Analfabeti di ritorno

Scrivere una notizia riportando i dati di un terzo e, nonostante la smentita del terzo suddetto, fottersene allegramente e non curarsi minimamente di correggersi, cose è?
Mancanza di deontologia professionale?
Pigrizia?
Malafede?
Naahh….solo la migliore dimostrazione che in fondo in fondo quei dati non erano così sballati: in italia esistono davvero milioni di analfabeti, ma camuffati: magari c’hanno una laurea e lavorano pure. Nei giornali.

di Rolli il 18 novembre 2005 in Varie · 28 commenti

{ 28 commenti… leggili o aggiungi il tuo }

Minerva 18 novembre 2005 alle 01:28

E poi si aspettano che noi si creda alle loro spy-story.

Replica

Canesciolto 18 novembre 2005 alle 02:05

Da una ricerca effettuata dall’ Unla, Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo leggo che… “Secondo i più recenti dati ISTAT (2003) su circa 57 milioni di Italiani poco più di 3.500.000 sono forniti di laurea, 14.000.000 di titolo medio superiore, 16.500.000 di scuola media e ben 22.500.000 sono privi di titoli di studio o possiedono, al massimo, la licenza elementare. In percentuale 39,2% dei nostri concittadini sono fuori della Costituzione che, come si sa, prevede l’obbligo del possesso di almeno otto anni di scolarità.
http://www.unla.it
Forse, leggendo il livello di questi post, gli analfabeti sono molti di più…

Replica

xman 18 novembre 2005 alle 08:02

L’analfabetismo può ben prescindere dal titolo di studio, e all’UNLA dovrebbero saperlo. Se penso alle relazioni, scritte da persone laureate, che sono costretto a correggere sette (7!) volte prima di poterle approvare per poi passarle al consiglio d’amministrazione… Però i dati non possono essere presi per buoni senza un’analisi e una disaggregazione. Io sono convinto che l’Istat faccia bene il suo lavoro, ed altrettanto convinto che tale lavoro sia poi utilizzato malissimo dagli organi d’informazione. Urge esame obbligatorio di statistica per i giornalisti.

Replica

giggimassi 18 novembre 2005 alle 10:58

Xman: in questo caso le elaborazioni sbagliate dei dati Istat le aveva fatte l’Unla, e i giornalisti le avevano “solo” diffuse. L’errore sta nel non aver dato rilievo alla rettifica del marchiano errore…E comunque, sì: tra i giornalisti, come analfabeti siamo sopra la media nazionale. Chi lo dice all’Unla?

Replica

giancarlo 18 novembre 2005 alle 12:06

Per esperienza personale recente, credo che tale percentuale rispecchi quella tra i professori delle scuole medie :)

Replica

Gabibbo 18 novembre 2005 alle 13:44

In un Paese la cui età media è molto alta, non è affatto improbabile che vi siano molte persone che non hanno raggiunto neppure l’obbligo scolastico.
Una di queste è mia mamma, classe 1938, che tra i 6 e i 14 anni aveva “cose più serie da fare” che andare a scuola: lavorare.
Come lei milioni di altri nostri concittadini hanno speso la loro infanzia in questo modo, e il loro sacrificio ha costruito il nostro osceno benessere.
Non necessariamente però tutti questi “senza titolo” sono analfabeti, sicuramente non lo sono più di molti dottori in cazzate varie, incapaci di comprendere il mistero della Trinità “soggetto, predicato, complemento”…
Il problema sono proprio i laureati, troppo pochi e troppo scadenti, è questa la cosa di cui dovremmo preoccuparci, ma da decenni facciamo finta che non sia un problema.
I nostri concittadini che non hanno concluso l’obbligo oramai hanno già dato (e molto) e sono in maggioranza fuori dalla vita attiva, ma i milioni di concittadini che non vanno oltre la scuola dell’obbligo o le superiori? sono loro il nostro problema.

Replica

skwhirl 18 novembre 2005 alle 15:08

mancanza di rispetto secondo me ;)

Replica

Jinzo 18 novembre 2005 alle 15:18

Scusate ragazzi ma il plurale della parola “credo”, intesa come il mio credo, qual è?
Oggi ho sentito Diliberto in TV e mi sono stupito, non vorrei che fossi io l’ignorante.

Replica

Raffo 18 novembre 2005 alle 15:21

La smentita dell’Istat, dal testo ufficiale del link riportato, dice semplicemente che le persone completamente analfabete (quelle che non sanno neppure mettere una firma) sono circa 782.000… ma come dobbiamo considerare i 5 e passa milioni che sono alfabeti senza titolo di studio (cioè, non hanno neppure la licenza elementare che si può prendere tranquillamente da privatisti…)
Quella statistica parla di analfabetismo CERTO ed alfabetismo PRESUNTO… io ci andrei con i guanti di velluto prima di dire che gli analfabeti sono solo quelli del primo gruppo; cosa sappiamo degli altri infatti? Sanno solo mettere una firma e leggere stentatamente… o sono effettivamente alfabetizzati?
Ovviamente, dire che ci sono 6 milioni di analfabeti fa molto più effetto che si hanno 700.000 analfabeti e 5.200.000 di semianalfabeti… ma fare senzazionalismo ormai è di moda! Anche dicendo le cose come stanno (è l’ISTAT l’ha fatto) la situazione non è propriamente rosea

Replica

leonida alle termopili 18 novembre 2005 alle 15:46

Gabibbo, cosa vorresti? 60 milioni di laureati? E poi, chi lavora?
Ciò che mi lascia sbalordito è che vi siano così tanti analfabeti totali. Quando le truppe italiane invasero il sudtirolo, in queste lande finalmente redente dai civilizzatori, la percentuale di analfabeti era dello 0,000%. La scuola dell’obbligo, anche in tempo di guerra frequentata, impegnava fino a 13 anni i figli dei contadini, artigiani e derelitti sudtirolesi. E l’ultimo contadino, dell’ultimo maso a 2000 metri, sapeva leggere, scrivere e far di conto. Questo eravamo noi barbari. Adesso, dopo quasi un secolo di italia, ci ritroviamo con questo bel primato: complimenti!

Replica

Rolli 18 novembre 2005 alle 16:23

Ma imparare a leggere i link mai???
anche se, per la verità, sono quasi solo anziani
Questo cattivo governo non manda a scuola i vecchietti! Vergogna!

Replica

Gabibbo 18 novembre 2005 alle 16:27

Cara Leonida,
uno dei miei crucci più dolenti sono quei Collaboratori che hanno abbandonato gli studi dopo uno o due anni di università, o subito dopo le superiori. Io cerco di spiegare loro l’importanza dello studio, arrivo persino a citare Bertold Brecht, loro mi ascoltano con l’accondiscendenza che si usa con lo zio scemo.
Nella società di sessant’anni addietro, ciò che serviva erano le braccia.
Braccia per lavorare i campi, servire in famiglia e, più tardi, montare le 500 o costruire le case degli immigrati nel nord Italia.
Servivano solo le braccia.
Oggi le braccia non servono più: agli operai è chiesto di far lavorare macchine a controllo numerico, agli agricoltori di capire le schede tecniche dei pesticidi, di muoversi tra le grida dell’Unione Europea, di guidare mostri dal costo milionario che dei trattori conservano solo il nomeÖ
Oggi servono le teste.
» la testa ciò che distingue un lavoratore da un professionista, è la capacità di capire, di adattarsi alle circostanze che cambiano, di cercare soluzioni.
Per fare questo, visto che non tutti siamo Leonardo da Vinci, il genio personale non basta.
Ci vuole cultura, ci vuole il lungo esercizio di apertura della mente cui ti costringi, studiando in profondità qualcosa.
» una palestra che, se non bari, ti cambia la testa per la vita.
Un tempo per fare gli infermieri ci volevano braccia robuste e polpacci instancabili, oggi ci vuole la laureaÖ
Siamo circondati da paesi del ìterzo mondoî con indici di scolarizzazione più elevati dei nostri, che sfornano laureati a mazzi, e in specializzazioni d’avanguardia.
Da noi, il massimo che riusciamo a fare è ingolfare i piazzali davanti ai provveditorati con torme di svogliati dottori in lettere, spesso dalle inaffidabili certezze sulla lingua italiana.
Lo ripeto: quei milioni di ìanalfabetiî più o meno reali, hanno già dato, e oggi attendono solo la pensione, ma il nostro futuro con cosa lo costruiamo?

Replica

silvestro 18 novembre 2005 alle 16:39

minchia, sono completamente d’accordo col gabibbo!
sarà perchè è venerdì e sono stanco?

Replica

Return 18 novembre 2005 alle 17:07

Per la mia esperienza l’università insegna l’autodisciplina e l’approfondimento, ma la forma mentis quella te la fai alle superiori. Ho visto troppi laureati diligenti e affidabili ma assolutamente incapaci di venire al punto. La qualità più preziosa e rara, mi sembra, è la capacità di razionalizzare una questione senza banalizzarla, e si impara a farlo soprattutto al liceo, non all’università, almeno per come era strutturata ai miei tempi.

