In nome e per conto di Terri Schiavo

Non è una dolce morte, quella a cui stanno sottoponendo Terri Schiavo, ma una morte per sete e per fame, una morte lenta, per inedia.
E come abbia fatto il giudice a dare l’assenso al marito ancora me lo chiedo, di fronte ai familiari che ne vogliono ottenere la custodia, per mantenerla in vita, e a un compagno che ormai si è rifatto una vita e che da questa dolorosa storia ha ricavato denari e ancora con la sua morte ne guadagnerà.
Non c’è una dichiarazione scritta di Terri, e non può scriverla in sua vece il marito o un giudice, per di più in dissenso con i familiari naturali. Brutta e triste storia

di Rolli il 22 marzo 2005 in Opinioni · 18 commenti

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YukioMishima 23 marzo 2005 alle 17:35

Io sono favorevole all’eutanasia, in casi come questo. Bisogna saper distinguere tra quella che è pietà e speranza da quello che invece è solo accanimento terapeutico. Però non capisco perché si debba far morire di sete e fame quando si può usare un’iniezione letale.
In ogni caso sono dell’avviso che ognuno dovrebbe dichiarare se vorrebbe essere mantenuto in vita o meno nel caso dovesse capitargli una situazione simile. Anche per risparmiare ai tribunali questo genere di diatribe…

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Minerva 23 marzo 2005 alle 18:11

La si fa morire per fame e per sete per potersi ipocritamente illudere che sia la natura a fare il suo corso. Questa non è eutanasia, perché non c’è un soggetto che chiede di essere aiutato a morire. Quanto alla volontà espressa in passato, quale persona, di fronte all’ipotesi di ammalarsi di cancro o Alzheimer o di ridursi ad uno stato vegetativo, direbbe di voler vivere in tali condizioni? Quando ci si ammala è diverso, e la maggior parte delle persone si aggrappa alla vita con tutta la forza possibile. Il problema, con malattie come l’alzheimer o con lo stato vegetativo, è che non si può esprimere la propria volontà. Io trovo inconcepibile che lo possa fare qualcun altro.

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LR 23 marzo 2005 alle 21:02

E infatti il punto di stallo è proprio questo, perchè, purtroppo, anche genitori e familiari sono “qualcun altro”. Non invidio di certo chi si sta prendendo la responsabilità di decidere.

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Minerva 23 marzo 2005 alle 21:14

Visto che ci sono solo dubbi e nessuna certezza, meglio non decidere: in dubio pro vita.

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blind 23 marzo 2005 alle 23:11

a me quello che farebbe andare fuori dai fogli sarebbe l’intrusione di estranei nei fattacci miei.
Mai farei di un dolore cosi’ profondo e privato carne di porco per le autorita’ o, peggio ancora, per i media.
Vi ricordate di quella donna che non voleva farsi amputare la gamba e che se ne fregava delle conseguenze? L’hanno tormentata con ogni mezzo.
La poverina non ha piu’ avuto un attimo di pace. Tutti a fare pressione, dal ministro sirchia al pilota di F1 senza le due gambe.
Certo Terri non e’ lei a decidere ma a quanto pare anche se avesse lasciato scritto di voler morire i casini ci sarebbero stati lo stesso.
Sembra che tutto si debba normare, compresa la voglia di vivere che di morire.
Per me e per i miei io griderei solo: “Fuori da casa mia !!!”.
Il fatto e’ che per Terri il circo barnum e ormai in piedi da un pezzo e adesso chi lo ferma piu’ ?
Blind

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LR 24 marzo 2005 alle 01:16

Converrete con me che “in dubio pro vita”, per quanto nobilissima e magari giusta, rappresenta già una presa di posizione, una sicurezza, una certezza, sulla base di dati che non si conoscono.
Roba da Ferrara, Socci e Baget Bozzo (Padre, Figlio e Spirito Santo nella puntata di oggi di Otto e Mezzo), che non si sa perchè fanno la morale sui “dubbi” degli altri chiamandoli “sicurezze”, e le loro “sicurezze” le chiamano “dubbi”. E subito fanno parallelismi matematici con l’embrione, l’aborto, la bruttezza, la diabolica società occidentale. Questo è il modo giusto per confondere le idee, per mentire.
E se invece il malato, che non può esprimersi e forse è cosciente, soffrisse? Perchè non si dice mai questo? Se soffrisse ogni giorno della sua vita da anni, e desiderasse tutto tranne che trovarsi imprigionato su un letto, e non potesse comunicarlo?
Punto di stallo. Non riesco ad avere un parere, perchè sarebbe un’arroganza. Mi dispiacerà comunque vada. Non invidio giudici e giuristi, che però devono pur normare per salvare il nostro destino dalle decisioni arbitrarie del più forte (e nel caso specifico della Schiavo in una penosa diatriba familiare). Non invidio le sicurezze alla Ferrara.

