Barack Obama, 44∞ presidente degli Stati Uniti

Canta Aretha Franklin (meravigliosa) e Barack Obama si insedia
Joe Biden, vicepresidente, ha appena giurato
h: 18:05 Obama ha giurato: è il 44∞ presidente degli Stati Uniti

Il discorso di Obama presidente

parte 1
parte 2
parte 3
Qui la traduzione di Minerva del discorso integrale di Obama


Miei concittadini,
sono qui oggi con l’ umiltà dettatami dal compito che abbiamo davanti, grato per la fiducia che mi avete accordato, consapevole dei sacrifici affrontati dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione dimostrate durante la transizione.
Fino ad oggi, quarantaquattro americani hanno prestato il giuramento presidenziale. Queste parole sono state pronunciate durante periodi di maree crescenti di prosperità e acque calme di pace. Ma, altrettanto spesso, il giuramento è stato pronunciato in mezzo al concentrarsi delle nuvole e a violente tempeste. In questi momenti, l’ America ha continuato ad andare avanti, non solo grazie alla visione di coloro che ricoprivano la carica più alta, ma grazie a Noi, il Popolo, che abbiamo mantenuto la fiducia negli ideali dei nostri antenati, e la lealtà verso le carte della nostra fondazione.
Così è stato. Così deve essere per questa generazione di americani.
Che ci troviamo in mezzo ad una crisi è, in questo momento, risaputo. La nostra nazione è in guerra, contro un’ estesa organizzazione violenta e portatrice di odio. La nostra economia è gravemente indebolita, una conseguenza dell’avidità e dell’ irresponsabilità di alcuni, ma anche del nostro fallimento collettivo nel prendere decisioni difficili e nel preparare la nazione a una nuova era. Sono state perse case, tolti posti di lavoro, chiuse imprese. Il nostro sistema sanitario è troppo costoso, le nostre scuole falliscono verso troppi studenti; e ogni giorno ci fornisce una prova ulteriore che il nostro modo di usare l’energia rafforza i nostri avversari e minaccia il pianeta.
Ci sono degli indici della crisi, esposti in dati e statistiche. Meno misurabile, ma non meno profondo, è un certo inaridirsi della fiducia che attraversa la nostra terra ; una pungente paura che il declino dell’America sia inevitabile, e che la prossima generazione debba abbassare le proprie mire.
Oggi io vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono tante. Affrontarle non sarà facile nÈ avverrà in un breve arco di tempo. Ma sappi questo, America: saranno affrontate.
In questa giornata, siamo riuniti perché abbiamo scelto la speranza sulla paura, l’unità di intenti sul conflitto e la discordia.
In questa giornata, siamo venuti a proclamare la fine delle vertenze meschine e delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi logori, che per troppo tempo hanno soffocato le nostre politiche.
Noi restiamo una nazione giovane, ma, come è detto nelle Scritture, è giunto il tempo di mettere da parte le cose infantili. E’ venuto il tempo di riaffermare il nostro spirito tollerante; di scegliere la nostra storia migliore; di portare avanti quel dono prezioso, quella nobile idea, passata di generazione in generazione: la promessa di Dio che tutti sono uguali, tutti sono liberi, e tutti meritano la possibilità di ricercare tutta la propria quota di felicità.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, noi comprendiamo che la grandezza non è mai un regalo. Deve essere guadagnata. Il nostro viaggio non è mai passato per le scorciatoie nÈ per l’accontentarsi di qualcosa di meno. Non è stato un cammino per i codardi, per quelli che preferiscono le comodità al lavoro, o cercano soltanto i piaceri delle ricchezze e della fama.
Piuttosto, è stato un cammino per chi si assume dei rischi, per chi agisce, per chi fa le cose; alcune di queste persone sono famose, ma, più spesso, sono gli uomini e le donne che lavorano nell’ombra ad averci fatto andare avanti per il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.
Per noi, hanno fatto i bagagli con i loro pochi averi e hanno viaggiato attraverso gli oceani alla ricerca di una vita nuova.
Per noi, hanno lavorato duramente facendosi sfruttare e hanno colonizzato il West, hanno sopportato le sferzate della frusta e hanno arato la dura terra.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in luoghi come Concord e Gettysburg, la Normandia e Khe Sahn.
Molto spesso questi uomini e queste donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato fino a che le loro mani non sono diventate ruvide, così che noi potessimo vivere una vita migliore. Essi hanno visto l’America come qualcosa di più grande della somma delle nostre ambizioni individuali, più grande di tutte le differenze di nascita , di ricchezza o di fazione.
Questo è il viaggio che noi continuiamo oggi. Restiamo la nazione più prospera e potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi di quando la crisi è iniziata. Le nostre menti non sono meno creative, le nostre merci e i nostri servizi non sono meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa o il mese scorso o l’anno scorso. Le nostre capacità non sono diminuite. Ma il tempo di rimanere fermi sulle nostre posizioni, di proteggere interessi limitati e rinviare le decisioni spiacevoli, quel tempo è certamente finito. A partire da oggi, dobbiamo tirarci su, toglierci la polvere di dosso, e ricominciare a lavorare per rifare l’America.
Perché dovunque guardiamo, c’è del lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede che si agisca, con coraggio e rapidità, e noi agiremo, non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuove fondamenta per la crescita. Costruiremo strade e ponti, linee elettriche e digitali che alimentino i nostri scambi commerciali e ci tengano uniti. Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di diritto, e useremo le meraviglie della tecnologia per migliorare la qualità del sistema sanitario e abbassarne i costi. Imbriglieremo il sole e i venti e la terra per dare carburante alle nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università perché siano all’altezza di una nuova era . Possiamo fare tutto questo. E faremo tutto questo.
Ora, ci sono quelli che contestano l’entità delle nostre ambizioni, che suggeriscono che il nostro sistema non può sopportare troppi grandi piani. Hanno la memoria corta. Perché hanno dimenticato quanto il nostro paese ha già fatto, quanto uomini e donne liberi possono realizzare quando l’immaginazione è unita alla comunanza di intenti, e la necessità al coraggio.
Ciò che i cinici non riescono a comprendere è che il terreno è scivolato sotto di loro, che le discussioni politiche stantie che ci hanno logorato per così tanto tempo non sono più utilizzabili. La domanda che ci poniamo oggi non è se la nostra pubblica amministrazione è troppo grande o troppo piccola, ma se funziona, se aiuta le famiglie a trovare un posto di lavoro e un salario decente, delle cure che si possano permettere, una pensione dignitosa. Laddove la risposta sia sì, ci muoveremo verso quella direzione. Laddove sia no, i programmi verranno chiusi. E quelli di noi che gestiscono il denaro pubblico saranno tenuti a risponderne – affinché si spenda saggiamente, si cambino le cattive abitudini e i nostri affari siano gestiti alla luce del giorno – perché solo in tal modo potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.
E davanti a noi non c’è la questione se il mercato sia una forza positiva o dannosa. Il suo potere di generare ricchezza e di espandere la libertà è ineguagliabile, ma questa crisi ci ha ricordato che, senza un occhio vigile, il mercato può finire fuori controllo, e la nostra nazione non può prosperare quando il mercato favorisce solo chi ha già raggiunto la prosperità.
Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dall’entità del nostro PIL, ma dalla portata della nostra prosperità, dalla nostra abilità di estendere le opportunità ad ogni persona dal cuore volenteroso, non per carità, ma perché è la via più sicura per il nostro bene comune.
E per la nostra difesa comune, noi respingiamo la falsa scelta fra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I nostri Padri fondatori, che hanno affrontato pericoli che noi a mala pena immaginiamo, hanno redatto una carta costituzionale che garantisce la regola della legge e i diritti dell’uomo, una carta che si è sviluppata attraverso il sangue di generazioni. Questi ideali ancora illuminano il mondo, e noi non vi rinunceremo per ragioni di convenienza. E allora, tutti gli altri popoli e governi che oggi ci stanno guardando, dalle capitali più grandi al piccolo villaggio in cui nacque mio padre: sappiate che l’ America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerchino un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti, una volta ancora, a fare da guida.
Ricordatevi che le generazioni precedenti hanno sconfitto il fascismo e il comunismo non solo con missili e carri armati, ma con alleanze forti e paziente opera di persuasione. Le generazioni precedenti capivano che la nostra forza, da sola, non può proteggerci, nÈ che ci da il diritto di agire a nostro piacimento. Al contrario, sapevano che la nostra forza cresce attraverso l’ uso prudente; la nostra sicurezza scaturisce dalla giustezza della nostra causa, la forza del nostro esempio, le qualità tempranti dell’umiltà e della misura.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta da questi principi, possiamo affrontare queste nuove minacce che richiedono uno sforzo ancora maggiore, e anche una maggiore cooperazione e comprensione fra le nazioni.
Inizieremo a lasciare, responsabilmente, l’Iraq al suo popolo, e forgeremo una pace sudata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i nemici di un tempo, lavoreremo instancabilmente per diminuire la minaccia nucleare, e per ricacciare indietro lo spettro di un pianeta surriscaldato. Non ci scuseremo per il nostro stile di vita, nÈ tentenneremo nel difenderlo, e per quelli che cercano di realizzare i loro scopi terrorizzando e massacrando gli innocenti, vi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere spezzato; voi non potete sopravviverci, e noi vi sconfiggeremo.
Perché sappiamo che il nostro patrimonio eterogeneo è un punto di forza, non di debolezza. Siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e hindu , e non credenti. Siamo formati da ogni tipo di lingua e cultura, provenienti da ogni punto di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro intruglio della guerra civile e della segregazione, e siamo emersi da quel buio capitolo della storia più forti e più uniti, non possiamo fare a meno di credere che le antiche inimicizie un giorno finiranno; che i confini tribali presto si dissolveranno, che mentre il modo diventa più piccolo, si rivelerà la nostra comunanza quali esseri umani, e che l’America deve interpretare il suo ruolo nel tracciare la strada verso una nuova era di pace.
Al mondo musulmano, noi cerchiamo una nuova strada su cui procedere, basata sull’interesse reciproco e sul reciproco rispetto. A quei leader nel globo che cercano di seminare il conflitto, o addossano i mali delle loro società all’Occidente: sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno da ciò che avete costruito, non da ciò che avete distrutto.
A quelli che rimangono attaccati al potere attraverso la corruzione, la disonestà e la repressione del dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della storia, ma che noi tenderemo una mano se vorrete schiudere il vostro pugno.
Ai popoli delle nazioni povere, noi ci impegniamo a lavorare al vostro fianco per far fiorire le vostre fattorie e per far affluire le acque pulite, per nutrire i corpi che patiscono l’inedia e alimentare le menti affamate. E alle nazioni come la nostra che godono di una relativa abbondanza, noi diciamo che non possiamo continuare a permetterci l’indifferenza nei confronti di chi soffre al di là dei nostri confini; nÈ possiamo consumare le risorse del mondo senza considerarne gli effetti. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare con esso.
Mentre consideriamo la strada che si schiude davanti a noi, ricordiamo, umilmente grati, quei coraggiosi americani che, in questo esatto momento, pattugliano deserti lontani e montagne distanti.. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, esattamente come tutti gli eroici caduti, che giacciono ad Arlington , ci sussurrano attraverso il succedersi del tempo. Noi rendiamo loro onore, non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare uno scopo in qualcosa di più grande di loro stessi. E ancora, in questo momento – un momento che definirà una generazione – è precisamente questo spirito che deve dimorare in tutti noi.
Per quanto un’ amministrazione possa fare e debba fare, questa nazione fa assegnamento, fondamentalmente, sulla fede e sulla determinazione del popolo americano . Sono la bontà nell’ accogliere un estraneo quando le dighe crollano, il disinteresse per sÈ stessi dei lavoratori che preferiscono un taglio dei salari piuttosto che vedere un amico perdere il proprio posto, che noi vediamo durante i momenti più bui. Sono il coraggio del vigile del fuoco nel precipitarsi su una scala piena di fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire un bambino, che alla fine decidono il nostro destino.
Le sfide che ci attendono possono anche essere nuove. Possono essere nuovi i mezzi con cui le affronteremo. Ma quei valori da cui dipende il nostro successo – duro lavoro e onestà, coraggio e correttezza, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo – sono cose antiche. Sono cose vere, sono state la pacifica forza del progresso attraverso la nostra storia.
Ciò che è necessario è un ritorno a queste verità. Ciò che adesso ci viene richiesto è una nuova era di responsabilità: un riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo dei compiti per noi stessi, per la nostra nazione, e per il mondo, compiti che non accettiamo con riluttanza ma piuttosto afferriamo volentieri, con la consapevole fermezza che non c’è niente di più soddisfacente per lo spirito, di più determinante per il nostro carattere, che dedicare tutti noi stessi a un incarico difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza .
Questa è la fonte della nostra fiducia: la consapevolezza che Dio ci chiama a dare forma a un destino incerto.
Questo è il senso della nostra libertà e del nostro credo: perché uomini e donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possano unirsi a festeggiare in questo magnifico viale, e perché un uomo il cui padre, meno di sessant’ anni fa, non sarebbe stato servito in un ristorante locale, adesso può stare davanti a voi e fare un così sacro giuramento.
Perciò, che questo giorno sia segnato dal ricordo di chi siamo e di quanto è stato lungo il nostro viaggio. Nell’anno in cui è nata l’America, sui monti più freddi, un piccolo gruppo di patrioti si stringeva accanto ai fuochi morenti in una landa dall’inverno gelido. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. In un momento in cui le sorti della nostra rivoluzione era dubbie, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero al popolo queste parole:
“ Che si dica al mondo di domani… che nel mezzo dell’inverno, quando niente tranne la speranza e la virtù potrebbero sopravvivere… che la città e il paese, allarmati per il comune pericolo, si facciano avanti per affrontar[lo]”.
America. Di fronte ai comuni pericoli, in questo inverno di avversità, ricordiamoci queste parole senza tempo. Con speranza e virtù. Sfidiamo ancora una volta le correnti gelide, e sopportiamo qualunque tempesta arrivi. Diciamo ai figli dei nostri figli che, quando siamo stati messi alla prova, non abbiamo rifiutato di finire il viaggio, non siamo tornati indietro nÈ abbiamo vacillato; e che, con gli occhi fissi sull’orizzonte e con la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti quel grande dono di libertà e lo abbiamo consegnato, integro, alle generazioni future.

