foreseeable future?”
“Yes, sir,” Gates said”.

P.S. Non ti attaccare a “likely” e “maybe”, li usavano anche sotto Bush quando si parlava di Iraq.

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Return 30 gennaio 2009 alle 14:56

Assassini! Stragisti! Nazisti!
no?

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ventomare 30 gennaio 2009 alle 15:17

Mi dispiace ma le risposte sono molto “light”. Likely usato per ciascuna risposta, maybe, foreseeable.
Vedi Minerva, per Obama la forza è un’ipotesi subordinata, subordinata al fallimento della pricipale, la trattativa. E non viceversa com’era per Bush. Non parlo di Al-Queda ovviamente, ma dell’Iran.
Se le cose con l’Iran andassero meglio, tutto lo scenario cambierebbe radicalmente.
Tutti i focolai di conflitti, dal Libano, a Gaza, all’Afghanistan (taliban), subirebbero una svolta.
Obama lo sa e per questo ha subito aperto alla trattativa diretta verso l’Iran. Il suo problema non è guidare l’America alla conquista del mondo tramite la forza militare, ma attraverso quella del recupero del know-how. Si vuole giocare la carta dell’autorevolezza e non quella dell’autoritarietà. Vuole far recuperare agli USA parte di quella leadership innovativa e della simpatia/empatia che hanno perso. Più “think” e meno “tanks”, inteso come carriarmati. E adesso sembra che l’Iran inizi a rispondere.
Per questo Gates si tiene abbottonatissimo.

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MInerva 30 gennaio 2009 alle 15:39

Avrei potuto scommettere sulla tua risposta :D
Il problema è che non troverei nessuno disposto a rischiare, perché sei troppo prevedibile.
Comunque, non ci sono problemi: quando si realizzerà quello che ha dichiarato l’ “abbottonatissimo” Gates, farai qualche altra bella acrobazia. Likely.
Ciao :)

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bill 30 gennaio 2009 alle 15:46

Hai le idee molto confuse, Vento, sia in finanza che in politica imternazionale.
Per non parlare della favoletta ambientalista, con cazzate come kyoto e ammenicoli vari, tipo quella scemenza europea che Berluska ha, giustissimamente, mandato nel dimenticatoio.
L’ecologia è una cosa seria, non un nugolo di farfallette colorate. Se non si coinvolgono io paesi emergenti, si parla solo di fuffa. Cosa di cui, pare, tu ogni tanto ti bei.
Poi, dimmi i missili di Obama in cosa differiscono da quelli di Bush, invece di bypassare elegantemente.
E lascia stare la sciocchezza di un Bush che prima sparava e poi parlava: l’Iraq aveva disatteso 18 (si scrive diciotto) mozioni Onu. E basta con le balle..

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elofoolish 30 gennaio 2009 alle 19:12

si certo berlusconi fa il comodo degli industriali italiani e intanto a taranto morono de diossina.
ah bill su questo ma famme il piacere,
che gli industriali italiani sono feccia

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ventomare 31 gennaio 2009 alle 11:49

ARI OH, OH! E’ un attacco concentrico che converge con la strategia di pace alla trattativa diretta con l’IRAN
L’ex premier britannico in un’intervista al Times
“La linea dell’isolamento di Gaza non ha mai funzionato”
L’apertura di Blair ad Hamas
“Coinvolgerlo nel processo di pace”
LONDRA – Hamas dev’essere in qualche modo coinvolto nel processo di pace in Medio Oriente perché la linea dell’isolamento di Gaza finora non ha funzionato. E’ quanto emerge dall’intervista dell’ex premier britannico Tony Blair al magazine del quotidiano Times, che prende le mosse dalle nuove prospettive dopo l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca.
“La politica di isolare Gaza nella ricerca di un accordo (di pace) non ha mai funzionato nÈ mai funzionerà”, afferma l’inviato speciale del “quartetto” (Usa, Ue, Russia e Onu) nella regione, che implicitamente critica la strategia seguita dall’amministrazione Bush e da Israele, che hanno puntato a concentrare gli sforzi per i negoziati sulla trattativa esclusiva con l’Anp in Cisgiordania.
Blair fa poi riferimento alla pace ottenuta in Irlanda del Nord nel 1998 e fa capire che potrebbe essere arrivato il momento di cominciare a parlare con Hamas: “Il mio approccio di base – ha spiegato Blair – è che in una situazione simile si parla con tutti”.
L’ex premier conferma tuttavia la posizione ufficiale del quartetto: con Hamas non si può trattare direttamente fino a quando non rinuncerà alla violenza e avrà riconosciuto il diritto a esistere di Israele. Il coinvolgimento del movimento integralista, infatti, “può avvenire solo se Hamas è preparato a entrarvi nei giusti termini”. Altrimenti il rischio è di “destabilizzare tutta quella gente che in Palestina ha lavorato duramente e a lungo per la causa moderata”.
Blair si dice inoltre positivo sull’impatto che l’amministrazione Obama avrà nella regione. Sostiene che con il neo inviato Usa, George Mitchell – con cui tra l’altro negoziò l’accordo del Venerdì santo in Ulster – “le cose cambieranno”: ci sarà una migliore strategia a Gaza “che offrirà alla gente la possibilità di riunirsi con la Cisgiordnia (cioè l’Anp, ndr) nei termini corretti”. (31 gennaio 2009)