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Minerva 24 marzo 2005 alle 02:13

Ma quali certezze? Si rischia di sbagliare qualunque sia la decisione. Ma una scelta deve essere fatta: per me è preferibile non dover dare la morte.
Non riesco ad avere un parere, perchè sarebbe un’arroganza.
Non avere un parere, cioè non scegliere, è un parere.

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BJH 24 marzo 2005 alle 09:49

LR se soffrisse sarebbe omicidio non essendoci prova che la Schiavo intendesse in tale situazione lasciarsi morire. Chi vuol staccare le macchine basa tutto sul fatto che la Schiavo sia di fatto già morta e non alimentarla non farebbe altro che certificarlo anche a chi non è di tale opinione.
io al suo posto avrei voluto morire anni fa (ragionando da esterno) ma non so cosa volesse lei e le chiacchere del marito contano meno di niente in tal senso. Io quel tubo non lo staccherei.

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LR 24 marzo 2005 alle 13:27

Guarda che la questione è enormemente più complicata. Qui non si tratta di litigare tra cattivi e buoni, morte e vita, ateti e credenti, come fanno i tre dell’Ave Maria, Ferrara-Socci-Bozzo che scorrettamente mischiano alla cosa l’embrione, le deformità, la rivoluzione francese e la civiltà occidentale che schiaccia i diritti dei deboli.
Il fatto che un malato in queste condizioni si trova forzatamente in vita è dovuto a un nostro accanimento scientifico, buono, a fin di bene, diciamo pure un miracolo. Poi però passano 15 anni.
Lo terresti attaccato per altri 15, 20, 25 anni? Conosci le volontà del malato? Prevedi le ripercussioni psicologiche sui familiari? Prevedi le reazioni di chi eventualmente dovesse recuperare parte delle funzionalità? Mi fa piacere per te, ma non so da dove prendi tutte queste sicurezze. E non capisco che problema ti crea sollevare qualche dubbio alla difesa della vita “senza se e senza ma”.

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blind 24 marzo 2005 alle 13:56

Dicono che presto Ferrara sara’ il nuovo conduttore di -batti e ribatti-…
Mi ha talmente sfiancata con tutto il suo accanirsi su questi temi che tremo al pensiero di vedere la telestriscia trasformata in un comitato permanente di bioetica.
Blind

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bill 24 marzo 2005 alle 14:24

Cara Blind, sbagli. Per il semplice motivo che sono proprio questi i veri problemi che ci troviamo davanti, ben più importanti dei giochetti di quei quattro circoli di mafiosi chiamati partiti. E di fronte a questi argomenti il tentativo di buttarla in disputa ulivo-polo, non mi rivolgo ovviamente a te Blind, è intellettualmente piccino piccino. Anche perchè, per fare un esempio, Socci potrà non essere simpatico ma pone argomenti e riflessioni seri. Non basta alzare la barricata e giocare al laicista del cazzo, che è una cosa d’un noioso peggio di un’omelia, bisogna rispondere. Magari perchè domani ci potremmo trovare noi in una situazione del genere.
Tanto per chiarire poi, questa donna non è tenuta in vita grazie a macchine di vario genere: non è in grado di alimentarsi da sola e viene aiutata a farlo, come un bimbo piccolo o un handicappato. Se qualcuno è così gentile da dirmi perchè cazzo bisogna ammazzarla, quando oltretutto la sua famiglia è disposta ad occuparsene, gli sarò grato. Anche se si chiama Adolf.