di Losciacallo il 20 gennaio 2009 in Estera & Esteri · 125 commenti

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Losciacallo 20 gennaio 2009 alle 18:46

Beh, emozionante lo è di certo, che si condividano o meno le sue idee.
Ora non resta che sperare per il bene di tutti che davvero quest’uomo abbia le doti messiniache di cui lo ammantano.
In bocca al lupo!

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malik 20 gennaio 2009 alle 19:22

la straordinaria forza e carisma di quest’uomo che è riuscito a cambiare la percezione del mondo verso l’america. oggi siamo tutti (finalmente) americani!

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brandavide 20 gennaio 2009 alle 19:37

L’ultimo passaggio che hai postato è piaciuto molto anche a me e se non sbaglio il “sarete giudicati…” si rivolgeva anche a coloro i quali imputano la causa della loro povertà e miseria all’occidente.

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Rolli 20 gennaio 2009 alle 20:13

“al mondo musulmano: noi cerchiamo un modo nuovo di andare avanti, basato sull’interesse, reciproco, sul rispetto reciproco; ma i leader in tutto il mondo che cercano di seminare il conflitto o dare la colpa dei mali della loro società sull’Occidente, sappiate che il vostro popolo vi giudicherà su quello che costruirete, non su quello che distruggerete”
Sto inserendo meglio nel post, mano mano che riascolto

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Giancarlo 20 gennaio 2009 alle 20:43

E’ materialmente impossibile che Obama non deluda almeno una parte di chi crede in lui. Fino ad ora Obama è l’immagine di Obama che ognuno di noi si è fatto di lui. Da ora in poi dovrà agire e giocoforza deluderà qualcuno. Tra i primi ad essere delusi sono pronto a scommettere ci saranno quelli che vedono in lui un rivoluzionario che romperà il sistema. Io invece spero che sia abbastanza pragmatico da cambiarlo senza cullarsi nello status quo.
“ricostruiremo la fiducia nel governo e negli stati uniti” fa un po a pugni con i ringraziamenti a Bush.

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leonida alle termopili 20 gennaio 2009 alle 20:52

Se cercherà di realizzare effettivamente tutto ciò che dice, lo faranno fuori!
servus

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British Bulldog 20 gennaio 2009 alle 22:07

non male per un ex coloniale non male

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ventomare 20 gennaio 2009 alle 22:48

IL CUORE DEL PROGRAMMA DEL NUOVO MONDO che si rispetti, finally.
………
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede un’azione, forte e rapida, e noi agiremo – non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.
……..
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società – sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l’indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; nÈ noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.

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bill 20 gennaio 2009 alle 23:23

Tutti in coro: “aaaaamenn!”

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bill 20 gennaio 2009 alle 23:25

Si potrebbe anche attualizzare: yo man..

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pick 21 gennaio 2009 alle 00:20

Bill, canti il gospel come lo canterebbe un membro del ku klux klan. Non stai nella pelle.

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bill 21 gennaio 2009 alle 00:28

veramente, Pick, io suono jazz da una vita, e c’ho gitato il mondo, e mi piace da matti l’hip hop. Pensa te che problemi “di pelle” posso avere io..

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bill 21 gennaio 2009 alle 00:34

Siete talmente fessi da essere convinti di essere così buoni, giusti, intelligenti e colti rispetto a quegli incliti che non condividono molte cose che sostenete, che veramente non vi rendete conto della figura da perfetti cretini che , spesso, vi capita di fare.
Così, dalla via che c’è bisogno dell’aiutino, spiego che non era una presa in giro rivolta ad Obama (che non mi dispiace affatto), bensì alla lacrimuccia che intravedevo scendere dalla palpebra di Ventomare.
Sì, sono cinico, e mi fa ridere. Che razzista cattivone, eh..?

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pick 21 gennaio 2009 alle 00:40

Bill, sarà che forse la figura da cretino la fa chi non capisce le battute?

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bill 21 gennaio 2009 alle 00:43

Lo sai che sono permaloso..come io so che c’è chi è capace di pensarlo davvero (non dico che sia tu..)

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Ginchelli 21 gennaio 2009 alle 09:03

Mhhh… da yes we can a rialzati america.
Cmq, good luck Oby.
:-)

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elofoolish 21 gennaio 2009 alle 09:22

solo l’incipit fa capire la differenza tra un cpolitico con stile e i cialtroni animati che abbiamo qui

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 10:40

Rialzati Italia di Berlusconi.
Previsioni 2009, PIL -2%, deficit -3,8%, debito pubblico da 104% tendente verso 110%, disoccupazione verso l’8%.
Oltre ad essere incapace, porta sfiga, che sono cose che vanno a braccetto: l’incapacità e la pseudocultura rabberciata, del luna park perenne, delle veline e di nani, del “so’ più furbo io e ti fotto”, del “ghe pensi mi”, “so’ er fusto der pretorio, c’ho du metri de torace” – portano sfiga e portano miseria.

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Return 21 gennaio 2009 alle 10:44

Beh ieri ha detto che tornare indietro del 2% significa tornare indietro a due anni fa e due anno fa non si stava così male.
E non era una delle sue battute.

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 10:49

Inoltre, due anni fa il PIL cresceva del 2%, non decresceva.
Prodi c’avrebbe portato fuori dalla crisi, l’unico che poteva, data la sua preparazione economica ed il peso internazionale che ha, ed avrebbe bdato lustro al nostro paese, come fa Marchionne. Peccato che prima di riconoscerlo, gli italiani, questa volta, dovranno toccare il fondo.

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brandavide 21 gennaio 2009 alle 10:54

uhmmm… rileggendolo mi ricredo parecchio.
Le parole Israele, Palestina, medio-oriente mai citate.
La retorica degllo schiavismo degli avi, con gli antenati che si ritrova.
Nessuna abbozzo di critica o di necessità di revisione di quest’onu incancrenita.
Ma la cosa che mi ha più colpito e il mancato riferimento all’11 settembre… non esiste più!
L’evento che ha cambiato il mondo scordato dal messia bimillenario nel suo discorso di insediamento.
Prevedo una politica estera molto, molto deludente e inconsistente, conto in una smentita altrimenti mi sa tanto che bisognerà guardare il compagno vladimir nei prossimi 4 anni.

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Return 21 gennaio 2009 alle 11:23

ecco tu guarda il compagno vladimir

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brandavide 21 gennaio 2009 alle 11:41

E io che pensavo fosse una battuta banale!
Caro, vedo che anche oggi hai dimenticato di prendere il malox.
Comunque mi sa tanto che tutto il lavoro sporco da oggi in poi sarà commissionato volente o nolente ad Israele e la pratica Iran se la dovranno risolvere a modo loro… peccato, speravo almeno che l’avvento dell’abbronzato ci risparmiasse per un po’ di tempo cortei infami e bandiere bruciate, i fascistelli rossi hanno il lavoro garantito anche per i prossimi anni.

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Return 21 gennaio 2009 alle 12:01

Hai lo stesso gusto per le battute del tuo capo.
Non è meglio che ti dedichi a qualcosa di più serio, tipo rapire Eluana Englaro?

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sing 21 gennaio 2009 alle 13:42

Brandavide, il compagno Vladimir bisogna guardarlo nel senso che gli italiani fanno affari con lui, Berlusconi in primis. Per il resto Obama non conterà niente alla casa bianca, la politica sarà sempre la stessa.

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sing 21 gennaio 2009 alle 13:48

Obama è sicuramente un grande oratore, ma credo che se non fosse nero (anzi meticcio) non avrebbe cambiato in nulla l’immagine degli USA. Il fatto è che pure la gente di sinistra radical chic è razzista, tanto razzista che si dimentica che Obama è il primo presidente ad aver detto che Gerusalemme appartiene tutta ad Israele :-)
Per il resto la Clinton un cambiamento? Boh rispetto all’inesperienza di Obama… vedremo, se fossi stato statunitense avrei votato per lui, ma essere neri (o meticci) non è certo un programma politico.

