Un popolo ottimista

Il New York Times pubblica una tabella che riporta alcuni dati significativi sullo stato dell’Iraq. L’analisi di questi dati dimostra che il processo politico innescato con la caduta di Saddam Hussein, nonostante le innegabili difficoltà, incomincia a dare buoni frutti.
Secondo indici come quello relativo alla fornitura di energia elettrica o alla disoccupazione, l’economia appare ancora debole. Conseguenza, soprattutto, dell’intensificarsi dell’attività degli ìinsortiî. Ma, a fronte dei dati negativi, vi sono diversi dati positivi: l’aumento della ricchezza, un mercato azionario in cui ogni mese vengono trattati bilioni in titoli; la crescente collaborazione degli iracheni – attraverso le informazioni alle autorità – alla lotta contro l’insorgenza; il sostegno al governo da parte del 75% della popolazione. Il 75%.
Un altro dato sorprendente, per chi è abituato alla contabilità degli attentati diligentemente tenuta dai media, è quello sull’ottimismo della maggior parte degli iracheni riguardo al futuro: 65%. Persino i sunniti (40%) risultano un po’ più ottimisti rispetto ad un anno fa.
Medita Europa, medita.

di Lynch il 4 giugno 2005 in Medio Oriente · 30 commenti

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blind 4 giugno 2005 alle 03:06

Hello’, Minerva !
Bel post e se non fosse cosi’ tardi mi ci soffermerei…
Buonanotte!
Blind

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anonimo romano 4 giugno 2005 alle 12:38

Non ho avuto tempo di iscrivermi al NYT per leggere l’articolo, ma certamente lo farò.
Quel che tu metti giustamente in rilievo è la generale attitudine di tutti i media italiani, nessuno escluso,di offrire al pubblico solo una visione unilaterale, un martellante messaggio di negativo sullo stato delle cose in Iraq.
Sembra quasi un disegno voluto e politicamente finalizzato. Dalla sinistra sarebbe comprensibile e non mi aspetto certo controinformazione dal TG3, ma Mediaset? E Rossella? Mai, dico mai, passano visioni di normale traffico stradale, o scuole aperte o qualsivoglia segno di vita e non di morte. Qualche flash in occasione del voto e poi di nuovo il buio.
Solo cattivo giornalismo? Dubito, ma anche se così fosse è comunque silenzio da rompere.
Pubblicherò in proposito anche sul mio blog. Buon fine settimana a tutti.

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Numendor 4 giugno 2005 alle 12:55

Ben fatto! Complimenti Rolli. Ormai e’ chiaro che un po’ di sana e genuina informazione un povero cristo se la deve andare a cercare solo in rete. Mai, dico mai, che ai tg passino una notizia del genere; solo morti, attentati e ancora morti.

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olden 4 giugno 2005 alle 14:18

E’ vero! E’ scandaloso che venga data piu’ importanza alla gente che muore che alle tabelline colorate e ai sondaggioni!
Mapperpiacere, và.

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Numendor 4 giugno 2005 alle 14:58

Il piacere, semmai, dovresti farmelo tu. Mica ho detto che non si debba dare notizia delle nobili azioni dei resistenti. Ho solo fatto presente che analogamente si dovrebbe aggiornare l’opinione pubblica anche sui progressi fatti dal popolo iracheno nel costruirsi una Paese normale. E’ chiedere troppo?

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Minerva 4 giugno 2005 alle 15:08

Ciao Blind :)
Olden, chi ha scritto che i morti sono meno importati dei dati? Ma per i media sembrano esistere esclusivamente i morti, mentre l’Iraq non è solo tragedia ma anche fatti positivi: il nuovo mercato azionario, l’aumento della ricchezza, i giornali, la crescita degli abbonamenti telefonici, le scuole nuove o ristrutturate – anche a Sadr City – le centrali elettriche, il contratto di fornitura dell’ energia elettrica stipulato con l’Iran. I sondaggi non ti piacciono? Ecco, nell’elenco appena fatto non ci sono sondaggi.

