Andrea Marcenaro:D’Alema, la spedizione punitiva e la vera guerra dello stronzo

Una vera spedizione punitiva, quella contro Hamas – ha dichiarato ieri Massimo D’Alema - difficilmente, infatti, si può definire ëguerra‘ un conflitto in cui muoiono 900 persone da una parte e 10 dall’altra”. Può darsi.
Ma sarebbe forse il caso di ricordare al rimbambito che copia (male) Sofri, che viene immancabilmente sottotitolato come il più intelligente della sinistra, e magari lo è pure, come andarono quei (sacrosanti) 78 giorni di bombardamenti Nato effettuati da 15mila piedi d’altezza sulla Serbia e dei quali perfino un rimbambito dovrebbe ricordare qualcosa.


Vennero centrati appartamenti (5 aprile 1999, per esempio, 17 morti), treni civili (12 aprile 1999, per esempio, 55 morti), contadini kosovari (14 aprile, per esempio, 75 morti), televisioni pubbliche (23 aprile, per esempio, 16 morti), autobus (1 maggio, per esempio, 47 morti), ambasciate (cinese, per esempio, 3 morti), carcerati (21 maggio, carcere di Pristina, per esempio, 100 morti), ospedali (31 maggio, ospedale di Surdulica, per esempio, 20 morti), scudi umani (60 civili kosovari usati come tali dai serbi, si disse per esempio il 31 maggio, e nessuno contestò), scuole (31 maggio, 23 bambini a Novi Pazar, per esempio). Oltre cinquecento civili, si disse. Più indefinite migliaia di militari serbi. A zero. Dicasi: a zero. Un supercappotto. Vera guerra quella, eh? Stronzo
Andrea MarcenaroIl Foglio

di Losciacallo il 13 gennaio 2009 in Andrea Marcenaro · 65 commenti

{ 65 commenti… leggili o aggiungi il tuo }

Giancarlo 13 gennaio 2009 alle 21:07

Vero, quando si bombarda i civili muoiono, e le bombe vengono chiamate intelligenti, perchè sono infinitamente meno deficenti di chi pensa che una bomba quando eplode ammazza solo i cattivi.

Replica

Return 13 gennaio 2009 alle 22:22

Dopo aver visto il TG1, mi ero convinto che davvero gli israeliani utilizzano il fosforo bianco, a piene mani, per sfigurare e terrorizzare donne e bambini, sparando nel mucchio con spedizione punitive inutilmente crudeli. Sì perché se tutti i media italiani sono succubi alla propaganda israeliana, come dice D’Alema, la verità non può che essere anche peggiore di quel che il nostro inviato ha detto nel servizio interrogando nientemeno che un esperto.
Poi mi siedo al computer e leggo un lancio Associated Press:
“Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha esortato Israele a esercitare ‘estrema cautela’ nell’uso di agenti incendiari, che sono usati per illuminare bersagli di notte o create cortine fumogene per gli attacchi diurni, ha detto Peter Herby, responsabile dell’organizzazione per il settore Mine-Armi. ‘In alcuni degli strike a Gaza è chiaramente stato impiegato il fosforo bianco’ ha detto Herby all’Associated Press, ‘ma non è affatto raro che il fosforo venga usato per creare fumo o illuminare un bersaglio. Non abbiamo prove che sia stato usato in altro modo’.

Replica

malik 14 gennaio 2009 alle 06:12

D’Alema è un gigante rispetto ai burattini Giovanardi, Frattini, Gasparri, Cicciopanza, Magdi Allam e ora si è aggiunto anche quella sagoma di Travaglio. D’altronde da giustizialista qual’è, non poteva che godere delle punizioni riservate ai palestinesi.

Replica

sing 14 gennaio 2009 alle 06:29

Prova

Replica

sing 14 gennaio 2009 alle 06:31

Rolli, io ho un’amica serba, tu non hai idea dell’opinione che ha questo popolo di noi europei dopo i bombardamenti pro-albanesi.

Replica

Rolli 14 gennaio 2009 alle 11:22

Sing, il bombardamento della Serbia grida ancora oggi vendetta, e l’opinione della tua amica mi sa che coincide abbastanza con la mia.
Ogni volta che si riparla della questione riprovo lo stesso sdegno
Proprio l’altro ieri mi stavo rileggendo un’inchiesta di biloslavo, e sono tentata di riportarla

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 12:37

Fosse perché erano albanesi, kosowari e bosniaci, povera razza musulmana, invece degli ortodossi slavi. Per caso vi siete interrogati sul vostro livello di razzismo?

Replica

Rolli 14 gennaio 2009 alle 12:54

Razzista sei tu, visto che ogni alito musulmano per te giustifica qualsiasi strage

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 13:32

Più che aliti, erano ultimi respiri, viste le stragi di Sarajevo, di Tuzla e Srebrenica, le macellazioni di kosowari, le fosse comuni, gli stupri, le cacce all’uomo, i deportati, i campi di concentramento, gli esodi di massa, il terrore, etc. etc. etc.

Replica

sing 14 gennaio 2009 alle 13:38

Cocco, guarda che la sinistra radicale di cui tu eri alleato la pensa come noi sulla faccenda. Remember, allora razzisti vallo a dire ai tuoi alleati tanto cari. Ventomare sei pegggio dei fascisti la gente come te impedirebbe qualsiasi dubbio su D’alema.

Replica

sing 14 gennaio 2009 alle 13:40

Ma guarda un po’ io che la penso come Rizzo e ventomare che la pensa come Buttiglione. Preferisco Rizzo :-)

Replica

sing 14 gennaio 2009 alle 14:07

Già ventomare ed una parolina contro le operazioni anti-minoranza serba dell’uck nulla nevvero? Quelli sono scorie umane per te.