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elofoolish 21 gennaio 2009 alle 14:31

qua i politici hanno un altro spessore
http://roma.repubblica.it/dettaglio/Alemanno:-Un-romano-su-dieci-avra-il-decoder-gratis/1578545
mica cazzi!
che ce frega se il comune deve all’ama 200 milioni di euro!
oddio che angoscia

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 14:34

ERA meglio Tacere, dal sito http://www.attivissimo.com
Aggiungiamoci questa
Sing said “Per il resto Obama non conterà niente alla casa bianca, la politica sarà sempre la stessa.”
Era meglio tacere
This compilation © 2001-2004 by Paolo Attivissimo
Una raccolta informale di frasi celebri riguardanti l’informatica e la tecnologia che sono diventate eterna fonte di imbarazzo per chi le ha pronunciate.
Se siete a conoscenza di altre perle di questo calibro, scrivetemi presso topone@pobox.com e segnalatemele. Mi raccomando, che siano ben documentate!
“Internet… ben presto esploderà in modo spettacolare, come una supernova, e nel 1996 collasserà catastroficamente.”
Autore: Robert Metcalfe, fondatore della 3Com, inventore dello standard Ethernet per le reti informatiche locali.
Frase originale: “Almost all of the many predictions now being made about 1996 hinge on the Internet’s continuing exponential growth. But I predict the Internet, which only just recently got this section here in Infoworld, will soon go spectacularly supernova and in 1996 catastrophically collapse.”
Data: dicembre 1995.
Luogo: un suo articolo per la rivista Infoworld di dicembre 1995. La frase è l’inizio dell’articolo.
Fonte: Business Communications Review, pp. 39-45, maggio 1998 (http://www.bcr.com/bcrmag/1998/05/p39.asp); Wired, novembre 1998 (http://www.wired.com/wired/archive/6.11/metcalfe.html); intervista di Metcalfe a Computer.org (http://www.computer.org/internet/v1/metcalfe9702.htm).
Note: Metcalfe era così sicuro della propria previsione che promise di “rimangiarsi le proprie parole” se non si fosse avverata. Molto sportivamente, lo fece, letteralmente, il 10 aprile 1997, alla Sixth International World Wide Web Conference (WWW6): sul palco prese un frullatore e vi mise dentro una copia del proprio articolo e un po’ d’acqua, poi accese il frullatore, mangiandosi la pappina risultante con l’aiuto di un cucchiaio.
Nell’intervista rilasciata a Computer.org citata nelle fonti, Metcalfe dichiara che l’articolo era sarcastico e non doveva essere preso sul serio, ma comunque ha ritenuto opportuno (e divertente) rimangiarselo lo stesso.
“Ma che bisogno avrebbe una persona di tenersi un computer in casa?”
Autore: Kenneth Olson, fondatore della Digital Equipment Corporation.
Frase originale: “There is no reason for any individual to have a computer in their home.”
Data: 1977.
Luogo: la convention della World Future Society.
Fonte: http://www.winstonbrill.com/bril001/html/article_index/articles/1-50/article22_body.html; Christopher Cerf e Victor Navasky. 1984. The Experts Speak (NY: Pantheon): p. 209.
“Penso che ci sia richiesta mondiale per circa cinque computer.”
Autore: Thomas J. Watson Jr., in seguito diventato presidente dell’IBM.
Frase originale: “I think there is a world market for about five computers”.
Data: 1943.
Luogo: ?
Fonte: Life Magazine; Chris Morgan e David Langford, 1981. Facts and Fallacies (Exeter: Webb and Bower): p. 44.
“Una unità di calcolo sull’ENIAC è dotata di 18.000 valvole termoioniche e pesa 30 tonnellate, ma può darsi che in futuro i computer abbiano soltanto 1000 valvole e pesino soltanto una tonnellata e mezza.”
Autore: la rivista Popular Mechanics
Frase originale: “Where a calculator on the ENIAC is equipped with 18,000 vacuum tubes and weighs 30 tons, computers in the future may have only 1,000 vacuum tubes and perhaps weigh 1Ω tons.”
Data: marzo 1949 (quindi in parte scusabile)
Luogo: la rivista stessa.
Fonte: **da verificare**. “Vacuum tube” è letteralmente “tubo a vuoto”, ma ENIAC conteneva valvole termoioniche, che sono un tipo specifico di tubo a vuoto.
“Abbiamo un computer qui a Cambridge, ce n’è uno a Manchester e uno al laboratorio nazionale di fisica. Immagino che sarebbe giusto averne uno anche in Scozia, ma non di più.”
Autore: il fisico inglese Douglas Hartree
Frase originale: “We have a computer here in Cambridge; there is one in Manchester and one at the (National Physical Laboratory). I suppose there ought to be one in Scotland, but that’s about all.”
Data: 1951
Luogo: ?
Fonte: Inaccurate Media Forecasts from the Past (http://www.hfac.uh.edu/MediaFutures/misses.html).
“Questo cosiddetto ‘telefono’ ha troppi difetti per poterlo considerare seriamente come mezzo di comunicazione. Il dispositivo è intrinsecamente privo di valore, per quel che ci riguarda.”
Autore: ignoto
Frase originale: “This telephone has too many shortcomings to be seriously considered as a means of communication. The device is inherently of no value to us.”
Data: 1876
Luogo: comunicazione interna della Western Union.
Fonte: Inaccurate Media Forecasts from the Past (http://www.hfac.uh.edu/MediaFutures/misses.html).
“Non è pensabile che la cosiddetta ‘scatola musicale senza fili’ abbia valore commerciale. Chi mai pagherebbe per un messaggio che non è inviato a una persona specifica?”
Autore: i colleghi di David Sarnoff, pioniere della radiofonia e direttore generale della Radio Corporation of America (RCA) e della National Broadcasting Corporation (NBC), nonché primo al mondo a trasmettere via radio la notizia dell’affondamento del Titanic (aprile 1912).
Frase originale: “The wireless music box has no imaginable commercial value. Who would pay for a message sent to nobody in particular?”
Data: ?
Luogo: ?
Fonte: Inaccurate Media Forecasts from the Past (http://www.hfac.uh.edu/MediaFutures/misses.html).
“Benché la televisione sia forse realizzabile dal punto di vista teorico e tecnico, dal punto di vista commerciale ed economico è impraticabile.”
Autore: Lee DeForest, un inventore
Frase originale: “While theoretically and technically television may be feasible, commercially and financially it is an impossibility.”
Data: ?
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“Ritengo che il cinema sia destinato a rivoluzionare il nostro sistema scolastico e che in pochi anni soppianterà in gran parte, se non del tutto, l’uso del libro di testo.”
Autore: Thomas Edison
Frase originale: “I believe that the motion picture is destined to revolutionize our educational system and that in a few years it will supplant largely, if not entirely, the use of textbook.”
Data: 1922
Luogo: ?
Fonte: Inaccurate Media Forecasts from the Past (http://www.hfac.uh.edu/MediaFutures/misses.html)
“A chi diavolo vuoi che interessi sentir parlare gli attori?”
Autore: H. M. Warner, della Warner Bros.
Frase originale: “Who the hell wants to hear actors talk?”
Data: 1927
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“Gli americani hanno bisogno del telefono; noi no. Abbiamo fattorini in abbondanza.”
Autore: Sir William Preece, ingegnere capo delle Poste Britanniche
Frase originale: “The Americans have need of the telephone, but we do not. We have plenty of messenger boys.”
Data: 1876
Luogo: ?
Fonte: Inaccurate Media Forecasts from the Past (http://www.hfac.uh.edu/MediaFutures/misses.html), che cita la rivista The Economist.
“Bill Gates stima che entro il 1990, il 75-80% dei computer IBM compatibili verrà venduto insieme a OS/2.”
Autore: Bill Gates, fondatore e presidente della Microsoft
Frase originale: “Mr. [Bill] Gates’s [CEO of Microsoft] own estimate is that by 1990 75-80 percent of IBM compatible computers will be sold with [IBM's proprietary operating system] OS/2.”
Data: 30 gennaio 1988
Luogo: la rivista The Economist
Fonte: Inaccurate Media Forecasts from the Past (http://www.hfac.uh.edu/MediaFutures/misses.html)
“Ho percorso questo paese in lungo e in largo, e ho parlato con i migliori esperti: posso assicurare che questa ‘elaborazione dei dati’ è una moda che non durerà neppure fino alla fine di quest’anno.”
Autore: il capo redattore del settore libri per le aziende della Prentice Hall
Frase originale: “I have traveled the length and breadth of this country and talked with the best people, and I can assure you that data processing is a fad that won’t last out the year”
Data: 1957
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“Ma all’atto pratico, a che cosa serve?”
Autore: un ingegnere della Advanced Computing Systems Division dell’IBM, parlando del circuito integrato.
Frase originale: “But what… is it good for?”
Data: 1968
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“Non esiste il benché minimo indizio che faccia pensare che l’energia nucleare diverrà mai accessibile, perché questo comporterebbe essere in grado di spaccare l’atomo a comando.”
Autore: Albert Einstein
Frase originale: “There is not the slightest indication that nuclear energy will ever be obtainable. It would mean that the atom would have to be shattered at will.” (può darsi si tratti di una traduzione)
Data: 1932
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“La bomba [atomica] non esploderà mai. Lo dico come esperto in esplosivi.”
Autore: Ammiraglio William Leahy, membro del progetto statunitense per la realizzazione della bomba atomica.
Frase originale: “The bomb will never go off. I speak as an expert in explosives.”
Data: ?
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“Gli aeroplani sono giocattoli interessanti, ma di nessun valore militare.”
Autore: Ferdinand Foch, Professore di Strategia, Ecole Superieure de Guerre, nonché comandante in capo degli eserciti alleati in Francia durante le fasi finali della prima guerra mondiale.
Frase originale: irreperibile. Circola in Rete una traduzione inglese (“Airplanes are interesting toys but of no military value”), ma presumo che Monsieur Foch si sia espresso in francese.
Data: primi del Novecento (Foch morì nel 1929)
Luogo: ?
Fonte: segnalazione di un mio lettore, Marco Piva.
“Non è possibile realizzare macchine volanti più pesanti dell’aria.”
Autore: William Thomson, noto anche come Lord Kelvin (1824-1907), presidente della Royal Society e padre della scala di temperatura che porta il suo nome.
Frase originale: “Heavier-than-air flying machines are impossible.”
Data: 1895
Luogo: ?
Fonte: segnalazione di un mio lettore, Marco Piva.
“Nessuno mai costruirà un aereo più grande di questo.”
Autore: un ingegnere della Boeing, dopo il primo volo del Boeing 247, un bimotore capace di portare dieci persone.
Frase originale: “There will never be a bigger plane built.”
Data: ?
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)

“La radio non ha futuro.”