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LR 24 marzo 2005 alle 15:12

Bill hai perfettamente ragione, dal canto mio non mi dà certo fastidio quello che pensano Socci e Ferrara, se ho dato questa impressione mi scuso, ma non sopporto gli argomenti che usano per darla a bere al popolino, il fatto che si sono presi delle fissazioni e dicono bugie per giustificarle.
(Bozzo poi era ubriaco. Gli chiedono “Lei ovviamente crede nella Salvezza.” Risponde “Quale salvezza…?”)
Quando mi butti nel discorso come cavoli a merenda l’embrione, la rivoluzione francese, l’illuminismo, l’umanità che ha fretta, la civiltà occidentale che nasconde la bruttezza, che tutela il diritto del più forte, che uccide il debole, che decide con arroganza, la “salute” che è diventata la nuova “salvezza” dell’umanità perchè nessuno pensa più all’anima (tutte frasi sentite nella trasmissione, mica me le invento) fai una figura pessima, nemmeno i preti oggi hanno queste posizioni.
Poi a ben vedere il fatto che un malato sia ancora in vita in quelle condizioni è proprio frutto della scienza, dell’illuminismo, dell’arroganza umana, della lotta accanita contro la morte e il dolore. BOOOM!!! Qui il pensiero di Ferrara e di chi la pensa come lui fa un bel tonfo e non si rialza più.
Io non dico che bisogna “ammazzare”, dico che non sono convinto di dover condannare malato e familiari ad altri 20 anni di agonia, familiari che si inventano diritti di vita e di morte solo perchè sono familiari. Anche io ho avuto i miei lutti in famiglia ma l’idea di coltivare come una pianta un familiare, rimandare il dolore, acuirlo, renderlo eterno, solo perchè non riuscirei ad accettare il distacco NON E’ DA PRENDERE ALLA LEGGERA. Non mi devo sentire BUONO perchè non stacco il tubo, e CATTIVO se lo stacco.

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bill 24 marzo 2005 alle 15:44

Scusa LR, premettendo che non ho seguito tutta la trasmissione ieri sera, quelle che citi a me non sembrano affatto argomentazioni fuori contesto. Al contrario, mi sembrano IL contesto. Sono certo argomenti difficili, e tutti saremo presi da mille dubbi. Però tutte le tue citazioni non sono, per me, aria fritta: è l’esatta descrizione di come stà mutando il nostro modo di essere, di pensare e di vivere. Vicende come queste è naturale che, oltre al caso specifico, ti facciano riflettere un pò su tutto. Tutti questi argomente sono in un certo momento legati fra loro. Il progresso tecnologico magari ce li sbatte in faccia anche quando, mi ci metto io per primo, preferiremmo occuparci di altro. Concludendo, il tuo ragionamento finale, che rispetto, ha a mio avviso un unico, ma forte punto debole: pone in primo piano colui che stà bene, il quale riflette se sia giusto o meno porre fine al dolore. Il mio dubbio è se è proprio lui ad avere questo potere decisionale. E’ difficile, ma sforziamoci nel tutelare il diritto del debole: chi sono io per decidere che non deve più vivere?

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BJH 24 marzo 2005 alle 15:49

LR se in post di prima è in risposta a me temo tu non abbia letto bene o forse sono io che sto rimbambendo.
Sicurezze?…dove sarebbero le mie sicurezze in materia?
Se ti riferisci alle primi due frasi vorrei capire se secondo te staccare la spina ad una persona che ha la percezione della sofferenza (e non credo sia in questo caso) senza un suo preciso consenso è o non è omicidio.
Per il resto proprio la mancanza di certezze mi fa propendere per non staccare il tubo che la alimenta. Forse è un errore ma nel dubbio non opto per la morte, mi sembra poco logico farlo (a meno di volerla buttare sul piano economico)
Ripeto io non vorrei vivere in quelle condizioni ma non posso sapere se la Schiavo concorda con me (e tra l’altro io parlo ora così ma al suo posto che ne so come starei)
Le domande che poni poi valgono tali e quali anche per te.
La prima basta girarla e chiedersi che senso ha tenere in vita una persona 15 anni per poi dire che è meglio lasciarla morire in pace. La seconda e la terza valgono pari pari senza modifiche. La quarta non solo vale anche per te ma a mio parere porta acqua dalla parte di chi vuole tenerla in vita. Io non so come reagirebbe un tale che risvegliandosi miracolosamente anche solo a livello di percezione della propria condizione si ritrovasse incapace di fare qualunque cosa dovendo oltretutto dipendere da una macchina. Proprio per tale motivo non me la sento di impedirgli di avere quella possibilità su 100000000000 di aver voglia di vivere anche in tale stato. Se per assurdo la schiavo tra un mese potesse dire un solo si o un solo no per poi ritornare come è ora, con la mia scelta potrebbe sempre dire che vuol morire e darti ragione. Nell’altro caso, da morta, temo sia abbastanza improbabile che possa dire che non vuol mollare anche in tale stato o che crede ai miracoli dando ragione a chi pensa che voglia vivere. Io non difendo la vita, difendo la possibilità di lasciare a lei la scelta e non potendolo fare mi pare + sensato garantirle la scelta meno irreversibile. Ovviamente essendo un caso limite qualunque scelta, in un senso o nell’altro, pone dei problemi.
Sulla difesa della vita “senza se e senza ma” non credo di seguirti. Io sparerei in testa al rimbambito che da anni piazza “minibombe” nel nordEst d’Italia senza battere ciglio per cui temo di non essere un grande difensore della vita “senza se senza ma” al limite uso “se” e “ma” non condivisibili.
Come ha detto Minerva si rischia di sbagliare comunque e questo vale per me, per te, per il marito, per i genitori e anche per i giudici.