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Rolli 4 giugno 2005 alle 15:18

Occhio Minerva, ora Olden ti chiederà conto delle Fosse Ardeatine e del perchè il New York Times non abbia pubblicato parallelamente l’elenco delle vittime della Prima Guerra Mondiale, e perchè cip e ciop non abbiano preso posizione con un editoriale.

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Minerva 4 giugno 2005 alle 15:27

E no, su cip e ciop non sono ferrata.

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anonimo romano 4 giugno 2005 alle 16:00

Cara Minerva,
permettimi di colmare il tuo “vuoto culturale”.
Cip e Ciop (la maiuscola è d’obbligo) sono in realtà piccoli e deliziosi scoiattoli striati del genere “Tamias”. In nord-america sono conosciuti come “chipmunk” nelle aree anglofone e “suisse” in Quebec.
Deliziosi quando si ficcano intere noccioline americane nelle gote, una a ds l’altra a sn, e corrono verso la loro tana per depositarle.
E grazie a Walt Disney per averceli regalati.
:-)

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Manuele 4 giugno 2005 alle 17:00

@Anonimo Romano:
E’ proprio un problema del giornalismo. Come vedi è una questione che va al di là del colore politico e secondo me non è neppure una cosa fatta di proposito. E’ una conseguenza della somma di tutte le notizie “+ notiziabili” che si vogliono trasmettere/scrivere ogni giorno.
Se ogni giorno si scrive che un uomo ha morso un cane perché fa più notizia del contrario, dopo 1 anno si inizierà a pensare che i cani rischiano sempre di essere morsi dalle persone :)

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anonimo romano 4 giugno 2005 alle 17:32

@Manuele
Incredibile ma temo sia proprio così.
Raramente un servizio degno di tal nome, raramente un approfondimento su materie di ampio interesse.
Solo informazione da strapaese, per di più con uso agghiacciante della lingua italiana. Su TG di razza si parla di “ragazzino/a”, di “vecchietto”, di “botta di caldo”, ecc ecc.
E noi ad interrogarci sul futuro dell’Europa quando, a seguire i media, l’Europa comincia e finisce a Bruxelles.
Insopportabili le dichiarazioni strappate a getto continuo ai politici, per contenuto e forma.
Qualcosa di meglio sulla stampa che poco è letta ma, in generale, un panorama desolante.

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k. 4 giugno 2005 alle 17:34

Un pochino ho meditato ma purtroppo non sono riuscito a leggere dati concretamente positivi neanche in questo post; l’ economia è ancora debole, si evidenzia “l’intensificarsi delle attività degli insorti” , in effetti i morti civili nell’ultimo mese sono stati centinaia senza contare i poliziotti e i militari, questo nonostante un sostegno al governo da parte del 75% della popolazione.. Unico dato positivo mi sembra l’ottimismo della gente. Spiegabile forse col fatto che in quell’inferno le cose non possono andare peggio di così
ciao k.

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blind 4 giugno 2005 alle 18:04

Magari si tratta proprio di colore politico…
Dell’unico colore che contraddistingue il nostro giornalismo.
E’ chiaro che l’opinione pubblica senta davvero il bisogno di conoscere anche l’altra faccia dell’Iraq o dell’Afghanistan…Invece… niente.
Dell’Afghanistan si erano dimenticati tutti perche’ la quotidianita’ di un paese che si sta avviando verso una vita migliore, non piace ai nostri inviati.
Capace che Bush ne esce bene e questo non lo si puo’ mica permettere.
Per fortuna c’e’ stato il sequestro di clementina e la bella Ferrario del tg1 puo’ sfogare di nuovo tutto il suo pessimismo addosso agli italiani.
Quando siriani e iraniani si arrenderanno, sospendendo i finanziamenti al terrore in Iraq, non si parlera’ piu’ di Baghdad per non parlare bene dell’intervento americano.
Lo stesso discorso vale per il problema israelo-palestinese.
Perche’ le telecamere dovrebbero indugiare su i progressi di un processo di pace che evidenzia i successi della Casa Bianca e i fallimenti dell’Ue?
Non sia mai che la ggente prenda coscienza degli orrori del passato regime di arafat proprio grazie ai cambiamenti che si stanno operando nel paese che fu vittima del suo stesso defunto presidente…
Blind