Autore: William Thomson, noto anche come Lord Kelvin (1824-1907), presidente della Royal Society e padre della scala di temperatura che porta il suo nome.
Frase originale: “Radio has no future.”
Data: 1899
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“I raggi X si dimostreranno una truffa.”
Autore: William Thomson, noto anche come Lord Kelvin (1824-1907), presidente della Royal Society e padre della scala di temperatura che porta il suo nome.
Frase originale: “X-rays will prove to be a hoax.”
Data: 1899
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“La teoria dei germi di Louis Pasteur è una fantasia ridicola.”
Autore: Pierre Pachet, professore di fisiologia a Tolosa
Frase originale: irreperibile, ma la versione inglese che circola è “Louis Pasteur’s theory of germs is ridiculous fiction.”
Data: 1872
Luogo: ?
Fonte: Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml)
“[Linux] probabilmente non supporterà mai altro che i dischi rigidi AT.”
Autore: Linus Torvalds, creatore del sistema operativo Linux
Frase originale: “…it probably never will support anything other than AT-harddisks”
Data: 25 agosto 1991
Luogo: il newsgroup comp.os.minix, in occasione del primissimo annuncio di Torvalds del suo progetto di scrivere un sistema operativo simile a Unix
Fonte: gli archivi del newsgroup stesso
“Sei fortunato che non sei un mio studente. Non prenderesti un buon voto per un tale progetto [Linux].”
Autore: Andrew S. Tanenbaum, creatore del sistema operativo MINIX e professore di sistemi operativi, dal quale Linus Torvalds prese spunto per Linux.
Frase originale: “I still maintain the point that designing a monolithic kernel in 1991 is a fundamental error. Be thankful you are not my student. You would not get a high grade for such a design” (“Rimango ancora dell’idea che progettare un kernel monolitico nel 1991 è un errore di strutturazione. Sei fortunato che non sei un mio studente. Non prenderesti un buon voto per un tale progetto”).
Data: 1991
Luogo: un e-mail di Tanenbaum a Linus Torvalds
Fonte: http://linux.html.it/guida/guida_linux24.htm
Nota esplicativa: Linus Torvalds prese spunto da MINIX per creare Linux. Tuttavia MINIX è un sistema operativo a microkernel, mentre Linux è un kernel monolitico. Tanenbaum ritenne che il kernel monolitico fosse una tecnologia ormai obsoleta e che quindi Linux fosse spacciato. Sappiamo tutti quale dei due sistemi operativi è sopravvissuto.
Grazie a yatta77 per la segnalazione.
“Certamente!”
Autore: Bill Gates, alla domanda se anche il suo computer qualche volta va in crash.
Frase originale: “Definitely!”
Data: 7 dicembre 2001
Luogo: intervista alla BBC
Fonte: http://news.bbc.co.uk/olmedia/1695000/video/_1697685_cn_billgatesinter_pp_vi.ram
“I programmi Microsoft sono generalmente esenti da bachi.”
Autore: Bill Gates.
Frase originale: “Microsoft programs are generally bug-free. If you visit the Microsoft hotline, you’ll literally have to wait weeks if not months until someone calls in with a bug in one of our programs. 99.99% of calls turn out to be user mistakes. I know not a single less irrelevant reason for an update than bugfixes. The reasons for updates are to present more new features”
Data: 1995
Luogo: intervista al settimanale tedesco Focus.
Fonte: il settimanale tedesco Focus del 23 ottobre 1995.
“Ritengo che OS/2 sia destinato ad essere il sistema operativo, e forse persino il programma, più importante di tutti i tempi.”
Autore: Bill Gates.
Frase originale: “I believe OS/2 is destined to be the most important operating system, and possibly program, of all time”
Data: 1987
Luogo: la prefazione al libro OS/2 Programmer’s Guide, di Ed Iacobucci (ISBN 0-07-881300-X, 1988).
Fonte: il libro suddetto.
Attenti alle perle false
Alcune frasi famose di questo tipo sono in realtà false: non sono mai state scritte o pronunciate dalle persone cui sono attribuite. Un tipico caso è il seguente: se ne trovo altri, li indicherò qui.
PERLA FALSA: “Tutto ciò che si può inventare è già stato inventato.”
Autore presunto: Charles H. Duell, Commissioner dell’U.S. Office of Patents (l’Ufficio Brevetti statunitense).
Frase originale attribuitagli: “Everything that can be invented has been invented.”
Data: 1899
Luogo: ?
Fonte: ovunque su Internet, ma un articolo di Time magazine del 2000 circa, e Bad Predictions (http://rinkworks.com/said/predictions.shtml) smentiscono l’esistenza del documento in cui, secondo leggenda, il signor Duell avrebbe scritto questa frase, richiedendo addirittura la chiusura dell’ufficio brevetti statunitense.
PERLA FALSA: “640 K dovrebbero bastare a chiunque.”
Autore: Bill Gates, fondatore e presidente della Microsoft.
Frase originale: la maggior parte delle fonti riporta “640 K ought to be enough memory for anybody”, ma ci sono molte varianti (tutte comunque con lo stesso significato)
Data: 1981.
Luogo: ?
Fonte: BBC. Tuttavia varie altre fonti indicano che probabilmente la frase è una leggenda metropolitana, dato che nessuno sa esattamente in che occasione Gates l’avrebbe pronunciata. Gates stesso nega di aver mai detto qualcosa di simile; una sua smentita personale è comparsa nel New York Review of Books, http://www.nybooks.com/articles/15180#n*]

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silvestro 21 gennaio 2009 alle 14:49

sing, era considerato kennedy un miracolo perchè unico presidente non wasp, figuriamoci obama.
e un nero che parla in quel modo poi.
sono gli americani in primis che hanno dato una grande prova di cambiamento, di rottura con il passato bushoniano e, soprattutto, di partecipazione al voto, non da sottovalutare.
e se provi a vivere qualche anno nella provincia americana, lo capiresti sul serio di che portata potenziale sia il cambiamento.
è come se, con le debite proporzioni ovviamente, nella cattolicissima italia vincesse un gay dichiarato che in campagna elettorale ha proposto la revisione del concordato.
è ovvio che ti crei delle aspettative su tutto.
dire che si è razzisti perchè si tifava per obama solo perchè nero è non avere capito per nulla sia le critiche che si muovevano a bush, sia a cosa aspira un elettorato di sinistra non certo omologabile come fai tu.
ed intanto, per prima cosa, guantanamo chiude, giustappunto

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leonida alle termopili 21 gennaio 2009 alle 15:00

Ripeto, se farà e si comporterà coerentemente con quel che dice, lo faranno fuori…e non metaforicamente!
servus

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Return 21 gennaio 2009 alle 15:07

Ventomare, scemotto, molte di queste frasi sono semplici constatazioni, mica previsioni, e all’epoca in cui sono state dette erano assolutamente vere.
Sing, non so, ma non credevo che un giorno sul sito della Casa Bianca avrei letto cose come queste. Manco negli anni 60

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Return 21 gennaio 2009 alle 15:29

Sono d’accordo con Silvestro, si può gioire per l’elezione di Obama, a prescindere dalle qualità di un personaggio elusivo, perché a un certo punto è sembrato che un riflesso razzista, alimentato dalla paura, stesse per prendere il sopravvento. La campagna McCain si è incattivita (lui malgrado) e è uscita fuori tanta di quella merda da far tremare e disperarsi. Dovremmo festeggiare soprattutto che quel riflesso non abbia trovato spazio, lo stesso McCain l’ha respinto disgustato, e che gli americani abbiano intuito, forse, che l’elezione di un nero sarebbe stata la conferma simbolica che il sogno americano è vivo nonostante tutto. L’elezione di Obama ha assunto l’aspetto di un atto patriottico perché si prestava a rafforzare ed estendere la religione civile americana con un nuovo mito, e in quanto tale ha una forza esemplare. Obama stesso l’ha rimarcando non solo citando i Padri Fondatori ma anche mimando un passaggio del Discorso di Gettysburg (qualche commentatore l’ha notato?).
‘mo vediamo i fatti

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Minerva 21 gennaio 2009 alle 15:38

Ma come ” l’ 11 settembre non esiste più”?
La nostra nazione è in guerra, contro un’ estesa organizzazione violenta e portatrice di odio.
Guidati ancora una volta da questi principi, possiamo affrontare queste nuove minacce che richiedono uno sforzo ancora maggiore, e anche una maggiore cooperazione e comprensione fra le nazioni.
Non ci scuseremo per il nostro stile di vita, nÈ tentenneremo nel difenderlo, e per quelli che cercano di realizzare i loro scopi terrorizzando e massacrando gli innocenti, vi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere spezzato; voi non potete sopravviverci, e noi vi sconfiggeremo.
Al mondo musulmano, noi cerchiamo una nuova strada su cui procedere, basata sull’interesse reciproco e sul reciproco rispetto. A quei leader nel globo che cercano di seminare il conflitto, o addossano i mali delle loro società all’Occidente: sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno da ciò che avete costruito, non da ciò che avete distrutto.
… questa nazione fa assegnamento, fondamentalmente, sulla fede e sulla determinazione del popolo americano . Sono la bontà nell’ accogliere un estraneo quando le dighe crollano, il disinteresse per sÈ stessi dei lavoratori che preferiscono un taglio dei salari piuttosto che vedere un amico perdere il proprio posto, che noi vediamo durante i momenti più bui. Sono il coraggio del vigile del fuoco nel precipitarsi su una scala piena di fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire un bambino, che alla fine decidono il nostro destino.

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Minerva 21 gennaio 2009 alle 15:42

Sottoscrivo Return (tranne il riferimento al “suo malgrado” di McCain).

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 15:43

La sai Return quella che dice: “Che la gallina che canta ha fatto l’uovo”?
Tu parli, e mi dispiace dirtelo, perché hai capito meno di zero dell’enorme significato che l’elezione di Obama, ha per gli USA e per il mondo. E non parlo del fatto che un nero, come lui dice sessanta anni fa non poteva entrare in un bagno pubblico ed ora è al vertice del mondo.
Intendo che l’elezione di Obama, è un vero e proprio “turning point”, “milestone” per la terza rivoluzione dell’umanità. Dal nomadismo allo stanzialismo, dallo stanzialismo alla rivoluzione industriale, dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione della conoscenza globale. In tutte le rivoluzioni c’è un punto di svolta, che evidenzia e da risalto al tutto, lo oggettivizza. L’elezione di Obama è questo. Se fosse stato eletto Gore otto anni fa sarebbe stato quello il momento. Tutta l’umanità ha tardato, anche se ovviamente non completamente, di otto anni questa rivoluzione. Anche se nella storia dell’uomo è un’inezia, per noi che ci abbiamo vissuto dentro è stato lungo e faticoso. Ora possiamo andare avanti. Go on!

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silvestro 21 gennaio 2009 alle 15:52

vento, mi sa che non hai capito tu cosa dice return.
e parlare di milestone è ancora molto presto.
a parole gli stati uniti hanno dato una sterzata al loro interno dopo che si stava scendendo una china pericolosa.
a parole c’è un diverso approccio col mondo, diciamo più aperto.
ma non dimenticare che il target principale di obama sono gli states, non il cielo e la terra tutta.
e se leggi meglio le sue parole lo dice anche.

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Return 21 gennaio 2009 alle 15:52

Ventomare ha preso Obama per il monolite di 2001 Odissea nello Spazio.

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Minerva 21 gennaio 2009 alle 15:59

Ecco cosa dovevo scrivere e non ricordavo.
Veltroni, che ieri, dalla Gruber, cercava di sfruttare il momento nella speranza che gli si appiccicasse addosso un po’ della brightness di Obama, suscitava un sentimento di sincera pena.

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 16:02

Silvestro, a parte il richiamo patriottico, che ha anche la funzione di contrastare, con l’evocazione dello spirito americano, la reazione dei “cinici” come lui stesso li chiama, il discorso di Obama è tutto incentrato sul cambiamento, tutto, sia nel modo di pensare che di agire, e con il fatto che solo il cambiamento può fornire gli strumenti per l’uscita dalla crisi. E a conferma di questo ribalta il concetto di cendo che la crisi è nata proprio per il rifiuto del cambiamento.
Non solo, ma dice anche che L’america non uscirà sola dalla crisi, evoca i paesi poveri, le politiche dei paesi industrializzati, e apre a tutti gli uomini ragionevoli, perfino ai leader corrotti che volessero aprire il pugno.
E’ evidente he lui fa gli interessi degli USA, ne è il presidente, ma è uno che ha capito che la sfida che abbiamo di fronte è globale. E si risolve globalmente. A partire dal cambiamento di quella che al momento è la più grande potenza mondiale, economica, tecnologica, militare, seppur in crisi. Con Bush è come se la locomotia si era inceppata.
Per cui secondo me, Return ne minimizza il valore e lo riduce all’aspetto interno, patriottico ed indentitario degli USA.

