Decapitata giornalista irachena

Tra le tante bugie, in malafede, ammaniteci da certi pacifisti che riportano con la memoria ad oscuri personaggi del passato, c’è quella della “sacralità della donna nell’Islam“, dove il renderla schiava dell’uomo, vessarla, picchiarla e trattarla come essere inferiore, nonchè obbligarla ad uscire coperta, ci vengono offerti come segni di grande rispetto e protezione nei confronti della medesima.
Ennesimo atto di questo grandioso rispetto: una donna irachena, giornalista, è stata rapita con la sua bambina di dieci anni, ed è stata decapitata.
La bambina no, lei pare l’abbiano liberata.
Si aggiungano, i sinistri filoislamici nostrani, una tacca sulla cintura.

di Rolli il 23 febbraio 2005 in Medio Oriente · 37 commenti

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Esperimento 23 febbraio 2005 alle 19:19

Che tristezza :-(((

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Esperimento 23 febbraio 2005 alle 19:21

Che tristezza :-(((

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Esperimento 23 febbraio 2005 alle 19:47

Che tristezza :-(((

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blind 23 febbraio 2005 alle 21:09

23 feb 20:22 Iraq: emittente statale trasmette confessioni terroristi
BAGDAD – La Tv statale Al Iraqiya manda in onda da 4 giorni le raggelanti confessioni di capi e gregari delle cellule del terrore catturati delle
Aldieb, le “Volpi” delle forze speciali del nuovo esercito iracheno, nella turbolenta provincia settentrionale di Ninive, al confine con la Siria.
Per poter diventare un “principe” del terrore a capo di cento miliziani, bisognava prima decapitare o uccidere una decina di ”traditori”, cioe’ iracheni accusati di collaborare con l’esercito Usa o il governo provvisorio
iracheno. Le cronache ordinarie di terrorismo sono gia’ diventate un programma di grande successo. (Agr)
Blind

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eMi 23 febbraio 2005 alle 23:38

Piccolissimo esempio Rolli, anche se non così terribile e disumano come il fatto di cronaca da te ricordato: negli uffici dove lavoro c’È una giovane ragazza marrocchina, ha 25 e parla a malapena il francese, (lavoro a Montecarlo). Una sera essendomi trattenuto per finire un lavoro le chiesi un po’ di lei. Mi racconto’ che È stata ripudiata dal marito, il quale avendo già 3 mogli, e avendone scelta una nuova più giovane di lei, doveva rinunciare ad una delle 4 mogli, (se mi consentite la battuta, grazie a Dio non possono averne più di 4!) solo che questo limite numerico È ricaduto sulla povera sciagurata, la quale pur avendo avuto una bambina dal consorte ed esqsendo probabilmente caduta in disgrazia si È vista cacciata dalla casa.
Ora È chiaro che conosco solo il suo punto di vista, ma cio’ credo non tolga nulla all’assurdità del racconto, Sanae (così si chiama) È stata strappata alla bambina appena nata: 12 mesi, da 4 anni cioÈ da quando È emigrata in Francia le vietano parlare con lei al telefono, non ha nessuna notizia della piccina e non le hanno voluto neppure spedire una foto recente.
Coraggiosamente ha deciso di tornare in Marocco nel mese di aprile per tentare di rivedere sua figlia, le speranzze sono pochissime ed il rischio e che possa anche essere malmenata dal suo ex e dalle altre mogli…
Quando si ascoltano queste storie da parte di una persona che sta di fronte a voi, e non È un’immagine mediata da uno schermo sia esso della TV o del computer, vi assicuro vi si accapona la pelle. Faccio notare che il Marocco viene considerato il paese più emancipato del Maghreb… non aggiungo altro.

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Rolli 24 febbraio 2005 alle 00:04

Uno dei motivi per i quali stimo Giuliana Sgrena, nonostante l’abisso politico che ci divide, è che lei queste cose le denunciava per quello che erano, senza farle passare, come certi sinistri logorroici, per “multiculturalità”.

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ventomare 24 febbraio 2005 alle 00:30

La questione però è che non potranno essere le guerre degli americani a cambiare questo stato di cose. Per il semplice motivo che avranno il punto debole di essere sempre battaglie interessate e di parte.
Che si ponga il problema delle democrazie in sede ONU. Che si affrontino i diritti degli uomini e delle donne in tutti gli stati. Per dare l’esempio, a partire da quelli degli amici.

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harry 24 febbraio 2005 alle 00:53

“le guerre degli americani”
Suvvia, ancora con questa penosa storia? Le elezioni dimostrano che è stata la guerra degli iracheni. Noi abbiamo loro dato una mano a liberarsi del tiranno e ora gliela stiamo dando a fronteggiare il terrorismo.
Quanto all’Onu… Sarebbe bello porre il problema delle democrazie in sede Onu. Peccato però che all’Onu vi siano anche i paesi totalitari che non hanno interesse a porre il problema.

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Olden 24 febbraio 2005 alle 01:10

A proposito di “unica donna della televisione irakena”, ricordo che guardavo spesso la tv irakena via satellite quando c’era ancora Saddam al potere. Nonostante l’assurdo teatrino di Saddam a cavallo-saddam che saluta-saddam seduto al tavolo coi ministri – saddam che passa in rassegna le truppe che occupava circa due terzi delle trasmissioni, i telegiornali erano pieni di giornaliste, speakers, ragazze delle previsioni del tempo ecc.
Tutte vestivano all’occidentale, in abiti sgargianti e spesso succinti, truccate con make-up anche piuttosto pesanti, tanto da farle sembrare piu’ californiane che arabe.
E c’erano anche le telenovela, con storie di vita quotidiana, dove le donne erano assolute protagoniste di storie d’amore, con baci e occhiate languide. Il tutto a capo scoperto , senza alcun velo, in abiti un po’ economici ma sicuramente non castigati.
Anche le riprese della gente per le strade mostravano sempre donne vestite all’occidentale, tailleur, jeans, permanenti e rossetti fuoco e fiamme.
Ultimamente nelle immagini che arrivano dall’iraq vedo sempre piu’ donne in nero, pesantemente velate e con gli occhi spenti.
Dove sono finite le belle ed emancipate signore irakene di qualche anno fa?
Dalla padella nella brace?
Come cambia il mondo,eh, con questa splendida rivoluzione neocon…

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Rolli 24 febbraio 2005 alle 01:20

Certo Olden, anche con i fascisti i treni arrivavano puntuali, e la criminalità la tenevi a freno, e si dormiva con le porte aperte (a parte oppositori ed ebrei, certo, ma è una quisquilia)…

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Rolli 24 febbraio 2005 alle 01:32

“Viene voglia di urlare di rabbia, di sdegno, di orrore. Se quel corpo decollato è suo, se è di Raeda Wazzan, come teme la polizia irachena, si può davvero dire che i fascisti iracheni hanno tagliato la testa all’Iraq che vuole rialzare la testa. Raeda ha tutto per diventare un simbolo del riscatto del suo popolo: irachena, donna che lavora, giornalista, madre. Rapita sotto casa, mentre si recava al lavoro.
Dunque scelta, perché conduttrice tv di un’emittente alla quale i terroristi l’hanno giurata, al-Iraqia, televisione nazionale del nuovo Iraq.
In una sola persona si concentrano la rivoluzione femminile, la rivoluzione del costume, la rivoluzione della libertà di stampa e la rivoluzione democratica che l’Iraq sta vivendo.
Se proprio non si vuole riconoscerla come figlia della guerra che ha liberato l’Iraq dal tiranno, si dovrebbe almeno difenderla per quello che è oggi, la rivoluzione irachena, e non avere nemmeno un tentennamento sul fatto che hanno ucciso un’altra resistente.
Come è naturale, ieri abbiamo avuto tutti un brivido alla notizia del cadavere di donna ritrovato ieri.
Nelle mani dei fascisti c’è anche la nostra Giuliana Sgrena, e il nostro pensiero corre spontaneamente a lei, ogni volta che qualcosa accade in Iraq.
Ma la qualità della nostra partecipazione alla resistenza irachena, dipende da quanto a lungo quel brivido ci sia rimasto sulla schiena anche dopo aver appreso che il corpo martoriato non era della nostra collega e connazionale; da quanto la fine di una donna ci sembri insopportabile anche se era dalla parte del popolo iracheno in un altro modo, diverso da quello di Giuliana Sgrena.
E, soprattutto, da quanto rinsaldi in noi la certezza che oggi, in Iraq, si può stare solo da una parte, perché l’altra, se mai c’è stata, da tempo non c’è più.
Da quella parte c’è ora solo ferocia e barbarie, e Dio non voglia che prevalga.
Per liberare Giuliana Sgrena, per liberare la pace, bisogna liberare l’Iraq dagli assassini di Raeda.”
Il Riformista

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blind 24 febbraio 2005 alle 01:42

Olden, poi ti offendi se una ti da dell’aspirante provocatore di professione…
A questo punto pero’, penso che provocatore sia troppo dignitoso come titolo.
Blind

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Olden 24 febbraio 2005 alle 01:43