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Return 31 gennaio 2009 alle 12:12

L’ex premier conferma tuttavia la posizione ufficiale del quartetto: con Hamas non si può trattare direttamente fino a quando non rinuncerà alla violenza e avrà riconosciuto il diritto a esistere di Israele. Il coinvolgimento del movimento integralista, infatti, “può avvenire solo se Hamas è preparato a entrarvi nei giusti termini”. Altrimenti il rischio è di “destabilizzare tutta quella gente che in Palestina ha lavorato duramente e a lungo per la causa moderata”.
E’ quello che ha sempre detto Israele, mi pare, diversamente da D’Alema.

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bill 31 gennaio 2009 alle 15:46

Elo, non puoi banalizzare le cose così. Il piano della UE era un favore che si facevano prima di tutto Germania e Francia, e avrebbe comportato per l’Italia, non per Berluska, dei costi enormi, oltretutto di dubbia utilità. Il governo ha fatto benissimo a minacciare il veto.
E’ la stessa cosa che sta succedendo in questi giorni nella distribuzione di fondi UE per le infrastrutture energetiche (caso in cui il veto non c’è).

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ventomare 31 gennaio 2009 alle 16:03

Quello che conta politicamente in “sua” questa intervista è l’apertura.
“L’ex premier conferma tuttavia la posizione ufficiale del quartetto” è la posizione del quartetto.

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elofoolish 31 gennaio 2009 alle 16:31

io banalizzero’ ma e’ un dato di fatto che l’industria italiana sia in mano a poche famiglie e qanche per questo monolitiche .
i disastri ambientali ci sono ovunque ma noi qua abbiamo situazioni che vanno al di la’ “dell’incidente”.
per non parlare di quante imrpese sono in mano alla camorra che figurati se ci pensa a fare qualcosa per l’ambiente.
francia e germania stanno un pezzo avanti, mentre noi stiamo a ncora agli inceneritori.

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Return 31 gennaio 2009 alle 17:14

Ventomare ma la pianti per favore? La posizione del Quartetto è quella di Blair e quella di Blair è del Qaurtetto, visto che Blair è l’inviato del Quartetto.
Ma falla finita che non fai bella figura.
Se proprio c’è un senso politico nelle dichiarazioni (Blair dov’è stato neglio ultimi sei mesi? Di certo non in Meio Oriente) è la richiesta ad Hamas di riconoscere Israele se vuole contare in un possibile piano di pace.
Il resto sono ancora tue illazioni e vaneggiamenti (gli ennesimi)

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bill 1 febbraio 2009 alle 15:43

Elo: sono d’accordo che le grandi imprese siano in mano a poche persone. E ciò è storicamente dovuto al fatto che c’è sempre stato troppo stato nell’economia. Pensa che c’erano più aziende quotate in borsa agli inizi del secolo scorso che adesso..Il fatto è che per il potere (lo stato onnipresente) è più semplice “addomesticare” pochi interlocutori, e per questi ottenere grandi vantaggi. Non è quello che è sempre successo qui da noi, o sbaglio?
Faccio notare che ieri, su Libero, c’era un articolo che faceva notare i parallelismi chi ci sono stati fra New Deal roosveltiano e le politiche economiche fascista e nazista. Con tanto di espliciti riconoscimenti di Hitler a Roosvelt, e dell’ammirazione che la politica economica fascista riscuoteva in certi ambienti intellettuali (keynesiani) americani.
Io penso molto semplicemente che libertà economica e librtà politica siano strettamente connesse; se una è carente, l’altra zoppica.