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Minerva 4 giugno 2005 alle 20:04

Grazie per la lezione, Anonimo romano :)
K, a parte la tua visione limitata del peggio, mi pare tu abbia saltato qualcosa nel post (riassuntivo, ma c’è il link), nÈ abbia letto la risposta ad Olden. Ti amplio le conoscenze con una parte dell’elenco, sempre pubblicato dal NYT, che riporta le buone nuove di aprile:
il canale televisivo che trasmetteva programmi educativi destinati agli studenti iracheni ha ripreso le trasmissioni (era chiuso dal ë93, quando Uday Hussein requisì tutta l’attrezzatura per destinarla al suo canale tv privato);
completata la ristrutturazione di due ospedali situati in due delle aree più povere del paese;
inizio della realizzazione di 24 progetti per la fornitura idrica nelle aree sunnite;
49 scuole ristrutturate a Bagdad, 5 a Falluja e 22 costruite a Sadr city;
inizio del programma di riforestazione ad Erbil;
firma del contratto per la realizzazione di due centrali da 200 megawatt ;
ripristinato il sistema idrico e di depurazione a Mosul;
i kurdi iracheni, divisi per decenni fra due governi locali rivali, il Partito democratico del Kurdistan e l’Unione pattriottica del Kurdistan, hanno annunciato la fusione delle due amministrazioni;
il governo ha annunciato che il tasso dell’inflazione a marzo è sceso al 6%, grazie soprattutto al fatto che il costo del carburante è sceso del 48%.
L’aumento delle azioni terroristiche era previsto ed è dovuto soprattutto alla formazione del governo e alla fiducia che gli iracheni gli accordano.
P.S. E’ certo che tutto dipende dalla “disposizione d’animo” con cui si leggono le notizie. Se fossi uno studente non studioso la costruzione delle scuole la prenderei come una cattiva nuova.

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watergate2000 4 giugno 2005 alle 21:38

diciamoci pure la verità, agli iracheni manca un premier come il nostro: ottimismo e larghi sorrisi.
:-)) (lo dico con ironia involontaria, beninteso, è chiaro che quando c’è un andazzo l’andazzo viene sfruttato, anche perchè fare servizi su un ospedale che funziona un po’ scoccia e un po’ stanca :-) -
ciao a tutte e tutti.

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olden 4 giugno 2005 alle 22:27

Mi sembrate i signori che cercano ostinatamente di divertirsi sul ponte del Titanic.

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blind 4 giugno 2005 alle 22:41

Scusa Watergate, non credi che servizi giornalistici con protagoniste le famiglie irachene che raccontassero cio’ che era la loro vita sotto Saddam Hussein e come e quanto la vedano cambiata oggi, sia tuttaltro che scocciante agli occhi dell’opinione pubblica?
E, visto che il NYT non e’ esattamente un giornale di propaganda del pentagono, confrontare con obiettivita’, sul posto, la veridicita’ dei dati qui riportati da Minerva.
Invece no, il nostro giornalismo continua ad essere il megafono del terrorismo che ringrazia per tanta diffusione dei loro atti nel paese e nel mondo.
Blind

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Manuele 5 giugno 2005 alle 04:19

Blind, secondo me dietro ci vedi troppa politica e troppo poco dilettantismo. ^^

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anonimo romano 5 giugno 2005 alle 19:14

Caro Blog,
dopo le dichiarazioni di Maroni e Calderoli sull’Euro credo che dovremmo chiamare la Fulgida per far pulizia nella Casa.
Troppo sfacciato e immorale voler monetizzare elettoralmente il NO alla Costituzione di Francia e Olanda.
Prima di poter riparlare di Valori e di Etica mi sembra indispensabile una bella revisione infra moenia.
Ben fanno le sinistre a chiederne le dimissioni.

