Compagni tristi 3 / deprimenti

E’ deprimente osservare e toccare così tangibilmente la tristezza della sinistra di fronte alla vittoria del popolo iracheno; un popolo stremato da una sanguinosa e lunghissima tirannia, liberato e poi, con sangue e fatica portato ad esprimersi, per la prima volta liberamente, sul proprio destino.
Certo, sono elezioni sotto ‘occupazione’, ma ci sono state e non era facile sfidare i cecchini e i tagliagole che tanta sinistra, e perfino un giudice, hanno derubricato alla voce “guerriglieri“, “resistenti“, legittimandoli di fatto.
Si dice che da queste elezioni verrà fuori un popolo “spaccato”, ma lo era anche prima, con la differenza che sotto Saddam gli sciiti furono ridotti al silenzio con gas, torture, esecuzioni di massa, divieti.
Non erano spaccati, prima, gli iracheni? Non si notavano, questo è sicuro, nè si sentivano: morivano nel silenzio generale, non c’era possibilità di discutere di sciiti e sunniti.
Quella di domenica è stata una giornata storica, non solo per l’Iraq liberato, ma per chiunque voglia definirsi “civile” e non blateri di libertà tanto per riempirsi la bocca e accomodarsi la coscienza.
Si sono viste le donne, magnifiche, con i figli per mano o tra le braccia, e i mariti accanto; i carrarmati iracheni, che controllavano le strade, dita colorate di inchiostro, scrutatori, visi raggianti, lunghe code di persone che qualunque cosa abbiano votato avevano in comune la sfida al terrorismo, la voglia di scrivere una pagina di storia e di rivoluzione.
Erano belli, fieri, pazienti. Emozionanti.
Li guardavo e pensavo che i nostri soldati non erano morti per nulla, a Nassirya, e nemmeno Quatttrocchi, e nemmeno il povero Bigley, e i bambini esplosi nel cielo con le caramelle.
Pensavo queste cose, e alle voci sommerse di chi diceva che l’Iraq non era solo degli sgozzatori e delle bombe ma anche di gente che aveva ripreso a vivere, a lavorare, a sperare; voci che leggevi solo sul Foglio, su Libero o che ascoltavi nei pochi minuti di un Ferrara su La 7. Tutto il resto parlava solo di morte e sangue, di occupazione ed errori, di acqua che mancava, di ritiro di truppe. Mai del popolo iracheno che voleva risorgere e che sembrava una bestemmia dirlo.
Tante Cassandre che se ne fottevano degli iracheni, prese dal proprio tornaconto politico e ideologico.
Nessuna ricordava le fosse comuni piene di corpi seppelliti in fretta e spesso ancora vivi, e le prigioni terribili stracolme di gente torturata, annientata da qualsiasi violenza; e le notti con le porte sfondate a calci dagli agenti del rais che si portavano via mogli, figli, mariti per non farli tornare mai più, ingoiati nella notte dell’orrore infinito.
No, veniva raccontato solo l’”errore” dell’occupazione, e il terrorismo non come nemico da combattere ma come frutto dell’intervento americano.
E di certo gli israeliani in tutto questo orrore avevano parte e beneficio. Non mancano mai, gli israeliani.
Gli iracheni erano senza voce, e le Cassandre facevano il karaoke.
Domenica se la sono ripresa, la voce, con un dito colorato e il passo deciso, verso le urne. Chi si aspettava il deserto ha visto file di persone in attesa, chi scrutava le finestre per vederle chiuse ha visto case aperte e gente in festa, che camminava verso una nuova era.
Erano belli davvero da vedersi, si stringeva la gola guardando le immagini in tv e sentendoli parlare, veniva quasi da commuoversi nel vedere le mani che infilavano la scheda in quelle scatole di plastica, chiuse con il fil di ferro, e i loro visi soddisfatti, composti e contenti.
Ed è deprimente vedere questi sinistri nostrani che predicano futuri di rovine, con le facce serrate e gli occhi cupi, che non si vergognano nemmeno un istante delle parole che dicono, delle speranze che negano, del popolo iracheno che svendono alla loro ideologia.
E’ deprimente vederli per come sono.

