Piergiorgio Welby è libero

Ciao Welby, finalmente sei riuscito a fuggire da quella galera di sofferenza e di umiliazione dalla quale non volevano permetterti di liberarti.
Resta una pagina nera di vergogna e di vigliaccheria scritta ferocemente con il sangue del tuo dolore e sulla tua martoriata pelle da giudici, medici e politici, che prepotentemente e pervicacemente ti hanno tolto quell’autodeterminazione che rende l’uomo libero e padrone di sè stesso, per tenerti sotto tutela.
Ora sei libero. Ciao, e grazie per quello che ci hai dato.
Grazie a chi si è ribellato e ti ha aiutato.
Aggiornamento: se Mario Riccio, il Medico che ha posto fine al calvario di Piergiorgio Welby , dovesse finire sotto procedimento giudiziario, mi offro di contribuire concretamente alla sua difesa legale
Aggiornamento 2: Luca volontè, l’uomo che concedeva a Piergiorgio Welby il diritto al suicidio ma non quello di essere aiutato a morire senza dolore e con dignità, ha chiesto oggi di arrestare i “colpevoli di quest’omicidio
Credo sia giusto comunicargli (VOLONTE_L@camera.it ) personalmente quanto penso del suo senso cristiano e di giustizia, e mi unisco solidarmente a Malvino

di il 21 dicembre 2006 in Rolli · 17 commenti

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Minerva 21 dicembre 2006 alle 13:25
tackutoha 21 dicembre 2006 alle 13:43

Sottoscrivo ogni sua parola.
Sua di lei, Rolli (ma anche sua di lui).
Una buona giornata.

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Black Cat 21 dicembre 2006 alle 14:16

Nessuno ha mai tenuto in considerazione che prima di Welby, altra eminente persona chiese ed ottenne che non si praticasse sulla sua persona l’accanimento terapeutico. Questa persona era Carol, il nostro vecchio Papa.
Massima solidarietà per Riccio, un uomo con un coraggio e una pietà da far impallidire i cari politicanti da quattro soldi.

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silvestro 21 dicembre 2006 alle 14:42

ciao gatta!

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Fiandri 21 dicembre 2006 alle 14:48

Quando per aver fatto una cosa giustissima si rischia di finire in carcere, c’è qualcosa che non va nella legge.

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Gabibbo 21 dicembre 2006 alle 16:02

Credo che la lettera scritta da Luigi Castaldi a Volontè sia la cosa più elegante che si potesse scrivere a questo figuro…
Anch’io ricordo le parole di Karol Wojtila “portatemi a casa”, la sua decisione di non finire i propri giorni intubato e cavia.
Ma, forse, per i papi, il cristianesimo di certa gente prevede una diversa morale…

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gvertigo 21 dicembre 2006 alle 17:10

A great day for freedom.
Anche oggi (forse) è un bel giorno. Perchè (forse) un piccolo pezzo di muro è venuto giù.

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chiara 21 dicembre 2006 alle 18:16

Sottoscrivo ogni parola.

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Manuele 21 dicembre 2006 alle 22:45

Il paragone col papa non regge ragazzi, mi spiace.
I malati terminali in fin di vita vengono quasi sempre rimandati a casa a morire. Mica è eutanasia.
Questa invece è stata eutanasia vera. E spero proprio che verrà ricordata come la prima di una lunga serie, perché anche per me è un diritto.
Adesso solo una bella legge ben fatta potrebbe togliere le castagne dal fuoco a Mario Riccio.
Speriamo… non conosco i numeri attuali, ma finora i cattolici in parlamento hanno sempre avuto la meglio nelle battaglie “trasversali” :-(

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xman 22 dicembre 2006 alle 08:44

Grazie di essere tornata Rolli, e buon Natale.
Pace a Welby ovunque egli sia.