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Rolli 5 giugno 2005 alle 20:31

Caro Ar,
ultimamente le nostre posizioni non coincidono :)

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anonimo romano 5 giugno 2005 alle 20:52

Sono dichiarazioni irresponsabili. Mi dispiace che tu sia di altra opinione.

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Rolli 5 giugno 2005 alle 21:01

Irresponsabile È chi non le prende in considerazione, e anzi cerca di criminalizzarle. Si è indicata la luna, guardare il dito è controproducente. Poi non mi pare tanto irresponsabile quello che hanno detto, ma attinente alla realtà e la pensare di molti italiani.
Comunque io non sono dispiaciuta del fatto che tu non sia d’accordo, mi pare un ottimo esercizio di democrazia, no? Su un argomento, tra l’altro, intangibile, visto che premurosamente si è sempre deciso senza il sostegno popolare. NOn capiterà nulla di male, sù, verremo trattati more solito come servi ubbidienti che ogni tanto recalcitrano, nulla di più. E’ che non possono, altrimenti chiederebbero le dimissioni anche del popolo italiano

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blind 5 giugno 2005 alle 23:48

Manuele, purtroppo c’e’ solo politica e solo cattiva politica che produce cattivo giornalismo.
Partendo dall’fnsi, si va agli ordini, alle scuole gestite dagli ordini, ai cdr di Fiengo, all’usigrai di personaggi come Beppe Giulietti e via, via elencando….
Dentro a una simile corporazione o casta di intoccabili (se non si vuol finire denunciati al comitato dei diritti umani dell’ONU, cosa avvenuta appena l’anno scorso) entri solo per appartenenza politica precisa e con la sottomissione ai dictat dell’egemonia sindacal-sinistrese.
Poche le eccezioni e pure male inquadrate.
Blind
Blind

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blind 6 giugno 2005 alle 00:23

p.s.: tanta mediocrita’ scatena un effetto sinergico quando si unisce all’altra mediocrita’ di cui e’ largamente affetta la preparazione scolastica degli aspiranti giornalisti.
Ormai costoro fanno strame della lingua italiana oltre che dell’informazione corretta.
Blind

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Manuele 6 giugno 2005 alle 07:15

Mah… Ho un’amica che frequenta la scuola di giornalismo di Urbino e tra quei 30 ragazzi circa la metà stanno a destra. Questa ragazza è entrata dopo una selezione difficile dove nessuno le ha chiesto che idee politiche avesse.
Ho come l’impressione che non hai ben presente la realtà che hai descritto :)
E per mediocrità non intendevo la semplice incapacità grammaticale. Di quella non me ne importa granché. Per me il dilettantismo è quel male che porta SEMPRE E COMUNQUE a considerare più notiziabile un fatto di cronaca piuttosto che un evento politicamente rilevante. E’ quel male che obbliga tutti ad “indossare la casacca”, secondo l’assurdo presupposto che il giornalista non possa fare il suo mestiere di semplice riportatore di fatti ma solo quello di dispensatore di opinioni interessate.
Insomma, è una mancanza di professionalità annosa, forse causata proprio dalla mancanza (fino a poco tempo fa) di una struttura scolastica e di un percorso formativo ad hoc per quel mestiere, che ancora tanti “vecchi” credono in modo arrogante che “si imparari solo sul campo e non dietro ai banchi”. Io spero vivamente che il LENTO cambio generazionale porterà qualcosa di nuovo… ma quando?

