Gianfranco Fini: lettera all’opposizione

Caro direttore, recandosi in massa alle urne e rischiando letteralmente la vita il popolo iracheno ha dato un messaggio inequivocabile alla comunità internazionale; ha indicato la propria ferma volontà di costruire un futuro di libertà e democrazia.
Il terrorismo è stato sconfitto dagli elettori, efficacemente definiti dall’onorevole Fassino i ´veri resistentiª.
Se così è, la chiarezza è il minimo che l’Italia deve a chi ha dato così alta prova di determinazione e coraggio. Dobbiamo rispondere ad una domanda semplicissima: vogliamo favorire la prosecuzione del processo politico fissato dalla risoluzione Onu 1546, che prevede nell’arco di quest’anno l’approvazione di una costituzione democratica ed inclusiva di tutti i gruppi e le etnie e l’indizione di nuove elezioni in dicembre?
Non credo che la nostra opposizione abbia dato finora un contributo alla chiarezza. La coalizione di Prodi invoca l’Onu e al tempo stesso ne rifiuta le decisioni: chiede una proposta europea al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per una strategia di consolidamento della democrazia in Iraq e, contemporaneamente, non riconosce il mandato attribuito dalla 1546, che prevede la presenza di una forza multinazionale al servizio della transizione politica irachena.
Va infatti ricordato secondo verità che già oggi la forza multinazionale non è forza di occupazione, ma forza mandataria dell’Onu; ma c’è di più, perché il governo ha già detto chiaramente di vedere con favore tutte le ulteriori azioni che portino ad un maggior coinvolgimento diretto dell’Onu nella gestione della transizione irachena.
C’è solo un limite tanto ovvio quanto trascurato dalla nostra opposizione: la volontà degli iracheni.
Su questo punto mi sono trovato in perfetto accordo con il Segretario di Stato Condoleezza Rice, nel colloquio che ho avuto con lei l’8 febbraio scorso. E’ un punto sul quale non si può essere al tempo stesso pro e contro l’autodeterminazione irachena: se la nostra opposizione vuole, come sostiene nella dichiarazione di ieri, l’adozione di una costituzione e la formazione di un governo rappresentativo di tutte le comunità, non può contrastare la volontà del popolo, del governo Allawi e della stessa Onu, e chiedere il ritiro della forza multinazionale che è chiamata – da Baghdad come dall’Onu – a consentire la prosecuzione del processo politico individuato da tutta la comunità internazionale a Sharm El Sheik.
Qualcuno può davvero sostenere che questo processo sia possibile con il ritiro immediato delle truppe, lasciando la sicurezza del paese affidata a forze ancora in via di creazione e addestramento? Nessuno a sinistra pensa che così facendo si finirebbe per consegnare il processo costituzionale nelle mani dei gruppi più forti, o peggio di quelli più violenti e si comprometterebbe il risultato del voto del 30 gennaio?
La nostra opposizione chiede anche una convocazione straordinaria del Consiglio europeo, ma mostra anche qui di non prendere sul serio le istituzioni che vuole coinvolgere maggiormente.