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elofoolish 21 gennaio 2009 alle 16:04

e’ vero porino!

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Return 21 gennaio 2009 alle 16:11

Perché, dea della Saggezza, dici che McCain ha avallato la svolta becera della sua campagna?
Io ho presente quando la signora in diretta gli ha detto, di Obama “quello è un arabo!” e non era solo disappunto quello che ho letto sul suo volto, ma mi è sembrato autentico disgusto.

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Rolli 21 gennaio 2009 alle 16:11

Ventomare sembra Veltroni. Questo video di Zoro è per lui

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elofoolish 21 gennaio 2009 alle 16:17

zoro coglie nei suoi video tutta la tristezza del PD…

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 16:19

Na, Rolli, io sono per Bersani. Ieri da Floris, s’è visto lo spessore. Veltroni purtroppo come leader del PD si sta dimostrando debole. Anche se per il l’Italia introduce un elemento di serenità il suo evitare le polemiche con il re della polemica inutile, ma in questo modo fa opposizione insufficiente. Ma ovviamente non basta. Pur cui mi riconosco con difficoltà in Veltroni almeno nella sua veste di leader dell’opposizione, seppure penso che sia una persona di valore ed in gamba.

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 16:22

No, non parlo di McCain, McCain si è comportato da persona corretta e leale, anche nel modo molto elegante e sportivo, con il quale ha ammesso la sconfitta. La Palin, la strega, no però! La cattiva la faceva fare a lei.

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Minerva 21 gennaio 2009 alle 16:34

Credo che fosse combattuto, Return. Ma ha scelto lui, per la sua campagna, la stessa persona che lo aveva bastonato con una campagna elettorale sporca, quando nel 2000 aveva affrontato Bush. Ha appoggiato chiaramente le storie come quella sul “palling” con i terroristi, salvo poi rendersi conto del vaso che aveva scoperchiato. L’essersi nascosto dietro la Palin, e altri personaggi discutibili, depone ancor più a suo sfavore. A meno che non si voglia credere alla storia del povero vecchio in mano agli squali.

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sing 21 gennaio 2009 alle 16:38

@ Ventomare
Perché “tacere”? Non so se hai seguito la campagna elettorale, ma Obama non ha escluso un attacco all’Iran. Quindi Obama o non Obama il presidente farà gli INTERESSI degli USA. Poi altro è discutere se un attacco sia possible. Io faccio una previsione, magari mi posso sbagliare. Come era negli interessi degli USA l’attacco alla Serbia fatto sotto i democratici e sotto il centro sinistra. Ma al contandino non far sapere…

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Minerva 21 gennaio 2009 alle 16:41

Peccato debba scappare (si fa per dire). Però non posso fare a meno di dire che oggi Obama al suo primo giorno di lavoro lo immaginavo così.
Oval Office! I can’t believe it!”
E quello ti va a firmare lo stop dei processi a Guantanamo ;)

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Return 21 gennaio 2009 alle 16:42

Beh che la Palin gli sia sfuggita di mano, a lui e al suo staff, mi pare storia. Comunque se non altro Mcain ha convinto Obama, visto che pare gli telefoni tutte le sere prima di addormentarsi. :-P
Ventomare io ho solo detto che dovremmo rallegrarci, adesso, per quel che è accaduto, indipendentemente da ciò che accadrà. Che devo fare, le capriole come te? Non ho abbastanza dati, il signor O ha detto un mucchio di cose belle e alte ma se dovessi giudicare da come ha scelto il suo staff non mi attenderei che un ultrasuono da lui emesso mi faccia fare un salto evolutivo.
Ma certo sono aperto anche a questa eventualità :-)

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sing 21 gennaio 2009 alle 16:45

Silvestro, io non ho detto è razzista chi tifa Obama, io ho detto che è razzista chi si esalta per Obama, dopo averci sussato il belino con Israele entità sionista e Palestina ai Palestinesi. Poi sai Guantanamo è l’albero che nasconde la foresta. Lo sai che quel fuori di testa di Moussaoui è in una prigione sottorranea senza possibilità di incontrare nessuno? Allora, per l’immagine degli USA nel mondo va bene chiudere Guantanamo, ma lo hai sentito dire qualcosa contro la pena di morte?

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Return 21 gennaio 2009 alle 16:45

Se è per questo ha pure ipotizzato di invadere il Pakistan

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sing 21 gennaio 2009 alle 16:50

Return, tanto alla cerimonia c’era un pastore omofobo. Obama come la Clinton è un opportunista, ti ricordi quando era andata a incontrare la Suha? Poi si era scusata subito ed è diventata una sponsor scatenata di Israele. Ripeto secondo me in medioriente non cambierà nulla nella politica. Se succederà qualcosa avverrà grazie alla società israeliana. Per il resto mi interessa sapere quale saranno i rapporti con l’Europa, perché a me sinceramente dell’immagine degli USA nel mondo non me ne po’ fregar di meno. Se ci fanno un altro numero tipo bombardamenti della Serbia (tipico dei democratici) mi interessa di più della chiusura di guantanamo. O io non volevo mc cain eh.. ma aspetto prima di esaltarmi e sono pronto a ricredermi.

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Rolli 21 gennaio 2009 alle 16:54

L’unico esaltato per l’elezione, qui è Ventomare, lì è Veltroni :)

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elofoolish 21 gennaio 2009 alle 17:04

basta che non riaumenti il prezzo del petrolio ne’!

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sing 21 gennaio 2009 alle 17:05

Poi scusa silvestro, perché mi dispiace che tu mi abbia frainteso, ho pensato forse che mi riferissi a te, l’esaltazione va bene al momento dell’elezione, pure io ero contento, ma adesso abbiamo già alcune azioni per giudicare, o meglio non azioni. Mentre, pur non essendo ancora alla casa bianca, ha parlato molto di crisi economica, lo hai sentito dire qualcosa sulla crisi a Gaza? Non in quel caso non vuole che si crei confusione. VabbÈ grazie comodo eh?

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sing 21 gennaio 2009 alle 17:07

Ormai è quasi un anno tra primarie e elezioni che si parla di cosa rappresenti obama, per gli USA. Dopo un po’ diventa noioso :-)

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 17:08

Allora facciamo così, Rolli. Se ho ragione io, e l’impatto sia economico che politico sarà di quelli storici, questa volta ammetti di aver sbagliato. Se invece il cambiamento è minimo oppure non ci sarà, ti darò ragione io. Ci diamo appuntamento tra un paio di anni.

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 17:11

Sing, intanto il primo leader che ha chiamato da presidente è stato Abu Mazen, se ti pare poco. Secondo poi, ti sembra così casuale che Israele si sia ritirato prima della presa in carico di Obama? L’obiettivo di Israele era questo dall’inizio, viste come sono andate le cose, chiudere la partita entro il 20, e riportare tutti i soldati entro i confini. Non mi sembra una cosa trascurabile.

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sing 21 gennaio 2009 alle 17:15

Non certo perché Obama è propalestinese. Comunque vedremo.

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brandavide 21 gennaio 2009 alle 17:24

Minerva, ho letto, e ci sono passaggi come quelli che hai citato che mi sono piaciuti, il fatto che in un discorso così commovente, carico di retorica e ispirazione, naturalmente con ogni parola studiata e pesata, non siano riusciti ad inserci le parole 11 settembre, twin towers, world trade center è significativo.
Quando ha pronunciato la frase “… Sono il coraggio del vigile del fuoco…” e ha concluso quella frase senza nominare ground zero o new york ma delle scale piene di fumi, bè io ci sono rimasto male, mi sono proprio incazzato.

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Return 21 gennaio 2009 alle 17:36

pensa quanto sei cretino

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Return 21 gennaio 2009 alle 17:53

Ha chiamato Abu Mazen, appunto: il leader che ha mandato uno squadrone dei suoi a Han Yunis a stanare quelli di Hamas e farli fuori in joint-venture con le truppe scelte israeliane.
ma tu sai ventomare chi è Rahm Emanuel?

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Rolli 21 gennaio 2009 alle 17:59

Ventomare, la questione non è nei termini sempre molto cari a te, per cui chi non si esalta come fai tu di sicuro vuole sputare in un occhio ad Obama.
E’ diversa: tu ti esalti ballando la samba, a priori, qui si sta a guardare, con buone speranze, senza illusioni, attendendo gli eventi
Quindi?
Certo, se obama si mettesse a delirare nazisticamente come D’Alema, passeggiasse come lui con hezbollah, chiedesse a Olmert di riaprire tutti i valichi e magari di abbattere il muro, ecco, allora si: tu avresti vinto e io avrei perso. Insieme a tutta la società civile (che tanto non c’è quasi più)

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brandavide 21 gennaio 2009 alle 18:55

…soreta

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Return 21 gennaio 2009 alle 19:11

:-)

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 19:17

Io non mi esalto, sono felice, dopo otto anni persi e sento il momento storico. Se hai fiducia nell’uomo pensi che tutti nascono uguali e se finisci per diventare un cretino, sei stato sfortunato e perciò privilegio sempre la ricerca faticosa della razionalità al posto del giudizio tranciante. Certo che però la stupidità va smascherata, e con ciò penso che si faccia un favore anche a chi è stupido. Ovviamente, se hai potere la stupidità diventa un’aggravante, perché le azioni stupide hanno una ripercussione su migliaia, milioni fino a miliardi di individui. E non si può consentire.
A proposito invece del Libano. Cosa bisognava fare, permettere che morissero diecimila persone? Che utilità ci sarebbe stata? Pensi che se radevano al suolo il Libano e cose sarebbero state migliori di ora? Pensi che non è meglio far crescere i bambini nella speranza e liberarli delle mine antiuomo? Pensi che qusto avrebbe favorito Israele nelle politiche di buon vicinato? Sono due anni che non c’è la guerra in Libano e ad entrambe le comunità sono stati risparmiati dolori e pianti ulteriori.
E questo si deve a Prodi e a D’alema, che sono stati ringraziati pubblicamente dagli israeliani, dai libanesi, dall’ONU, e dall’UE. Hanno acquistato prestigio all’Italia e riaperto una speranza. A me sembra un grande successo. Tu sei libera di considerarlo un insuccesso.

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ventomare 21 gennaio 2009 alle 19:20

… mi dimenticavo, ringraziati anche dagli americani. E abbiamo fregato ai francesi il comando della missione, cosa non secondaria. Poi è arrivato Berlusconi, con la sua furbizia e li ha fatti stravincere. Che genio del business, eh?

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leonida alle termopili 21 gennaio 2009 alle 20:14

Vento, non c’è alcun momento storico( se non che, formalmente, il primo cittadino degli usa è un nero). Le cose, in politica estera, andranno esattamente come sarebbero andate se, al posto di obama, ci fosse mc cain.
A volte sembra che tu non ti renda conto( o non ti voglia render conto) di come gira il mondo.
servus

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Minerva 21 gennaio 2009 alle 21:36

Return, vero che la Palin gli è sfuggita di mano, ma soprattutto verso la fine della campagna, quando ormai gli animi degli elettori più beceri erano stati surriscaldati. Ed è pure vero che quella che tu chiami storia l’hanno raccontata anche gli interessatissimi collaboratori di McCain. Comunque, non è stata solo la Palin a giocare sporco.
Non sottovalutererei l’abilità politica di Obama: se loda McCain e lo sente ogni notte prima di addormentarsi :), è perchè un paese spaccato è ancor più difficile da governare – hanno votato per McCain più elettori di quanto votarono Reagan – e inoltre Obama vuole essere riletto per un secondo mandato (quattro anni sono troppo pochi per fare anche un minimo di quanto ha promesso). Logico tendere la mano all’avversario, ma non giurerei sulla sincerità del gesto.

