Sinistra pavida, vado a destra

Finite (quasi) a destra a causa dell’indifferenza a
sinistra. E’ questo il destino che accomuna molte musulmane
ñ laiche ñ che si sono trovate a fare i conti con le contraddizioni
del multiculturalismo di casa nostra.
In cima alla
lista c’è Souad Sbai, giornalista e presidente dell’Associazione
delle donne marocchine
. Recentemente il suo nome
è apparso nella lista Storace per le elezioni regionali.
Non sa ancora se accetterà la candidatura: è socialista, figlia
del fondatore del partito socialista marocchino, e probabilmente
ha delle riserve di tipo ideale.
Arrivata in Italia
nel 1981, combatte il paternalismo islamico. E’ a lei che le
donne arabe si rivolgono quando i mariti, con la scusa della
religione, se ne vanno di casa portandosi dietro i figli e li
sequestrano per ricondurli nei paesi d’origine. E’ a lei che
le mogli chiedono aiuto quando vengono maltrattate, obbligate
ad accettare un regime matrimoniale poligamico.
Casi
limite, ma sempre più numerosi, che arrivano nella sede
della sua associazione grazie alla segnalazione di avvocatesse
progressiste.
Quando però si tratta di avere un sostegno
politico concreto si rimbalza contro un muro di gomma.
ìLa sinistra ha sempre cercato di evitare posizioni nette. Timorosa
di violare il tabù sulle differenze culturali, ha sempre
cercato di ignorare la questione islamica.


Ogni volta che
mi sono battuta per i diritti delle donne arabe l’ho fatto da sola. Da sola sono andata nei villaggi a riprendere i bambini
che erano stati sequestrati dai padri. Da sola ho protestato
contro quel giudice di Bologna che ha riconosciuto
un’unione poligamica
, appellandosi alle differenze culturali.
La verità è che a nessuno interessa la difesa dei diritti dei
minori o delle donne arabe, nonostante siano cittadine italiane.
Credo che a sinistra provino un forte imbarazzo: non
sanno come affrontare i problemi culturali suscitati dalla
presenza in Italia di un islam conservatore perché temono
di apparire xenofobiî.
Per Mirian Ismail, invece, il dialogo a destra è una questione
tattica. Mediatrice culturale somala, da anni si batte
contro la pratica dell’infibulazione ed è riuscita ad ottenere
una legge in Parlamento grazie al sostegno di Lega e Forza
Italia
. Miriam Ismail non è certo una donna di destra. Presidente
dell’associazione Donne in rete per lo sviluppo e la
pace
, si considera laica e progressista. Recentemente è riuscita
a ottenere dall’assessorato alla Sanità della Regione
Lombardia il finanziamento per un progetto di monitoraggio
sulle donne infibulate. Grazie anche all’interessamento
di Cristiana Muscardini, membro della Commissione sanità
della Regione e parlamentare europea di Alleanza Nazionale.
ìDa quindici anni porto avanti un dialogo trasversaleî,
spiega. ìPurtroppo però devo ammettere che la sinistra non sa affrontare la questione dell’emancipazione delle donne
immigrate perché è accecata dal buonismo. Recentemente
ho avuto un dibattito molto serrato con le parlamentari di sinistra
che hanno criticato la legge perché la considerano
troppo repressiva (prevede la reclusione da 6 a 12 anni di
carcere per chi la pratica)
. Il loro timore è quello di essere
accusate di razzismo e quindi si tirano indietroî.
Anber Koyuncuoglu è un’ex socialista, militante del partito
liberal democratico turco. Suo padre era il braccio destro
di Atat¸rk. Vive in Italia da trent’anni. Oggi guarda con
simpatia Forza Italia.
ìSull’immigrazione la sinistra ha peccato
di ingenuitàî, spiega. ìHa aperto le porte a tutti gli immigrati
senza chiedersi a chi stava dando ospitalità. Risultato:
in Europa e in Italia avete l’integralismo religioso cresciuto
dentro le moschee arabe che provoca diffidenza nei
confronti di tutti gli immigrati musulmani
.
Io sono musulmana,
ma laica. Non vorrei che l’Italia finisse come la Germania,
dove i turchi, che vengono da un paese moderno e
laico, hanno costruito un’enclave e i razzisti li aggrediscono.
Se vogliamo che gli stranieri si sentano cittadini italiani bisogna
imporre a tutti, arabi compresi, di rispettare le leggi
italiane, anche se in qualche caso si deve violare l’identità
culturale di un popolo
.
E’ un concetto semplice, ma la sinistra
non l’ha ancora capitoî. (Il Foglio)

di Rolli il 9 febbraio 2005 in Politica · 4 commenti

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Wind Rose Hotel 9 febbraio 2005 alle 17:04

Musulmane e laiche

un articolo-inchiesta del Foglio di oggi, che si può leggere da Rolli. L’argomento specifico è la difficile e deprimente situazione di molte donne ìmusulmane e laicheî, tradite proprio dalle contraddizioni del multiculturalismo di casa nostra

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blind 9 febbraio 2005 alle 20:32

Se il multiculturalismo diventa un’ideologia da difendere a tutti i costi e se percio’ vieta di vedere la sofferenza delle donne che questa stessa idologia hanno ispirato, beh siamo punto e accapo come ai tempi dell’URSS.
Quando cioe’ l’ideologia comunista faceva voltare le spalle dei filo sovietici a tutti coloro che soffrivano a causa del comunismo reale.
Parlo dei dissidenti che chiedevano aiuto ai compagni italiani e si vedevano sbattere la porta in faccia con l’accusa di essere dei reazionari nemici della lotta di classe.
Ma questa coazione a ripetere della sinistra si puo’ applicare ad ogni causa essa abbia abbracciato nella sua secolare esistenza.
Blind

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YukioMishima 10 febbraio 2005 alle 15:29

La sinistra difende tanto i diritti delle donne, ma smette subito se rischia di andare contro agli amiconi musulmani..

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Cinzia e Adriana 5 maggio 2005 alle 16:02

Siamo MOLTO di sinistra, ma capiamo in pieno i rischi del relativismo culturale, e come donne siamo contrarie in particolare all’infibulazione alla cultura patriarcale in generale.
E’ vero che la cosa non e’ di facile gestione.
E’ vero che la sinistra DEVE trovare il modo.

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