L’Unione europea si è infatti già espressa, da ultimo con le conclusioni del Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne del 31 gennaio scorso, riaffermando il proprio impegno a contribuire alla ricostruzione economica, sociale e politica dell’Iraq, garantendo inoltre il proprio sostegno alle attività dell’Onu in quel paese.
La determinazione con cui gli iracheni hanno esercitato il proprio diritto di voto ha ricompattato l’Europa.
Chiedere ora la riunione straordinaria del Consiglio europeo non porterebbe ad alcuna novità. Peggio, se all’ordine del giorno vi fosse il cambiamento del mandato della forza multinazionale, si rischierebbe di riaprire uno sterile dibattito tra le capitali europee sul passato che porterebbe all’inevitabile fallimento del Vertice. Ancora una volta verrebbe danneggiata la stessa istituzione che si dice di voler valorizzare, con danni non solo all’Iraq ma alla stessa Europa.
Rischierebbe infatti di incagliarsi il programma di formazione-institution building per i quadri superiori della polizia, della magistratura e dell’amministrazione penitenziaria, che stiamo finalizzando nell’ambito della dimensione civile della Pesd.
L’Iraq oggi ha bisogno di impegni concreti della Comunità internazionale.
L’Onu, l’Unione europea, e anche la Nato con i suoi programmi di formazione delle forze di sicurezza irachene, hanno cominciato a fare la loro parte. Bisogna continuare a lavorare per internazionalizzare sempre più la gestione della crisi, per accrescere il sostegno della comunità internazionale. Per questo ho ribadito al Segretario di Stato americano la proposta di riconvocare una riunione internazionale nel formato di Sharm El Sheik.
Una nuova conferenza potrebbe consentire di assegnare nuovi compiti e responsabilità tanto alle Organizzazioni internazionali quanto ai singoli Stati, seguendo un modello adottato con successo dalla Conferenza di Bonn sull’Afghanistan.
Un ultimo contributo alla chiarezza: alcune forze politiche italiane sembrano orientate a votare contro il rifinanziamento della missione in Iraq, pur non esprimendosi per il ritiro delle truppe. Come si può spiegare questo sofisma agli iracheni?

Questo è il momento in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Rispetto ai tatticismi della politica politicante dobbiamo privilegiare tutti l’impegno morale per costruire la pace che abbiamo preso con gli iracheni.
Tutte le cosiddette garanzie richieste dall’opposizione sono già di fatto assicurate (rispetto del calendario della transizione politica, internazionalizzazione della crisi, espansione del ruolo dell’Onu e della Ue).
In tanti, anche nel centrosinistra, ne sono consapevoli.
Dimostrarlo votando a favore del rifinanziamento della missione di pace significherebbe dimostrare di essere per davvero una credibile alternativa di governo a tutta la comunità internazionale.
Gianfranco Fini - Il Riformista

di Rolli il 12 febbraio 2005 in Politica · 25 commenti

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trepunte 12 febbraio 2005 alle 09:25

Chiaro,logico ed istruttivo….

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watergate2000 12 febbraio 2005 alle 19:01

più chiaro di così si muore…
mi permetto di linkare questo tuo post nel mio ultimo post
un conto è se certe cose le dico io, un conto è se le dice Fini (che a sinistra amano per denigrare Berlusconi, come è noto)
un caro saluto.

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luigi_idiota2005 12 febbraio 2005 alle 20:18

HEIL Gianfranken
chiaro e logico di sicuro. Istruttivo pure, su quale sia il vostro concetto di democrazia.

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Olden 12 febbraio 2005 alle 21:17

Molti osservatori sostengono che la maggior parte degli irakeni che hanno votato lo hanno fatto perchè gli era stato detto che il voto avrebbe velocizzato il ritiro degli occupanti.
In ogni caso, qui non si tratta di votare il rifinanziamento di una missione ONU allestita per garantire la transizione alla democrazia: qui si tratta di rifinanziare una missione che va a spalleggiare un’occupazione arbitraria di uno stato sovrano da parte di un gruppo di stati che hanno i loro interessi particolari nell’attuare questa azione.
Io voterei sì a una missione multinazionale ONU in Iraq, anche se costasse il doppio e richiedesse il doppio di militari italiani.
Voterei no ad una missione atta a far proseguire l’occupazione militare scaturita da un’azione di prepotenza, motivata da grandi interessi, presentata al pubblico con l’aiuto di grandi bugie.

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rolli 12 febbraio 2005 alle 21:25

Si insomma, gli iracheni avevano schifo delle urne ma pur di far andare via gli americani sono andati a mettere la crocetta (protetti dagli americani, ovviamente)sfidando al zarqawi. Hai ragione.
E poi certo, gli occupanti di Nassirya dovresti spiegarli agli abitanti di Nassirya

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rolli 12 febbraio 2005 alle 21:31

Onu? fai un salto qui..pare che ci sia (si è detto trenta volte ma fa’ niente) e che soprattutto Annan non voglia altri mandati, visto che già ci sono… Onu.

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Calvin 12 febbraio 2005 alle 21:50

Molti osservatori chi? Sarebbe gradito qualche link. Poi non ho capito cosa dovrebbe cambiare per gli irakeni se a garantire la loro sicurezza ci sono dei soldati col casco blu o verde. Anzi, viste le fantastiche operazioni di peace keeping in Rwanda o in Somalia, direi che dovrebbero ringraziare Allah che il casco non sia blu.

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Calvin 12 febbraio 2005 alle 21:52

Ah scusate, ho riletto il mio commento e ho capito che partivo da posizioni errate: ragionare come se ai pacifisti vari fregasse qualcosa degli iracheni è veramente da ingenui. Chiedo venia!

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Matteo 12 febbraio 2005 alle 22:47

Siamo così lontani, purtroppo da tutte le verità…Non è il colore del casco che determina la bonta dei sentimenti, se chi porta un fucile in mano può permetersi sentimenti di bontà. Comunque quest’ossesione di portare la giustizia nel mondo ci perseguita da secoli, dovremo farla finita prima o poi?

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Olden 12 febbraio 2005 alle 22:53

Poi non ho capito cosa dovrebbe cambiare per gli irakeni se a garantire la loro sicurezza ci sono dei soldati col casco blu o verde.
E’ semplicemente questione di sancire e rispettare dei princìpi. Certo che un casco blu, umanamente, non è migliore di un Marines, ci mancherebbe. Ma c’e’ un grosso problema di valori e di principi condivisi. La domanda è: possiamo consentire che un singolo stato adotti l’opzione della forza d’aggressione? O dobbiamo puntare ad arrivare ad un mondo dove l’uso della forza è prerogativa solo della comunità internazionale tutta insieme, all’interno di regole e strutture globalmente condivise?
E’ la stessa differenza che passa tra lo sceriffo e i bounty killer: spesso i pistoleri solitari sono piu’ bravi dello sceriffo, hanno mira migliore e catturano piu’ ricercati di lui. Ma un mondo pieno di bounty killers che sparacchiano a destra e a manca a me fa mostruosamente paura.

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Olden 12 febbraio 2005 alle 23:02

Rolli, ma stai ancora a linkare Camillo? Ma non è ancora andato a pregare per la salute di Al Sistani come ordinato dal Weekly Standard?

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rolli 12 febbraio 2005 alle 23:48

Camillo è grande! china il capo, oh eretico :P

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rolli 13 febbraio 2005 alle 00:55

E guarda che non basta dire “linki ancora Camillo”, bisogna anche contestare quello che dice, no? Che l’Onu ci fosse è stato detto anche in aramaico e ora lo ribadisce Anna; che non ci volesse una risluzione (‘gnorantoni di diesse, tsk) l’hanno scritto dal più piccolo blog a qualunque giornale di buon senso conoscesse le risoluzioni. Ora l’ha ridetto Annan. Quindi?

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Olden 13 febbraio 2005 alle 02:13