Replica

leonida alle termopili 14 gennaio 2009 alle 14:26

Vento, però se accetti i bombardamenti onu contro belgardo a causa di, parole tue, “…le stragi di Sarajevo, di Tuzla e Srebrenica, le macellazioni di kosowari, le fosse comuni, gli stupri, le cacce all’uomo, i deportati, i campi di concentramento, gli esodi di massa, il terrore, etc. etc. etc.” , non vedo come non possa accettare l’invasione dell’iraq. Cioè se il motivo dei bombardamenti consiste nella punizione di un regime tiranno, possiamo iniziare a bombardare tutto l’orbe terracqueo. In soldoni, se erano giustificabili i bombardamenti verso la serbia, altrettanto avrebbero dovuto esserlo contro saddam. Tu però in un caso eri d’accordo e nell’altro no! personalmente ero d’accordo nell’intervento contro i serbi e non per quello contro saddam(e l’ho sempre dichiarato), ma non certo per i motivi da te addotti, che, scusami, ma mi sembrano alquanto pretestuosi.
servus

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 14:44

No, caro Leonida, le cose sono completamente differenti.
Intanto le motivazioni dell’azione contro la Serbia erano palesi, quelle contro Saddam finte. La guerra contro Saddam è stata fatta per il petrolio, punto. Da nessuna parte era stato detto che l’obiettivo era il ritorno della democrazia e regime change della tirannia. Per questo Bush si è dovuto inventare il casus belli. Da nessuna parte si parlava di intervento per riportare la democrazia. tra l’altro il Congresso non l’avrebbe mai approvato. Se si iniziasse a parlare di guerra per il ritorno alla democrazia non si sa come si parte e dove si arriva. Gli USA stessi sostengono stati sovrani con regimi totalitari e non democratici a fini di interesse nazionale.
La guerra contro Saddam, condivisa dal mondo intero, venne fatta quando invase il Kuwait.
Le aree etniche del nord e del sud IRAQ erano già state messe sotto controllo aereo USA e inglese su mandato ONU. per quanto riguarda invece la proliferazione di eventuali di ADM c’erano gli ispettori ONU seppur con il lavoro ostacolato.
Qui, invece si parla di intere popolazioni oggetto di pulizia etnica o stati invasi illegittimamente, dove il pericolo di stragi, deportazioni, eccidi di massa era reale ed imminente. Se si fosse intervenuto ad esempio in Ruanda si sarebbero evitati milioni di morti e così per il Darfur.
Sing, io ero alleato con la sinistra radicale, ma non condivido per niente l’idea che non si debba intervenire militarmente, con un’azione di ordine internazionale, se c’è una strage di massa.

Replica

Rolli 14 gennaio 2009 alle 15:17

Perdonatelo: sul ciclostilato che gli avevano passato non c’era scritto quello che faceva Saddam al suo popolo, nè delle sue carceri, delle torture sistematiche, dei vari stermini.

Replica

sing 14 gennaio 2009 alle 15:39

Scusamai ventomare, premettendo che non ho sostenuto l’operazione in Iraq, il fatto che oggi i curdi abbiano uno stato che più o meno vive in pace (se la turchia lo permette) dove possono praticare la loro lingua non ti interessa? Dovevano farsi arabizzare (come è stato fatto con mossul) in tutta tranquillità? A me non piacciono queste visioni manichee, giù bombe sui serbi, ma guai a toccare saddam.

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 15:45

Sì, dici? E dov’era la strage etnica di massa reale ed imminente in IRAQ, quando Bush segundo l’ha invaso? Dimmelo tu che hai letto un altro ciclostilato, quello giusto.
Sul fatto che Saddam fosse stato un dittatore sanguinario non ci sono dubbi, ma una certa mordacchia gli era stata messa con le zone a controlo aereo.
Non ci dimentichiamo che la guerra, ha prodotto intorno a 150.000 morti. Il ritorno alla democrazia vale un prezzo simile? La decisione può non appartenere al popolo? Questo è quello che ci si deve domandare? Inoltre, ripeto, anche eticamente è sbagliata, la guerra è stata fatta per il controllo del petrolio, la caduta di Saddam era solo una conseguenza di questo. Infine perché non si fanno le guerre a tutti i regimi non democratici, in particolare quelli non avversi agli Stati Uniti? Ve le ricrdate le dittature latino-americane? quelle erano sponsorizzate dagli Stati Uniti. Così per dire.

Replica

sing 14 gennaio 2009 alle 16:03

Già perché il bombardamento della serbia non è stato fatto per servire gli interessi americani, nooooooo, con la bonino che aizzava i macedoni all’indipendenza.

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 16:13

Guarda Sing, che un giorno o l’altro la Serbia entrerà nell’UE. Dove stanno gli interessi americani?

Replica

elofoolish 14 gennaio 2009 alle 16:17

se gli americani bombardano,
un onteresse c’e’. puoi starne certo.

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 16:20

Ed invece, Caro elo, quella volta non c’erano. Questo, in parte e di per sÈ, ne faceva un’azione più etica.

Replica

elofoolish 14 gennaio 2009 alle 16:38

beh a parte distogliere l’attenzione sulla faccenda del sesso orale di clinton dici?

Replica

leonida alle termopili 14 gennaio 2009 alle 16:40

Vento, e quali sarebbero state le motivazioni “palesi” per bombardare i serbi? Srebrenica? Lasciamo perdere va’, chè sono esattamente le stesse addotte per bombardare saddam(oltre che le adm, i terroristi e compagnia bella gnè, gnè)! Secondo il tuo personale punto di vista, in un caso sono “palesi” e nell’altro no. E invece io ti dico che bombardare la serbia non aveva nulla di più “etico”(si fa per dire) di quanto non fosse bombardare saddam e i motivi per farlo non erano certo le popolazioni musulmane tartassate. Dai vento, non raccontiamoci monate o, per lo meno, teniamo un profilo basso che si fa più bella figura!
servus

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 17:07

leonida, lo scandalo vero nella storia sanguinosa della dissoluzione jugoslava fu di stare a guardare per quattro anni i serbi bosniaci massacrare la gente di Sarajevo. Fu anche perché le sporte erano piene di massacri de serbi, per il ricordo dell’errore fatto in precedenza e perché la strage avveniva sotto i nostri occhi, nel cuore della civile europa. Non si poteva stare a guardare che un popolo sgozzasse migliaia di persone di un altro popolo praticamente inerme. E’ proprio una legge di natura.

