L’Unione non fa la forza

Tanti auguri all’Unione, ex Gad.
Le pronostichiamo un grande futuro, naturalmente arcobaleno, come nei colori del simbolo. Al suo primo vagito, l’Unione ha già affondato la Federazione, che dell’Unione doveva essere il timone.
Infatti i partiti della Fed avrebbero preferito astenersi sulla missione in Iraq, per non sfiorare il ridicolo di negare il rifinanziamento a truppe delle quali non si chiede più il ritiro (e come si potrebbe chiederlo, dopo le elezioni irachene?).
Però Fassino, Rutelli e Boselli hanno devoluto alla Federazione la propria sovranità in materia di politica estera, e la Federazione l’ha devoluta a Bertinotti in nome dell’unità dell’Unione.
In questo modo alla fine la spunta – la spunterà sempre – il più disunito, la cui rincorsa val bene una messa.
Se il dissidio di politica estera si ripresenterà quando l’Unione andrà al governo, già ci è stato annunciato che altri cedimenti a Bertinotti non ce ne saranno, perché la Fed andrà in parlamento a chiedere i voti del centrodestra. Magnifico. Di devoluzione in devoluzione.
Ciò che andava detto sulla missione irachena, dopo la ´svoltaª (sì, la svolta delle elezioni), era chiaro come il sole (lo scrivono oggi in prima pagina sul nostro giornale, in un appello al centrosinistra italiano, autorevoli osservatori europei e statunitensi, tutto tranne che bushiani).
Siccome il nostro parlamentarismo impone di rivotare ogni sei mesi sempre lo stesso decreto, bastava dire che la situazione non è più quella di diciotto mesi fa, e che se allora si poteva anche sostenere che i soldati italiani erano lì alleati dell’occupante (ma già c’era una risoluzione Onu che li autorizzava), oggi sono lì come alleati del governo iracheno, legittimato ora anche da un voto. Si è preferita l’Unione, come sempre alla vigilia delle elezioni. Avvenne anche alle europee, e la lista unitaria non se ne avvantaggiò affatto.
Ma per non ripeterci, ché tutto è di una chiarezza cristallina, vorremmo oggi invitare all’azione l’unico leader politico che può cambiare questo stato di cose: il ministro degli esteri Fini.
Nel suo documento, infatti, la Fed lascia aperto lo spiraglio a un ripensamento, nel caso che il governo assuma una ´immediata iniziativaª diplomatica per discutere della nuova situzaione irachena in sede europea e Onu.
Il fine della discussione dovrebbe essere quello di procedere sulla strada del ´consolidamento della democrazia irachenaª nÈ più nÈ meno di ciò che è già previsto nella risoluzione 1546 del Consiglio di sicurezza.
Ma se la Fed vuole un appiglio politico per fare la cosa giusta, e se questo può consentire un voto bipartisan a sostegno dei nostri militari in Iraq, il governo non dovrebbe rifiutarglielo. Magari non farà piacere a Berlusconi, impegnato a mettere il più possibile in evidenza l’ipoteca di Bertinotti sulla coalizione.
Ma Fini fa il ministro degli esteri dell’Italia, non del Polo, Frattini prima di lui si mosse con intelligenza in analoga situazione, e questa sarebbe anche un’ottima occasione per verificare se la Fed fà sul serio e se davvero, di fronte a un nuovo scenario, sarebbe in grado di distinguere le sue posizioni da quelle di Rifondazione.
Ci attendiamo, speriamo ardentemente, che Fini lo faccia.

di Rolli il 10 febbraio 2005 in Politica · 7 commenti

{ 7 commenti… leggili o aggiungi il tuo }

lynch 10 febbraio 2005 alle 23:56

Non condivido le conclusioni di Polito. Se i leaders del centrosinistra “sfiorano il ridicolo negando il rifinanziamento a truppe delle quali non si chiede più il ritiro”, per quale motivo, a meno che non sia una necessità istituzionale, dovrebbe Fini offrire un appiglio politico a chi non sa o non ha il coraggio di fare la cosa giusta? Per togliere costoro dall’imbarazzo? Per “verificare se la FED fa sul serio?”
Questo sì mi sembra ridicolo. Chi fa sul serio possiede anche il coraggio di alzare la voce e di imporre le scelte conseguenti ai propri alleati minoritari. Altrimenti non si fa sul serio, si continua a ruggire come conigli e a tendersi come un elastico, per sempre.

