Gianni Vattimo: boicottare israele o dare Qassam più potenti ai palestinesi

Boicottare Israele? “Messa così non va bene. Io non ce l’ ho con gli ebrei, ma con Israele tutto. Perciò avrebbe più senso bloccare le importazioni da lì.


Un’ associazione mi ha mandato per email un elenco di aziende che importano certe merci da Israele. Con accluso un modulo da consegnare ai supermercati in cui si spiega perché ci si rifiuta di comprare certi prodotti. Ecco, questo lo farei di corsa, mi sembra una delle iniziative più pacifiche e civili che si possano prendere”
Non lo faccio “perché non faccio io la spesa. Oppure bisognerebbe procurarsi missili più efficaci dei Qassam e portarli laggiù, ma mi pare più complesso.
In queste settimane peraltro mi sono convinto ancor di più di una cosa: che non ho nessuna ragione al mondo per sostenere lo Stato di Israele. Se non che esiste e per ciò stesso non va distrutto. Sebbene sia dal 1948 che ignora le indicazioni dell’ Onu.
Per quanto pure molti ebrei starebbero meglio senza”
Gianni Vattimo - Corriere della Sera
E non chiamatelo antisemita, per carità: docilmente, vista la complessità del portare direttamente missili ai palestinesi da lanciare agli ebrei, si accontenta del boicottaggio delle merci israeliane.
I nazisti, per dire, mica si accontentavano, no?

di Losciacallo il 11 gennaio 2009 in Opinioni · 18 commenti

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malik 11 gennaio 2009 alle 05:02

Anche Naomi Klein propone la stessa cosa oggi su il Guardian, il boicottaggio di merci prodotte in Israele (e non dei negozianti ebrei). Antisemita pure lei? E’ una forma pacifica e civile di pressione popolare, quella che ha portato la fine dell’apartheid nel Sudafrica razzista, paese a cui Israele assomiglia sempre di più.

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sing 11 gennaio 2009 alle 10:11

Provocazione choc
E Vattimo ´rivalutaª i Protocolli dei Savi Anziani di Sion
TORINO (d.m.) Qui a Torino è nata un’altra categoria, ´la sinistra softª, in cui il poeta israeliano Aaron Shabtai fa rientrare Amos Oz, Abraham Yehoshua e David Grossman. Questi grandi scrittori, secondo Shabtai ´sono responsabili non soltanto di aver firmato una lettera di sostegno all’ultima guerra di Israele contro il Libano, ma di farsi garanti presso l’opinione pubblica europea e occidentale della politica di aggressione di Tel Avivª.
Sicuramente gli scrittori israeliani che verranno domani alla Fiera del libro, dove il loro Paese è ospite d’onore, risponderanno a queste parole, così come non rimarranno senza replica gli interventi dei due filosofi che hanno aperto la giornata conclusiva del convegno alla facoltà di Scienze politiche su ´Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestinaª: Domenico Losurdo e Gianni Vattimo, che anni fa duellarono su Nietzsche, oggi difendono assieme la causa della Palestina e dell’antisionismo.
´Giorgio Napolitano ed io ó ha detto Losurdo ó proveniamo dalla stessa famiglia politica (il Pci), anche se il presidente ha compiuto una evoluzione più radicale. La mia è una critica rispettosa, ma equiparare, come ha fatto Napolitano, l’antisionismo all’antisemitismo mi sembra proporre una verità di Stato. Così facendo si cade nell’errore che malauguratamente compivano i regimi del socialismo realeª.
Chi ha il cuore forte si prepari adesso alle parole di Gianni Vattimo, che nonostante un piccolo malore ha voluto concludere ieri pomeriggio il seminario antagonista: ´Oggi ó ha detto Vattimo ó è diventato scandaloso manifestare la propria solidarietà ai palestinesi. Persino Napolitano ha equiparato antisionismo e antisemitismo. Allora mi dico: non ho mai creduto alla menzogna dei Protocolli degli anziani di Sion. Ora comincio a ricredermi, visto il serviismo dei mediaª. Parole testuali, forse pronunciate con un filo di ironia.
Infine Vattimo commenta l’uscita di Fini sul paragone tra il delitto di Verona e le bandiere israeliane bruciate il Primo Maggio a Torino: ´La terza carica dello Stato ha detto che è più grave bruciare una bandiera che uccidere un ragazzo. Ma che Paese siamo diventati? Non è che si sta preparando un nuovo G8? Forse il fascismo era meglioª. Fino a ieri l’estremista era considerato Tariq Ramadan.
(Fonte: Corriere della Sera, 7 Maggio 2008 )

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sing 11 gennaio 2009 alle 10:17

