Walter Veltroni: il colpevole silenzio della sinistra

“Il comunismo ha prodotto un immenso dolore. La Storia si può fare solo facendosi carico di tutte le pagine, sia quelle chiare che quelle scure”
Con queste parole, Walter Veltroni, si è recato a Trieste dove ha visitato le foibe titine e inaugurato, si spera, una svolta nell’elaborazione storica da parte della sinistra.
Non vuole più una “memoria divisa”, il sindaco di Roma, dove si commemorano solo le vittime di una parte, ignorando sprezzantemente quelle dall’altra: “ha ragione Ciampi: se non si può fare la storia condivisa, bisogna almeno fare la storia intera. Capire che questo dolore è un dolore che appartiene a tutti gli italiani. Qui, in questa terra, anche geograficamente frammentata, nello spazio di pochi chilometri si concentra la memoria di tutti gli orrori del secolo dei totalitarismi: le leggi razziali, le persecuzioni fasciste, quelle comuniste e la Guerra fredda“.
Non interessa, a Veltroni, quale sarà la reazione della sinistra di fronte a un gesto che appare rivoluzionario per alcuni, ma uno “strappo” per altri, auspica solo che “tutti capiscano” e comunque lui non ha tentennamenti o ripensamenti, fila dritto per la sua strada, anche a rischio di essere tacciato di revisionismo.
Non si sente nè ‘ex’ nè ‘post’ comunista, solo una persona che ha metabolizzato, vissuto, capito piano piano cose che prima forse erano meno nitide.
La caduta del Muro di Berlino? Una “liberazione”, e lo pensava in tempi non sospetti: “non ho mai messo piede in un Paese dell’Est prima dell’avvento di Gorbaciov. Io non avevo nulla a che vedere con quella storia… i leader sovietici mi facevano pena, mi erano del tutto estranei, tenuti in vita con gli espedienti che sappiamo. Erano già un mondo finito molto prima del Muro
Abbiamo avuto bisogno di tempo per capire, e forse siamo stati anche vittime di quello stesso colpevole silenzio della sinistra che ho denunciato oggi”
Chi aveva una formazione politica e culturale come la mia non poteva non sentire il comunismo reale come odioso e nemico. Io nel ’68 stavo con Jan Palach, chiaro? Adesso sono venuto in questa terra che è un luogo simbolico perchè è stata contemporaneamente vittima del fascismo, del nazismo, del comunismo e della Guerra fredda…Quando vai dagli sloveni devi parlare anche delle foibe, quando vai sulla foiba devi parlare anche dell’Olocausto e spiegare le differenze.
Se fai questo e non nascondi nessuna verità puoi avere anche una funzione educativa.
Se non lo fai non ha il minimo senso.” (fonte:Il Giornale)

di Rolli il 2 febbraio 2005 in Politica · 27 commenti

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blind 2 febbraio 2005 alle 01:58

Rollina, sei fantastica!
Ora devo chiudere ma ne riparliamo domani.
Buonanotte e grazie ancora!
Blind

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Rolli 2 febbraio 2005 alle 02:06

:)

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Raff 2 febbraio 2005 alle 05:50

Beh…Giù il cappello…Speriamo qualcuno gli vada dietro, ma perchè penso che gli daranno del fascista ora? Vedremo. Sono davvero piacevolmente sorpreso, però da Veltroni che normalmente mi sta molto, molto, molto ma moooooolto antipatico: quando però uno dice cose così, simpatia e antipatia non contano.

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eMi 2 febbraio 2005 alle 11:52

Cosa ne penseranno i vari Rizzi, Diliberti…?!?

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Wind Rose Hotel 2 febbraio 2005 alle 11:54

Svolte

Veltroni e il comunismo, Veltroni e i conti con la storia: Da Rolli si racconta la svolta.
Sempre da Rolli, si parla del giudice di Brescia …

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bill 2 febbraio 2005 alle 11:59

Veltroni stà studiando da leader dell’opposizione. Ha capito che, finchè continua la menata dell’antifascismo vecchia maniera, non c’è trippa per gatti.

