Giornalisti rapiti: distinguiamo

Nel silenzio è scivolato via il cadavere di Raida al Wazan, giornalista irachena rapita e uccisa perchè lavorava in una tv non allineata con i terroristi.
Impressionante il Manifesto che dopo delle brevi condoglianze ci spiega lo sporco lavoro della tv a cui apparteneva Raida


“L’annuncio del barbaro omicidio su uno dei principali quotidiani del paese: il corpo senza testa di Raida al Wazan trovato ad Erbil. Guerra tra gli insorti e le tv filo Usa che mandano in onda confessioni di presunti terroristi e video shock
MICHELANGELO COCCO
Raida al Wazan, la giornalista della televisione irachena Ninive sequestrata domenica scorsa a Mosul, sarebbe stata decapitata. Il corpo di donna senza testa ritrovato martedì ad Erbil sarebbe proprio il suo. (non sarà il suo, la giornalista verrà ritrovata uccisa con un colpo alla nuca due giorni dopo. NdRolli)
La notizia è stata data ieri dal quotidiano Al Sabah – il Mattino – che l’ha appresa da fonti della polizia che hanno preteso di restare anonime. Razi Feisal, direttore di Ninive – un’emittente locale che fa parte del circuito di stato al Iraqiya tv – in serata si è limitato a dichiarare all’Ansa: ´Non sappiamo nulla della sua sorte, il suo rapimento non è stato rivendicato da nessuna organizzazioneª. Ma le modalità della cattura della 36enne Wazan e lo scontro senza esclusione di colpi in atto tra canali filoamericani e guerriglia fanno pensare che chi ha ucciso la giornalista irachena abbia voluto colpire chi, lavorando per una stazione nata nel maggio 2003 grazie ai finanziamenti del ministero della difesa Usa, è considerato – assieme a tante altre categorie professionali che lavorano con gli americani – ´collaborazionistaª.
» stato lo stesso direttore Feisal a raccontare che la figlia di Wazan, di dieci anni, che si trovava in auto assieme alla madre al momento del sequestro, è stata rilasciata il giorno stesso. Chi ha compiuto quest’omicidio può quindi aver voluto uccidere la donna proprio in quanto impiegata di una tv filoamericana.
Da qualche settimana la televisione di stato al Iraqiya – del cui network Ninive fa parte – sta facendo una propaganda martellante contro la guerriglia, mandando in onda filmati di presunti terroristi che confessano i propri crimini ad uomini col volto coperto, e puntando l’indice direttamente contro la confinante Siria.
Proprio ieri l’emittente ha trasmesso la confessione di un presunto agente siriano colpevole, secondo al Iraqiya, di addestrare i guerriglieri a mozzare le teste ai rapiti e confezionare autobombe per colpire gli americani e l’esercito iracheno.
L’uomo, sottoposto assieme ad altre dieci persone alla gogna televisiva, viene identificato come Anas Ahmed al Essa, 30 anni, e dichiara: ´Abbiamo ricevuto tutte le istruzioni dai servizi segreti siriani.
E ancora: ´Sono stato addestrato all’uso di esplosivi, a uccidere, allo spionaggio, ai sequestri e dopo un anno di pratica sono arrivato in Iraq assieme a Fady Abdullahª, che sarebbe un colonnello dell’intelligence di Damasco.
Ma è da una ventina di giorni che al Iraqiya ha lanciato una più ampia campagna martellante – a base di confessioni televisive – contro quelli che identifica come criminali colpevoli di volta in volta di omicidi, stupri, furti, attentati, quasi sempre commessi su ordine del fantomatico Abdullah. Non c’è modo di verificare l’autenticità delle confessioni: il volto degli interrogatori non viene inquadrato e i rei confessi sono mostrati dietro a una scrivania in una stanza con pareti bianche disadorne mentre rilassati si dilungano in confessioni fiume chiamando ´padroneª chi rivolge loro le domande e spiegando lentamente le modalità con cui avrebbero commesso i delitti più efferati.
Ogni confessione è preceduta da un filmato in cui un uomo mascherato adagia al suolo il corpo di un ostaggio e lo decapita. Secondo uno studio del Pentagono dell’ottobre 2004, al Iraqiya raggiunge l’85% degli iracheni. Il 59% di chi non possiede un’antenna parabolica dipenderebbe dall’informazione di questa tv, mentre per chi può captare i canali satellitari la cifra scende al 12%.
Il Manifesto

di Rolli il 27 febbraio 2005 in Società e dintorni · 6 commenti

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blind 27 febbraio 2005 alle 02:35

Per le turpi opinioni e le complicita’ col terrore che vengono rappresentate nell’articolo qui linkato, se ne raccomanda la lettura ad un pubblico adulto.
Nel rispetto e Per la tutela dei minori, raccomandiamo altresi’ ai genitori di non lasciare soli i ragazzi durante la lettura in questione.
Blind

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blind 28 febbraio 2005 alle 01:11

Scusatemi per quello che sto per scrivere ma e’ da quando Rolli ha messo questo post che non faccio altro che tornarci, poi chiudere e poi tornarci di nuovo.
Da subito avevo cercato di reagire con l’ironia (un po’ per celia e un po’ per non morir, come cantava Butterfly) poi avrei voluto scrivere un commento “politico”.
I pensieri pero’ mi si sono affollati a migliaia
e ancora adesso le mie parole sono paralizzate dalle troppe immagini accalcate nella mia mente.
Cerco di scacciarle ma intanto il pensiero di quella bambina di dieci anni che era seduta in macchina vicina alla sua bellissima e importante mamma che la riportava a casa, non mi abbandona.
La immagino quando all’improvviso ha creduto di morire per l’orrore e il terrore perche’ degli uomini armati, gridando qualcosa nel nome di Allah, volevano uccidere lei e la sua mamma.
Ma quegli uomini cattivi non l’hanno uccisa, apparentemente, no l’hanno lasciata sola da qualche parte strappandole la madre.
Oggi noi sappiamo cosa e’ successo a Raida ma forse ancora nessuno lo ha detto alla piccola irachena, felice di vivere fino a pochi giorni fa.
Penso a lei e mi chiedo chissa’ poi se lo sa che un’altra signora, collega italiana di sua madre, e’ stata anche lei rapita da altri uomini cattivi.
Certo che quello che la piccola di Baghdad non sa e se lo sapesse non riuscirebbe a capirlo e’ che quella signora italiana scriveva tanto dei bambini uccisi dalle bombe degli americani e delle donne maltrattate e di tante altre ingiustizie.
Ma meno ancora, anzi per nulla, potrebbe capire che degli altri colleghi italiani della sua mamma pensano che se quegli uomini cattivi avessero ucciso anche lei, avrebbero scritto, come hanno fatto parlando di Raida, che c’era una ragione logica nel suo assassinio.
Forse quest’altra orfanella, che sara’ sempre una sopravvissuta, si chiederebbe, dopo aver letto quelle incomprensibili parole italiane, se non siano cattivi anche questi uomini di Roma come quelli che le hanno strappato la vita a Baghdad.
Blind

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Rolli 28 febbraio 2005 alle 01:53

c’è un’intervista, sul manifesto, ad un giornalista americano; la tizia cerca, senza risultato, di far dire al reporter che forse forse nei rapimenti ci sono di mezzo gli americani, e nonostante il tizio non sia certo un’interventista, questi rigetta seccamente l’ipotesi.
Perché pensa che prendano di mira i giornalisti, e i giornalisti che sono contro la guerra?
Penso come tutti che sia una follia, ma lo fanno. E che ci deve essere una logica nella loro pazzia: e la logica è che non vogliono giornalisti tra i piedi.
Parla degli iracheni?
Gli americani non rapiscono la gente. Questo non posso dirlo.”

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Alex Marra 28 febbraio 2005 alle 13:21

impressionante davvero la contiguità tra il Manifesto e i terroristi, e proprio quando una loro giornalista è sequestrata e minacciata di morte. lettura dell’articolo sconsigliata ai deboli di stomaco.

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Esteban 28 febbraio 2005 alle 16:15

Mai una parola contro i terroristi, sempre insinuazioni più becere. Come scrive giustamente 1972 “Chi non li combatte è loro complice.
Il resto sono chiacchiere vomitevoli.”

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lynch 1 marzo 2005 alle 01:06

Allestimento
Sullo schermo sequenze e immagini dell’esplosione kamikaze di oggi a Hilla, Iraq.
Immagini sfuocate, in ralenti estremo e in dissolvenza. Un boato: centoventi morti, urla mute e fumo, feriti a centinaia. Civili in cerca di lavoro. Disperazione, disastro. Ambulanze, feriti, grida silenziose.
Fuoricampo, invece, due voci. Un dialogo tra due uomini.
Un intervistatore: è Angelo Mastrandrea, dal Manifesto di oggi. Gli risponde Walden Bello, “uno dei più ascoltati teorici del movimento no global”.
Ascoltate l’intervista, ma non perdete d’occhio le immagini. Quelle continuano a scorrere, sotto, mentre loro parlano.

[A.M.] …Il manifesto è dal principio schierato contro l’attacco e poi l’occupazione dell’Iraq. E in Italia gran parte della popolazione non voleva questa guerra.
[W.B.] Penso che la resistenza irachena non segua così da vicino la situazione italiana. Probabilmente non sanno che il manifesto è un giornale progressista, ma sanno bene che il governo italiano ha le truppe lì. Come è già accaduto con le due Simone bisogna far conoscere loro chi sono Giuliana e il manifesto, e questo credo stia accadendo. Ora stanno realizzando di avere un’alleata tra gli italiani. Ma pretendiamo troppo se pensiamo che la resistenza irachena possa conoscere tutte le dinamiche politiche italiane e che possa distinguere tra il manifesto e una tv di Berlusconi.
[A.B.] Pochi giorni prima del rapimento di Giuliana in Iraq c’erano state le elezioni.
E subito dopo c’è stata una crescente reazione da parte della resistenza.
Dissolvenza in nero.

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