@ Malik
La Klein, non mi sembra proponga di rifornire i palestinesi di razzi, poi ti ho già ripetuto che ci sono ebrei e musulmani nel Fronte Nazionale dunque inutile utilizzarli come copertura. Tu passi il tempo a dare dell’islamofobo a chi critica l’islam, religione che prevede la morte dei gay (tanto tu quando vuoi ti spacci per etero come in questo blog) e poi ci rimani male se ti danno dell’antisemita? Ti consiglio un buon psicologo (e non è un’offesa) tu e Vattimo non vivete bene la vostra omosessualità smettetela di sfogare il vostro dolore contro Israele accettatevi come siete, sopratutto tu che sei ancora in tempo per non arrivare alla sua età a dire le cose che seguno nel prossimo post.

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sing 11 gennaio 2009 alle 10:22

Gianni Vattimo – Corsera Magazine
(Pubblicata il 02/09/2004 – letta 5026 volte**)
Come filosofo ha sempre avuto successo, ma come politico è incappato in una trombatura colossale. Alle ultime europee si è presentato con i Comunisti Italiani. E non ce l’ha fatta nonostante fosse un deputato uscente. ´Adesso mi sento un po’ meglioª, si sfoga Gianni Vattimo, 68 anni, l’inventore del ´pensiero deboleª. ´Ma ci sono rimasto male. Mi avevano convinto che avrei vinto tranquillamente e avevo fatto una campagna elettorale molto intensaª.
Pagata come?
´Smettendo di dare 1.700 euro al mese ai Dsª.
L’Europa ti aveva divertito?
´Mica tanto. Ogni volta mi chiedevo: ma che cavolo vado a fare? Era come entrare in un supermercato senza soldi. E si discuteva dell’altezza dei parafanghi delle auto e della lunghezza dei porriª.
Ti sei mai addormentato?
´Io sedevo fra Volcic e Veltroni. Quando c’erano le votazioni davamo delle grandi botte sul tavolo per svegliarci a vicendaª.
Tempo perso?
´Non sempre. A volte mi eccitavo un po’. Come quando ci occupavamo di Echelon, la rete di spionaggio mondialeª.
Echelon esiste?
´» possibile tecnicamente. Quindi esisteª.
Anche noi siamo ascoltati dalle grandi orecchie di Echelon?
´Se intercettano tutto è come se non intercettassero niente. Però con i motori di ricerca, le griglie, le parole chiave?ª.
Se diciamo quattro volte bomba bomba bomba bomba e Bush Bush Bush Bush?
´Domani mattina vengono qua e ci ingabbianoª.
Perché i Ds non ti hanno ricandidato?
´Perché avevano da sistemare la presidente della Provincia, Mercedes Bresso. Che mi preferissero Kant l’avrei capito, ma una casalingaÖª.
Perché è successo?
´Immagina: ho cominciato tre anni fa a dire che D’Alema andava rottamatoª.
Poi ti sei pentito.
´Pentito? D’Alema andrebbe rottamato e continuo a pensarloª.
Ti meravigli che ti abbiano cacciato?
´Se nei Ds ci sta Franco Debenedetti che scrive cose di una destraggine mostruosa, peggio di Berlusconi, non potevo starci io?ª.
Con Diliberto risultati scarsi.
´Mi aveva detto che Rizzo mi avrebbe lasciato il seggio. Invece nienteª.
Rizzo ha battuto perfino Cossutta.
´Rizzo ha fatto una campagna efferata. Quando ho visto che i miei manifesti non venivano affissi ho cominciato a sospettare. Poi ho scoperto che i picchiatori che Rizzo continua a portarsi dietro come eredità della sua carriera precedente li buttavano viaª.
Ma sei sicuro?
´Quando i miei assistenti hanno iniziato ad attaccare direttamente i manifesti i picchiatori ci hanno telefonato e ci hanno detto: ìOgni manifesto di Vattimo che attaccate direttamente è un setto nasale rottoî. Dovresti vederli. Sono dei brutiª.
Con Rizzo ne hai mai parlato?
´No. Lui mi intimidisce un po’ perché politicamente è molto bravo. Andavamo insieme alle trasmissioni televisive. Lui faceva la parte della persona perbene e compassata. Io urlavo e gridavo. Ho dato del figlio di puttana a Cecchi Paone. Gli ho detto che era una cloaca umanaª.
Ci sei andato leggero.
“Cecchi Paone mi aveva provocato. Aveva detto: ìMa professore di che?î. » stato in quella occasione che ho capito che era gay”.
Sorpreso? Proprio tu?
´Mi viene voglia di andare con una donna quando penso che appartengo alla stessa schiera di Cecchi Paone. Molti intelligenti sono gay, ma non tutti i gay sono intelligentiª.
Essere gay ti ha danneggiato nella vita?
´No, anzi, mi ha favorito. Nell’estate del 1976 si seppe che ero omosessuale. Nell’autunno la facoltà di Lettere mi elesse preside. Era una facoltà essenzialmente conservatrice, cattolici tranquilli e sinistri conformisti. Hanno eletto un gay per darsi una rinfrescataª.