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blind 2 febbraio 2005 alle 13:47

Non mi piace. Non mi piace e non mi piace.
E’ troppo comodo chiamarsi fuori cosi’ da una militanza politica condivisa per decenni con tutti gli emuli di Togliatti e suoi protettori.
La Jotti, Cossutta, Natta, Berlinguer e D’Alema prendevano lo stesso ascensore di Botteghe Oscure che prendeva lui.
Quando parla di silenzio della sinistra, Veltroni parla del suo silenzio, visto che il suo ruolo non era del piccolo militante che attacca i manifesti e poi se ne va a votare nelle occasioni canoniche e basta.
Lui e’ complice dei silenzi che hanno distrutto migliaia di famiglie di profughi istriani, dalmati ecc… che non avevano accettato di essere svenduti al comunismo di Tito e solo per questo fatto furono perseguitati in Italia e accusati di essere fascisti indegni anche della cittadinanza italiana.
Veltroni non vuole che si facciano paragoni tra le foibe e la shoa’ e va bene ma se parla di comunismo internazionale, allora, il paragone ci sta eccome.
Perche’ la shoa’ intesa come sterminio di massa per mano comunista ha colpito un numero incalcolabile di persone e, ancora oggi, il contatore continua a girare a Cuba come in Corea del nord o Vietnam, ecc…
Non basta indossare il vestitino buono delle grandi occasioni e, senza neppure fare un mea culpa, girare la faccia dall’altra parte e stop.
Bisogna, credo io, sporcarsi le manine e raccontare cosa succedeva nei luoghi sacri del comintern italiano che il kennedyano Walter ha frequentato da dirigente e dove ha pure preso delle decisioni.
Senno’ meglio Cossutta con le sue coerenti omerta’ e i suoi fantasmi ideologici.
Blind

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marcom 2 febbraio 2005 alle 14:29

Uomo bianco Veltroni:lingua biforcuta,augh!!

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ventomare 2 febbraio 2005 alle 20:14

Ci sono da fare delle precisazioni.
La prima. Un conto è comunismo un conto è dittatura. Il comunismo è una concezione egalitaria della vita. la dittatura è solo l’esercizio del potere di costrizione. La quasi totalità dei regimi comunisti purtroppo sono stati delle dittature, probabile perché l’uomo non era sufficientemente evoluto da non saper distinguere uguaglianza da uniformità. L’egalitarismo non vuol dire uniformità, vuol dire stesse opportunità. Nella rivoluzione francese, ad esempio, il peso di ÈgalitÈ e fraternitÈ è di 2 a 1 rispetto a libertÈ.
La differenza tra destra e sinistra sta tutta nel quanto devono pesare l’ÈgalitÈ rispetto alla libertÈ. Personalmente ritengo che l’idea morale, e perciò solidale è innata in noi, e coincide con il principio di autoconservazione della specie. Il senso di autonomia e di individualismo, dovrebbe corrispondere invece al principio di autoconservazione dell’io, ed in qualche modo essere collegato ad un idea “ego-istica”, e di conseguenza più legata alla libertà. Ma la libertà è anche affrancamento dai vincoli e dai limiti di bisogno, per cui in fondo, anche di liberazione dalla povertà.
Ora questo concetto duale di libertà e di fraternità si sta riproponendo tra il “sogno americano” ed il “sogno europeo”, e qui sta il quibus di tante polemiche e contrapposizioni. I diritti di proprietà e l’esclusività, invece che i diritti umani universali con l’inclusività. L’individualismo contro l’empatia. La felicità dell’umanità contro la felicità di un popolo, di un’etnia, di un gruppo, di uno stato-nazione. La nazione eletta contro il mondo. Ma ci stanno venendo incontro molte chance, il local ed il global, l’unità nella diversità, lo stesso destino umano e della natura, la tecnologie connettive, i limiti delle risorse del globo, dell’ecosfera o almeno i suoi tempi di riciclo. Tanto più il mondo offrirà risorse illimitate tanto più si ridurranno gli spazi di accumulazione senza limiti. Come la risolveranno i fautori dello sfruttamento infinito delle risorse? Scaveranno l’Alaska per continuare a viaggiare con gli Hammer da 9.000 cm3 di cilindrata? C’è un test molto significativo che ho letto nel libro di Rifkin, ed è il test del letto di morte: quando si sta per morire cosa conta di ave fatto nella vita? aver escluso ed accumulato o incluso e condiviso? Meditate gente, meditate!
Il concetto di libertà non va confuso con il marketing politico della “La Casa delle Libertà” italiana, perché quella è solo la libertà di farsi i cazzi propri: la libertà di essere un monopolista dell’informazione, la libertà di avere 13 ville. Che cazzo ci farà uno con tredici ville in Costa Smeralda? Questa è l’idea del mondo “ghe pensi mi”, “io so io, e voi non siete un cazzo!” l’idea di decidere per uno di quello che è giusto per tutti. Ecco perché si trovano bene con Bush, perché l’unilateralismo è questo: io ho la risposta per tutti e la impongo, con i soldi o con le armi! oppure che le truffe e la corruzione, sempre “perché io so io, e voi non siete un cazzo!”