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Rolli 1 febbraio 2009 alle 16:20

Return, è inutile, si sente molto trendy e geniale, facendo così. Nel frattempo ho integrato nel post il banner di beatificazione di Minerva, perchè davvero è il minimo. Una santa donna

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Return 1 febbraio 2009 alle 16:42

Dichiarazione pubblica di Al-Masri (ignorata da tutti i media europei, quarda caso):
“Le parole di Tony Blair dimostrano che l’Europa e il mondo hanno compreso che ogni sforzo di eliminare Hamas dall’arena politica palestinese è fallito e che oggi noi siamo la forza preminente in questo campo.”
Dopodiché, incassata l’”apertura” che piace a ventomare, al-Masri prosegue:
“Le condizioni poste dal Quartetto per coinvolgere Hamas sono indegne e stupide. E’ la ripetizione degli stessi ostacoli che l’Occidente ha alzato in passato come una scusa per rifiutare la democrazia palestinese, intralciare lo stesso popolo palestinese e consentire al nemico sionista di continuare nei suoi crimini…”. “La reintroduzione di simili affermazioni mostra la stupidità di Blair e di chiunque altro insista con tali inutili proposte”.
Mentre il Quartetto si fa prendere a ceffoni da Hamas, per fortuna, Israele ottiene che Cipro blocchi le navi iraniane dirette a Gaza e che l’Egitto schieri sensori antitunnel (credo si tratti della tecnologia di cui il Amos Gilad andò a parlare con gli Egiziani durante l’attacco) sotto il confine con Gaza, confine che Hamas ha accettato, come parte della tregua sia controllato da forze fedeli a Fath.

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bill 1 febbraio 2009 alle 17:15

Nel frattempo, è ripartito qualche razzo verso Israele.

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Giancarlo 1 febbraio 2009 alle 17:21

Minerva è già più di santa, è una Dea :)

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ventomare 3 febbraio 2009 alle 13:52

Quello che voglio dire è che è in atto tutta un’attività legata alla possibile riapertura di un qualsivoglia dialogo tra Iran-Usa che coinvolge tutta l’area. L’uscita di Blair è parte di questo. Altrimenti se le posizioni fossero tutte rimaste congelate, se l’intervista serviva solo per dire che le posizioni del quartetto rimangono inalterate, che senso avrebbe avuto rilasciarla?

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Rolli 3 febbraio 2009 alle 14:11

Politico, forse?

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ventomare 3 febbraio 2009 alle 15:55

Certo, politico. E quale sennò?
Quello era il suo “point of view”, differente dallo stato dell’arte della posizione del quartetto. Ma la politica mica si ferma alle posizioni ufficiali, si muove, è dinamica. le posizioni ufficiali cambiano non all’interno di uno stanzino, ma sono il risultato di una dinamica di confronto costante. Secondo me l’uscita di Blair va inquadrata, appunto, nelle posizione più “fluida” di Obama e nei riflessi che questa può avere in tutta l’area di conflitto e di confronto mediorientale.

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ventomare 6 febbraio 2009 alle 09:52

