Elezioni irachene: gioia e veleno dalle tv arabe

Le prime elezioni veramente libere nella storia dell’Iraq e del mondo arabo non sono piaciute affatto a Al Zarqawi, Saddam, Assad e Al Jazeera .
Sono piaciute poco a Erdogan, re Fahd, Khamenei. Sono risultate indigeste anche agli europei ossessionati dall’antiamericanismo e persino agli americani che mal sopportano Bush.
Ma sono piaciute tanto, veramente tanto, alla maggioranza degli iracheni, dentro e fuori l’Iraq.



Chi ha seguito le elezioni da vicino, calandosi nell’animo degli iracheni, analizzando le parole espresse da candidati e elettori, ha potuto constatare come in realtà si sia trattato di un plebiscito a favore di un Iraq libero, garantendo la più alta affluenza alle urne.
Tutti si sono limitati a esprimere appelli e poi hanno gioito insieme per la comune vittoria di circa otto milioni di votanti. Che hanno sfidato e sconfitto i kamikaze e i razzi di Al Zarkawi, nonostante l’alto sacrificio in perdite umane.
Con il voto di ieri si è visto il Paese reale, un popolo che si è definitivamente emancipato dalla dittatura di Saddam, che rigetta l’oscurantismo di Al Qaeda e vuole edificare uno Stato democratico e federale in grado di reggersi senza la tutela degli americani.
Si comprende bene la paura dei regimi teocratici e autocratici limitrofi. Il contagio dei valori dei diritti individuali della persona e dei diritti collettivi delle comunità etnico-confessionali è temuto più di uno tsunami.
A farsi interpreti della portata dello sconvolgimento prodotto dal voto iracheno sono state la più contestata tv araba, Al Jazeera , e la rivale, ben più moderata, Al Arabiya . Quest’ultima, grazie alla ferma presa di posizione a favore del voto e della legalità in Iraq, ha di fatto scalzato il primato di ascolti di Al Jazeera .
Quando alle 17 si sono chiusi i seggi elettorali, Al Arabiya ha annunciato: ´Gli iracheni hanno vinto la loro sfida contro le bombe dei terroristiª. E dallo studio a Dubai la conduttrice ha rivolto le ´congratulazioni per la vittoriaª al ministro dell’Interno Naqib al Fallah.
Viceversa Al Jazeera ha dato libero sfogo alle invettive di Abdallah al Sennawi, direttore del quotidiano egiziano Al Arabi , contro le ´elezioni farsa, antidemocratiche, i cui risultati sono già noti agli occupanti americaniª, e a un anonimo siriano interpellato a Damasco che ha detto di essere sì preoccupato ´ma mi tranquillizza la persistenza dell’attività della resistenza irachena contro l’occupazione americanaª.
E poi tanto spazio a un certo Ali Haj Massoud, rifugiato in Siria, che denuncia di essere stato escluso dalla candidatura per aver osato ´criticare l’occupazione americanaª e di un certo Zumaili, del Partito dell’avanguardia nasseriana, che da Mosul ha assicurato che ´la popolazione ha boicottato in massa le urneª.
Veleno. Solo veleno. Distillato anche nella formulazione delle domande rivolte ai visitatori del sito di Al Jazeera in lingua inglese, dove emerge una maggioranza a favore del rinvio delle elezioni in Iraq e di scettici sul cambiamento della vita degli iracheni dopo le elezioni di ieri.
Dal canto suo il direttore di Al Arabiya , Abdel Rahman al Rashed, ha detto entusiasta: ´E’ la prima volta che uno Stato arabo affida le scelte cruciali al suo popolo. Ora, dopo le elezioni, si paventa il rischio che l’Iraq esporti la democrazia nella regione. Devono forse preoccuparsi i Paesi limitrofi? Sì, se pensano solo a sigillare le frontiere e a non promuovere le riforme interne. Iraq o non Iraq, il mondo va avanti e tutti dovranno allinearsiª.
Contenuti e toni ben diversi da quelli di Al Jazeera . Un cambiamento sul piano ideale che si poteva cogliere anche nell’inedita decisione del più diffuso quotidiano arabofono, Asharq al Awsat , di schierarsi apertamente con un editoriale dal titolo ´Sì alle elezioniª, perché vi si legge ´è una svolta storica per tutti gli iracheni e per l’intera regioneª.
Il 30 gennaio 2005 resterà nella storia come l’inizio del crollo del Muro della dittatura e del fanatismo nel mondo arabo.
La fine di Saddam, la disfatta dei terroristi islamici, il successo della democrazia in Iraq finiranno per contagiare l’intera regione.
Certamente è una strada tutta in salita. Ma ora è lecito sperare.
Magdi Allam Corriere della Sera

di Rolli il 31 gennaio 2005 in Medio Oriente · 25 commenti

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daw 31 gennaio 2005 alle 11:26

Queste elezioni, con questa partecipazione altissima, sono piaciute agli iracheni ed a tutti coloro che amano la democrazia e la libertà. Gli altri, almeno per oggi, non contano.
Saluti.