Replica

Rolli 11 febbraio 2005 alle 00:07

Non sono d’accordo nemmeno io sulle conclusioni, ma il resto dell’editoriale è una botta seria e l’Unione ne esce per quello che è.

Replica

Return 11 febbraio 2005 alle 00:08

Tanto la mano tesa non saprebbero prenderla.

Replica

LR 11 febbraio 2005 alle 02:44

Chi non ha seguito Fassino ospite a Otto e Mezzo? Vi siete persi l’evento tragicomico dell’anno. Non riusciva nemmeno a convincere se stesso. I concetti scivolavano via come anguille insaponate. Gli ospiti ridevano sotto i baffi e per pietà non infierivano. Dopo questa bella svolta politica, direi che è L’Unione che fa la Forza Italia.

Replica

Fonz 11 febbraio 2005 alle 11:48

Ho seguito di striscio 8 e 1/2 perchè sono rientrato tardi e in linea di massima condivido quanto dice LR.
Particolarmente divertente poi l’argomentazione di Fassino secondo la quale il governo non ha appoggio nel paese perchè ci sono gli scioperi (guarda caso di magistrati, medici e di tutti coloro che in generale godono di assurdi privilegi da piano quinquennale del cremlino).
Non riesco però a essere particolarmente ottimista.
Questi vinceranno. Vinceranno perchè in Italia piove e il governo è ladro. Vinceranno perchè l’odio per Berlusconi è molto più forte di qualsiasi considerazione razionale sulla politica interna ed estera di un eventuale governo dei sinistrati. Vinceranno per il pacifismo da struzzi che vige in questo paese. Vinceranno perchè se anche L’Unione (ora che arriva il post il nome sarà cambiato) sta facendo di tutto per non vincere, il Polo (o era Casa? mah) sta facendo di tutto per perdere.

Replica

Alex Marra 11 febbraio 2005 alle 14:08

Fassino a 8 1/2 è stato patetico, veramente. io lo considero una persona degna di stima e francamente ero imbarazzato a vederlo dibattersi a quel modo difendendo sul piano della politica estera scelte fatte da Prodi per ragioni di bottega. veramente penoso il discorso secondo cui Fini dovrebbe comparire il parlamento a “spiegare quali sono le novità in Iraq”, e poi la tiritera sull’ONU, il Consiglio d’Europa etc che secondo lui (cioè secondo Prodi) bisognerebbe seguire per stabilire i tempi del ritiro (chiedere al governo iracheno è troppo semplice?). mi chiedo, se i sistemi dell’Unione sono questi, cosa ci guadagnano i DS. i loro dirigenti vanno a farsi prendere in giro per sostenere le ca**ate volute Prodi. ma chi glielo fa fare?

Replica

lynch 11 febbraio 2005 alle 14:43

E’ sempre drammatico difendere con la propria logica le scelte illogiche di altri. Fassino ieri sera ha tentato di farlo. Credo abbia dato il massimo -non era possibile far meglio- per confondere l’orizzonte dei fatti e trovare una linea di pensiero teorica, non sua ma improvvisata, sistemando paletti qua e là, che fosse sufficientemente solida. Un alpinista in solitario. Una linea, comunque, fragile come un miraggio, ma temo che per i suoi elettori ciò sia bastato. Dovrà fare lo stesso, d’ora in poi, ogni volta che Prodi avrà un’ideona delle sue.
Auguri, Piero.

Replica

Scrivi un commento

Eventuali commenti volgari, offensivi, fuori tema o palesemente promozionali saranno rimossi.

Post precedente:

Post successivo: