Falso in bilancio: UE respinge il ricorso

Una giornata difficile, per i giudici di Milano

di Losciacallo il 3 maggio 2005 in Giustizia · 23 commenti

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massimo 3 maggio 2005 alle 13:36

Pare stiano presentando un ricorso alla Sacra Rota per chiedere se il falso in bilancio non sia comunque peccato mortale………..

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Giancarlo 3 maggio 2005 alle 18:37

In compenso faranno festa i manager di Cirio e Parmalat.

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bill 3 maggio 2005 alle 19:14

Giancarlo; se ti leggi la legge potrai vedere che i menagers di Cirio e Parmalat rischiano pene pesantissime. Non sarebbe ora di smetterla di dire fesserie?

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Madò 3 maggio 2005 alle 19:19

Ancora ‘sta puttanata di Cirio e Parmalat?

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Giancarlo 3 maggio 2005 alle 21:22

Sarà anche una puttanata, ma fidatevi: stanno stappando lo champagne. Se non foste così ideologicamente prevenuti lo capireste anche voi, non e’ difficile.

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Rolli 3 maggio 2005 alle 21:44

Caro Giancarlo, stanno stappando champagne da tempo, e cioè da quando si sono potuti permettere, ben prima della legge sul falso in bilancio, di fare cose incredibili senza nemmeno un controllo. Del resto la magistratura era impegnata a far perquisire 538 volte Berlusconi, e non ha mai trovato tempo per Tanzi.

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Giancarlo 3 maggio 2005 alle 21:55

Rolli, hai ragione sul fatto che non si sia indagato su Tanzi prima. Rimane il fatto che la nuova legislatura sia favorevole anche a posteriori. Lo dice chiaramente la pronuncia della corte UE. Solo Bill e Madò sembrano non capire. Fatti loro.
Di Berlusconi non parlo, troppo facile farlo ora, non mi diverte piu’.

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pickwick 4 maggio 2005 alle 08:31

Quel che dice Giancalo è sacrosanto. Il fatto di non aver perseguito il malaffare in passato non giustifica il fatto di non doverlo perseguire in futuro. Queste sono leggi (come anche quella del rientro di capitali) che favoriscono la malavita organizzata. Quindi i casi sono due: o i politici attuali sono completamente sprovveduti sugli effetti di certe leggi oppure il malaffare sono loro. Ma si sa, lo schieramento preclude l’obiettività.

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Rolli 4 maggio 2005 alle 09:00

L’essere acefali preclude ogni possibile discorso. Amen.
Giancarlo: la legge sul falso in bilancio è perfettibile, lo dice lo stesso centrodestra, ma non corrisponde al raccontino, che fa il paio con le rogatorie e la legittima suspicione, che ne fa in malafede la sinistra.
Citare Tanzi non è uno sport, ma lo specchio di quanto è accaduto negli ultimi quindici anni in cui la magistratura si è dedicata alla persecuzione politica di una parte e in particolare di una persona, anzichè alla giustizia.
Se prescindi da questo, che è un fatto gravissimo, non si può discutere

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Francesco 4 maggio 2005 alle 09:29

Beh, allora la sinistra poteva presentare un bel emendamento solo su quell’articolo malavitoso e sfidare la maggioranza a votare no.
Presentarne 1.300 equivale ad obbligarli a mettere la fiducia.
O sono stupidi o la malavita si sta attrezzando per la vittoria di Prodi, giusto Pick?
Ciao

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Puntini 4 maggio 2005 alle 09:34

Ma non continuiamo a dire stupidaggini per favore. Il falso in Bilancio viene perseguito ugualmente, nessuno lo ha depenalizzato. Poi la legge sul rientro dei capitali (fra l’altro ripresa da tutti i paesi europei e gli USA) in cosa favorirebbe la malavita? I capitali almeno sono tornati in Italia, ci viene pagata una minima parte di tasse invece di non pagare niente e vengono utilizzati per investimenti in Italia. Altrimenti quei soldi non sarebbero mai tornati e nessuno avrebbe mai saputo niente. Ma forse il problema sta dalla parte di chi deve applicare la legge e non lo fa (o lo fa in maniera sbagliata), oppure negli organismi di controllo che non funzionano. Lo schieramento, oltre a precludere l’obiettività mi sembra che ottenebri anche la ragione.