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bill 31 gennaio 2005 alle 12:41

E’un dato meraviglioso, tanto meraviglioso quanto desolanti sono i commenti di quei barbagianni tipo Rizzo di Rifondazione o Cento, che hanno la spudoratezza di definire queste elezioni, col tributo di vite umane che si portano dietro, una farsa. Così come quei due cessi sinistrorsi che erano l’altra sera da Lerner: mai sentito dire scemenze comunistoidi con una disinvoltura sconcertante come in quella trasmissione. A dire di una cretina di cui, per fortuna, non ricordo il nome ( era solo brutta a vedersi quanto ad ascoltarsi ), è l’Europa che da 2000 anni insegna al mondo come andare avanti ( ovviamente il tutto in chiave anti-USA). Infatti, sarebbe bastato ricordare a questa pacifinta da strapazzo tutte le guerre e le carneficine che i tipi come lei hanno provocato, solo nel secolo scorso per non infierire. Beh, come sempre, queste figure cimiteriali hanno sbagliato tutto, e i fatti lo dimostrano una volta di più.

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Giordanobruno 31 gennaio 2005 alle 12:43

Sono sempre stato a favore della guerra in Iraq. Ma adesso non riesco a nascondere una certa inquietudine. Chi ha vinto si sa. Gli sciiti vogliono realmente la democrazia? Secondo me, prima di queste elezioni, non si è fatto tutto quello che andava fatto: bisognava riservare a Najaf lo stesso trattamento di Falluja e far fuori Al Sadr, perlomeno.

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Uligàn 31 gennaio 2005 alle 13:03

Per la cronaca la kogliona che era da Lerner, l’altra sera, si chiama Professoressa Meoni ed insegna alla Sapienza di Roma. Ha fatto venire il vomito anche a me e mi ha fatto quasi vergognare di essermi laureato in scienze politiche in italia dove scorrazzano docenti arroganti di questa risma.
Considero il fatto che un elemento come il sottoscrtto si sia laureato nove anni fa, una personale presa per il culo del ridicolo sistema universitario italiano, retto da dementi in decomposizione come la Meoni. Il povero Norman Podhoretz, ospite d’onore della trasmissione di lerner, dev’essere andato a dormire sconfortato ed affranto. Perfino Lerner l’ha difeso, ad un certo punto, dalle aggressioni dei dementi in studio.
Le mie altre amenità qui

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LR 31 gennaio 2005 alle 13:10

Trattasi invece di Rita di Leo? Comunque la colpa è di Lerner che l’ha invitata a blaterare su un tema così delicato e ideologizzato.
Link:
http://shockandawe.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=387591
Ci sono rimasto veramente male. Questi sono studiosi, docenti, ordinari, intellettuali?
“Adesso hanno messo su questo Truman Show”
“E vengono minacciati di morte se non vanno a votare”
Il pensiero di Podhoretz? “Tanto non ci interessa”

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Uligàn 31 gennaio 2005 alle 13:14

Confermo Rita di leo, sorry per il lapis e comunque resta una gran befana, mi piacerebbe essere un suo studente fuoricorso e combinare un’infinita serie di burle ad una così
bah…finiti quei tempi

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Alex Marra 31 gennaio 2005 alle 13:25

E’ stata una giornata grandiosa e devo dire di non aver mai visto un popolo tanto coraggioso e affamato di democrazia. finalmente gli iracheni hanno potuto dire la loro. credo che la scossa si sentirà in tutto il Medio Oriente.

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Giordanobruno 31 gennaio 2005 alle 13:30

Scusate, Rita Di Leo della facoltà di sociologia, vecchia e con gli occhiali? se è lei , ho un bel ricordino….

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Uligàn 31 gennaio 2005 alle 13:46

Si esattamente lei cioè il profilo della befana: capelli bianchi, occhiali, voce sgradevole e sinistra
Fuori l’aneddoto dai !!
Io a milano di simile avevo la collotti pischel ma era una comunista bontempona (si fa per dire)e poi è morta e non infierisco per rispetto.
Le ho portato una tesina sul vietnam facendole credere che ero palesemente filo vietcong: pragmatismo alla milanese…presi 29 (un sospetto sul finale le impedì di darmi il 30…??)
Riposi in pace.

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Calvin 31 gennaio 2005 alle 13:52

Avrei voluto avere la registrazione per poter citare meglio. Comunque sulle sue posizioni c’era giusto il corrispondente di Al-Jazira, e ho detto TUTTO.

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Calvin 31 gennaio 2005 alle 13:59
Giordanobruno 31 gennaio 2005 alle 14:12

tre anni fa ho fatto con lei l’esame di politica comparata. capiti i suoi gusti, per prendermi il 30 mi fingo comunista e studente-lavoratore. lei mi fa-che lavoro fai? io-riparo computer in un laboratorio, al che lei-fantastico! ho la stampante rotta, verresti lunedì a casa a prenderla? io-certo, e mi dà l’indirizzo. sta ancora aspettando.