Hai detto che se non fossi stato gay non saresti stato neanche di sinistra?
´Per essere di sinistra o sei un proletario sfruttato o hai qualche altra incazzatura. Se non fossi stato gay avrei probabilmente sposato una ragazza ricca di cui mi ero innamorato. Non sarei mai stato di sinistra: nel senso che sarei rimasto un diessinoª.
Essere gay non ti ha mai creato problemi, veramente?
´Non è così. Mi sono preso l’ulcera perforata sanguinante. Io non nascondevo niente. Ma non lo dicevo. Ho smesso di soffrirne nel ’68. Il ’68 è stata la rivoluzione. Tutti si svelavano per quello che erano. Oltretutto i ragazzi del movimento erano bellissimi. Nell’estate del ’68 ho conosciuto un ballerino peruviano splendido, divino: appena entrava in un posto tutti cadevano svenuti. Era gentile, simpatico, intelligente. Ma sai come sono i ballerini peruviani?ª.
Confesso la mia ignoranza.
´Dopo un po’ ti mollano. Allora ho vissuto a lungo con un ragazzo, specialista in letteratura ungherese. Ma è morto di Aids. Per un’altra ventina di anni ho vissuto con un ragazzo che si è beccato un cancro al polmone e in due mesi se ne è andatoª.
E adesso?
´Sono single e innamorato di un cubista. Un ragazzo simpatico e bellissimo al quale voglio un gran bene, ma ha mille anni meno di me. Posso mettermi a vivere con uno che potrebbe essere mio nipote?ª.
Raccontami la tua vita.
´Sono nato a Torino 68 anni fa. Padre poliziotto calabrese immigrato, morto di polmonite quando io avevo un anno e mezzo. Feci carriera nell’Azione Cattolica, diventai vicepresidente diocesano. Cattocomunistaª.
Scuola?
´Gioberti. Ero un capo del movimento studentesco. Mi prendevano in giro perché ero cattolico e perché non andavo al casinoª.
Lavoro?
´Feci la domanda per impiegarmi alle Assicurazioni Generali ma finii alla Rai. Trasmissioni per ragazzi, programmi culturaliÖ Culturali? Avevamo un consulente che confondeva il Courvoisier con Le Corbusierª.
Alla Rai hai conosciuto Umberto Eco e Furio Colombo.
´Li avevo conosciuti prima, nel movimento studentesco cattolicoª.
Eco e Colombo con i cattolici?
´Certo. Quando ci incontrammo tutti e tre a Gargonza non facevamo altro che cantare vecchie canzoni di quell’epoca. Anche canzonacce reinventate da Eco: ìE san Giuseppe non lo sa, che quando passa ride tutta la cittàî. Roba del genere. ìIl paraclito, col suo dito, un pochino lo ha avvilitoîª.
Eco ti prende spesso in giro.
´Mi dà dell’irrazionalista. Lui è rimasto un tomista. » un filosofo molto tradizionale, per questo va d’accordo con gli americaniª.
Tu lo accusi di disinteresse antiberlusconiano.
´Eco è uno dei pochi che riconosco più intelligenti di me. Non gli danno il Nobel solo perché lo hanno già dato a Dario Fo. Però è un sornione, si identifica troppo volentieri con la sua figura sociale di mostro sacro, di monumento nazionale. E mi incazzo con lui quando vedo che si mette con quelli di ìLibertà e Giustiziaî, che è una specie di comitato della Croce Rossa. Signori equilibrati che è difficile vedere scamiciati in piazza san Giovanni a gridare contro Berlusconiª.
Con Eco e Colombo hai anche vissuto insieme.
´Tre mesi, come fossimo Hegel, Holderlin e Schelling. Eco, il più ricco, aveva una stanza singola e pagava un po’ di più. Io e Furio avevamo una stanza con due lettiª.
Che cosa ricordi del ’68?
´Ricordo che ero appena stato lasciato dalla ragazza con la quale credevo di poter stare. Una mia allieva. Sognavo di avere moglie e figliª.
Strano sogno per un gay.
´Ancora oggi, se avessi una famiglia, sarei più contento. Era una ricca borghese ed io speravo che i suoi potessero accettare un bisessuale. Invece noª.
» anche un problema di fedeltà.
´Se io tradisco mia moglie con un’altra signora capisco, ma se la tradisco con un militare che gliene importa? Aristotele aveva una moglie, dei figli e un amante. Era un mostro?ª.
Torniamo al ’68.
´Ero già professore. Un anticapitalista romantico convinto di essere molto più a sinistra della sinistra, di tutti quei figli di ricchi che facevano i party con le patatine e intanto parlavano di Marx mentre io ero un vero proletario cacciato anche dalla famiglia ricca della mia pseudo fidanzataª.
E quindi?
´Mi beccai di nuovo l’ulcera, finii all’ospedale. Un sacco di tempo libero. Lessi Marcuse e uscii dall’ospedale maoistaª.