Replica

leonida alle termopili 18 novembre 2005 alle 17:28

Gabibbo, leonida = nome proprio maschile
Non che me ne freghi più che tanto, ma preferirei essere scambiato con un cercopiteco, piuttosto che che con uno di quegli subdoli cloni che una volta erano femmine.

Replica

Gabibbo 18 novembre 2005 alle 17:37

Perdono, perdono, perdono…
hai ragione, un attimo di obnubilamento, urge fosforil in dosi adeguate :-)

Replica

ventomare 18 novembre 2005 alle 17:53

Minerva, ma che c’entra questa cosa con la storia del Niger-gate? Piove, governo ladro? :))
Tutti i giornali hanno rilanciato la notizia della UNLA. Il Giornale tra i primi
corriere l’Ansa
adnkronos
agi,
insomma tutta italia.
In realtà il dato di 6 milioni è aggregato tra gli analfabeti totali 800.000 e le persone senza nessun titolo di studio 5.200.000. Il problema è che qualcuno che ha rilanciato la notizia ha letto una “o” per una “e”. Corretta (sbagliata) “Analfabeti o (e) senza titolo di studio”.
E tu, Minerva, bella bella e quatta quatta, ce voi provà e te ne servi per addebitare a Repubblica una inaffidabilità da estendere all’inchiesta relativa all’uranio nigerino-saddamino. E sulla quale verrai regolarmente smentita. Non perché sei tu in mala fede, ma perché fidandoti delle persone sbagliate, finirai per avere torto. Ahi, ahi, ahi! :))

Replica

Minerva 18 novembre 2005 alle 18:22

Ventomare, non compro Repubblica da circa… vent’anni. Da quando vi lessi il resoconto di un concerto di Pino Daniele scritto da qualcuno che evidentemente tutto aveva fatto tranne che assistervi. Lo so che lo fanno anche altri, ma a me è bastato per diffidare. Poi lo leggo, scroccandolo online, e ritengo il sito di Repubblica, fra quelli dei quotidiani italiani, il migliore. Però continuo a diffidare, spesso a ragione.
Poi non fare il furbo: fino ad ora gli smentiti sul Nigergate sono stati loro. Tu aspetta e spera.
P.S. La frase sulla spy story era ironica, ma adesso che so che quando leggi il termine accorri, prometto di non usarlo più :))

Replica

Minerva 18 novembre 2005 alle 18:27

L’ ho già scritto una volta, ma Gabibbo è giustificato: in Toscana Leonida è anche nome proprio di genere femminile.

Replica

Minerva 18 novembre 2005 alle 18:35

Anche mia mamma è classe 1938 e non ha potuto completare la scuola dell’ obbligo perchè, con altri sette fratelli in famiglia, doveva aiutare i suoi. Però ha sempre letto, soprattutto i quotidiani, e ha spronato i figli affinché studiassero.
Ancora oggi, quando le capita di raccontare della maestra che venne a cercarla per tentare di farla tornare a scuola, le si riempiono gli occhi di lacrime.

Replica

OrlandoFurioso 18 novembre 2005 alle 18:53

Ma dove sono tutti questi laureati del terzo mondo?
Mah, a me sembra che qui stiamo dando davvero i numeri.
P.S. se sono così bravi perché crepano di fame?
2P.S. perché questi ‘geni’ stranieri vengono a rompere le palle a Firenze invece di restare nei loro stati sono così attivi per la loro istruzione?
3P.S. ma perché prima erano tutti più istruiti?
Ma non diciamo cazzate.
La maggior parte degli italiani erano tutti contadini ignari di quello che succedeva nel mondo governati da una ristretta elite culturale.

Replica

OrlandoFurioso 18 novembre 2005 alle 19:08

La maggior parte degli italiani era un ammasso di servi della gleba costretti a fare una vita di stenti per campare una larga pletora di intellettuali da quattro soldi e magari qualche nobile in via d’estinzione, ma questo voi non lo ricordate.
Prima c’era una condizione sociale abominevole dovuta alla dilagante ignoranza del popolo che magari sapeva cucinare, stirare, lavare, pulire, servire e altre arti da clientes, ma che non sapeva nulla di quello che accadeva fuori del proprio paese.
I cittadini non avevano nessuna coscenza di sè e si lasciavano sfruttare come bestie, avvinghiati com’erano al totem del potere supremo.
Mancava l’istruzione e i pochi che avevano la fortuna di usufruirrne se la spassavano prendendo per il culo la plebaglia che sgobbava senza sosta.
Oggi per fortuna viviamo in un’altra epoca dove anche il ragazziono più asino sa benissimo che i bambini non nasdcopno dai cavoli e che magari se si fanno una pippa non diventano ciechi.
Io non piango davvero nel ripensare a tutte le stronzate che le maestrine propinavano ai poveri sfortunati che frequentavano i banchi della scuola inferiore e anzi sono felice e orgoglioso di far parte della modernità.
Magari si dovrebbe smetterla col considerare il liceo classico la SCUOLA e incominciare a capire che il greco non serve a nulla nel mondo di oggi e che magari sarebbe mooooooolto più utile apprendere l’uso sistematico del PC e la conoscenza di almeno 3 lingue straniere per poter essere competitivi.
Il problema non è l’analfabetismo, ma la cerchia dell’elite che non è più in grado di assolvere al suo compito di leader del paese.
Il problema sta al vertice e non alla base.
Ciao.