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blind 24 marzo 2005 alle 16:03

Carissimo Bill, il mio problema e’ che ho smesso anche di prendermi il disturbo di convertire Il Foglio da pdf in testo, tanto e’ la saturazione che mi ha causato l’implacabile, martellante e stucchevole disputa quotidiana che questi contiene.
Ti diro’ anche che se pur non completamente contraria alle posizioni di Ferrara, sono diventata insofferente di fronte a qualsiasi opinione sul tema.
Io ho una mia visione della vita che contempla anche la morte, non con entusiasmo ma certo con rassegnata accettazione.
Quello che invece mi pare che da qualche anno la scienza e il diritto vogliono farci dimenticare e’ il rapporto con la nostra fine.
Lo so che cio’ che dico e’ inutile ormai. Come mi rendo conto che non basta, come ho gia’ fatto, proteggere i miei affetti da intrusioni esterne e autoritarie.
Ma quello che sta succedendo nel mondo, non solo negli USA, va troppo oltre il concetto di vita e di morte che mi appartiene.
Quando non si sa piu’, per troppo accanimento terapeutico e giurisprudenziale, dove finisce la pieta’ e dove inizia il delitto… Allora e’ meglio forse tacere.
Io so cosa farei in casa mia ma non so se da legislatore mi permetterei di piombarmi tra le intime sofferenze di qualcuno e imporgli per vie legali una soluzione che potrebbe portare sofferenze ancora piu’ grandi.
Blind

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LR 24 marzo 2005 alle 16:44

Sentite, credo che stiamo dicendo le stesse cose con poche sfumature diverse. Qui la scelta è comunque tra due drammi mentre c’è qualcuno sullo stile di Ferrara e co. che vorrebbe farla passare per la decisione tra bene e male, vita e morte, buono e cattivo.
Per me c’è il cristiano che accudisce il malato fino in fondo, il cristiano che per pietà di malato e familiari non si accanisce contro una cosa incurabile, e poi ci sono i fondamentalisti che fanno solo danni e parlano solo il linguaggio della retorica, dell’apocalisse.
I discorsi filosofici generali sono una gran cosa ma scusatemi mi sfugge completamente il nesso che lega un comatoso (vivo grazie alla scienza) all’embrione, la rivoluzione francese e la diabolica società occidentale che opprime i deboli. Improvvisa infatuazione per l’Ancient Regime o aria strafritta?

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blind 24 marzo 2005 alle 17:51

Bill, c’e’ un’altro aspetto tragico di questo mondo al confine tra la vita e la morte che noi tutti oggi tacciamo per convenienza e per pigrizia.
Parlo degli espianti e della dichiarazione repentina di morte cerebrale.
Mi sai dire perche’ fino a un giorno prima dell’approvazione della legge, si considerava sopraggiunta la morte al cessare del battito del cuore e dal giorno dopo la legge sugli espianti tutti possiamo essere giudicati morti ancora a cuore battente?
Pensi che non ci siano state famiglie che si sono opposte all’espianto di un organo dal corpo ancora pulsante del loro congiunto?
Eppure mentre tutti gli espiantatori dicono che sono solo le macchine a tenere cuore e respiro in funzione, altri che non hanno la stessa voce, dicono che non si puo’ accettare una diagnosi di morte cerebrale cosi’ fulminante.
E il silenzio assenso per l’espianto ?
Ciao
Blind

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Gabibbo 31 marzo 2005 alle 21:32

è morta :-(

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