Rolli, non parlare a me di fascismo , ti prego. Ho fatto tutti i distinguo del caso: le scenette di saddam che occupavano la televisione irakena erano chiarissimo indice di stato tremendamente autoritario , governato da un pazzo con il culto della propria personalità.
Non sono il tipo da dire “ah, quando c’era lui…”
no, non sono proprio il tipo.
Vorrei solo evidenziare il fatto che per le donne, finora, progressi non se ne vedono: l’occupazione americana non ha portato loro vantaggi in termini di libertà personali, anzi, finora mi sembra vero il contrario.
Ho detto “dalla padella nella brace”, e certo non auguro alle donne irakene di tornare nella padella. Il mio augurio è che ne saltino fuori una volta per tutte, sempre facendo attenzione a non mettere i piedi nella brace.

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Olden 24 febbraio 2005 alle 01:49

Eccallà, ancora il paragone con la seconda guerra mondiale. Be’, forse prima o poi capirai da sola che sono paragoni improponibili.
Comunque, io ho solo evidenziato come la “liberazione” americana non abbia ancora portato alcun miglioramento concreto nella condizione femminile, anzi, l’impressione è che le cose siano peggiorate.
Restiamo ai fatti odiern, per piacere, non scomodiamo Mussolini, Hitler , Stalin e Churchill a ogni alito di vento, requiescant in pace.

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LR 24 febbraio 2005 alle 01:54

“liberazione”? Hai un problema alla tastiera? Ti aggiunge le virgolette a caso? :o)

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Olden 24 febbraio 2005 alle 01:59

Quando la “liberazione” sarà vera, effettiva, stabile e sincera, allora toglierò le virgolette. Stanne pur certo, lo farò.

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blind 24 febbraio 2005 alle 02:26

Ma che meraviglia quelle donne libere di truccarsi in tv!
Che meraviglia sapere che quei bei faccini piu’ californiani che arabi finivano tumefatti dalle botte e dalle torture se poco poco cambiavano una virgola del testo che il ministero dell’informazione imponeva loro che venisse letto.
Ma Raeda Wazzan andava in televisione anche lei! Col velo? Senza il velo?
Al Iraqia non e’ una tv satellitare come quella che serviva al rais per impressionare il mondo.
Raeda era solo una donna libera, anzi liberata ed e’ stata uccisa per questo.
Colpa degli americani che non sono nemmeno capaci a liberare i popoli.
Blind

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YukioMishima 24 febbraio 2005 alle 11:10

Quello di Saddam era un governo socialista, ovvero poco religioso, infatti a suo tempo l’Iraq era stato arcinemico di quell’Iran fondamentalista di Komeini…
In più sono d’accordo sul fatto che probabilmente era un modo per impressionare il resto del mondo, una propaganda…

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Calvin 24 febbraio 2005 alle 11:10

Eccallà, le solite fonti ben informate di Olden. Ripeto per l’ennesima volta: li vuoi condividere con noi sti numeri di telefono di iracheni che tu e D’Alema sentite giornalmente (ricordo che D’Alema il primo febbraio – quando non si sapeva niente neppure dell’affluenza – disse che i sunniti non erano ancora andati a votare, sottintendendo ovviamente che nella notte lui e Fassino avevano telefonato a tutti i sunniti iracheni chiedendo loro se avevano votato)?
In ogni caso, può essere indicativo notare che la condizione della donna in Afghanistan, dalla sconfitta del regime talebano è effettivamente migliorata: io le mie fonti non ho problemi a rivelarle -> reportage del Time dello scorso anno, mi pare intorno a ottobre. Quindi perché non essere ottimisti?

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bill 24 febbraio 2005 alle 11:33

Caro Olden, si dà il caso che le donne, magari giornaliste, i “resistenti” iracheni (ammesso siano iracheni) usano decaèpitarle. Se mi vuoi dire quale sia la brace, alla luce di ciò, ti leggerò volentieri.