Replica

elofoolish 14 gennaio 2009 alle 17:17

tipo come in ruanda no…
aggia’ ma l’africa mica conta, li’ si possono pure sgozzare…
tanto per rinfrescarsi la memoria:
http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_ruandese

Replica

leonida alle termopili 14 gennaio 2009 alle 17:48

già vento, però quando i tutsi massacravano gli hutu, le loro sofferenze non erano mica inferiori…o no? Eppure non mi sembra che abbiamo mandato i nostri baldi aviatori, o i nostri impavidi soldati ad impedire il massacro e non è mica successo lustri e lustri or sono. O vogliamo parlare di quanto sta succedendo , adesso in tutta l’africa centro-oriuentale? Cos’è, i negri sono lontani ed il kossovo vicino? nella ex Jugoslavia c’era la tv che faceva vedere le fosse comuni ed in africa no? la legge di natura vale per bianchi europei e non per i negretti
servus
leonida

Replica

leonida alle termopili 14 gennaio 2009 alle 17:48

già vento, però quando i tutsi massacravano gli hutu, le loro sofferenze non erano mica inferiori…o no? Eppure non mi sembra che abbiamo mandato i nostri baldi aviatori, o i nostri impavidi soldati ad impedire il massacro e non è mica successo lustri e lustri or sono. O vogliamo parlare di quanto sta succedendo , adesso in tutta l’africa centro-oriuentale? Cos’è, i negri sono lontani ed il kossovo vicino? nella ex Jugoslavia c’era la tv che faceva vedere le fosse comuni ed in africa no? la legge di natura vale per bianchi europei e non per i negretti?
servus
leonida

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 20:51

Ed io non o parlato proprio del Ruanda e del Darfur come esempi di cecità? Ma come sopra ricordavo la cecità ci fu anche per Sarajevo, giustappunto.
Ma non è che siccome non si è andati in Ruanda si dovevano lasciare ammazzare i kosovari.

Replica

Minerva 14 gennaio 2009 alle 21:28

Qualsiasi paese, non solo gli USA, si muove per i propri interessi. Anche l’esportazione della democrazia – effettivamente tentata o solo di facciata – non era il fine, ma un mezzo per tutelare gli interessi americani (ho perso il conto di quante volte l’ ho scritto). Già agli inizi della guerra c’era chi avvertiva che il fine non poteva essere il petrolio, visto come è strutturato e regolato il mercato del greggio. E infatti la missione – per gli americani – è in perdita: il contribuente continua a pagarla, i prezzi del carburante USA sono alti, le società petrolifere di molti paesi hanno fatto affari (a partire da russi e cinesi e dagli stessi paesi arabi); l’ Iraq si tiene il surplus dalle vendite del greggio, mentre gli americani hanno continuato, fino ad ora, a finanziare la ricostruzione del paese. Il fine era il controllo dell’area per garantire la sicurezza americana. Sostituito “americana” con “europea” e “italiana”, il fine dell’ intervento nei Balcani è lo stesso. Altro che intervento umanitario. E si spiega anche perchè Clinton ci fu tirato per i capelli, nei Balcani.

Replica

ventomare 14 gennaio 2009 alle 23:31

Ma certo che è in perdita, Bush aveva dichiarato la fine della guerra dopo un mese. Non gli sono tornati i conti, cara Minera. Come quelli di Fannie Mae e Freddy Mac. Perché è un cretino, non solo, un cretino pure manipolato dal vice, reale presidente. La guerra ha consentito a Bush di oscurare la crisi americana, che ora esplode in tutta la sua virulenza. Doveva dire agli americani che era finita l’era dell’abbondanza. Gore avrebbe puntato sulle rinnovabili e consenrvato la mleadership tecnologica americana, lui come faceva che era stato eletto dalle miltinazionali texane delle armi e del petrolio?
Il vecchio mondo si è mangiato l’America.
Per quanto riguarda la Bosnia, non vedo quanto quella guerra poteva inidere sulla sicurezza europea. Era solo impossibile asssitere a quelle stragi a duecento chilometri da casa nostra senza agire.

Replica

British Bulldog 15 gennaio 2009 alle 00:56

mica tanto disinteressato l intervento in Bosnia e in Kossovo dato che permette agli Americani di avere un piede nei Balcani ,in un area tradizionalmente da cui erano stati tenuti fuori per lungo tempo —

Replica

Rolli 15 gennaio 2009 alle 01:17

Giusto da Ventomare poteva provenire “il vecchio mondo si è mangiato l’America”
Ventomare che non ha mosso un muscolo, mi pare di capire, perchè mica l’ho visto in piazza a chiede un altro intervento in kosovo, per le stragi fatte dagli albanesi
Oh! E ‘ vero, ci sono le forze di pace tanto invocate, ormai, che facevano ciao ciao con la manina ai camion dell’UCK che deportavano i serbi per massacrarli, torturarli, espiantarli e poi vendere gli organi al mercato nero
Che sciocchina che sono, per fortuna che c’è Ventomare

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 08:22

Ventomare come dice bb l’interesse degli usa c’era eccome, basi militari in una zona da dove erano esclusi da parecchio. Poi ricordati che è la truffa di rambouillet ad aver accresciuto la repressione degli albanesi. Le proposizioni erano inacettabili per la Serbia, ma chi accetterebbe un’occupazione militare della nato? Mentre gli usa hanno spiegato tranquillamente ai kosovari che l’autonomia a termine sarebbe diventata indipendenza (ed infatti è quello che è successo), non solo, i Serbi votarono l’autonomia del Kosovo mostrando di la loro volontà di pace, è invece no giù bombe con i tuoi applausi, invece su hamas che non ci pensa nemmeno a togliere nemmeno dalla carta la distruzione di Israele guai a toccarlo, figurati, e questa sarebbe la morale tua e di D’alema? Ma per favore vento…

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 08:25

@ Rolli
Occhio che la Del Ponte che ha osato dirlo è stata accusata di razzismo anti-albanese ancora ieri. Aspetto con ansia una canzone di Anna Oxa sulla vicenda. Te la ricordi la lite con Bertinotti?