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British Bulldog 21 gennaio 2009 alle 23:36

Leonida ti offendi se ti dico che se fosse per me il prossimo presidente usa dovrebbe chiamarsi
Giorgio Terzo———–

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carlo 22 gennaio 2009 alle 00:46

Duole stonare in questo coro di isteria collettiva per dire che sì, certo, di retorica, anche pericolosa, ne ha esibita tanta ma, al di là di questa, non si è visto molto più che un nero vagamente spocchioso, con una moglie dall’espressione cattiva e prepotente, che, chissà perché (ma non può andare a lezione da Condoleeza) incede (e si veste) come la dottoressa Zira.
L’unico ad averne colto l’attuale consistenza, e ad avere avuto il coraggio di dirlo, è stato Berlusconi, col suo “bello, giovane e abbronzato”…
Speriamo solo che non si lasci prendere la mano dalla demagogia e abbassi troppo la guardia, portandoci i talebani sul pianerottolo.
Gli americani sono specialisti nello svegliarsi quando il nemico li ha quasi spinti in mare, ma non si può sempre sperare che ci sia un MacArthur a rimettere le cose in piedi.
Vi lascio alle vostre salmodie.

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Rolli 22 gennaio 2009 alle 01:20

Intervieni sempre con la benda sugli occhi e non si capisce a chi caxxo ti riferisci. Ci fosse uno, dico uno, che incensa Obama, eccezione fatta per Ventomare che ormai è prigioniero di Zoro.
Certo, siccome noi siamo persone normali non decidiamo che la moglie è cattiva, e le figlie piccole killer in gonnella, per il solo fatto che esistono e che sono nere.
Men che meno che Obama sia un bieco filo terrorista
Qui, se ti togli la benda e il prosciutto che ti sei fuso sugli occhi, si discute del suo discorso, si attende il suo operato, e nessuno, ma proprio nessuno, ha i lustrini e le fanfare nell’attesa, a parte te e Vento, appunto, per motivi così diversi ma così terribilmente uguali.

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British Bulldog 22 gennaio 2009 alle 02:04

Rolli il problema di carlo non è la benda ma il cappuccio

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sing 22 gennaio 2009 alle 07:45

Giusto british.
Carlo certo per te era meglio Laura Bush che sembrava una statuina del presepe…

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leonida alle termopili 22 gennaio 2009 alle 08:42

B.B., vecchio mio, sai bene che la penso esattamente allo stesso modo. Mi duole solo pensare che al posto di Giorgio III, non ci fosse una certa Elisabetta Tudor.
servus

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 10:39

Vedi Rolli, io da due anni parlo della necessità di cambiamento, in Italia e negli Stati Uniti. Cambiare o morire. Che tutta la nostra crisi e quella degli USA nasce dalla difficoltà di adeguare il nostro modo di fare, il nostro carattere al mondo nuovo. Da parte nostra il familismo e l’individualismo anarcoide e da parte degli americani il loro modello di sviluppo calvinista basato sull’accumulazione infinita.
Arriva un uomo, che interpreta i motivi della crisi così splendidamente come ha fatto Obama nel suo discorso, e non ti sembra che debba essere soddisfatto e sperare?
Guarda che quando confido nel futuro non lo faccio per un motivo meramente fideistico, lo faccio partendo da una motivazione profondamente sentita in me che non faccio altro che rappresentare da due anni, dovunque scriva.
Ecco perché sono così confidente, non perché sia stupidamente idealista, ma perché sento profondamente e ti ripeto lo scrivo da anni che il problema per queste due società è il cambiamento, che ora sento che ciò che scrivevo ha trovato risposta. Per cui non esagerare a rappresentarmi come un ingenuo o esaltato, perché io sono uno che ragiono, impegno energie, e mi piace anche, e cerco la sintonia con le cose, e spesso ci prendo. OK?
Obama è un uomo sereno, intelligente e colto. Fosse solo per questo c’è da sperare. Dopo otto anni vissuti con Bush che non sapeva distinguere un libro da un tagliaerba.

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sing 22 gennaio 2009 alle 11:17

Non mi pare che Obama abbia criticato anche i democratici che sono altrettanto responsabili della crisi economica dei reppublicani. Le basi sono state messe sotto clinton di questo ultraliberalismo senza regole. Un uomo colto? Certo ma anche molto opportunista, pronto a rinnegare il prete che lo ha sposato e la chiesa in cui ha creduto perché questo lancia un god damn america. Ma non se ne è mai accorto prima che si trattava di una chiesa anti-americana? Hanno dovuto spiegarglielo? E poi ripeto quello che conta sono le persone che sono intorno a lui (come del resto era per bush).

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brandavide 22 gennaio 2009 alle 12:00

VENTOMARE FOR PRESIDENT! Yes, Yes we can… MAVVA’FFANCULO VA

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 12:09

Sing, di economia ne sai pochino. Clinton ha portato il bilancio USA in attivo, ha abbassato il debito USA dall’amministrazione precendente di Bush senior, fino al 57%, abbassandolo di 7 punti. Bushino, con la nazionalizzazione di Freddy Mac e Fannie Mae, anche se non ancora consolidate nel bilancio federale, ha portato il debito pubblico ampiamente oltre il 100%, intorno al 110%. Quasi sono le politiche ultraliberiste che faceva Clinton? Le tasse sotto ai liveli di decenza le ha portate Bush figlio. La spinta alla bolla immobiliare l’ha data lui dicendo alle due sopracitare finanzairie immobiliari che dovevano dare il credito a tutti, anche senza garanzie. La guerra spendendo vite e migliaia di miliardi di dollari, l’ha fatta Bush.
Clinton aveva conservato la leadership tecnologica delle telecomunicazioni, con MIT Negroponte, e fatto vivere agli sati uniti e al mondo un periodo di crescita economica. Le distorsioni della politica di Bush hanno portato a questo macello. E le distorsioni sono state fatte, tutte, per non dire agli americani che era arrivato il tempo di cambiare modello di sviluppo e di consumo, perché stavano vivendo al di sopra delle loro possibilità. Cosa che puntualmente ha detto OBAMA nel suo discorso. Non ha avuto paura di dire quello che doveva dire Bush 8 anni fa. Questo è il nuovo corso, non solo presidenziale, ma esistenziale degli americani. La paura della disoccupazione (si perdono 200.000 posti al mese in america) contribuirà a far accettare il CAMBIAMENTO. Capito? CAMBIAMENTO.

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 12:12

Coglione di un brandavide, affanculo ci vai tu pezzo di stronzo che non sei altro. Impara la netiquette, imbecille.

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Return 22 gennaio 2009 alle 12:17
sing 22 gennaio 2009 alle 12:19

Ventomare io ne so poco di economia, ma da quanto ho capito e mi sono riferito solo all’ultraliberalimo e soprattutto a livello internazionale (non al bilancio dell’uno o dell’altro) Clinton ai casini con le banche, non mi dire che la crisi economica è il risultato di 8 anni di Bush perché non ci credo. Comunque continua ad esaltarti come hai fatto dopo l’elezione di Prodi, si sono visti i risultati. A me non interessa il cambiamento annunciato, mi interessano le PROVE, capito PROVE del cambiamento. Per ora non le vedo. E aspetto, non mi esalto come fai tu, per non prendermi delle facciate come quella che ti sei presa tu dopo le elezioni di Prodi, tutto esaltato, tutto propagandistico, dopo due anni ci siamo ritrovati di nuovo Berlusconi. Non te lo ricordi?
PS comunque se qualcuno ne sa più di me di economia, avevo letto una brillante analisi di un economista di sinistra (di cui purtroppo non ricordo il nome) che apportava le prove della responsabilità democratica nella crisi bancaria.

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 12:30

Sing, Prodi aveva due senatori di maggioranza, grazie alla legge porcata. Nonostante questo ha portato a termine il secondo grande risanamento finanziario facendoci uscire dalla procedura di infrazione ue. Inoltre Bersani aveva iniziato a liberare l’economia ingessata con le liberalizzazioni, Infine abbiamo avuto grandi successi sul fronte internazionale. Come ho detto più volte, poi, la sinistra non è stata all’altezza di Prodi.
Return, Il botto grosso return, l’ha fatto bush con la liberalizzazione del mercato della casa, come dice il pezzo stesso del Sole24 ore e come hai postato tu stesso tempo fa, la famosa frase di Bush, sulle immobiliari. Anche se quella delle regole soft sui derivati fu un errore, grave, dell’amministrazione precedente. La bolla internet, invece, fu la conseguenza della rivoluzione telematica, una cosa unica nella storia dell’umanità che si condiva con gli entusiami di una nuova abbondanza, non rientrava nella normalità, era un’eccezione, e così anche le speculazioni relative. Chi in Italia non ha comprato azioni delle varie IPO dei telematici, molti rimettendoci tanti soldi? Ma Clinton, per converso, risanò il bilancio americano e furono anni di grande crescita economica.

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silvestro 22 gennaio 2009 alle 12:44

io sono convinto che obama sia quanto di meglio potesse succedere agli americani.
certamente se mantiene ciò che ha promesso.
come clinton è stato uno di quelli che ha fatto più gli interessi della popolazione.
ma dobbiamo comunque tener presente che è un sistema e una cultura molto diversa dalla nostra, checchè ne pensiamo.
faccio un esempio: il congedo per la maternità per il dipendente è stato aumentato da clinton a un mese, era solo di una settimana.
questo per dire che il contesto in cui si fanno determinate promesse è diverso. obama parla di sanità e scolarizzazione più accessibile, ma confrontate con quello che hanno ora.
se non si capisce questo si andrà inevitabilmente verso una delusione cocente. ventomare.
così per la politica estera americana.
sarà diversa da quella di bush, fortunatamente, ma sempre di un paese che vuole mantenere una certa egemonia economica e strategica.
ripeto quello che ha detto return: già la sua elezione è un segnale forte di cambiamento, per tutti i significati che ha, ma per parlare di una svolta globale bisognerebbe avere la palla di cristallo.
magari ritirando su l’economia e i redditi della middle class ne avremo benefici.
magari con più dialogo e una maggiore apertura verso il resto del mondo si faranno meno errori (voluti o meno) strategici.
chi lo sa.
di certo rispetto a bush risulta un gigante, ma ci voleva poco.

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Return 22 gennaio 2009 alle 12:55

Ventomare,
sono d’accordo sulle maggiori responsabilità di Bush, ma ciò non toglie che Clinton, fu alfiere della deregulation, come ricorda anche il Sole.
Peraltro, la sua celeberrima frase, “It’s Economy, stupid!” è entrata nell’uso comune proprio a significare l’esatto opposto di ciò che tutti oggi ritengono giusto (a cominciare da Obama): meno regole, meno controlli, in una parola, laissez-faire.
Clinton del resto venerava e considerava un genio Alan Greenspan.
Questa crisi viene da lontano e ha molti padri. Uno di loro è Bill Clinton.