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bill 4 maggio 2005 alle 10:29

Puntini: ti meravigli? Gli amministratori Parmalat rischiano fino a 23 anni di reclusione, e le anime belle ripetono quattro slogans ammuffiti, manco fossero il pappagallo Cocorito. Ancora non capiscono, i finti moralisti, che la lotta all’evasione fiscale si comincia proprio facendo emergere il sommerso, e non con le parolette di un Visco che ciancia stronzate e poi chiede il condono edilizio. Ma sai, per i paladini della giustizia sociale, che sono i primi evasori appena gli si presenta l’opportunità (accà nisciuno è fesso), questi sono particolari.

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greedy 4 maggio 2005 alle 11:42

Sarà, ma a scanso di equivoci il Governo – a conferma dell’ardore e dell’impegno nella lotta contro i reati finanziari o dei colletti bianchi – ha fatto votare in Senato, tra le pieghe del solito maxiemendamento approvato con l’ennesima fiducia (N.B.: Francesco, quasi metà dei 1300 emendamenti erano della maggioranza), una disciplina dei reati fallimentari che riduce sensibilmente le pene e di conseguenza taglia di un terzo (nel caso della bancarotta fraudolenta patrimoniale o documentale) o della metà (nel caso di bancarotta fraudolenta documentale) i termini di prescrizione.
Resta da chiedersi – visto che per il blitz si è utilizzato il comodo e rapido treno della conversione di un decreto-legge – qual era l’urgenza di un simile intervento nell’ambito del “Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale”. Se lo chiede anche un quotidiano insospettabile.
Infine, un paio di precisazioni:
1) la sanatoria per i capitali illecitamente esportati all’estero si applicava indipendentemente dal “rimpatrio” di tali capitali, che quindi hanno potuto essere regolarizzati e mantenuti all’estero (legge 409/01, art. 15);
2) difficile che l’opposizione potesse presentare un emendamento su quell’articolo “malavitoso”, per il semplice fatto che quell’articolo, nel testo del decreto, non esisteva, ma viene inserito, appunto con un maxiemendamento governativo, la cui approvazione, come Francesco certamente sa, peraltro fa automaticamente decadere tutti gli emendamenti presentati;
3) il falso in bilancio non è stato depenalizzato: semplicemente sono state minimizzate le condotte punibili, con previsione di una soglia di impunità (i fondi neri potranno arrivare fino al 10% della relativa posta di bilancio), ridotte le pene e di conseguenza tagliati i termini di prescrizione, come è a tutti noto.

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Francesco 4 maggio 2005 alle 12:14

Grazie per le precisazioni, Greedy.

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Manuele 4 maggio 2005 alle 13:18

Non entro nel merito della discussione. Pero’ faccio un appunto a Rolli.
Perché metti tutto in un calderone cose che non c’azzeccano? (cit.)
La procura di Milano e la Procura di Parma o di Roma o di Bologna sono entità distinte, di persone distinte.
E’ possibile che Tanzi e Cragnotti abbiano pagato finanzieri e giudici e politici per non essere oggetto di “attenzioni” come è possibile che si sia trattato di incuria (a vari livelli, un po’ troppi). Vice versa si puo’ dire di Berlusconi.
E’ possibile tutto. Quello che non è possibile è fare il collegamento che fai tu (^__^), cioè considerare la “magistratura” come un’unica entità, senza distinzioni di persone e procure. E’ un modo di porre la questione che non porta da nessuna parte.

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greedy 4 maggio 2005 alle 13:54

Due ulteriori precisazioni:
1) il taglio della metà dei termini di prescrizione è relativo alla bancarotta fraudolenta preferenziale e non documentale come avevo erroneamente scritto;
2) in realtà l’articolo di Libero fa riferimento alla prima versione dell’emendamento della maggioranza presentato in Commissione, che vedeva ridotta la pena massima da 10 a 4 anni per le ipotesi più gravi di bancarotta fraudolenta; nel testo dell’emendamento approvato in Aula la pena massima è di 6 anni. Il calcolo del taglio dei termini di prescrizione che avevo fatto comunque tiene già conto dell’ultima versione approvata: per la bancarotta fraudolenta scende – a legislazione vigente, considerando anche l’effetto degli atti interruttivi – da 22 anni e mezzo a 15 anni (in ipotesi gravissime, con negazione delle attenuanti generiche).

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Ginchelli 4 maggio 2005 alle 16:08

A proposito del rimpatrio di capitali, le Banche stanno ricontattando i clienti per il percorso inverso.

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xman 4 maggio 2005 alle 16:43

Definire Cirio e Parmalat una put…… è segno che non si è capito nulla di cosa queste due vicende rappresentino per la finanza ed il risparmio del nostro Paese.
Quanto alle riforme dei reati societari sarà bene che a destra (parte politica cui mi onoro di appartenere) si cominci a riflettere seriamente, prima che quel residuo di credibilità che i mercati finanziari internazionali ancora ci concedono svanisca del tutto.
Fare i “signori” con i soldi degli altri è francamente un po’ troppo comodo, bisognerebbe ricordarselo.

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Puntini 4 maggio 2005 alle 17:37

Io non so giudicare se gli anni di condanna previsti dalla nuova legge sul falso in bilancio siano tanti o pochi: se chi applica la legge e chi deve indagare e prevenire quei reati non lo fa o lo fa male, puoi prevedere anche l’ergastolo (se ti fa piacere). Poi se le indagini vengono fatte con la solerzia tipica dei nostri inquirenti, il termine di prescrizione delle condanne lo devi decuplicare (ma forse non è abbastanza). Sulla storia dei capitali, comunque sia, sono stati regolarizzati e ci pagano qualcosa (oltre alla regolarizzazione) che altrimenti lo Stato non avrebbe MAI riscosso. Il fisco inoltre ora sa di quei capitali (per quello che può servire). Cirio e Parmalat sono due casi che devono far riflettere non tanto perchè forse Tanzi e Cragnotti si faranno 6 anni invece di 10 (auguri), ma perchè paghiamo delle persone che devono prevenire questi reati. Cosa paghiamo a fare gli organismi di controllo?

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greedy 4 maggio 2005 alle 19:01

Una sola ulteriore, precisazione a quanto scritto da Puntini: la regolarizzazione dei capitali illecitamente esportati all’estero era assolutamente anonima (art. 13 comma 3 della legge che ho citato in precedenza) in quanto avveniva tramite dichiarazione “riservata” presentata per il tramite di intermediari finanziari (banche). Il Fisco conosce dunque l’ammontare dei capitali regolarizzati e se ne frega le mani perché l’incasso fu straordinariamente notevole; ma non conosce assolutamente le generalità dei “sanati”.
L’aliquota era pari al 2,5%, per la cronaca.
Quanto al resto, è verissimo che in Italia i termini di prescrizione sono generosi: ma è concepibile una loro riduzione solo se accompagnata da interventi tesi a snellire la durata dei procedimenti. Se ho una macchina che consuma troppo, si dovrebbe intervenire sul motore anziché dimezzare la capacità del serbatoio…

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Puntini 4 maggio 2005 alle 19:33

Anonima per le attività rimpatriate però.
Pensi che la durata dei procedimenti dipenda dalle procedure? Io credo che tu non abbia mai visto un tribunale da dentro. Il problema potrebbe non essere del motore della macchina, ma di chi la guida.