Replica

British Bulldog 15 gennaio 2009 alle 09:09

Ma per il Kossovo ,,sarebbe bastato che Milosevic avesse lasciato le cose come le aveva lasciate Tito,,nei confronti degli Albanesi,,
Quanto all Indipendenza dell Kossovo e una mezza mascherata dato che serve in pratica a rendere automatica la presenza USA in quella Area,,Dato che sia i Kossovari sia i Serbi e sopratutto gli USA sanno benissimo che se mai gli USA se ne andassero da li ,, tempo 2 settimane e il Kossovo indipendente sparirebbe dalle carte geografiche

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 09:28

bb, invece secondo me finirà che dopo aver distrutto la yugoslavia, faranno la grande albania. Me li vedo già gli albanesi di macedonia chiedere l’autonomia.

Replica

British Bulldog 15 gennaio 2009 alle 11:09

Qua fra grande Albania Grande Serbia Grande Croazia etc etc sembra veramente di essere tornati all 1914

Replica

ventomare 15 gennaio 2009 alle 11:20

The European Union is composed of 27 independent sovereign countries which are known as member states: Austria, Belgium, Bulgaria, Cyprus, the Czech Republic, Denmark, Estonia, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland, Italy, Latvia, Lithuania, Luxembourg, Malta, the Netherlands, Poland, Portugal, Romania, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, and the United Kingdom.[22]
There are three official candidate countries, Croatia, the Former Yugoslav Republic of Macedonia, and Turkey. The western Balkan countries of Albania, Bosnia and Herzegovina, Montenegro, and Serbia are officially recognised as potential candidates.[23] Kosovo is also listed by the European Commission as a potential candidate but the Commission does not list it as an independent country because not all member states recognise it as an independent country, separate from Serbia.[24]

Capitoooooo, Europaaaaaaa!
Alla Serbia manca solo la cattura di Mladic, dal momento che Karadzic è stato preso per avere lanciata la procedura di candidato ufficiale.
Tutti questi paesi un giorno faranno parte dell’UE. Quale respiro strategico poteva avere l’intervento militare americano? Quello di strappare per qualche anno il paesi della ex-Jugo dal controllo dall’influenza di Putin? Tenete conto che quando è partita la guerra in Kosowo i giochi della ex Jugoslavia erano fatti.
Ma se anche il Montenegro, che stato più collegato alla Serbia non c’è, ha fatto il referendum per l’indipendenza ed ora è nazione a tutti gli effetti. Tutti sapevano e sanno che il destino dei Balcani è l’Europa.
A proposito, Sing, come vedi, dal 2005 la Macedonia ha in corso la procedura come candidato ufficiale.
Rolli, le stragi fatte dagli albanesi? Ma che dici. Ma che non te le ricordi le donne che si impiccavano agli alberi perché stuprate dai serbi, era diventata una vera e propria politica etnica quella di stuprare tutte le donne. Davvero io non ti capisco. Quante bambine che alla frontiera mentre scappavano con le famiglie venivano prese e stuprate dagli ufficiali della dogana davanti ai genitori.
Davvero a volte non vi capisco quanta memoria corta abbiate.

Replica

ventomare 15 gennaio 2009 alle 11:24

… O meglio, mi correggo, per la procedura di candidato ufficiale, alla Serbia manca la cattura di Mladic e anche la soluzione della questione kosowo indipendente e riconosciuto.

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 11:35

Ventomare, ma non hai ancora capito che l’entrata dei paesi dell’est è stata fatta in gran parte per gli interessi americani e per indebolire l’Europa? Da che parte stanno i paesi dell’est quando la Russia fa il bello e il cattivo tempo? Hai presente lo scudo spaziale? Non ti rendi conto che l’Europa si è bloccata? La trattativa per la macedonia come per la turchia perché l’obiettivo degli usa è l’Europa della nato, ma non vedi che ci sono diversi stati che si oppongono a questa politica, e che il prossimo allargamento Croazia esclusa non avverà prima di ventanni? Informati un po’ meglio. Bella poi l’indipendenza del montenegro ottenuta grazie al voto albanese, bello come stato mafioso dove passano tutti i traffici più osceni. Complimenti Ventomare e poi semmai sei tu ad avere la memoria SELETTIVA, quello che riporta rolli delle stragi perpetrate dagli albanesi e del traffico di organi non ti va di ricordarlo vero? Ma sai lo ha detto Carla Del Ponte che è notoriamente l’amante di Milosevic quindi è poco credibile.

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 11:39

E poi vorrei ancora sapere perché uno stato che vota il riconoscimento l’autonomia merita le bombe, mentre un movimento terrorista islamista che non si degna neppure di togliere dal suo statuto la distruzione di Israele non le meriterebbe. Ovvio i serbi sono cattivi utilizzano gli scudi umani, mentre hamas è un movimento progressista e umanista, non si permetterebbe mai una cosa del genere.

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 11:41

@ bb
Beh alla grande serbia hanno già dato il due di picche perché l’indipendenza dei serbi di bosnia è stata subito rifiutata, sai ormai siamo abituati quello che vale per gli uni non vale per gli altri.