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silvestro 22 gennaio 2009 alle 13:05

return, però l’economia è anche una “scienza dinamica”.
se un certo tipo di economia (accompagnata anche da una maggiore attenzione verso le fasce medie) ha portato un piccolo boom negli anni 90, non è detto che funzioni in una realtà diversa, soprattutto se investi una vagonata di soldi in iraq con benefici non certi ed a lunghissimo termine (non per le industrie belliche ovviamente).
bush ha governato per due interi mandati ed oggi come sta messa l’economia usa lo vediamo e sentiamo sulla pelle.
a trovare responsabilità potremmo tornare indietro anche fino ai padri pellegrini.

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Return 22 gennaio 2009 alle 13:22

Vabbè, ok. Clinton buono. Bush kattivo.
Ci sto
Piuttosto, non si potrebbe avere Mercedes Bresso segretaria del Pd?

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sing 22 gennaio 2009 alle 13:45

Diciamo che le responsabilità sono di chi ha fatto saltare bretton woods. Ventomare, senza la legge porcata, prodi non avrebbe avuto la maggioranza al senato, perché in termini di percentuali proporzionali la casa delle libertà era davanti.
@ silvesto
VabbÈ grazie, mica ho detto che volevo mc cain, ma ripeto i democratici hanno piantato qualche casino in Europa, tipo nei balcani. Quindi occhio.

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 14:05

Guarda che la legge elettorale precedente non era proporzionale era maggioritaria, è quella del 2006 che era proporzionale, da una parte nazionale (camera) e dall’altra regionale (senato). E poi non si può fare una legge con il premio di maggioranza nazionale da una parte sì e regionale dall’altra. Si sapeva già da prima che ci si sarebbe consegnati all’ingovernabilità.
Prodi, caro Sing, è stato il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto. Forse solo de Gasperi, come visione politica, ma non come economista, ebbe alla pari. Come non aspettarsi da lui cose buone. Se avesse avuto la maggioranza di Berlusconi avrebbe fatto la legge su PACS, quella sul conflitto di interessi, e anche la nuova legge elettorale. Ha fatto quello che ha potuto.ed in due anni ha fatto tantissimo. Se adesso non siamo allo sfracello lo dibbiamo a lui e a Visco. Ma sono bastati sei mesi di Tremonti per azzerare praticamente quesi tutte le conquiste della lotta all’evasione fiscale.
Per cui gli entusiasmi legati al ritorno di Prodi io li trovo corrisposti dalla sua gestione politica.

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elofoolish 22 gennaio 2009 alle 14:12

ventomare, guarda io sono comunista, ma tutta questa tua fiducia sull’operato di prodi mi lascia basita…
soprattutto quando dici che avrebbe fatto la legge sui pacs e risolto i conflitti d’interesse…
tutta sta sicurezza io non l’avrei, anche perche’ poi la storia non si fa coi se e coi ma.
il dato di fatto e’ che gli elettori lo hanno bocciato nonostante berlusconi.
quindi o gli itaiani sono una manica di coglioni (e forse tanti lo saranno pure) oppure il signor prodi e tutto la sinistra non sanno fare il loro mestiere che oltre a governare beene dovrebbe anche consistere nel far sapere agli elettori cosa fanno.
cosa che berlusconi sa fare benissimo:propaganda.

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silvestro 22 gennaio 2009 alle 14:18

elo, riguardando oggi e, soprattutto ricordando la volontà ferrea facendoci sudare sangue per entrare in europa, con l’euro, forse è stato uno dei più lungimiranti.
eravamo già affogati nella merda

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elofoolish 22 gennaio 2009 alle 14:48

ma io mica dico che non abbia fatto il suo dovere,
ma credo proprio che da qui a essere il salvatore del mondo ce ne passa.
sempre un democristiano e’ eh.
e comunque il sangue l’abbiamo sudato sempre noi.
che poi so boni tutti a far quadrare i conti quando si tratta di tassare i cittadini al chiodo.
dai riforme in questo paese nessuno si azzarda a farne.
che poi arriva un bersani ti toglie il costo di ricarica e passa per eroe.
per carita’ e’ stata una cosa giusta, come tante cose fatte da bersani, ma scusate io credo che questa sia la normalita’ in altri paesi.
boh, saro’ strana io, ma pretendo di piu’ da una parte politica che si dice di sinistra.
me so pure rotta co sta storia del meno peggio

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 15:09

Elo, col cavolo che erano favorevoli ad entrare in europa molti. L’entrata in europa ha salvato l’Italia dalla bancarotta, abbattendo i tassi di interesse. I pacs, la legge elettorale ed il conflitto di interessi erano nel programma, che era stato concordato prima in un anno di faticoso lavoro. prodi non ha tassato una mazza, la prima finaziaria era praticamente in pari, la seconda restituiva. L’euro tassa fu restituita al 60%, nonti dimenticare che l’italia aveva un deficit di oltre il 7% e dovevamo rientrare sotto al 3%. Fu merito dell’autorevolezza di Ciampi e Prodi se ci fecero entrare. Il nostro debito era intorno al 120% allora ed i parametri prevedevano 60%. Credettero a Ciampi e Prodi ed ai loro piani di rientro.
Ma questo col cavolo che gli italiani lo sanno, infatti neppure tu che cerchi di essere attenta lo sai.
I poveri ed i deboli, l’Italia tutta, se non hanno ottenuto di più devono ringraziare uno come Turigliatto, o anche Bertinotti e la frase sul più grande poeta morente. S’è visto poi che lui con la sua politica, di rottura delle palle tutti i giorni, ha suicidato prima il governo e poi la sinistra.

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Rolli 22 gennaio 2009 alle 16:06

Il buon vento dimentica volutamente la tassa sulle moto, sui conti correnti, sul medico di famiglia; sull’Europa ha restituito il 60% che quasi in toto è stata “compensata” da altri balzelli fiscali.
Quindi, di che blatera?

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elofoolish 22 gennaio 2009 alle 16:21

ripeto,
so bene che la situazione non era delle migliori e prodi ha fatto di tutto per farci entrare in europa (grazie a dio, ma tassandoci mica cazzi)…
so pure che bertinotti ha le sue responsabilita’ politiche.
ma ripeto non e’ un innovatore. non ha cambiato nulla nel modo di pensare e di agire della classe politica.
e non lo avrebbe fatto neanche se avesse avuto una maggioranza schiacciante.
perche’ questo e’ il maledetto dna della politica italiana. stare fermi.
come il semaforo…

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elofoolish 22 gennaio 2009 alle 16:27
elofoolish 22 gennaio 2009 alle 16:41
ventomare 22 gennaio 2009 alle 16:42

Stare fermi mica tanto, Prodi si è inventato L’Ulivo e poi il PD e le primarie, l’Unione, l’innovazione politica nello schieramento di centro sinistra si deve tutta a lui, altro che semaforo. Se lui era fermo gli altri erano congelati.
La tassa sulle moto, a Rolli, tz!
La prima finanziaria, fiscalmente, era praticamente in pareggio. Te la sei scordata la riduzione dell’IRAP del 3,9%? I famosi 6 miliardi che dovevano rilanciare l’economia ferma?
E ti sei scordati i soldi che vennero ridati, quelli del tesoretto, nel 2007, SEI MILIARDUCOLI dell’extragettito fiscale dovuti alla lotta all’evasione?
Fatto il calcolo a consuntivo del 2007, non solo la finanziaria, tra entrate ed uscite, era in pareggio, ma fu sbilanciata di parecchi miliardi in positivo.
Tasse di Prodi, nei due anni 2006-2008, solo esclusivamente falsità, punto.

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 16:57

Questo dice Marchionne, state attenti alle parole “per sempre“. Qesto fa capire che i cambiamenti d’ora in poi saranno storici, a partire dall’auto. PER SEMPRE. SIAMO ENTRATI NEL NUOVO MILLENNIO. C’E’ CHI LO CAPISCE PRIMA E CHI NO. Do you know?
FIAT: 2009 ANNO “PIU’ DIFFICILE DI SEMPRE”
Il 2009 si presenta come l’anno “piu’ difficile di sempre”: e’ questa, in sintesi, la previsione del gruppo Fiat cosi’ come appare nelle slides della presentazione agli analisti che si stanno per collegare con l’ad Marchionne per la conference call sui risultati 2008. Un anno tanto difficile mettera’ alla prova “tutte le capacita’” del gruppo, e richiedera’ “interazione fra industria e governi con obiettivi condivisi”. Inoltre, “cambiera’ significativamente il panorama del settore automobilistico, per sempre“. Fiat, in tutto cio’, “giochera’ un ruolo (significativo)”.

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elofoolish 22 gennaio 2009 alle 17:09

quanti cassaintegrati?

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 17:13

Quanti disoccupati mi dirai, …. se non c’era Marchionne.

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elofoolish 22 gennaio 2009 alle 17:31

maperfavore!!!!!!!!

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Rolli 22 gennaio 2009 alle 18:14

Vento, tu continui a non capire che qui c’è poco spazio per la propaganda, e che a sinistra ci si è stancati di farsi prendere per i fondelli. Così come nel centrodestra
E’ per questo che le prendi da tutti e due

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 18:33

Quattro anni fa la Fiat sava chiudendo, svenduta alla GM. Adesso la Fiat si compra oltre il 35% della Chrysler dandogli in cambio know-how, capito? Solo conoscenza, zero moneta. Gli cederà tecnologia, (capito? noi agli americani) e sapienza commercile per allestire una rete distributiva. Marchionne nel contratto gli venderà anche il piano di management che servirà a prendere quello che è rimasto del bailout per le case automobilistiche. Se non me lo danno in Italia me lo vado aprendere negli USA, insieme al mercato americano per l piccole (500) e l’Alfa.
In quattro anni dal disastro al prestigio. Se questo non è un genio.
Elo, Rolli, meditate! :)

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 18:38

A proposito, il genio del marketing e del business, his foolishness Berlusconi, voleva salvare la Fiat cambiandogli nome e chiamandola Ferrari! Se questo non è bischero. :))))

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Giancarlo 22 gennaio 2009 alle 19:55

Ventomare, risulta anche a te che l’accordo con Chrysler sia subordinato al fatto che il governo statunitense gli ammolli qualche milione di dollari altrimenti non se ne fa niente alla faccia del know how? Di barzellette ne ho sentite tante, ma che la fiat possa insegnare alla chrysler a fare le automobili mi mancava.

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elofoolish 22 gennaio 2009 alle 20:48

cioe’ voglio dire senza gli aiuti di stato, ma ndo cazzo andava?
a botte de incentivi su incentivi.
mah

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 21:01

Non mi sembra, l’accordo è già stato fatto. Il discorso dei soldi non è quello fondamentale, fondamentale è lo scambio mercati tecnologie dele piccole. Comunque ieri era sulla rete. si trova. in pdf.
Elo, piccola, sei scettica. marchionne è un’altra cosa di quel torsolo di romiti. :)

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 21:35

Grande cervello. :))
Washington, 21:17
IRAN: OBAMA VUOLE TRATTARE DIRETTAMENTE CON TEHERAN
Gli Stati Uniti cambiano totalmente approccio sullo spinoso dossier del programma nucleare iraniano. Come preannunciato in campagna elettorale Barack Obama vuole “trattare direttamente e senza precondizioni” con Teheran. Ne da’ notizia il sito web della Casa Bianca nella parte che illustra il programma (“agenda”) della nuova amministrazione. Il presidente “sostiene una diplomazia dura e diretta con l’Iran senza precondizioni. Ora e’ il momento di usare il potere della diplomazia americana per fare pressioni sull’Iran perche’ ponga fine al suo programma nucleare illegale, cessi di sostenere il terrorismo e di minacciare Israele. Obama e (il vicepresidente Joe) Biden offriranno una scelta al regime iraniano. Se l’Iran accettera’ di abbandonare il suo programma nucleare e di sospendere ogni sostegno al terrorismo, noi offriremo incentivi come l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, investimenti economici e l’avvio di un percorso che porti alla ripresa delle relazioni diplomatiche (interrotte nel 1979 dopo l’assalto all’ambasciata Usa a Teheran). Se l’Iran – si legge nel testo – insistera’ nel suo atteggiamento preoccupante, noi rafforzeremo la nostra pressione economica e l’isolamento politico. Nel portare avanti tale linea, ci coordineremo con i nostri alleati e procederemo dopo attenta preparazione”. Per gli Usa si tratta di un inversione a 180 gradi: la precedente amministrazione repubblicana di George W. Bush aveva condizionato l’avvio di negoziati diretti con Teheran alla sospensione delle attivita’ di arricchimento dell’uranio, come peraltro previsto da quattro successive risoluzioni delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONu ha imposto tre serie di sanzioni contro l’Iran.
(22 gennaio 2009) Le altre news

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giancarlo 22 gennaio 2009 alle 22:06

@Ventomare: mi sa che ti sembra male

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ventomare 22 gennaio 2009 alle 22:52

Hai ragione, ho preso la lettera di intenti per un contratto già fatto, anche perché sia Marchionne che Elkann ne parlano come una cosa scontata. Ma la sostanza non cambia. La Fiat ha un’opzione call per comprare la Chrysler a quattro soldi, 25 milioni di dollari, mentre la Dailmer pagò 36 miliardi di dollari dieci anni fa. Capito? TRENTASEI MILIARDI DI DOLLARI DIECI ANNI FA. Vuol dire che gliela regalano. La condizione del finanziamento è solo un modo per forzare il governo USA. Vincola solo la Chrysler, non la Fiat. E la strategicità dell’accordo, secondo prescinde il finanziamento, Marchionne h l idee chiare e sa che la partita si gioca sulle nuoe filosofie che hanno trovato impreparati gli americani. Piuttosto di farla fallire si consegnano d uno che sa dove vuol andare e come si giocherà la partita del futuro. Chi sa, vince, oggi. per quest considero una doppia iatturaavre berlusconi a capo del nostro governo. Lui È sa, nÈ gli interessa sapere.

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Return 23 gennaio 2009 alle 00:09

M.O.: HAMAS, OBAMA STA FACENDO GLI STESSI ERRORI DI BUSH
Per Hamas tra Barack Obama e George W. Bush non c’e’ alcuna differenza. Lo ha dichiarato il portavoce del movimento da Beirut, Osama Hamdan, a al Jazira. Per Hamdan le posizioni di Obama, che ha intimato a Hamas di porre fine al lancio di razzi contro Israele, non rappresentano un “cambiamento malgrado questo fosse quanto aveva promesso durante tutta la sua campagna. “Obama staseguendo le orme del suo predecessore” e questo, ha aggiunto, “lo portera’ a commettere gli stessi errori di Bush che ha infiammato la regione invece di portare stabilita’”. Insomma per l’esponente di Hamas l’amministrazione Obama e’ destinata “ad altri 4 anni di fallimenti in Medio Oriente”.
VENTOMARE SVEGLIAAAAAAA!!!

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Giancarlo 23 gennaio 2009 alle 11:35

@Ventomare: Ragioni a capocchia, cosa centra quanto la pagò Daimler 10 anni fa? Oggi, senza gli aiuti di stato, che non sono certissimi, Chrysler è tecnicamente fallita. In quell’ottica anche 25 milioni di dollari sono soldi buttati alle ortiche.In Fiat lo sanno perchè sono un tantino meno sprovveduti e ideologizzati di te. Comunque temo di star sprecando il mio tempo: tu non vuoi discutere, continui a ragionare per slogan da tifoso. Lasciamo perdere.

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ventomare 23 gennaio 2009 alle 11:49

sarà ecnicamente fallita, ma gli rimane un nome, un mercato, una storia, stabilimenti, risorse umane. Anche la Fiat era praticamente tecnicamente fallita, ed in procinto di essere svnduta, ora invece è rinata. Vista l’esperienza fatta con la Fiat, Marchionne ha le competenze per ripeterla con la Chrysler. Ti compri una cosa a zero ed entro 4 anni la fai valere come valeva dieci fa.
Poi se uno non riesce a guardare oltre il proprio naso sono problemi suoi.

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Giancarlo 23 gennaio 2009 alle 11:53

Staremo a vedere chi ha la vista più lunga (oppure il naso più lungo). Il tempo è galantuomo, e in questa storia non ne passerà molto prima di avere le idee chiare.

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elofoolish 26 gennaio 2009 alle 18:53

“senza incentivi a rischio 60mila posti di lavoro”
ammazza un fenomeno sto marchionne aho!
e il popolo paga il suo lauto stipendio…

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Giancarlo 26 gennaio 2009 alle 20:25

Già Elo, dicevo che bisognava aspettare poco tempo, ma neanche io pensavo che si sarebbero sputtanati nel giro di 3 giorni. Adesso vediamo cosa si inventa Ventomare circa il suo finissimo naso.

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ventomare 26 gennaio 2009 alle 21:34

E, tutti i governi occidentali hanno varato misure per l’auto meno quello italiano. Mentre Marchionne dice che in mancanza di un piano c’è il rischio di perdita di posti di lavoro, in tutta Europa e in USA oggi è stata la giornata del grande taglio di posti di lavoro: oltre 60.000: Caterpillar, Pfizer, Spring Nextel, Direct Ing etc.etc.
G, Ci sarà il dominio delle piccole o comunque della macchine che consumeranno meno di un litro per 15 chilometri
…..
La dipendenza dal petrolio straniero e il riscaldamento globale, ha ammonito Obama, rappresentano minacce impellenti alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. “Per questo – ha aggiunto – vogliamo ribaltare la situazione: non posso promettere una soluzione rapida, ma i giorni in cui Washington trascinava i piedi sono finiti”. “La mia Amministrazione – ha detto ancora il presidente riferendosi ai cambiamenti climatici – non negherà i fatti, si farà guidare da questi”.
“Voglio essere assolutamente chiaro – ha sottolineato ancora Obama parlando del settore automobilistico – il nostro obiettivo non è di porre nuovi ostacoli ad una industria già in pesanti difficoltà; è di aiutare i costruttori americani a prepararsi per il futuro”. Entro marzo dovrebbe quindi essere approvato un regolamento transitorio, a lungo rinviato da Bush, che a partire dal 2011 fisserà i vincoli che dovranno portare le case automobilistiche a costruire entro il 2020 mezzi in grado di percorrere mediamente 35 miglia a gallone, cioè circa 15 chilometri con un litro.
“Infine – ha concluso il presidente – vogliamo chiarire al mondo che l’America è pronta a dirigere. Per proteggere il nostro clima e la nostra sicurezza collettiva, dobbiamo organizzare una vera coalizione globale…., in modo da garantire che paesi come la Cina e l’India facciano la loro parte, come noi vogliamo fare la nostra”.
(26 gennaio 2009)

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Rolli 26 gennaio 2009 alle 21:50

Visto, giancarlo? Ero certissima che ti avrebbe replicato con gli eterni aiuti di Stato.
voilà.

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Giancarlo 26 gennaio 2009 alle 22:03

Gli lascio partita vinta, perchè mi vergogno a scendere sotto un certo livello di decenza. Mi rimane il dubbio se ci creda davvero o ci stia prendendo per il culo.

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Rolli 26 gennaio 2009 alle 22:09

ci fa, e si copre, nella sua mente, dietro la ragion di stato. Convinto.

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Return 26 gennaio 2009 alle 22:43

mi disipace rollina, ma non devi contare su di me
non ce la posso fà
:-(((

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Rolli 26 gennaio 2009 alle 22:56

Hai tutta la mia comprensione, Return

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carlo 27 gennaio 2009 alle 00:45

15 km con un litro?
Basta comprare un motore BMW e copiarlo per farne 18.
Se gli obiettivi sono tutti così originali ed ambiziosi è ovvio che “yes, he can”…
Siamo in buone mani.

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ventomare 27 febbraio 2009 alle 09:59

Minerva, Vedi che mantiene la promesse! Siamo al tutto fuori. Un mese e una settimana dopo la presa d’incarico.
———————————-
Svolta con rischio
di Massimo Gaggi
´Ha lanciato i suoi dadi ª, commenta, ammirato e spaventato, David Broder, classe 1929, glor i o s o columnist d e l Washington Post. In piena recessione e col sistema finanziario sotto la tenda a ossigeno, Barack Obama rischia il tutto per tutto mettendo in pista contemporaneamente la sanità ´universale ª per tutti gli americani, la riforma scolastica e una rivoluzione dell’energia che costerà cara ai grandi produttori di gas-serra.
Ma, soprattutto, per finanziare l’enorme dilatazione della spesa pubblica, il presidente democratico rompe il tabù dell’aumento delle tasse che nemmeno il suo partito aveva osato infrangere negli ultimi due decenni: non solo niente rinnovo degli sgravi di Bush, ma aliquote più elevate sui redditi oltre i 200 mila dollari e progressiva riduzione delle detrazioni, a partire da quelle per chi destina una parte del reddito ad attività di beneficenza. Quest’ultimo intervento sarà graduale, ma la virata è netta, dopo un quarto di secolo nel quale le amministrazioni repubblicane, ma anche quella di Bill Clinton, hanno usato il fisco per spingere la filantropia privata a impegnarsi sempre di più nella società, integrando e, a volte, addirittura sostituendo lo Stato.
E proprio Clinton, già indispettito dalle norme di trasparenza imposte da Obama che lo hanno costretto a rivelare l’identità dei finanziatori della sua fondazione quando Hillary è entrata nel governo, potrebbe essere la principale vittima di questa ´strettaª sulla filantropia. Il nuovo presidente non ha mai osteggiato la beneficenza e, anzi, di recente ha incoraggiato l’impegno sociale delle associazioni religiose. Ma gli abusi commessi anche in questo campo (a cominciare dalle opere d’arte prestate a musei sconosciuti solo per pagare meno tasse) devono averlo convinto che è ora di riequilibrare la situazione.
Con le banche alle corde e l’assoluta necessità di recuperare la fiducia dei consumatori e degli investitori, il piano di Obama può apparire temerario: chi metterà più risorse nel mercato se i benestanti (che hanno già subito grosse perdite per il crollo dei valori finanziari e immobiliari) dovranno anche pagare più tasse? Ma il presidente ha voluto dare un segnale politico chiaro: mano tesa a Main Street ó l’America delle mille cittadine operose ó e pugno chiuso per Wall Street (che ieri ha risposto con un altro ribasso). Certo, la debolezza della finanza è anche un’opportunità per Obama: con i ´titani ª delle grandi banche ancora in sella, probabilmente non avrebbe avuto la forza di varare riforme così radicali.
Che, però, sono solo proposte da sottoporre all’esame del Congresso. Dove, più ancora dell’aperta ostilità dei repubblicani, il presidente deve temere le divaricazioni in campo democratico (le misure per l’ambiente saranno, ad esempio, osteggiate dalla forte corrente pro carbone). Per far cadere le resistenze, Obama scommette su un’emergenza che è veramente da economia di guerra: un deficit pubblico mostruoso come quello annunciato ieri per l’anno in corso ó 1.750 miliardi di dollari, il 12,3% del Pil ó non si vedeva dal 1945.
27 febbraio 2009

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