di Rolli il 1 febbraio 2005 in Opinioni · 18 commenti

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Ginchelli 1 febbraio 2005 alle 09:46

Ieri a Zapping (Radio 1 ore 19.30 circa) sentivo Magnaschi (direttore Ansa) che faceva autocritica a nome dei giornalisti dicendo che per mesi i media italiani hanno parlato dell’Iraq solo con: morti, autobombe, attentati, ed ignorando il fermento della societa’ che era in atto. 200 nuovi quotidiani usciti, migliaia di computer connessi ad internet, centinaia di liste elettorali presenti alle elezioni. Quindi non solo morte ma: vita. E tutto questo era ignorato dai media italiani.
In verita’ dico io, solo su alcuni media. Perche’ fortunatamente notizie positive ne avevo letto su blogs e su giornali. Bastava cercarle.
p.s. Belle le foto su http://www.usatoday.com/news/graphics/iraq_elections/flash03.htm , le salvero’.

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blind 1 febbraio 2005 alle 10:11

Bello questo post, molto bello!
Blind

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Minerva 1 febbraio 2005 alle 10:35

La lezione che gli iracheni hanno dato al mondo intero è talmente bella che neanche i commenti sinistri riescono a deprimermi. Comunque la si pensi della guerra, non si può fare a meno di ammmirare questa gente coraggiosa. Chi non riesce a capirlo dimostra un’aridità senza pari.

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LR 1 febbraio 2005 alle 12:47

Immagini talmente belle che, ci scommetto, anche il prossimo voto in Italia, regionali o referendum o quant’altro, registrerà un piccolo incremento di affluenza.
Riguardo il dibattito a sinistra qualcuno sa dirmi qualcosa di più? Da quello che so Rutelli ha bandito completamente la parola “ritiro” e ha invitato alla riflessione scontrandosi frontalmente con i vari Rizzo, Bertinotti, Cento, Fassino e Prodi, che come un disco rotto continuano a chiedere il ritiro contro il “bluff mediatico” americano. Forse augurandosi una dura repressione degli iracheni in caso di ritorno al caos?
A Rutè’! Resisti! Tira fuori le pa… le parole!

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Alex Marra 1 febbraio 2005 alle 13:39

Il direttore dell’Ansa che faceva autocritica? voglio proprio vedere quanto resistono i suoi buoni propositi.

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blind 1 febbraio 2005 alle 13:47

LR, spero che tu non ti sia perso il povero Prodi e le sue dichiarazioni di largo, larghissimo respiro trasmesse mo’ mo’ dal tg1.
Tutte le risposte alle tue domande erano li’…forse…
Blind

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bill 1 febbraio 2005 alle 14:02

Ragazzi, viviamo questo momento di gioia. Viviamolo intensamente, perchè ci siamo sentiti insolentire per due anni da tutta quella massa di pacifinti, comunisti fin nelle budella, che col loro antiamericanismo straccione ci hanno dato dei guerrafondai, dei servi e ci hanno dedicato tutte le altre ingiurie cretine del loro (vecchio, morto, da zombies) vocabolario politichese. La storia cammina infischiandosene di queste mezze calzette tipo Agnoletto, Gruber, Prodi e compagnia cantante. Gioiamo, ma non facciamoci illusioni. Perchè si è visto subito, bastava guardare TUTTI i tg, che era riservata più attenzione alle nevicate e a quei quattro idioti che viaggiavano senza catene in mezzo a una bufera che a queste, storiche, elezioni. Da subito si sono sentite le voci di coloro che quando Saddam gasava i Curdi se ne stavano zittini zittini, e che oggi rivendicano la rappresentanza dei sunniti (che se la possono dare da soli, andando a votare). Già oggi si risentono le lamentele sulla politica estera americana, che guarda caso è quella capace di fare votare due popoli, quello afgano e quello iracheno, che non chiedevano altro. Neanche di fronte agli elettori ammazzati o sfigurati dai terroristi questi ignobili cialtroni riescono a vergognarsi. Questa è la controparte che ci si para davanti. Facciamo in modo che non governi il nostro paese.