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eMi 2 febbraio 2005 alle 20:32

VentoMare le tue solo parole al vento, dammi un solo esempio di comunismo reale in cui non vige una dittatura! Dici l’uomo non È perfetto, dovresti dire il comunismo non È perfetto visto che questa macchina infernale addesca le masse con la speranza dell’eguaglianza e le riduce spesso alla prigionia fisica o mentale.
I fatti sono quelli che sono, persino la Cina si È dovuta piegare ad un certo liberismo per garantire un minimo di benessere al suo popolo, con la sottile differenza che tutto questo avviene senza nessuna libertà di pensiero, hanno piegato il mercato a dogma del partito, quand’È che adotteranno la libertà? Mai, lo sai bene.

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ventomare 2 febbraio 2005 alle 20:36

ARIECCOLO! Mo s’è inventato il comunismo senza comunisti. Datemi la paura del comunismo e vi solleverò il mondo! Però, non so voi che sensazione avete, ma a me sembra che non attacca più. Spara a vuoto! Fallito il miracolo economico, il tentativo, come faceva notare qualcuno tempo fa su Repubblica, è sostituire il sogno di ricchezza all’incubo del terrore e morte. Un ripiegamento non da poco, e poi più poveri di così!
BERLUSCONI: IN ITALIA C’E’ UN COMUNISMO SENZA COMUNISTI
“Ci puo’ essere un comunismo senza comunisti, il fatto e’ che non e’ cambiata in loro la mentalita’, la forma mentale”. Silvio Berlusconi torna ad accusare l’opposizione: “Criminalizza l’avversario, sostiene il massimalismo dei sindacati come la Cgil, utilizza la giustizia per attaccare gli avversari, sono contrari a uno Stato liberale”. Per il premier il centrosinistra “e’ tenuto insieme non da un programma, ma soltanto dalla voglia di conquistare il potere”.

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ventomare 2 febbraio 2005 alle 20:40

Vedi emi, la libertà di accumulazione funziona bene lì dove c’è povertà, perché l’iniziativa individuale volta allo sfruttamento materiale serve per emanciparsi dalla povertà. Ma quando ci si è emancipati e, tra l’altro non c’è la possibilità di risorse infinite, cosa serve accumulare ancora, se non a rendersi infelici. Per esempio potrebbe esssere utile recuperare il rapporto con la natura vista come amica da proteggere piuttosto che come un limone da spremere fino all’aridità ed al grigiore. Non pensi?