Replica

ventomare 15 gennaio 2009 alle 11:44

Carla del Ponte amante di Milosevic? Ma tu sei proprio matto. Stai in pieno delirio. Quando sento queste cose mi domando se è il caso che continuo a risponderti. Per il momento non aspettarti altre risposte da me.

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 11:47

Ma non ti rendi conto che era una battuta? Forse non lo sai ma è proprio CARLA DEL PONTE ad aver denunciato le cose che denuncia la Rolli. Certo, certo prenditela come scusa per non rispondere che qui tu sei ben poco informato su cosa hanno combinato i santarellini dell’uck.

Replica

Return 15 gennaio 2009 alle 11:50

Ventomare, sei una macchietta. Informati un po’, fa’ il piacere, lo dico per il tuo bene. Potresti cominciare per esempio leggendo il generale Fabio Mini, già comandante di KFor (sai cos’è?)
Come lei sa, i bombardamenti della Nato nel 1999 si concentrarono nel territorio del Kosovo utilizzando una tipologia di armi evidentemente destinata a colpire infrastrutture e grandi strutture economiche, e non l’esercito o le bande armate. » stato così definito un “bombardamento umanitario” anche se è stato danneggiato soprattutto il territorio. Perché secondo lei è stato pianificato questo tipo di attacco?
L’intento dei bombardamenti non era quello di salvare la popolazione dalle rappresaglie e dalla pulizia etnica che comunque erano state fatte dalle forze serbe e soprattutto dalle bande paramilitari che forse neppure Milosevic era in grado di controllare. I bombardamenti erano una punizione. Sia in Kosovo che in Serbia l’idea era quella di operare una distruzione strutturale che fiaccasse la volontà di resistenza serba e che provocasse danni permanenti o per lo meno duraturi all’apparato produttivo. (…)
http://italia.etleboro.com/?read=7692

Replica

ventomare 15 gennaio 2009 alle 12:18

Bah … L’intento dei bombardamenti non era quello di salvare la popolazione dalle rappresaglie e dalla pulizia etnica che comunque erano state fatte dalle forze serbe e soprattutto dalle bande paramilitari che forse neppure Milosevic era in grado di controllare.
E chi le controllava, sennò!?
I bombardamenti in Serbia furono per la maggior parte rivolti a strutture di controllo militare ed informativo strategico. Gli altri erano fatti sul territorio kosowaro e erano indirizzati verso l’esercito. Ci furono anche molte strutture strategiche colpite come qualche industria, ma era evidente che l’obiettivo non era quello, nel computo complessivo erano la minoranza. Sentire un comandante militare parlare così davvero mi insospettisce. Ma non conosco l’orientamento del sito e se hanno interesse a privilegiare una logica politica. Molti degli incidenti sopra ricordati, le vittime collaterali, accaddero sul territorio kosowaro, con errori dei bombardieri americani, come quello madornale del treno e quando scambiavano le file di auto in fuga per convogli militari oppure per i fuoristrada delle bande paramilitari che si mascheravano da convogli civili proprio per mettere fuori strada gli aerei. Se avessero voluto punire Belgrado l’avrebbero massacrata, invece doveva rimanere tutto in piedi per il regime change, come poi è avvenuto per volontà dei serbi stessi. Nessuno aveva interesse a guadagnarsi l’odio dei cittadini serbi, tanto meno gli americani.

Replica

Return 15 gennaio 2009 alle 12:24

:-)
un genio

Replica

ventomare 15 gennaio 2009 alle 12:29

Ma dai smettila con queste battutine. Ci fai una figuraccia, non è da te.

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 12:44

Ventomare, qui la figura ce la stai facendo tu, le tue nozioni sono talmente povere e le poche che hai sono frutto di propaganda che mi sembra normalissima la reazione di return.

Replica

Return 15 gennaio 2009 alle 12:48

ventomare, piantala. E’ evidente che non sai niente di niente, ripeti ad nauseam la storiella che hai imparato leggendo Repubblica e continui a dire cretinate una al secondo (“Kosovo”). Non solo, ma nemmeno ti interessa farti un’idea diciamo così più articolata della questione, non ti interessa approfondire l’opinione del comandante in capo delle truppe Nato in Kosovo, non ti interessa cosa ha detto il giudice a capo della procura al Tribunale dell’Aia, non ti interessa sapere fino a che punto la politica kosovara è organica alla criminalità internazionale, se il primo ministro è a capo di un clan che traffica organi, non ti incuriosisce la morte di Milosevic, nÈ che la cella dello spietato criminale di guerra non fosse videosorvegliata, nÈ che è stata la Del Ponte a dire “suicidio”. Non ti interessa il pupazzo che Kossiga regalò a D’Alema il giorno dell’insediamento, nÈ perché decise di appoggiare quel governo dopo la caduta del tuo amato – dovresti chiedere a lui: lo sa. Non ti interessa perché non sei solo cretino, sei un esempio vivente di cretinismo fazioso di sinistra, cieco e sordo (ma purtroppo non muto) a ogni ragionevolezza, onestà intellettuale e senso della decenza.
e pazienza
ciao
(“cretino” è una parolaccia?)

Replica

Minerva 15 gennaio 2009 alle 13:16

Avranno anche sbagliato i conti, Ventomare, ma le condizioni per la spartizione degli affari sul petrolio iracheno con le compagnie non statunitensi le hanno previste gli americani. Certo, non per bontà: perché non ne potevano fare a meno.
Per quanto riguarda la Bosnia, non vedo quanto quella guerra poteva inidere sulla sicurezza europea. Era solo impossibile asssitere a quelle stragi a duecento chilometri da casa nostra senza agire.
Guarda che per “sicurezza” non si intende necessariamente evitare che ti lancino un razzo, come per Israele. Dopo il disgregamento della federazione jugoslava – quanto combinato da un certo Tito non aveva risvegliato il senso umanitario degli europei – l’area era diventata sempre più instabile. Un conflitto praticamente dentro casa non era accettabile per l’Europa. Io ricordo che Clinton non voleva entrare in guerra – immagino per una valutazione costi/benefici – ma la fine della guerra fredda non era così lontana e l’appoggio russo ai serbi ha convinto gli americani che fosse meglio approfittare della situazione.