Contestare Camillo è fin troppo facile, perchè è militante e furbetto.
L’ONU c’è, ma c’è un particolare: La UNAMI è una missione ONU di ASSISTENZA, non una missione operativa di peacekeeping.
La UNAMI è mandataria per aiutare lo svolgimento delle elezioni e per sostenere l’attuazione di un censimento della popolazione.
Di fatto l’ONU riconosce l’occupazione americana come un dato di fatto, questo non vuole dire che la approvi. Visto che in Iraq c’e’ questa situzione , che tralaltro non è semplice, le Nazioni Unite hanno istituito una missione di ASSISTENZA.
La risoluzione 1546, che di fatto autorizza la Coalizione a restare in Iraq, fa riferimento soprattutto alla richiesta del Governo Provvisorio Irakeno. La differenza con altre missioni ONU (operative) è che in questo caso non è l’ONU ad istituire una missione o a delegare qualcuno direttamente, ma si limita a prendere atto della volontà del governo Allawi riguardo alla permanenza delle forze della Coalizione in Iraq.
La Coalizione non è una forza costituita e inviata dall’ONU, ma riceve l’autorizzazione perchè è il frutto di un accordo tra il governo irakeno e la Coalizione stessa.
L’ONU ne prende atto, afferma la sovranità del Governo Provvisorio, e dice che la Coalizione dovrà lasciare il Paese se il governo irakeno lo chiederà.
Non possiamo certo parlare di una missione ONU a tutti gli effetti, ma possiamo semplicemente affermare che – con la risoluzione 1546 – lo status quo è stato accettato dalle Nazioni Unite come un dato di fatto, e che il Palazzo di Vetro non fa altro che assistere il passaggio alla piena sovranità del Paese, giustificando l’accettazione della presenza americana solo allegando alla risoluzione stessa la lettera di Allawi.

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Olden 13 febbraio 2005 alle 02:24

E infine, cara Rolli, non è che siccome gli stati uniti hanno condotto un invasione e gli è andata dritta fino a vederla riconosciuta dall’ONU automaticamente questa occupazione diventa cosa buona e giusta. Pensa al precedente creato: se domani Pechino invadesse Taiwan, a capo di una coalizione di stati alleati della Cina, riuscendo a creare una situazione talmente grave per cui il ritiro delle sue truppe dal Paese creerebbe disastri, che direbbe Camillo? Secondo me invocherebbe l’uso dell’atomica.

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ispirati 13 febbraio 2005 alle 03:29

ah giovane olden… e basta con ‘sta storia: ce la avete menata sulla guerra ingiusta perche’ non c’era l’ONU; quell’idiota di Prodi c’ha pure fatto la prima mossa (immediatamente sputtanata) dell’Unione e ora che Annan cerca di salire sul carro dei vincitori avete ancora da protestare?
poi quella tua risposta con tutto il suo popo’ di sigle e riferimenti e paroloni… il vuoto pneumatico del torto…

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Calvin 13 febbraio 2005 alle 10:39

E’ semplicemente questione di sancire e rispettare dei princìpi. Certo che un casco blu, umanamente, non è migliore di un Marines, ci mancherebbe. Ma c’e’ un grosso problema di valori e di principi condivisi. La domanda è: possiamo consentire che un singolo stato adotti l’opzione della forza d’aggressione? O dobbiamo puntare ad arrivare ad un mondo dove l’uso della forza è prerogativa solo della comunità internazionale tutta insieme, all’interno di regole e strutture globalmente condivise?
Per l’appunto, ma come vedi ci ero già arrivato da solo:
ragionare come se ai pacifisti vari fregasse qualcosa degli iracheni è veramente da ingenui. Chiedo venia!
Sbagli su una cosa: ultimamente i caschi blu (ultimamente?) sono MOLTO peggio dei marines. Potresti chiederlo ai morti di Srebrenica, potresti chiederlo ai tutsi (a proposito, in Rwanda il comandante in capo chiese di intervenire, ma Annan rispose che quello che chiedeva di fare, sparare sulle milizie hutu, andava al di fuori del suo mandato), potresti chiederlo ai somali. E la cosa divertente è che in tutti questi casi chi ci hanno rimesso sono stati i caschi blu stessi (grazie alle regole d’ingaggio) e la popolazione civile. Magari mi sbaglio, non ho i tuoi contatti in Iraq (ne citassi uno) nÈ conosco i tuoi autorevoli commentatori (ne citassi uno), ma credo che a quelli che si fanno esplodere davanti al panettiere del colore dei caschi freghi molto poco. VabbÈ dai cantiamo: macheccefrega, macheccemportaaaaaa!