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blind 6 giugno 2005 alle 15:31

Manuele. se bastasse la testimonianza di una allieva di Urbino per descrivere la realta’ penosa e vasta delle scuole di giornalismo e da chi e come vengono gestite e influenzate, allora crediamo anche alla testimonianza di miss cuba che ci racconta di quanto si viva bene all’avana. !
Scusami ma le cose funzionano male e non e’ che grazie ai corsi di laurea sulla materia, andranno meglio.
A me son proprio le ultime generazioni che spaventano di piu’, in quanto ancora piu’ analfabete delle precedenti, e non solo grammaticalmente parlando.
Cmq, se e’ vero che chi parla male pensa male, la limitatezza del vocabolario e l’abuso di certi termini sbagliati, si accompagnano al modo di fare informazione ai limiti dell’indecenza.
Quella dei giornalisti e’ la corporazione tra le piu’ consservatrici e conformiste che l’italia puo’ vantare.
Blind

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Manuele 6 giugno 2005 alle 15:55

… con la differenza che Miss Cuba è una tra milioni, mentre quella ragazza è protagonista di una delle pochissime scuole di giornalismo italiane.
(Milano, Perugia, Roma e Urbino. Ne dimentico qualcuna?)
Blind continuo a pensare che parli per partito preso :)
Perugia, cioè la scuola di giornalismo Rai, è la realtà che conosco meglio e pure là, ti assicuro, nessuno ti chiede tessere di partito o preferenze politiche. Su Roma non ti so dir niente. Su Milano invece quelle due persone che conosco che hanno tentato di entrare mi hanno raccontato una realtà distante da quella che dici tu.
Ma la cosa divertente è che, con premesse diversissime, la tua conclusione è molto simile alla mia: cioè che la casta dei giornalisti è chiusa, conformista e mediamente inetta :)

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blind 6 giugno 2005 alle 20:10

Manuele, l’odg ha dati diversi dai tuoi:
“A partire dal 1990, dopo un’iniziativa pilota dell’Istituto per la Formazione
al Giornalismo di Milano, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti,
in virtù dei poteri di autoregolamentazione concessigli dalla legge, ha
riconosciuto l’ammissione agli esami di idoneità professionale e quindi
l’accesso al professionismo, anche a coloro che abbiano svolto il praticantato
in pubblicazioni edite da Scuole convenzionate e riconosciute dall’Ordine
dei Giornalisti.
Oggi le scuole riconosciute sono diciotto in tutto il territorio nazionale
di cui 3 a Milano, 1 ad Urbino, 1 a Bologna, 1 a Perugia, 3 a Roma, 1 a
Palermo, 1 a Napoli, 1 a Sassari, 1 a Torino, 1 a Padova, 1 a Potenza,
1 a Bari, 1 in Toscana e 1 a Salerno. Ad esse possono accedere, previo
superamento di una selezione attitudinale, un numero limitato di allievi
che varia a seconda della capacità delle singole scuole. Le stesse vengono
riconosciute quando documentino al Consiglio Nazionale di essere in grado
di osservare condizioni e garanzie fissate dal Consiglio Nazionale stesso…”
A parte questo particolare direi che c’e’ un altro aspetto drammatico che ci vedra’ concordi: il fatto che rischi l’arresto se ti permetti di pubblicare un qualsiasi foglio di informazione o di opinione, se questo non e’ stato approvato dall’ordine del quale bisogna essere membri. Alla faccia della liberta’ di espressione !
Blind

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Manuele 7 giugno 2005 alle 04:05

Anche in toscana c’è una scuola? :-o)
Vabbe’, numero a parte… quella che tu citi è un’annosa questione costituzionale che esiste sin da quando venne fatta la legge sull’ordine dei giornalisti. Il fatto che ogni periodico debba per forza essere diretto da un giornalista iscritto all’albo è sempre sembrata una forzatura costituzionale. C’è da dire però che Internet ha permesso di saltare di netto questo problema, che oramai è obsoleto. E direi fortunatamente ^^

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blind 7 giugno 2005 alle 20:08

Obsoleto?
Dalle pressioni che l’ordine ha gia’ fatto piu’ volte, specie nella passata legislatura, di limitare la diffusione di siti di informazione sul web, non direi si tratti di argomento obsoleto.
Naturalmente, guarda un po’, ai fini della tutela dell’utente…
Blind
ps: sei toscano?

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