Se l’Italia tollera la poligamia

Una delle difficoltà ancora poco valutate dell’integrazione delle comunità islamiche in Europa è la poligamia, considerata un reato dai codici penali europei e ammessa invece dalla legge coranica (e, per la verità, anche dall’Antico Testamento, il che ha provocato controversie tra sette ebraiche ortodosse e Stato d’Israele).
La questione è d’attualità in Francia da quando, per la concessione dei permessi di soggiorno e delle provvidenze sociali, si è data applicazione concreta alla legge Pasqua del 1993, che vietava la poligamia, fino ad allora lungamente tollerata per la numerosa comunità islamica.
Da quando lo Stato, in coerenza con il programma di ìfrancesizzazioneî dell’Islam, che contempla anche seminari pubblici per gli imam e prediche in francese nelle moschee, ha cominciato a riconoscere una sola moglie, sono cominciati i guai.
Infatti, se la poligamia è estranea alla civiltà europea, anche il ripudio delle mogli ìin sovrannumeroî lo è altrettanto.
A difesa delle mogli abbandonate, e quindi private di assegni familiari e permesso di soggiorno, sono scese in campo associazioni umanitarie e persino settori del movimento femminista, che invece sul piano culturale condanna la poligamia per il suo carattere maschilista.
Anche in Italia, seppure trasversalmente, il problema è stato posto.
Nel 2003 il tribunale di Bologna ha assolto un poligamo islamico imputato di bigamia perché ha ritenuto che la legge punisca quel reato solo se viene compiuto sul territorio nazionale. Questa sentenza, che ha di fatto legalizzato la poligamia in Italia (purché i matrimoni siano stati celebrati all’estero), non ha suscitato allarme perché si calcola che questa situazione interessi, nel nostro paese, non più di quindicimila immigrati.
Resta, però, un problema di principio irrisolto.
Accettando (come succede in Italia) che per gli immigrati valga il codice civile dei paesi d’origine, si ledono diritti fondamentali a cominciare da quello di parità; cercando di imporre la laicità alla francese si interferisce nella libertà religiosa, anche se per ottime ragioni. (Il Foglio)

di Rolli il 9 febbraio 2005 in Politica · commenta

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