Tu hai frequentato gli Agnelli. Sei amico di Romiti.
´Un’amica comune ci invitava a cena, Gianna Recchi. Io con Romiti mi trovavo bene. » un testone, un destro di natura, ma potrebbe essere il capo di una destra civile, rispettabile. Mi ha tradito con Nando Adornato. E adesso quando sento Adornato parlare a nome di Berlusconi in Parlamento mi cadono le bracheª.
Parliamo di voltagabbana?
´Certo, di Giuliano Ferraraª.
Ma Ferrara, dicono, è uno che ci crede.
´Crede a se stesso. Ed è sfrontatamente autoassolutorio. Quando parla di Machiavelli, della politica che deve essere fatta dagli astuti, crede soprattutto al fatto che non bisogna credere. Propone una visione del mondo dove è previsto prendere i soldi dalla Cia. » al di là della sopportabilitàª.
E l’adulazione?
´Ce ne sono purtroppo ma nomi non ne faccio. Certe persone, anche di sinistra forte, come Gad Lerner, mi sembrano affascinate dal potere. Molti miei studenti sessantottini avevano nella loro camera il ritratto dell’avvocato Agnelli sul tronetto dorato e non era solo messo lì come obbiettivo per le freccette. Io ricordo sempre un’intervista di Gad a Cesare Romiti. Glielo dissi: ìma il potere ti affascina a tal punto?î. Come quando faceva lo schiavetto di Ferrara ad Otto e mezzo. Lo faceva solo perché lo pagavano bene o per cupidigia di servire?ª.
Ce l’hai con Lerner?
´Ho il dente avvelenato con Gad perché a causa della sua giudeità sopporta qualunque cretinata americana. E diventa amico di tutta la destra possibileª.
Chi non ti piace a sinistra?
´Il peggiore è D’Alema. Il secondo Bertinotti. Poi c’è Violante. Guarda questo ritaglio. Me lo porto sempre appresso. 28 Febbraio 2002. Camera dei deputati. Violante: ìL’onorevole Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, nel 1994, quando ci fu il cambio di governo, che non sarebbero state toccate le televisioniî. Capito? Violante si fa bello di aver garantito a Berlusconi la salvezza del suo imperoª.
Cofferati ti piace?
´Molti di noi speravano che Cofferati prendesse il potere nella sinistra. Un bel colpo di mano, una scossa di tipo movimentista. Gliel’ho anche dettoª.
E lui?
´Mi ha detto: ìPotevo presentarmi candidato alla segreteria del partito, ma D’Alema mi avrebbe fatto a pezzi e il partito è nelle sue maniî. Non ha avuto abbastanza fantasia e audacia per fare un proclama: ìio rifondo la sinistra italiana, chi vuole stare con me?îª.
Hai suscitato la reazione degli amici di Sofri quando lo invitasti a rifiutare la grazia se fosse arrivata da Berlusconi.
´Mi hanno coperto di ingiurie. Ma io dicevo semplicemente: vuoi la grazia? Chiedila! Ma se pensi che non sia giusto chiederla, perché vuoi accettarla gratis da Berlusconi con l’intercessione di Giuliano Ferrara? Sarebbe il massimo della turpitudine umana. Condivido una cosa che scrisse Rossana Rossanda: ìliberatelo, che almeno poi possiamo criticare le sciocchezze che scriveî. Io non leggo quasi più le sue cose sulla Repubblica. Sembra il Papaª.
Che cosa pensi degli intellettuali italiani?
´Culo e camicia. Si ritrovano tutti tra di loro. Sono dei culcamicisti. Come quelli che facevano parte del circolo einaudiano. Si consideravano la crema della crema dell’intellighenzia italiana. Mi facevano venire l’orticaria. Superciliosi, presuntuosi, si consideravano dei pontefici. La riunione del mercoledì con Giulio, che palle!ª.
Gioco della torre. Chi butti giù, Colombo o Eco?
´Sei proprio uno stronzoª.
Mica si fanno domande facili, qui.
´Butto Eco. Colombo dirige l’Unità. Si prende responsabilità politicheª.
Prodi o Rutelli?
´Butto giù Rutelli. » vuoto pneumaticoª.
Pera o Buttiglione?
´Butto Pera, è più presuntuoso. Non lo disprezzo. Ha sempre studiato Popper decorosamente. Ma non ha mai esibito un’idea nuovaª.
Mimun o Mentana?
´Mentana ha fatto danni irrimediabili. Ha dato rispettabilità a un tg berlusconiano. Mimun non è in grado di dare rispettabilità a nullaª.
Giorgino o Marzullo?
´Giorgino è un bel ragazzotto. Però sembra uno di quelli arrivati lì per puro casoª.
Cofferati o Bertinotti?
´Giù Bertinotti. Ha consegnato l’Italia nelle mani di Berlusconi per questi ultimi cinque anni. Ho sempre pensato: se si è fatto pagare da Berlusconi è una puttana. Ma non si è fatto pagare, lo ha fatto gratis. Quindi è un ninfomaneª.