Replica

leonida alle termopili 15 gennaio 2009 alle 14:07

@ B.B. Qua fra grande Albania Grande Serbia Grande Croazia etc etc sembra veramente di essere tornati all 1914 hai perfetamente ragione B.B. sono i nazionalismi il cancro che, dopo un secolo , ci fa ancora discutere di queste cose . Di quel grandissimo figlio di puttana – che sia maledetto in eterno – di gavrilo princip e dei suoi degni infami compari…
servus

Replica

sing 15 gennaio 2009 alle 16:11

Già leonida, parliamo di cosa succede adesso, la cricca di Kagame al potere a Kigali sostiene la ribellione in Congo, ma nessuno ne parla. Tra l’altro sapete che l’unico paese africano contrario all’elezione di Obama è proprio la Repubblica democratica del Congo. Chissà come mai.

Replica

British Bulldog 15 gennaio 2009 alle 17:44

Sing considerando quale bordello ce in Africa in generale solo un pazzo ci metterebbe ora come ora le mani in pasta –Solo in Congo fra paesi coinvolti, signori della guerra vari e puri e semplici banditi che si spartiscono la torta credo che nessuno saprebbe da dove cominciare per rattoppare un po la cosa (e sarebbe gia tanto)

Replica

ventomare 20 gennaio 2009 alle 11:27

E’ molto diverso da quello che ha detto D’Alema?
Ricordiamo tutti immagino che Grossman ha perso un figlio nell’ultima guerra in Libano
LE IDEE
Israele parli anche con Hamas
di DAVID GROSSMAN
Come le volpi del racconto biblico di Sansone, legate per la coda a un’unica torcia in fiamme, così noi e i palestinesi ci trasciniamo l’un l’altro, malgrado la disparità delle nostre forze. E anche quando tentiamo di staccarci non facciamo che attizzare il fuoco di chi è legato a noi – il nostro doppio, la nostra tragedia – e il fuoco che brucia noi stessi. Per questo, in mezzo all’esaltazione nazionalista che travolge oggi Israele, non guasterebbe ricordare che anche quest’ultima operazione a Gaza, in fin dei conti, non è che una tappa lungo un cammino di violenza e di odio in cui talvolta si vince e talaltra si perde ma che, in ultimo, ci condurrà alla rovina.
Assieme al senso di soddisfazione per il riscatto dello smacco subito da Israele nella seconda guerra del Libano faremmo meglio ad ascoltare la voce che ci dice che il successo di Tsahal su Hamas non è la prova decisiva che lo Stato ebraico ha avuto ragione a scatenare una simile offensiva militare, e di certo non giustifica il modo in cui ha agito nel corso di questa offensiva. Tale successo prova unicamente che Israele è molto più forte di Hamas e che, all’occasione, può mostrarsi, a modo suo, inflessibile e brutale.
Allo stesso modo il successo dell’operazione non ha risolto le cause che l’hanno scatenata. Israele tiene ancora sotto controllo la maggior parte del territorio palestinese e non si dichiara pronto a rinunciare all’occupazione e alle colonie. Hamas continua a rifiutare di riconoscere l’esistenza dello Stato ebraico e, così facendo, ostacola una reale possibilità di dialogo. L’offensiva di Gaza non ha permesso di compiere nessun passo verso un vero superamento di questi ostacoli. Al contrario: i morti e la devastazione causati da Israele ci garantiscono che un’altra generazione di palestinesi crescerà nell’odio e nella sete di vendetta. Il fanatismo di Hamas, responsabile di aver valutato male il rapporto di forza con Tsahal, sarà esacerbato dalla sconfitta, intaserà i canali del dialogo e comprometterà la sua capacità di servire i veri interessi palestinesi.
Ma quando l’operazione sarà conclusa e le dimensioni della tragedia saranno sotto gli occhi di tutti (al punto che, forse, per un breve istante, anche i sofisticati meccanismi di autogiustificazione e di rimozione in atto oggi in Israele verranno accantonati), allora anche la coscienza israeliana apprenderà una lezione. Forse capiremo finalmente che nel nostro comportamento c’è qualcosa di profondamente sbagliato, di immorale, di poco saggio, che rinfocola la fiamma che, di volta in volta, ci consuma.
» naturale che i palestinesi non possano essere sollevati dalla responsabilità dei loro errori, dei loro crimini. Un atteggiamento simile da parte nostra sottintenderebbe un disprezzo e un senso di superiorità nei loro confronti, come se non fossero adulti coscienti delle proprie azioni e dei propri sbagli. » indubbio che la popolazione di Gaza sia stata “strozzata” da Israele ma aveva a sua disposizione molte vie per protestare e manifestare il suo disagio oltre a quella di lanciare migliaia di razzi su civili innocenti. Questo non va dimenticato. Non possiamo perdonare i palestinesi, trattarli con clemenza come se fosse logico che, nei momenti di difficoltà, il loro unico modo di reagire, quasi automatico, sia il ricorso alla violenza.
Ma anche quando i palestinesi si comportano con cieca aggressività – con attentati suicidi e lanci di Qassam – Israele rimane molto più forte di loro e ha ancora la possibilità di influenzare enormemente il livello di violenza nella regione, di minimizzarlo, di cercare di annullarlo. La recente offensiva non mostra però che qualcuno dei nostri vertici politici abbia consapevolmente, e responsabilmente, afferrato questo punto critico.
Arriverà il giorno in cui cercheremo di curare le ferite che abbiamo procurato oggi. Ma quel giorno arriverà davvero se non capiremo che la forza militare non può essere lo strumento con cui spianare la nostra strada dinanzi al popolo arabo? Arriverà se non assimileremo il significato della responsabilità che gli articolati legami e i rapporti che avevamo in passato, e che avremo in futuro, con i palestinesi della Cisgiordania, della striscia di Gaza, della Galilea, ci impongono?
Quando il variopinto fumo dei proclami di vittoria dei politici si dissolverà, quando finalmente comprenderemo il divario tra i risultati ottenuti e ciò che ci serve veramente per condurre un’esistenza normale in questa regione, quando ammetteremo che un intero Stato si è smaniosamente autoipnotizzato perché aveva un estremo bisogno di credere che Gaza avrebbe curato la ferita del Libano, forse pareggeremo i conti con chi, di volta in volta, incita l’opinione pubblica israeliana all’arroganza e al compiacimento nell’uso delle armi. Chi ci insegna, da anni, a disprezzare la fede nella pace, nella speranza di un cambiamento nei rapporti con gli arabi. Chi ci convince che gli arabi capiscono solo il linguaggio della forza ed è quindi quello che dobbiamo usare con loro. E siccome lo abbiamo fatto per così tanti anni, abbiamo dimenticato che ci sono altre lingue che si possono parlare con gli esseri umani, persino con nemici giurati come Hamas. Lingue che noi israeliani conosciamo altrettanto bene di quella parlata dagli aerei da combattimento e dai carri armati.
Parlare con i palestinesi. Questa deve essere la conclusione di quest’ultimo round di violenza. Parlare anche con chi non riconosce il nostro diritto di vivere qui. Anziché ignorare Hamas faremmo bene a sfruttare la realtà che si è creata per intavolare subito un dialogo, per raggiungere un accordo con tutto il popolo palestinese. Parlare per capire che la realtà non è soltanto quella dei racconti a tenuta stagna che noi e i palestinesi ripetiamo a noi stessi da generazioni. Racconti nei quali siamo imprigionati e di cui una parte non indifferente è costituita da fantasie, da desideri, da incubi. Parlare per creare, in questa realtà opaca e sorda, un’alternativa, che, nel turbine della guerra, non trova quasi posto nÈ speranza, e neppure chi creda in essa: la possibilità di esprimerci.
Parlare come strategia calcolata. Intavolare un dialogo, impuntarsi per mantenerlo, anche a costo di sbattere la testa contro un muro, anche se, sulle prime, questa sembra un’opzione disperata. A lungo andare questa ostinazione potrebbe contribuire alla nostra sicurezza molto più di centinaia di aerei che sganciano bombe sulle città e sui loro abitanti. Parlare con la consapevolezza, nata dalla visione delle recenti immagini, che la distruzione che possiamo procurarci a vicenda, ogni popolo a modo suo, è talmente vasta, corrosiva, insensata, che se dovessimo arrenderci alla sua logica alla fine ne verremmo annientati.
Parlare, perché ciò che è avvenuto nelle ultime settimane nella striscia di Gaza ci pone davanti a uno specchio nel quale si riflette un volto per il quale, se lo guardassimo dall’esterno o se fosse quello di un altro popolo, proveremmo orrore. Capiremmo che la nostra vittoria non è una vera vittoria, che la guerra di Gaza non ha curato la ferita che avevamo disperatamente bisogno di medicare. Al contrario, ha rivelato ancor più i nostri errori di rotta, tragici e ripetuti, e la profondità della trappola in cui siamo imprigionati.
Traduzione di A. Shomroni
(20 gennaio 2009)

Replica

Return 20 gennaio 2009 alle 12:59

Caro Gideon,
negli ultimi anni ero solito telefonarti per complimentarmi per i tuoi articoli e reportage sulle ingiustizie, i soprusi, gli espropri, le angherie e le sopraffazioni commessi nei Territori occupati sia dall’esercito israeliano sia dai coloni. Non ti domandavo come mai non ti recavi anche negli ospedali israeliani per riferire le storie dei civili rimasti coinvolti in attentati terroristici. Accettavo la tua posizione che ci sono abbastanza giornalisti che svolgono questo tipo di lavoro mentre tu ti eri assunto l’impegno di mostrare la sofferenza dell’altra parte, dei nostri nemici di oggi e vicini di domani. Ed è in considerazione di questa stima nei tuoi confronti che ritengo giusto reagire ai tuoi recenti articoli sulla guerra in corso, perché la tua voce possa continuare a serbare l’autorità morale che la contraddistingue.
Quando ti pregai di spiegarmi perché Hamas continuava a spararci addosso anche dopo il nostro ritiro tu rispondesti che lo faceva perché voleva la riapertura dei valichi di frontiera. Ti chiesi allora se ritenevi plausibile che Hamas potesse convincerci adottando un comportamento del genere o se, piuttosto, non avrebbe ottenuto il risultato contrario, e se fosse giusto riaprire le frontiere a chi proclamava apertamente di volerci sterminare. Non ricevetti da te alcuna risposta. I valichi, da allora, sono stati riaperti più volte, e richiusi dopo nuovi lanci di razzi. Sfortunatamente, però, non ti ho mai sentito proclamare con fermezza: adesso, gente di Gaza, dopo aver respinto giustamente l’occupazione israeliana, cessate il fuoco.
Talvolta penso, con rammarico, che forse tu non provi pena per la morte dei bambini di Gaza o di Israele, ma solo per la tua coscienza. Se infatti ti stesse a cuore il loro destino giustificheresti l’attuale operazione militare, intrapresa non per sradicare Hamas da Gaza ma per far capire ai suoi abitanti (e malauguratamente, al momento, è questo l’unico modo per farglielo capire) che è ora di smetterla di sparare razzi su Israele, di immagazzinare armi in vista di una fantomatica e utopica guerra che spazzi via lo Stato ebraico e di mettere in pericolo il futuro dei loro figli in un’impresa assurda e irrealizzabile. Oggi, per la prima volta dopo secoli di dominio ottomano, britannico, egiziano, giordano e israeliano, una parte del popolo palestinese ha ottenuto una prima, e spero non ultima, occasione per esercitare un governo pieno e indipendente su una porzione del suo territorio. Se intraprendesse opere di ricostruzione e di sviluppo sociale, anche secondo i principi della religione islamica, dimostrerebbe al mondo intero, e soprattutto a noi, di essere disposto a vivere in pace con chi lo circonda, libero ma responsabile delle proprie azioni.
A.B.Yehoshua
Dice cose così diverse da me?