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lynch 1 febbraio 2005 alle 14:05

Ti prego, Blind, non lasciarci all’oscuro.
Che cosa ha detto l’autorevole leader della GAD??
Almeno un sospiro dei suoi larghissimi respiri (ma dormiva??)

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lynch 1 febbraio 2005 alle 14:16

Ah, ecco, ho trovato questo…
si convochi, si formi, si faccia
Prodi: “La nostra posizione [tra i partiti di centrosinistra, n.d.r.] non ha nulla di diverso rispetto alla posizione sulla pace e sulla guerra: siamo uniti e non divisi su alcuni obiettivi essenziali. Si convochi al più presto il parlamento che uscirà dalle elezioni, si formi un nuovo governo, si faccia una costituzione che garantisca tutti, anche i sunniti. Ma non basta, se vogliamo la pace ci vuole una soluzione politica, con una convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, per un piano di rientro delle truppe, per un passaggio dei poteri, per un nuovo assetto politico del paese. E solo se necessario, temporaneamente una forza multinazionale dell’Onu che garantisca la sicurezza”

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lynch 1 febbraio 2005 alle 14:19

Ma…. oops
Rutelli contro Prodi: in Iraq exit strategy con gli americani
A proposito di Iraq Rutelli inciampa sul ritiro delle truppe, e sceglie di fare un’altra giravolta, stavolta più ardita delle altre. Perché non solo sostiene, in due interviste pubblicate da Il Giornale e Il Messaggero, che ´più che polemizzare sulle truppe oggi si tratta di capire che contributo utile si può dare al calendario della exit strategy e al passaggio dei poteri agli iracheniª, ma fa balenare una preferenza per un rapporto bilaterale con gli Stati Uniti piuttosto che un passaggio di responsabilità alle Nazioni Unite. Esattamente il contrario di quello che chiedono, quasi contemporaneamente, Romano Prodi e Fassino.
Mentre Prodi, infatti, parla di ´una soluzione politica, con una convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, per un piano di rientro delle truppe, per un passaggio dei poteri, per un nuovo assetto politico del paese. E solo se necessario, temporaneamente una forza multinazionale dell’Onu che garantisca la sicurezzaª, Rutelli sembra spingere con decisione per una nuova entente cordiale con gli Stati Uniti. Parla, all’americana, di exit strategy, e sottolinea come ´il nostro problema sia ricostruire le relazioni transatlantiche. L’America ha una sua strategia, purtroppo la Ue resta divisa. » un prezzo che pagheremo ancora. Bisogna voltare pagina, ma non mi faccio illusioniª, conclude il presidente della Margherita.

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blind 1 febbraio 2005 alle 14:38

Bravo Lynch!
Sono proprio quelle le cose che ha detto al tg, Ti manca solo la sua conclusiva disapprovazione verso ulteriori atti unilaterali!
Forse sono troppo cinica ma non so se l’uomo mi fa piu’ ridere quando parla credendo di usare un tono confidenziale o quando, come oggi, diventa “stentoreo” e militaresco.
Blind

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LR 1 febbraio 2005 alle 14:41

E se Rutelli con un po’ di ambizione si candidasse come leader di una nuova sininstra moderata contro Bertinotti e contro Prodi? Tanto lo sa che perderebbero lo stesso, perchè non tentare? Fantapolitica? :-)

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Uligàn 1 febbraio 2005 alle 14:59