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Calvin 2 febbraio 2005 alle 22:26

Per esempio potrebbe esssere utile recuperare il rapporto con la natura vista come amica da proteggere piuttosto che come un limone da spremere fino all’aridità ed al grigiore. Non pensi?
E’ un invito a farsi le pecore? Che razza di pervertiti voi comunisti, altro che terrore e morte.

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ventomare 2 febbraio 2005 alle 23:28

per ogni comunista a favore della natura, c’è un Calvin contro natura!

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LR 3 febbraio 2005 alle 00:36

Ventomare mi dici qualcosa su questo “sogno europeo”. Sarò ottuso ma non lo vedo. Mi vengono alla mente i libri di Rifkin Jeremy, del tipo:
“lo spirito americano…sta oggi vivendo un momento di declino [???]…confrontandolo con un sogno emergente ma molto diverso: quello europeo. [???] Germogliato al crocevia fra la postmodernità e l’emergente era globale [mi sono perso qualcosa?]…speranza per il futuro…il ponte che può colmare la distanza fra due epoche…le radici di questo sogno…i concetti fondamentali dell’epoca moderna, che invece in America sono stati eletti a valori assoluti [???], come individualismo, Stato-nazione, libero mercato. L’Europa infatti promuove lo sviluppo sostenibile [ah si??], l’integrazione sociale [eh??] e la responsabilità collettiva [ah ah ah] tanto quanto l’America privilegia la ricchezza individuale, crescita economica illimitata, la difesa degli interessi privati… I cittadini europei…godono di maggiore protezione sociale [forse troppa?], di più tempo libero, di una più lunga aspettativa di vita; i tassi di povertà e criminalità in Europa sono meno elevati [ah sì??] e anche l’economia del Vecchio continente ha recentemente guadagnato terreno nei confronti di quella d’oltreoceano. ”
Boh. Quanto c’è di vero? Tutto questo è il sogno europeo? A me questo tizio sembra invasato e cialtrone. Ognuno giudichi secondo coscienza. :-)

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ventomare 3 febbraio 2005 alle 13:37

Bè, è l’Europa è più che un’idea, LR, un’idea che arriva insieme a tante altre cose, alla globalizzazione delle merci, dei capitali e del lavoro, alle lealtà trasversali, alle appartenenze multiple: si può essere islamici ed europei, lombardi ed europei, arriva insieme alle criticità dell’inquinamento, alle reti di telecomunicazioni e all’abbattimento dei confini reali e virtuali. Rifkin fa riferimento ad una fonte enorme di dati e di convergenze: l’idea della complessità non gestibile con gli elementi dello Stato-Nazione, la necessità di fare un salto in avanti come capacità di processo. Le reti internazionali della società civile che tessono una trama trasnazionale. Tutto questo, anche se non in tempi brevissimi, prefigura un futuro che potrebbe andare oltre lo stato-nazione e le metanarrazioni (l’eroismo bellico, il destino e la storia comune di nazione, la fedeltà all’idea patria) necessarie a sostenerle, l’idea di local e global, fisico e virtuale, affettivo e connettivo, l’idea di empatia per le sorti dell’altro piuttosto e di inclusione, piuttosto che di esclusione di individualismo ed egosimo. La televisione ci fa partecipi ogni giorno delle disgrazie degli altri che avvengono a migliaia di chilomentri di distanza e coinvolgono noi stessi turisti globali. Non è facile sottrarsi alle emozioni di partecipazione, riusciremo più a chiudere gli occhi? Le scoperte sulla senzienza degli animali riusciranno a farci sopportare le sperimentazioni assurde, l’allevamento forzato: tutte cose che poi si ritorcono verso di noi.
C’è il parallelo che Rifkin fa tra la pulsione di vita e quella di morte del bambino-uomo con quella della società dell’orda e quella di oggi. Il consumismo, anzi il consumerismo sfrenato appare come un tentativo inane di sottrarsi alla morte spremendo la madre-natura come un limone, sempre più rinseccolito. Forse sarebbe il caso di fare un nuovo patto con la natura.
Bè, l’Europa e anche le altre realtà trasnazionali che vanno piano piano nascendo, come l’ASEAN, l’Europa dell’estremo oriente, oppure le aree di libero scambio in America Latina, sono un tentativo, da una parte di dare una risposta alla complessità del mondo e dall’altra di dare una risposta alle esigenza di universalità dei diritti umani. I diritti umani di tutti le persone della terra, la Costituzione europea è un tentativo di scrivere una carta universale e non dell’interesse degli uni contro gli altri. SE tutto questo riuscirà non lo so, so solo che è una grande risposta a grandi problemi. Ed è anche una bella risposta, che non è secondario.
P.S: anche il concetto di scienza che delinea Rifkin è un concetto interessante. La scienza e la conoscienza non giustifica tutto, ma deve essere funzionale ai destini dell’uomo, della natura e finanche dell’universo. Una scienza attenta, divita non di morte. Interessante è la critica fatta citando Martin Rees dell’esperimento del Brookhaven National Laboratory dove per tentare di fare il brodo primordiale si rischia, anche se con una probabilità di uno su cinquanta milioni di ridurre la terra ad una palla di centro metri di diametro, o addirittura di lacerare la struttura dell’universo. Il principio di precauzione sta cambiando il nostro modo di pensare anche al progresso scientifico e tecnologico, mentre ad esempio gli americani sono più disposti al rischio (vedi gli OGM, ormai hanno il 50% delle colture coltivate così), perché legati di più ad un’idea dove il beneficio opportunistico prevale sui rischi di danni generali.
Io lo conoscevo Rifkin, mi sono ritrovato dall’inizio con tante sue idee per esempio legate ai cambiamenti che internet avrebbe apportato all’idea di proprietà derivandole sull’idea di accesso e condivisione, ma questo libro, devo dire, è veramente illuminante.

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bill 3 febbraio 2005 alle 14:50

Ventomare, è roba vecchia come il cucco. Gli Americani hanno gli OGM semplicemente perchè non è mai, dico mai, stato provato che facciano male. Il pragmatismo che non piace ai finto- naturalisti è quella cosa che ha fatto sì che oggi non si muoia per un’influenza, che ci ha dato la pennicilina etc etc. La natura non è benigna a priori, anzi, da quando l’uomo ha il dono dell’intelletto lotta per non esserne sopraffatto. Venendo all’Europa, sinceramente io vedo un’area commerciale piuttosto estesa, con una popolazione vecchiotta, con un mercato del lavoro mediato da regole ed organizzazioni medioevali, culturalmente ancora ferma agli anni 50 e 60, politicamente ridicola. Non c’è una crisi internazionale che veda l’Europa protagonista di una qualsiasi politica estera (d’altronde, non si vede perchè si dovrebbe fare una politica francese in 25, senza lalcun beneficio per gli altri 24). Mi dispiace, ma io penso che l’Europa stia semplicemente finendo, proprio mentre sembra che nasca.

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marcom 3 febbraio 2005 alle 15:07

Sara’ la crisi economica che non fara’ nascere l’Europa e fara’ riemergere i nazionalismi.L’euro forte ed il costoso welfare che c’e’ dappertutto,unito alle riforme importanti che ogni nazione dovrebbe fare e che non fa,la faranno rimanere ai margini dei mercati globalizzati.E senza produzione e commercio adeguati non si va da nessuna parte.

