Ernesto Galli Della Loggia: i rischi della democrazia

» una questione importante quella sollevata da coloro che – di fronte all’ipotesi, per altro smentita, che in Iraq la coalizione sciita di Al Sistani, oggi proclamata ufficialmente vincitrice delle elezioni, vorrebbe introdurre la legge islamica alla base della futura Costituzione – hanno osservato con sarcasmo: ´Ecco il bel risultato della guerra di Bush per la democrazia!ª.
Un’osservazione importante, dicevo, perché mette in luce una contraddizione che riguarda non solo l’Iraq ma ogni inizio di processo democratico, dovunque nel mondo. » la contraddizione per cui talvolta la democrazia può rivelarsi la peggiore nemica di se stessa.
Ciò dipende dal fatto che il termine democrazia indica insieme due cose assai diverse: da un lato il ´metodoª democratico (cioè le elezioni e il principio di maggioranza), dall’altro quei ´valoriª che noi oggi giudichiamo essenziali per la democrazia (cioè la tolleranza, il pluralismo, le libertà individuali, eccetera). Sfortunatamente niente e nessuno garantisce che la maggioranza uscita da un’elezione si mostri anche favorevole ai valori suddetti anziché a valori, come appunto il fondamentalismo, che democratici non lo sono per nulla.
Ma questa contraddizione non si presenta certo per la prima volta oggi in Iraq. Essa ha quasi sempre caratterizzato l’inizio di molti processi di democratizzazione, a cominciare, tanto per fare un esempio, da quello dell’Italia post-bellica.
Nel 1948, infatti, sia le masse elettorali sia parti considerevoli della Democrazia cristiana, vittoriosa il 18 aprile, non brillavano certo per una particolare identificazione con i valori della democrazia liberale; e d’altra parte è facile immaginare che cosa sarebbe successo di tali valori se avesse vinto il Fronte popolare. Ma sarebbe stata questa una buona ragione, allora, per non tenere le elezioni? Credo che ben pochi risponderebbero di sì.
In realtà, se si applicasse il principio che le elezioni si debbono tenere solo quando si è ragionevolmente certi che a vincerle saranno forze politiche sicuramente democratiche, la conseguenza più probabile sarebbe una sola: il notevole aumento del numero dei Paesi in cui non ci sarebbero più competizioni elettorali (si pensi solo a tanti Stati sorti dalla fine dell’Urss), e, più in particolare, la durata in eterno di qualunque dittatura.
» fin troppo ovvio che quando le dittature finiscono, l’apertura del gioco democratico-elettorale rappresenta un rischio: ma cos’altro può fare se non correrlo chi, come le opinioni pubbliche occidentali, è a favore della democrazia? Proprio a causa del rischio di cui sopra non appare per nulla irragionevole, ma anzi auspicabile, l’idea di assicurare dall’esterno una protezione politico-militare alle transizioni dalla dittatura alla democrazia.
» questo il senso, io credo, che deve essere attribuito all’attuale presenza dei militari americani in Iraq nonché alla presenza militare nostra e degli altri Paesi membri della ´coalizione dei volenterosiª.
La conferma che le cose stanno essenzialmente così viene dallo stesso segretario dell’Onu, Kofi Annan, quando proprio ieri ha invitato sì gli Usa a internazionalizzare ulteriormente la gestione della questione irachena, ma soprattutto ha invitato la comunità degli Stati, anche quelli a suo tempo contrari alla guerra, a sostenere lo sforzo per stabilire un regime democratico nel Paese arabo.
Un invito a cui solo il centrosinistra italiano – intenzionato a opporsi al rifinanziamento della nostra missione a Nassiriya – pare che abbia già deciso di fare orecchie da mercante.
Ernesto Galli Della Loggia

di Rolli il 15 febbraio 2005 in Politica · 2 commenti

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bill 15 febbraio 2005 alle 13:08

Lapalissiano.

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blind 16 febbraio 2005 alle 03:03

La lista sciita ottiene il 48%; i Curdi circa il 20% e sono laici fino al midollo; la coalizione di Allawi ha il 15% circa e sulla sua laicita’ non si discute; i comunisti mi pare il 4% e se non sono laici loro…
…ma si puo’ sapere dove sta il pericolo di una repubblica islamica?
Senza contare che nella formazione del governo hanno molta voce in capitolo anche tutti gli alleati delle forze multinazionali.
Altro particolare determinante e’ che il consiglio di sicurezza dell’ONU ha dettato le linee guida della futura democrazia irachena e sapete con cosa?
Con la risoluzione 1546!
Blind

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