Minerva, mi sembra che il ragazzo faccia sul serio, no?
La mossa mirata a bloccare il procedimento davanti alla Corte militare
Al-Nashiri è sospettato dell’attacco alla nave Usa che nel 2000 uccise 17 marinai
Obama sfida i giudici di Guantanamo
ritirate le accuse per l’attentato al Cole
WASHINGTON – Barack Obama sfida i giudici militari di Guantanamo, e per aggirare le loro resistenze a bloccare i processi contro i detenuti accusati di terrorismo compie un atto singolare: la Casa Bianca ritirerà le accuse, sospendendo così di fatto le procedure per poi riavviarle davanti a tribunali civili. Il primo caso, secondo indiscrezioni della tv Abc confermate dal Pentagono, è quello di Abd al-Rahim al-Nashiri, sospettato di essere uno degli ideatori dell’attacco alla nave di guerra americana Cole nel 2000 nello Yemen.
Il portavoce del Pentagono Geoff Morell ha indicato che “il giudice Susan Crawford ha ritirato le accuse” contro al-Nashiri. Un altro portavoce ha però precisato però che possono essere “ristabilite” in qualsiasi momento. Secondo la Abc, al-Nashiri rimarrebbe comunque in carcere e verrebbe incriminato di nuovo in un secondo tempo, in una commissione militare (i tribunali per i carcerati di Guantanamo) o in un tribunale civile.
La mossa di Obama, che si è impegnato a chiudere Guantanamo entro un anno e ha chiesto di sospendere per 120 giorni i processi ai detenuti nella base americana a Cuba, mirava a superare il “no” del giudice Jams Pohl, un colonnello dell’esercito che, ritenendo non convincente la richiesta dell’Amministrazione, aveva deciso di proseguire l’iter giudiziario per al-Nashiri, un saudita. L’attentato al Cole, il 12 ottobre 2000, aveva provocato la morte di 17 marinai americani.
(6 febbraio 2009)

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ventomare 10 febbraio 2009 alle 09:53

A parte le guasconate, questa non è male. Tra tanta nausea di casa nostra.
Ahmadinejad apre agli Stati Uniti
“Sì al dilogo, nel rispetto reciproco”
TEHERAN – Disponibili al dialogo con gli Stati Uniti, ma nel nome della chiarezza e del rispetto reciproci. C’è un segnale di distensione nelle parole con cui il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad replica a quanto affermato da Barack Obama: “Aspettiamo aperture che ci sonsentano di sedere allo stesso tavolo”, ha detto il presidente americano nel corso della sua prima conferenza stampa alla Casa Bianca. L’Iran “è diventato ormai una vera superpotenza”, e le minacce militari nei suoi confronti “sono state rimosse per sempre” ha detto Ahmadinejad in un discorso pronunciato davanti a migliaia di persone in occasione del 30esimo anniversario della rivoluzione islamica.

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Minerva 10 febbraio 2009 alle 11:10

I soliti titoli all’italiana. Semmai, era il giudice (uno) di Guantanamo ad aver sfidato Obama. Un giudice – presiedeva il processo contro il terrorista accusato dell’attentato alla USS Cole – si era rifiutato di obbedire all’ordine di sospensione dei processi militari a Guantanamo, sostenendo la regolarità del procedimento. Da subito i giuristi avevano sostenuto che l’unica opzione valida per risolvere la questione fosse ritirare le accuse. Obama ha incontrato i familiari delle vittime dell’attentato alla USS Cole per tranquillizzarli sul fatto che il terrorista accusato dell’attentato non verrà liberato. Insomma, dal punto di vista delle garanzie processuali, un altro detenuto nel limbo, in carcere senza processo a tempo indeterminato. Quello che le organizzazioni per i diritti umani rimproveravano a Bush. E infatti adesso mugugnano.

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Minerva 10 febbraio 2009 alle 11:13

oh my godness! mi sono accorta solo ora di quell’imbarazzante banner rosso :))

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Minerva 10 febbraio 2009 alle 11:24

Altri mugugni, sempre più forti, perché l’amministrazione Obama si rifiuta di fornire la documentazione relativa a una rendition; la documentazione è stata richiesta in un processo sul ricorso di una persona che lamenta di essere stata rapita illegalmente e torturata. Il rifiuto, giustificato con il segreto di Stato, impedirà il proseguimento del processo. Si è arrabbiato persino Andrew Sullivan, strenuo difensore di Obama: il Presidente Obama e i suoi si rendono complici delle malefatte di Bush, Sullivan dixit.

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ventomare 11 febbraio 2009 alle 19:39

Minerva, gliel’abbiamo quasi fatta. Un paio di giorni, e portamo a casa er piano. Qualche miliardi di dollari in meno, sono 789, ma diciamo che siamo a 22 giorni. Un altro paio e annamo a 24. Non c’è male come tempi.
Poi, vedo che la situazione con l’Iran, procede. Festina lente!
Usa, via libera del Congresso
al piano salva-economia
WASHINGTON – Il Congresso degli Stati Uniti ha raggiunto un accordo su una versione finale del piano di stimolo per l’economia che prevede interventi per 789 miliardi di dollari. Il nuovo testo unifica le due versioni votate separatamente da Senato e Camera dei Rappresentanti. Ora dovrà essere sottoposto ad una nuova votazione dai due rami di Capitol Hill, probabilmente nei prossimi due giorni, secondo quanto dichiarato dal senatore democratico Max Baucus.
(11 febbraio 2009)

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Minerva 11 febbraio 2009 alle 23:19

Peccato abbia perso qualche pezzo che per Obama era importante, come l’estensione della banda larga e il rafforzamento delle linee elettriche (ne ha parlato in continuazione durante la campagna elettorale e persino nel discorso inaugurale). Poi c’è il taglio ai fondi previsti per l’istruzione. E a quelli per la pianificazione familiare. Per ora le reazioni sono piuttosto fredde. Mah… vedremo.
Ti sei fatto sfuggire una notizia importante, ormai risale alla settimana scorsa, o forse più: Obama ha firmato la legge che estende le cure gratuite a tutti i bambini privi di assicurazione medica (Bush l’aveva bocciata).

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ventomare 12 febbraio 2009 alle 01:07

Ohhhhh che bello, Minerva. Strano che uno come Obama si sia fatto impietosire dai bambini poveri :))

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ventomare 1 marzo 2009 alle 11:36

ME TOO!
Questo per chi pensava che Obama non avrebbe lavorato per cambiare redicalmente la realtà amaricana. Obama è il cambiamento, la rottura dei vecchi schemi, la guida per il nuovo mondo, inteso come “America” e la nuova rivoluzione del terzo millennio. E’ il cambiamento che servirebbe a noi. Quando si scrive una sceneggiatura esiste il motivo della sfida esterna ed il conflitto interiore. Se un personaggio non cambia muore, a volte fisicamente altre volte muore la sua vitalità, il suo senso esistenziale. Il cambiamento era il senso dell’elezione americana, il cambiamento del vecchio modello, le forze che contrastano il nuovo ci sono, vincere su quelle forze significa dare un senso alla vita e aprire al nuovo, al nuovo modo di essere, proseguire il flusso che altrimenti muore. dello stesso cambiamento avremmo assoluto bisogno anche noi. E purtroppo chi dovrebbe interpretarlo è tutto il contrario di quello che servirebbe. L’opposto.
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Il presidente lancia la sfida: “E’ il cambiamento che ho promesso”
“Non passerà facilmente, minaccia lo status quo di Washington”
Obama difende la sua finanziaria
“Pronto alla lotta contro le lobby”
Barack Obama
WASHINGTON – Barack Obama difende con fermezza il suo piano economico ed è pronto a lottare contro le lobby che cercheranno di smantellarlo. “So che non passerà facilmente”, ha ammesso il presidente degli Stati Uniti, perchè “rappresenta una minaccia allo status quo di Washington”. Una chiara sfida alle lobby dell’industria Usa e ai repubblicani che hanno già fatto sapere di essere pronti a votargli contro e a non accettare i suoi provvedimenti, che prevedono, fra l’altro, più tasse per le classi abbienti.
Obama ha parlato oggi dalla stanza ovale, nel suo consueto video-messaggio del sabato agli americani: “Questo è il cambiamento che ho promesso sin da quando mi sono candidato alla presidenza – ha spiegato – è il cambiamento che gli americani hanno votato a novembre e proprio questo rappresenta il bilancio che questa settimana ho presentato al Congresso”.
“So che questi provvedimenti – ha detto Obama – non andranno d’accordo con gli interessi dei lobbisti che hanno investito sulla vecchia maniera di fare affari e io so che si stanno preparando alla lotta. Il mio messaggio a loro è questo: anche io”. “So – ha proseguito Obama – che l’industria assicurativa non amerà l’idea di dover diventare più competitiva per continuare a offrire la copertura medica”. “So anche – ha aggiunto – che le banche e i grandi creditori agli studenti non ameranno lo stop agli enormi sussidi a loro accordati, ma così abbiamo salvato circa 50 miliardi di dollari per rendere i college più finanziariamente accessibili”. Allo stesso modo, ha detto Obama, “le compagnie petrolifere non ameranno l’interruzione delle facilitazioni fiscali per 30 miliardi di dollari, ma è così che possiamo permettere all’economia delle energie rinnovabili di creare nuovi progetti e posti di lavoro”.
Obama ha quindi ribadito le promesse fatte in campagna elettorale, un mix “che permetterà di tagliare le tasse del 95% agli americani che lavorano” e “di eliminare gli aiuti fiscali a chi guadagna oltre 250mila dollari l’anno e alle corporazioni che portano oltreoceano i nostri posti di lavoro. E’ questo che farà questo bilancio”. “Mi rendo conto – ha quindi concluso Obama – che far passare questo provvedimento non sarà facile perchè rappresenta un reale e incredibile cambiamento nonchè una minaccia allo status quo di Washington”. Ma, ha aggiunto Barack, “io lavoro per gli americani e non sono venuto qui per fare le stesse cose che sono già state fatte”. Questo cambiamento “farà crescere la nostra economia, allargare la nostra classe media e mantenere vivo il sogno americano per tutti gli uomini e le donne che hanno creduto in questo viaggio nel momento in cui è iniziato”.
(28 febbraio 2009)

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ventomare 1 marzo 2009 alle 14:16

Questo è quello che oggi, nell’editoriale, Scalfari dedica a Obama e a Berlusconi.
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Per colmare questa inevitabile sfasatura temporale Obama ha alzato l’asticella degli obiettivi e, oltre a quelli macroeconomici, ha inserito riforme strutturali e una redistribuzione sociale del reddito senza precedenti. E’ il caso di dire che si è bruciato gli ormeggi alle spalle affrontando lo scontro con i ceti più ricchi, minoritari nel numero ma maggioritari nel possesso e nel controllo della ricchezza e del potere sociale. Neppure Roosevelt era arrivato a tanto e non parliamo di Kennedy e neppure di Clinton. Questa cui stiamo assistendo è la prima vera svolta a sinistra degli Stati Uniti d’America; l’intera struttura economica, sociale e culturale del paese è infatti sottoposta ad una tensione senza precedenti, i cui effetti non riguardano soltanto i cittadini americani ma coinvolgono inevitabilmente l’Europa e l’Occidente nella sua più larga accezione. “Quando la casa minaccia di crollare – ha detto Obama parlando al Congresso – non ci si può limitare a riverniciare di bianco le pareti ma bisogna ricostruirla dalle fondamenta”. Noi siamo tutti partecipi di questa rifondazione che si impone anche all’Europa.
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Poche osservazioni sulla situazione italiana, che registra un progressivo peggioramento a fronte del quale le reazioni del governo sono pressoché inesistenti.
Per fronteggiare alcuni segnali di rischio incombenti e una storica fragilità patrimoniale del sistema bancario italiano, il governo ha mobilitato 12 miliardi, nove dei quali già prenotati da Unicredit, Banca Intesa, Monte Paschi e Ubi. Sono i famosi Tremonti-bond, prestiti a scadenza pluriennale assistiti da obbligazioni con un tasso medio dell’8 per cento a favore del Tesoro che le sottoscriverà. Con una procedura contabile che è arduo spiegare per la sua macchinosità, questi crediti del Tesoro non compariranno nel bilancio dello Stato. Le risorse necessarie saranno chieste al mercato con altrettante emissioni di Bot. Ci sarà uno scarto a favore del Tesoro tra il tasso riconosciuto ai sottoscrittori di Bot e quello pagato dalle banche emittenti dei Tremonti-bond. Insomma il Tesoro ci guadagnerà.
Si dovrebbe dire dunque bravo Tremonti, che in tempi di magra riesce a cavar sugo perfino dalle rape, se non fosse che l’intera operazione (che i media di bandiera hanno esaltato come un miracoloso toccasana) è completamente inutile. Le banche dovrebbero rafforzare il proprio capitale e rilanciare il credito alle piccole-medie imprese. Con i Tremonti-bond aumentano i propri debiti e pagano molto cara questa raccolta. Per di più essa ha una destinazione obbligata: deve esser destinata alle Pim.
Poiché il costo è dell’8 per cento, quale sarà il tasso chiesto alle Pim? Se il Tesoro vuole guadagnare tra il 3 e il 4 per cento in questa operazione, è probabile che le banche spuntino un margine analogo a carico della clientela, cioè impongano un tasso del 12 per cento più gli oneri fiscali. Con questa operazione si sostiene di aver rafforzato il sistema bancario italiano nel quadro della peggiore crisi europea degli ultimi settant’anni? Ci prendete tutti per imbecilli?
Nel frattempo l’Enel, che ha fatto troppi debiti, è costretto a lanciare un aumento di capitale che il Tesoro non sottoscriverà per la quota che ancora possiede. Il mercato ha reagito negativamente. Non era proprio l’Enel il titolo che Berlusconi ha più volte consigliato di comprare, insieme all’Eni, che anch’esso non naviga con la bandiera al vento? Il nostro “premier” non dovrebbe più pronunciar parola perché ogni volta che parla fa danni gravi alla credibilità sua e del paese che rappresenta. Invece la sua loquela esonda e infatti la nostra credibilità all’estero è sotto zero. Basta parlare con uno qualunque degli ambasciatori stranieri accreditati a Roma per averne conferma.
Speriamo che la crisi monetaria e bancaria dell’Est europeo sia arginata. Se così non fosse per far fronte alle sue ripercussioni in Italia ci vorrà ben altro che i Tremonti-bond. In ogni caso noi non siamo in grado di partecipare all’inevitabile rifinanziamento del sistema europeo. Perciò il nostro peso, già assai modesto nell’Unione, diminuirà ancora.
Per fortuna la bandiera nazionale, oltreché dall’Alitalia di Colaninno, continuerà a sventolare per merito del cuoco Michele e del chitarrista Apicella, intrattenitori apprezzati anche dai capi di governo stranieri quando vengono a Roma per vedere il Papa e il Presidente della Repubblica e fare poi sosta un paio d’ore a Palazzo Grazioli per gustare qualche manicaretto di Michele e ascoltare qualche canzone del chitarrista.
La nostra vocazione è la pizza e il mandolino. Ed un attore comico vestito da dittatore. Questo è il copione della commedia all’italiana e questo infatti va in scena anche in tempi di tempesta.
(1 marzo 2009)

