Elezioni irachene? Ma va’!

Mentre la sinistra moralmente decente esercita un minimo di autocritica necessaria dopo l’esito positivo delle elezioni irachene, e l’Avvenire, giornale clericale e quindi con una posizione fortemente critica nei confronti della guerra in Iraq, è intento in una continua e proficua analisi positiva – segnalata e commentata da Windrosehotel – degli eventi iracheni, l’altra parte della sinistra si arrocca ancor di più sulle sue posizioni, irrigidendole e negando l’evidenza dei fatti.
Il leader dei disobbedienti Francesco Caruso, ad esempio, mette in discussione che possano essere effettivamente avvenute delle elezioni in Iraq ed esterna:”Che barzelletta, le prime elezioni libere in territorio occupato… Non sappiamo nemmeno se si siano svolte davvero, queste elezioni. Non voglio sembrare cattivo, ma non mi fido. » stato solo un grande spot per nascondere l’impantanamento”.
I “Beati costruttori di pace” (sic) scrutano l’orizzonte e ovviamente vedono la “guerra civile“, e pur non negando (troppa grazia) siano avvenute delle elezioni in Iraq si mostrano sospettosamente dubbiosi:” Si sa che la gente è andata a votare, ma dovremo verificare. Se c’è stato bisogno di una verifica in Ucraina…”
Nelle more del loro super controllo elettorale, Reporter Associati snocciola i suoi dati: meno del 30% al voto, nessuna donna in fila fuori dai seggi elettorali, inchiostro modello scolorina per far votare sempre gli stessi; nel frattempo Luca Casarini invoca la “resistenza irachena“, ormai ultima chance contro il nemico americano che organizza le elezioni esclusivamente per porre il definitivo trampolino di lancio per un’occupazione permanente, altro che democrazia!
Fabio Alberti, di “Un ponte per..” dice di non aver mai sbagliato una previsione sull’Iraq (le vicende delle sue consorelle Pari e Torretta dimostrerebbero il contrario, ma tant’è..), e anche lui vede nel voto il passo definitivo verso la guerra civile.
Chiude la sfilata opinionista quell’uomo di ‘spessore’ e ‘cultura politica’ che è Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas, il quale chiama in piazza la sinistra radicale, il 19 marzo a Roma, (ma a Milano mai? sempre qui?) per fermare la guerra. (?)
E uno si chiede se sia anche questa la sinistra che Fassino e Prodi intendono portarsi appresso. Giusto per fare un po’ di conti e capire quanti secoli ancora rimarrà Berlusconi al governo.

di Rolli il 3 febbraio 2005 in Politica · 6 commenti

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bill 3 febbraio 2005 alle 10:58

Ventomare questi tipi non li classifica come “comunisti”. Ok. Basta la definizione di patetici? E, vista la gente ammazzata dai kamikaze resistenti, di stronzi?

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Alex Marra 3 febbraio 2005 alle 12:10

Non sappiamo nemmeno se si sia svolta davvero, questa guerra. Non voglio sembrare cattivo, ma non mi fido. Forse è’ stato tutto uno spot per vendere le bandiere arcobaleno.

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marcom 3 febbraio 2005 alle 14:42

Alex Marra,per come ce l’hanno raccontata e per quello che,invece,poi si e’ visto,penso proprio che tu abbia ragione.Hanno pensato e realizzato un grosso business.Per queste cose i sinistri sono quasi imbattibili.

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blind 3 febbraio 2005 alle 21:06

Prima Jena su La stampa di oggi:
“Amarezze- -Quando Kofi Annan gli comunichera’ che Prodi in persona, addirittura d’accordo con Bertinotti, gli chiede di ritirarsi dall’Iraq, Bush ne sara’ profondamente amareggiato. Ci restera’ malissimo…ma…ci restera’”.
Fantastico!
Blind

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Paolo di Lautreamont 4 febbraio 2005 alle 01:12
Wellington 4 febbraio 2005 alle 20:34

Come fa Asor Rosa con quel libraccio che ha scritto (La Guerra) ad avere la faccia di fare il moderato adesso.

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