Magdi Allam: piramidi rovesciate

“C’è veramente da rallegrarsi per la decisione di Mubarak di chiedere la modifica della Costituzione per consentire la partecipazione di più candidati alle prossime elezioni presidenziali di settembre.
Si tratta di una novità di rilievo, certamente tutta da verificare, che concerne il futuro del più importante Stato arabo, la cui sorte è in grado di influenzare l’insieme della regione.
Così come c’è da prendere atto e trarre le debite conclusioni dal fatto che la decisione di Mubarak è un indubbio cedimento all’energica e risoluta volontà di Bush di diffondere la democrazia nel mondo arabo.
Infine c’è da riflettere e attenersi alla cautela per un’iniziativa che è sì liberale ma pilotata da un autocrate che, al pari dei suoi omologhi arabi, ha una consolidata esperienza di manipolazione delle regole formali della democrazia per salvaguardare un potere sostanzialmente dittatoriale.
Bisogna confrontarsi con la realtà delle istituzioni politiche e calarsi nel vissuto degli egiziani per poter sia cogliere la bontà dell’iniziativa di Mubarak sia toccarne con mano tutti i limiti.



Partiamo dal fatto che a tutt’oggi l’Egitto, a dispetto della sua opzione formale per la democrazia e il mercato libero, è retto da una Costituzione che lo qualifica come uno ´Stato socialista basato sull’alleanza delle forze lavoratrici del popoloª. Ciò significa che il 50 per cento dei consigli di amministrazione delle aziende di Stato e il 50 per cento dei seggi del Parlamento devono essere riservati ai rappresentanti degli operai e dei contadini.
Il centralismo politico ed economico si traduce in una concentrazione spropositata di poteri nelle mani di Mubarak. In quale democrazia genuina il capo dello Stato, che è al contempo il presidente del partito che monopolizza il 95 per cento dei seggi del Parlamento, ordina al presidente del Consiglio consultivo, che guarda caso è al contempo il segretario generale del suo stesso partito, di modificare la Costituzione e di farlo in modo tale da salvaguardare la loro sopravvivenza al potere?
Gli egiziani dall’epoca dei faraoni hanno coltivato un rispetto pressoché devozionale per il loro leader massimo. E’ come se la struttura piramidale forgiasse le loro menti: uno solo al vertice che detta legge su una base sempre più ampia di sudditi.
Eppure oggi questo tabù sembra infranto. ´Basta con Mubarak!ª, ´Basta con l’ereditarietà del potere al figlio di Mubarak!ª sono scritte e urla finora inconcepibili e che tuttavia echeggiano sempre più.
E’ questo il vero cambiamento. E che si innesta sull’onda lunga della rivoluzione democratica in Iraq. Piaccia o meno, ma il Medio Oriente sta cambiando in meglio, grazie all’America di Bush. Certamente il traguardo della democrazia è ancora lontano: non è forse sorprendente asserire da un lato che l’Egitto ha voltato pagina e dall’altro essere pronti a scommettere che a settembre Mubarak verrà rieletto per un quinto mandato?”
Magdi AllamCorriere della Sera

di Lynch il 27 febbraio 2005 in Medio Oriente · 1 commento

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Francesco 28 febbraio 2005 alle 12:03

Dichiarazione indignata di Prodi:
“Quel fascista filo-berlusconiano di Mubarak, con questa storia delle elezioni con più di un candidato, vuole solo indebolire la mia ragionevole posizione in vista delle primarie.
Ribadisco il mio sano e democratico principio: un posto, un candidato. Sennò si accendono antipatiche competizioni, si lascia aperta la porta alla concorrenza; e poi quello che perde cosa fa, rimane disoccupato? E se resta traumatizzato, poverino?”
Tutto vero, me l’ha detto in un orecchio Ventomare, tra poco uscirà un articolo di 300.000 battute per chiarire il concetto.
Francesco

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