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Minerva 1 marzo 2009 alle 15:34

Premesso che una delle ragioni per cui ho detto che avrei votato Obama è la sua promessa di sostenere la classe media, vedremo i risultati (ottimo che il bilancio sia stato fatto senza utilizzare trucchi contabili).
Ventomare, sono un po’ delusa, però: niente da dire sul mancato ritiro dall’ Iraq?
I consiglieri di Obama dicono che anche se il ritiro dei restanti 35/50mila è previsto per il 2011 (come da accordo Bush-Maliki), e per ora non si pensa a ulteriori posticipazioni, Obama si riserva di decidere diversamente in base alla situazione sul campo. Ha dato ascolto ai militari e questi lo hanno convinto del pericolo di un ritiro totale. Bravo (anche perché ho azzeccato la previsione che non avrebbe ritirato le truppe come una Pelosi qualsiasi :). Ma i suoi non sono molto contenti, a partire dalla stessa Nancy.
Comunque, un ritiro totale sarebbe inevitabile se la crisi economica dovesse ulteriomente peggiorare: insomma, se gli americani non si potessero più permettere la missione irachena.
P.S. Ci deve essere una ragione perchè, le poche volte che la curiosità mi spinge a leggere un editoriale di Scalfari, non riesco mai ad arrivare alla fine. Non sappiamo ancora bene quali saranno le conseguenze della “tensione senza precedenti” dovuta alla crisi economica, nè se l’azione di Obama risulterà efficace.
Esempio: riformare Medicare – per ridurre il deficit pubblico – eliminando le cure che non mostrano di garantire un miglioramento per la salute? Mah…
Ma, qualunque sia il risultato, è da lungo tempo che un presidente non cercava di usare il suo budget per modellare l’amministrazione statale e l’economia nella misura in cui il presidente Obama ha fatto giovedì. Dal punto di vista della portata, lui e il presidente Reagan hanno qualcosa in comune”.

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