Mani in alto

Submission, il cortometraggio costato la vita a Theo Van Gogh, sgozzato per strada da un musulmano estremista, non viene trasmesso, con una scusa o con l’altra, ormai da nessuna parte. Lo stesso produttore si rifiuta di distribuirlo.
Alla fine il film è circolato alla Camera, all’Europarlamento ma solo nella stanza della Lega, in quanto ne è stata vietata la proiezione per “ragioni di sicurezza” e in un cinema. Sempre grazie esclusivamente alla Lega.
Il resto è “silenzio”, visto che la protesta musulmana per il film, giudicato blasfemo per comodo, è diventata minaccia concreta.
Sulla questione interviene Michele Serra:
“… Vero: l’integrismo musulmano non sembra limitarsi a protestare. Minaccia di uccidere e uccide. Terrorizza. Ma allora la domanda è, e


non può che essere: basta un rischio infinitamente più grave, un ricatto così odioso ed esiziale, a giustificare il penoso arretramento del coraggio democratico? O non è piuttosto proprio la gravità della sfida, l’intollerabilità di un bavaglio imposto a fil di coltello, a suggerire di rialzare la testa, di organizzare una risposta politica e culturale all’altezza? Oppure quanto più violenta è la reazione dell’oscurantismo, quanto più flebile e impaurita dev’essere la risposta?
Se gli europei pacifici e aperti confondono la remissività (specie su principi non sindacabili come la libertà) con la tolleranza, la debolezza con il dialogo, diventa poi ridicolo lamentarsi quando nel campo abbandonato della lotta civile trovano ampio spazio le pattuglie xenofobe e i radicalismi “neocristiani”.
Specie in questi giorni, di totale predominanza mediatica e culturale del mondo cattolico, molti laici lamentano la sgualcita e dispersa potenza del loro pensiero e dei loro ideali, e in larga parte si improvvisano vaticanisti senza averne la scienza, come per rianimare la loro silenziosa minorità intellettuale, e ricollocarla in qualche maniera laddove il dibattito è vivo, e attivo. Ma come diavolo si può partecipare a quel dibattito (e a qualunque altro) se si trascurano del tutto le più elementari incombenze del proprio campo? Forse che non esistono più “umili lavoratori della vigna della libertà”, disposti anche a rischiare qualcosa pur di battersi per la dignità e la sicurezza dei cittadini europei? Che sia questo il famoso “relativismo etico”, questo posporre i principi alla convenienza, l’orgoglio della libertà alla paura, la difesa dell’integrità fisica e intellettuale delle persone a un malinteso (molto malinteso) “dialogo con l’islam”? Ma allora, scusate, rischia di avere ragione la Fallaci quando inveisce contro l’Occidente “senza palle”. E rischia di avere ragione il parlamentare leghista Stiffoni (Treviso, Italia) quando annuncia di voler proiettare Submission senza se e senza ma.
Il sonno della ragione genera mostri, appunto. O l’opposizione al fanatismo islamico (e, in parallelo, il dialogo con il grande resto dell’Islam) viene fatta da posizioni di forza, cioè nel nome del diritto, della democrazia e della libertà, oppure genererà un fanatismo uguale e contrario. A meno di voler credere, e sarebbe la peggiore delle ipotesi, che l’argomento stesso di Submission (la liberazione e la dignità del corpo femminile) sia ancora, perfino per gli illuministi rinati dell’Europa moderna, un dettaglio così trascurabile da non meritare urti indesiderati con il già minaccioso estremismo musulmano.”
( ne parlano anche Christian Rocca e Sinistro -

di Losciacallo il 24 aprile 2005 in Società e dintorni · 6 commenti

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chacko 24 aprile 2005 alle 02:35

Tranquilli,
appena gli spiegano che chi ha assassinato Van Gogh e’ un resistente, Serra torna subito in riga. Si era solo distratto un attimo.
E poi non ho capito, la Fallaci e Stiffoni, “rischiano” di avere ragione?
No no, tranquilli, nessun rischio, e’ sempre lui, era solo un po’ piu’ fumato del solito.

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1-2-3 24 aprile 2005 alle 11:49

chacko: sei responsabile di aver fatto suonare all’impazzata il mio TeleAvvisaMinchiate 626 Beghelli. Sappilo.

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blind 24 aprile 2005 alle 12:40

Gia’, Chaco, si fa fatica a leggere Serra senza un po’ di scetticismo.
Tutto quel sermone del venerdi’ mi pare manchi solo di una cosa: la coerenza.
Un intellettuale che sente cosi’ dolorosamente la condizione delle donne nell’islam avrebbe una sola scelta da compiere, quella di esserci.
Il titolo della sua omelia sarebbe forse dovuta essere:
A Treviso io ci saro’
Ci saro’ per portare tra quei bruti leghisti la parola dell’intellettuale che si interroga e denuncia i mali del fondamentalismo islamico
senza strumentalizzazioni, xenofobie e razzismi.
…E chi mi ama mi segua!
Il resto e fuffa.
Blind

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Rolli 24 aprile 2005 alle 13:14

In effetti a me non sembra che l’articolo Serra sia fantastico, però devi valutare quello che scrive di solito, Blind, e allora questo diventa quasi un’editoriale epocale.

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blind 24 aprile 2005 alle 15:27

Rolli, a conferma di quanto dici, in effetti basta rileggersi il Serra-2000 e la sua sottovalutazione della questione immigrazione islamica e dramma della condizione femminile.
Poi c’e’ il Serra-2001 post 11/9 che abbandona le sottovalutazioni e inaugura il relativismo cultural-terzomondista…
L’anno scorso poi difende il diritto di Fatima che in una scuola di Ivrea vuole indossare il velo.
Anche le nostre donne, scrive, lo indossavano per andare a messa..
Ma quell che piu’ mi ha fatto pensare, fra tutti i suoi articoli e’ questo:
Relativismo femminista
Le parole piu’ interessanti:
“…Negli Usa divampa un sarcastico dibattito sul femminismo dei ceti colti, che possono permettersi disquisizioni non sempre urgenti sull¥autorealizzazione solo grazie al lavoro domestico (malpagato) delle immigrate povere. Accanto al macroscopico e odioso status delle donne africane e asiatiche ancora soggette e leggi e usanze tribali, lapidate e vetrioleggiate, senza diritti compreso quello macroscopico del controllo del proprio corpo e della propria vita, esiste e resiste, proprio qui da noi, un “normale” (perché accettato)
grado di sfruttamento e di minorità sociale delle donne.
Non è esotico e vistoso come il burqa, non ferino come le mutilazioni sessuali, questo permanere di tante abitanti dell¥Occidente sotto il margine della parità sociale, economica e politica. Ma è percepibile, è fotografato dalle statistiche e dalle buste-paga, e perfino dallo stracco clima culturale…”
In confronto a questo l’articolo che hai postato oggi e’ davvero epocale!
Peccato che alle parole non seguano atti coraggiosi e coerenti.
Grazie!
Blind

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nahum 26 aprile 2005 alle 12:17

gli anarchici si pongono gli stessi problemi:
http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/303/7.htm
(ma tanto non se li filerà nessuno, sai che novità)

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