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gabor 27 settembre 2005 alle 09:07

LE NORME SUL FALSO IN BILANCIO
ROMA – Le attuali norme penali sul falso in bilancio – in base alle quali Silvio Berlusconi e tre ex manager Fininvest sono stati assolti a conclusione del processo All Iberian – sono state approvate dal Parlamento nel 2001 (governo centrosinistra) nel contesto della revisione della legge sui reati societari. Il falso in bilancio e’ stato trasformato da reato ”di pericolo” in reato ”di danno’. Chi lo commette, ma senza recare danno patrimoniale ai soci o ai creditori, e’ punibile con una pena detentiva fino a un anno e sei mesi: in pratica diventa un reato contravvenzionale.
Se invece il danno patrimoniale c’e’ si deve distinguere: se si tratta di una societa’ non quotata in borsa scatta la reclusione da sei mesi a tre anni, e si procede a querela di parte; se invece e’ quotata, la reclusione e’ da uno a quattro anni e si procede d’ufficio.
In conseguenza della diminuzione della pena rispetto al passato, il reato di falso in bilancio si prescrive non piu’ in quindici anni ma in sette e mezzo.
Alcune delle nuove norme sul falso in bilancio sono state portate all’ attenzione della Corte Costituzionale dai magistrati di varie citta’ (compresi quelli del processo All Iberian), ma la Consulta ha dichiarato manifestamente inammissibili la maggior parte dei ricorsi.
La valutazione di compatibilita’ tra le nuove norme sul falso in bilancio e la disciplina comunitaria e’ stata sollecitata dai magistrati di Milano anche alla Corte Europea di Giustizia nel processo Sme. La Corte ha tuttavia rilevato che la direttiva europea sui reati societari ”non puo’ avere effetto, di per se’ e indipendentemente, da una legge interna di uno stato membro” sulla responsabilita’ penale degli imputati

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Pippo 21 novembre 2008 alle 04:04

Vorrei ricordare, in merito al caso Tanzi, a chi l’ignorasse o facesse finta d’ignorarlo, che teoricamente gli organi di controllo di prima linea sull’operato di un’azienda di rilievo internazionale come la Parmalat sono prima di tutto di carattere politico-finaziario: revisori contabili, consob, banca d’italia, corte dei conti, etc.
In uno stato che non fosse la repubblica delle banane, tali organismi si sarebbero dovuti accorgere di irregolarità finanziarie palesi ed immani di uno dei primi gruppi nazionali ben prima della magistratura, invece di esserne i coartefici…per non parlare del giornalismo d’inchiesta.
Ma in Italia si sa, il potere politico (e per sua emanazione quello degli organismi finanziari istituzionali) sta all’origine del malaffare e Tanzi è solo la punta dell’iceberg.
Infatti denunce ci furono, sia da parte di alcuni revisori contabili (caddero nel vuoto, o meglio nel silenzio delle connivenze politiche), sia da parte di alcuni magistrati inquirenti (vennero archiviate dai gip)…fino alla bancarotta, quando il “volgo” cadde dalle nuvole, leggendo del crack sui giornali.
Questo per la precisione.
Per il resto, inorridisco al cospetto del potere della manipolazione delle coscienze da parte dei media.
Il malcostume nazionale, che riguarda tutti i settori della vita associata e che trova in Berlusconi il suo massimo profeta, ci porta verso il baratro.
Guardiamoci in faccia per una volta.
Quest’Italia dove il sud rappresenta una sorta di medioevo contemporaneo fatto di clientelismi ed economie assistite e dove il nord, distrutto il nerbo manifatturiero a favore della globalizzazione, è ormai rappresentato da una banda d’affaristi profittatori, beh, quest’Italia, secondo me, non ha molto futuro.
Se a questo quadro s’aggiungono le voragini da centinaia di migliaia di miliardi di euro dovute alla malapolitica, al menefreghismo e all’infimo ritorno personale di quelli che barattano il proprio favore in cambio di quattro briciole, non c’è molto da stare allegri.
L’Italia di Berlusconi somiglia sempre di più alla russia di Putin, senza però le risorse naturali e le armi nucleari di quest’ultima.
Certo, se Berlusconi è l’inferno, Veltroni è Caronte…io credo che per far ripartire il carrozzone non si possa prescindere da un profondo rinnovamento morale, in primis delle nostre coscienze.
Come disse Scalfaro in una sua celebre frase: siamo sull’orlo del baratro, ma stiamo per fare un passo avanti.

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