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sing 11 gennaio 2009 alle 10:27

A parte l’attacco antisemita contro Lerner e il maschilismo contro la Bresso questo riassume tutto:
Vattimo
´Ancora oggi, se avessi una famiglia, sarei più contento. Era una ricca borghese ed io speravo che i suoi potessero accettare un bisessuale. Invece noª.
Mi dispiace tanto per i suoi turbamenti, ci sono tanti omosessuali anziani che queste domande non se le pongono e sono felici delle loro scelte. Ma che la smetta di sfogarsi su Israele. Se non dicesse a destra a sinistra che è gay, chi lo avrebbe mai cagato?

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giancarlo 11 gennaio 2009 alle 10:48

Vabbe, basta, abbiamo capito, oltre che antisemita Vattimo ha anche qualche altro problema difficilmente risolvibile.

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malik 11 gennaio 2009 alle 11:21

come già anch’io ti ebbi a dire ho smesso da tempo di rispondere alle tue piccole inutili provocazioni su gusti sessuali et similia. vedo che su questo blog c’è sempre più l’abitudine a rispondere con attacchi personali piuttosto che nel merito:” antisemita” ormai è diventata quasi una parola priva di significato talmente è inflazionata dal suo continuo uso a vanvera. se per te avere compassione e umanità per le sofferenze dei palestinesi che per me sono infinitamente maggiori rispetto a quelle degli israeliani, vuol dire antisemitismo, bhè che dirti, tieniti le tue belle certezze. non risponderò a nessuno dei prossimi tuoi interventi/sbrodolamenti lasciandoti volentieri l’ultima parola.

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Rolli 11 gennaio 2009 alle 15:06

Bravo Malik, così si fa: si fa finta di non vedere che Vattimo auspicherebbe missili più potenti da lanciare sulle teste israeliane, e che quindi si accontenta del boicottaggio, schifoso in sè, ancor di più mentre l’italia è sommersa da manifestazioni e scritte antisemite sui negozi e sui muri.
Una bella notte dei cristalli, a seguire, non guasterebbe, no?
E mi limito a dirti questo, glissando su quello che continui a ripetere senza vergogna, e cioè che Israele ha come unico obiettivo l’abbattimento fisico del popolo palestinese, dimenticando che invece è il popolo pqalestinese che si è scelto una guida politica che ha come obiettivo, scritto oltre che detto, la distruzione di Israele e di ogni componente del suo popolo
Se non ti trovi aberrante tu…

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bill 11 gennaio 2009 alle 17:01

Ma voglio dire: a parte che, chissà com’è, la commozione esplode e le lacrime sgorgano (non dico mica, comprensibilmente) per le vittime innocenti se sono palestinesi, mentre, per fare un esempio, non si vedono cortei e relativi indignati per le mattanze in Africa, o per le migliaia di condanne a morte in Cina, o per i cristiani in India, piuttosto che per gli impiccati a Teheran; a parte appunto tutto ciò, cosa propongono ad esempio i Malik e i Giancarlo?
Adesso, non è che voglio un articolato piano di pace; ma che tipo di reazione avrebbe dovuto avere Israele? E perchè non si fa tutto il can can e non si bruciano bandiere quando si fa saltare un ristorante israeliano, o iracheno, se preferite?
Ultima cosa: certo che distinguo fra causa palestinese ed Hamas. Perchè Hamas è uno strumento dell’integralismo islamico, ed agli integralisti islamici dei palestinesi non gliene è mai fregato nulla (come a tutti gli stati arabi, del resto). La palestina è solo un paravento in funzione antisemita; lo dimostrano pure quelle belle manifestazioni che si stanno svolgendo in Italia ed in Europa, col finale della preghierina in piazza che con la palestina non c’entra proprio niente (e sulla cui evidente regia, magari, ci sarebbe pure da discutere. O facciamo finta che siano spontanee?).

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Giancarlo 11 gennaio 2009 alle 17:31

@Bill, perchè mi tiri in ballo? pensi che io tenga in frigo lo champagne per festeggiare ogni morte di ebreo, iraniano, cinese o africano?. O che mi diverta a frequentare manifestazioni integraliste?. Riguardo al piano di pace, ti stupirà, ma non faccio parte di chi sa tutto e ha una soluzione su tutto. Io sono bravo solo ad avere dubbi, e il dubbio che ho cercato di esprimere, senza riuscirci pare, è che questa querra anzichè rendere più sicura la zona, contribuirà a pegggiorare ulteriormente la situazione. Se invece si risolverà in positivo sarò pronto a riconoscere di avere sbagliato. Quello che non puoi chiedermi è di arruolarmi volontario nella guerra “mondo civilizzato vs tutto il resto”, che quella la ritengo cosa da invasati.

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bill 11 gennaio 2009 alle 20:56

No Giancarlo, non ti sto etichettando, e non voglio fare il moralista come chi dice al prossimo che se ne frega delle morti di civili inermi. I dubbi ce li hanno tutti, ma succede che prima o poi chi è demandato a decidere si muova. Allora, se tu temi che questa decisione di attaccare Hamas possa produrre più danni che benefici, volevo sapere solo se tu vedevi altre opzioni valide a portata di mano.
In quanto alla guerra “mondo civilizzato vs tutto il resto”, io ho l’impressione che tu possa pure rifiutare di arruolarti, ma che ci sia tirato in mezzo lo stesso. Puntualizzando che non si tratta di tutto il mondo non occidentale, ma del terrorismo islamista, che non è un’invenzione di Bush ma un pericolo ben presente che ha causato qualche migliaio di morti. Quelli sì, decisamente inermi ed innocenti, e in tutto il globo. Tqanto inermi ed innocenti che ci sono anche dei cretini infami che si sono sbattuti indegnamente per cercare di far credere che le torri gemelle le avesse tirate giù l’esecutivo americano. Puoi far finta che il terrorismo islamista non esista, o pensare che sia possibile negoziare qualcosa con quella gente. La mia personale opinione è che sia del tutto inutile. E non sai quanto sarei felice di sbagliarmi.

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British Bulldog 12 gennaio 2009 alle 18:57

se dico che sto avvicinandomi sempre piu sulla questione isrealiano-palestinese alla terza posizione e che per un 10% potrebbe anche essere concorde a quella di Vattimo (dare ai palestinesi della ferraglia migliore) rischio di essere accusato di anti semitismo?lo chiedo perche con gli anni mi sta nascendo nel cuore un terzo punto di vista sulla questione israeliano -palestinese ,,solo che se lo dico suona male ,, e visto che n0n ci sono ancora arrivato all 100% ancora la blocco,,ma sta sempre piu montando e salendo dentro di me’ -diciamo che la base e prendere Gerusalemme che tanto si bestemmiano tutti ,, fare uscire tutti ,,e dopo averla riempita di esplosivo la si fa saltare in aria in blocco una volta per tutte cosi finalmente mussulmani-ebrei -cristiani la piantano di rompere i koglioni con sto cesso di citta ———-

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Return 13 gennaio 2009 alle 02:47