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blind 3 febbraio 2005 alle 15:25

Aria fritta, Ventomare, il “tuo” comunismo e’ aria fritta e rifritta che puzza di vecchio e di rancido.
Eppure si e’ appicicata addosso a te e a tanti come te.
E’ sempre stata aria fritta e talmente inconsistente che per diffondersi tra i poveracci doveva essere mascherata dietro qualcosa di concreto e veramente ed emotivamente forte.
quel qualcosa e’ stato per l’URSS il satana americano. Il corrotto nemico del proletariato. L’affamatore dei popoli.
Oggi tu e i tuoi compagni nascondete il vostro vuoto fatto di idee e di progetti obsoleti indicando il solito vecchio satana lontano e quello nuovo che tanto vi unisce nella lotta; Berlusconi!
Blind

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ventomare 3 febbraio 2005 alle 16:11

Bill è il nuovo concetto del “principio di precauzione” quello che fa la differenza, Bill. Non deve essere accertato che una cosa non fa male per farla accettare, ma che non fa male, oppure che non fa male oltre una soglia pericolosa. Questo cambia l’approccio con le cose. Non mi devi dimostrare che gli OGM fanno male, ma fintanto che non sarà dimostrato che non fanno male io mi muovo con estrema caurtela su questo. Per quanto riguarda le economie si va verso le grandi aggregazioni, questo è indibitabile. Per esempio Rifkin si domanda cosa faranno Canada e Messico. Diventeranno Stati degli Usa o si aggregheranno con l’Europa e Le comunità dell’amarica latina- L’Europa non è uno stato, non ha la sovranità territoriale, ma è un istituzione che è sopra gli stati e serve per organizzare, facilitare mediare, è questa la grande novità. Dare spazio alle regioni, alla cultura della diversità, ai localismi non etnici. La crisi colpirà chi non si aggrega. La società delle reti è una società inclusiva, dove vige il concetto del win-win. Ad alcune società ad esempio conviene aiutare i loro partner in crisi, perché la sopravvivenza dei partner è fondamentale per loro. Il mondo globale è troppo anche per le multinazionale, diventano troppo rigide. L’IBM ha ceduto reso pubblici ultimamente 100 brevetti proprio perché nella netwprk society vale il concetto dello scambio della cooperazione, al massimo della coopetition, crasi tra cooperation e competition. Il mondo sta cambiando e cambiano anche i pardadigmi economici e politici. L’Europa, con tutte le sue lentezze è l’esperimento più innovativo e, per certi versi più grandioso che sia mai stato tentato tra la comunità dei popoli.
Blind, l’idea di solidarietà che ho io non ha niente a che vedere con il comunismo reale, sono lontano anni luce. NÈ l’Urss, nÈ la Cina, nÈ nessuna dittatura. Che sia chiaro. Io sono dove c’è bisogno di libertà e giustizia. Altra cosa è domandarci se il capitalismo, da solo, ci salverà. E se il capitalismo è l’idea di libertà. Capitalismo ho detto, non democrazia, ovvio. La società delle reti è l’alternativa al capitalismo. Il capitalismo sta invecchiando.
La missione dell’Europa è la pace, Blind. L’idea stessa di interconnessione è pacifica. Se io servo a te, tu non mi puoi fare la guerra. L’europa nasce dalle stragi infinite che abbiamo vissuto nel nostro continente. L’europa è per la pace e per la vita. Non è un caso che chi si vuole unire all’Europa deve cancellare la pena di morte dal codice penale.
Berlusconi è un buffone, Blind. Un bugiardo, un demagogo, un manipolatore. Berlusconi è un’infelice che ha bisogno di accumulare incessantemente per sentirsi un uomo. Dimmi se c’è solo una cosa che ha fatto in questi 5 anni che ha migliorato la nostra vita. Una sola. A parte la patente a punti, e la legge sul fumo. La prima di queste ormai è quasi fallita. La seconda forse funziona perché è stata portata avanti da Sirchia, un personaggio coerente e degno e per questo inviso ed estraneo al governo, e forse agli stessi elettori della CdL.