Scusate se riprendo il tema del “fingersi comunisti” ee il conseguente tema “coraggio delle proprie idee” ma bill e marcom hanno istintivamente e correttamente colpito un nervo scoperto: in questo momento di giubilo assoluto per le elezioni in irak, chiunque abbia sostenuto l’intervento laggiù dovrebbe, con il coraggio delle proprie idee, andare in giro urlando in qualsiasi contesto sociale “pacifisti teste di cazzo per l’ennesima volta non avevate capito una emerita mazza e la storia vi ha nuovamente umiliato ed ancora lo farà”.
Oppure giustamente urlarlo nei blog, godendo del silenzio dei blog sinistri a riguardo delle elezioni in irak come per esempio macchianera (unoacaso) che da due giorni postano di brutto solo donnine nude magari nella speranza di smentite sulle elezioni oppure nuove denunce sulla tortura USA.
Però….ammetto che il coraggio delle proprie idee io riesco a trovarlo ora che seleziono accuratamente le mie amicizie e fondamentalmente posso liberamente decidere a piacimento di mandare in culo uno perchè è comunista: non mi cambia nulla in meglio o in peggio a parte l’appagamento personale.
MA….alcune/molte/troppe università italiane sono impestate da docenti che non la pensano solo diversamente da te, giovane studente di centrotrattinodestra(come sarebbe normale:gollisti o socialisti, democratici o repubblicani, conservatori o laburisti e via discorrendo); sono impestate da arroganti persone che impregnate ancora dal credo del comunismo puro ed ideale (esiste ?? bah…), perpetuano la loro vendetta a causa del fallimento del loro sistema di vita ideale (dopo il crollo del muro non si sono più ripresi….) decidendo chi può avanzare in un percorso di preparazione didattica e conseguentemente chi possa avanzare nella gestione del potere in tutti quegli enti che privati non sono .
Faccio un esempio pratico: nel marasma del sistema scolastico italiano e universitario perdere un anno oppure una sezione d’esame o abbassarti la media può cambiarti oggettivamente il percorso professionale di una vita (si pensi ai concorsi pubblici e a che cazzo di giudici ci ritroviamo……..).
Entrare con due anni di ritardo nel mondo del lavoro, se non si è ricchi di famiglia ma anche se lo si è, condiziona parecchio la vita professionale e personale di una persona, anche nel settore privato. Iscriversi ad una università privata per evitare tutto questo, in italia, può destabilizzare l’economia di una famiglia.
Concludo:trovare il coraggio delle proprie idee e manifestarle mentre 1) si è studenti-lavoratori (la cosa mi ha aiutato di brutto di fronte ai paleocomunisti), 2)fondamentalmente di destra (cosa taciuta ovviamente), 3) fatta una rapida analisi che 22 su 23 dei docenti degli esami da superare sono di area PCI/DS (per la cronaca con quello non di area PCI ho fatto la tesi), ringalluzziti da mani pulite (ho conseguito la laurea tra il 1990 ed il 1994) e poi incarogniti dall’arrivo del berlusca, NON è stato assolutamente praticabile per calcolo e convenienza personale. Quelli come me hanno vissuto la loro fede politica come ai tempi della carboneria: me lo rimprovero tuttora ma è andata così. Amen
Uligano
PS Altra cosa è stato per la fede calcistica :-))

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lynch 1 febbraio 2005 alle 15:03