In Israel, a Consensus That Gaza War Is a Just One
By ETHAN BRONNER
JERUSALEM ó To Israel’s critics abroad, the picture could not be clearer: Israel’s war in Gaza is a wildly disproportionate response to the rockets of Hamas, causing untold human suffering and bombing an already isolated and impoverished population into the Stone Age, and it must be stopped.
Yet here in Israel very few, at least among the Jewish population, see it that way.
Since Israeli warplanes opened the assault on Gaza 18 days ago, about 900 Palestinians have been reported killed, many of them civilians. Red Cross workers were denied access to scores of dead and wounded Gazans, and a civilian crowd near a United Nations school was hit, with at least 40 people killed.
But voices of dissent in this country have been rare. And while tens of thousands have poured into the streets of world capitals demonstrating against the Israeli military operation, antiwar rallies here have struggled to draw 1,000 participants. The Peace Now organization has received many messages from supporters telling it to stay out of the streets on this one.
As the editorial page of The Jerusalem Post put it on Monday, the world must be wondering, do Israelis really believe that everybody is wrong and they alone are right?
The answer is yes.
ìIt is very frustrating for us not to be understood,î remarked Yoel Esteron, editor of a daily business newspaper called Calcalist. ìAlmost 100 percent of Israelis feel that the world is hypocritical. Where was the world when our cities were rocketed for eight years and our soldier was kidnapped? Why should we care about the world’s view now?î
Israel, which is often a fractured, bickering society, has turned in the past couple of weeks into a paradigm of unity and mutual support. . Flags are flying high. Celebrities are visiting schoolchildren in at-risk areas, soldiers are praising the equipment and camaraderie of their army units, neighbors are worried about families whose fathers are on reserve duty. Ask people anywhere how they feel about the army’s barring journalists from entering Gaza and the response is: let the army do its job.
Israelis deeply believe, rightly or wrongly, that their military works harder than most to spare civilians, holding their fire in many more cases than using it.
Since Hamas booby-traps schools, apartment buildings and the zoo, and its fighters hide among civilians, it is Hamas that is viewed here as responsible for the civilian toll. Hamas is committed to Israel’s destruction and gets help and inspiration from Iran, so that what looks to the world like a disproportionate war of choice is seen by many here as an obligatory war for existence.
ìThis is a just war and we don’t feel guilty when civilians we don’t intend to hurt get hurt, because we feel Hamas uses these civilians as human shields,î said Elliot Jager, editorial page editor of The Jerusalem Post, who happened to answer his phone for an interview while standing in front of a house in Ashkelon, an Israeli city about 10 miles from Gaza, that had been hit two hours earlier by a Hamas rocket.
ìWe do feel bad about it, but we don’t feel guilty,î Mr. Jager added. ìThe most ethical moral imperative is for Israel to prevail in this conflict over an immoral Islamist philosophy. It is a zero sum conflict. That is what is not understood outside this country.î
It is true that there are voices of concern here that the war may be outliving its value. Worries over the risk to Israeli troops and over even steeper civilian casualties as the ground war escalates have produced calls to declare victory and pull out.
For many of the 1.4 million Israelis who are Arabs, the war has produced a very different feeling, a mix of anger and despair. The largest demonstration against the war so far, with some 6,000 participants, was organized by an Arab political party. But that is still distinctly a minority view. Polls have shown nearly 90 percent support for the war thus far, and street interviews confirm that Israelis not only favor it but do so quite strongly. The country’s leaders, while seeking an arrangement to stop Hamas’s ability to rearm, do not want a face-saving agreement. They want one that works, or else they want to continue the war until Hamas has lost either its rockets or its will to fire them.
Boaz Gaon, a playwright and peace activist, said he found it deeply depressing how the Israeli public had embraced the military’s arguments in explaining the deaths of civilians. But he was livid at Hamas, both for what it had done to its own people and civilians in the south, and for its impact on the Israeli left.
ìHamas has pushed Israeli thinking back 30 years,î he said. ìIt has killed the peace camp.î
Moshe Halbertal, a left-leaning professor of philosophy at the Hebrew University, helped write the army’s ethics code. He said he knew from personal experience how much laborious discussion went into deciding when it was acceptable to shoot at a legitimate target if civilians were nearby, adding that there had been several events in this war in which he suspected that the wrong decision had been made.
For example, Israel killed a top Hamas ideologue, Nizar Rayyan, during the first week of the war and at the same time killed his four wives and at least nine of his children. Looking back at it, Mr. Halbertal disapproves, assuming that the decision was made consciously, even if Mr. Rayyan purposely hid among his family to protect himself, as it appears he did. Yet almost no one here publicly questioned the decision to drop a bomb on his house and kill noncombatants; all the sentiment in Israel was how satisfying and just it was to kill a man whose ideology and activity had been so virulent and destructive.
But Mr. Halbertal takes quite seriously the threat that Hamas poses to Israel’s existence, and that issue affects him in his judgments of the war.
ìRockets from Hamas could eventually reach all of Israel,î he said. ìThis is not a fantasy. It is a real problem. So there is a gap between actual images on the screen and the geopolitical situation.
ìYou have Al Jazeera standing at Shifa Hospital and the wounded are coming in,î he continued, referring to the Arab news outlets. ìSo you have this great Goliath crushing these poor people, and they are perceived as victims. But from the Israeli perspective, Hamas and Hezbollah are really the spearhead of a whole larger threat that is invisible. Israelis feel like the tiny David faced with an immense Muslim Goliath. The question is: who is the David here?î
The war, of course, is portrayed differently here and abroad. What Israelis see on the front pages of their newspapers and on their evening broadcasts is not what the rest of the world is reading and seeing. Israeli news focuses on Israeli suffering ó the continuing rocket attacks on Israel, the wounded Israeli soldiers with pictures from Gaza coming later. On a day last week when the foreign news media focused on Red Cross allegations of possible war crimes, Israeli news outlets played down the story.
But the Israeli news media are not so much determining the national agenda as reflecting it. Even the left and what was long called the peace camp consider this conflict almost entirely the responsibility of Hamas, and therefore a moral and just struggle.
ìBy this stage in the first and second Lebanon wars, there were much larger street demonstrations, vigils and op-ed pieces,î said Janet Aviad, a former sociologist and peace activist. ìBut in this case, the entire Israeli public is angry at the immoral behavior of Hamas.î
The writer A.B. Yehoshua, who opposes Israel’s occupation and promotes a Palestinian state, has spent the past two weeks trying to explain the war to foreigners.
ì ëImagine,’ I tell a French reporter, ëthat every two days a missile falls in the Champs-…lysÈes and only the glass windows of the shops break and five people suffer from shock,’ î Mr. Yehoshua told a reporter from Yediot Aharonot, a Tel Aviv newspaper. ìWhat would you say? Wouldn’t you be angry? Wouldn’t you send missiles at Belgium if it were responsible for missiles on your grand boulevard?’ î