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Calvin 13 febbraio 2005 alle 10:48

Non hai risposto. Riformulo così magari cogli:
Poi non ho capito cosa dovrebbe cambiare PER GLI IRACHENI se a garantire la loro sicurezza ci sono dei soldati col casco blu o verde.
Poi se Rolli mi dice come si fa su “iracheni” ci metto i neon luminosi. Del resto mi ero già risposto da solo:
Ah scusate, ho riletto il mio commento e ho capito che partivo da posizioni errate: ragionare come se ai pacifisti vari fregasse qualcosa degli iracheni è veramente da ingenui. Chiedo venia!
Poi, posso capire che a te piacciono le missioni di peacekeeping ONU modello Srebrenica, Rwanda e Somalia. Questioni di gusti, credo.

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Calvin 13 febbraio 2005 alle 10:49

Ops, commento doppio. Mi era andata in timeout la connessione, cancellare pure questo e il più recente.

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rabbi 13 febbraio 2005 alle 11:43

con tutto il rispetto: non credo proprio che la Cina invaderebbe Taiwan e poi farebbe svolgere le elezioni. A parte questo, la risoluzione 1546 E’, ripeto E’ una risoluzione di peacekeeping. BAsterebbe leggerla, magari, prima di raccontare la pappardella inventata da Zucconi e Scalfari.
La UNAMI viene istituita dalla risoluzione 1557, e non c’entra nulla con l’accettazione della situazione di fatto. L’UNAMI aiuta l’Iraq a costruire uno stato democratico. La qual cosa stanno facendo anche le forze della Coalizione.
Chi non lo vuole vedere e’ in malafede.
Poi, parliamoci chiaro: vogliamo davvero che il nostro pianeta sia guidato da una comunita’ internazionale nella quale la maggioranza degli stati sono dittature? Lo vogliamo davvero? per quanto mi riguarda, io appoggio la proposta dei Radicali della World Organisation of Democracies.
E mica mi vergogno a dire che l’ONU e’ piu’ pericolosa per la sicurezza e la pace mondiale di una organizzazione di democrazie. Lo abbiamo visto in Rwanda, in Sudan, in Yugoslavia, in Kosovo, in Somalia, in Palestina, in Cecenia… devo continuare l’elenco?

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Olden 13 febbraio 2005 alle 13:01

Per farla breve ( e semplice) mi dite quale sigla di missione ONU campeggia sulle fiancate delle camionette americane in Iraq?
In Afghanista la sigla c’e', in Iraq non c’e’.
La differenza salta agli occhi qui, e non è una differenza da poco, insomma , non è mica una questione estetica.
Non è la cosiddetta “comunità internazionale” ad aver istituito la forza multinazionale che è presente in Iraq: è stato uno Stato forte che ha approfittato della sua forza per un’azione di “guerra preventiva”.
Ora, potete anche invocare la nascita di una “lega delle democrazie” o qualsiasi altra istituzione internazionale furbescamente creata per tutelare gli interessi dei pochi a svantaggio dei molti. Potete fare o dire quello che volete, ma la realtà è che l’idea di un vero governo mondiale – rappresentativo di tutti , ma proprio tutti, buoni e cattivi, belli e brutti – è l’unica speranza concreta per un futuro di pace.
La legge del piu’ forte genera solo mostri.

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Puntini 13 febbraio 2005 alle 14:43

Ma come fai a dire che è l’unica speranza concreta per un futuro di pace se L’ONU non è MAI riuscita a far rispettare la pace dal momento in cui è nata? Posso essere d’accordo che uno stato non possa arrogarsi il diritto di essere giudice e giuria internazionale; ma è anche vero che se chi deve mantenere l’ordine non ci riesce, prende il sopravvento la legge del più forte. E non ci sono soluzioni a questa situazione. Una organizzazione che non ha potere sanzionatorio è una organizzazione che non ha potere. E l’ONU è in queste condizioni.

