Compagni tristi 2: è ora di cambiare

Per Bertinotti ´un popolo che riesce a votare è un’esperienza che va apprezzataª.
Per Folena ´le elezioni sono sempre fatti positiviª. Sentite che misura in questi giudizi, che freddezza, che aplomb. Folena ci invita a diffidare dagli ´entusiasmi faciliª. Va bene, facili non saremo, in Iraq non si può. Ma un po’ di entusiasmo, suvvia, potreste dimostrarlo anche voi. In fin dei conti siete di sinistra, volete liberare i popoli dalle loro catene, militate in movimenti che hanno versato copioso sangue e condotto molte guerre in nome della Liberazione.
Com’è possibile che non ci sia un moto di gioia, che non si avverta in voi un entusiasmo, seppur non facile, che non vibri una corda di commozione – sì, di commozione – davanti allo spettacolo di un popolo che finalmente vota, di fronte alle donne che per la prima volta votano, di fronte alla scheda elettorale brandita contro le autobombe e i kamikaze?
Possibile che basti che in un posto ci siano gli americani per dimenticare decenni di predicazioni sul diritto dei popoli e la libertà delle genti?
Da tutto quel che è successo in Iraq, Folena trae solo una cupa previsione di ´guerra civileª. E Bertinotti avverte che ´elezioni che avvengono durante l’occupazione del paese sono tutto tranne che libereª, dimenticando che le costituzioni tedesca e giapponese, e perfino la repubblica italiana, nacquero sotto occupazione.


E’ chiaro che, tra qualche settimana, rivedremo il solito spettacolino del voto sul ritiro a sinistra, quando ci sarà da rifinanziare la missione italiana. Ed è altrettanto chiaro che nelle parole di Fassino e Rutelli, che almeno hanno auspicato una grande partecipazione alle urne irachene e ora non sembrano soffrirne, noi speriamo di scorgere i segni di una resipiscenza sull’utilità, e anzi sulla necessità, della nostra presenza in Iraq: i nostri morti sono serviti a qualcosa, e quel qualcosa è solo agli inizi.
Ma non staremo qui a rifare il solito discorsetto in politichese, e anzi vorremmo aggiungere che stavolta non ci sembrerebbe all’altezza degli eventi nemmeno un tardivo voto favorevole alla missione da parte dei riformisti del centrosinistra.
Le elezioni irachene chiedono qualcosa di più a una sinistra che voglia governare. Chiedono una svolta in politica estera.
Due capisaldi della politica estera del centrosinistra non ci sono infatti più, e per un giorno evitiamo pure di fare il conto dei torti e delle ragioni passate.
Il primo caposaldo era che l’Iraq del dopo-guerra si presentava come un paese irrecuperabile non solo alla democrazia, ma perfino alla pacificazione nazionale. Invece gli iracheni hanno dimostrato che la democrazia è un conato possibile anche in un paese arabo e che la pacificazione nazionale è un obiettivo possibile. Certo, il pessimismo della ragione di chi dice ´vediamo prima che succede tra sciiti e sunnitiª è giusto. Ma non sono solo fatti loro, sono anche fatti nostri, dipende anche da noi come finirà, e dall’ottimismo della volontà che ci metteremo.
Il secondo caposaldo era che Sharon è un sanguinario persecutore dei palestinesi, e il vero ostacolo alla pace. Anche in Palestina, invece, la democrazia ha cambiato le carte in tavola, col voto per l’elezione del successore di Arafat, e un nuovo dialogo si è messo in moto.
Una sinistra all’altezza dei tempi dovrebbe dunque oggi rivedere radicalmente le proprie posizioni di politica estera, non per fare il mea culpa, ma per darsi una nuova politica estera. Alla delusione degli estremisti, che speravano in un disastro, non si può rispondere con i pannicelli caldi di una mezza astensione parlamentare, di una posizione furbetta sul ritiro, di un balbettìo fatto di se e di ma.
Se i riformisti vogliono davvero conquistare l’egemonia nel centrosinistra, devono fare i conti con la realtà e indicare una direzione di marcia.
Se facendolo saranno costretti a rivedere qualche sciocchezza detta su Bush o su Blair, poco male: è un prezzo che si può pagare per rimettersi al passo con la Storia. Il Riformista

di Rolli il 1 febbraio 2005 in Politica · 2 commenti

{ 2 commenti… leggili o aggiungi il tuo }

ispirati 1 febbraio 2005 alle 06:20

io vado controcorrente: ai compagni tristi gli voglio un mondo di bene… mi aiutano a scegliere.
Quando sono indeciso vedo le dischiarazioni di diliberto, rizzo e folena e vado tranquillo nella direzione opposta.
Se non ci fossero bisognerebbe inventarli.

Replica

Alex Marra 1 febbraio 2005 alle 13:36

Rolli cerca di capirli, ‘sti compagni. stanno soffrendo le pene dell’inferno e per di più non possono neanche sfogarsi pubblicamente. chiedo un po’ di rispetto per il loro dolore.

Replica

Scrivi un commento

Eventuali commenti volgari, offensivi, fuori tema o palesemente promozionali saranno rimossi.

Post precedente:

Post successivo: