Terroristi a piede libero

L‘imam Mohamed Rafik compare nelle indagini italiane antiterrorismo nel 2002, quando vengono sventati due attentati al Duomo di Cremona e alla metropolitana di Milano.
Nel 2003 i carabinieri lo intercettano mentre dà istruzioni su come far giungere finanziamenti alla guerriglia in Kurdistan ma viene arrestato solo quando la procura di Rabat, in Marocco, lo richiede nell’ottobre del 2003. Dagli ulteriori accertamenti e dai documenti sequestrati emerge che Rafik aveva anche raccolto denaro per i finanziare vari gruppi terroristi compresi quelli ceceni.
Il Marocco ne chiede l’estradizione e la Corte d’Appello di Brescia la concede, con l’impegno dell’autorità giudiziaria marocchina a sanzionare penalmente l’imam con una legge anteriore a quella attualmente in vigore in materia di antiterrorismo; la Corte di Cassazione invece la nega in virtù del principio di irretroattività delle norme, dichiarando che Rafik dovrà tornare libero “se non detenuto per altra causa”.
L’accusa formulata dalle autorità marocchine è quella di essere uno dei maggiori finanziatori della strage di Casablanca, avvenuta nel maggio 2003, in cui morirono 24 persone.
Per fortuna nel frattempo è intervenuta un’altra ordinanza della Procura di Brescia per “associazione finalizzata al compimento di atti di terrorismo, di raccolta di fondi per l’esecuzione di atti di terrorismo e di detenzione ed uso di esplosivi”; quindi per il momento non avremo un altro terrorista a piede libero. Per il momento, appunto, visto che le cronache giudiziarie insegnano che tutto è possibile.
Il punto non è la negata estradizione che può essere concepibile se il marocchino rischiasse in patria la pena di morte, ma sono le nostre leggi, inadeguate di fronte all’emergenza del terrorismo islamico, che necessitano modifiche ed integrazioni, affinchè in casi come questo o come quello di Daki si possa tutelare l’imputato evitando che rientri in un paese dove vige la pena capitale, impedendo però che individui pericolosissimi possano girare a piede libero approfittando del nostro garantismo e della troppo ampia discrezionalità del giudice. (fonte: Libero)

di Rolli il 18 febbraio 2005 in Giustizia · 2 commenti

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YukioMishima 18 febbraio 2005 alle 12:28

Quasi quasi in certi casi la sharia che a loro piace tanto la applicherei anche qua…

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Alex Marra 18 febbraio 2005 alle 13:45

è davvero straordinaria la tenerezza con cui la magistratura italiana tratta gli accusati di reati legati al terrorismo internazionale. commovente, quanto sono garantisti.

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