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Manuele 22 dicembre 2006 alle 08:55

M’era sfuggita la conversione clericale di AN. Ero rimasto “ai 2 si’ e 1 no” di Fini sulla procreazione assistita.
Poi su TGcom leggo questo:
Durissima anche la reazione dell’onorevole Pedrizzi di Alleanza nazionale: “Welby non è morto. E’ stato ammazzato in nome dell’ideologia. Coloro che gli hanno staccato la spina”, prosegue Pedrizzi, “annunciandolo in conferenza stampa, hanno soppresso una vita, hanno commesso un reato, un assassinio, un delitto che grida vendetta al cospetto di Dio”.
“Chi ha posto fine alla vita di Welby non potrà non rispondere a giustizia” è il commento di Gianfranco Fini che aggiunge: “Ora lasciatelo riposare in pace”. Da parte del leader di An “nei confronti di Piergiorgio Welby è forte, soprattutto in questo momento, un sincero sentimento di umana pieta”‘. “Purtroppo – prosegue Fini – la sua commovente e tragica vicenda è stata sin troppo strumentalizzata per meschine ragioni politiche da chi ha dimostrato di non avere alcuna remora di tipo morale”. Fini conclude dicendo come si sia “giunti alla bassezza di rivendicare come meritorio un atto che ha posto fine a una vita più che a una sofferenza”.

In effetti su questo argomento un certo tipo di appoggio morale alle volontà di welby lo danno solo i 2 partiti comunisti e in modo più soft i DS (insieme ai radicali, naturalmente). Questo per dire che ho paura che non abbiamo i numeri neppure a questa legislatura…

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bill 22 dicembre 2006 alle 10:50

Secondo me, non si tratta di eutanasia. Welby rifiutava, come suo diritto, il protrarsi delle terapie. Il fatto di sedarlo è stato finalizzato solo a che non soffrisse inutilmente.
Altra cosa sarebbe stata, che so, un’iniezione letale.
In parole diverse: una cosa è l’accanimento terapeutico, che il paziente può rifiutare; altra l’eutanasia. Che è e resta un omicidio. In questo caso, non c’è alcun omicidio.

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Return 22 dicembre 2006 alle 11:54

“Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia.”

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gvertigo 22 dicembre 2006 alle 17:10

Bill, possiamo fare interminabili discussioni di lana caprina su cosa sia stata esattamente la vicenda Welby ma non c’è dubbio sul suo significato politico: una richiesta esplicita di una legislazione che consenta al malato di porre termine quando vuole alle proprie sofferenze. Il limite tra cessazione dell’accanimento terapeutico ed eutanasia è, come tutti i confini, incerto e discutibile ma il messaggio è chiaro. E poi non so quanto la sedazione terminale differisca da un’iniezione letale

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augusto 22 dicembre 2006 alle 18:33

Propongo un (chiaro?) spartiacque tra eutanasia e accanimento.
L’accanimento inizia quando le cure previste NON consentono nessuna previsione di guarigione.
Esempi:
- Amputazione di membro in cancrena; non è accanimento. La persona amputata continua a vivere (benino) seppur monca. Il malato puÛ rifiutare l’amputazione e morire per setticemia.
- Cure oncologiche nei casi di metastasi avanzata. In questi casi non si prevede la riduzione del cancro ed inizia un “certo” accanimento. Il malato deve poter scegliere tra la chemioterapia (dolorosa e fondamentalmente inutile) e la semplice terapia del dolore.
- Vita sostenuta strumentalmente quando in condizioni di irreversibilità. Questo è sicuramente accanimento perchè “naturalmente” il corpo morirebbe. In questo caso si applica solo su specifica richiesta e per il tempo richiesto, dal malato; a voce o a mezzo di un precedente “testamento biologico”.
Eutanasia
- Somministrazione di un qualunque farmaco atto a inibire la funzionalità corporea; funzionalità che, in assenza del farmaco, continuerebbe naturalmente.
Questa è Eutanasia e (probabilmente) dovrebbe continuare ad essere proibita.
Buone feste
Augusto

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brigida 26 dicembre 2006 alle 20:24

fortemente indignata dal comportamento della chiesa e dai politici.
piergiorgio un abbraccio di cuore.
bri

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brigida 26 dicembre 2006 alle 20:30

LA CHIESA è LA PIU GRANDE ORGANZZAZIONE POLITICA E PRIVA DI SENTIMENTI.
LA STORIA LO RACCONTA,ED ANCORA OGGI ELLA SI MOSTRA NELLA SUA PIU GRANDE OTTUSITà E FREDDEZZA-
SANNO SOLO DARE GIUDIZI…LORO !!!
CHIESA ED ISTITUZIONI POLITICHE GUARDATEVI DENTRO SIETE SUPERFICIALI E INUTILI.
LA CHIESA DICE : L’UOMO DVE VIVERE DAL MOMENTO DEL SUO CONCEPIMENTO FINO ALLA SUA MORTE NATURALE…EBBENE COSA C’ERA DI NATURALE NELLA VITA DI WELBY?
BRIGIDA DE KLERK

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