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rabbi' 13 febbraio 2005 alle 16:33

olden, quello era il sonno della ragione. Sveeeeeeeeglllliiaaaaaaaa!!!!!!!

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blind 13 febbraio 2005 alle 22:50

Olden, ma la tua risoluzione 1546 te la sei scritta tu ieri sera?
Prego leggerla integralmente
Camillo non si smentisce giocando coi numeri e con le sigle.
Blind

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blind 13 febbraio 2005 alle 23:07

Per completezza di informazione credo utile anche conoscere la risoluzione 1511, allegata alla 1546:
“I punti principali della risoluzione 1511 sull’Iraq approvata all’unanimita’
dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.
NATURA DELL’AUTORITA’ PROVVISORIA
PAR. 1 – riafferma la sovranita’ e l’integrita’ territoriale dell’Iraq e
sottolinea, in questo contesto, la natura temporanea dell’esercizio delle
responsabilita’, autorita’ e obblighi da parte dell’Autorita’ provvisoria
della Coalizione (Autorita’) fissate nella risoluzione 1483 (2003), che
cessera’ quando un governo rappresentativo e internazionalmente riconosciuto,
stabilito dal popolo iracheno, avra’ prestato giuramento e avra’ assunto
le responsabilita’ dell’Autorita’
INFORMAZIONI A CONSIGLIO SICUREZZA
PAR. 7 – invita il Consiglio di governo (provvisorio iracheno) a fornire
al Consiglio di sicurezza, perche’ lo esamini, non piu’ tardi del 15 dicembre
2003, un calendario e un programma per la stesura di una nuova costituzione
per l’Iraq e per la tenuta di elezioni democratiche sulla base di quella
costituzione
RAFFORZAMENTO RUOLO DELL’ONU
PAR. 8 – decide che le Nazioni Unite, agendo tramite il Segretario generale,
il suo Rappresentante speciale e la Missione di assistenza delle Nazioni
Unite in Iraq, debbano rafforzare il loro ruolo vitale in Iraq, anche fornendo
soccorso umanitario, promuovendo la ricostruzione economica e le condizioni
per uno sviluppo sostenibile dell’Iraq, e portando avanti sforzi per ripristinare
e stabilire istituzioni nazionali e locali per un governo rappresentativo
FORZA MULTINAZIONALE PER LA SICUREZZA
PAR. 13 – stabilisce che la garanzia di sicurezza e stabilita’ e’ fondamentale
affinche’ il processo politico si compia con successo e autorizza una forza
multinazionale sotto comando unificato a prendere tutte le misure necessarie
per contribuire al mantenimento delle sicurezza della stabilita’ in Iraq,
anche con lo scopo di assicurare le condizioni necessarie per l’attuazione
del calendario e del programma nonche’ per contribuire alla sicurezza della
Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq, del Consiglio di governo
dell’Iraq e delle altre istituzioni dell’amministrazione provvisoria irachena,
e delle infrastrutture economiche e umanitarie chiave
ENTRO UN ANNO RIESAME MANDATO FORZA MULTINAZIONALE
PAR. 15 – decide che il Consiglio (di sicurezza) rivedra’ le necessita’
e la missione della forza multinazionale non piu’ tardi di un anno dalla
data di questa risoluzione, e che in ogni caso il mandato di tale forza
scadra’ con il completamento del processo politico (che restituira’ agli
iracheni il governo del Paese)
APPELLO A SOSTENERE LA RICOSTRUZIONE
PAR. 20 – fa appello agli Stati membri e agli istituti finanziari internazionali
affinche’ rafforzino i loro sforzi per assistere il popolo dell’Iraq nella
ricostruzione e nello sviluppo della loro economia
PAR. 14 – esorta gli Stati membri a contribuire con un’assistenza sulla
base di questo mandato delle Nazioni Unite, anche con forze militari, alla
forza multinazionale di cui al paragrafo 13
http://www.audionews.it/furn/2004/03/19/00011ED1/approfondimenti/risoluzione.
Blind

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