Risposta indiretta a LR…
Ovazione per Prodi: questa è la tua casa
14-03-2004
RIMINI ó ´ Romano, sorridi perché vinciamo ª , urla un delegato della Margherita a Romano Prodi che giunge al congresso di Rimini. Entusiasmo, standing ovation e baci. Tanti baci.
Prodi e signora arrivano a sera, dopo una lunga e faticosa giornata a Ferrara. Il professore è contento dell’accoglienza, ´ ma lo sarei di più se spingessero meno ª , ride cercando di difendere la moglie dalla folla che preme.
Lo hanno accolto abbracciandolo Marina Magistrelli e Rosy Bindi, le due lady di ferro del partito. ´ Romano, stai attento alla Rosy ´ , grida uno.
´ Farò anche questo ª , assicura il Professore sorridendo al suo ex ministro della Sanità.
Arriva Rutelli. Cameramen e fotografi impazziscono. Rutelli bacia e abbraccia il Professore.
Ma poi in sala si fanno sotto tutti: De Mita, Letta, Carra, Treu, Realacci, Micheli, Paolo Costa.
Dini e Marini lasciano il palco della presidenza per abbracciare Romano. “Speriamo che non ci sia anche un Giuda” , si augura un delegato dall’accento romano, issatosi su una sedia per vedere meglio. Finalmente Nicola Mancino che presiede i lavori dà l’annuncio della presenza di Prodi. Ma ormai lo hanno trasmesso anche le agenzie. Mancino sottolinea che ´ oltre alla lista unitaria anche questa è la tua casa ª . Concetto ripreso subito da Enzo Bianco che sta intervenendo dalla tribuna: ´ Romano, tra otto mesi, ne sono certo questa sarà la tua casa ª . E al mattino già Giovanni Procacci aveva sollecitato questo concetto: ´ Smettiamola di considerare Prodi come un apolide. La Margherita è la sua casa ª .

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blind 1 febbraio 2005 alle 15:28

LR: “e se Rutelli con un po’ di ambizione…” …
Tutto si puo’ dire di Rutelli ma non che difetti di ambizione, caro LR.
A proposito del coraggio delle proprie idee di cui parla Uligano, sarebbe molto interessante poter avere qui l’intervista di Veltroni a Telese de Il Giornale di oggi.
Leggere di uno dei piu’ importanti segretari nazionali dei giovani comunisti, che rinnega il comunismo come se ci fosse finito in mezzo per sbaglio, be’, e’ una vera consolazione per tutti.
Purtroppo io sono impossibilitata a trovare l’articolo.
Blind

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blind 2 febbraio 2005 alle 00:25

Uligan, hai proprio ragione!
C’e’ uno strano silenzio imbarazzato nel web di sinistra…
Chissa’ chenon stiano meditando sulla loro infantile miopia.
Blind

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bill 2 febbraio 2005 alle 12:12

Uligan, so bene come sia la sinistra al potere: è sempre stata così. Non voglio dare lezioni a nessuno, sarebbe troppo facile parlare dal pulpito. A me è solo capitato, e capita tuttora, di non riuscire a stare zitto. Nel senso che mi avrebbe fatto tanto comodo mettermi in fila, anche e soprattutto dal punto di vista professionale. E’ che il conformismo di sinistra è una cosa talmente insopportabile nel suo nulla, che non riesco a non mandare a cagare chi dice due stupidi luoghi comuni sentiti per caso, e pensa di parlare di politica. Poi, ho anche amici di sinistra e per un fatto molto semplice: io non sono come loro. La politica non è tutto nella vita per me: viene prima la persona.

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k. 2 febbraio 2005 alle 20:05

“E’ stata dura ammettiamolo, il prezzo per arrivare alla democrazia, alle elezioni, è stato altissimo. Laciando da parte i costi economici, che pure gravano sulle economie occidentali, sono soprattutto le vite umane perse in questa guerra sanguinosa contro il male, quelle che ricordiamo con maggior dolore. Quelle di tanti ragazzi italiani americani inglesi australiani, morti o feriti lottando per il bene dell’umanità. Altri che l’hanno persa l’umanità, come vittime o carnefici nelle carceri dell’orrore. I tanti morti civili iracheni, bambini uomini donne innocenti uccisi dal mostro della guerra. Sono decine di migliaia, non dimentichiamolo. Ai vivi resta un futuro difficile.
MA comunque queste morti adesso acquistano un senso, possiamo dire che il loro sacrificio non è stato vano.
Adesso possiamo sbeffeggiare i sinistri italiani.”
ciao

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