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Rolli 3 febbraio 2005 alle 17:36

Cosa ha fatto Berlusconi?
Le rogatorie, con tua buona pace; la legittima suspicione, che capisco non ti serva (finchè non ti capita)visto che sei attento ad insaponare i nodi scorsoi; la regolarizzazione degli extracomunitari (700.000, tesoro); l’abolizione della vergognosa tassa di successione; i tagli alle tasse, pur se in minimi e in ritardo.
Colpa grave non aver riformato la giustizia.

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ventomare 3 febbraio 2005 alle 17:51

L’abolizione della tassa di successione una giustizia? Guarda che fino alla prima casa (300.000 milioni circa) c’era esenzione totale anche prima. L’abolizione senza limiti altro non è il perfetto contrario della parità delle condizioni di partenza. La pura, intaccabile conservazione dell’esistente. Meno male che siete liberisti.
Sull’infinità di strumentali legge ad personam neanche ne parlo. Un conto è discutere sul miglioramento delle regole di giustizia, un conto è la strumentalizzazione e la torsione di regole ed istituzioni pro domo propria. Non ci sarebbero voluti 2 anni e mezzo di legislatura per farle approvare, altrimenti.
Sulla politica verso gli extracomunitari lasciamo perdere.
E comunque il bilancio mi sembra proprio poverino.
Per cosa pensi sarà ricordato il governo Berlusconi? E dimmelo sinceramente, Rolli. In questi punti ci vedo proprio niente.
Il contratto con gli italiani, fallito? Il lifting? La partecipazione alla guerra in Iraq? Le leggi ad personam?
A me sembra solo un triste e scarno bollettino, specialmente per i miracoli che aveva annunciato.

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Rolli 3 febbraio 2005 alle 18:03

Per l’ennesima ed ultima volta: la tassa di successione era una vergogna; un’imposta su beni già stratassati all’origine di fatto, tuoi per discendenza e diritto, sui quali uno Stato vessatore ti imponeva il pizzo per entrarne in possesso.
Poi lasci stare di qua e lasci stare di là ed hai risolto, vero? Quelli sono fatti, e punto.
Del lifting me ne frego, e gli è venuto pure bene. Ma tu guarda se uno non può rifarsi denti e capelli o quel che diavolo gli pare!
Anzichè di parlare di cazzate, cita le omissioni vere, anzichè i lifting, mtipo l’andare a Nassirya con un ritardo vergognoso.
E’ che sei l’espressione di quella sinistra incapace che infatti fa vincere Berlusconi.
Argomenti, non demagogia, please

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ventomare 3 febbraio 2005 alle 18:32

La demagofia, cara Rolli è il contratto con gli italiani, è la mappa con l’Italia dei ponti, delle ferrovie, dei trafori, della autostrade, dei passanti, del mose, l’Italia del bengodi infrastrutturale, quando in 4 anni sono stati spesi 5 milardi di euro contro i 50 che erano stati promessi. Questa è demagogia.
Adesso vediamo se nelle scadenze elettorali Vespa farà una puntata con le cartine: promesse e realizzate. Oppure ci sentiremo dire: “Abbiamo iniziato, ma per il completare il programma ci servono altri 50 anni, voi intanto accontentatevi delle buone intenzioni!”
Mi piacerebbe sapere da te cosa ti attendi che Berlusconi prometta nella prossima campagna elettorale.

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Rolli 3 febbraio 2005 alle 18:48

A me basta la Riforma della giustizia, e non quella scemenza che è stata fatta. Il resto viene da sè.
Tra l’altro è fesso, da questo punto di vista: gli è stato dato mandato per la GIUSTIZIA e se avesse fatto quanto doveva si assicurava il voto degli elettori per altri 100 anni
Prega che non se ne renda conto prima delle elezioni :P

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luca 3 febbraio 2005 alle 19:55
ventomare 3 febbraio 2005 alle 20:08

bel colpo, luca. :)
Buffett sorpassa a sinistra Rolli e la sua “aristocracy of wealth”.

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