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malik 13 gennaio 2009 alle 09:36

A proposito di “scudi umani”
(Dal Guardian)
Demands grow for Gaza war crimes investigation
Israel is facing growing demands from senior UN officials and human rights groups for an international war crimes investigation in Gaza over allegations such as the “reckless and indiscriminate” shelling of residential areas and use of Palestinian families as human shields by soldiers.
With the death toll from the 17-day Israeli assault on Gaza climbing above 900, pressure is increasing for an independent inquiry into specific incidents, such as the shelling of a UN school turned refugee centre where about 40 people died, as well as the question of whether the military tactics used by Israel systematically breached humanitarian law.
The UN’s senior human rights body approved a resolution yesterday condemning the Israeli offensive for “massive violations of human rights”. A senior UN source said the body’s humanitarian agencies were compiling evidence of war crimes and passing it on to the “highest levels” to be used as seen fit.
Some human rights activists allege that the Israeli leadership gave an order to keep military casualties low no matter what cost to civilians. That strategy has directly contributed to one of the bloodiest Israeli assaults on the Palestinian territories, they say.
John Ging, head of the UN Palestinian refugee agency in Gaza, said: “It’s about accountability [over] the issue of the appropriateness of the force used, the proportionality of the force used and the whole issue of duty of care of civilians.
“We don’t want to join any chorus of passing judgment but there should be an investigation of any and every incident where there are concerns there might have been violations in international law.”
The Israeli military are accused of:
ï Using powerful shells in civilian areas which the army knew would cause large numbers of innocent casualties;
ï Using banned weapons such as phosphorus bombs;
ï Holding Palestinian families as human shields;
ï Attacking medical facilities, including the killing of 12 ambulance men in marked vehicles;
ï Killing large numbers of police who had no military role.
Israeli military actions prompted an unusual public rebuke from the International Red Cross after the army moved a Palestinian family into a building and shelled it, killing 30. The surviving children clung to the bodies of their dead mothers for four days while the army blocked rescuers from reaching the wounded.
Human Rights Watch has called on the UN security council to set up a commission of inquiry into alleged war crimes.
Two leading Israeli human rights organisations have separately written to the country’s attorney general demanding he investigate the allegations.

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Rolli 13 gennaio 2009 alle 09:48

Ora aspetto di vedere organizzazioni palestinesi per i diritti umani fare le stesse denunce contro i miliziani, con Hamas che apre inchieste su sè stessa
Perchè vedi, il fango che tirano a spalate su Israele, viene lanciato, come in ogni democrazia, da organizzazioni che possono parlare, denunciare, rimanere in vita;
e Israele, sì, quello Stato nazista e bla bla, apre inchieste, processi, indagini ecc

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Return 13 gennaio 2009 alle 10:27

La più bella del Guardian è ï Killing large numbers of police who had no military role.
Davvero notevole questo giornalismo britannico

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Rolli 13 gennaio 2009 alle 10:50

Some human rights activists allege that the Israeli leadership gave an order to keep military casualties low no matter what cost to civilians. That strategy has directly contributed to one of the bloodiest Israeli assaults on the Palestinian territories, they say.
leggo male o li si accusa di avere l’ordine di subire meno perdite possibili?

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Return 13 gennaio 2009 alle 10:57

…sostengono che la leadership israeliana ha dato ordine di tenere le perdite militari più basse possibile, senza badare al costo per i civili. Dicono che questa strategia avrebbe contribuito direttamente a uno dei più sanguinosi assalti di Israele nei Territori.

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