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olden 24 febbraio 2005 alle 12:38

Appunto, intendo dire che per ora sono passate dalla padella (saddam) alla brace (i tagliagole islamici).
Che poi mi si venga a dire che l’Iraq ha un grande e radioso futuro di democrazia e libertà all’orizzonte è un altro paio di maniche.
Io mi baso sulla realtà: festeggiare oggi quello che (forse) potrebbe accadere domani è un comportamento illogico.
Basiamoci sulla realtà dei fatti. E i fatti di oggi dicono che una donna , ancor più una donna giornalista , oggi rischia la vita assai piu’ di quando c’era Saddam.
Per non parlare della libertà di informazione: se con Saddam c’era il minculpop di regime, oggi c’e’ la legge marziale, i diktat minacciosi degli uffici dei militari “per ragioni di sicurezza” e i missili dei resistenti sulle sedi dei giornali.
Fare il giornalista in Iraq oggi è il mestiere piu’ pericoloso del mondo, e se questa me la chiamate libertà…
Ripeto: che mi veniate a dire che l’Iraq a imboccato un cammino di libertà conta davvero poco. I fatti sono quelli che sono, e il futuro sembra solo pieno di incertezze.
Come potenza occupante – tralaltro legittimata dall’ONU – gli americani sarebbero tenuti ad offrire sicurezza ai giornalisti, e anche a tutti gli altri, ma non ci riescono.
E’ vero, è colpa dell’agguerrita resistenza, ma di certo il fatto che l’apparato militare piu’ potente del mondo non sia in grado di tenere sotto controllo un paese come l’Iraq è una figuraccia.

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Calvin 24 febbraio 2005 alle 15:34

Mah, sarò ingenuo ma per me ciò che conta è che chi in Iraq ci deve vivere, magari suo malgrado, abbia delle prospettive migliori di quelle che aveva sotto Saddam. Che un giornalista rischiasse meno prima che ora mi pare meno che secondario.

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bill 24 febbraio 2005 alle 15:52

Certo che è il massimo: prima si condannano gli yankees perchè fanno la guerra ai terroristi, e poi perchè non li hanno ancora ammazzati tutti (magari!). E’, scusami Olden, alquanto ipocrita. Vedi, a noi europei e pacifisti ben pasciuti che in Cina ci sia una dittatura spietata, così come in Corea del Nord, non ci tange: mangiamo bene tutti i giorni. Ai burocrati ancora meno: adesso ci si può fare anche del business. Penso invece che alla maggioranza dei Cinesi importi eccome; allo stesso tempo ci sarà sempre una minoranza di sgherri e manutengoli del regime che non vogliono cambiare nulla. La verità è che, nonostante in Occidente ci sia buona parte della popolazione che ha paura di dirsi occidentale e che persegue una demenziale e suicida politica terzomondista, la guerra al terrorismo si sta vincendo. In primis, nel cuore e nella mente della maggioranza degli Iracheni.E, purtroppo, il prezzo è alto (sempre più basso degli ammazzamenti del regime saddamita). E’ il prezzo della libertà.

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BJH 24 febbraio 2005 alle 16:14

“Basiamoci sulla realtà dei fatti. E i fatti di oggi dicono che una donna , ancor più una donna giornalista , oggi rischia la vita assai piu’ di quando c’era Saddam.”
questi non sono fatti ma una tua interpretazione dei fatti. Con Saddam non solo una donna ma chiunque si fosse permesso di criticarne l’operato aveva un posto assicurato nel giardino di casa sua, un metro e mezzo sotto terra. il resto son balle.
“Fare il giornalista in Iraq oggi è il mestiere piu’ pericoloso del mondo, e se questa me la chiamate libertà”
adesso almeno ne hai la possibilità prima un giornalista, uno vero, non uno che dice quel che fa comodo al capo per paura di crepare, era pura utopia.
“E’ vero, è colpa dell’agguerrita resistenza, ma di certo il fatto che l’apparato militare piu’ potente del mondo non sia in grado di tenere sotto controllo un paese come l’Iraq è una figuraccia”
per tenere in mano la situazione servono uomini, la potenza militare adesso serve a poco. La potenza militare potevano usarla per radere al suolo ogni cmq dell’iraq non lasciandoci neanche una mosca viva, cosa che a parti invertite il buon Saddam avrebbe fatto.
La figuraccia la fanno gli USA certo ma non da meno la fanno quelli che a chiacchere parlano della popolazione che adesso soffre ma in realtà non gliene frega un tubo e Chirac (tanto per citarne uno) è un buon esempio di tal partito di facce come il fondoschiena.

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Losciacallo 24 febbraio 2005 alle 19:24

Olden, nell’Iraq di Saddam dopo la fine della guerra sono state scoperte numerose fosse comuni.
Questo è un fatto.
Che a te non faccia nè caldo nè freddo, beh, è un altro discorso.
Al mattino ognuno di noi si guarda allo specchio e prima o poi un giudizio toccherà pur darlo.

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Olden 24 febbraio 2005 alle 20:50

Detto per inciso, e senza polemica, pare che il corpo della donna decapitata non fosse quello della giornalista. Sempre cauti nel commentare eh?