Replica

Fabrizio 18 novembre 2005 alle 19:50

Tutti a prendersela con Rep. Il Foglio oggi, nello stesso spazio editoriale in cui critica le cifre sull’analfabetismo, ci mette un articolo sul Laptop da 100$. E scrive:
“In Africa solo il 2,7 per cento della popolazione, infatti, ha accesso a Internet. La percentuale sale al 9 per cento in Asia, mentre in Europa la quota è 19 per cento e negli Usa 23 per cento.”
Ma perchè invece di prendervela con un giornale, non diciamo apertamente che il giornalista medio è veramente scarso?

Replica

Gabibbo 18 novembre 2005 alle 19:51

No, no Minerva: è vero che le cause di giustificazione penale operano oggettivamente, anche se il reo non ne conosceva l’esistenza, ma non sono toscano, sono proprio colpevole.
A mia scusante verso il povero Leonida (stavo per scrivere di nuovo “la”…) solo una stanchezza che da qualche giorno mi stordisce un po’…
Prometto di non farlo più :-)

Replica

ventomare 18 novembre 2005 alle 20:45

Minerva, la storia di tua madre è identica a quella della mia. Fossimo imparentati in qualche modo? :)
Anche mia madre, del 1934 però, interruppe la scuola, lei appena ricevuta la licenza elementare. Anche lei soffre ogni volta che ricorda che la maestra aveva detto ai genitori che avrebbe pagato lei la scuola, tanto la considerava brava. Ma i genitori, dissero, sbagliando secondo me, che non potevano far differenze con gli altri fratelli. E’ dura da digerire.

Replica

Losciacallo 18 novembre 2005 alle 20:52

Spiacente, non mi sono adoperato per verificare se tutti i giornali italiani riportassero dati falsati nella stessa ignobile maniera de La Stampa e Repubblica.
Serve davvero citare il Corriere, il Giornale, l’Ansa, l’Adnkronos etc. per comprovare che l’analfabetismo è diffuso tra i giornalisti?Io lo davo per scontato.
Se poi bisogna necessariamente buttarla in politica, fate pure

Replica

Minerva 19 novembre 2005 alle 00:34

Gabibbo, il mio è stato un tentativo di soccorso dettato dalla totale condivisione dei tuoi commenti :)
Penso che siamo tutti (o quasi) d’accordo sulla scarsezza del giornalista medio. Ma credo non si tratti solo di questo. Nel caso dei dati sugli analfabeti sarebbe bastato riconoscere l’errore. Non averlo farlo è in perfetto Italian style.

Replica

Mario Losa 6 settembre 2006 alle 19:09

Con piacere e particolare soddisfazione Vi segnalo l’ampliamento del sito
http://www.alfabetiere.it
I contenuti si sono arricchiti con una nuova sezione dedicata
all’apprendimento elementare dell’aritmetica:
Il grande interesse suscitato dall’Alfabetiere Pedagogico Italiano
mi ha incoraggiato nel proseguire la ricerca nell’ambito delle metodologie didattiche
applicate all’insegnamento nella scuola primaria
ed ispirate al pensiero di Platone.
Da qui nasce la proposta del ìPiccolo Pitagoraî,
un vero e proprio gioco didattico che in modo divertente
accompagna l’alunno nel mondo dei numeri e della matematica.
Altre future novità sono già in cantiere:
una versione dell’alfabetiere in inglese, un forum aperto alle discussioni
per lo scambio di risorse ed informazioniÖ ma non svelerei tutto oraÖ
Ringrazio doverosamente tutti voi per l’interesse sinora dimostrato;
interesse del quale mi sento onorato e
sostenuto per il proseguimento dello studio e della ricerca.
Distinti saluti
Dott. Mario Losa
mario.losa@alice.it

Replica

Scrivi un commento

Eventuali commenti volgari, offensivi, fuori tema o palesemente promozionali saranno rimossi.

Post precedente:

Post successivo: