Elezioni in Iraq: cosa pensano i capi dell’Ulivo?

Domenica prossima si vota in Iraq. Magdi Allam e altri testimoni sostengono che è un tormentato ma gigantesco esperimento di democrazia in una parte del mondo che la democrazia non la conosce e la teme.
La sicurezza è minacciata ogni giorno a colpi di autobomba dal partito terrorista, da una parte del vecchio establishment sunnita e dai suoi potenti amici, ma la liberazione del paese dal regime di Saddam Hussein ha consentito alle maggioranze sciita e curda fino a ieri oppresse, gasate, sepolte nelle fosse comuni, impedite in ogni libertà religiosa ed etnica, di organizzarsi e di battersi a rischio della vita per darsi una costituzione e un regime rappresentativo in grado di ricostruire il paese, e di dargli infine un profilo diverso da quello del passato, la tirannia di una minoranza feroce a mezzo della polizia politica e dei servizi segreti nel deserto della paura.
Altri come Michele Santoro, definiscono queste elezioni una “fiction“.
Erano d’altra parte quando con la benedizione dell’Onu e della coalizione più multilaterale della storia, compresi tutti gli europei e la maggioranza dei paesi arabi, Saddam fu scacciato dal Kuwait, che aveva invaso.
Erano dall’altra parte quando a Milosevic è stato impedito di compiere fino in fondo il massacro etnico nei Balcani.
Erano dall’altra parte quando in Afghanistan sono stati smantellati i campi di addestramento d Osama bin Laden e il regime talebano che li proteggeva mentre proibiva la musica, la libertà delle donne, il taglio della barba.
Erano dall’altra parte quando gli afghani hanno votato in massa per provarci anche loro a uscire dal buio.
Erano dall’altra parte quando in Iraq la cupa sicurezza della tirannia è stata sostituita dalle incognite della libertà, dalla nascita dei giornali e delle tv libere, dal ripristino delle processioni e dei diritti religiosi, dal formarsi di partiti e di un nucleo iniziale di rappresentatività civile e politica, dallo sforzo di riorganizzare le libertà economiche, dal tentativo costituente di introdurre corti di giustizia e istituzioni civili, di legittimare con il voto e non con la violenza una nuova classe dirigente, dirimendo con la conta invece che con il taglio delle teste i drammatici problemi di una nazione negata e avvilita da un osceno regime durato trentaquattro anni.
Ora chiamano resistenza la reazione terrorista alla rivoluzione della libertà, parlano delle elezioni con la stessa ansia di delegittimazione di al Zarqawi, considerano chi cerca di organizzare il voto come una marionetta nelle mani degli imperialisti, si sono prodigati per indebolire il processo democratico , per impedire che l’occidente si riunificasse e desse una mano a stroncare la ribellione codina con l’invio di truppe Nato, e predicano contro i soldati inglesi e amercani e italiani e polacchi contro gli iracheni curdi, sciiti e sunniti che muoiono sotto le bombe terroriste, che provano a rinascere dopo tre decenni mortuari.
E tutto questo va benissimo, in democrazia si può sostenere qualunque idea, ma quale criterio autorizza gli spregiatori della “fiction elettorale” a considersi di sinistra, qualsiasi cosa voglia dire ‘sinistra’, e a credersi campioni di moralità, qualsiasi cosa voglia dire ‘moralità’?
La domanda non riguarda loro, non i Santoro, le Gruber e gli altri, riguarda piuttosto chi li ha messi nelle liste dell’Ulivo, chi ha convogliato su di loro i voti del popolo elettore, chi ha dato a queste posizioni uno statuto e una legittimità politica.
Pensano forse, Prodi, Fassino, D’Alema, Rutelli che le elezioni irachene siano false, che il piano dell’Onu e della coalizione per sottrarre quel paese alla morsa del terrore sia una diabolica sceneggiatura scritta da un diabolico potere, che si possa dubitare sulla differenza tra chi si batte per la nascita e l’affermazione del diritto di voto e chi manda le autobombe contro le urne?
Hanno pensato che la guerra contro Saddam Hussein fosse un errore, d’accordo, ma che cos’altro pensano?
Giuliano Ferrara (Il Foglio rosa non online)

di Losciacallo il 25 gennaio 2005 in Opinioni · commenta

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