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Uligàn 31 gennaio 2005 alle 14:27

Chiedo perdono per aver scatenato un amarcord fuori tema ma il tuo aneddoto è fantastico. Io ne potrei aggiungere altri ma ve li risparmio e scusate ancora.
Ma la cosa terrificante è sempre la medesima ed ha sempre lo stesso titolo e cioè:
“quella volta che ci siamo finti comunisti per tirare a campare a scuola ed in università”.

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bill 31 gennaio 2005 alle 15:48

La cosa bella di quella cornacchia e di quell’altro gufo che le sedeva accanto è che parlavano a nome dell’Europa, i due coglioni. Forse non gli hanno raccontato dei nostri morti in Iraq, e dei morti delle altre forze della coalizione, a cui queste elezioni danno una dignità e un valore infinito.

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Jena Nera 31 gennaio 2005 alle 16:16

Ma perchè nei link della blogosphera di destra non ci sono mai? Vi sto antipatico o vi sembro troppo critico?

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marcom 31 gennaio 2005 alle 16:39

La morale che si rileva da cio’ che e’ stato scritto nei posts precedenti e’ che, o si e’ comunisti veramente ,o si deve fingere di esserlo.E questa e’ democrazia!Alla faccia!!

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Alan 31 gennaio 2005 alle 17:10

Richiamo la vostra attenzione su Mr. Zuccopycat, alias Vittorio Zucconi (nomen omen), che su Rep. di oggi scrive la seguente grande “verità”:
(George W. Bush) “il 2 novembre 2004 è stato eletto presidente degli Usa, al prezzo di 500 milioni di dollari”.
E bravo, ha messo le spese della campagna elettorale: peccato che scritta così sembra che abbia comprato qualcuno per vincere. Infatti, come tutti sanno, Kerry (il candidato dei democratici, ricordate?, ndr) ha fatto tutto gratis. E, soprattutto, ha vinto i dibattiti in tv: 3 a 0.

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Uligàn 31 gennaio 2005 alle 17:15

Calma si parlava del contesto universitario: prendere 30 ad un esame con un prof comunista al fine di conseguire la laurea in fretta è , secondo me, uno dei migliori esempi di anticomunismo. Mi spiego meglio: il povero prof. coglione penserà di aver un alleato nel magico mondo del lavoro, che sosterrà le sue idee, si iscriverà al sindacato, farà girotondi chiedendo permessi retribuiti, ed infine voterà per Prodi. Non sa, il prof., che invece ha partorito un cinico caimano liberale e liberista animato da spirito di vendetta che, oltre a strafottersene di tutto quanto sopra elencato, entrerà rapidamente in suddetto mondo lavorativo, e appena potrà, nell’ombra, costituirà una bella lobby che escluda ulivisti e dintorni. E’ una goduria, poi, garantito. Un vero e proprio spoiling system :-))
Uligano

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bill 31 gennaio 2005 alle 18:05

Ok, Uligan, ma anche non aver paura delle proprie idee non è poi malaccio. E te lo dice uno per cui può non essere sempre utile utile esporsi, anzi.

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marcom 31 gennaio 2005 alle 18:37

Vero Bill!Anche se si tratta di ambiente universitario,si dovrebbe poter esplicare le proprie idee senza dover ricorrere a fingimenti!

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blind 31 gennaio 2005 alle 20:07

Il carismaticissimo leader della sinistra, Frodi, ha dichiarato che non c’e’ nessuna contraddizione tra la soddisfazione per il risultato delle elezioni irachene e l’opposizione alla guerra!
Giuro che l’ho sentito con le mie orecchie!
Blind

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Minerva 1 febbraio 2005 alle 00:41

Un altro esempio di “coraggio”:
E’ quello che sempre il nostro governo e la Spagna avevano appoggiato: queste elezioni democratiche. Abbiamo contribuito con una parte politica e finanziaria importante.
Il ministro degli esteri spagnolo Moratinos dixit.
(via 1972)

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lynch 1 febbraio 2005 alle 01:14

PRODI: UN GRANDE GIORNO PER LA DEMOCRAZIA
Il leader della Gad, Romano Prodi, accoglie “con grande soddisfazione per l’elevato numero di voti” l’esito delle elezioni in Iraq. “E’ una grande prova di democrazia anche se naturalmente, la marcia verso la democrazia non è finita – scrive il Professore in una nota – Ora Al Sistani avrà il difficilissimo compito di tenere uniti gli sciiti, divisi tra posizioni moderate e intransigenti e dovrà porre ogni sforzo per associare i sunniti alla costruzione del nuovo Iraq. “La nostra contrarietà alla guerra e la forte spinta per ottenere la democrazia in Iraq non sono mai state in contraddizione tra di loro e non lo sono nemmeno ora. Noi tutti – continua Prodi – abbiamo voluto e vogliamo la democrazia in Iraq… (continua)

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Rolli 1 febbraio 2005 alle 01:27

Incredibile…davvero incredibile

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Raff 1 febbraio 2005 alle 01:42

Sempre più in basso: in questo momento la homepage dell’ Unità riporta diverse notizie, ma qualsiasi cosa relativa alle elezioni irachene è semplicemente SPARITA. Allucinante!

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