La Jena aveva ragione

Prima di tutto la nostra solidarietà a Giuliana Sgrena, giornalista di valore, inviata consapevole, italiana in pericolo. Poi la nostra solidarietà alla direzione e alla redazione del Manifesto, giornale che non ci piace, e anche per questo rispettiamo.
Come nel caso delle due Simone, un paese dotato di senso di sè sospende ogni divisione (non ogni dissenso) quando c’è un interesse nazionale in gioco: la vita di una nostra connazionale in mano a rapitori e assassini abituali lo è, così come lo è l’incolumità fisica dei nostri militari e dei nostri cooperatori.
Detto questo, vorremmo dire ai colleghi del Manifesto che aveva ragione la Jena, quando ebbe il coraggio di scrivere l’ovvio: tra i marines e i tagliatori di teste, meglio i marines.
Il Manifesto nacque da una ribellione anti-dogmatica e anti-autoritaria all’interno del mondo comunista.
Tra tutti i fogli della sinistra cosiddetta radicale dovrebbe dunque essere il più pronto a leggere la realtà, a discernere il terrore e il banditismo dalla lotta di liberazione nazionale. E anche a proposito della lotta di liberazione nazionale dovrebbe chiedersi se ormai, a processo democratico avviato, essa non debba ripudiare la violenza per esprimersi in forme politiche. Soprattutto quando la violenza è ormai determinata ricerca del bersaglio innocente ma usato quale ostaggio mediatico per gettare scompiglio nei paesi occidentali impegnati a sostenere il processo democratico appena avviato.
Giuliana Sgrena, al momento del rapimento, era appena uscita dalla moschea sunnita di Al Kastl, dove ci sono molti sfollati di Falluja, la città espugnata dagli americani che è diventata un po’ il simbolo dei cosiddetti resistenti e dei loro sostenitori occidentali.
La stessa città che, secondo un’altra rapita, Simona Torretta, gli americani non volevano altro che distruggere.
Forse quei ribelli sarebbero meno aggressivi se sapessero che le loro imprese non trovano sponde ideologiche all’estero.
E’ una tragica circostanza del destino che proprio il collettivo del Manifesto sia costretto a questa riflessione dall’ansia e dall’angoscia per la sorte di una sua compagna. Aiuterebbe la rilettura della frase pronunciata al congresso ds da Fassino: i veri resistenti sono gli otto milioni di elettori che hanno votato in Iraq.
Ma, per rileggerla, al Manifesto devono prima pubblicarla, visto che ieri è stata censurata sia nel commento di prima pagina sia nel resoconto interno del discorso del segretario ds. (Il Riformista)

di Rolli il 5 febbraio 2005 in Opinioni · 3 commenti

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Barabba 4 febbraio 2005 alle 23:53

Eh già, proprio forti questi resistenti. Non so se avete letto le loro mirabolanti imprese sul blog di Mohammed e Omar

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marcom 5 febbraio 2005 alle 09:23

Pero’,anche ‘sta Sgrena e’ una che ci indovina!!Aveva previsto che le elezioni irachene sarebbero fallite!Quelli di sinistra,(riformisti o radicali)per azzeccarci almeno una volta,debbono andare a farsi benedire!(vedi anche,in proposito,la relazione di Fassino).

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eMi 5 febbraio 2005 alle 12:00

“Il Manifesto È un giornale libero… libero di scegliere cosa pubblicare, e Fassino È stato troppo cattivo, non ce la doveva mettere quella frase, eh no! Non si fa così, allora noi (loro) ti censuriamo! Noi siamo un giornale libero…”
Naturalmente faccio dell’ironia, ma a volte mi sembrano tanti bambini capricciosi (e questo vale per dx e sx), per questo non ho mai partecipato attivamente alla politica…
In quanto alla Sgrena mi auguro un buon fine della vicenda come per le due Simona, saro’ felicissimo d’acoltare la sua voce qualsiasi cosa ella possa dire purché esca viva da questa vicenda, e prego per lei…

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