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Olden 24 febbraio 2005 alle 21:11

Olden, nell’Iraq di Saddam dopo la fine della guerra sono state scoperte numerose fosse comuni.
Questo è un fatto.

A sentire Al Jazeera e gli altri media arabi, sembra che Falluja al momento sia praticamente una gigantesca fossa comune. Impossibile verificare le notizie, perchè – in maniera assai liberale – gli americani vietano tassativamente l’ingresso ai giornalisti.
Fosse di Saddam e fosse americane. Dove sta la verità? Impossibile saperlo. Personalmente uso il metodo classico: sento entrambe le campane e poi sintetizzo. Di certo non avrò la verità, ma almeno avrò qualcosa che vi si avvicina, sicuramente molto più di quanto vi si avvicinino le convinzioni di chi ha già deciso cosa pensare ancor prima che i fatti accadano.

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BJH 24 febbraio 2005 alle 21:21

detto per inciso il mio commento è riferito al tuo commento e che il corpo della donna sia un’altro non cambia di una virgola quanto da me scritto.
Son troppo vecchio per cercare la polemica, dico ciò che penso, niente di + niente di meno.

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Losciacallo 24 febbraio 2005 alle 21:22

Detto per inciso e senza polemica, tra quelli che commentavano c’eri pure tu….
Detto polemicamente, frasi come:
“Fosse di Saddam e fosse americane. Dove sta la verità? Impossibile saperlo. Personalmente uso il metodo classico: sento entrambe le campane e poi sintetizzo”
significa equiparare gli americani ai baathisti e/o resistenti vari.

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Olden 24 febbraio 2005 alle 21:48

Losciacallo, se ti ammazza un liberale o ti ammazza un terrorista, tu muori in maniera diversa, vero?
Il sangue ti esce piu’ allegramente?
E se un soldato di “una grande democrazia” ti bombardasse la casa e ti ammazzasse due figli, poi gli dici grazie per avermi liberato dalla dittatura?
Quello che vediamo tu ed io, seduti in poltrona, non è quello che vede chi mangia la polvere dell’Iraq.
Fai la tara a quello che senti dire, sii diffidente. In guerra le notizie sono armi strategiche, e la linea di demarcazione tra buoni e cattivi è sempre sbiadita.

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Losciacallo 24 febbraio 2005 alle 23:41

Questa linea di demarcazione di cui parli non sembra essere così sbiadita per te, visto che sembri aver scelto con molta sicurezza da quale parte stare.
Cmq grazie della lezioncina: devo qualcosa per il disturbo?

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Francesco 25 febbraio 2005 alle 11:13

E se un soldato di “una grande democrazia” ti bombardasse la casa e ti ammazzasse due figli, poi gli dici grazie per avermi liberato dalla dittatura?
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, un fatterello irrilevante che non c’entra niente, la maggioranza dei superstiti europei, che avevano perso abbondanza di fratelli, padri, figli, eccetera, fece così. Anche perchè le loro condizioni di vita erano cambiate in meglio, nel corso degli anni passati “sotto occupazione” della grande democrazia (ce n’è una sola).
Anzi, molti iniziarono a chiedersi come avevano potuto tollerare di essere oppressi da vergognose dittature per decenni.
Francesco

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olden 26 febbraio 2005 alle 12:50

Aridaje con la seconda guerra mondiale. E dove sta wermacht di saddam?
Dove la poderosa potenza industriale irakena?
E soprattutto, dove sta il Reich del rais, dove sono le sue cavalcate trionfali a capo delle sue truppe, se alla prima uscita (kuwait) è stato sonoramente bastonato?
Tra Saddam Hussein e Hitler passa la differenza che passa tra un bulletto di quartiere e Jack lo squartatore.
E non è l’unica cosa a rendere il paragone una vera assurdità.

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Calvin 26 febbraio 2005 alle 13:52

Anche Hitler, mi risulta, nel ’44 è stato sonoramente bastonato. Anche la poderosa wermarcht, a stalingrado, mi risulta essere stata presa a calci nel culo. Poi si sa, ognuno vede ciò che più gli fa piacere vedere. Però ero convinto fossimo nel 2005, invece devo essermi sbagliato: buon 1942 a tutti!

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superciuk 26 febbraio 2005 alle 14:18

Wer nichts zu tun hat, mufl immer Dummheiten schieflen. Der Anstreicher sowie Saddam? Ah,ah,ah…Was m¸ssen wir zuhˆren

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Calvin 26 febbraio 2005 alle 14:36

C’est très vrai que la mère des cons est toujours enceinte!

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superciuk 26 febbraio 2005 alle 16:20

Besonders im Frankreich

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