Replica

Return 20 gennaio 2009 alle 13:01

Ho letto che Amnesty International, e l’Onu, classificano come ‘child’ tutte le vittime con meno di 18 anni.
Qualcuno può confermare?

Replica

Rolli 20 gennaio 2009 alle 13:25

A me risulta di sì

Replica

ventomare 20 gennaio 2009 alle 13:41

Che una cosa si possa guardare da due punti di vista è normale, anzi è necessaria. Quello che in Italia non è normale, come invece è normale almeno in tutta Europa e come abbiamo visto nello stesso Israele, è che chi si permette di ragionare in un modo diverso dal mainstream del momento venga tacciato di antiqualcosa, come è successo a D’Alema. E gli venga dato dello stronzo. Per caso all’inghilterra qualcuno da dello stronzo a Brown o Blair o in Francia a Sarkozy perché criticano parimenti Hamas ed Israele, ricordandogli le guerre passate e presenti? Questo è il nostro dramma dell’eccesso di ideologia e di polemica fine a se stessa. Non è importante discutere di una cosa per raggiungere la migliore soluzione, l’importante è battere l’avversario polemicamente, anche se il prezzo da pagare è la paralisi operativa.

Replica

Return 20 gennaio 2009 alle 14:03

Nessun altro in Europa, caro Ventomare, ha usato i termini di D’Alema, la Lega Araba non ha pubblicamente ringraziato nessun altro e Israele non ha pubblicamente attaccato nessun altro (a parte il Vaticano). Molti invece hanno criticato Israele, in Italia e fuori, e con loro si è discusso animatamente ma senza insulti. Se la premessa del discorso è che Israele è uno Stato criminale, capisci che la discussione non può nemmeno cominciare?
Blair viene continuamente bersagliato in patria, per le guerre passate e presenti, ma almeno lui non ha la faccia da culo di fare oggi il pacifista a oltranza dopo aver mandato decine di migliaia di soldati a combattere in giro per il mondo. Se domani si svegliasse e ci dicesse che i 78 giorni di bombardamenti sulla Serbia e il Kosovo, come i bombardamenti a tappeto in Afghanistan, su Kabul, Jalalabad e Kandahar, sui villaggi al confine ogni settimana da anni, con bombe incendiarie sui campi di oppio con annessi contadini, sulle postazioni di frontiera, contro carovane, su ospedali di Emergncy e della Croce Rossa, per un totale di morti innocenti che non sapremo mai e in fondo non interessa nessuno, per non dire dei massacri di Bassora, allora gli diremmo pure ‘Stronzo’.
O peggio.

Replica

Return 20 gennaio 2009 alle 14:08

ellissi del predicato!
(ma il senso è chiaro)

Replica

Return 20 gennaio 2009 alle 15:27

Non vorrei scoprire che molti dei bambini che il mondo giustamente piange avessero 16 anni e un bazooka in spalla.

Replica

Rolli 20 gennaio 2009 alle 16:24

guarda Return, che questa è storia che si ripete. In questa guerra non ti so dire, nelle intifade e negli scontri precedenti ci sono state grandi polemiche su questa cosa, proprio perchè 14enni, 16enni armati fino ai denti e pronti a colpire, una volta uccisi dagli israeliani, per l’onu diventavano numero alla voce “bambini uccisi”
Quando a saltare con la bomba del kamikaze è un 16enne israeliano, è “ragazzo”

Replica

Return 20 gennaio 2009 alle 17:21

Quello che sta accadendo è, non soltanto dal punto di vista dei costi umani, molto pesante e grave. Noi parliamo di una guerra, ma in realtà si tratta di una vera e propria spedizione punitiva. L’espressione ´guerra contro i talebaniª è il titolo che i servizi informativi americani danno a quello che sta succedendo.
Si tratta di una occupazione, con bombardamenti quotidiani, rastrellamenti. Un conflitto in cui muoiono migliaia di persone da una parte e poche decine dall’altra difficilmente può essere definito come una guerra. Aggiungo che essendo l’Afghanistan un paese povero, nel quale la metà della popolazione ha meno di diciotto anni, è normale che ormai siano circa migliaia i bambini uccisi. Dal punto di vista del fondamentalismo, poi, quello che accade è uno straordinario incoraggiamento a una campagna internazionale di reclutamento e di odio contro l’Occidente e contro l’Italia.
I talebani non sono un movimento nazionalista afghano, ma parte di un movimento internazionale che ha un’ottica totalmente diversa, nella quale le migliaia di bambini morti sono uno straordinario incoraggiamento alla guerra santa contro l’Occidente [...]
Ho letto l’editoriale dell’Economist – spero non sia considerato un organo di informazione estremistico – dove credo che ne sappiano più di certi editorialisti nostrani che scrivono di cose che non sanno con rozzezza propagandistica. Dice l’Economist che i talebani continueranno ad esserci, non verranno eliminati: i talebani sono una parte della popolazione pashtun: una milizia, ma comunque una parte della popolazione del Paese. Non un gruppetto di terroristi nascosti tra i civili.
I militanti talebani sono i nipoti, i figli, dei cittadini pashtun. Non c’è famiglia pashtun in cui non ci sia un militante talebano.
Sen. Franco Turigliatto

Replica

sing 9 luglio 2009 alle 11:05

Scrivi un commento

Eventuali commenti volgari, offensivi, fuori tema o palesemente promozionali saranno rimossi.

Post precedente:

Post successivo: